Londra, la più grande pista ciclabile d’Europa: l’annuncio di Boris Johnson

Boris Johnson, sindaco di Londra annuncia che la più grande pista ciclabile d’Europa sarà costruita proprio nella sua città. Boris Johnson, sindaco di Londra ha annunciato il via libera alla pista ciclabile più lunga e protetta d’Europa ovvero il progetto Crossrail for the bike. D’altronde la promessa è stata fatta in campagna elettorale e andava mantenuta perché come ha ammesso lo stesso Johnson si sarebbe poi verificato un “suicidio elettorale”. Il progetto prevede due autostrade per biciclette che si incrociano al centro di Londra (da nord a sud da King Cross a Elephant and Castle e da est a ovest da Barking a Acton) il cui progetto ha ricevuto l’84 per cento su 21.500 risposte, nella consultazione pubblica e la costruzione inizierà il prossimo mese di marzo con un budget di 900 milioni di sterline. Le piste ciclabili a due vie saranno separate dal traffico motorizzato, che corre lungo il Victoria Embankment e attraverso Parliament Square.londra-pista-ciclabile-2

Questa settimana i parlamentari hanno anche approvato la cycling and walking investment strategy come un emendamento al Infrastructure Bill, che giuridicamente obbliga il governo a creare un piano a lungo termine per stimolare il ciclismo in tutta la Gran Bretagna e per creare un budget dedicato alla sua attuazione. Alla domanda se i partiti politici dovrebbero impegnarsi in finanziamenti significativi per il ciclismo per il resto del paese nei loro programmi, il sindaco di Londra ha risposto

Sì, assolutamente. Sono sicuro che sarà anche nei programmi dei conservatori. Altre partiti possono suicidarsi, se vogliono, omettendo la promozione della bicicletta.

Un sondaggio YouGov scorsa settimana ha mostrato che due terzi degli elettori urbani sostiene gli investimenti nel ciclismo tanto che il sindaco Johnson ha aggiunto:

Abbiamo bisogno di una rivoluzione in bicicletta in tutto il Paese nel suo complesso e credo che dovremmo guardare in maniera molto più approfondita a un di collegamenti per tutta la Gran Bretagna. I londinesi lo hanno sempre sognato per anni, la gente vuole andare in bicicletta in maniera sicura e in un ambiente protetto e abbiamo avuto modo di farlolondra-pista-ciclabile-1

Ogni percorso avrà una capacità di 3.000 ciclisti all’ora, pari a 41 autobus a due piani o a cinque treni della metropolitana completi all’ora. I piani andranno al consiglio TfL per l’approvazione definitiva la prossima settimana, mentre il Bill Infrastructure andrà alla Camera dei Lord nel prossimo mese prima di ricevere l’assenso reale.

Fonte:  The Times
Foto | Vivi Londra@facebook

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Piste ciclabili, un format da esportare in Oriente

L’aeroporto di Suvarnabhumi è collegato a Bangkok grazie a una pista ciclabile di 23,5 km finanziata dalla Siam Commercial Bank. Le piste ciclabili sono un format che piace e che le nazioni del Nord Europa stanno esportando con successo nei paesi extra-europei, specialmente in quelle realtà emergenti che vogliono svecchiare la loro viabilità e che, soprattutto, sono intenzionati a non commettere gli stessi errori commessi da Europa e Stati Uniti durante il loro percorso di sviluppo industriale. Uno degli esempi virtuosi del ripensamento degli spazi urbani viene dalla capitale della Thailandia che ha realizzato una pista ciclabile che unisce la capitale Bangkok all’aeroporto di Suvarnabhumi con una ciclabile di 23,5 km che è stata inclusa in una top five dei collegamenti ciclabili alle aerostazioni nientemeno che da Cnn insieme alle piste ciclabili di Manchester,VancouverLanzarote e Kastrup (Copenaghen). Insomma mentre molti scali nazionali restano raggiungibili solamente grazie al trasporto (motorizzato) su gomma, nella capitale tailandese si può spiccare il volo arrivando in aeroporto sulla propria bicicletta. I tailandesi hanno fatto davvero le cose per bene: la Siam Commercial Bank ha messo i soldi, la Copenaghenize Design Company, invece, ci ha messo le competenze consolidate grazie ad anni di esperienza e di test sulla rete di trasporto danese. Il risultato? Circa 3000 persone al giorno sfrecciano sulla pista ciclabile realizzata in gomma antiscivolo e il premier Prayuth Chan Ocha ha già fatto sapere che questo è soltanto il primo tassello di un progetto su vasta scala per migliorare la qualità della vita degli abitanti Bangkok. Nelle prossime settimane la pista ciclabile verrà completata con un sistema di illuminazione che la renderà percorribile anche nelle ore notturne.Immagine1-620x343

fonte:  Cnn

© Foto Getty Images

In Olanda una pista ciclabile pavimentata con pannelli solari

Il 12 novembre è stata inaugurata a Zaanstad una pista ciclabile pavimentata con pannelli solari.

Che l’Olanda rappresenti un faro nelle politiche per la ciclabilità lo abbiamo raccontato spesso su Ecoblog, ma la notizia di quest’oggi va davvero oltre. La città di Zaanstad, nell’hinterland di Amsterdam, si appresta a inaugurare una pista ciclabile interamente pavimentata con pannelli solari. Questo avveniristico progetto sviluppato dall’azienda olandese SolaRoad è costituito da pannelli solari che sono in grado di accumulare calore e produrre energia. Questo tipo di pavimentazione è resistente a qualsiasi condizione meteorologica e al passaggio di biciclette e pedoni. Il calore emesso dai raggi solari viene immagazzinato, trasformato e restituito sotto forma di energia. Il primo tratto della pista ciclabile solare sarà di 70 metri e l’energia prodotta dalle sue celle produrrà giornalmente l’energia necessaria per il fabbisogno di tre famiglie.Elementengelegd-620x462

SolaRoad si compone di moduli in calcestruzzo di 2,5 per 3,5 metri con uno strato superiore trasparente in vetro temperato che ha uno spessore di circa 1 centimetro. Le celle solari in silicio cristallino si trovano sotto il vetro: lo strato superiore dei moduli deve essere traslucido per assorbire la luce solare e deve sporcarsi il meno possibile. Ma la sfida tecnica più stimolante è quella della robustezza: i moduli non devono incrinarsi o scheggiarsi sotto il peso dei passanti. L’allestimento da parte di SolaRoad è anche piuttosto veloce visto che i lavori sono iniziati lo scorso 6 ottobre e termineranno entro il 12 novembre, data dell’inaugurazione, dopo la quale i ciclisti di Zaanstad potranno iniziare a usufruirne. Si tratta di un primo esperimento, dopo il quale gli ingegneri di SolaRoad valuteranno la fattibilità anche sulle normali strade urbane ed interurbane: per il momento si comincia con pedoni e ciclisti “light” e se tutto dovesse andare per il verso giusto sulle strade a pannelli solari potranno andarci anche auto, moto, camion e tir.

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Fonte:  SolaRoad

Foto | SolaRoad

VenTo, la Regione Piemonte aderisce al progetto della pista ciclabile più lunga d’Italia

Su proposta degli assessori Francesco Balocco, Giorgio Ferrero, Antonella Parigi ed Alberto Valmaggia è stata decisa ieri 8 settembre l’adesione della Regione Piemonte al progetto VenTo, elaborato dal Politecnico di Milano per realizzare un’infrastruttura viaria ciclabile di lunga percorrenza lungo il fiume Po380169

Su proposta dell’assessore ai Trasporti Francesco Balocco, alla Cultura e al Turismo Antonella Parigi, e all’Ambiente Alberto Valmaggia, la Giunta Regionale ha espresso la sua adesione al progetto elaborato dal Politecnico di MilanoVenTo, la via ciclabile lunga 679 Km che collega Torino a Venezia e che, ad oggi, risulta essere il percorso ciclabile più lungo d’Italia.  Dopo questo importante riconoscimento da parte della Regione, verranno definite e forme di collaborazione istituzionale per l’attuazione dell’intervento con i promotori, il Ministero dei Beni Culturali le Regioni Lombardia, Emilia Romagna e Veneto e gli enti locali.  Si tratta di un importante passo in avanti non solo per la diffusione di una mobilità dolce e alternativa, ma anche per i risvolti economici e occupazionali che un progetto così strutturato e che vede l’appoggio delle istituzioni può garantire. Secondo i calcoli, infatti, l’infrastruttura ciclabile con le attività ad essa collegate potrebbero portare introiti che vanno dagli 80 ai 100 milioni di euro l’anno, offrendo 2000 nuovi posti di lavoro e sviluppare un turismo legato alla valorizzazione dell’ambiente.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Iron Curtain Trail, una pista ciclabile al posto della cortina di ferro

Nata dall’idea del parlamentare europeo Michael Cramer, il percorso si snoderà lungo i confini che un tempo dividevano in due l’Europa e il mondo.ironcurtaintrail

Nel 1946, all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, Winston Churchill, ex Primo Ministro Inglese nel periodo bellico, dichiarò: «Da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa attraverso il continente. Dietro quella linea giacciono tutte le capitali dei vecchi stati dell’Europa Centrale e Orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia; tutte queste famose città e le popolazioni attorno a esse, giacciono in quella che devo chiamare sfera Sovietica, e sono tutte soggette, in un modo o nell’altro, non solo all’influenza Sovietica ma anche a una altissima e in alcuni casi crescente forma di controllo da Mosca». Quel termine passò alla storia come simbolo di divisione e differenze tra Ovest ed Est per circa quarant’anni, quando, con lo sfaldamento dell’Urss venne meno anche il suo significato. Oggi torna a far parlare di sé ma in maniera molto positiva. La cortina di ferro si è trasformata ormai da anni in Iron Curtain Trail, un sentiero ciclabile di circa 6.800 km di lunghezza che si snoda attraverso 20 Paesi, partendo dalla città norvegese di Kirkenes, nel Mar di Barents, e arrivando fino a Carevo, sulla costa del Mar Nero, nel nord della Turchia. Ideatore del progetto è il tedesco Michael Cramer, membro del Parlamento Europeo, ispirato da un progetto simile, il Berliner Mauerweg, percorso che segue il Muro di Berlino per circa 160 km. «Se 23 anni fa avessi proposto la creazione di una pista ciclabile lungo la Cortina di Ferro, la gente avrebbe detto “questo ragazzo è pazzo!!», ha affermato Cramer, che presentò il progetto dell’Iron Curtain Trail al Parlamento Europeo nel 2005. Ora, a distanza di una decade, il percorso è completamente fruibile e sta per essere portato a compimento, grazie anche ad una spesa di 1,8 milioni di euro che, si stima, rientreranno grazie al turismo generato dal progetto. «Ci sono tratti della pista – continua Cramer – in particolare sul confine russo-finlandese, dove non si vedrà una macchina per diversi giorni, ma poi tutto ad un tratto un branco di renne appariranno!». E’ bene ricordare che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale non fu costruito nessun edificio a ridosso della cortina, lasciando così alla natura la possibilità di svilupparsi autonomamente, dando vita a parchi naturali. La bicicletta diventa così uno strumento di libertà per poter viaggiare attraverso l’Europa, godere di splendidi paesaggi, e ripensare ad un passato prossimo non tanto lontano. Il tutto senza inquinare e senza un particolare allenamento nelle gambe, visto che la pista ciclabile ha pendenze piatte e molto pedalabili. Come detto, la pista ciclabile attraversa 20 nazioni, di cui 14 stati membri dell’Unione Europea. Essa è perfettamente segnalata, si snoda su piste ciclabili già esistenti, attraversa numerosi parchi nazionali e collega paesaggi unici che trovandosi lungo la linea di confine sono rimasti incontaminati. Lungo tutto l’itinerario è facile incontrare deviazioni di percorso e altre piste da seguire, e trovandosi su un territorio di confine lo sconfinamento è necessario ed inevitabile. EuroVelo 13, questo il nome tecnico del progetto, ha ovviamente anche un significato simbolico: «Il sentiero conserva la memoria dei motivi per cui nacque la cortina di ferro», ha affermato Cramer. Uno degli obiettivi principali è infatti quello di mantenere il più possibile originali i confini in modo che i ciclisti possano vedere com’era la vita quando la cortina di ferro esisteva. Lungo i tratti del sentiero in Germania, per esempio, sono state poste delle targhe a memoria delle persone uccise mentre cercavano di fuggire in Occidente. Ed ogni volta che si attraversa il vecchio confine c’è un cartello che indica esattamente l’ora e la data in cui è stata rimossa la barriera.cortinadiferro470

Fonte: ilcambiamento.it

Piemonte: una ferrovia abbandonata dal 1966, che cerca di diventare pista ciclabile…

A Bagnolo Piemonte passa il tracciato di una ferrovia dismessa da cinquant’anni, che il Sindaco vorrebbe acquistare da Trenitalia in modo da poterla trasformare in pista ciclabile. Il problema? il pagamento, (550.000 euro) che da anni blocca l’accordo. La proposta di rateizzazione convincerà le Ferrovie dello Stato?377876

Il sindaco di Bagnolo PiemonteFabio Bruno Franco, ha inviato una lettera all’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, e al Presidente Lamberto Cardia.

Il testo della lettera:

“Mi permetto disturbare le SS.VV., per segnalare che nel Comune di cui mi onoro essere Sindaco dal 2012, vi è il tracciato di una ferrovia dismessa (tronco Bricherasio/Barge di chilometri 12) nel lontano1966 e da allora sia i fabbricati che il tragitto versano in condizioni precarie con piante, rovi ed erbacce in ogni dove. Già nei decenni passati, le Amministrazioni Comunali sul cui territorio insistono gli ex sedimi (Bricherasio, Campiglione Fenile, Bibiana, Bagnolo Piemonte e Barge) hanno più volte manifestato il particolare interesse affinché sia salvaguardato questo patrimonio pubblico in funzione del collegamento che assicura tra le comunità della pianura del pinerolese e del saluzzese a favore della collettività ivi esistente nell’ottica di una strategia di sviluppo turistico ed economico, preservando l’integrità dell’intero percorso per scopi di pubblica utilità. Grazie all’interessamento della Provincia di Torino una parte del tragitto da Bricherasio al confine con la Provincia di Cuneo, è stata oggetto di sistemazione a pista ciclabile. L’Amministrazione Comunale da me presieduta, sarebbe intenzionata ad effettuare per la parte insistente il mio Comune per il completamento della pista ciclabile fino al confine con il Comune di Barge. A tal fine si vorrebbe trovare un accordo con la Vs. Spettabile società per acquisire il terreno dal confine con la Provincia di Torino fino al confine con il Comune di Barge. Su specifico incarico del sottoscritto, il nostro ufficio tecnico comunale ha effettuato un attenta analisi dell’eventuale importo di trattativa economica così suddiviso, tenendo conto che dal punto di vista urbanistico-edilizio tali sedimi sono collocati in base al P.R.G.C., in area agricola senza alcuna destinazione; e per una stima sul probabile valore di mercato di tali sedimi si ritiene in prima istanza di calcolare il valore del terreno facendo riferimento alle colture prevalenti nella zona attigua”.

“Siccome il ns. Ente al momento non è nelle condizioni di disporre della somma stabilita(NdR: 528.145 euro), si propone alla Vs. Spettabile società, in attesa di incontro interlocutorio da effettuare nella sede da Voi proposta; una liquidazione frazionata nell’arco di 10 anni a partire dal corrente anno 2014, oppure in subordine l’esecuzione di un comodato gratuito a favore del Comune per un tempo di almeno 20 anni (tale periodo è da ritenersi il periodo minimo al fine di giustificare l’investimento finanziario da parte del Comune per la sistemazione da strada ferrata a pista ciclabile)”.

Fonte: ecodallecittà

VenTo Bici Tour: 15 tappe su due ruote per presentare il progetto della ciclabile lungo il Po

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Per dimostrare che la realizzazione di un unico tratto ciclabile che colleghi le città lungo il Po è possibile, non c’è che da percorrerlo: l’equipe di ricercatori del dipartimento di infrastrutture e progettazione del Politecnico di Milano, coordinati dal direttore scientifico Paolo Pileri, sta per tornare in sella per compiere un tour in quindici tappe da Torino fino a Venezia. Il progetto VenTo non si esaurisce nella realizzazione di una pista ciclabile ma intende favorire con la ciclovia anche la nascita del turismo su due ruote, praticamente assente in Italia e che invece in molti Paesi più a Nord costituisce una importante voce nel bilancio turistico. Un’idea di mobilità sostenibile, quindi, che è anche una proposta per favorire il superamento della crisi economica attraverso la valorizzazione delle risorse già presenti. Proprio in quest’ottica l’équipe di ricercatori ha già percorso, in sella alle bici, i 679 km di territorio interessato, valutando caso per caso tutti gli ostacoli presenti e le più efficaci soluzioni per garantire il passaggio ed elaborare un tracciato che tenga conto di tutte le piste già presenti ed utilizzabili: in questo modo è stato possibile contenere e calcolare in modo preciso e concreto i costi del progetto, pari a 80 milioni di euro complessivi. Non è stato facile, ammettono i ricercatori, incontrare il consenso delle istituzioni, che tuttavia stanno aderendo sempre più numerose. A dover cambiare è stata la concezione del trasporto su due ruote, per passare da quella della viabilità urbana a quella del lavoro sinergico per una ciclovia che possa essere gestita in cooperazione e che possa portare, allo stesso modo, benefici a tutto il territorio incluso nel tracciato, grazie allo sviluppo delle strutture ricettive per i turisti. Alcuni dei Comuni aderenti hanno ideato un protocollo d’intesa unitario per la realizzazione e la gestione di VenTo: intanto i ricercatori saranno in tour dal 26 maggio al 2 giugno per promuovere l’adesione e la sottoscrizione del protocollo, partendo da Torino e con varie tappe tra le quali Casale Monferrato, Valenza, Pavia, Piacenza, Cremona, Ferrara, Chioggia e Venezia. Eccovi anche il video teaser che spiega il progetto:

L’adesione al progetto è possibile, anche da parte dei singoli cittadini, sul sito web del progetto http://www.progetto.vento.polimi.it/.

Fonte: tuttogreen

Parigi-Londra in bici con la superciclabile europea (e la Manica in battello)

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Viaggiare da Parigi a Londra in bici? Ora è possibile. E’ stata infatti realizzata una pista ciclabile di 400 km, che attraversa le regioni della Francia del Nord e l’Inghilterra meridionale, sfruttando vecchie ferrovie abbandonate, stradine di campagna e, appunto, vere e proprie piste ciclabili. Il percorso, denominato Avenue Verte, parte dalla cattedrale di Notre Dame e arriva al Westminster Bridge,passando in caratteristici villaggi in cui il tempo sembra essersi fermato, dispersi nella campagna normanna e inglese ma anche mulini a vento, colline e boschi rigogliosi. In Inghilterra le ferrovie riconvertite in percorsi ciclabili sono la Worth Way (da Crawley Grinstead), la Forest Way(da East Grinstead a Groombridge) e la Cuckoo Trail (daHeathfield a Polegate). In Francia da Dieppe a Forges-les-Eaux e da Gisors a Bray. Il percorso in Francia lungo la Senna offre scorci pittoreschi, gli stessi catturati dal pennello di Monet e Renoir oltre un secolo fa. In totale il percorso in bici che attraversa l’Inghilterra va Londra, dalla chiesa di Saint Paul, a Newhaven, ed è di circa 160 km. Il tratto francese invece si snoda per 240 km partendo da Gisors, mentre il percorso alternativo, via Beauvais, è di 70 km più lungo, entrambi sfociano proprio davanti alla cattedrale parigina di Notre Dame. Il percorso in genere è percorribile in 4 – 7 giorni, a seconda del grado di allenamento del ciclista, dalla durata delle soste e dal peso che ognuno si porta dietro durante l’attraversata. La bici ideale è una road bike con copertoni di diametro 23 millimetri ma andranno bene anche una mountain bike o una bici ibrida per procedere sui tratti sterrati. La lunghezza può variare: 408 km se si sceglie di pedalare in Francia nella valle dell’Epte, passando dunque per Giverny (dove c’é il magnifico giardino di Claude Monet), mentre si allunga a 474 km se si viaggia per la regione di Beauvais. Naturalmente il tratto sulla Manica è fattibile attraverso il ferry boat, che impiega circa 4 ore. Per chi volesse sostare lungo la costa ci sono soluzioni low cost come campeggi e ostelli in entrambi i Paesi. ‘E’ solo l’inizio, il tragitto sarà migliorato con nuove corsie e strade riservate ai ciclisti‘ spiegano le autorità del tratto francese. Un’idea straordinaria dunque, che in Italia difficilmente vedremo, visto che già risulta difficile realizzare nelle nostre caotiche città una pista ciclabile lunga qualche decina di km…

Fonte: tuttogreen

Roma ciclabile, le opportunità dell’anno zero

La nuova giunta comunale romana si mostra estremamente recettiva relativamente alle proposte della cittadinanza: ecco perchè la ciclovia del centro storico non ci convincePiste-4-586x442

Nel corso della “Settimana europea della mobilità sostenibile”, fino al 22 settembre al Campidoglio di Roma, è stato presentato un interessante progetto per la ciclabilità capitolina: un piccolo raccordo anulare ciclabile, una ciclovia nel cuore della Capitale dal percorso romanticamente mozzafiato, emozionante. Ciclabilità e bellezza, un gemellaggio per il quale Roma è all’anno zero:

“Ci stiamo attrezzando”

ripetono dal Campidoglio, e non abbiamo dubbio alcuno che sia veramente così. Il progetto per la ciclovia del centro storico di Roma è stato anticipato da Repubblica ieri e, osservandone il percorso, non può che far piacere che finalmente la giunta affronti diversamente l’approccio al tema della viabilità.ciclovia-586x363

Quello che balza all’occhio e alla mente, lungo il percorso disegnato, è una ciclovia che attraversa luoghi di storia e bellezza ma che si rivela poco pratica per chi la bicicletta dovrebbe usarla tutti i giorni (che poi è l’obiettivo dell’amministrazione Marino: incentivare l’uso della bicicletta). L’anello cicloviario infatti sembra disegnato apposta per i turisti, per chi si reca nella Capitale per volerne giustamente godere le bellezze artistiche, il clima, la vita del centro, il caos nei bar e le file fuori dalle trattorie, non per chi vorrebbe (potrebbe o dovrebbe) utilizzare la bicicletta tutti i giorni. Andare e tornare dal lavoro, utilizzare i mezzi pubblici e la bicicletta insieme, collegare con ciclabili le periferie al centro, garantire la manutenzione stradale: in una città grande come Roma è certamente un’impresa titanica quella di realizzare un capillare sistema ciclabile, ma se queste sono le intenzioni della giunta occorre lavorare duro. Il lungo ciclo-peregrinare previsto dal progetto ciclovia del centro storico infatti è poco pratico per chi vuole vivere la quotidianità in bicicletta: attraversa vie a senso unico, aree pedonali affollatissime, addirittura si infila nell’anello di piazza Navona per uscirne dal medesimo punto (ci fa un “giro” ma chi va al lavoro è difficile che voglia “farsi un giro”). Insomma, se ciclovia deve essere (e noi di Ecoblog lo speriamo caldamente) allora deve essere integrata in una rete ciclabile, di cui Roma è sprovvista.800px-2012-06-27_Roma_Ponte_via_delle_Valli_lato_Monte_Sacro-432x323

Basti pensare che il popoloso quartiere Montesacro, a nord della capitale, è collegato al centro tramite tre principali direttrici: via Tiburtina(dove la ciclabile non c’è, il traffico veicolare è molto intenso e dove il manto stradale sembra quello post-bombardamenti del 1943), via Nomentana (una situazione poco dissimile da quella dell’altra consolare, aggravata dalla carreggiata più stretta) e il ponte delle Valli (nella foto). Quest’ultimo (tre corsie a destra, altrettante a sinistra) è una sorta di suicidio consapevole per un ciclista urbano, che non ha una corsia riservata e si trova a transitare accanto automobili che sfrecciano a 80km/h): a parere di chi scrive sono di questo tipo i progetti (a basso costo, basterebbe restringere di poco le tre corsie auto per crearne una ciclabile) utili a rendere Roma una città “a misura di bici”. Lo spiega in maniera esaustiva Marco Pierfranceschi su bikeitalia. La concezione di “rete ciclabile” nulla c’entra con la ciclovia del centro: è giusto, e certamente lodevole, pensare al centro storico di Roma come ad un immenso parco archeologico libero dalle auto e fruibile da tutti (pedoni e biciclette) in ogni suo particolare angolo, ma questo nulla ha a che fare con la ciclabilità della capitale, che era e resta all’anno zero. Una rete ciclabile romana permetterebbe di raggiungere Ostia dalla Valle dell’Aniene, Cinecittà dall’Aurelia, permetterebbe di arrivare in stazione e salire sul treno con la propria bicicletta: nel resto del mondo il principio che guida la rete ciclabile è quello del risparmio economico per la collettività (in termini di inquinamento, di spesa per i carburanti, per le infrastrutture automobilistiche, per la sanità, etc) e non quello di “vocazione turistica naturale”. I turisti vivono Roma pochi giorni, i romani tutta una vita (e votano): nel bene e nel male è con loro che Marino dovrà fare i conti. La creazione di “zone 30″ ed altre “off limits” al traffico veicolare, la realizzazione di direttrici più capillari per i percorsi medio-lunghi, la manutenzione stradale: se Roma vuole concentrarsi sulla “vocazione turistica” altrettanto vero è che da una rete ciclabile gli stessi turisti ne trarranno vantaggio, potendo visitare quartieri oggi “tourist restricted”: Garbatella, Africano, Nomentano, Pigneto e Prenestino, Ostia, Ardeatina (per dirne qualcuno), tutti luoghi a bassa intensità turistica ma anch’essi aventi, nel bene e nel male, il loro fascino capitolino. Reinventare la viabilità di un’intera città è un’operazione complessa, in cui non c’è spazio per i proclami “vocativi”.

Fonte: ecoblog

BICIROMA: Roma merita più attenzione, verniciare un marciapiede non è fare una ciclabile.

Quali sono, in tema di mobilità, le aspettative dei cittadini e di chi porta avanti campagne ed attività di sensibilizzazione per una vita più eco-sostenibile? Abbiamo sentito l’opinione di Fausto Bonafaccia, Presidente di BICIROMA, movimento autonomo e indipendente che nasce spontaneamente dalla volontà di chi va in bicicletta per rendere Roma una città a misura di ciclista.374978

1) Dopo aver sentito le opinioni di Magnalonga, chiediamo a Fausto Bonafaccia, Presidente di BICIROMA, cosa di aspetta dal futuro Sindaco di Roma sul piano della mobilità.
Auguriamo per la città e per i cittadini un piano della mobilità che dia notevoli benefici rispetto alla situazione attuale ormai insostenibile, visto che inquinamento e congestione sono a livelli altissimi. Spostarsi a Roma quasi in ogni orario sta diventando impossibile e spesso pericoloso, con ogni mezzo.
2)Quali sono gli interventi che l’amministrazione potrebbe fare per migliorare la mobilità sostenibile a Roma?
Realizzare il piano quadro della ciclabilità, incentivare i veicoli ecologici, a cominciare dai mezzi pubblici comunali e dai taxi, creare nuove infrastrutture per migliorare la mobilità. Serve il rilancio del bike sharing e l’integrazione tra i sistemi di trasporto puntando adun’intermodalità completamente sostenibile.
3)Oltre che le infrastrutture, come si può cambiare la mentalità delle persone che ancora non vedono di buon occhio i ciclisti in giro per la città?
Fortunatamente le cose stanno cambiando rapidamente, il numero di ciclisti aumenta di giorno in giorno e le nuove bici a pedalata assistita secondo noi porteranno molte persone ad utilizzare questo mezzo. Servirebbe però garantire a tutti gli utenti delle due ruote la sicurezza. Il fatto che ci sia un po’ d’astio tra ciclisti e automobilisti-pedoni è dovuto proprio al fatto che i primi non hanno gli spazi adeguati per utilizzare il loro mezzo di trasporto e si ritrovano erroneamente a condividere il marciapiede o la strada.
4)Con una mobilità incentrata sulla bicicletta e i trasporti pubblici, quali vantaggi avrebbero la comunità e i singoli utenti?
I vantaggi sono diretti per gli utenti delle due ruote ed indiretti per tutti i cittadini: si diminuirebbe la congestione del traffico e l’inquinamento, ma in primis dovremo ottenere e pretendere la qualità dei servizi, sia di piste ciclabili ben mantenute sia di mezzi pubblici che non siano dei carri bestiame.
5)Come devono attrezzarsi, a livello tecnico, coloro che intendono affrontare Roma in bicicletta?
Sicuramente caschetto e gilet alta visibilità sono fortemente consigliati, soprattutto nel traffico romano che non può certo considerarsi tranquillo.

6)Negli ultimi anni è aumentato il numero di biciclette in giro per la città. Avete visto dei miglioramenti dal punto di vista delle istituzioni nell’attenzione a questo tema?
Oggi il tema fa parte della campagna politica di tutti i candidati sindaco, probabilmente per il semplice fatto che “va di moda”, ma c’e’ bisogno che chiunque vinca trasformi davvero in realtà le buone intenzioni e promesse elettorali; è ovvio che per fare questo servono soldi e strutture adeguate e inoltre Roma merita azioni serie che rispettino il binomio di sicurezza e qualità. Verniciare un marciapiede e dire di aver fatto una ciclabile non è più accettabile nella capitale.

Fonte: eco dalle città