Colorado, il fiume Animas contaminato dopo un incidente in una miniera d’oro

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Quasi quattro milioni di litri di liquido provenienti da una miniera d’oro hanno tinto di un anomalo color senape il fiume Animas che scorre in Colorado, nei pressi di Durango. Lo sversamento del liquido contaminato è avvenuto a una velocità di 548 litri al minuto: i residui metallici di cadmio, arsenico, rame, piombo e zinco hanno contaminato il corso d’acqua alcuni giorni fa mentre gli uomini dell’EPA (l’agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti) erano impegnati nei lavori di pulizia per trattare le acque reflue. L’incidente ha avuto gravissime conseguenze sulle città che alimentano il proprio sistema idrico grazie al fiume Animas e che si sono viste costrette a chiudere i propri impianti. Il colore giallo sta progressivamente svanendo, ma i tossicologi sostengono che ci potranno essere effetti sulla salute per molti anni a venire. “Si tratta di un vero e proprio disastro. Questi livelli sono scioccanti” ha detto Max Costa, presidente del dipartimento di medicina ambientale presso la New York University School of Medicine.L’esposizione a livelli elevati di questi metalli può causare una serie di problemi alla salute fra cui il cancropatologie renali e problemi nello sviluppo dei bambini. Il livello di piombo nel fiume Animas è 12mila volte superiore a quello consentito dall’EPA, mentre l’arsenico è presente in quantità 800 volte superiori ai livelli consentiti.

Fonte:  CNN

Foto | Youtube

Piombo negli spaghetti Maggi, Nestlé India ordina il ritiro

La vendita degli spaghetti Maggi è stata bloccata dopo il risultato di un test effettuato a Calcutta. E lo scandalo arriva persino a Bollywood.spaghetti-maggi-piombo

Gli alti quantitativi di piombo riscontrati negli spaghetti Maggi hanno costretto Nestlé India a ordinarne il ritiro dal mercato. Durante un controllo effettuato dall’ispettorato dello stato dell’Uttar Pradesh a Barabanki è stata riscontrata la presenza di glutammato monosodico, un succedaneo del sale non indicato negli ingredienti. Nestlé si è opposta al risultato del test e ha richiesto una nuova analisi in un centro specializzato di Calcutta. La scorsa settimana anche i risultati dell’ultimo test sono stati resi pubblici, confermando non solo la presenza del glutammato, ma anche quantitativi di piombo decisamente superiori ai limiti consentiti dalle norme vigenti. Secondo la legge indiana il limite di piombo negli alimenti è fissato a 0,001 parti su un milione, ma gli spaghetti Maggi contenevano addirittura 17 parti per milione. La notizia si è diffusa in tutto il Paese visto che questi noodles sono uno dei piatti più diffusi sul territorio indiano. Lo stato del Kerala è stato il più rapido nel ritirare gli spaghetti Maggi da circa 2000 punti vendita, una misura che è stata successivamente presa anche dal governo di New Delhi che ha ordinato il ritiro dello stock incriminato. Altri stati (Uttarkhand, Jammu, Kashmir e Gujarat) hanno esteso il blocco della vendita fino a data da destinarsi. Il caso degli spaghetti Maggi ha creato un vero e proprio effetto domino e ora anche prodotti analoghi di altre marche vengono testati per capire se i consumatori possono stare tranquilli nel consumarli. Per Nestlé India si è trattato di un duro colpo: nella sola giornata di ieri il titolo ha perso sei punti percentuali alla borsa di Mumbai. E la polemica si sta allargando anche a Bollywood: una corte dello Stato del Bihar ha infatti citato in causa i dirigenti della Maggi e tre attori (Madhuri DixitPreity Zinta e Amitabh Bachchan) “rei” di avere prestato il loro volto per pubblicizzare un prodotto alimentare potenzialmente cancerogeno.

Fonte:  Times of India

Sicurezza alimentare, abbassati i livelli massimi accettabili delle sostanze tossiche

La commissione del Codex Alimentarum abbassa i livelli massimi accettabili per piombo, arsenico, farmaci e pesticidi nei prodotti alimentari.

La Commissione del Codex Alimentarum si è riunita a Ginevra, in luglio, per adottare una serie di norme che hanno abbassato i livelli massimi accettabili di piombo nel latte artificiale e nell’arsenico nel riso. Questa commissione – nata nel 1963 per iniziativa dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – ha il compito di sviluppare standard alimentari uniformi, linee guida e codici, a livello globale, per la promozione di un cibo più sicuro e nutriente. Quattro sono gli ambiti principali delle decisioni prese alcune settimane fa. Innanzitutto il Codex Alimentarius ha raccomandato che il latte artificiale non abbia un contenuto di piombo superiore a 0,01 mg per kg, uno standard dimezzato rispetto al precedente di 0,02 mg per kg. Questo per tutelare i neonati dagli effetti negativi che il piombo può arrecare al cervello e al sistema nervoso. Viene introdotto, per la prima volta, un livello massimo di arsenico nel riso standardizzato in 0,2 mg per kg. L’esposizione prolungata a questa sostanza può provocare lesioni tumorali e alla pelle, nonché diabete, malattie cardiache e danni al sistema nervoso del cervello. L’arsenico è presente in quantità elevate in alcune regioni e il riso risulta particolarmente esposto poiché la sua coltivazione necessità di grandi quantità di acqua che rischia di essere contaminata. Divieto assoluto, invece, per alcuni farmaci veterinari che contengono sostanze vietate (cloramfenicolo, verde malachite, carbadox, furazolidone, Nitrofural, clorpromazina, stilbeni e olaquinadox) i cui residui possono finire nella catena alimentare, in carne, latte, uova e miele. Valori massimi sono stati ritoccati anche nell’impiego di pesticidi per l’agricoltura (con un limite massimo di 0,02 mg per kg per il diserbante diquat che si utilizza sulle banane o sui chicchi di caffè), mentre è stato adottato un nuovo codice d’igiene per minimizzare la contaminazione delle spezie nelle fasi di produzione.mais1-586x439

Fonte:  Food Safety News

© Foto Getty Images

Inquinamento, i filtri delle sigarette vanno vietati: lo dicono gli scienziati

Gli scienziati ci mettono in guardia: i filtri delle sigarette sono da vietare se si vuole proteggere il Pianeta, la nostra casa, dall’inquinamento

Gli scienziati lo hanno scritto chiaro e tondo: è necessario avviare un sistema di raccolta differenziata dei mozziconi di sigaretta abbandonati nell’ambiente e di considerare i produttori di tabacco i responsabili dell’inquinamento ambientale. Infatti I rifiuti prodotti dall’uso del tabacco contengono le stesse tossine, nicotina, pesticidi e sostanze cancerogene presenti nelle sigarette e sigari e possono contaminare l’ambiente e le fonti d’acqua. La ricerca sull’imponente inquinamento causato dai mozziconi di sigaretta è stata realizzata da Thomas Novotny e Elli Slaughter della San Diego State University che propongono anche di avvisare i fumatori con annunci sui pacchetti di sigarette di evitare di lasciare i loro mozziconi in giro per evitare di peggiorare ulteriormente l’inquinamento ambientale. Si consideri che il 40% dell’inquinamento del Mar Mediterraneo è composto da cicche di sigaretta abbandonate che rilasciano nell’ambiente moltissime sostanze tossiche. I due ricercatori hanno scritto conseguenze e proposte in un articolo scientifico pubblicato dal Current Environmental Health Reports. I mozziconi di sigarette e altri rifiuti legati al tabacco (pacchetti scartati, accendini e fiammiferi, residui di sigari) sono più comunemente raccolti nelle strade urbane e nelle spiagge di tutto il mondo: si stima che circa 4.500 miliardi delle annuali 6000 miliardi di sigarette vendute in tutto il mondo non finiscano in una pattumiera o in un portacenere ma siano gettate per strada. E probabilmente il divieto di fumare in alcuni luoghi ha peggiorato la situazione. sigarette

Gli studi dimostrano che le sostanze chimiche all’interno di sigarette, come l’arsenico, la nicotina, il piombo e il fenolo etilico, finiscono nell’acqua di mare e vanno a contaminare lentamente ma inesorabilmente flora e fauna. I filtri di sigarette non sono biodegradabili e rilasciano sostanze per almeno 10 anni. I ricercatori hanno definito le sigarette con il filtro una “farsa ” in termini di sicurezza dei consumatori, poiché anche lo stesso National Cancer Institute in una recente ricerca ha dimostrato che le sigarette con filtro non sono più sane e sicure di quelle senza filtro e quindi Novotny e Slaughter quindi propongono un divieto di sigarette con filtro, considerato che inquinano in maniera così massiccia. Peraltro i due ricercatori chiedono anche nuovi interventi ambientali e partenariati tra controllo del tabacco e gruppi ambientalisti e propongono contenzioso per ritenere l’industria del tabacco legalmente responsabile per i costi di bonifica sostenendo l’uso di etichette sui pacchetti di sigarette circa la tossicità dei mozziconi nell’ambiente. Infine propongono un sistema di consegna del reso, i mozziconi per l’appunto oppure il pagamento di riciclo anticipato da parte delle multinazionali del tabacco.

Fonte:  Science Daily

© Foto Getty Images

Orti urbani, a New York piombo e arsenico oltre i limiti

Nel 70% dei giardini analizzati vengono superati i livelli di concentrazioni fissati a livello federale. Con rischi concreti di malattia e, nei casi più estremi, di morte

Il New York Post lancia l’allarme per le alte concentrazioni di piombo e di arsenico rilevate in un orto comunitario di Brooklyn. Nella Grande Mela il fenomeno degli orti urbani è esploso da qualche decennio come azione di recupero e di riqualificazione dei quartieri più disagiati. I benefici sono duplici: si moltiplicano le aree verdi e si creano programmi di recupero per persone svantaggiate. Ambiente, ecologia e disagio sociale si intrecciano, ma in questa catena, secondo quanto riportato dal New York Post, c’è un anello che non tiene. Secondo le analisi effettuate da alcuni esperti in un giardino comunitario di Crown Eights, i livelli di piombo sono tre volte superiori ai livelli accettabili, quelli di arsenico addirittura sei volte. Il piombo è accettato in 400 ppm ed è stato trovato in 1251 parti per milione, l’arsenico è stato misurato a 93,23 ppm mentre viene accettato solo in 16 ppm. Mentre si attende il verdetto del Department of Health, Theodore Lidsky, ex ricercatore, mette in guardia sui rischi per la salute di un approvvigionamento da questi orti: anche livelli molto inferiori a quelli registrati nei test possono portare a danni cerebrali e, nei casi estremi, alla morte. La settantenne Catherine Bryant continua a coltivare l’orto urbano da anni e conferma come cavoli, senape, rape e altri ortaggi vengano regalati possano essere presi da tutti coloro che ne fanno richiesta. Gli scienziati hanno trovato livelli di piombo superiori alle linee guida federali in 24 dei 54 giardini della città, vale a dire nel 44% del totale. Globalmente sono 38 i giardini in cui sono stati riscontrati alti gradi di tossicità, il 70% del totale. In tutta New York gli orti comunitari sono circa 1500. La scorsa estate uno studio del dipartimento di Ecologia dell’Università tecnica di Berlino e dell’Orto Botanico dell’Università nazionale di Khmelnitsky, in Ucraina, aveva lanciato l’allarme in merito alle coltivazioni di ortaggi in prossimità di arterie viarie ad alto tasso di traffico automobilistico.Immagine12-620x378

Fonte:  New York Post

Foto Google Maps

Inquinamento: allarme per la correlazione fra sostanze chimiche e deficit cerebrali

Una ricerca pubblicata su Lancet Neurology amplia la black list delle sostanze chimiche che interferiscono negativamente nello sviluppo cerebrale dei bambini

Secondo una ricerca pubblicata da Lancet Neurology negli ultimi sette anni sarebbe raddoppiato il numero delle sostanze chimiche in grado di provocare alterazioni nello sviluppo cerebrale fetale e infantile. Secondo Philippe Grandjean della Harvard School of Public Health e Philip J. Landrigan delle Icahn School of Medicine at Mount Sinai molte sostanze estremamente nocive per il sistema neuronale si troverebbero in molti oggetti di uso quotidiano, dall’abbigliamento ai mobili, ma soprattutto nei giocattoli, oggetti con i quali i bambini interagiscono per molte ore al giorno. Otto anni fa, nel 2006, le sostanze tossiche sotto osservazione per i danni allo sviluppo cerebrale erano piombo, metilmercurio, arsenico, policlorobifenili (PCB) e toluene, ora, a questa black list, si sono aggiunte anche manganese, i fluoruri, i pesticidi chlorpyrifos e DDT, il solvente tetracloroetilene, e i ritardanti di fiamma a base di polibromodifenileteri (PBDE), si tratta di sostanze chimiche che potrebbero andare dal disturbo da deficit di attenzione (ADHD) alla dislessia e agli altri Dsa (discalculia, disgrafia). Anche se la placenta è un potentissimo “filtro” in grado di proteggere il feto, molti composti tossici ambientali passano dalla madre al feto. Nei soli Stati Uniti l’avvelenamento da piombo nella popolazione infantile costa alla collettività 50 miliardi di dollari, mentre quello da metilmercurio circa 5 miliardi. Secondo i due ricercatori sarebbe in atto una vera e propria pandemia con pesanti conseguenze non solo sulla salute pubblica, ma sulla stessa economia. La perdita di un punto di QI peserebbe, nell’intera vita lavorativa, in una cifra stimabile in 12mila euro e visto che nell’Unione Europea si stimano come perduti 600mila punti QI a causa dell’interazione con sostanze tossiche, il danno economico sarebbe di circa 10 miliardi di euro annui. A queste sostanze in grado di condizionare negativamente lo sviluppo cerebrale vanno aggiunte altre 200 capaci di danneggiare il cervello adulto. Ma le sostanze tossiche potrebbero essere molte di più visto che la maggior parte degli 80mila composti chimici utilizzati negli Stati Uniti non sono mai stati testati in tal senso. Una delle soluzioni suggerite dai ricercatori è vincolare la distribuzione delle sostanze chimiche all’obbligo per i produttori di dimostrare la non nocività della propria produzione. Un iter molto simile a quello seguito prima dell’uscita dei farmaci sul mercato.169225259-586x415

Fonte:  Lancet Neurology

Chernobyl, i pericoli del metallo riciclato

Materiali ferrosi radioattivi abbandonati da 25 anni: è il nuovo allarme dall’Ucraina post Chernobylcernobyl

Alcune foto scattate dalla BBC mostrano i relitti ferrosi abbandonati nell’area di Chernobyl: 27 anni fa, quando esplose il reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, causando uno dei peggiori disastri ambientali dell’epoca europea moderna, centinaia di mezzi di soccorso (tra vigili del fuoco, elicotteri, ambulanze, mezzi della polizia e dell’esercito) si precipitarono sul posto per tentare di arginare i danni e di trarre in salvo la popolazione e i lavoratori della centrale. Alla costruzione del primo “sarcofago”, quel guscio tanto fragile quanto necessario a contenere i danni della radioattività, tutti quei mezzi di soccorso furono semplicemente abbandonati: troppo radioattivi per pensare di poterli riutilizzare, troppi numericamente per pensare di poterli smaltire in sicurezza; abbandonati in un campo a poche centinaia di metri dal reattore, come mostrano le foto della BBC, per ben 25 anni. Il problema, che comincia a balzare alle cronache, è che quei rottami sono ancora là ma il problema no, quello si espande, sempre più velocemente, sempre più minacciosamente: quella distesa di metallo, dichiarata off-limits dal governo ucraino, continua ad emanare fortissime radiazioni, livelli tali (al momento sui dati c’è una guerra di segretezza) che dovrebbero costringere l’Ucraina a stoccare tutti questi materiali ferrosi radioattivi in un altro “sarcofago”: una messa in sicurezza che non finisce mai. A questo si aggiunge inoltre un problema non da poco, che è già all’attenzione dell’Unione Europea: secondo diverse segnalazioni numerose persone sarebbero state viste dentro e nei pressi del grande campo di vetture, incuranti del rischio radiazioni e dei pericoli per la salute, intenti a trafugare metalli preziosi: dal rame rubato dai binari e dai cantieri dell’alta velocità ai metalli trafugati direttamente all’interno delle centraline elettriche, oggi il “ratto” dei metalli arriva dentro uno dei luoghi più pericolosi del Continente. L’obiettivo è sempre quello: il rame, ma a che l’alluminio, il ferro, il piombo, tutti metalli che si piazzano facilmente sul mercato usato, riutilizzato per nuovi prodotti. Un riutilizzo che però non ha proprietà decontaminanti dalle radiazioni nucleari, che restano e continuano dunque a fare danni, anzi: una piccola quantità di metallo radioattivo può contaminare le restanti parti metalliche del nuovo macchinario. Usare metalli contaminati per la creazione di nuovi prodotti di consumo è dunque una pratica assolutamente da scongiurare: non solo i nuovi prodotti in quanto tali, ma anche le apparecchiature utilizzare per il loro trasporto, la lavorazione, l’imballaggio. Gli scaffali dei negozi. L’Università di Berkeley, in uno studio condotto di recente, in cui si dimostra come migliaia di prodotti di largo consumo contengano alti valori di radioattività, mette in risalto come sia praticamente impossibile stabilire la provenienza di determinati materiali per la produzione di prodotti di largo consumo. L’Università di Berkeley punta il dito in particolare proprio sull’ex blocco sovietico, sull’India e sulla Cina, sollevando un problema riscontrato ad esempio sui prodotti da combustione, come il pellet, da arredamento, come il parquet, e di largo consumo (automobili, elettrodomestici).

Fonte: ecoblog

 

Ilva, a Taranto il piombo è nel sangue dei bambini

Da recenti analisi effettuate su alcuni bambini che vivono a ridosso della vasta area industriale di Taranto, che comprende anche l’ILVA, sono state riscontrate preoccupanti concentrazioni di piombo nel sangue. I cittadini chiedono di conoscere le emissioni di piombo provenienti dall’ILVA e una valutazione del danno sanitario.

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Da recenti analisi effettuate su alcuni bambini che vivono nei pressi della vasta area industriale di Taranto, che comprende anche l’ILVA, sono state riscontrate elevate concentrazioni di piombo nel sangue, tali da suscitare la preoccupazione dei pediatri dell’Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata (ACP). Le analisi del sangue dei bambini sono state commissionate e finanziate dalle Associazioni “Fondo Antidiossina Taranto” e PeaceLink, al fine di raccogliere indizi su un’eventuale esposizione al piombo dei bambini che vivono a ridosso dell’area industriale tarantina. I pediatri dell’ACP hanno valutato la piombemia (indicatore di esposizione al piombo) di nove bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni, tutti residenti nel Comune di Statte – cittadina di 14.000 abitanti che confina direttamente con la vasta zona che comprende l’ILVA. Lo hanno reso noto, questa settimana, la stessa ACP, attraverso due portavoce, la dott.ssa Annamaria Moschetti (Responsabile della sezione “Ambiente e Salute Infantile” dell’ACP) e il dott. Piero Minardi (Pediatra di famiglia del Comune di Statte (Taranto). “I bambini – spiegano i pediatri – avevano valori che andavano tra 22 e i 36 microgrammi/dl di piombo nel sangue. È la prima volta che viene effettuato un simile controllo sul sangue dei bambini residenti vicino all’area industriale di Taranto”. Questi valori destano forte preoccupazione nei medici, perché il piombo è tra i metalli che hanno gli effetti più negativi sulla salute umana. Il piombo è un metallo tossico che può danneggiare seriamente il cervello e il sistema nervoso (specialmente nei bambini) e causare malattie renali e del sangue. Inoltre, può provocare aborti spontanei ed entrare nel feto attraverso la placenta della madre, causando seri danni al cervello e al sistema nervoso del nascituro. Nei bambini, in modo particolare, può lesionare le capacità cognitive e di apprendimento e causare seri disturbi comportamentali, quali aggressività e iperattività. La piombemia valutata dall’ACP ha confermato che i bambini di Statte sono stati certamente esposti di recente alla sostanza tossica, ma non indica un’eventuale presenza o accumulo di piombo all’interno dei tessuti. Si tratta di un campanello d’allarme che non va sottovalutato, infatti i pediatri sottolineano il fatto che “pur trattandosi di un campione non significativo della popolazione generale e di numerosità ridotta, e pur non potendo, pertanto, generalizzare i dati all’intera popolazione infantile stattese e tarantina, non ci si può esimere dal fare le seguenti considerazioni”:

1) “tali valori non possono che destare preoccupazione per la possibile esposizione di questi bambini a fonti di piombo presenti nell’ambiente, che necessitano – con la massima premura – di essere individuate ed eliminate, secondo quanto indicato dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) nel 2012” (l’organismo di controllo sulla sanità pubblica USA, che ha il compito di monitorare, prevenire e suggerire gli interventi più appropriati in caso di epidemia e contagio, n.d.a.);

2) ”poiché la piombemia è un affidabile indicatore di esposizione e potrebbe indicare un’esposizione molto recente (nelle settimane precedenti), come affermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i bambini potrebbero essere esposti attualmente ad una sorgente agente nel territorio”;

3) “a fronte del fatto che non esistono valori sicuri di piombemia per l’infanzia e che qualunque livello è associato a possibili esiti neuropsichici, non si può non osservare come tali valori siano di livello tale da destare preoccupazione e da richiedere interventi urgenti a tutela della salute infantile ed uno screening sulla popolazione infantile in generale”.

Per tutti questi motivi, le Associazioni “Fondo Antidiossina Taranto” e Peacelink hanno raccolto l’appello dell’ACP e hanno scritto al Garante dell’AIA-ILVA (Autorizzazione Integrata Ambientale), Vitaliano Esposito, una lettera nella quale “chiedono di conoscere quali siano le emissioni di piombo provenienti dagli impianti dell’Ilva di Taranto, misurate dalle autorità di controllo competenti, e se sia stata effettuata una valutazione dell’eventuale impatto sanitario di tali emissioni” nell’ambiente. Nel frattempo, la cittadinanza tarantina si è mobilitata ancora una volta. Dopo l’imponente manifestazione di domenica scorsa a Taranto, una delegazione di associazioni è giunta a Roma, due giorni fa, per manifestare davanti a Montecitorio. Tra loro c’era anche Paola D’Andria, presidente dell’AIL (Associazione Italiana Lotta alle Leucemie) di Taranto e conosciuta come “la donna-metallo”, perché è una dei cittadini ai quali è stato riscontrato il più alto quantitativo di piombo nell’organismo. Le elevate concentrazioni di piombo nel sangue dei bambini di Statte, quindi, sono un’ulteriore conferma della presenza eccessiva di piombo a Taranto, soprattutto nel quartiere Tamburi e nelle zone adiacenti all’ILVA. Eppure, di fronte a questo disastro ambientale e sanitario, la Corte Costituzionale ha appena dichiarato inammissibili e infondati i ricorsi contro la Legge 231/2012 o Salva-ILVA proposti dalla magistratura tarantina. Il GIP di Taranto, Patrizia Todisco, aveva riscontrato ben 17 vizi di costituzionalità, ma per la Consulta il Decreto Salva-ILVA è “costituzionale”. Di fatto, la Corte Costituzionale ha sancito che il diritto alla salute passa in secondo piano rispetto al diritto al lavoro, trasformando il provvedimento amministrativo AIA in una Legge dello Stato e autorizzando la fabbrica dei Riva a continuare a produrre, inquinare (nonché a vendere 1.700.000 tonnellate di acciaio sequestrate lo scorso anno). Ma le analisi sui bambini di Statte confermano la gravità della situazione e la necessità di abrogare la legge 231/2012 (meglio nota come “Salva-Ilva”), perché, come hanno ribadito ancora una volta i cittadini di Taranto a Montecitorio, “La nostra vita ha un valore inestimabile”.

Fonte: il cambiamento

Taranto. Riscontrati valori di piombo nel sangue di 9 bambini. Preoccupazione dei pediatri

Il campione non è significativo ma desta preoccupazione. E’ stata rilevata la presenza di piombo nel sangue di 9 bambini che vivono vicino all’area industriale di Taranto. Sottolineano i pediatri Annamaria Moschetti e Piero Minardi – “Pur non potendosi generalizzare i dati alla intera popolazione infantile tali valori non possono che destare preoccupazione”374489

Il 24 luglio scorso era stato lanciato il primo allarme da Peacelink. Eppure per l’Arpa Puglia erano “Inutili allarmismi, il piombo urinario è un indicatore grossolano di esposizione”. “A parte l’ovvia considerazione” – spiegava Giorgio Assennato direttore dell’Arpa Puglia che “il piombo è un metallo presente nelle urine di tutti gli abitanti del pianeta, il piombo urinario è un indicatore grossolano di esposizione che non è utilizzato ai fini della valutazione del livello al quale non si manifesta alcun effetto avverso” e che “i valori limite della Società italiana per i valori di riferimento (S.I.V.R.) non sono predittivi di eventi sanitari ma sono definiti su criteri puramente statistici, riferiti a concentrazioni misurate in campioni di popolazione ed hanno pertanto carattere esclusivamente descrittivo”.

Ma questa volta l’analisi non riguarda le urine di donne e uomini adulti ma il sangue di 9 bambini
Per Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink: “E’ in atto una pandemia silenziosa “Secondo ISDE (Medici per l’ambiente) il fallimento nel controllo delle sostanze chimiche ha dato luogo a consistenti deficit a livello di quoziente intellettivo e attenzione nei bambini”. Scrivono la dottoressa Annamaria Moschetti e il Dott. Piero Minardi, rispettivamente Responsabile per “Ambiente e Salute Infantile” e Pediatra di famiglia Statte (TA, entrambi iscritti all’Associazione Culturale Pediatri di Puglia e di Basilicata: “Allo scopo di avere un indizio sulla esposizione al piombo dei bambini che vivono nell’area industriale di Taranto è stata valutata la piombemia di nove bambini tra i 3 e i 6 anni di età residenti a Statte. I bambini avevano valori che andavano tra 22 e i 36 microgrammi/dl di piombo nel sangue. E la prima volta che viene effettuato un simile controllo sul sangue dei bambini residenti vicino all’area industriale di Taranto. Pur trattandosi di un campione non significativo della popolazione generale e di numerosità ridotta e pur non potendosi pertanto generalizzare i dati alla intera popolazione infantile stattese e tarantina, non ci si può esimere dal fare le seguenti considerazioni:

– tali valori non possono che destare preoccupazione per la possibile esposizione di questi bambini a fonti di piombo presenti in ambiente che necessitano con la massima premura di essere individuate ed eliminate secondo quanto indicato dal Centers for Disease Control and Prevention nel 2012 (1);

– poiché la piombemia è un affidabile indicatore di esposizione e potrebbe indicare una esposizione recente (settimane precedenti) (2) come affermato dalla OMS (3), si sottolinea che i bambini potrebbero essere esposti attualmente ad una sorgente agente nel territorio; 

– a fronte del fatto che non esistono valori sicuri di piombemia per l’infanzia e che qualunque livello è associato a possibili esiti neuropsichici(4) non si può non osservare come tali valori siano di livello tale da destare preoccupazione ed a richiedere interventi urgenti a tutela della salute infantile ed uno screening sulla popolazione generale infantile. In una prossima conferenza stampa daremo tutti i dettagli di queste analisi.

Riguardo a questa analisi, Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink Fabio Matacchiera, Presidente Fondo Antidiossina Taranto onlus hanno scritto a Vitaliano Esposito, Garante dell’AIA Ilva di Taranto, ai mezzi di informazione per conoscere quali siano le emissioni di piombo provenienti dagli impianti dell’Ilva di Taranto, misurate dalle autorità di controllo competenti, e se sia stata effettuata una valutazione dell’eventuale impatto sanitario di tali emissioni.

Fonte: eco dalle città

PELLICCE TOSSICHE PER BAMBINI,LAV richiede il ritiro dei capi in 5 città


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La LAV dopo accurate analisi di laboratorio ha verificato che in 6 capi di abbigliamento per bambini con pelle e pelliccia di 5 note marche sono presenti sostanze chimiche potenzialmente dannose. I capi sono stati acquistati in negozi di Milano, Monza, Roma e via web e le analisi hanno rilevato la presenza di sostanze chimiche con valori superiori previsti dal REACH.

I test sono stati effettuati dal laboratorio di analisi Buzzi di Prato su capi dei marchi: Il Gufo, Miss Blumarine, Fix Design, Gucci e Brums.
Sostanze tossiche nelle pellicce per bambini, la denuncia della LAV

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I nonilfenoli etossilati e il nonilfenolo entrano nella catena alimentare umana e sono considerati, in particolare il nonilfenolo interferente endocrino; i sali d’alluminio sono corrosivi e irritanti per pelle e mucose; il cromo trivalente usato per la concia delle pelli può degenerare in cromo esavalente a causa dei raggi UV e alla luce del giorno, in condizioni di temperature elevate, è corrosivo per pelle e mucose; formaldeide presente fino a 5 volte il limite stabilito per i giocattoli ma non esiste una normativa di riferimento per i prodotti in pelle. La formaldeide è un battericida e allergene da contatto che causa numerosi disturbi.

Scrive LAV nel comunicato:

I rapporti di prova sono allarmanti: uno degli articoli (marca Brums) non potrebbe essere posto in vendita sul mercato nazionale dato che risulta contaminato da un quantitativo di Nonilfenolo Etossilato 2,5 volte superiore allo standard REACH (Reg. 2006/1907/CE); alcuni campioni analizzati presentano livelli di Formaldeide nettamente superiori a quelli rinvenuti negli ultimi anni in altri prodotti tessili e per i quali sono state diramate allerte RAPEX (sistema europeo di allerta per la tutela dei consumatori) per il ritiro dal mercato.

Gli inserti di pelliccia usati come decorazione e dunque in quantitativi bassi sono ricchi di sostanze tossiche come PCP Pentaclorofenolo, TeBT Tetrabutil Stagno, TeCP Tetraclorofenoli, Tetracloro Etilene, metalli pesanti (Cromo III, Alluminio, Piombo), tracce di Idrocarburi Policiclici Aromatici (Pirene, Naftalene, Fenantrene, Fluorantrene).

Il perché è presto detto: la concia delle pelli e pellicce vede un uso massiccio di tali sostanze. Ad esempio gli alchilfenoli etossilati sono usati per sgrassare le pellicce sebbene in Europa siano vietati.

Lav dunque chiede sia alle aziende coinvolte, sia al ministero della Salute di intervenire ritirando dal mercato per precauzione questi capi di abbigliamento e di predisporre accertamenti sui capi ancora in commercio; di diramare un Rapex – Rapid Exchange of Information System of the EU- il sistema di allerta europeo verso gli altri Stati membri informandoli della possibile presenza di capi contaminati e di vietare l’uso delle pellicce animali.

Fonte: ecoblog