Tamburrano: «Solo le energie rinnovabili possono salvarci dalla tempesta perfetta climatica»

L’osservatorio indipendente Vote Watch lo ha inserito fra i cinque parlamentari europei più autorevoli (su 751) in materia di politiche energetiche. Lui è Dario Tamburrano, europarlamentare dal 2014 per il Movimento 5 Stelle che sta ottenendo notevoli risultati nell’ambito delle energie rinnovabili.9777-10555

Dario Tamburrano siede al Parlamento europeo dal 2014 per il M5S. Romano, 49 anni, è “cresciuto” politicamente nei meetup occupandosi di ambiente, sicurezza alimentare ed economia circolare. E’ stato membro di ASPO Italia (l’associazione che studia il picco del petrolio) e tra i fondatori del nodo italiano di Transition Town. Ha curato la traduzione italiana di saggi su ambiente e risorse, fra i quali i lavori di Lester Brown e di Benoit Thévard (le traduzioni sono gratuitamente disponibili QUI). Oggi è coordinatore della commissione parlamentare ITRE (energia, industria, ricerca, telecomunicazioni), membro supplente della commissione parlamentare TRAN (trasporti e turismo) e vicepresidente dell’intergruppo parlamentare “Beni comuni e servizi pubblici”.

L’osservatorio indipendente Vote Watch, che si occupa di politiche europee, lo ha inserito fra i cinque parlamentari europei – su 751 – più autorevoli in materia di politiche energetiche.

Dario, su quali temi si è mosso principalmente in questi anni di impegno all’europarlamento?

Energia, o meglio energie rinnovabili. Ritengo che siano l’unico strumento per salvarci dalla tempesta perfetta climatica, energetica ed economica. Sono ormai sotto gli occhi di tutti i cambiamenti climatici dovuti all’uso dei combustibili fossili e alla conseguente emissione di gas serra nell’atmosfera, ma non solo: dal punto di vista geopolitico, si impone la constatazione che l’UE non possiede riserve di combustibili fossili sufficienti ai suoi bisogni. La dipendenza energetica ha come effetto collaterale l’impossibilità di essere liberi da condizionamenti politici esterni. E’ un problema pertanto non solo ambientale, ma di libertà e democrazia.

Quali attenzioni e impegni trasversali è riuscito a far convergere sulle tematiche a lei care?

Il frutto più bello è stato riuscire a costruire un’ampia maggioranza, all’interno del Parlamento Europeo, a favore dei diritti dei piccoli produttori-consumatori di energie rinnovabili: i prosumer, siano essi singoli individui o riuniti in cooperative (comunità dell’energia). In assenza di questo riconoscimento, Paesi come Spagna ed Italia hanno ad esempio potuto stroncare a suon di tasse e balzelli la produzione diffusa di energia solare. Nell’ambito della revisione della direttiva rinnovabili, nel gennaio scorso, il Parlamento Europeo – su nostra proposta – ha sancito che tutti hanno diritto a produrre, stoccare e consumare l’energia rinnovabile senza pagare tasse, e a scambiarsi le eventuali eccedenze. Sempre in base a quanto è stato approvato dal Parlamento Europeo, il prezzo dell’eventuale surplus di energia ceduto dai prosumer alla rete elettrica non deve riflettere solo il prezzo di mercato, ma anche il valore aggiunto dell’energia prodotta in forma decentrata. Abbiamo lavorato anni per ottenere questo risultato.

Quali sono i successi maggiori ottenuto sul fronte della salvaguardia ambientale, delle energie rinnovabili e della sostenibilità ai quali la sua attività ha contribuito?

Quello relativo ai diritti dei prosumer è un successo del quale vado particolarmente orgoglioso. I dettagli della mia attività parlamentare sono sul mio blog. Altre soddisfazioni importanti sono venute dal nuovo regolamento per le etichette che indicano l’efficienza energetica di apparecchiature quali lavatrici, aspirapolveri, lavastoviglie eccetera. Sono stato il relatore di questo regolamento (significa che ho guidato l’azione legislativa del Parlamento Europeo), che entrerà in vigore gradatamente dalla fine del 2019. Le nuove etichette spazzano via l’attuale giungla basata su scale diverse di efficienza, ma soprattutto, per così dire, guardano lontano: anziché rincorrere il presente (come di solito fa la legislazione), hanno due caratteristiche che assecondano i futuri sviluppi dell’efficienza energetica. La prima di queste due caratteristiche è la creazione di un database online pubblico di tutti i prodotti coperti da etichettatura. Si potrà accedere al database da ogni etichetta, attraverso un QR code (o simili) riportato sull’etichetta stessa e leggibile con uno smartphone. Il database consentirà di sviluppare applicazioni in grado di effettuare confronti immediati fra i vari modelli e di individuare quello che offre il maggiore risparmio di energia rispetto alle abitudini personali di impiego. Inoltre – ed è la seconda caratteristica – sarà possibile inserire sulle etichette il simbolo che indica la capacità di un’apparecchiatura di essere smart, cioè di entrare in funzione quando l’energia elettrica costa meno o è più abbondante. E’ la nuova frontiera dell’efficienza energetica: un risparmio di energia non solo di tipo quantitativo ma anche qualitativo (relativo cioé a quando e a dove viene utilizzata l’energia) che contribuisce all’indispensabile bilanciamento di una rete elettrica nella quale viene immessa una crescente quantità di energia rinnovabile, per sua natura discontinua e non programmabile.

Come e in che misura il Parlamento europeo incide sulle decisioni della UE?

Siamo abituati a pensare che un parlamento approvi le leggi e abbia facoltà di iniziativa legislativa: o almeno, a scuola ci hanno insegnato che queste sono le prerogative del Parlamento italiano, anche se di fatto ha abdicato a gran parte di esse. Il Parlamento Europeo non ha queste facoltà nemmeno sulla carta: è uno dei due co-legislatori europei insieme al Consiglio UE, la “voce” dei Governi degli Stati membri. L’iniziativa legislativa invece appartiene esclusivamente alla Commissione Europea. Tradotto in pratica, questo significa che il Parlamento Europeo approva le modifiche che, a giudizio della sua maggioranza, andrebbero apportate alle proposte legislative della Commissione Europea. Lo stesso, separatamente, fa il Consiglio UE. Poi i rappresentanti di Parlamento e Consiglio UE si riuniscono nei cosiddetti triloghi, le trattative politiche per conciliare fin nei minimi dettagli le rispettive posizioni. Il testo legislativo uscito da questa trattativa viene poi approvato separatamente, nell’identica forma, da Parlamento Europeo e Consiglio UE. Ora, ad esempio, è in fase di trilogo la direttiva rinnovabili che contiene i diritti dei prosumer sanciti dal Parlamento Europeo. L’unica facoltà di un eurodeputato come me è quella di battersi affinché i risultati ottenuti nel Parlamento non vengano cancellati durante il trilogo. Eppure il Parlamento Europeo è l’unica istituzione UE eletta direttamente dai cittadini… E’ una delle contraddizioni dell’UE. Di questa UE. Detto questo, molti pensano che il Parlamento Europeo non conti nulla o che sia un luogo di ritrovo di sfaccendati. Non è affatto vero. Il lavoro, se lo si vuol fare, è intensissimo e le decisioni che vengono prese hanno il loro peso. Altrimenti non saremmo contattati da lobbisti espressione di vari interessi che provano a influenzare le nostre decisioni.

Su quali fronti ritiene più urgente intervenire oggi, sia per quanto riguarda il fronte italiano che quello più complessivo europeo?

È indispensabile investire massicciamente, anche con politiche monetarie e finanziarie ad hoc, per una rapida transizione verso una società basata sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica. Oltre a presentare i ben noti vantaggi ecologici, una politica del genere metterebbe al riparo la nostra economia dall’oscillazione dei prezzi dell’energia e sarebbe in grado di generare prosperità diffusa tramite una miriade di piccoli e piccolissimi impianti per la produzione di energia rinnovabile. Indipendenza energetica inoltre significa maggiore indipendenza politica: l’Unione Europea può liberarsi sia dai ricatti di chi minaccia di interrompere le forniture, sia dal coinvolgimento in tensioni geopolitiche e potenziali conflitti.

Cosa sta accadendo con TTIP e CETA e quale peso gli interessi che stanno dietro questi trattati hanno sulla politica e sui politici?

Il TTIP è finito in freezer con l’insediamento alla Casa Bianca di Trump che, al contrario del suo predecessore, sembrerebbe non amare questo trattato. Il CETA invece, dopo l’ok di Consiglio UE e di Parlamento Europeo (i 5 Stelle hanno votato contro), nel settembre 2017 è entrato in vigore a titolo provvisorio e a tempo indeterminato. L’entrata in vigore definitiva avverrà solo dopo la ratifica da parte di tutti i Parlamenti degli Stati UE. Le ratifiche non procedono speditamente: in Italia, ad esempio, sembrava che il voto dovesse avvenire la scorsa estate, ma tutto si è fermato in seguito alle proteste dei cittadini e di parte del mondo dell’agricoltura. L’unica, piccola buona notizia è che la clausola ISDS-ICS del CETA (la clausola che consente alle grandi corporation di citare in giudizio per danni gli Stati davanti a un tribunale speciale) sarà operativa solo dopo la ratifica del CETA da parte di tutti i parlamenti, ma il Parlamento della Vallonia belga ha già detto che non ratificherà il CETA proprio a causa della clausola ISDS-ICS.

Come viene vista l’Italia da altri paesi di maggior peso in Europa, come per esempio Francia e Germania?

Nelle istituzioni europee, frequento essenzialmente le assemblee plenarie del Parlamento e le commissioni parlamentari: luoghi in cui, con ritmi il più delle volte frenetici, si discutono idee, si limano emendamenti e si vota. Non c’è gran tempo per le chiacchiere… Posso però dire che noi italiani del M5S, all’inizio guardati con l’aria di sufficienza riservata agli ultimi arrivati (peraltro una campagna stampa estera ci aveva dipinto come degli sgangherati neonazisti incompetenti), ci siamo guadagnati i gradi sul campo: i colleghi ci stimano ed apprezzano perchè dimostriamo preparazione, passione ed impegno costante.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Referendum anti-trivelle, Mattarella firma: niente Election Day. Greenpeace: “Sottrazione di democrazia ingiustificabile”

Il referendum sarà il 17 aprile. Ufficializzata quindi la decisione del governo di non accorpare la consultazione con le elezioni amministrative ma la decisione della Consulta su due quesiti esclusi potrebbe impattare sulla data

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L’Election Day non ci sarà. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto sulle norme in materia ambientale che indice il referendum popolare anti-trivelle per il 17 aprile. Viene quindi ufficializzata la decisione del governo di non accorpare la consultazione referendaria con le elezioni amministrative, come chiedevano gli ambientalisti e i presidenti delle Regioni interessati dalle trivellazioni in Adriatico. Il Colle si giustifica dichiarando che la firma è avvenuta in base al decreto 98 del 2011, che prevede la possibilità di abbinare tra loro referendum o elezioni di diverso grado ma non elezioni con referendum. Per l’unico precedente di abbinamento referendum-elezioni, nel 2009, è servita un’apposita legge. Secondo Greenpeace, che aveva avviato una raccolta firme on line per chiedere un’unica data, lo spreco di risorse pubbliche che sarebbe stato possibile risparmiare con l’Election Day “coincide con una sottrazione di democrazia ingiustificabile”. Per l’associazione questa scelta costerà agli italiani ” tra i 350 e i 400 milioni di euro di soldi pubblici”. Inoltre viene sottolineato come “la durata della campagna elettorale risulta compressa al limite della legge: è possibile, ad esempio, che non vi siano i tempi tecnici per garantire almeno i 45 giorni previsti dalla legge sulla par condicio”.

Opinione condivisa anche dalla presidente di Legambiente Rossella Muroni, che alla vigilia della firma di Mattarella, scriveva che il Governo Renzi “non solo sta investendo 360 milioni dei nostri soldi per far fallire il referendum, ma vuole anche impedire che ci sia il tempo e il modo per realizzare una campagna referendaria che metta al centro del dibattito pubblico e politico quelle scelte energetiche, come rinnovabili ed efficienza energetica, che il nostro Paese deve compiere in modo strategico e in coerenza con gli accordi presi alla Cop 21 di Parigi”.

La scelta di non accorpare i due appuntamenti ha suscitato anche le proteste anche del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che raggiunto da ilfattoquotidiano.it ha detto di essere “addolorato” per la decisione.
I cittadini sono chiamati a pronunciarsi sull’abrogazione della legge sulle trivellazioni limitatamente alle parole “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. La Corte costituzionale il 19 gennaio ha infatti dichiarato ammissibile solo il sesto quesito tra quelli promossi da Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto,Calabria, Liguria, Campania e Molise. Si tratta di quello che si concentra sulla previsione che i titoli abilitativi già rilasciati debbano essere fatti salvi, appunto, fino a quando il giacimento si esaurisce.

La scelta del governo appare ancora più scellerata se si pensa che rimangono ancora in piedi due conflitti di attribuzione su altrettanti referendum esclusi dalla Cassazione a gennaio: quello sul piano delle aree per ricerca ed estrazione di idrocarburi e quello sul doppio regime per il rilascio dei titoli. La camera di consiglio della Corte Costituzionale dovrà valutare il 9 marzo la loro ammissibilità. Se dovesse essere riconosciuta le Regioni dovranno notificare alla controparte l’ordinanza di ammissibilità e poi dovrà pervenire alla cancelleria della Corte la documentazione dell’avvenuta notifica. Ci sono quindi dei tempi tecnici per l’espletamento di tutta la pratica che potrebbero impattare sulla data del 17 aprile decisa per il referendum.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Nasce assoRinnovabili, Aper si fonde con Assosolare e risponde al potere degli idrocarburi

APER e Assolare assieme per rispondere all’aggressiva avanzata delle politiche energetiche che si basano sugli idrocarburiassorinnovabili-620x350

Nasce assoRinnovabili Associazione dei produttori, dell’industria e dei servizi per le energie rinnovabili dalla fusione tra APER e Assosolare e si propone di essere la risposta alla prepotente politica italiana basata sugli idrocarburi. Infatti, mai come in questi ultimi 4 anni i produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili, i fornitori di servizi professionali, tecnologie e componenti attivi nella filiera rinnovabile sono stati strapazzati dalle scelte energetiche attuate dalla politica italiana che ha risposto con un Piano energetico nazionale basato sullo sfruttamento degli idrocarburi e sulla pesante penalizzazione delle rinnovabili. E’ questa la prima associazione italiana sia per rappresentatività, sia per numero di associati e potenza installata: 500 iscritti, più di 1.200 impianti per oltre 10.000 MW di potenza elettrica installata rinnovabile tra eolico, idroelettrico e fotovoltaico per circa 25 miliardi di kWh all’anno pari a una riduzione di emissioni di CO2 di oltre 19 milioni di tonnellate annue.

Ha detto Re Rebaduengo:

Siamo certi che questo importante passaggio contribuirà a sostenere meglio le prossime azioni per l’introduzione di una adeguata disciplina sugli sbilanciamenti, per la regolamentazione dei Sistemi Efficienti d’Utenza e, in genere, per promuovere gli interessi di un settore che è ormai diventato un pilastro del Paese.

Giusto per contestualizzare lo scenario in cui si colloca oggi assoRinnovabili ricordo il libello di Chicco testa, presidente Assoelettrica contro le rinnovabili e sopratutto il progetto del ministro Zanonato di tassare gli interessi passivi dei produttori di rinnovabili.

 

Fonte: ecoblog