Forum rifiuti di Roma, nella prima giornata si è parlato di alcune esperienze di economia circolare e degli ostacoli che le frenano

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Legislazione inadeguata, vincoli e ritardi normativi frenano l’economia circolare. Pneumatici fuori uso, sacchetti compostabili, pannolini usati, rifiuti di fonderia e di demolizione: 5 storie di filiere virtuose a rischio chiusura per problemi non tecnologici. La prospettiva dell’economia circolare oggi rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese in termini di sviluppo occupazionale ed economico e per la risoluzione di annosi e gravi problemi come quello della gestione dei rifiuti, della reperibilità delle materie prime, dell’efficienza energetica e delle ingenti spese per le importazioni.

Nella prima giornata del IV Ecoforum organizzato a Roma da LegambienteLa Nuova Ecologia e Kyoto Club con la partecipazione di CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati), si è parlato delle migliori esperienze italiane in tema di economia circolare ma anche degli ostacoli, non tecnologici, che occorre superare per poter sfruttare e beneficiare appieno delle opportunità offerte da questo nuovo tipo di scenario economico. Si stima infatti che una transizione completa a un’economia circolare in Europa potrebbe generare risparmi di circa 2mila miliardi di euro entro il 2030; un aumento del 7% del PIL dell’UE, con un aumento dell’11% del potere d’acquisto delle famiglie e 3 milioni di nuovi posti di lavoro supplementari.

“Seppure da Nord a Sud sono ormai numerose le esperienze di successo praticate da Comuni, società pubbliche e imprese private che fanno del nostro paese la culla della nascente economia circolare europea – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani – questa prospettiva continua a trovare ostacoli e barriere dovuti a legislazione inadeguata e contraddittoria che vanno rimossi. Il bando dei sacchetti di plastica non compostabili, le norme sulle materie prime seconde, la semplificazione delle procedure autorizzative per promuovere l’utilizzo del materiale differenziato da avviare a riciclo continuano ad avere problemi. Senza un intervento mirato in tal senso, la chiusura o la delocalizzazione delle imprese più innovative e sostenibili rischia di diventare la strada più probabile. Le Istituzioni nazionali e regionali stanno svolgendo un ruolo di retroguardia, nonostante oggi il Paese abbia tutte le carte in regola per fare da capofila su questo fronte in Europa. Il paradosso è che proprio chi ha investito nello sviluppo pulito e rinnovabile dell’economia circolare rischi ora di doversi fermare ostacolato da una normativa ottusa e miope”.

“Economia circolare non è solo gestione intelligente dei rifiuti, ma più in generale uso efficiente delle risorse – ha aggiunto il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante -. Ovviamente, però, è proprio dal recupero di materia nel ciclo dei rifiuti, dalla progettazione dei prodotti pensando alla loro riciclabilità, dall’uso di materie prime rinnovabili che può venire la spinta per utilizzare al meglio, anche in chiave di nuova occupazione, le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica che in questi anni si è fatta travolgente e che fa apparire il ritardo nell’adeguamento normativo ormai a un livello patologico”.

Per facilitare lo sviluppo dell’economia circolare, occorre fissare criteri tecnici e ambientali (specifici) per stabilire quando, a valle di determinate operazioni di recupero, un rifiuto cessi di essere tale e diventi una materia prima secondaria o un prodotto, non più soggetto alla normativa sui rifiuti. Occorrono quindi delle disposizioni normative specifiche che stabiliscono i criteri e i requisiti specifici per dichiarare il cosiddetto “End of waste” (come previsto dalla direttiva europea 2008/98/EC e a livello nazionale dall’art. 184 ter del 152/06 ss.mm.ii).

Storie di sviluppo mancato

I sacchetti compostabili. L’Italia vanta un primato a livello europeo dovuto alla lungimiranza mostrata inserendo, nella legge finanziaria 2007, le prime norme nazionali finalizzate a vietare i sacchetti di plastica non compostabili per l’asporto delle merci. Norma divenuta effettiva solo 5 anni dopo, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge n.2 del 25 gennaio 2012 che fissa anche i requisiti dei sacchetti “legali”, consentendo alle sole plastiche compostabili certificate (UNI EN 13432) di essere utilizzate, e stabilisce le sanzioni per chi infrange tali disposizioni (vigenti dall’agosto 2014). Questa lungimiranza ha permesso una riduzione nel consumo di sacchetti di plastica del 55% (da 200mila a 90mila tonnellate/anno) e una diminuzione in termini di CO2 di circa 900 mila tonnellate. Eppure, metà dei sacchetti in circolazione in Italia sono ancora illegali (40mila tonnellate di plastica), a discapito della filiera legale con una perdita di circa 160 milioni di euro, a cui si devono aggiungere 30 milioni di euro di evasione fiscale e 50 milioni di euro necessari per lo smaltimento delle buste fuori legge. Occorre quindi far rispettare una legge che permette di ridurre l’inquinamento e di migliorare la raccolta differenziata, promuovendo la riconversione industriale verso processi innovativi, rafforzando il sistema di controlli e applicando le sanzioni per fermare gli illeciti.

Il polverino di gomma proveniente dal trattamento di Pneumatici Fuori Uso (PFU) negli asfalti. Ogni anno in Italia si producono circa 350.000 tonnellate di PFU, avviate poi a recupero presso impianti che ne operano la frantumazione e triturazione per produrre gomma riciclata, acciaio, fluff tessile e/o combustibili alternativi a quelli di origine fossile. Nonostante gli asfalti modificati con polverino di gomma siano ormai usati con successo da oltre quarant’anni, mostrando un alto valore prestazionale e grande sostenibilità economica per la maggiore durabilità delle strade, oltre che ambientale per la riduzione del rumore e dei pneumatici avviati a recupero energetico, l’utilizzo del polverino di gomma viene frenato dalla diffidenza degli operatori del settore e dal loro mancato inserimento nei capitolati a causa della mancanza di criteri tecnici adeguati a distinguere un rifiuto da una materia prima secondaria non più soggetta alla normativa sui rifiuti. Eppure, aumentando la quantità di pneumatici fuori uso recuperati e utilizzati fino a raddoppiarla al 2020, si potrebbero riasfaltare 26.000 km di strade, con un risparmio energetico, ottenuto non utilizzando materiali derivati dal petrolio, di oltre 400.000 MWh e un taglio alle emissioni di CO2 pari a 225.000 tonnellate.

I pannolini. Il processo di trattamento dei pannolini e dei prodotti assorbenti per la persona (Pap), attraverso un processo di sanificazione e separazione delle matrici che compongono il rifiuto, permette il recupero di materiali di elevata qualità destinati ad essere riutilizzati in svariati processi produttivi. Da una tonnellata di rifiuti Pap si ottengono circa 150 kg di cellulosa, 75 kg di plastica e 75 kg di polimeri assorbenti. In Italia, l’azienda privata Fater di Pescara ha realizzato a Spresiano (Tv), nel sito dell’azienda pubblica Contarina, un impianto di questo tipo dopo aver effettuato con successo la fase di sperimentazione. L’impianto è però fermo perché l’autorizzazione della Regione Veneto, in mancanza di una normativa nazionale, classifica le frazioni di plastica e di cellulosa prodotte dall’impianto come rifiuto e questo crea problemi alle aziende interessate al loro riciclo. Così la Fater ha avviato un procedimento legale che è ancora in corso e, nel frattempo, accumuliamo rifiuti, consapevoli che i rifiuti da PAP costituiscono circa il 2,5% dei rifiuti solidi urbani, pari a circa 900.000 tonnellate annue, mentre se il processo Fater venisse esteso su tutto il territorio nazionale, potremmo eliminare 3 discariche l’anno.

Gli aggregati di materiali provenienti dai rifiuti da costruzione e demolizione (C&D).

Sono tra i rifiuti più imponenti: rappresentano il 25-30% del volume totale dei rifiuti in Europa e potrebbero essere recuperati e rigenerati con enormi vantaggi ambientali. Raggiungendo l’obiettivo della direttiva europea, recepita anche in Italia, del 70% entro il 2020 di riciclo di materiali da costruzione e demolizione, si genererebbero oltre 23 milioni di tonnellate di materiali che permetterebbero di fermare la realizzazione di almeno 100 cave di sabbia e ghiaia per un anno.

Sono stati utilizzati con successo anche in cantieri autostradali (come ad esempio per il Passante di Mestre), ma le barriere all’utilizzo degli aggregati di recupero sono purtroppo ancora molte, a partire dai capitolati che ne vietano o, di fatto ne limitano l’utilizzo, per la scarsa conoscenza da parte dei Direttori tecnici. La scarsa informazione dei professionisti e degli uffici tecnici danneggia lo sviluppo di questa filiera che andrebbe promossa rivedendo i capitolati d’uso, basandoli su specifiche normative relative ai criteri e ai requisiti per dichiarare questi materiali “End of Waste”.

Rifiuti di fonderia al posto di materiali da cava. Terre esauste, sabbie e scorie di fusione, opportunamente trattate, rappresentano una valida alternativa all’utilizzo di inerti naturali in molte applicazioni. Numerosi studi hanno evidenziato l’assoluta idoneità da un punto di vista tecnico dell’utilizzo di questi materiali per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali e in altre applicazioni civili.

Le sabbie derivate dagli scarti di fonderia potrebbero avere un riutilizzo virtuoso come materiali secondari, attraverso la miscelazione e movimentazione della sabbia, con risultati positivi sui costi di produzione e sull’ambiente, pari a una riduzione degli scarti da smaltire del 95% e un beneficio sui costi per acquisto di sabbia nuova pari a circa il 90%. La riduzione dei volumi di sabbia esausta sarebbe dell’85%-95%, il residuo di sabbia di scarto scenderebbe al 5-15% del volume. I vantaggi in termini ambientali sarebbero notevoli grazie al minor ricorso allo smaltimento in discarica e al minor utilizzo di materiali di scavo. Ma oggi tutto ciò è frenato da una burocrazia farraginosa, incerta e differente da Regione a Regione.

La prima giornata dell’Ecoforum è proseguita poi con la sessione dedicata all’Innovazione al servizio dell’economia circolare e con la tavola rotonda sull’Economia circolare e il contributo per il clima. La sessione pomeridiana invece ha riguardato il Ruolo dell’economia circolare nella riduzione del marine litter.

Fonte: ecodallecitta.it

 

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Torino, sperimentato il nuovo calcolo universale del Ministero per la raccolta differenziata

L’Osservatorio Provinciale Rifiuti della Città Metropolitana di Torino ha provato a verificare cosa accadrà alle percentuali di raccolta differenziata nel territorio torinese in base al nuovo decreto del MATTM

di Agata Fortunato*rifiu

Contare i rifiuti è difficile: se ne accorgono ogni giorno tutti i soggetti istituzionali (Comuni, osservatori provinciali e regionali, ARPA, ISPRA, …) che producono, raccolgono ed elaborano i dati di produzione dei rifiuti, mensilmente e annualmente. Confrontare le elaborazioni è pressoché impossibile se non a livello regionale laddove  il metodo utilizzato è lo stesso. Da qualche settimana la lacuna di un metodo nazionale è stata colmata grazie al Decreto del MATTM del 26 giugno 2016. Toccherà adesso alle Regioni rendere operativo il Decreto, decidendo altresì se includere anche il compostaggio domestico, di prossimità e di comunità (ma solo dopo che i comuni avranno disciplinato queste pratiche in modo da garantirne la tracciabilità e il controllo). Insomma, per chi da tempo richiede che anche l’autocompostaggio venga calcolato nella RD l’inserimento non è immediato. Sono invece inclusi tutti i rifiuti urbani, raccolti in modo separato (valgono anche le raccolte multimateriale, senza specificazioni particolari), per essere avviati prioritariamente a recupero di materia e viene specificato anche un elenco dei singoli CER. Lascia perplessi l’assenza di ogni minimo accenno alla qualità delle singole raccolte o all’effettivo riciclo, benché si specifichi chiaramente il riferimento alla direttiva europea che vede la raccolta differenziata come mero strumento; in questo senso, come già oggi peraltro, nella raccolta differenziata verranno conteggiate anche le molte quantità di rifiuto che viene effettivamente raccolto in modo separato, ma a seguito di una o più fasi di selezione, avviato a smaltimento poiché inidoneo al riciclo: il caso eclatante è quello della plastica che sul nostro territorio solo per meno del 45% (dato 2014 – pagina 100 http://bit.ly/29uYL4u ) viene avviato a   recupero di materia; il resto sono imballaggi plastici che non trovano ancora una filiera attiva di riciclo (negli ultimi due anni qualcosa è cambiato, ma ancora non in maniera sostanziale), o vera e propria frazione estranea. I colleghi dell’Osservatorio Provinciale Rifiuti hanno provato, seppur in maniera speditiva e con la necessità di affinare il calcolo, a verificare cosa accadrà alle percentuali di raccolta differenziata nel nostro territorio.

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Il risultato, per dirla con Bertazzoli, è che tutti i bacini sono diventati più “raccoglioni”. Tutti più contenti? Qualcuno sicuramente si; resta il fatto che pur calcolate in modo differente, le stesse identiche quantità di rifiuti sarebbero andate a smaltimento e non avviate a recupero di materia.

* Responsabile Pianificazione del ciclo integrato dei rifiuti Città Metropolitana di Torino

 

Fonte: ecodallecitta.it

Forum Compraverde, gli acquisti verdi volano

 

Conclusa l’VIII edizione della mostra-convegno dedicata agli acquisti verdi e alla green economy, un successo di presenze tra percorsi formativi e nuove progettualità380529

Si è conclusa con un successo oltre le aspettative per gli organizzatori l’VIII edizione del CompraVerde-BuyGreen– Forum Internazionale degli Acquisti Verdi, il più importante evento in Italia dedicato alle politiche e ai progetti sugli acquisti verdi e sostenibili tenutosi all’Acquario Romano – Casa dell’Architettura l’1 e il 2 ottobre.
In un clima di grande partecipazione e fermento sono stati registrati più di 700 incontri b2b tra operatori del settore e pubbliche amministrazioni “green”, oltre 150 gli enti pubblici e privati partecipanti e un crescente numero di Regioni italiane sempre più interessate alla formazione e alle proposte offerte dalla manifestazione tra cui Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Veneto. Oltre 80 i relatori che hanno animato le decine di iniziative culturali, sessioni di formazione, premiazioni e tavoli di filiera con l’obiettivo di favorire il confronto e le relazioni tra istituzioni, imprese e società civile sul tema del “comprare verde” pubblico e privato e sulle politiche per il rispetto dei criteri ambientali negli appalti e negli acquisti effettuati dalle pubbliche amministrazioni. Numerose le realtà che hanno partecipato e che hanno portato i loro servizi innovativi e sostenibili all’interno dell’area GreenContact, come quella di Eco.Energia azienda toscana che ha presentato il “Sistema Olly”, che prende il nome dal contenitore giallo “Olly” riutilizzabile per la raccolta e il recupero degli oli alimentari esausti di provenienza domestica, permettendo una raccolta pulita ed efficiente degli stessi e il loro recupero come biodiesel ed energia da fonte rinnovabile. Ecopneus, società milanese responsabile della gestione dei Pneumatici Fuori Uso ha presentato, invece, la gomma ottenuta dal riciclo di questo prodotto che, utilizzata col bitume negli asfalti, consente di ottenere strade meno rumorose e che durano più a lungo e nell’edilizia come isolante acustico per muri, pavimenti e solai. Anche quest’anno il Forum CompraVerde ha premiato le realtà italiane che hanno saputo distinguersi nell’attuare politiche di diminuzione dell’impatto ambientale e di acquisti sostenibili con soluzioni innovative e replicabili.
Di seguito i vincitori dei premi.

Per il Premio CompraVerde, destinato agli enti pubblici che s’impegnano a pubblicare bandi e capitolati basati su criteri ambientali e/o adottare politiche di GPP, sono stati premiati come “Miglior Bando Verde” due comuni Toscani: il Comune di Livorno e il Comune di Rosignano Marittimo (Livorno). Mentre come migliore politica di GPP è stato premiato il Comune di Ardauli (Oristano).  Per il Premio MensaVerde, destinato alle organizzazioni che diffondono gli acquisti verdi e il consumo sostenibile nell’ambito della ristorazione collettiva attraverso mense aziendali o scolastiche verdi, sono stati premiati in ex-aequo i Comuni di Capannori (Lucca) e Macerata. Il premio è stato sponsorizzato da “General Beverage srl”.  Per il Premio Vendor Rating e Acquisti Sostenibili, destinato a imprese che adottano un sistema di qualificazione ambientale e sociale dei loro fornitori, sono stati premiate per la categoria Grandi Imprese il Gruppo Sofidel, produttore di carta per uso igienico e domestico; per le Medie Imprese la Fattoria della Piana, cooperativa di allevatori calabresi che si occupa della raccolta e della trasformazione del latte proveniente dai produttori locali; per le Piccole Imprese la OttoChocolates, un network sostenibile di coltivatori e tecnici locali che produce cioccolato biologico sostenendo un progetto equo e solidale dei coltivatori peruviani di Acopagro. Per il Premio CulturaInVerde, destinato alle manifestazioni culturali che sono state capaci di ridurre l’impatto ambientale delle loro attività sono state premiate in ex-aequo MITO, Festival Internazionale della Musica (Milano e Torino) e Festival Time in Jazz (Berchidda – OT).

 

Fonte: ecodallecitta.it

Il cibo non è una merce. In memoria dell’agricoltura siciliana

“Abbiamo abbandonato il nostro concetto di qualità per sostituirlo con dei parametri che vanno bene per le macchine e non per l’essere umano. È stato come vendere la nostra evoluzione per un piatto di lenticchie”.cibo_3

“Il cibo non è una merce. Il cibo non è un insieme di nutrienti chimici. Esso è una rete di rapporti tra un gran numero di esseri viventi, umani e non umani, tutti dipendenti gli uni dagli altri e tutti radicati nel terreno e nutriti dalla luce del sole (Pollan). Ma questo – come sostiene “Terra e LiberAzione” – è possibile solo ad un’azienda agro-energetica che appartenga ad un territorio che abbia la sovranità alimentare e l’indipendenza”. La terra e l’uomo che la coltiva sopravvivono, ormai da tempo, a laceranti crisi che lasciano segni profondi non solo nella nostra economia ma anche nelle nostre coscienze. Gli squarci provocati dagli uomini che hanno avuto in mano le sorti politiche dell’arte di coltivare il suolo e l’illusione contadina di abbandonare la passione per la terra ed avvicinarsi al profitto praticando la strada larga della chimica e dell’inquinamento, hanno provocato la diaspora nelle campagne e la disgrazia nella popolazione rurale. La ruralità spiccata della nostra Isola digerì il primo impatto con tutto ciò che arrivò da Oriente per consegnarlo ad un Continente altrimenti affamato, divenendo pilastro del Mediterraneo. Tempo perso. Secoli di storia e di esperienza svenduti, ai giorni nostri, per poche palline colorate da banditori idioti su mercati che non controllano più o che non possono più controllare. È la Morte. Ma la morte è una lunga attesa; essa dà all’uomo sempre l’occasione di convertirsi, di ritrovarsi, di ribellarsi all’inganno prima di passare oltre la linea di demarcazione. Allo stato attuale sembra incombere il Pericolo di perdere le nostre aziende agricole, di perdere la nostra Terra, per sempre. E questo è il Pericolo.diserbanti

L’occasione di cambiamento e salvezza dove sta? Innanzitutto, dobbiamo essere coscienti che uscire dalla crisi non è solo un fattore economico, ma è principalmente un fattore umano. L’uomo senza la conoscenza non è un attore, ma un servo, uno schiavo. Noi, senza nemmeno accorgercene siamo divenuti schiavi di quelle transnazionali alle quali interessa solo il Profitto, schiavi dei Poteri Forti che hanno provocato fame e sradicamento nel mondo distruggendo intere Civiltà e creato in noi la paura del diverso, di tutto quello che proviene dal mare, dal grano canadese, dall’ortofrutta africana ecc. La paura è giustificata perché questi prodotti hanno distrutto i nostri mercati, hanno inquinato le nostre mense, lasciano invenduti i nostri prodotti. Ma il potere a questi prodotti – non sempre e necessariamente cattivi – lo abbiamo dato noi, perché abbiamo sostituito la nostra ricca biodiversità con lo standard delle multinazionali. Abbiamo abbandonato il nostro concetto di qualità per sostituirlo con dei parametri che vanno bene per le macchine e non per l’essere umano. È stato come vendere la nostra evoluzione per un piatto di lenticchie. Qualcuno propone una Riforma Agraria, noi proporremmo piuttosto una Riforma Agronomica e Agroenergetica. Ne riparleremo. Il problema non nasce in questi ultimi anni, ma, in tempi recenti, si profilò già alla fine della II Guerra Mondiale, quando le fabbriche di munizioni rimasero con i magazzini pieni di Nitrato d’Ammonio che era stato utilizzato per fabbricare gli esplosivi. Dopo una breve ricerca i fabbricanti di armi scoprirono che il solito amico Fritz, Haber di cognome, un tedesco di origine ebraica, aveva capito, nel 1906, come dare il Nitrato d’Ammonio ai vegetali. Costui aveva anche inventato i gas mortali sparsi nelle trincee durante la I Guerra Mondiale e lo Zyklon B usato per gasare gli ebrei nei campi di sterminio. Testati, poi, durante la guerra del Vietnam e usati come Defolianti per scovare i terribili Vietcong, che difendevano le loro risaie, nascondendosi nella vegetazione delle loro foreste. Da qui vennero fuori i gloriosi diserbanti che nelle pubblicità vengono definiti come “protettori delle colture dai loro nemici naturali”.semi_zucca

Se poniamo attenzione vediamo, quindi, che per fare agricoltura stiamo utilizzando due “sistemi di distruzione di massa”. La natura ringrazia insieme al consumatore per la strage “diferita” che stiamo provocando. Differita perché non si muore subito ma dopo avere consumato una buona dose di prodotti farmaceutici per curare la salute rimpinguando anche le casse dell’industria farmaceutica che qualche mese fa voleva inoculare nel sangue della popolazione mondiale qualche schifezza a pagamento, con tanto di promozione ministeriale. Forse potremmo abbassare pure l’IRAP se mangiassimo sano. Ciò non bastò, perché l’industria non si accontentò di vendere i suoi “elisir”, ma rivolse l’attenzione anche alla cosa più importante per il contadino: il seme, “a simenza”. A questo punto nasce l’altro inganno. Con il pretesto di risolvere la fame nel mondo gli “scienziati” attivano una serie di mutagenesi indotte per modificare il mais, il grano tenero poi e per ultimo il grano duro. Così il lavoro svolto dai contadini negli ultimi 10.000 – 15.000 anni, che selezionarono, “con la loro ignoranza”, centinaia di popolazioni di frumento, rispettandone la natura e adeguandole alla moltitudine di microclimi, consegnando alle generazioni future un tesoro di biodiversità vegetale, venne messo al bando per promuovere il risultato ottenuto “dalla scienza” in una notte del 1974 con l’ausilio di un cannone ai Raggi Gamma del Cobalto inventandosi le Varietà di grano nanizzato – iperproduttivo che necessita di nitrato d’ammonio, di diserbanti e di antifungini, la cui caratteristica, oltre a quella dell’iperglutine è quella di avere perduto la diversità ed acquisito l’omogeneità. “Ovviamente le nuove varietà sono meno capaci di rispondere adattativamente ai futuri cambiamenti climatici o alla comparsa di parassiti” – disse il Prof. Luigi Monti, durante la sua Laudatio Academica all’Università degli Studi di Napoli Federico II Facoltà di Scienze Biotecnologiche, in occasione del Conferimento della Laurea honoris causa a Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, l’artefice della mutagenesi indotta applicata sui cereali nel suo progetto Campo Gamma, – ed infine aggiunse: “Esiste, quindi, una contraddizione tra il miglioramento genetico e la conservazione della biodiversità, nel senso che le nuove varietà riducono la diversità genetica presente nell’ecosistema”. Fu sincero però.semi_mano1

Lo stesso lavoro lo si sta facendo sull’umanità a discapito dell’identità e della diversità dei popoli. Le nostre aziende non hanno più la sovranità sul seme, quindi, non abbiamo neppure quella alimentare. E se il rapporto tra lo schiavo ed il padrone si risolve nella dazione o meno del cibo possiamo dire che oggi siamo schiavi. Credo, poi, che gli agricoltori non si rendano conto di cosa abbiano studiato a nostro danno. L’agricoltore vende il grano a 15 – 16 euro a quintale, ossia a 10 euro in meno di quanto gli costa produrlo. Eppure i raccolti continuano di anno in anno. Perché? Di fronte al prezzo basso, il contadino, per pagare le fatture, l’Inps, onorare i debiti e mantenere i figli ha una sola possibilità: produrre di più. Per aumentare le rese di qualche quintale per ettaro si impoverisce la terra, si usano anche terreni marginali e si abusa di concimi chimici. Ma più aumenta l’offerta di grano, più cala il prezzo. Spirale di follia. L’agricoltore continua a misurare il suo lavoro in base ai quintali/ettaro, facendo magari a gara con il circondario, mentre va verso il fallimento. Per il mercato, anche se fallisce un agricoltore, non è un problema, la terra continua a produrre. Inoltre, i contributi che vanno nelle tasche degli agricoltori, in realtà aiutano i compratori di grano a prezzi stracciati. Saranno sempre i governi a guidare l’agricoltura. Oggi, le nostre aziende agricole sono dei Centri di Trasformazione di Combustibili Fossili in Cibo. Un inganno, un bluff pare ci sia alla base di questa crisi. Consolidatosi nell’arco di pochi lustri, divenuto verità difesa con convinzione a tutti i livelli. Il cibo non è una merce.

Fonte: il cambiamento

Eletti 24 animalisti alla Camera e al Senato


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Trai 41 candidati alle Politiche 2013 dei vari partiti che hanno aderito all’Agenda delle proposte del cartello delle associazioni animaliste hanno superato il voto in 24 che diventano così la voce ufficiale degli animalisti in Italia. Restano fuori tra i sottoscrittori in 17 tra cui i nomi eccellenti dell’ecologia come Grazia Francescato o Angelo Bonelli.

  1. Michela Vittoria Brambilla – Pdl – candidata alla Camera – capolista circoscrizione Emilia Rom.
  2. Silvana Amati – Pd – candidata al Senato – Regione Marche
  3. Ivan Catalano – M5S – candidato alla Camera – Circoscrizione Lombardia 2
  4. Nichi Vendola – Sel – candidato alla Camera in tutte le circoscrizioni
  5. Monica Cirinnà – Pd – candidata al Senato – Regione Lazio
  6. Manuela Repetti – Pdl – candidata al Senato – Regione Piemonte
  7. Laura Castelli- M5S candidato alla Camera – Regione Piemonte
  8. Silvia Chimienti-M5S candidato alla Camera – Regione Piemonte
  9. Eleonora Bechis-M5S candidato alla Camera -Regione Piemonte
  10. Ivan Della Valle-M5S candidato alla Camera – Regione Piemonte
  11. Fabiana Dadone-M5S candidato alla Camera – Regione Piemonte
  12. Davide Crippa-M5S candidato alla Camera – Regione Piemonte
  13. Mirko Busto-M5S candidato alla Camera – Regione Piemonte
  14. Paolo Romano M5S candidato alla Camera – Regione Piemonte
  15. Marco Scibona M5S candidato al Senato – Regione Piemonte
  16. Carlo Martelli candidato al Senato – Regione Piemonte
  17. Alberto Airola candidato al Senato – Regione Piemonte
  18. Gabriella Giammanco – Pdl – candidata alla Camera – Circoscrizione Sicilia 1
  19. Loredana De Petris – Sel – candidata al Senato – capolista Regione Lazio
  20. Fiorenza Bassoli -Pd – candidata al Senato – Regione Lombardia
  21. Basilio Catanoso – Pdl – candidato alla Camera – circoscrizione Sicilia 2
  22. Manuela Granaiola – Pd -candidata al Senato – Regione Toscana
  23. Luigi Lacquaniti – Sel – candidato alla Camera – capolista nella circoscrizione Lombardia 2

E Massimo De Rosa – M5S – eletto alla Camera – circoscrizione Lombardia 1 la cui adesione però è arrivata fuori tempo massimo.

Non sono stati eletti invece:

  1. Monica Frassoni – Sel- candidata al Senato – capolista Regione Lombardia
  2. Gianni Mancuso – FdI – candidato alla Camera – Circoscrizione Piemonte 2
  3. Valentina Stefutti – Riv.civile – candidata alla Camera – Circoscrizioni Lombardia 1 e Lazio 1
  4. Monica Cerutti – Sel – candidata al Senato – capolista in Piemonte
  5. Kristian Franzil – Riv. civile – candidato alla Camera- Circoscrizione Friuli-Venezia Giulia
  6. Grazia Francescato – Sel – candidata al Senato – capolista Regione Friuli Venezia-Giulia
  7. Serena Pellegrino – Sel – candidata alla Camera – capolista circoscrizione Friuli Venezia Giulia
  8. Giovanni Barosini – Udc – candidato alla Camera – circoscrizione Piemonte 2
  9. Angelo Bonelli – Riv. civ. – candidato alla Camera – circoscrizioni Campania e Puglia
  10. Maria Chiara Acciarini – Sel- candidata al Senato – Regione Piemonte
  11. Michele Pezone – Sel – candidato alla Camera – circoscrizione Abruzzo
  12. Federica Panizzo – Sel – candidata al Senato – Regione Veneto
  13. Donatella Poretti – Amnistia, giustizia e libertà – candidata al Senato – Regione Toscana
  14. Paolo Ferrero – Riv.civile – candidato alla Camera – circoscrizioni Piemonte 1 e Lombardia 2
  15. Fiorella Ceccacci Rubino – Pdl -candidata alla Camera – circoscrizione Lazio 1
  16. Salvatore Di Carmelo – Sel – candidato alla Camera – circoscrizione Piemonte 2
  17. Elisabetta Zamparutti – Amnistia, giustizia e libertà – capolista alla Camera – circoscrizione Puglia
  18. Luigi Lacquaniti – Sel – candidato alla Camera – capolista nella circoscrizione Lombardia 2

In parlamento però ci sono ancora Giovanardi (Pdl) e Marino (Pd) favorevoli alla vivisezione o ancora Rossi e Faenzi (Pdl), Cenni (Pd) favorevoli alla caccia. Non sono stati rieletti gli artefici della sospensione del voto sull’articolo 14 contro la vivisezione: Boldi-Lega Nord, Di Giovanpaolo-Pd, Farina Coscioni-radicali , Divina e Fugatti (Lega Nord) e gli anti animalisti Raisi-Fli o Cimadoro-Idv.

Non sono stati proprio eletti alla loro prima tornata elettorali Maria Cristina Caretta per Fratelli d’Italia, Beccalossi già vicepresidente della Regione Lombardia e sostenitrice della caccia; non entra Giovanni Ghini presidente del Comitato Nazionale Caccia e Natura candidato con Fare in Emilia Romagna; l’Udc nonostante l’accordo con l’associazione di cacciatori “Caccia e Ambiente” conteggia il suo minimo storico e la lista di cacciatori e pescatori che si è presentata per il Senato in Lombardia “Civiltà Rurale Sviluppo” incamera lo 0,3%.

Ora parte il vero impegno parlamentare delle associazioni animaliste riunite sotto l’insegna Io voto con il cuore che invitano a sottoscrivere la petizione che andrà poi consegnata ai nuovi Presidenti del Condiglio, Camera e Senato.

Fonte:LAV

 

1. DOMANDA DI ENERGIA


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La domanda di energia primaria, nel 2011, si è attestata sui 184,2 Mtep, l’1,9% in meno rispetto al 2010. La contrazione del fabbisogno energetico del 2011 è stata determinata dall’effetto di diversi fattori: il clima più mite, il perdurare della crisi economica e l’applicazione di politiche di efficienza energetica. La composizione percentuale delle fonti energetiche impiegate per la copertura della domanda nel 2011 è stata caratterizzata, rispetto all’anno precedente, dalla riduzione della quota del petrolio dal 38,5 al 37,5% e di quella del gas naturale dal 36,2 al 34,7% e dall’aumento della quota dei combustibili solidi dall’8 all’8,9%. Si è inoltre riscontrato un lieve aumento delle importazioni nette di energia elettrica dal 5,2 al 5,5% e un significativo incremento dell’apporto delle rinnovabili, cresciute dal 12,2 al 13,3%. La composizione percentuale della domanda per fonte conferma la specificità italiana, nel confronto con la media dei 27 paesi dell’Unione Europea, relativamente al maggior ricorso a petrolio e gas, all’import strutturale di elettricità, al ridotto contributo dei combustibili solidi (8,9% dei consumi primari di energia) e al mancato ricorso alla fonte nucleare (figura 1.1).

Figura 1.1: Domanda di energia primaria per fonte. Anno 2011 (percentuali) – Totale 184,2 Mtep

FIG. 1.1

Fonte: elaborazione ENEA su dati MSE

La domanda di energia elettrica nel 2011 è stata pari a 334,6 TWh, in aumento dell’1,3% rispetto all’anno precedente, e corrispondente ad un consumo in energia primaria di 68,2 Mtep. La penetrazione elettrica – cioè il rapporto tra l’energia elettrica e i consumi energetici globali – è risultata pari al 37,1%, di poco superiore al dato 2010 (36,1%). La domanda di energia elettrica è stata soddisfatta attraverso importazioni per una quota al 13,7% del totale, e le fonti primarie utilizzate sono state per il 24,3% rappresentate dalle fonti idraulica, geotermica ed altre rinnovabili, e per il restante 62,0% da combustibili tradizionali trasformati in centrali termoelettriche. Nel 2011 i consumi totali di energia elettrica sono aumentati a 313,8 miliardi di kWh (+1,3%). Le perdite di rete sono risultate in crescita dell’1,3%, con un’incidenza sulla richiesta del 6,2% (6,2% anche nel 2010). L’intensità elettrica del PIL per l’anno 2011 è risultata pari a 0,233 kWh/€ 2005, di fatto paragonabile a quella del 2010. La disponibilità di energia elettrica per il consumo (produzione lorda al netto degli apporti da pompaggio più saldo importazioni dall’estero) è stata nel 2011 pari a 344,1 TWh, in leggero aumento (+0,3% rispetto al 2010). In particolare, le importazioni nette dall’estero sono aumentate di 1,5 TWh (+3,6%), mentre la produzione nazionale netta è cresciuta dello 0,2% rispetto all’anno precedente. La variazione della produzione nazionale deriva dalla diminuzione della produzione termica tradizionale (-3,4%) ed idroelettrica (-12,3%), in parte compensata dall’aumento della produzione da altre fonti rinnovabili (+46,3%).

Tabella 1.1: Bilancio dell’energia elettrica per gli anni 2010-2011 2010 2011
Produzione netta di energia elettrica 290,7 291,4
di cui:
idroelettrica 49,3 45,3
geotermoelettrica 5,0 5,3
rifiuti urbani, biomasse, altre rinnovabili 20,5 30,6
termoelettrica tradizionale 220,9 205,8
Destinata ai pompaggi 4,4 1,9
Saldo import-export 44,2 45,7
Assorbimenti dei servizi ausiliari e perdite di pompaggio 11,3 11,1
Energia elettrica richiesta 330,5 334,6

L’incidenza delle fonti rinnovabili sul consumo interno lordo di energia elettrica (al netto dei pompaggi) ha raggiunto il 24% nel 2011. Tra i combustibili tradizionali è proseguita anche nel 2011 la tendenza alla riduzione dell’utilizzo di prodotti petroliferi, con una diminuzione del 9,5% rispetto al 2010, portando a solo il 5,4% l’incidenza sul consumo interno lordo totale. Inoltre, si è osservata anche una flessione del 7% nell’utilizzo di gas naturale, la cui quota rispetto alla disponibilità è passata dal 36,7% al 33,8%. Al contrario, è cresciuto sensibilmente l’utilizzo del carbone (+11,1%). La potenza di generazione lorda installata in Italia al 31 dicembre 2011 risulta pari a 120,5 GW, con una potenza installata delle centrali termoelettriche tradizionali pari a 78,4 GW (65,1%). In forte crescita risultano i parchi eolici e gli impianti fotovoltaici, in virtù dei meccanismi d’incentivazione legati al sistema dei Certificati Verdi e al Conto Energia.

Fonte: ENEA