11.3 Il problema del risparmio energetico nel settore industriale

Il tema dell’efficienza energetica nei processi industriali è comunque di grande attualità, ad esempio la proposta di Strategia Energetica Nazionale (SEN) pone l’efficienza energetica come priorità, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti associati. Per la maggior parte dei casi il costo marginale di produzione di energia da fonti alternative è superiore a quello del risparmio energetico, ma gli investimenti contabilizzati nei sistemi di produzione sono di gran lunga più alti. Secondo quanto dichiarato dall’ABI Lab65 dal 2007 al 2011 incluso si è avuta un’erogazione di credito nei confronti delle fonti rinnovabili e per l’efficienza energetica di circa 20 miliardi di euro. Di questi, solo 500 milioni sono stati erogati per l’efficienza energetica. In un investimento di EE, il ritorno non è caratterizzato da nuovi ricavi quanto dai minori costi sostenuti in futuro e si basa proprio sull’esistenza di consumi energetici di un’attività per produrre cash flow anche in futuro. L’azienda finanziata, ma anche il consumatore finale o la pubblica amministrazione, deve prevedere che questi risparmi siano in tutto o in parte utilizzati per ripianare il capitale investito, con un meccanismo in cui di solito si inserisce l’attività delle ESCo. In un periodo congiunturale difficile, dove anche la possibilità di accedere al credito da parte delle imprese ha segnato un forte rallentamento, il sistema finanziario preferisce evidentemente orientarsi verso quegli interventi in grado di generare un flusso di cassa in modo svincolato dall’attività tipica dell’impresa. In questo senso, un impianto alimentato a fonti rinnovabili può continuare a produrre reddito anche quando l’attività d’impresa è ferma per mancanza di commesse.

Figura 11.5: Percentuale netta di imprese manifatturiere che sperimentano un peggioramento delle condizioni di accesso al credito. Gennaio 2011 – Marzo 2012

11.5

Fonte: ISTAT Rapporto annuale 2012 – La situazione del Paese

Gli incentivi si orientano quindi a ridurre il più possibile il tempo di ritorno degli investimenti in efficienza energetica, anche attraverso degli aiuti “indiretti”. Ad esempio, il governo inglese ha previsto una serie di tecnologie ad alta efficienza che godono di un ammortamento fiscale ridotto a un solo anno66.

 

65 http://qualenergia.it/articoli/20121026-il-problema-accesso-al-credito-per-rinnovabili-ed-efficienza_energetica

66 http://etl.decc.gov.uk/etl/about/

Fonte: ENEA

 

11.2 Le famiglie non sono (ancora) il motore dell’efficienza energetica

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L’acquisto di beni e servizi attraverso il ricorso al credito52 è una pratica largamente diffusa che, fino a tutto il 2008, ha goduto di una forte espansione anche grazie a un contesto reso favorevole dall’evoluzione dei tassi d’interesse e dall’innovazione dell’offerta.

A seguito della crisi, la Banca d’Italia ha rilevato che tra il 2008 e il 2010 è diminuita la quota di famiglie indebitate sia per una riduzione della domanda, sia per condizioni più restrittive dell’offerta.

La situazione del credito del mercato immobiliare

Il calo nell’erogazione dei finanziamenti ha riguardato principalmente i mutui, per una combinazione delle due componenti, domanda e offerta.

Figura 11.1: Mutui stipulati – Anni 1997-2011 (valori assoluti)

11.1

Fonte: ISTAT “Indagine sull’attività notarile 2011”

Le condizioni di offerta da parte degli intermediari hanno registrato un irrigidimento connesso al peggioramento delle condizioni di accesso alle fonti di finanziamento e all’inasprimento dei vincoli di bilancio53.

52 http://www.bancaditalia.it/servizi_pubbl/conoscere/credito

53 La crisi e le famiglie italiane: un’analisi microeconomica dei contratti di mutuo (Roberto Felici, Elisabetta Manzoli e Raffaella Pico) in Questioni di Economia e Finanza, Banca d’Italia  

Figura 11.2 : Compravendite (convenzioni contenute negli atti notarili) di unità immobiliari per tipologia di utilizzo e trimestre, variazioni percentuali

11.2

Fonte ISTAT “Statistiche flash”, Mercato immobiliare: compravendite e mutui negli archivi notarili (dicembre 2012)

La compravendita di abitazioni, a cui si collega la domanda di mutui, sconta la fase negativa del ciclo economico, caratterizzata da un aumento del tasso di disoccupazione e dalla riduzione dei redditi delle famiglie, cui si aggiunge il seppur lieve calo dei prezzi di vendita, che determina spesso il rinvio della vendita da parte delle famiglie, in attesa di condizioni migliori. In una fase di forte contrazione del mercato immobiliare, sarebbe opportuno elaborare degli strumenti finanziari che siano in grado di fornire il capitale necessario a incrementare l’efficienza energetica dell’immobile senza intaccare la capacità di credito del richiedente il finanziamento per l’acquisto dell’abitazione. Ad esempio, un po’ come per le ESCo, la copertura di questa parte del finanziamento potrebbe arrivare proprio dai minori costi energetici54. Questo tipo di intervento presuppone anche un’indagine approfondita sui consumi dell’abitazione, accompagnata da una valutazione indipendente, che nel nostro Paese è già prevista dalla Direttiva sulla certificazione energetica degli edifici e che si tradurrebbe in una maggiore diffusione di questo strumento. 54 Seguendo la definizione data dalla Direttiva europea 32/2006, una “società di servizi energetici (ESCO) è una persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici e/o altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica nelle installazioni o nei locali dell’utente e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario. Il pagamento dei servizi forniti si basa (totalmente o parzialmente) sul miglioramento dell’efficienza energetica conseguito e sul raggiungimento degli altri criteri di rendimento stabiliti;

Le banche, le assicurazioni e gli operatori finanziari conoscono già le opportunità derivanti dall’efficienza energetica, ma non sono ancora riusciti a trovare il giusto equilibrio tra meccanismo finanziario e strumento tecnologico per immettere sul mercato delle offerte legate all’efficienza energetica. Un esempio interessante è offerto da uno studio della Deutsche Bank American Foundation55 per il mercato immobiliare americano. Lo studio comprende infatti anche dei suggerimenti specifici su come i creditori possano incorporare il risparmio di energia nel loro processo di sottoscrizione. Un progetto simile è stato lanciato nel novembre di quest’anno dall’Energy Technology Institute inglese e fa parte dello Smart Systems and Heat (SSH) technology programme56. Il progetto si propone di valutare in che modo la domanda di calore e di energia elettrica dei consumatori possa essere soddisfatta in maniera più efficace attraverso un lavoro di modellazione energetica. Con esso si vuole ottenere un supporto utile alle imprese a definire la fornitura di servizi energetici e dei prodotti integrati di cui il mercato avrà bisogno nella sua evoluzione dettata dalla “roadmap” al 2050. In questo settore l’obiettivo per tutti è quello di riuscire a standardizzare questi strumenti; solo in questo modo, infatti, si potrà aprire un mercato “al dettaglio” dell’efficienza energetica

55 Recognizing the Benefits of Energy Efficiency in Multifamily Underwriting – https://www.db.com/usa/content/en/ee_in_ multifamily_underwriting.html

56 http://www.eti.co.uk/technology_programmes/smart_systems_and_heat

La situazione del credito al consumo

Il ricorso al credito al consumo, al contrario, è rimasto pressoché stabile o addirittura aumentato per le famiglie con livelli di reddito modesti57. Sono diminuite le erogazioni per l’acquisto di beni a maggior valore e la complessiva diminuzione del reddito a disposizione delle famiglie ha di fatto peggiorato la qualità dei prestiti58. Per il credito al consumo sono spesso le grandi catene di distribuzione, o direttamente i produttori, a proporre delle forme di incentivazione all’acquisto attraverso finanziamenti a tasso agevolato (fino a un tasso zero) e ciò che caratterizza l’erogazione di questi di finanziamenti sono le strategie di vendita o di penetrazione nel mercato delle singole imprese, non certo un’analisi tecnologica della minore o maggiore efficienza associata al singolo bene. Ovviamente il credito al consumo è largamente disponibile sia per elettrodomestici che per automobili a maggiore efficienza, ma raramente il consumatore finale è incentivato ad acquistarli, se si escludono gli incentivi pubblici erogati direttamente (incentivo economico per l’acquisto) o indirettamente (ad esempio nel caso dei certificati bianchi). Se l’acquisto di elettrodomestici è facilitato da pagamenti rateali, per le automobili sono disponibili prestiti erogati da società finanziarie o banche spesso di proprietà delle case automobilistiche59. Le norme europee sull’efficienza energetica hanno comunque contribuito in misura sostanziale alla diffusione di apparecchi più efficienti, ma è comunque rimasto tuttora a carico dell’acquirente (consumatore finale) l’onere di procedere a un’analisi di convenienza economica e finanziaria. In pratica, anche se esiste un’informazione obbligatoria sulla quantità di risparmio potenzialmente ottenuta dall’acquisto di un bene anziché un altro (elettrodomestici, ma anche autovetture), raramente è offerto un servizio di valutazione della convenienza economica che si ha tra il maggiore esborso iniziale per l’acquisto del bene e i risparmi di energia espressi in minori uscite, attualizzate. In questo contesto sono auspicabili due possibili sviluppi. Il primo vede l’introduzione di forme di prestito specifiche per i prodotti ad alta efficienza energetica, con un costo per l’utente più basso rispetto ai prodotti tradizionali60, ad esempio offerte di “renting” (noleggio a lungo termine) agevolate per le automobili ad alta efficienza. Il secondo l’estensione del credito al consumo privato per altre tipologie di prodotto, quali le caldaie ad alta efficienza, le pompe di calore, il solare termico o gli interventi di isolamento termico. In questa fase appare ancora evidente la necessità di ricorrere al sostegno pubblico o di istituzioni filantropiche quali fonti di miglioramento del credito. In particolare, l’analisi degli strumenti di finanziamento ha evidenziato un numero elevato di strumenti di incentivazione pubblici affiancati da un numero crescente di iniziative miste pubblico-private.

La “fuel poverty”

Gli attuali meccanismi di incentivazione dell’efficienza energetica rivolti alle famiglie, per la maggior parte si basano sulla possibilità di generare reddito soggetto a tassazione (da parte di uno o più componenti del nucleo familiare). Gli sgravi concessi si ribaltano poi sulla fiscalità generale, distribuendosi sull’intera collettività. Riuscire a mantenere collegati sgravi e imposte è importante per evitare possibili traslazioni dell’imposta verso quei soggetti che non potranno comunque beneficiare dello sgravio (ad esempio aumento dell’IVA per finanziare la detrazione del 55%). Per quegli incentivi che sono erogati grazie a contributi tariffari a carico di tutti gli utenti dei servizi elettrici o del gas, gli effetti “distorsivi” si presentano quando gli interventi promossi si concentrano quasi esclusivamente sui grandi consumatori di energia (ad esempio i soggetti industriali), garantendo loro dei benefici economici a carico di tutti i consumatori.

Le grandi utenze, anche se inefficienti, nella maggior parte dei casi possiedono comunque i mezzi economici necessari a coprire il costo delle bollette mentre non sempre si può dire lo stesso per i piccoli consumatori, in particolare quelli appartenenti alle fasce deboli della popolazione, ad esempio a rischio di inclusione (o già presenti) nelle fasce più povere della popolazione.

57 L’indebitamento delle famiglie italiane dopo la crisi del 2008 di S. Magri e R. Pico in Questioni di Economia e Finanza, Banca d’Italia

58 Trentatreesima edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio su http://www.prometeia.it

59 Alcune di queste banche hanno ricevuto prestiti agevolati dalla BCE offrendo come sottostante proprio titoli rappresentativi di credito al consumo erogato.

60 In questo caso si renderebbe necessaria la creazione di una lista di categorie di prodotto ad alta efficienza che sia di facile consultazione per il consumatore finale.

 

Figura 11.3: Indicatori di povertà o esclusione sociale in Europa

11.3

Fonte: dati Eurostat

Se è vero che l’incidenza dei contributi ambientali (FER + EE) sul costo dell’energia è ancora molto ridotta61, lo stesso non può dirsi della velocità con cui negli ultimi anni è cresciuto il costo medio dei prodotti energetici. Per questo è possibile prevedere degli aiuti pubblici per contenere i costi dei prodotti energetici (tariffe sociali) o, in alternativa, erogare un bonus monetario a compensazione del costo del gas e dell’energia elettrica62, ma la corresponsione di compensazioni monetarie, da sola, non è in grado di risolvere al meglio il problema. Questo tipo di approccio, in effetti non può essere visto come una soluzione efficace in quanto, mantenendo inalterata la dotazione tecnologica e strutturale delle abitazioni coinvolte, non ne migliora l’efficienza e soprattutto non va minimamente a incidere sulle caratteristiche qualitative della struttura (ad esempio risanamento degli ambienti, infiltrazioni ecc.).

Il problema della “povertà energetica” dovrebbe comunque trovare un momento di confronto, soprattutto in un contesto di generale difficoltà del sistema economico dove, a livello europeo, non sono per nulla incoraggianti i segnali legati a povertà ed esclusione sociale.

 

61 Il totale degli oneri generali di sistema incide meno del 10% sul prezzo dell’energia elettrica per un consumatore tipo (AEEG)

62 In Italia sono già previsti un bonus per l’energia elettrica e uno per il gas, http://www.bonusenergia.anci.it/

Figura 11.4: percentuale di famiglie che dichiarano di non poter riscaldare adeguatamente la propria abitazione

11.4

Anche se sono diversi gli indicatori che sottolineano la crescente importanza del fenomeno, fortemente correlato alla crescita del costo dell’energia63. ad oggi soltanto il Regno Unito ha un quadro politico dedicato alla lotta alla povertà energetica, basato proprio su una definizione riconosciuta del problema. In tale contesto, nel paese sono state lanciate negli anni delle iniziative rivolte a migliorare il comfort energetico delle abitazioni che hanno affiancato, senza sostituirli, i tradizionali strumenti di compensazione. La legge energetica del 2011 ha introdotto il “Green Deal”, un programma nazionale di misure di efficienza energetica nelle case e nelle imprese di piccole e medie dimensioni. La particolarità del meccanismo sta nel “Pay-as-You-Save” per cui i beneficiari ottengono interventi di efficienza energetica con recupero direttamente in bolletta e per un importo comunque inferiore ai risparmi conseguiti dalle misure di efficienza energetica realizzate (Golder rule). Inoltre, a garanzia degli installatori, il meccanismo sarà associato all’abitazione e non a chi la occupa; in caso di compravendita dell’immobile l’obbligo di ripagare il costo del “green deal” ricadrà sul nuovo proprietario che beneficerà degli interventi effettuati. Inoltre, grazie al meccanismo ECO (Energy Company Obligation) i fornitori energetici saranno obbligati ad apportare interventi di isolamento termico negli appartamenti di famiglie che hanno difficoltà economiche, rivalendosi poi attraverso una maggiorazione in bolletta. All’interno del “Green Deal”, per alcune categorie di persone, è previsto anche il “Warm Front Scheme”, attraverso il quale sarà possibile ricevere fino a 3.500 sterline di finanziamento per lavori di isolamento. Inoltre, il “Warm Home Discount Scheme” prevede, sempre per i proprietari o gli affittuari con determinate condizioni di reddito, un contributo per le spese di riscaldamento e un extra contributo per i mesi più freddi o per eventi climatici estremi.

Infine, per evitare duplicazioni nei meccanismi di incentivazione e focalizzarsi meglio sul problema, nel 2011 è iniziato un processo di revisione indipendente della stessa definizione e dei criteri per identificare i soggetti affetti dal problema. I risultati del lavoro64 offrono delle basi preziose anche a chi vorrà definire e misurare la povertà energetica in un diverso Stato membro dell’Unione Europea.

63 http://www.precarite-energetique.org/files/WP3_D8_it.pdf

64 Vedi Hills 2012

Fonte: ENEA

11. Dai meccanismi di mercato al mercato privato dell’efficienza energetica, un’analisi del contesto

11.1 Considerazioni generali sul mercato dei finanziamenti per l’efficienza energetica 

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Gli interventi di efficienza energetica, secondo tutti gli scenari che prevedono una riduzione della concentrazione di CO2 in atmosfera rivestono un ruolo di particolare importanza50. Nonostante ciò, è ancora lontano un mercato dell’efficienza energetica che abbia una struttura e regole stabilite e condivise.

L’efficienza energetica offre la possibilità di ottenere importanti vantaggi economici per chi interviene, trasferendo sulla collettività i benefici ottenuti dai minori consumi di energia. Ad oggi, però, è ancora forte la presenza di barriere e ostacoli. Ad esempio, intervenire sull’efficienza non sempre è sinonimo di comportamento ad alto valore ambientale; le scelte in questo campo si integrano con gli altri settori, fino al punto di “confondersi” con essi e diluire numeri e portata degli effetti. Inoltre, è anche da segnalare la poca razionalità con cui alcuni agenti economici (su tutti le famiglie) ancora operano e che spesso si sposa con una scarsa maturità in termini di presenza sul mercato delle tecnologie efficienti (capacità di farsi conoscere). Il tutto si traduce in costi iniziali di investimento spesso più elevati del normale.

In questo senso, lo sviluppo di strumenti e programmi di finanziamento degli interventi di efficienza e risparmio energetico può rappresentare il vero pilastro per l’abbattimento di alcune delle barriere ancora presenti. Nonostante gli interventi di risparmio energetico portino infatti a una minore spesa nella gestione delle utenze, non sempre gli utilizzatori dell’energia dispongono o vogliono impegnare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione degli interventi, soprattutto durante un prolungato periodo di difficoltà economiche e finanziarie.

Tipicamente, gli investimenti in efficienza energetica possono essere intrapresi dalle famiglie, per il residenziale e per i trasporti, dalle aziende e dalla pubblica amministrazione. Se quest’ultima sconta le attuali politiche di bilancio di contenimento della spesa (anche se un investimento in efficienza energetica nasce proprio con questo obiettivo), le famiglie e ancor più il settore industriale non considerano ancora pienamente l’efficienza energetica tra le opzioni di scelta del portafoglio di investimenti. Le prime per motivi spesso legati a una limitata disponibilità di informazioni e alla difficoltà di riuscire a valutare correttamente la sostenibilità finanziaria degli investimenti, ovvero la capacità dell’intervento di ripagare il capitale investito, o il maggior capitale investito, attraverso la riduzione dei costi dell’energia.

Il settore industriale, invece, rimane focalizzato sulla redditività di breve periodo delle attività “core”, che spesso sono in competizione con gli interventi di efficienza energetica proprio nell’allocazione delle risorse finanziarie a disposizione dell’impresa. Secondo Vattenfall e McKinsey51, gli interventi di efficienza energetica sono realizzati con un profitto o con “costi negativi” per l’utente, vale a dire che si posizionano come i migliori possibili per raggiungere l’abbattimento delle emissioni di gas serra a costi ragionevoli. In questo caso, non dovrebbe sempre essere ovvio il motivo per cui si considera ancora necessario il ricorso agli aiuti pubblici.

Ragionando in termini economici, se questi interventi possono essere realizzati ottenendo dei profitti ragionevoli, l’efficienza energetica dovrebbe essere una questione di finanziamenti tra privati che ricorrono al mercato, ma uno dei settori più importanti del capitalismo globale, quello delle banche private, è stato solo marginalmente coinvolto nel campo dell’efficienza energetica.. La relazione UNEP (2009) su efficienza energetica e settore finanziario sostiene: “L’analisi e il dibattito sulle potenzialità dell’efficienza energetica non sono accompagnati da capitale che fluisce verso quelle opzioni di efficienza energetica, né da una politica chiara e un contesto normativo stabile. Tuttavia, i driver a lungo termine (prezzi dell’energia e cambiamenti climatici) hanno iniziato a sollevare la questione dell’efficienza energetica all’ordine del giorno sia nell’agenda politica e che in quella della finanza privata”. Nonostante ciò ancora oggi quasi tutti gli esempi di programmi di efficienza energetica appartengono a iniziative pubbliche, non a privati.

Vi sono diverse ragioni per cui le istituzioni finanziarie private non partecipano in modo significativo al finanziamento dell’efficienza energetica. La più importante sembra essere la difficoltà di aggregare i piccoli investimenti in pacchetti finanziari in grado di attrarre il loro interesse. A tale proposito l’UNEP (2009) sostiene che “le istituzioni finanziarie del settore privato sono molto interessate all’efficienza energetica… ma è difficile ottenere il livello di scala necessario a rendere le attività specifiche di efficienza energetica attraenti sul mercato, così da garantirsi delle opportunità di finanziamento”, cosa che è accaduta ad esempio per il finanziamento di grandi investimenti in energie alternative, che sollevano l’investitore dai costi di transazione, abbastanza elevati per progetti diffusi sul territorio.

Per la valutazione dell’investimento, utilizzando il tipico strumento del VAN, il valore netto dei risparmi ottenuti nel corso della vita utile di un intervento in efficienza energetica è fortemente influenzato dal tasso di attualizzazione scelto. In questo, se un soggetto pubblico può permettersi di utilizzare un approccio svincolato dalle dinamiche di mercato, le famiglie e le imprese sono necessariamente influenzate da ciò che accade sia per quanto riguarda la disponibilità e il costo delle tecnologie che per gli strumenti finanziari potenzialmente a disposizione.

Mantenendo il più possibile la suddivisione tra strumenti per la Pubblica Amministrazione, le famiglie e il settore produttivo, si vuole qui svolgere un’analisi del mercato finanziario collegato all’efficienza energetica con lo scopo di individuare gli strumenti offerti da soggetti privati o le esperienze in cui il privato ne sia promotore anche in collaborazione con uno o più soggetti pubblici.

50 Piano d’Azione Italiano per l’Efficienza Energetica (2011)

51 The carbon productivity challenge (2008)

Fonte: ENEA

 

 

 

10.4 AGRICOLTURA

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I principali strumenti di incentivazione delle energie rinnovabili, dell’efficienza e del risparmio energetico in questo settore sono quelli previsti nei seguenti provvedimenti:

 

Delibera AEEG EEN 9/11, 28 ottobre 2011

Aggiornamento, mediante sostituzione dell’Allegato A alla deliberazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas 18 settembre 2003, n. 103/03 e successive modifiche ed integrazioni, in materia di Linee guida per la preparazione, esecuzione e valutazione dei progetti di cui all’articolo 5, comma 1, dei decreti ministeriali 20 luglio 2004 e s.m.i. e per la definizione dei criteri e delle modalità per il rilascio dei titoli di efficienza energetica (con modifiche e integrazioni apportate con deliberazioni 24 novembre, EEN 12/11 e 29 dicembre 2011, EEN 14/11).

D. Interministeriale 5 maggio 2011 (IV Conto Energia) “Operativo” fino al 26 agosto 2012

Incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici. Incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici.

La tariffa premiante per impianti fotovoltaici integrati architettonicamente è stata introdotta dal D.M. del 19 febbraio 2007 in quanto si è “Ritenuto opportuno dover orientare il processo di diffusione del fotovoltaico verso applicazioni più promettenti, in termini di potenziale di diffusione e connesso sviluppo tecnologico, e che consentano minor utilizzo del territorio, privilegiando l’incentivazione di impianti fotovoltaici i cui moduli sono posizionati o integrati nelle superfici esterne degli involucri degli edifici e negli elementi di arredo urbano e viario, tenendo tuttavia conto anche dei maggiori costi degli impianti di piccola potenza, nonché di alcune applicazioni specifiche”.

In particolare, per ottenere il premio per l’integrazione architettonica l’impianto deve soddisfare le seguenti caratteristiche:

“Serra Fotovoltaica”: struttura, di altezza minima dal suolo pari a 2 metri, nella quale i moduli fotovoltaici costituiscono gli elementi costruttivi della copertura o delle pareti di un manufatto adibito, per tutta la durata dell’erogazione della tariffa incentivante, a una serra dedicata alle coltivazioni agricole o alla floricoltura. La struttura della serra, in metallo, legno o muratura, deve essere fissa, ancorata al terreno e con chiusure fisse o stagionalmente rimovibili.

Le serre a seguito dell’intervento devono presentare un rapporto tra la proiezione al suolo della superficie totale dei moduli fotovoltaici installati sulla serra e la proiezione al suolo della superficie totale della copertura della serra stessa non superiore al 50%.

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fonte:ENEA

10.3 TRASPORTI

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Negli ultimi anni sono state intraprese numerose azioni sia a livello locale che a livello nazionale finalizzate alla disincentivazione del trasporto privato, alla promozione dell’utilizzo di carburanti a basso impatto ambientale, all’acquisto di veicoli a basso impatto al miglioramento della diversificazione dell’offerta di trasporto collettivo. Di seguito si riportano le iniziative più rilevanti intraprese, negli ultimi anni:

Fondo per la mobilità sostenibile per il triennio 2007-2009

 

Si tratta di un Programma di cofinanziamenti per la mobilità sostenibile rivolto agli Enti Locali, la cui attuazione è demandata a specifici bandi ed Accordi di Programma con una dotazione attuale di circa 239 milioni di euro. Tale stanziamento è stato ripartito in quote del 75% a favore delle aree metropolitane, di cui una quota pari al 5% riservata agli interventi relativi alla promozione della mobilità ciclistica, il 14% a favore dei comuni in aree a rischio di inquinamento atmosferico individuate dalle Regioni e non rientranti nelle aree metropolitane, il 10% per il rifinanziamento di Accordi di Programma già in essere o per il finanziamento di nuovi Accordi di Programma ed una quota residua dell’1% per attività di monitoraggio dei risultati conseguiti.

I.C.S. Iniziativa dei Comuni per il Car Sharing

 

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha contribuito ad avviare recentemente , con un cofinanziamento di circa 500.000 euro, un progetto pilota nazionale di car sharing elettrico, che prevede l’acquisto di 30 vetture elettriche, da distribuire in alcuni dei centri urbani aderenti al circuito ICS, secondo criteri che assicurino visibilità all’iniziativa, e la realizzazione di idonee attività di comunicazione, marketing e monitoraggio.

I.C.B.I. – Iniziativa carburanti a basso impatto ambientale

 

A luglio 2012 sono ripartiti gli incentivi del Ministero per la conversione dei motori Diesel commerciali leggeri in propulsori alimentati contemporaneamente a gasolio e a gas (metano o GPL) e diffusione degli impianti di distribuzione del metano e del gpl, lungo la rete autostradale italiana.

Bike Sharing

 

Nel 2010, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emanato il bando “Bike Sharing e fonti rinnovabili” con il fine di diffondere sempre più la bicicletta quale mezzo di spostamento sistematico. Il Bando è rivolto ai Comuni, Enti gestori dei parchi nazionali e regionali ed è finalizzato al cofinanziamento di investimenti per la realizzazione di progetti di bike sharing associati a sistemi di alimentazione mediante energie rinnovabili, in particolare pensiline fotovoltaiche. A febbraio 2011 è stata pubblicata la graduatoria dei vincitori e i primi 57 progetti verranno cofinanziati con la disponibilità finanziaria prevista dal bando e pari a € 14.000.000 purché portino a compimento gli interventi.

 

Incentivi alla diffusione di veicoli a due ruote a basso o nullo impatto ambientale – Accordo di Programma tra il Ministero e l’Associazione Nazionale Cicli, Motocicli e Accessori (A.N.C.M.A.)

Con l’Accordo di Programma siglato il 30 giugno 2009, con una dotazione di € 13.264.706, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha inteso contribuire alla riduzione delle emissioni in atmosfera derivanti da ciclomotori e motocicli, attraverso il rinnovamento del parco circolante. L’azione posta in essere, infatti, riguarda l’incentivazione alla sostituzione, previa rottamazione, dei ciclomotori vetusti, attraverso l’erogazione agli utenti finali, persone fisiche e giuridiche residenti in Italia, di contributi, differenziati in base alla tipologia di motoveicolo da acquistare. L’Accordo prevede anche incentivi per l’acquisto di biciclette e biciclette a pedalata assistita, ma in questo caso non è prevista la rottamazione. La campagna attivata ha messo a disposizione circa 8 milioni di euro con i quali sono state acquistate circa 57.000 nuove biciclette.

Incentivi a favore di Pubbliche Amministrazioni e Aziende di Pubblica Utilità per l’acquisto e/o leasing di veicoli a minimo impatto ambientale

 

Con il D.M. del 24 maggio 2004 è stata data attuazione all’art. 17 della Legge n° 166 del 1 agosto 2002, prevedendo l’erogazione di finanziamenti per la sostituzione del parco veicolare di Regioni, Enti Locali, loro aziende, società per azioni ed a responsabilità limitata a prevalente capitale pubblico locale esercenti servizi di pubblica utilità. Il cofinanziamento riguarda la sostituzione di veicoli inquinanti con l’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale, a trazione elettrica, ibrida, a metano o GPL, secondo quote di finanziamento variabili in base alla tipologia del veicolo da acquistare e definite dal D.M. attuativo. L’erogazione dei contributi per un totale di 90 milioni di euro, avviene sulla base di un’istruttoria effettuata dalla Cassa Depositi e Prestiti (CC.DD.PP.), alla quale i soggetti potenzialmente beneficiari devono rivolgere istanza di cofinanziamento.

Servizio di Car Sharing per i dipendenti del Ministero Ambiente

 

Nell’ambito delle politiche di sostegno alla mobilità sostenibile in ambito urbano ed al fine di razionalizzare gli spostamenti per motivi di servizio e durante l‟orario di lavoro dei propri dipendenti, la Direzione generale per la Salvaguardia Ambientale ha sottoscritto in data 29 settembre 2008 un accordo con ATAC S.p.A., gestore del servizio di car sharing nel Comune di Roma, al fine di attivare un servizio dedicato ai dipendenti del Ministero.

Incentivi 2010

 

Il D.L. 40/2010 prevedeva un fondo di 300 milioni per l’anno 2010 a sostegno della domanda finalizzata ad obiettivi di efficienza energetica, ecocompatibilità, miglioramento della sicurezza sul lavoro. In particolare, nell’ambito dei trasporti prevedeva incentivi per l’acquisto di motocicli, stanziando 10 milioni di euro, ai quali si aggiungevano 2 milioni di euro stanziati per incentivare l’acquisto di motocicli elettrici/ibridi.

Ferrobonus

 

Il Ministero dei Trasporti con proprio decreto (agosto 2010) ha stanziato 25,7 milioni di euro per favorire il trasporto combinato delle merci e 13 milioni di euro per l’acquisto di mezzi pesanti di ultima generazione. Nello stesso decreto veniva definito il contributo “Ferrobonus” a sostegno di imprese che utilizzano il trasporto combinato o trasbordato su ferro. Con un successivo decreto di modifica/integrazione del precedente (ottobre 2010), il Ministero dei Trasporti definisce le modalità di erogazione del contributo tra cui il valore massimo di due euro per ogni treno/chilometro di trasporto combinato o trasbordato effettivamente percorso sulla rete nazionale nel periodo 15 ottobre 2010 -14 ottobre 2011.

Ecobonus

 

Istituito nel 2002, consiste in un incentivo nazionale rivolto agli autotrasportatori per promuovere il trasporto navale in alternativa a quello su strada. La Finanziaria 2008 aveva stanziato 77 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008, 2009. L’incentivo a sostegno delle Autostrade del Mare è stato prorogato con il D.M. del 31.1.2011, n.27; questa proroga riguardava i viaggi effettuati dal 1 Gennaio al 31 Dicembre 2010.

Fonte: ENEA

 

10.2 INDUSTRIA

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Le misure più rilevanti di incentivazione all’efficienza ed al risparmio in questo settore riguardano essenzialmente il sistema dei Titoli di Efficienza Energetica, il Fondo Rotativo Kyoto ed i finanziamenti diretti nell’ambito del QSN 2007-2013 già descritto nella sezione precedente.

Titoli di Efficienza Energetica

 

Il principale canale di finanziamento per azioni di efficienza nel settore industriale è rappresentato dai titoli di efficienza energetica, attraverso il sistema delle ESCo. Dall’avvio del meccanismo al dicembre 2011, secondo i dati riportati nell’ultimo rapporto intermedio de AEEG, sono stati emessi Titoli per quasi 12 Mtep.

In proporzione al settore civile questo strumento ha inciso poco sugli usi termici ed elettrici nell’industria.

Il 28 dicembre 2012 è stato varato il decreto per il potenziamento del meccanismo, che introduce un pacchetto di misure per facilitare la realizzazione di nuovi progetti di efficienza energetica. Tra queste la semplificazione dell’iter di accesso al meccanismo, l’approvazione di 18 nuove schede per la valutazione dei risparmi nei settori industriale, civile e trasporti, la semplificazione del processo di predisposizione di nuove schede, l’inclusione di nuove aree di intervento, l’ampliamento dei soggetti che possono presentare progetti. Al fine di stimolare la realizzazione di grandi progetti, industriali e infrastrutturali, in grado di generare significativi volumi di risparmi, sono previsti maggiori incentivi per gli investimenti effettuati.

Ulteriori innovazioni del meccanismo, che sarà gestito dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) con il supporto tecnico di ENEA e RSE, riguardano un maggior ruolo affidato al mercato (attraverso la piattaforma di scambio gestita dal GME) nella determinazione del valore del risparmio ed il rafforzamento dei controlli, a complemento delle semplificazioni, con un programma di verifiche ex post accompagnate da un sistema sanzionatorio efficace. Confermato il ruolo dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas negli interventi di regolazione economica del sistema.

Fondo Rotativo Kyoto

 

Si tratta di un Fondo rotativo istituito presso la Cassa Depositi e Prestiti, ai sensi della Legge Finanziaria 2007, dell’ammontare complessivo di circa 600 milioni di euro, distribuiti in tre cicli da 200 milioni di euro l’uno. I finanziamenti, erogati al tasso agevolato dello 0,50%, sono destinati alle seguenti misure:

– microcogenerazione diffusa (impianti che utilizzano fonti da gas naturale, biomassa vegetale, biocombustibili liquidi, biogas);

 

– rinnovabili di piccola taglia (eolico, idroelettrico, termico, fotovoltaico, solare termico);

– usi finali (involucro degli edifici e infissi; teleriscaldamento da impianti a gas naturale, biomassa, biocombustibili, biogas; geotermia; cogenerazione);

– sostituzione di motori elettrici industriali;

– interventi sui cicli produttivi delle imprese che producono acido adipico e delle imprese agro-forestali (protossido di azoto);

– ricerca in tecnologie innovative;

– gestione forestale sostenibile.

 

Il Primo Ciclo di Programmazione si è concluso il 14 luglio 2012. Le risorse assegnate per il Primo Ciclo e non utilizzate alla data di entrata in vigore del cd. “Decreto Crescita” saranno destinate al finanziamento degli interventi previsti per il “Nuovo Fondo Kyoto”.

 

Fonte: ENEA

 

10. Strumenti nazionali di incentivazione dell’Efficienza Energetica

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10.1 Edilizia

Le misure più rilevanti di incentivazione all’efficienza ed al risparmio in questo settore riguardano essenzialmente le Detrazioni fiscali per interventi su edifici esistenti, i finanziamenti diretti nell’ambito del QSN 2007-2013 e del POI Energia, il nuovo ‘Decreto Termiche’, il Fondo rotativo Kyoto ed i Titoli di Efficienza Energetica. Questi ultimi verranno descritti nella sezione successiva dedicata al settore industriale.

Detrazioni fiscali per interventi su edifici esistenti

 

È una misura di incentivazione per interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente (attiva dal 2007) che dà diritto a una detrazione dall’imposta lorda, a valere sia sull’Irpef che sull’Ires, pari al 55% delle spese sostenute entro il 30 giugno 2013 (Dl n. 83/2012). Dal 1 luglio 2013 questi incentivi saranno sostituiti con la detrazione Irpef del 36 per cento già prevista per le spese di ristrutturazioni edilizie. La detrazione spetta per le spese sostenute, e rimaste a carico del contribuente per:

– interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, che ottengono un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per la climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20% rispetto ai valori riportati in un’apposita Il valore massimo della detrazione è pari a 100.000 euro;

– interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari, riguardanti strutture opache verticali, strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti), finestre comprensive di infissi, fino a un valore massimo della detrazione di 60.000 euro;

– l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università. Il valore massimo della detrazione è di 60.000 euro;

– interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione;impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza e con impianti geotermici a bassa entalpia; scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria. La detrazione spetta fino a un valore massimo di 30.000.

QSN –Quadro Strategico Nazionale ( 2007-2013)

Il Quadro strategico nazionale (QSN) 2007-2013 è il documento di indirizzo per la programmazione unitaria, in Italia, della politica di coesione comunitaria e nazionale. Approvato dal CIPE a seguito di un percorso di consultazione e di intesa a carattere partenariale (Enti territoriali, parti economiche e sociali), il QSN ha disposto l’unificazione della programmazione ai diversi livelli e l’unitarietà delle diverse fonti di finanziamento, nazionali (Stato, Enti territoriali, privati) e comunitari (UE). Il Quadro Strategico Nazionale (QSN) italiano prevede circa 60 Mld € in sette anni (in cofinanziamento): di questi circa 5,5 miliardi di euro sono destinati a interventi in materia di energia, con 1,65 miliardi di euro per misure di efficienza energetica (con una riduzione delle emissioni di gas serra di 1,3 Mt). Si registra un modesto grado di utilizzo di queste risorse anche per carenze di effettiva disponibilità del cofinanziamento nazionale.

POI – Programma operativo regionale ‘Energie rinnovabili e risparmio energetico’.

In attuazione di quanto previsto dal Quadro strategico nazionale 2007-2013, le Regioni dell’Obiettivo Convergenza, in sinergia con le Amministrazioni nazionali interessate, hanno elaborato il Programma operativo interregionale (POI) “Energie rinnovabili e risparmio energetico. L’obiettivo generale del programma è quello di aumentare la quota di energia consumata proveniente da fonti rinnovabili e di migliorare l’efficienza energetica, anche per promuovere le opportunità di sviluppo locale.

Il POI ha una dotazione di oltre 1,6 miliardi di euro e si articola in tre Assi prioritari:

– Asse I Produzione di energia da fonti rinnovabili;

– Asse II Efficienza energetica ed ottimizzazione del sistema energetico;

– Asse III Assistenza tecnica e azioni di accompagnamento

 

Fra le quattro aree di intervento previste rientrano la progettazione e realizzazione di interventi sperimentali (es. applicazioni geotermiche ad alta entalpia) e/o a carattere esemplare (es. efficientamento energetico di importanti edifici pubblici), nonché progettazione e costruzione di modelli di intervento integrati, come ad esempio quelli di filiera, sia in relazione alla produzione di energia da fonti rinnovabili sia in relazione al risparmio energetico.

Rispetto all’Asse II risultano assegnati circa 160 milioni di euro.

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fonte: ENEA

 

Quali lezioni per il patrimonio immobiliare residenziale?

Il settore dei fondi immobiliari rappresenta senz’altro un’eccellenza nella capacità di gestire il proprio patrimonio e quindi realizzare e valorizzare gli interventi di efficienza energetica in edilizia. Le esperienze che matureranno sia in termini di realizzazioni tecnologiche, che di architettura finanziaria e di sinergie tra attori della filiera (proprietari degli immobili, utenti, imprese che operano nel settore dell’efficienza energetica, banche) potrà consentire di mutuare, con le dovute declinazioni, innovativi modelli anche per il patrimonio immobiliare posseduto da operatori non specializzati (in particolare dalle persone fisiche, che come visto, rappresenta la grossa fetta dello stock immobiliare nazionale). Al di là dei fatti congiunturali che limitano il mercato dell’efficienza energetica (es. diminuzione della capacità di spesa delle famiglie e ristrettezza del credito), quali fattori possono spingere un proprietario di immobili a investire in efficienza energetica? Il primo elemento da valutare è la differenza di valore che può essere assegnata ad un immobile efficiente dal punto di vista energetico rispetto ad uno meno efficiente e confrontare questo con gli altri numerosi elementi che concorrono a definirne il valore di mercato. In un’ottica strettamente economica un immobile di classe energetica superiore avrà, a parità di utilizzo, costi di gestione inferiori. La tabella 9.4 riporta un esempio numerico della stima dei costi di riscaldamento per il condizionamento ambientale invernale e la produzione di acqua calda sanitaria (le tipologie di consumi cui si riferiscono le attuali classi energetiche)44.

Tabella 9.4: Bolletta di una utenza domestica in funzione della classe energetica dell’edificio

9.4

Fonte: Osservatorio del Mercato Immobiliare riferiti all’anno 2011

45 Prendendo a riferimento un costo medio al m2 pari a 1.584,00 (valore medio per l’Italia settore residenziale)

44 Si è supposto che l’abitazione sia alimentata metano (prezzo gas [€/kWh]=0,0769 (tasse incluse, consumatore domestico medio, I sem. 2012 – Fonte EUROSTAT); si sono supposti consumi annuali e prezzi costanti, trascurando il fattore di attualizzazione

Questi dati consentono di costruire una matrice con le differenze dei costi energetici tra le varie classi di consumo di un edificio e quindi una stima di massima delle possibili differenze di valore di mercato degli immobili in funzione della classe energetica.

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Quale differenza di valore può quindi essere assegnata ad un immobile di classe energetica superiore, rispetto ad uno di classe inferiore, a parità delle altre condizioni dell’immobile? Nel caso ad esempio di un immobile di classe G ( consumi pari a 200 kWh/m2 anno) e uno di classe C (consumi pari a 60 kWh/m2 anno) l’incidenza dei risparmi energetici (calcolati su 20 anni) sul costo di un immobile medio sarebbe del 13,6%. La tabella 9.5 mostra lo stesso dato calcolato sul valore degli immobili di alcune principali città italiane.

Tabella 9.5: Incidenza dei risparmi energetici, calcolati su 20 anni, sul costo di un immobile

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Fonte: Elaborazioni I-Com su dati Osservatorio del Mercato Immobiliare 

La matrice che segue mostra un esempio dell’incidenza dei risparmi energetici (e quindi una stima della possibile differenza di valore di mercato a parità delle altre variabili) delle differenti classi di consumo per un edificio in zona periferica a Roma.

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Questi parametri andrebbero confrontati con i classici fattori che concorrono a determinare il prezzo di mercato di un immobile46, a parità di caratteristiche posizionali estrinseche (luogo in cui l’immobile è inserito, prossimità al centro urbano, accessibilità ai servizi pubblici, accessibilità al trasporto pubblico, presenza di servizi commerciali di base, salubrità della zona, contesto sociale, assenza di rumori, densità edilizia). In particolare determinante è il confronto con le caratteristiche posizionali intrinseche (panoramicità o visibilità, orientamento, soleggiamento, luminosità, ventilazione, salubrità dei vani), e con le caratteristiche tecnologiche (dimensioni, livello delle finiture, stato di conservazione, presenza di ascensore, dotazioni di servizi, impianti – quest’ultimo fattore in parte correlato con il tema dell’efficienza energetica). La tabella 9.6 mostra il peso percentuale di queste componenti47.

Tabella 9.6: Incidenza di determinate caratteristiche sul valore di un immobile

9.6

Più puntualmente l’influenza di alcune caratteristiche puntuali è riportata nella tabella 9.748

Tabella 9.7: Incidenza caratteristiche specifiche sul valore di un immobile

9.7

46 Si veda ad esempio A. Lisjak, Appunti di Economia ed Estimo

47 V. Del Giudice, Corso di Economia ed Estimo Civile

48 C. M. Torre, Appunti del Corso di Estimo e Catasto

 

Il confronto tra i pesi percentuali di queste caratteristiche con quelli relativi al risparmio sulle bollette, stimato precedentemente in funzione della classe energetica dell’edificio, mostra come quest’ultimo fattore possa competere con i primi solo nel caso di differenze tra classi energetiche sufficientemente elevate. Appare anche come questo peso diventi abbastanza rilevante, a parità di localizzazione dell’immobile, nei centri di provincia o nelle città medie e piccole, e nelle zone di periferia delle grandi città. Rimane aperta la questione di come il mercato immobiliare residenziale recepisca e valorizzi realmente le caratteristiche energetiche di un immobile nella fase di determinazione del suo valore di mercato. L’attuale sistema (al netto della effettiva qualità delle certificazioni energetiche), basato su una etichettatura che richiama quella in uso per gli elettrodomestici, non pare in grado di fornire ad un compratore medio delle informazioni sufficienti a valutare l’effettivo impatto economico delle prestazioni energetiche dell’edificio nel lungo termine. A tale fine sarebbe utile sviluppare, eventualmente mutuando gli strumenti utilizzati dai fondi immobiliari, dei modelli semplificati e degli indicatori sintetici per inserire questo tipo di informazioni negli annunci di compravendita immobiliari, accanto alla già obbligatoria classe energetica. Secondo elemento da considerare è il tema di come finanziare l’ammodernamento dello stock immobiliare residenziale esistente, caratterizzato, da una parte, da una marcata vetustà, dall’altra da proprietari con una limitata capacità di investimento49. Ancora una volta viene dunque chiamato in causa il sistema del credito, che dovrebbe essere in grado di individuare forme di finanziamento sostenibili per gli interventi di retrofit energetico degli edifici che tengano conto, da una parte, dell’aumento del valore dell’immobile stesso in conseguenza di questi interventi, e dall’altro dell’aumentata capacità di spesa dei proprietari/utenti in conseguenza della diminuzione del peso della bolletta energetica.

Rimane però, la necessità di dare una scossa al mercato immobiliare con un segnale forte che sia in grado di attivare la domanda di immobili più efficienti dal punto di vista energetico. A tale riguardo, visto anche l’acceso dibattito sulla tassazione degli immobili, legare la rendita catastale al miglioramento delle prestazioni energetiche dell’edificio avrebbe un effetto di forte stimolo per il settore.

 

49 Uno studio del Politecnico di Milano del 2011 ha mostrato come il 73% dei proprietari di immobili abbia un reddito complessivo IRPEF inferiore a 26.000 €/anno, mentre solo il 3% ha un reddito superiore a 75.000 €/anno.

Fonte: ENEA

 

I fondi immobiliari

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Come visto in precedenza, la maggior parte del patrimonio edilizio privato italiano è detenuto da persone fisiche. Esiste però un settore potenzialmente molto interessante ai fini dell’efficienza energetica in edilizia rappresentato da investitori professionali: i fondi immobiliari.

Presenti in Italia dalla fine degli anni ’90, i fondi immobiliari investono il proprio patrimonio in misura non inferiore ai due terzi in beni immobili, diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari. Hanno una durata di solito compresa tra dieci e trenta anni (attualmente la legge non stabilisce alcuna durata minima del fondo, mentre la sua durata massima non può essere superiore a 50 anni, più un eventuale periodo di proroga di tre anni per lo smobilizzo degli investimenti) e, alla data di scadenza il patrimonio viene ripartito tra i sottoscrittori. In una prima fase il fondo raccoglie, attraverso le sottoscrizioni, i capitali necessari da investire. Successivamente vengono selezionati gli immobili da rilevare, secondo le linee di gestione del fondo stesso (es. privilegiando immobili residenziali o ad uso uffici, immobili commerciali, complessi da ristrutturare o aree da edificare). I fondi immobiliari consentono quindi di trasformare investimenti immobiliari, che per loro natura richiedono tempi più lunghi degli investimenti di tipo mobiliare, in quote di attività finanziarie e non necessitano, quindi, che l’investitore acquisti direttamente un immobile43.

In Italia il successo dei fondi immobiliari è testimoniato dalla crescita di un fattore circa pari a 10 del numero di fondi attivi tra il 2005 e il 2011, con una crescita del relativo patrimonio immobiliare di un fattore circa pari a 3 (45 miliardi di euro nel 2010).

Tabella 9.3: Numero e caratteristiche fondi immobiliari attivi in Italia

9.3

Fonte: Banca d’Italia

Molti degli investimenti dei fondi Italiani si concentrano nel segmento degli uffici e degli edifici commerciali (figura 9.9), mentre scarsamente attrattivi per questo tipo di investimento risultano essere gli immobili residenziali.

Figura 9.9: Asset dei fondi immobiliari in Italia (Retail e riservati)

9.9

Fonte: Elaborazioni dati da Scenari Immobiliari, 2011

Poiché la mission di un fondo immobiliare è di massimizzare il valore degli asset immobiliari, risulta di particolare interesse analizzare quale ruolo rivesta l’efficienza energetica per questi attori del mercato immobiliare.

43 Fonte: Borsa Italiana e Assoimmobiliare

 

A tale fine I-com ha predisposto un questionario distribuito, grazie all’attiva collaborazione di Assoimmobiliare – l’Associazione dell’Industria Immobiliare – ai principali fondi immobiliari attivi in Italia e che gestiscono patrimoni immobiliari esistenti (sono stati esclusi dall’indagine gli edifici di nuova costruzione, perché in questo caso è prassi per questo tipo di investitori professionali rivolgersi a tecniche costruttive estremamente avanzate per quanto riguarda gli standard prestazionali energetici). L’indagine non ha l’obiettivo di rappresentare un campione statisticamente significativo degli operatori del settore, ma è stato indirizzata ad un gruppo di società particolarmente rilevante in termini di consistenza del patrimonio gestito e di innovatività. Le otto società coinvolte gestiscono, infatti. un patrimonio immobiliare con un valore netto superiore ai 3 miliardi di euro ed una superficie di oltre 13,6 milioni di m2, prevalentemente costituito da uffici (35%), strutture commerciali (26%) e con una buona distribuzione geografica sul territorio nazionale (45,2% al Nord; 28,4% al Centro; 26,1% al Sud e Isole e un residuale 0,3% all’estero). Tutte le società coinvolte hanno effettuato interventi di efficienza energetica sul proprio patrimonio immobiliare (in particolare cinque su otto negli ultimi 5 anni), coinvolgendo circa ¼ del patrimonio gestito e per un investimento complessivo pari a oltre 210 milioni di euro. Gli uffici sono la tipologia di edifici maggiormente interessata dagli interventi di efficienza energetica (sei società su otto), seguito dal settore commerciale (due su otto). La distribuzione per tipologia di intervento è molto variegata, e vede azioni sia sugli impianti (illuminazione e sistemi di condizionamento ambientale) e sulle strutture (isolamento termico) in sei casi su otto, seguita dall’installazione di sistemi di monitoraggio dei consumi (cinque casi su otto) e dall’installazione di sistemi di generazione da fonti rinnovabili (tre casi su otto). Il dato aggregato non consente di capire il grado di integrazione degli interventi sui singoli edifici (tema che meriterebbe un approfondimento specifico), ma estremamente significativo appare il menù di strumenti utilizzati. Per quanto riguarda le risorse per gli interventi in efficienza energetica è molto interessante notare come la maggior parte dei rispondenti (il 50%) abbia indicato come fonte di finanziamento le proprie risorse, uno abbia indicato un sistema misto (40% risorse proprie e 60% risorse a debito). Anche il ricorso a incentivi o detrazioni è molto limitato (solo un rispondente su otto). Il bilancio degli interventi eseguiti è positivo in sei casi su otto, mentre in un solo caso è stato indicato un risultato negativo. Tra le motivazioni principali di questo risultato sono stati indicati il rendimento economico dell’investimento e l’aumento di valore di mercato dell’immobile, seguiti dal ritorno di immagine per la società. Il principale ostacolo agli investimenti in efficienza energetica che emerge dalla survey è rappresentato dai tempi di ritorno degli investimenti troppo elevati, seguito dall’assenza di incentivi adeguati. Residuali appaiono essere le barriere conoscitive, la difficoltà di valutare gli interventi da un punto di vista tecnico ed economico e la difficoltà di valutare l’affidabilità delle imprese che operano nel settore dell’efficienza energetica. Tra gli stimoli più efficaci per incoraggiare gli operatori a realizzare interventi di efficienza energetica sul proprio patrimonio sono stati indicati le agevolazioni fiscali (al primo posto), un sistema più efficace di certificazione dei risparmi (al secondo posto), i sistemi di accredito delle imprese che operano nel settore dell’efficienza energetica e strumenti finanziari ad hoc. Dall’indagine sull’efficienza energetica nel real estate risulta con evidenza che gli operatori economici del settore, almeno quelli più evoluti, ritengono l’efficienza energetica uno strumento rilevante per la valorizzazione del proprio portafoglio immobiliare. E questo non solo astrattamente, come testimoniato dagli ingenti investimenti realizzati. I risultati di questi investimenti, sufficientemente diversificati per destinazione d’uso dell’immobile e per ambito di intervento (sia interventi sugli impianti che strutturali e di installazione di sistemi di monitoraggio) sono generalmente giudicati positivi. Non mancano ovviamente le criticità, prima tra tutte quella relativa al finanziamento degli interventi, che per la maggior parte dei casi analizzati avviene grazie al ricorso a risorse proprie. Molto critico è quindi il tema del finanziamento attraverso il sistema del credito, unico possibile canale per un più vigoroso sviluppo del settore dell’efficienza energetica nel settore immobiliare. Il ricorso a sistemi di incentivazione dovrebbe quindi essere orientato principalmente a fungere da leva per gli investimenti a debito (es. attraverso un fondo di garanzia), ovvero per ridurre i tempi di rientro dell’investimento, giudicati troppo lunghi. Abbastanza sorprendentemente le ESCo sembrano non giocare un ruolo di primo piano nel fornire servizi di efficienza energetica “chiavi in mano“ alle imprese immobiliari (comprensivi quindi non solo della parte tecnologica, ma anche della parte finanziaria). Le ESCo, ad oggi, sembrano quindi operare perlopiù nel settore della gestione immobiliare conto terzi, ossia come operatori di facility management.

Fonte:ENEA

 

– La dinamica del settore immobiliare

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Il settore immobiliare in senso lato ha conosciuto una profonda contrazione dall’inizio della crisi economica che ha colpito le economie avanzate nel 2007 e che tuttora sta dispiegando i suoi effetti. Questo è messo in evidenza molto chiaramente dai dati di seguito riportati. Molto consistente è la contrazione dei permessi a costruire rilasciati, che vede un consistente calo della superficie autorizzata dal 2007 e segna, nel 2010, un – 43,9% rispetto al dato del 2006 (figura 9.4).

Figura 9.4: Permessi a costruire (superficie in m2)42

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Fonte: dati ISTAT

Analogo andamento per quanto riguarda i permessi di ampliamento, riportati in figura 9.5 e per i quali la contrazione tra il 2006 e il 2010 ha fatto registrare un -40,4%.

Figura 9.5: Permessi di ampliamento (superficie in m2 )

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Fonte: dati ISTAT

42 Nota: Per il calcolo della superficie degli uffici e studi privati si è considerata una superficie media del vano di 20 m2

 

A testimonianza di questo si evidenziano dati e proiezioni molto negative sugli investimenti in nuove costruzioni residenziali, mentre aumentano gli investimenti in ristrutturazioni (figura 9.6); in diminuzione anche i dati del settore non residenziale, sia pubblico che privato, come riportato in tabella 9.2.

Figura 9.6: Investimenti in costruzioni nel settore residenziale (in milioni di euro)

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Fonte: ANCE

Il dato sugli investimenti in manutenzioni straordinarie può rappresentare un’interessante occasione di ammodernamento, anche dal punto di vista energetico, del patrimonio edilizio residenziale italiano che risulta essere particolarmente critico essendo circa il 50% del costruito risalente agli anni 50-70 (figura 9.7)

Figura 9.7: Abitazioni in edifici ad uso abitativo per epoca di costruzione (% sul totale)

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Elaborazioni I-Com su dati Istat

 

Tabella 9.2: Investimenti in costruzioni (in miliardi di euro)

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Fonte: Stima Ance su dati Istat

Infine, anche per quanto riguarda le transazioni immobiliari, il 2007 segna uno spartiacque per il mercato, con compravendite in calo, tra il 2006 e il 2011, del 30,9%.

Figura 9.8: Numero di transazioni normalizzate (in migliaia)

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Fonte: Osservatorio del Mercato Immobiliare

Fonte:ENEA