Una volta si chiamava carità pelosa: l’umanitario funzionale al potere

Grandi ong, miliardari, fondazioni, denaro: ecco la fitta rete di rapporti e relazioni che unisce chi il potere e il denaro li ha e li usa.charityhands-revise-50

Trilateral Commission, giugno 1991. David Rockfeller dice: “Siamo grati al Washington Post, al New York Times, a Time Magazine e ad altre importanti pubblicazioni i cui direttori hanno partecipato alle nostrie riunioni e rispettato la promessa di discrezione per quasi quarant’anni… Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare il nostro piano mondiale se fossimo stati esposti alle luci della pubblica opinione in questi anni. Ma il mondo ora è più evoluto e preparato a imcamminarsi verso un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di un’élite intellettuale e degli uomini d’affari mondiali è sicuramente preferibile alla sovranità nazionale praticata nei secoli passati”.

La Commissione Trilaterale è una di quelle istituzioni sovranazionali con le quali i potentati economici pensano di dominare il mondo: uno strumento di elaborazione e progettazione della dittatura mondiale. Va da sé che i “mezzi di comunicazione di massa” non possono non avere un ruolo fondamentale per chi vuole dominare il mondo.

“Cosa facciamo stasera, prof? Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo! Tentare di conquistare il mondo!”

Giornali, radio e televisioni (e internet per quanto possibile) devono essere sotto il loro controllo. E così è. “Siamo grati al Washington Post… e ad altre importanti pubblicazioni”. Non è il caso di elencarle tutte, evidentemente. In realtà, il dominio funziona solo se i popoli si sottomettono, ma ingannarli, confonderli, frastornarli, fuorviarli con “notizie false, esagerate, tendenziose” aiuta molto a renderli passivi, confusi, divisi, pieni di contraddizioni. In una parola, a sottometterli. L’inganno, l’occulta censura, la mistificazione sono uno strumento imprescindibile per i dominatori. Dire il falso, tacere il vero: questo potrebbe essere il motto, oggi, dei grandi mezzi di comunicazione. Quando l’Impero però comincia a decomporsi, quando per tenere in piedi la sua struttura scricchiolante e marcescente deve vessare e opprimere e distruggere senza più alcuna mediazione o inibizione, l’inganno diventa più difficile, il malcontento e la diffidenza popolare diventano imponenti e problematici da contrastare o “convogliare”. Allora l’inganno diventa un’arte e richiede nuovi attori. Per questo nella “troupe” a quel punto entrano le grandi ONG, o associazioni non-profit, o “Charity” come dicono gli inglesi. Associazioni di “carità”; cioè che chiedono a noi la carità mentre i loro funzionari e dirigenti, detti “volontari”, prendono stipendi invidiabili o addirittura, i dirigenti, barche di quattrini. Volontari. Non deve essere difficile trovare chi abbia una tale volontà. E come fanno a diventare grandi, le grandi ONG? Coi soldi degli stati e dei capitalisti.

Amnesty International è finanziata dalla Commissione Europea, dal governo britannico, dalla Open Society Georgia Foundation del famigerato benefattore internazionale George Soros, solo per citarne alcuni. Irene Khan, direttrice di Amnesty, suscitò lo sdegno degli stessi attivisti andandosene con una “liquidazione” di 500.000 sterline nel 2009. Suzanne Nossel, altra direttrice di Amnesty nel 2012-2013, aveva prima lavorato per multinazionali USA della comunicazione, per il Wall Street Journal, per il Dipartimento di Stato USA dove si era distinta per le sue posizioni filoisraeliane e a favore dell’intervento USA in Afganistan. Non per niente Colin Powell dichiarò che “le ONG sono per noi una forza altrettanto importante dei combattenti armati”. L’attuale direttore di Amnesty, Salil Shetty, prende uno stipendio annuale di 210.000 sterline. Passiamo a Save the Children, cacciata da Pakistan e Siria con l’accusa di lavorare per la CIA, che prende soldi da: Chevron, Exxon Mobil, Merck Foundation, Bank of America e molte altre multinazionali citate come sponsor sul suo sito, tra le quali naturalmente varie industrie chimiche e chimico farmaceutiche, oltre che dall’immancabile Soros e dai due benefattori mondiali Bill e Melinda Gates, dall’Unione Europea e dal governo britannico (alla faccia delle organizzazioni non governative). Uno dei suoi passati direttori, Justin Forsyth nel 2013 prendeva un salario di 185.000 sterline per salvare i bambini. Era stato prima direttore di Oxfam, poi consigliere di Tony Blair, poi direttore delle “campagne strategiche di informazione” di Gordon Brown; adesso è direttore UNICEF. Decisamente un uomo per tutte le stagioni. O forse è sempre la stessa? Nel 2014 lo stipendio (chiamiamolo così) massimo di un dirigente di Save the Children UK era di 234.000 sterline. Nel bilancio di Save the Children International il dirigente con la paga più alta prendeva 387.000 dollari. Medici senza Frontiere nel 2010 aveva un bilancio di 1,1 miliardi di dollari. Nel 2014 il direttore di MSF USA (Doctors Without Borders) prendeva uno stipendio di 164.000 dollari l’anno, però per risparmiare viaggiava in aereo in “economic class”. Tra i finanziatori di Medici Senza Frontiere ci sono Goldman Sachs, Citigroup, Bloomberg, e Richard Rockfeller, padrone e dirigente di svariate multinazionali, è stato per ventun anni presidente della filiale USA di questa organizzazione caritatevole che si è trovata spesso in situazioni ambigue sui teatri di guerra, accusata di essere di parte e non necessariamente dalla parte giusta. Accusata di lanciare falsi allarmi per false epidemie che però richiedevano vere campagne di vaccinazione. Naturalmente, anche qui non mancano Soros e Bill Gates.

E via incamerando. E redistribuendo, perché no? Vaccini a vagonate, per esempio.

Bill Gates e consorte sono proprietari delle ditte farmaceutiche che producono vaccini, danno soldi a Save the Children e Medici senza Frontiere, che ne trattengono quel che serve per i propri stipendi e il resto lo restituiscono ai patron Gates comperando i loro vaccini. I Gates scalano dalle tasse le “donazioni” che sono rientrate nelle loro tasche, i bambini africani e indiani vengono rimpinzati di vaccini e tutti vivono felici e contenti. O no?

Della Commissione Trilaterale, lo dice la parola stessa, fanno parte tre “branche” del dominio: uomini d’affari (e con questo s’intende dirigenti e padroni di multinazionali private e pubbliche), politici (ma solo del tipo che rappresenta gli interessi dei succitati uomini d’affari), intellettuali (idem). Degli intellettuali membri della tribù trilaterale (loro sì che “fanno rete”!) fanno parte qualche vagone di docenti universitari e rettori di università di tutto il mondo, camionate di giornalisti e direttori di giornali e media vari e… parecchi funzionari della CIA. Ma è interessante notare come la maggior parte di costoro saltellino dall’uno all’altro dei tre rami dell’albero trilaterale come allegri uccellini. Forse per ingannare la vista.

Ed è quello che fanno anche i dirigenti delle grandi e ricche ONG. Paolo Magri, segretario generale del gruppo italiano della Trilateral Commission, è direttore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, docente di Organizzazioni internazionali all’università di Pavia, docente al master in Comunicazione per le Relazioni Internazionali della IULM, membro della consulta tecnica della fondazione Giordano dell’Amore (microfinanza) e del consiglio d’indirizzo della fondazione Italia-Russia, funzionario dell’ONU e collaboratore della Italcementi e… vicepresidente del CESVI. Una delle più grosse e importanti ONG italiane, che “risponde alla fame nel mondo, all’assistenza sanitaria e alle emergenze umanitarie”.

Il capitalismo globale sa che l’inganno e il tradimento sono armi fondamentali per vincere le guerre e, nella sua guerra globale, le utilizza a piene mani. Sa anche che il lavoro d’équipe è quello che dà i migliori risultati. In questo lavoro d’équipe le grandi ONG sono il nuovo strumento dell’imperialismo e del neocolonialismo. Dietro le apparenze, che ingannano tante brave e generose persone, volontari e donatori, ci sono interessi economici, politici e strategici perseguiti con maschere ingannevoli (ma sempre meno ingannevoli) e dietro regie occulte (ma sempre meno occulte).

Fonte: ilcambiamento.it

L'industria della Carità

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Quando il potere globale si mangia la politica

La Politica è ormai robetta locale, è il Potere ad essere divenuto globale. Con queste parole, il più grande sociologo vivente, Zygmunt Bauman, è solito sintetizzare il processo di spoliticizzazione dell’economia, a favore di un potere transnazionale che detiene tra le sue mani le sorti dell’intero pianeta e dei suoi abitanti.potere_nelle_mani_di_pochi

Alle parole del grandissimo sociologo, aggiungerei che il Potere è sì globale nei suoi effetti, ma è sempre più concentrato nelle sue determinanti. Cioè,nelle mani che lo esercitano. La concentrazione del Potere, infatti, procede parallelamente a quella della ricchezza. E non è ormai più un mistero che l’attuale livello di iniquità distributive non abbia precedenti nell’intera storia del genere umano. Se cinquant’anni fa la ricchezza del più ricco 5% della popolazione umana era pari a 30 volte la ricchezza del 5% più povero, vent’anni fa lo era 60 volte e oggi lo è all’incirca 150 volte. Una recente analisi dell’Oxfam annuncia che il 2016 sarà finalmente l’anno in cui la ricchezza dell’1% più ricco del pianeta supererà quella della restante popolazione: un’ulteriore, amara legittimazione allo slogan internazionale del movimento Occupy “siamo il 99%”.Gli effetti sociali di questo livello di disuguaglianze sono potenzialmente deflagranti. La mia personalissima convinzione è che tale frattura non sia ancora degenerata solo perché, abilmente narcotizzata da un sistema mediatico egemonico, la popolazione “civilizzata” non ha ancora pienamente raggiunto la consapevolezza degli effetti sistemici di una tale situazione. Né soprattutto è mai stata correttamente informata sulle cause, come invece tento di fare io nei miei interventi pubblici di presentazione del mio libro e di introduzione alla Bioeconomia, focalizzando l’attenzione proprio sul dogma dell’utilità, vero e proprio “mostro sacro” dell’impostazione culturale dominante. Sul piano culturale ed economico, poi, occorre tenere sempre ben presente come dal 1989, ben sepolta sotto le macerie del muro di Berlino, sia stata (definitivamente?) archiviata l’unica concezione alternativa e su larga scala allo sviluppo socioeconomico dell’umanità: da allora, infatti, il pensiero unico capitalistico e neoliberista si è trovato la strada spianata, sia sul piano delle prassi umane che, soprattutto, su quello del pensiero. Provate a spiegare oggi a un ragazzino di quindici anni che può esistere un “mondo” che non sia fondato sulla competizione, sull’arrivismo, sul darwinismo sociale e sul predominio dell’avere sull’essere! Come dico sempre, esistono ovunque provvidenziali “sacche di resistenza” illuminata in tutti i campi (alimentare, medico, educativo, economico, spirituale…), ma fintantoché queste “cellule di alterità” resteranno autoreferenziate e prive di un coordinamento evoluto, il massimo che potranno fare sarà salvare se stesse (che è già tantissimo, mi raccomando), ma non potranno mai illudersi di mettere anche minimamente in discussione il sistema culturale egemonico. Solo per fare l’ennesimo esempio, è di qualche giorno fa la notizia che Nikkei – holding dell’informazione finanziaria asiatica – sia sul punto di concludere l’acquisto del Financial Times, testate e case editrici satellite incluse. Un colosso della cultura finanziaria globale, già titolare del Nikkei-daily (il quotidiano, distribuito in quasi 5 milioni di copie, diventato un “must” per i CEO di tutto il mondo) s’impadronisce della più autorevole testata giornalistica economico-finanziaria occidentale! Politica locale e potere globale, ricordate? Concentrato nelle mani di pochissimi: Tsuneo Kita, CEO dei Nikkei, è un uomo. Uno solo. Una persona, capite? Con delle idee, dei progetti, degli obiettivi. Chi, come il sottoscritto, ha lavorato vicinissimo al vertice di compagnie di migliaia di persone sa benissimo come la “cinghia di trasmissione” della cultura aziendale sia apparentemente lunghissima, ma, nella pratica, inesistente. In questo modo, le pochissime mani che concentrano il Potere avranno gioco facile a condizionare le menti e le prassi – cioè: le vite – di migliaia e milioni di persone!  Senza andare dall’altra parte del mondo, pensiamo anche a quanto sta accadendo in casa nostra, con la fusione di RCS e Mondadori; o con quella, meno recente, di FIAT con Chrysler, acclamata dai circuiti informativi mainstream come il trionfo internazionale della forza persuasiva del “made in Italy”, peraltro abilmente orchestrata da un individuo che – ricordiamolo – guadagna in un anno centinaia di volte quello che guadagnano i suoi collaboratori. Secondo gli analisti, il 2015 sarà l’anno che farà registrare il record assoluto del valore economico delle operazioni di compravendita societaria a livello mondiale, superando dell’11% il precedente record del 2014: un settore che non conosce crisi, apparentemente. Un settore, guidato da personaggi al cui cospetto se la darebbe a gambe un branco di squali bianchi (a digiuno), che favorisce la massificazione giuridica delle società quotate, all’interno di un mondo in cui, purtroppo, già da decenni avviene la massificazione culturale delle persone che ne subiscono le conseguenze. In quella che io amo definire economia di prossimità – e che Ivan Illich definiva “società vernacolare” – credo risiedano le risposte. Un’economia fatta di vite basse illuminate da pensieri alti. Per non soccombere al cospetto del mostro capitalistico, per scoprire la pienezza di noi stessi all’interno di una dimensione necessariamente limitata ma inevitabilmente rigenerante, per rifiutare consapevolmente l’inafferrabile concetto di accumulo e dedicarsi alla sapiente amministrazione dei beni domestici. Che – udite, udite! – è esattamente ciò che significa “economia”.

Fonte: ilcambiamento.it

Democrazia e poteri occulti: “la Terra è sotto scacco”

“Un gruppo di golpisti ha preso il potere e ormai domina il pianeta. Legalmente: perché le nuove leggi che imbrigliano i popoli, i governi e gli Stati se le sono fatte loro, per servire i loro smisurati interessi, piegando le democrazie con l’aiuto di ‘maggiordomi’ travestiti da politici”. A riflettere sull’ascesa della cosiddetta “autorità illegittima” è la sociologa franco-statunitense Susan George.pianeta__mano

Se avete a cuore il vostro cibo, la vostra salute e la stessa sicurezza finanziaria, la vostra e quella della vostra famiglia, così come le tasse che pagate, lo stato del pianeta e della stessa democrazia, ci sono pessime notizie: un gruppo di golpisti ha preso il potere e ormai domina il pianeta. Legalmente: perché le nuove leggi che imbrigliano i popoli, i governi e gli Stati se le sono fatte loro, per servire i loro smisurati interessi, piegando le democrazie con l’aiuto di “maggiordomi” travestiti da politici. La grande novità si chiama: “ascesa di autorità illegittima”. Parola di Susan George, notissima sociologa franco-statunitense, già impegnata nel movimento no-global e al vertice di associazioni mondiali come Greenpeace. I governi legali, quelli regolarmente eletti, ormai vengono di fatto “gradualmente soppiantati da un nuovo governo-ombra, in cui enormi imprese transnazionali (Tnc) sono onnipresenti e stanno prendendo decisioni che riguardano tutta la nostra vita quotidiana”. L’Europa è già completamente nelle loro mani, tramite i tecnocrati di Bruxelles, i subdoli “inventori” dell’aberrante euro. Ma anche nel resto del mondo la libertà ha le ore contate. I nuovi oligarchi, spiega la George nell’intervento pronunciato al Festival Internazionale di Ferrara, ottobre 2013, possono agire attraverso le lobby o oscuri “comitati di esperti”, attraverso organismi ad hoc che ottengono riconoscimenti ufficiali. Talvolta operano “attraverso accordi negoziati in segreto e preparati con cura da ‘executive’ delle imprese al più alto livello”. Sono fortissimi, arrivano ovunque: “Lavorano a livello nazionale, europeo e sovranazionale, ma anche all’interno delle stesse Nazioni Unite, da una dozzina di anni nuovo campo di azione per le attività delle ‘corporate’”. Attenzione, avverte la George: “Non si tratta di una sorta di teoria paranoica della cospirazione: i segni sono tutti intorno a noi, ma per il cittadino medio sono difficili da riconoscere”. Questo, in fondo, è il ‘loro’ capolavoro: “Noi continuiamo a credere, almeno in Europa, di vivere in un sistema democratico”. Non è così, naturalmente. Le sole lobby ordinarie, rimaste “ai margini dei governi per un paio di secoli”, ormai “hanno migliorato le loro tecniche, sono pagate più che mai e ottengono risultati”. Negli Stati Uniti, le lobby devono almeno dichiararsi al Congresso, dire quanto sono pagate e da chi. A Bruxelles, invece, “c’è solo un registro “volontario”, che è una presa in giro, mentre 10-15.000 lobbysti si interfacciano ogni giorno con la Commissione Europea e con gli europarlamentari”. Che fanno? “Difendono il cibo-spazzatura, le coltivazioni geneticamente modificate, prodotti nocivi come il tabacco, sostanze chimiche pericolose o farmaci rischiosi”. In più, “difendono i maggiori responsabili delle emissioni di gas a effetto serra”, oltre naturalmente ai loro clienti più potenti: le grandi banche. Meno conosciuti delle lobby tradizionali, cioè quelle favorevoli a singole multinazionali, sono in forte crescita specie nel comparto industriale le lobby-fantasma, solitamente definite “istituti”, “fondazioni” o “consigli”, spesso con sede a Washington. Sono pericolose e subdole: pagano esperti per influenzare l’opinione pubblica, fino a negare l’evidenza scientifica, per convincere i consumatori del valore dei loro prodotti-spazzatura.unione__europea

A Bruxelles il loro dominio è totale: decine di “comitati di esperti” preparano regolamenti dettagliati in ogni possibile settore. “Dalla metà degli anni ’90 – accusa Susan George – le più grandi compagnie americane dei settori bancario, pensionistico, assicurativo e di revisione contabile hanno unito le forze e, impiegando tremila persone, hanno speso 5 miliardi dollari per sbarazzarsi di tutte le leggi del New Deal, approvate sotto l’amministrazione Roosevelt negli anni ’30”, tutte leggi “che avevano protetto l’economia americana per sessant’anni”. Un contagio: “Attraverso questa azione collettiva di lobbying, hanno guadagnato totale libertà per trasferire attività in perdita dai loro bilanci, verso istituti-ombra, non controllati”. Queste compagnie hanno potuto immettere sul mercato e scambiare centinaia di miliardi di dollari di titoli tossici “derivati”, come i pacchetti di mutui subprime, senza alcuna regolamentazione. “Poco è stato fatto dopo la caduta di Lehman Brothers per regolamentare nuovamente la finanza. E nel frattempo, il commercio dei derivati ha raggiunto la cifra di 2 trilioni e 300 miliardi di dollari al giorno, un terzo in più di sei anni fa”. Quello illustrato da Susan George, nell’intervento tenuto a Ferrara e ripreso da “Come Don Chisciotte”, è un viaggio nell’occulto. “Ci sono organismi come l’International Accounting Standards Board, sicuramente sconosciuto al 99% della popolazione europea”. È una struttura di importanza decisiva, di cui non parla mai nessuno. Nacque con l’allargamento a Est dell’Unione Europea, per affrontare “l’incubo di 27 diversi mercati azionari, con diversi insiemi di regole e norme contabili”. Ed ecco, prontamente, l’arrivo dei soliti super-consulenti, provenienti dalle quattro maggiori società mondiali di revisione contabile. In pochi anni, il gruppo “è stato silenziosamente trasformato in un organismo ufficiale, lo Iasb”. È ancora formato dagli esperti delle quattro grandi società, ma adesso sta elaborando regolamenti per 66 paesi membri, tra cui l’intera Europa. Attenzione: “Lo Iasb è diventato ‘ufficiale’ grazie agli sforzi di un commissario Ue, il neoliberista irlandese Charlie MacCreevy”. Commissario dell’Ue, cioè: “ministro” europeo, non-eletto da nessuno. E per di più, egli stesso esperto contabile. Naturalmente, ha potuto agire sotto la protezione di Bruxelles, cioè “senza alcun controllo parlamentare”. L’alibi? Il solito: la Iasb è stato presentato come un’agenzia “puramente tecnica”. La sua vera missione? Organizzare, legalmente, l’evasione fiscale dei miliardari. “Fino a quando non potremo chiedere alle imprese di adottare bilanci dettagliati paese per paese, queste continueranno a pagare – abbastanza legalmente – pochissime tasse nella maggior parte dei paesi in cui hanno attività”. Le aziende, aggiunge la sociologa, possono collocare i loro profitti in paesi con bassa o nessuna tassazione, e le loro perdite in quelli ad alta fiscalità. Per tassare in maniera efficace, le autorità fiscali hanno bisogno di sapere quali vendite, profitti e imposte sono effettivamente di competenza di ciascuna giurisdizione. “Oggi questo non è possibile, perché le regole sono fatte su misura per evitare la trasparenza”. E quindi: “Le piccole imprese nazionali o famigliari, con un indirizzo nazionale fisso, continueranno a sopportare la maggior parte del carico fiscale”. Susan George ha contattato direttamente lo Iasb per chiedere se una rendicontazione dettagliata, paese per paese, fosse nella loro agenda. Risposta: no, ovviamente. “Non c’è di che stupirsi. Le quattro grandi agenzie i cui amici e colleghi fanno le regole, perderebbero milioni di fatturato, se non potessero più consigliare i loro clienti sul modo migliore per evitare la tassazione”.dollari3

L’altro colossale iceberg che ci sta venendo addosso, dal luglio 2013, si chiama Ttip, cioè Transatlantic Trade and Investment Partnership. In italiano: protocollo euro-atlantico su commercio e investimenti. “Questi accordi definiranno le norme che regolamenteranno la metà del Pil mondiale – gli Stati Uniti e l’Europa”. Notizia: le nuove regole di cooperazione euro-atlantica “sono in preparazione dal 1995”, da quando cioè “le più grandi multinazionali da entrambi i lati dell’oceano si sono riunite nel Trans-Atlantic Business Dialogue”, la maggiore lobby dell’Occidente, impegnata a “lavorare su tutti gli aspetti delle pratiche regolamentari, settore per settore”. Il commercio transatlantico ammonta a circa 1.500 miliardi di dollari all’anno. Dov’è il trucco? In apparenza, si negozierà sulle tariffe: ma è un aspetto irrilevante, perché pesano appena il 3%. Il vero obiettivo: “Privatizzare il maggior numero possibile di servizi pubblici ed eliminare le barriere non tariffarie, come per esempio i regolamenti e ciò che le multinazionali chiamano ‘ostacoli commerciali’”. Al centro di tutti i trattati commerciali e di investimento, c’è “la clausola che consente alle aziende di citare in giudizio i governi sovrani, se la società ritiene che un provvedimento del governo danneggi il suo presente, o anche i suoi profitti ‘attesi’”. Governi sotto ricatto: comandano loro, i Masters of Universe. Il Trans-Atlantic Business Dialogue, la super-lobby che ha incubato il trattato euro-atlantico, ora ha cambiato nome: si chiama Consiglio Economico Transatlantico. E non si nasconde neppure più. Ammette qual è la sua missione: abbattere le regole e piegare il potere pubblico, a beneficio delle multinazionali. Si definisce apertamente “un organo politico”, e il suo direttore afferma con orgoglio che è la prima volta che “il settore privato ha ottenuto un ruolo ufficiale nella determinazione della politica pubblica Ue-Usa”. Questo trattato, se approvato secondo le intenzioni delle Tnc, includerà modifiche decisive sui regolamenti che proteggono i consumatori in ogni settore: sicurezza alimentare, prodotti farmaceutici e chimici. Altro obiettivo, la “stabilità finanziaria”. Tradotto: la libertà per gli investitori di trasferire i loro capitali senza preavviso. “I governi – aggiunge la George – non potranno più privilegiare operatori nazionali in rapporto a quelli stranieri per i contratti di appalto”, e il processo negoziale “si terrà a porte chiuse, senza il controllo dei cittadini”. E come se non bastasse l’infiltrazione nel potere esecutivo, in quello legislativo e persino nel potere giudiziario, le multinazionali ora puntano direttamente anche alle Nazioni Unite. Già nel 2012, alla conferenza Rio + 20 sull’ambiente, i super-padroni formavano la più grande delegazione, capace di allestire un evento spettacolare come il Business Day. “Siamo la più grande delegazione d’affari che mai abbia partecipato a una conferenza delle Nazioni Unite”, disse il rappresentante permanente della Camera di Commercio Internazionale presso l’Onu. Parole chiarissime: “Le imprese hanno bisogno di prendere la guida e noi lo stiamo facendo”. Oggi, conclude Susan George, le multinazionali arrivano a chiedere un ruolo formale nei negoziati mondiali sul clima. “Non sono solo le dimensioni, gli enormi profitti e i patrimoni che rendono le Tnc pericolose per le democrazie. È anche la loro concentrazione, la loro capacità di influenzare (spesso dall’interno) i governi e la loro abilità a operare come una vera e propria classe sociale che difende i propri interessi economici, anche contro il bene comune”. È un super-clan, coi suoi tentacoli e i suoi boss: “Condividono linguaggi, ideologie e obiettivi che riguardano ciascuno di noi”. Meglio che i cittadini lo sappiano. E i politici che dovrebbero tutelarli? Non pervenuti, ovviamente.

Articolo tratto da LIBRE

Fonte: il cambiamento

Nasce assoRinnovabili, Aper si fonde con Assosolare e risponde al potere degli idrocarburi

APER e Assolare assieme per rispondere all’aggressiva avanzata delle politiche energetiche che si basano sugli idrocarburiassorinnovabili-620x350

Nasce assoRinnovabili Associazione dei produttori, dell’industria e dei servizi per le energie rinnovabili dalla fusione tra APER e Assosolare e si propone di essere la risposta alla prepotente politica italiana basata sugli idrocarburi. Infatti, mai come in questi ultimi 4 anni i produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili, i fornitori di servizi professionali, tecnologie e componenti attivi nella filiera rinnovabile sono stati strapazzati dalle scelte energetiche attuate dalla politica italiana che ha risposto con un Piano energetico nazionale basato sullo sfruttamento degli idrocarburi e sulla pesante penalizzazione delle rinnovabili. E’ questa la prima associazione italiana sia per rappresentatività, sia per numero di associati e potenza installata: 500 iscritti, più di 1.200 impianti per oltre 10.000 MW di potenza elettrica installata rinnovabile tra eolico, idroelettrico e fotovoltaico per circa 25 miliardi di kWh all’anno pari a una riduzione di emissioni di CO2 di oltre 19 milioni di tonnellate annue.

Ha detto Re Rebaduengo:

Siamo certi che questo importante passaggio contribuirà a sostenere meglio le prossime azioni per l’introduzione di una adeguata disciplina sugli sbilanciamenti, per la regolamentazione dei Sistemi Efficienti d’Utenza e, in genere, per promuovere gli interessi di un settore che è ormai diventato un pilastro del Paese.

Giusto per contestualizzare lo scenario in cui si colloca oggi assoRinnovabili ricordo il libello di Chicco testa, presidente Assoelettrica contro le rinnovabili e sopratutto il progetto del ministro Zanonato di tassare gli interessi passivi dei produttori di rinnovabili.

 

Fonte: ecoblog

 

Il potere delle parole e delle immagini

Partendo dalle sue esperienze con bambini ed adolescenti, l’insegnante di lingue Claudia Bousquet sottolinea l’importanza di selezionare in maniera adeguata il linguaggio e le immagini da offrire ai più piccoli affinché questi possano trarne nutrimento per l’immaginazione e per la loro esistenza, nonché per costruire solide radici per il loro divenire.bambino_tv

Sono un’insegnante di lingue che sviluppa anche progetti basati sul racconto, la poesia e le immagini (foto, video, disegni). Da alcune esperienze fatte con bambini ed adolescenti, mi sono accorta di quanto sia importante selezionare sempre in maniera adeguata il linguaggio ed altresì, le immagini da offrire. A tal proposito, molte trasmissioni televisive non rappresentano un buon esempio da seguire. Troppo spesso infatti, esse ci propongono modelli negativi di relazioni umane, non più basate sul rispetto reciproco e sulla gentilezza, ma sull’arrivismo e sulla prevaricazione del più forte. Generalmente quindi, i media non offrono una sana educazione (non solo visiva) ai nostri figli e non collaborano alla realizzazione di un’umanità migliore. Purtroppo proprio quella “scatola animata” esercita una grande influenza “culturale”, sui più giovani, ed in special modo sui più piccoli, i quali, nudi davanti allo schermo (privi cioè di protezioni mentali ed emotive), s’impregnano di quel “sapere”. Frequentemente a scuola, mentre ascolto gli scambi verbali dei miei alunni di 14-18 anni (spesso volgari anche in presenza degli insegnanti) mi sembra di rivivere in classe la trasmissione di “Uomini e donne”. Infatti , anziché esprimere con calma i propri pareri, troppo spesso discutono in forma accesa, infuocandosi e usando, con poca consapevolezza, espressioni sin troppo intense e colorite. Questi tipi di scambi non denotano alcun interesse e rispetto per se stessi e per gli altri; si tratta di conversazioni prive di vero ascolto, in cui la mente e la parola non sono più a stretto contatto con il cuore, dando così vita a una forma di squilibrio interiore. Gli spot televisivi, i cartoni animati, molti film di fatto invadono il nostro mondo immaginario, spesso influenzandolo a tal punto da causare persino dipendenza.bambini8

Ciò significa che quel rapido susseguirsi di immagini e parole, può sostituirsi alle nostre immagini interiori, a quelle immagini cioè che tessono il filo sacro dell’esistenza. Questo magico filo, se non tutelato, spesso rischia di spezzarsi, ostacolando la comprensione e la scoperta del vero significato della nostra stessa vita. E noi quanto di tutto questo “materiale invasivo ” selezioniamo giornalmente per i nostri figli, nipoti e ragazzi? Perché misurare e usare bene le parole e perchè non sovraccaricare i bambini di immagini esterne eccessive lo spiega bene la scrittrice A.Sepilli, nel suo libro “Poesia e magia” (p.52): “Esprimere parole equivale a suscitare immagini nella fantasia anche senza corrispondenza con una realtà esteriore… Le parole come il sogno o la visione, quando siano accompagnate da forte carica emozionale , possono apparire forme intensificate di realtà, o di una ‘soprarrealtà’, misteriosa, esistente in un qualche modo o in qualche dove”. Se le parole possono avere questo potere e, insieme alle immagini, possono creare una “realtà altra” nel individuo, chi controlla questa realtà? Che forme prenderanno certe fantasie? Che esseri simbolici diverranno certi personaggi nella mente del bambino? Noi questo non possiamo saperlo, allora ecco perchè tutelare i minori, selezionando accuratamente il materiale visivo e sonoro da offrire loro. Proponendolo come se fosse un pasto, considerando che proprio di questo si tratta: di offrire ai più piccoli nutrimento per l’immaginazione e per la loro esistenza; affinchè semplicemente possano vivere più sereni e riescano ad avere delle radici solide su cui poggiare il loro divenire. “Ogni parola che proferiamo va scelta con cura, perchè il prossimo la udrà e ne sarà influenzato, nel bene o nel male” Buddha[1] Ed ancora Emily Dickinson scriveva: “Una parola è morta quando è pronunciata, dicono alcuni. Invece io dico che inizia a vivere proprio in quel momento” [2].

1. Dal testo “ I dieci comandamenti della saggezza” di Hal Urban (pag 62)

2. Tratto da : “L’incanto di un prato fiorito”

Tratto da EcoInArte

Fonte: il cambiamento