Il caso Caffaro, salute e PCB: parla il padre dell’epidemiologia italiana

È in corso in Italia un dibattito scientifico sui rischi per la salute umana derivanti dall’esposizione ai policlorobifenili, meglio noti come PCB, una classe di composti di sintesi clorurati che hanno effetti altamente tossici.stabilimento_caffaro

In Italia, anche se lontano dai riflettori, è in corso un dibattito scientifico che ha come oggetto i rischi per la salute umana derivanti dagli effetti dell’esposizione ai policlorobifenili (meglio noti come PCB). I PCB sono una classe di composti di sintesi clorurati che hanno effetti altamente tossici e assimilabili a quelli delle diossine. La questione della correlazione tra l’esposizione a PCB e alcuni tipi di tumore è stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica dall’inchiesta di Presa Diretta trasmessa il 31 marzo scorso, che riguardava il “caso Caffaro” di Brescia. A Brescia, dopo aver acquisito dalla statunitense Monsanto i diritti di utilizzo del brevetto, la Caffaro è stata, per 50 anni, l’unico stabilimento in Italia a produrre PBC – dal 1932 al 1983. Il PCB prodotto a Brescia ha contaminato una vasta area di 7 km quadrati nella quale vivono circa 30.000 persone. Questa superficie corrisponde al SIN Caffaro (Sito di Interesse Nazionale) che necessita di interventi urgenti di bonifica del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali e sotterranee al fine di scongiurare ulteriori danni ambientali e sanitari.

1. L’inchiesta sul caso Caffaro ha reso noto anche il recentissimo studio epidemiologico intitolato “Progetto Sentieri” e condotto dal dott. Paolo Ricci – responsabile dell’Osservatorio Epidemiologico dell’Asl di Mantova e membro dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) – il quale ha rilevato come a Brescia l’incidenza di alcuni tumori PCB-correlati sia molto più elevata che nel resto del nord Italia.

2. Nello studio, presentato qualche settimana fa a Bolzano, il dott. Ricci, in collaborazione col dott. Pietro Comba dell’Istituto Superiore di Sanità, ha riscontrato come nel Comune di Brescia esista un’incidenza maggiore del 49% per il tumore alla tiroide, del 20% per il linfoma non-Hodgkin, del 58% per il tumore al fegato, del 26% per il tumore al seno. “Per tutte queste tipologie di tumori esiste una correlazione con l’esposizione al PCB”, ha dichiarato Ricci nell’intervista a PresaDiretta, facendo riferimento agli autorevoli studi di Philippe Grandjean – scienziato statunitense, stimato a livello mondiale, che da decenni studia gli effetti dell’esposizione a PCB e diossine sulla salute umana.terracini

Dopo la pubblicazione dello studio “Sentieri”, però, parte della comunità scientifica italiana si è schierata contro la ricerca di Ricci, mettendola in seria discussione e costringendo il prof. Benedetto Terracini – medico di fama internazionale (oggi in pensione), considerato il ‘padre’ dell’epidemiologia italiana – a rompere il silenzio e ad intervenire nel dibattito in prima persona. Attraverso una lettera aperta pubblicata dal Corriere della Sera, Terracini ha difeso e sottoscritto l’operato di Ricci: “condivido le preoccupazioni espresse dal dottor Paolo Ricci per i rischi per la salute creati dalla contaminazione ambientale intorno all’area Caffaro. In una presentazione alla riunione annuale dell’AIRTUM, poche settimane fa, lo stesso dottor Ricci ha documentato tanto la presenza, in diverse matrici ambientali bresciane, di elevate concentrazioni di policlorobifenili (PCB), quanto eccessi di incidenza di melanomi cutanei, tumori della mammella e linfomi non Hodgkin”. “L’evidenza epidemiologica”, scrive Terracini, “è stata fatta emergere dallo studio ‘Sentieri’”. Si tratta delle stesse sedi tumorali indicate come accertato o probabile bersaglio della cancerogenicità dei policlorobifenili da parte della prestigiosa Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro (IARC)”. “Mi pare che le reazioni all’allarme lanciato dal dottor Ricci abbiano sbagliato il tiro. Sul piano scientifico, se qualcuno ritiene che i risultati presentati dal dottor Ricci siano viziati (non è questa la mia opinione, né nel corso della riunione AIRTUM sono state sollevate critiche metodologiche), lo dica chiaramente e spieghi quali sono questi vizi”. E prosegue attaccando chiunque cerchi di ridimensionare l’emergenza sanitaria e ambientale messa in luce dalla ricerca: “Sul piano della salute pubblica, il tentativo di minimizzare il significato dei dati e delle informazioni presentate dal dottor Ricci rischia di oscurare l’importanza delle raccomandazioni che egli ha presentato alla riunione di Bolzano. Queste raccomandazioni comprendevano la garanzia dell’effettività dei divieti di frequentazione delle aree inquinate, la costituzione di una commissione di levatura scientifica internazionale per definire le strategie di bonifica e l’attivazione di ulteriori bio-monitoraggi della popolazione”.pcb

A questo proposito, va ricordato che i PCB sono caratterizzati da bassa solubilità in acqua e da bassa volatilità: sono, cioè, sostanze notevolmente “stabili”, molto persistenti nell’ambiente e difficili da bonificare e smaltire. Inoltre, lo scienziato statunitense Philippe Grandjean ha scoperto, di recente, che l’esposizione prolungata ai PCB non solo provoca i tipi di tumore già elencati, ma altera in maniera sensibile anche il sistema immunitario e il sistema endocrino, con conseguenze molto serie per la salute – in particolare per i bambini. Tanto che, recentemente, la stessa Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha inserito tutti i PCB tra i “cancerogeni di classe uno”, come l’amianto e il benzene. L’emergenza ambientale e sanitaria è un’evidenza scientifica e “chi si dissocia dal dottor Ricci sulla preoccupazione creata dai rischi ambientali per la salute dei bresciani”, conclude Terracini, “dovrebbe specificare se si dissocia anche dalle (a mio avviso sensate) proposte che egli enuncia. Il dottor Ricci ha operato coerentemente con i principi di corretto comportamento professionale espressi nelle le linee guida di etica per gli epidemiologi ambientali elaborate dalla International Association for Environmental Epidemiologists (ISEE) e pubblicate nel 2012, particolarmente per quanto riguarda le azioni per salvaguardare la salute pubblica, l’espressione della inferenza causale e la contestualizzazione”. Ma cosa si dovrebbe fare in attesa che il SIN Caffaro venga finalmente bonificato? Innanzitutto, come spiega lo stesso Ricci, al fine di evitare che il PCB passi di madre in figlio attraverso l’allattamento, “le madri dovrebbero essere monitorate singolarmente, per capire se sono soggetti con tassi elevati di PCB. Proseguire nel minimizzare il problema è “antipatico” e fuorviante. Le istituzioni sanitarie dovrebbero ragionare sul da farsi: va monitorata la catena alimentare, visto che – come dimostrato dal servizio di Presa Diretta – ci sono ancora mucche che pascolano nei campi contaminati e va fatta una seria opera di prevenzione sui residenti”.

Fonte: il cambiamento

Pcb Caffaro Brescia: via libera alla bonifica, ma dal 2016

Cresce la preoccupazione fra gli abitanti delle zone adiacenti allo stabilimento della Caffaro di Brescia, contaminate dai Pcb102944320-594x350

Questa settimana il Governo ha siglato il via libera alla progettazione delle bonifiche del sito Caffaro di Brescia. Fra la popolazione, l’allarme per i livelli di policlorobifenili (Pcb) 10mila volte superiori ai livelli consentiti dalla legge è alto. In prossimità della fabbrica si coltivano insalate, pomodori e ortaggi che finiscono nella catena alimentare. Gli abitanti dei quartieri di Noce, Chiesanuova e Primo Maggio, nonostante le informazioni connessi all’attività agricola in prossimità della Caffaro, continuano a coltivare, pensando che la contaminazione altro non sia che un bluff. La bonifica, dunque, si farà, ma non in tempi brevi. L’ipotesi più probabile è che i lavori partano nel 2016. Occorre un’indagine approfondita sulla falda, ma, attualmente, è difficile ipotizzare quali soluzioni verranno prese per rimediare al danno fatto dalla Caffaro. Pensare di poter spostare i 3 milioni di metri cubi di terra avvelenata che stanno sotto la fabbrica è pura utopia, così come è altamente diseconomica l’ipotesi di rinchiudere il cono di terra in una barriera di cemento. L’operazione di bonifica più probabile prevede l’utilizzo di una barriera idraulica che utilizzi reagenti per neutralizzare inquinanti quali mercurio e solventi. Per quanto riguarda i Pcb (i fluidi utilizzati nei trasformatori e utilizzati nei trasformatori e lì prodotti fino al 1984) la bonifica potrebbe realizzarsi infilando nel sottosuolo elettrodi in grado di catalizzare le molecole e portarle in superficie. Il Pcb è cancerogeno, ma ancora una volta – come l’amianto, come il nucleare – la sua redditività economica ha posto in secondo piano sicurezza e salute. A Brescia non è solo la Caffaro a essere sotto osservazione: Baratti-Inselvini, Forzanini e Piccinelli e numerosi altri siti industriali potrebbero aver causato gli stessi problemi. Intanto negli scorsi giorni il Kollettivo Studenti in lotta, il Collettivo universitario autonomo e il coordinamento Sos Scuola ha occupato l’Assessorato allo Sport del comune di Brescia per la mancata bonifica del campo d’atletica Calvesi inquinato dai Pcb della Caffaro. L’attività sportiva deve far bene alla salute non metterla a rischio. (…) Non intendiamo accettare nuovi rinvii e non accettiamo obiezioni riguardanti la mancanza di risorse, perchè i soldi per altre opere si trovano: vedi volontà di costruire un nuovo parcheggio sotto il castello, costo 21 milioni di euro, acquisto dell’ex Oviesse, costo 8 milioni e 770 mila euro, acquisto nuova sede della polizia locale di via san Faustino, costo 1,7 milioni di euro; realizzazione o riposizionamento del Bigio, hanno sottolineato gli occupanti in un comunicato. Il bubbone è scoppiato dopo la sera del 31 marzo e un’inchiesta del programma Presa diretta condotto da Riccardo Iacona. Ora la popolazione vuole certezze e un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni che, in alcuni casi, continuano a fare melina. Qualche giorno fa, in un incontro pubblico organizzato dall’amministrazione comunale di Capriano del Colle la dottoressa Lucia Leonardi, responsabile di medicina ambientale dell’Asl, ha ribadito che le analisi saranno “totalmente a carico del cittadino perché la ricerca del Pcb non è considerata dal punto di vista clinico”. Un approccio che – per il momento – è lontanissimo da quello adottato a Casale Monferrato di fronte al disastro ambientale provocato dall’amianto

Fonte:  Corriere