Biocombustibili di seconda generazione per le auto del futuro. Il progetto Horizon 2020 “FLEDGED” coordinato dal Politecnico di Milano

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Il progetto Horizon 2020 FLEDGED, coordinato dal Politecnico di Milano, intende sviluppare un nuovo processo per la produzione di dimetiletere (DME), che ha proprietà fisiche simili al GPL, da biomassa di seconda generazione cioè biomassa legnosa, residui agricoli o rifiuti, quindi non in competizione con il mercato alimentare. La riduzione delle emissioni di CO2 dal settore dei trasporti è un obiettivo chiave delle politiche di sviluppo dell’Unione Europea. Una sempre maggiore diffusione di combustibili di origine biologica è una delle vie più promettenti per raggiungere questo obiettivo, soprattutto nel breve-medio termine grazie ad alcuni vantaggi rispetto a sistemi alternativi (quali ad esempio la mobilità elettrica o ad idrogeno). Infatti, l’utilizzo di biocombustibili consente di sfruttare l’infrastruttura esistente per il trasporto e lo stoccaggio del combustibile e non richiede modifiche, se non minime, alle autovetture già presenti sul mercato. Il progetto Horizon 2020 FLEDGED (FLExible Dimethyl ether production from biomass Gasification with sorption enhancED processes), coordinato dal Politecnico di Milano, intende sviluppare un nuovo processo per la produzione di dimetiletere (DME) da biomassa di seconda generazione (cioè biomassa legnosa, residui agricoli o rifiuti, quindi biomassa non in competizione con il mercato alimentare). Il DME, che ha proprietà fisiche simili al GPL, è un combustibile molto promettente per il settore dei trasporti ed è oggetto di importanti sperimentazioni da parte di importanti costruttori nell’utilizzo finale su automobili e veicoli pesanti. Il DME può essere utilizzato nei motori diesel esistenti con minime modifiche, in modo efficiente e senza emissioni di particolato.

Il progetto FLEDGED, iniziato a novembre 2016, riunisce un gruppo di lavoro internazionale a cui partecipano 3 università, 3 centri di ricerca e 4 aziende di 7 nazioni europee (Italia, Olanda, Spagna, Germania, Finlandia, Francia e Svizzera) coordinati dal Politecnico di Milano. “L’obiettivo di FLEDGED”, spiega il Coordinatore Matteo Romano, “è quello di dimostrare in laboratorio le due tecnologie chiave di questo innovativo processo di conversione della biomassa in DME, in modo da porre le basi per la successiva dimostrazione in un impianto pilota completo.

Le tecnologie innovative oggetto della ricerca sono il processo di gassificazione (cioè la conversione della biomassa solida in un gas) e il processo di sintesi del DME dal gas prodotto. Entrambi consentono di ottenere un processo globalmente più semplice e compatto, più economico rispetto a quelli tradizionali, adatto sia ad impianti di grande taglia, sia ad impianti di media-piccola taglia”.

Il progetto, della durata di 4 anni, ha ricevuto un finanziamento di 5,300,000 € dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea.

Fonte: ecodallecitta.it

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Risparmio energetico più facile con enCOMPASS, progetto UE coordinato dal Politecnico di Milano

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Sistemi digitali efficaci e gradevoli da usare per rendere i dati di consumo energetico comprensibili a tutti (cittadini, frequentatori di luoghi pubblici, gestori di edifici, società erogatrici di energia, scuole) e aiutino l’utente a gestire l’energia in modo efficiente, con un risparmio nei costi ma senza abbassare il livello di comfort.

E’ l’obiettivo del progetto H2020 enCOMPASS (Collaborative Recommendations and Adaptive Control for Personalized Energy Saving, www.encompass-project.eu), coordinato dal Politecnico di Milano, che svilupperà entro i prossimi 3 anni un approccio socio-tecnologico integrato al risparmio energetico. Il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità identificati dall’Unione Europea da realizzare entro il 2020 non richiede solo interventi dal punto di vista tecnologico ma anche un cambiamento dei comportamenti individuali nel consumo di energia.

Il progetto dimostrerà come tutto ciò sia realizzabile tramite una piattaforma aperta che unisca:

1) la visualizzazione dei dati provenienti da sistemi di rilevazione per riscaldamento ed elettricità e delle informazioni generate dall’utente rilevate automaticamente e manualmente;

2) interfacce intuitive per la comprensione dei dati raccolti;

3) educazione al consumo consapevole tramite giochi;

4) integrazione con i sistemi intelligenti di automazione e controllo degli edifici.

La piattaforma rappresenterà il cuore di un nuovo sistema che permetterà agli operatori del settore energetico di sviluppare proprie soluzioni per il risparmio di energia o di integrare ed utilizzare servizi individuali richiesti dall’utente. EnCOMPASS dimostrerà la sua efficacia in tre diverse aree geografiche europee caratterizzate da climi differenti (continentale umido ad Hassfurt in Germania, Mediterraneo ad Atene e Thessaloniki in Grecia e Continentale subartico a Gambarogno in Svizzera) e sarà testato in tre diversi tipi di edifici (residenziali, scuole e uffici).

Il sistema produrrà un impatto sociale, economico e ambientale che andrà oltre i confini delle aree di sperimentazione dato che l’approccio olistico utilizzato sarà replicabile anche in altri contesti.

Questi i partner di progetto: Politecnico di Milano, Italia, coordinatore; European Institute for Participatory Media, Germania; Stadtwerk Haßfurt GmbH, Germania; Naturschutzbund Deutschland, Germania; Watt + Volt, Grecia; Società Elettrica Sopracenerina, Svizzera; Centre for Research and Technology Hellas, Grecia; Ethniko Idryma Erevnon, Grecia; Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, Svizzera; Set Mobile S.R.L., Romania; Kaleidos Games, Italia; Kaunas University of Technology, Social responsibility research centre, Lituania; Paradox Engineering SA, Svizzera; Gravity R&D Zrt, Ungheria.

Fonte: ecodallecitta.it

Illuminazione a LED, con i prezzi in discesa l’avanzata continua

Con il calo dei prezzi registratosi in questi ultimi anni, l’illuminazione a LED è sempre più diffusa. Nell’illuminazione pubblica e nel settore commerciale gli investimenti in questa tecnologia efficiente possono tagliare anche del 50% la bolletta, ripagandosi in tempi brevissimi. Ne parliamo con il professor Gianni Forcolini del Politecnico di Milano.LED

Grazie all’evoluzione tecnologica e all’ingresso sul mercato di nuovi attori, i LED, light emitting diode, in questi ultimi anni hanno subito un drastico calo dei prezzi. Grazie alla grande efficienza energetica, questa tecnologia per l’illuminazione è sempre più diffusa negli esterni urbani e negli ambienti commerciali, dove consente di tagliare la bolletta anche del 50%. Ma le lampade a LED si cominciano a vedere sempre più spesso anche nelle case. Ne parliamo con Gianni Forcolini, docente al Politecnico di Milano e già curatore dello Speciale Tecnico sui LED di QualEnergia.it uscito nel 2012. Di illuminazione a LED si parlerà anche il 9 aprile a Milano a Solarexpo-The Innovation 2015, nel convegno “Nextlighting. Illuminazione urbana, architetturale e industriale a LED”.

Professor Forcolini, l’ultimo speciale di QualEnergia.it che parlava di LED, da lei curato, risale ad aprile 2012. Cosa è cambiato in questi tre anni nel mondo delle tecnologie dei LED? Come sono evoluti i prezzi?forcolini gianni_0

Cominciamo dai prezzi. Da un lato la deflazione ha contribuito a una riduzione del prezzo di acquisto dei LED, ma d’altro canto bisogna dire che l’ingresso sui mercati internazionali dei grandi brand dell’elettronica di consumo – Samsung, Panasonic, Citizen, Nichia e altri – ha portato più concorrenza e quindi ha innescato una lotta sui prezzi. Oggi un LED di buona qualità costa pochi decine di centesimi, mentre solo tre o quattro anni fa arrivava quasi all’euro. Passando alla tecnologia abbiamo assistito negli ultimi anni alla diversificazione del prodotto LED. Si conferma, dunque, che il diodo luminoso ha molteplici applicazioni e sempre più si candida a sostituire tutte le lampade tradizionali.

In quali ambiti particolari i LED hanno avuto una penetrazione maggiore e grazie a quali loro caratteristiche?

Sicuramente negli esterni urbani. Molte pubbliche amministrazioni in Europa intervengono sugli impianti sostituendo lampade e apparecchi con i prodotti a tecnologia optoelettronica, per i significativi vantaggi economici nella gestione e nella manutenzione. Notevole anche la penetrazione negli interni commerciali e museali, dove la luce svolge un ruolo fondamentale nell’esposizione al pubblico di oggetti e di beni culturali e nella costruzione di scenografie luminose ad alto impatto visivo e comunicativo.

Tra i punti di forza dei LED c’è la grande efficienza energetica. Ci può fare un esempio di un intervento in ambito commerciale o industriale nel quale si è sostituito con LED un impianto preesistente, indicandoci costi, risparmi e tempi di rientro dell’investimento?

Gli esempi da fare sarebbero molti, ma l’analisi di un caso concreto richiederebbe più spazio. Posso dire che l’entità del risparmio, ad esempio per un negozio illuminato precedentemente con le lampade alogene, supera il 50%, il che significa ridurre ad oltre la metà la spesa energetica per l’illuminazione, con un tempo di ritorno dell’investimento non superiore a un anno e mezzo. Si consideri poi il risparmio dovuto alla lunga durata di funzionamento dei LED e alla minore emissione termica, risparmio indotto sui consumi dovuti alla climatizzazione.

Come diceva, grandi risparmi si possono ottenere anche nel campo dell’illuminazione pubblica: quali tecnologie si sostituiscono e con quali tempi di rientro?

I tempi di ritorno oggi oscillano tra i due e i tre anni, dipende dall’effettiva entità dell’intervento di riqualificazione impiantistica. In alcuni casi ci si limita a sostituire all’interno di armature stradali e di lampioni, ancora in buono stato, le sorgenti luminose e il sistema di alimentazione elettrica. In altri casi si cambiano i supporti meccanici – il più delle volte i pali – e le armature, con apparecchi più snelli, più leggeri, di minore impatto visivo, con l’ottima qualità cromatica dei nuovi LED.

Rispetto a 3 anni fa vediamo più prodotti per il mercato domestico, con attacco a vite, e con prezzi più accessibili. I produttori hanno già finito di sfruttare l’onda delle lampade a fluorescenza e iniziano a spingere i LED anche nel residenziale, o dovremo attendere ancora? Prevede che i prezzi calino nei prossimi anni?

Sì, prevedo un calo ulteriore. Però si consideri che la diversificazione dei prodotti di cui ho parlato propone molte alternative, quelle più economiche e quelle che restano costose per il budget famigliare. Per il settore residenziale e dell’ospitalità abbiamo all’orizzonte gli OLED, leggeri fogli luminosi, oggi ancora piuttosto costosi. In un futuro non lontano saranno più accessibili. Direi che per le fluorescenti compatte il consumatore domestico sta perdendo sempre più interesse.

In una casa, tenendo conto del maggior costo dei LED rispetto alle lampade a fluorescenza, in quali ambienti installerebbe prima i LED?

Sicuramente nel soggiorno, per la zona pranzo e la zona conversazione. Userei i LED nelle cucine e in modo particolare nei bagni e nella zona fitness. E poi tutti i locali dove si studia o si lavora. Cambiano aspetto e sono più confortevoli con un buona illuminazione LED.

Fonte: Redazione Qualenergia.it

 

Smog da polveri sottili, AMAT “certifica” i 35 giorni di superamento limite PM10 a Milano

Smog e polveri sottili (PM10). I dati AMAT certificano che lunedì 9 marzo è stato il 35° giorno di superamento dei 50 ug/m3 di PM10 che rendono la città “fuorilegge” sullo smog. Decisivi quindi i 57 ug/m3 della stazione di rilevamento “Città Studi/Pascal”, sita in via Ponzio 34/36382201

Smog a Milano. Dopo le incertezze degli scorsi giorni, oggi si sa che anche a Milano si sono “ufficialmente” già raggiunti i 35 giorni di superamento del limite dei 50 ug/m3 di PM10, quel “bonus” previsto dalla normativa in materia di inquinamento che, una volta superato, rende la città “fuorilegge” sullo smog. La rilevazione che ha fatto registrare il 35° giorno sono i 57 ug/m3 di PM10 della stazione di rilevamento “Città Studi/Pascal”, in realtà sita invia Ponzio 34/36.  Come abbiamo scritto negli scorsi giorni, infatti, secondo AMAT Milano non aveva ancora raggiunto il 35° giorno di superamento dei PM10, anche se altri organi d’informazione avevano dato la notizia. Il motivo, ci avevano spiegato, è che il conto si fa sui superamenti della centralina “coi valori più alti”, ossia quella che era più vicina ai 35 giorni in questo inizio di 2015, ossia quella di via Ponzio (Pascal/Città Studi).  Una notizia non proprio positiva per Milano, considerando che nel 2014 il 35°giorno lo si era raggiunto solo il 9 ottobre. Tuttavia il 2014 era stato un anno eccezionale in positivo, per lo smog, soprattutto a causa delle particolarissime condizioni climatiche e dei livelli record di pioggia. Il raggiungimento dei 35 giorni di superamento ad inizio marzo porta Milano indietro, al periodo 2006-2013, anni in cui il bonus si è sempre esaurito appunto nei primi 60, massimo 90 giorni dell’anno.  Dov’è sita la stazione che ha fatto scattare i 35 giorni di superamento limite PM10 a Milano? E’ la stazione di rilevamento definita “Città Studi/Pascal”, in realtà sita in via Ponzio 34/36, come si legge nella sezione ARPA dedicata all’ubicazione delle stazioni (o centraline di rilevamento). Ossia una delle zone più verdi e meno trafficate dalla città (vedi foto allegata): in via Ponzio c’è una delle sedi del Politecnico di Milano, la via è a traffico limitato, la zona è ricca di verde, grazie anche alla presenza del centro sportivo Giuriati.

 

AMAT Milano, il “bollettino aria” del 10 marzo relativo al 9 marzo [0,54 MB]

 

Fonte:  ecodallecitta.it

Politecnico di Milano, c’è tempo fino al 18 febbraio per iscriversi al Master “Ridef 2.0: reinventare l’energia”

In partenza l’XI edizione di RIDEF 2.0 Reinventare l’energia: percorsi di specializzazione, approccio didattico interattivo, numerosi laboratori ed esercitazioni tra le attività della nuova edizione. Termine ultimo per i scriversi è il 18 febbraio381627

Il Master Universitario di II livello RIDEF 2.0 del Politecnico di Milano è stato oggetto, lo scorso anno, di un profondo rinnovamento didattico che ha consentito di cogliere le novità provenienti dal mercato del lavoro e dall’evoluzione tecnologica.  Sulla scia del successo della nuova edizione, la undicesima, il Consiglio di Master ha deciso di allargare la base formativa attivando una collaborazione con l’Università degli Studi di Milano. Verrà quindi introdotto uno specifico modulo dedicato al management sostenibile e verrà ampliata la base teorica del corso con contributi sul versante giuridico, economico e sociale. Il corso si propone di creare, attraverso un approccio interdisciplinare, competenze specifiche in grado di gestire la complessità del mondo energetico in rapidissima evoluzione.
Sono oltre cento i docenti provenienti dal mondo accademico, industriale e pubblico che partecipano attivamente alle attività didattiche, e oltre 300 i diplomati, ingegneri, architetti, economisti, fisici, scienziati ambientali, laureati in giurisprudenza e scienze politiche che, una volta conseguito il Master, hanno dato il loro contributo nel panorama energetico di questi anni, con un tasso di collocazione lavorativa immediata molto elevato (superiore all’80%), grazie anche agli stage di alto livello che il RIDEF ha saputo offrire. L’articolazione didattica del RIDEF 2.0 è confermata nella struttura presentata nella scorsa edizione: due parti comuni a tutti gli iscritti dedicate a Contesto, tecnologie, mercati e policy e Pianificazione energetica territoriale e gestione dei centri urbani; due percorsi paralleli a scelta su Generazione sostenibile di energia, reti e mercati ed Edifici ad alte prestazioni e a energia quasi a zero; due ulteriori moduli, sempre a scelta, dedicati ai temi del Management dei servizi di pubblica utilità e dell’Efficienza energetica nell’industria. La formazione anche quest’anno sarà strutturata sia in ore di didattica frontale sia in attività di laboratorio, esercitazioni e lavori di gruppo, vero motore del corso e strumento privilegiato per permettere agli studenti di mettersi in gioco e simulare momenti fondamentali della quotidianità lavorativa.
Entro il 18 febbraio 2015 sarà possibile iscriversi online ai colloqui di selezione su http://www.ridef.it

Per ulteriori informazioni scrivete a info@ridef.it o chiamate il numero verde 800760999

 

Fonte: ecodallecitta.it

VenTo, la Regione Piemonte aderisce al progetto della pista ciclabile più lunga d’Italia

Su proposta degli assessori Francesco Balocco, Giorgio Ferrero, Antonella Parigi ed Alberto Valmaggia è stata decisa ieri 8 settembre l’adesione della Regione Piemonte al progetto VenTo, elaborato dal Politecnico di Milano per realizzare un’infrastruttura viaria ciclabile di lunga percorrenza lungo il fiume Po380169

Su proposta dell’assessore ai Trasporti Francesco Balocco, alla Cultura e al Turismo Antonella Parigi, e all’Ambiente Alberto Valmaggia, la Giunta Regionale ha espresso la sua adesione al progetto elaborato dal Politecnico di MilanoVenTo, la via ciclabile lunga 679 Km che collega Torino a Venezia e che, ad oggi, risulta essere il percorso ciclabile più lungo d’Italia.  Dopo questo importante riconoscimento da parte della Regione, verranno definite e forme di collaborazione istituzionale per l’attuazione dell’intervento con i promotori, il Ministero dei Beni Culturali le Regioni Lombardia, Emilia Romagna e Veneto e gli enti locali.  Si tratta di un importante passo in avanti non solo per la diffusione di una mobilità dolce e alternativa, ma anche per i risvolti economici e occupazionali che un progetto così strutturato e che vede l’appoggio delle istituzioni può garantire. Secondo i calcoli, infatti, l’infrastruttura ciclabile con le attività ad essa collegate potrebbero portare introiti che vanno dagli 80 ai 100 milioni di euro l’anno, offrendo 2000 nuovi posti di lavoro e sviluppare un turismo legato alla valorizzazione dell’ambiente.

 

Fonte: ecodallecitta.it

“Via d’acqua”: altro cemento a Milano

Un enorme canale cementizio attraverserà la parte ovest di Milano per portare acqua dal canale Villoresi al sito espositivo di Expo 2015. Opera dai costi esorbitanti criticata dagli ambientalisti, dai cittadini e dalle associazioni della società civile. Ma prevale la logica del business per pochi.viadacqua

Fervono i lavori per Expo 2015 a Milano e in capo a una persona si sono concentrati i poteri dati dalla funzione di commissario straordinario del Governo. E procede anche il progetto dell’opera tanto contestata, quella cosiddetta“Via d’acqua” che, sotto forma di canale di cemento, procederà da nord a sud nella parte ovest di Milano per portare acqua dal canale Villoresi al sito espositivo per poi uscirne e raggiungere il Naviglio Grande a San Cristoforo. Per giustificarne la realizzabilità malgrado le critiche durissime arrivate da più parti la si è  definita “strategica”, «ma in realtà serve a ben poco, fa tanto male e costa molto: queste opere avranno un impatto devastante su territori protetti e tutelati come il Parco delle cave, il Parco di Trenno ed il Boscoincittà» hanno spiegato i responsabili di Fiab Milano. Associazioni e comitati di cittadini hanno invano proposto un’alternativa di tracciato attraverso l’utilizzo di rogge e fontanili già esistenti; su questo è stata portata avanti una grande battaglia da Italia Nostra, proprio per contenere l’impatto ambientale. Poi molti altri hanno chiesto la rinuncia tout-court alla realizzazione dell’opera. «Abbiamo messo a disposizione di tutti la sequenza di resoconti e documenti che evidenziano perplessità , dissensi, suggerimenti espressi anche in sedi istituzionali, come il  Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e la Sopraintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali ed una Proposta di Variante che riprendendone indicazioni paesaggistiche al limita i danni dell’opera – spiega Italia Nostra –  La proposta di variante curata dalla Sezione con il Centro Forestazione Urbana è stata confermata nella fattibilità idraulica dai docenti di costruzioni idrauliche del Politecnico di Milano. Italia Nostra, fin dal concretizzarsi del progetto della Via d’Acqua, quando si era delineata la non volontà di utilizzare o valorizzare il reticolo idraulico naturale e artificiale esistente sul territorio a favore di una soluzione con tracciato nuovo invasivo e prepotente nel progettato taglio dei Parchi, aveva espresso il suo parere negativo sull’opera così proposta. Il tracciato della Via d’Acqua (canale piste ciclabili e terrapieni avranno larghezza tra gli 8 e i 15 metri) rappresenta una barriera, una ferita, un ingombro».
E quaranta milioni di euro se ne andranno così…

Fonte: il cambiamento

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Il grafene aumenta l’efficienza dei dispositivi fotovoltaici

Il grafene si conferma come il materiale delle meraviglie con applicazioni che possono rivoluzionare le rese dei materiali fotovoltaicigrafene-384x350

Per i ricercatori dell’Istituto nanoscienze (Nano-Cnr) e dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie (Ifn-Cnr) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) il grafene si conferma essere il materiale delle meraviglie grazie ad una proprietà recentemente scoperta. Infatti il grafene se sottoposto a impulsi luminosi brevissimi riesce a moltiplicare a cascata gli elettroni. Questo risultato è stato ottenuto grazie alla collaborazione con Politecnico di Milano, Scuola normale superiore e Università di Cambridge e Manchester e pubblicato su Nature Communications. Rispetto alla capacità del grafene di moltiplicare gli impulsi luminosi, precisa Giulio Cerullo di Ifn-Cnr e Politecnico di Milano:

La moltiplicazione di carica è estremamente difficile da rilevare poiché dura appena un centinaio di femtosecondi, meno di un milionesimo di milionesimo di secondo! Per studiare effetti fisici su scale temporali così brevi servono impulsi luminosi altrettanto brevi, che siamo stati in grado di ottenere con tecniche di spettroscopia ultra-veloce capaci di ‘comprimere’ la luce. Il nostro esperimento rappresenta al momento l’evidenza sperimentale più chiara del fenomeno nel grafene.

La proprietà scoperta, dunque, si presta a essere utilizzata in tutti quei dispositivi fotovoltaici per aumentarne l’efficienza. Il progetto sotto cui rienta questo ambito di studio è Graphene Flagship sostenuto da un maxi-finanziamento di un miliardo di euro per 10 anni anni e che vede la partecipazione di oltre 70 partner scientifici e industriali il cui obiettivo è usare il grafene in vasti settori di applicazione. Spiega Marco Polini di Nano-Cnr di Pisa:

Studiare il comportamento degli elettroni nel reticolo bidimensionale di questo materiale, che è costituito da un foglio monoatomico di atomi di carbonio, è la chiave per capirne e sfruttarne al meglio le eccezionali proprietà: conduzione di elettricità e calore migliore del rame, leggerezza e resistenza maggiori dell’acciaio. Un aspetto ancora poco noto, per esempio, è cosa accade agli elettroni dopo che un lampo intenso e ultra-breve di luce li ha fortemente perturbati: abbiamo pertanto indagato le primissime fasi successive alla foto-eccitazione, quando gli elettroni, riscaldati dalla luce a temperature di migliaia di gradi, si raffreddano in un tempo brevissimo.

In sostanza i fotoni che precipitano vanno a creare un processo noto come moltiplicazione a cascata, per cui spiega Polini:

Un fenomeno noto come ‘carrier multiplication’, grazie al quale, per ciascun fotone assorbito dal grafene, più elettroni si mettono in moto e incrementano la corrente elettrica. La possibilità di innescare questo fenomeno potrebbe migliorare le prestazioni delle tecnologie fotovoltaiche e dei dispositivi optoelettronici in termini di efficienza, robustezza, risparmio energetico.

Fonte:  Comunicato stampa Cnr

 

VenTo Bici Tour: 15 tappe su due ruote per presentare il progetto della ciclabile lungo il Po

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Per dimostrare che la realizzazione di un unico tratto ciclabile che colleghi le città lungo il Po è possibile, non c’è che da percorrerlo: l’equipe di ricercatori del dipartimento di infrastrutture e progettazione del Politecnico di Milano, coordinati dal direttore scientifico Paolo Pileri, sta per tornare in sella per compiere un tour in quindici tappe da Torino fino a Venezia. Il progetto VenTo non si esaurisce nella realizzazione di una pista ciclabile ma intende favorire con la ciclovia anche la nascita del turismo su due ruote, praticamente assente in Italia e che invece in molti Paesi più a Nord costituisce una importante voce nel bilancio turistico. Un’idea di mobilità sostenibile, quindi, che è anche una proposta per favorire il superamento della crisi economica attraverso la valorizzazione delle risorse già presenti. Proprio in quest’ottica l’équipe di ricercatori ha già percorso, in sella alle bici, i 679 km di territorio interessato, valutando caso per caso tutti gli ostacoli presenti e le più efficaci soluzioni per garantire il passaggio ed elaborare un tracciato che tenga conto di tutte le piste già presenti ed utilizzabili: in questo modo è stato possibile contenere e calcolare in modo preciso e concreto i costi del progetto, pari a 80 milioni di euro complessivi. Non è stato facile, ammettono i ricercatori, incontrare il consenso delle istituzioni, che tuttavia stanno aderendo sempre più numerose. A dover cambiare è stata la concezione del trasporto su due ruote, per passare da quella della viabilità urbana a quella del lavoro sinergico per una ciclovia che possa essere gestita in cooperazione e che possa portare, allo stesso modo, benefici a tutto il territorio incluso nel tracciato, grazie allo sviluppo delle strutture ricettive per i turisti. Alcuni dei Comuni aderenti hanno ideato un protocollo d’intesa unitario per la realizzazione e la gestione di VenTo: intanto i ricercatori saranno in tour dal 26 maggio al 2 giugno per promuovere l’adesione e la sottoscrizione del protocollo, partendo da Torino e con varie tappe tra le quali Casale Monferrato, Valenza, Pavia, Piacenza, Cremona, Ferrara, Chioggia e Venezia. Eccovi anche il video teaser che spiega il progetto:

L’adesione al progetto è possibile, anche da parte dei singoli cittadini, sul sito web del progetto http://www.progetto.vento.polimi.it/.

Fonte: tuttogreen