Smog a Torino, 2014 miglior anno del secolo: la pioggia aiuta ma il miglioramento è costante

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Osservando la progressione dello smog dai primi anni Duemila ad oggi, la tendenza positiva è stata graduale e costante, sia per quanto riguarda la media delle concentrazioni sia per il numero di sforamenti. Il meteo particolarmente favorevole ha poi contribuito ad aumentare lo scarto tra 2013 e 2014, ma i superamenti restano comunque fuori legge.

Nel 2014 lo smog sembra aver allentato la morsa nelle città italiane, o almeno nel suo tallone d’Achille, la pianura padana: complice un meteo decisamente favorevole – le abbondanti piogge hanno contribuito notevolmente a spazzar via le concentrazioni di polveri – il Pm10 ha registrato medie e superamenti decisamente inferiori rispetto a quelle segnate dall’inizio del secolo. Attenzione: che sia stato l’anno migliore non significa che i risultati siano sufficienti; gli sforamenti sono comunque ampiamente al di sopra delle soglie consentite dall’Unione Europea, quelle stesse soglie che – non ci stanchiamo di ripeterlo – la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene ormai obsolete.
Tuttavia, osservando la progressione dai primi anni Duemila ad oggi, il miglioramento è graduale e costante, meteo o no.  Il quadro lombardo è stato tracciato accuratamente da Legambiente, che conferma sia i risultati positivi sia le considerazioni su meteo e superamenti. Milano in particolare è stata la città ad aver ridotto maggiormente le giornate irrespirabili nel 2014. E Torino? Vediamo cos’è successo nell’anno appena chiuso, centralina per centralina.
La Consolata ha registrato una media annua di 33,4 mcg/mc, dunque al di sotto dei limiti di legge, ma ha quasi doppiato il numero di giorni di sforamento a disposizione, con 63superamenti. Il picco più alto l’ha registrato il 31 ottobre, con 123 mcg/m3, contro i 50 previsti dalle normative. Nel 2013 la media aveva raggiunto i 40,5 mcg/m3 e si erano registrati 100 superamenti. Peggio ancora l’anno prima: 48 mcg/m3 di media e 118 sforamenti. Tornando indietro fino agli inizi del secolo, si osserva un progressivo miglioramento: si pensi che nell’anno 2000 le centraline registrarono una media annuale di71 mcg/m3 e un totale di 214 sforamenti. Risultati analoghi al Lingotto: media ferma a 30,3 mcg/m3 e superamenti fuori legge, con55 giorni oltre i limiti. Il picco di Pm10 è stato registrato nella stessa giornata, 31 ottobre, con 109 microgrammi. Anche qui il miglioramento dell’ultimo decennio è costante e progressivo.
Passiamo alle altre stazioni: Rebaudengo35,7 di media e 73 sforamenti. Picco più alto, il 7 gennaio scorso, con 105 microgrammi. (Curiosamente il 31 ottobre le concentrazioni sono rimaste ferme a 49 mcg). Rubino31,1 di media e 48 superamenti. Grassi40,6mcg/m3 di media e 63 sforamenti, ma va detto che la centralina è rimasta fuori uso per tantissimi giorni, con appena 230 valori validi su tutto l’anno. In ogni caso, il progressivo e netto miglioramento è ben visibile nell’arco temporale dei 14 anni, che all’inizio del secolo facevano segnare una media addirittura doppia rispetto alle direttive UE (81 mcg(m3) e ben264 sforamenti.

Fonte: ecodallecitta.it

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Torino, luglio 2014 è stato il secondo più piovoso dal 1802. I dati di Nimbus

La maggiore associazione italiana per lo studio di meteorologia, clima e ghiacciai pubblica i dati sulle precipitazioni a scala secolare: a Torino-centro (stazione ARPA dei Giardini Reali) 242 mm totali, più del quadruplo della norma, e secondo luglio più piovoso dal 1802 dopo il caso del 1826 (255 mm). ecodallecitta

 

A causa dei persistenti flussi atlantici, luglio 2014 in Piemonte si è chiuso come un mese decisamente fresco, anche se non eccezionale, con temperatura media mensile di 22.7 °C a Torino, 1.7 °C sotto la media del trentennio 1981-2010. Una frescura a cui non eravamo più abituati nelle  estati recenti, sempre più calde, ma simile a quanto già osservato nei
mesi di luglio del 1993 (media 22.3 °C), 2000 (22.6 °C) e 2011 (22.8 °C).  Straordinarie invece le precipitazioni a scala secolare, sia per quantità, sia per frequenza: a Torino-centro (stazione ARPA dei Giardini
Reali) 242 mm totali, più del quadruplo della norma, e secondo luglio  più piovoso dal 1802 dopo il caso del 1826 (255 mm). Si sono contati 13 giorni piovosi in luogo dei 6 normali: in oltre 2 secoli una frequenza così alta si era osservata in questo mese solo nel 1906 (13 giorni piovosi) e nel 1932 (14 giorni).

Fonte: ecodallecittà.it

Che cosa rimane del Bike to School di Torino, parlano gli organizzatori

Il Bike to School di venerdì 31 gennaio ha avuto un buon eco nazionale e nonostante la pioggia, il freddo e il traffico, a Torino molti bambini hanno pedalato accompagnati dai genitori diretti verso scuola. Lasciamo la parola a “Ubik”, organizzatore del Bike to School torinese, per una riflessione sulla giornata378013

“E così si è conclusa la prima giornata di Bike to School a Torino. Il tempo non è stato clemente, data la cospicua nevicata di ieri e la pioggia di stamattina. Qualcuno ha desistito, ma i più hanno mostrato coraggio e vero spirito nordico, accorrendo al punto di ritrovo principale – in Largo Saluzzo – incuranti dell’acqua e del freddo. Un grandissimo ringraziamento, quindi, a tutti quelli che hanno partecipato. In Largo Saluzzo si è celebrata una piccola festa a pedali, per piccoli e grandi. Colazione tutti insieme, nuove conoscenze, chiacchiere, sbadigli ed allegria: mattinate così aiutano ad affrontare la giornata con una minor dose di stress e sfido chi si muove – da solo – in automobile a poter fare la stessa cosa. Le lamiere di un’auto sono una barriera che isola dal resto del mondo, prendere aria sul viso permette, invece, di vivere gli spazi comuni anche come occasione di incontro e socializzazione. Ma veniamo ai veri protagonisti della giornata: bambini piccoli e grandicelli, arrivati un po’ assonnati, un po’ preoccupati di far tardi a scuola, un po’ perplessi nel vedere tutti quei grandi comportarsi in modo così “strano” rispetto al solito. Ma quando la carovana è partita, credo che tutte le perplessità siano sparite. Spesso, pedalando in testa al gruppo, mi sono voltato ad osservare l’espressione dei bimbi, e quello che ho visto è stato soprattutto entusiasmo. Questi coraggiosi ragazzini ci hanno dimostrato che quello che spesso ferma noi grandi, le nostre preoccupazioni – la pioggia, il freddo – se vissute nella dimensione del gioco e dell’avventura, non sono che piccoli ostacoli che, magari, non fanno che rendere il gioco ancor più divertente. In fondo la pioggia non è che acqua che si asciugherà e il freddo scompare appena si inizia a pedalare.  La piccola massa critica o – meglio – la grande massa critica dei piccoli, si è mossa agevolmente nel traffico, dimostrando che le strade possono e devono essere di tutti. Alcuni automobilisti ci avranno vissuto come i soliti rompiscatole che rallentano il traffico; noi abbiamo vissuto loro come intrusi che volevano rovinare il nostro gioco. E così, quando il gruppo ha raggiunto la ciclabile del Valentino, abbiamo tirato un po’ il fiato, perché finalmente gli intrusi non c’erano più, e quella strada innevata era il tabellone di gioco perfetto: è partita anche qualche sana garetta (piccoli ciclocrossisti crescono!). Per qualcuno far rotolare i copertoni sulla neve è stata un’esperienza del tutto nuova, e forse per questo resterà ancor più nei ricordi di questa giornata. Poi ci si è ributtati tra le auto, sino ad arrivare, tutti insieme, a scuola. Qualcuno dei genitori che accompagnava gli altri bimbi (a piedi o in auto) ci guardava sorridendo e congratulandosi, qualcuno incerto. Noi eravamo felici. Un vigile, lo ha già raccontato la puntuale cronaca dell’evento, ha dimostrato di essere evidentemente infastidito dalla nostra presenza, che pareva turbare il normale ordine dell’ingresso a scuola. Vorrei spendere due parole in più non perché me la sia presa con quel particolare vigile, ma per sottolineare che il “normale” ordine dell’ingresso a scuola era fatto di auto in doppia fila, parcheggiate ovunque, e traffico un po’ troppo sostenuto (per usare un eufemismo). Eppure sembrava – agli altri – che il disagio fosse creato dal gruppo Bike to School, e non da quella 500 che era parcheggiata in doppia fila, proprio lì, ad un metro da noi ciclisti, e che ostruiva la carreggiata. Credo che il significato di questa iniziativa debba essere, tra gli altri, proprio questo: un invito a riflettere. Cos’è – o cosa dovrebbe essere – “normale”? Il traffico del mattino, i parcheggi selvaggi ed impuniti, le strade intasate, le entrate delle scuole quasi inaccessibili, o un gruppo di piccoli e grandi che vanno a scuola insieme pedalando, chiacchierando, sorridendo?  A me, personalmente, quella che a tanti, oggi, sembra una città normale, pare invece una città all’incontrario, che troverebbe posto in un racconto di Gianni Rodari. Per questo mi piacerebbe che Bike to School diventasse un’abitudine. Sarebbe bello ripeterlo al più presto, magari fissando degli appuntamenti ricorrenti, o persino – se gruppi di genitori sapranno organizzarsi – tutti i giorni!  Per far sì che diventi una cosa “normale”.  Termino ancora con alcuni ringraziamenti sparsi: tutti quelli che hanno contribuito all’organizzazione della giornata partecipando alle riunioni fisicamente o online, i genitori della Rayneri/Manzoni, Bike Pride, Bike Breakfast, Yankuam, Lacumba Film, Bicycle is Bell (e chissà quanti ho dimenticato); tutti quelli che si son svegliati presto stamattina per incontrarsi in Largo Saluzzo; tutti quelli che hanno abbandonato all’ultimo momento per cause di forza maggiore, ma so che avrebbero voluto esserci. Menzione d’onore al nonno del piccolo Mattia, unico presente per la scuola di Via Lugaro, fiero rapprentante della categoria dei nonni ciclisti! Grazie, infine, a tutti i bambini che questa sera, andando a dormire, ripenseranno a questa giornata e magari domattina – svegliandosi – chiederanno a mamma e papà: “Oggi posso andare a scuola in bicicletta?”
Al prossimo Bike to School!”

Fonte: ecodallecittà

Maltempo: 30% di raccolto in meno nel Nord Italia

Le piogge persistenti hanno messo in ginocchio le campagne di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna155342384-586x365

La pioggia non dà tregua e la primavera è tornata a vestire i panni di un inverno tardivo. In tutto il Nord Italia le temperature sono bassissime, tanto che nel week end è tornata la neve, anche su quote relativamente basse. Le semine sono in ritardo, in terribile ritardo e chiunque sia andato al mercato in questi giorni si sarà accorto di come il prezzo di frutta ed ortaggi sia schizzato alle stelle. Secondo le stime di Coldiretti, il 2013 potrebbe far registrare un 30% in meno di raccolti: dal Piemonte al Veneto, dall’Emilia Romagna alla Lombardia le campagne sono sotto l’acqua, con migliaia di ettari che non riescono ad assorbire le precipitazioni delle ultime settimane. Il Giro d’Italia 2013, per esempio, rischia di venire ricordato come il più piovoso della storia. Dal pomodoro al riso, dalle patate alla frutta, dal mais alla soia, non c’è raccolto che non sia compromesso dalle condizioni meteo e anche gli allevatori sono in apprensione a causa delle piogge persistenti che fanno marcire il fieno per gli animali. Veniamo ai dati. In Piemonte i danni nelle risaie di vercellese e novarese sono quantificabili nel 50% del raccolto e anche per quanto riguarda il mais non va certo meglio: nelle province di Asti, Alessandria, Cuneo e Torino le perdite oscillano fra il 30 e il 45%. In Veneto per molti frutti il raccolto sarà dimezzato, molte ciliegie sono spaccate per la troppa pioggia. In Emilia Romagna è ferma la semina delle patate, mentre nel piacentino il 70% dei pomodori non è stato piantato.  In Lombardia la situazione è critica a tutte le latitudini, tanto nei frutteti della Valtellina, quanto nei campi del mantovano e del cremonese. Dall’inizio dell’anno le precipitazioni sono state del 53% superiori alla media, un dato che fa della primavera 2013 la più piovosa degli ultimi due secoli. I problemi connessi all’assorbimento delle acque non sono dovuti soltanto a cause naturali. Ogni giorno, in Italia, vengono cementificati 288 ettari di terreno agricolo (400 campi da calcio) che divengono impermeabili, causando i noti problemi di allagamenti e dissesto idrogeologico che finiscono periodicamente agli onori delle cronache. In vent’anni 1,2 milioni di aziende agricole hanno chiuso e, anche se fra le giovani generazioni sta rifiorendo il desiderio di tornare all’agricoltura, stagioni come queste sono un ostacolo e un potente dissuasore a chi voglia vivere dei frutti della terra.

Fonte: Coldiretti