Inquinamento, a Milano 34 sforamenti dei Pm10 in due mesi

Nonostante le piogge di gennaio e febbraio, gli sforamenti dei Pm10 hanno già raggiunto i limiti annuali concessi dall’Europa. Il bonus dei 35 giorni concessi dall’Europa per sforare la soglia dei Pm10 sta per essere già superato a Milano. È una questione di ore e dopo poco più di due mesi dall’inizio dell’anno, il capoluogo lombardo supererà i giorni consentiti per sforare i limiti delle polveri sottili. Sabato 28 febbraio le centraline dell’Arpa hanno registrato 50 microgrammi per metro cubo d’aria. Dopo un anno segnato dalle piogge eccezionali e, quindi, da valori più ridotti, la metropoli che si appresta ad ospitare l’Expo lo farà con un’aria “fuorilegge”. Anche al di fuori di Milano la situazione resta critica con i limiti medi oltre il valore di 65 microgrammi. Pierfrancesco Maran, assessore comunale Ambiente ha ricordato come il 2014 sia stato – proprio grazie alle piogge – il secondo anno migliore di sempre. L’amministrazione milanese sa di non dover abbassare la guardia:

bisogna andare avanti nelle strategie strutturali impostate nella riduzione del traffico e nel miglioramento delle caldaie. L’aria che respiriamo oggi è migliore di cinque anni fa ma la partita non è affatto vinta,

spiega l’assessore. Il dato più preoccupante è che ci siano stati così tanti sforamenti in due mesi come gennaio e febbraio in cui le precipitazioni sono state oltre la media stagionale. Nonostante la disincentivazione del traffico automobilistico verso il centro cittadino, la Lombardia resta la Regione più motorizzata d’Europa con il 20% dei veicoli più della media. Secondo gli ambientalisti in Lombardia c’è un milione di auto di troppo e poche alternative all’auto privata. La questione non riguarda solamente il numero di giorni degli sforamenti, ma anche la media delle concentrazioni: 56 microgrammi per metro cubo d’aria contro i 40 stabiliti dall’Europa come limite massimo. Nelle scorse settimane il sindaco Anne Hidalgo ha dato una decisa accelerazione nelle politiche green di Parigi, in Italia, invece, certe decisioni sembrano andare a rilento: uno dei prossimi passi sarà il divieto di circolazione per i diesel Euro 3, un obiettivo che non ha ancora una data.milano_smog_euro4

Fonte:  Repubblica

© Foto Getty Images

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Fracking a Londra? Per il sindaco Johnson si può fare

Il British Geological Survey ha trovato ingenti quantità di gas nel sottosuolo della capitale britannica 170792848-586x411

Boris Johnson, il più eccentrico sindaco londinese che la storia ricordi, ne ha inventata un’altra della sua. Lui, appassionato ciclista, lui che ha sostenuto tante battaglie green come quella per la spillatura dell’acqua del rubinetto, lui che ha fatto installare numerose stazioni per la ricarica delle auto elettriche e che ha fatto ridisegnare il traffico londinese includendo le Cycle Superhighways per far scorrazzare in tutta sicurezza i ciclisti urbani, ora sarebbe sul punto di dare il via al fracking all’interno del territorio di sua competenza. Una boutade? Sembrerebbe proprio di no. Probabilmente Johnson si è consultato con l’amico Barack Obama, altro grande sostenitore del gas scisto. Il British Geological Survey avrebbe rivelato come nel sottosuolo britannico vi sia molto più gas scisto del previsto e ora il sindaco londinese starebbe pensando addirittura a delle perforazioni nella capitale.

Se ci sono riserve da sfruttare a Londra, si deve girare ogni pietra,

ha dichiarato Johnson sottolineando la “fame” di energia della capitale britannica. Un bel paradosso per il sindaco che qualcuno vorrebbe addirittura come prossimo uomo dei conservatori nella corsa a Downing Street: nella corsa alla rielezione a primo cittadino le sue politiche “green” erano sicuramente una carta vincente, ma quest’inattesa apertura al fracking cittadino potrebbe rimettere tutto in gioco. Se, probabilmente, le perforazioni a Londra potrebbero essere soltanto una battuta a effetto, lo stesso non si può certo dire di regioni come il Lancashire, lo Yorkshire e il West Sussex (la zona fra Brighton e Londra) nelle quali ci sarebbe gas utilissimo per alimentare una delle metropoli più energivore del mondo. Per ora sono gli inglesi a tremare, l’importante è che poi non cominci anche la terra sotto i loro piedi.

Fonte: The Guardian