Piemonte, al via il bando regionale da 40 milioni di euro per la Bioeconomia

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la Regione vara questa nuova piattaforma su uno dei temi più strategici per l’attuale programmazione dei fondi europei. L’ente sostiene progetti per chimica verde, cleantech e agroalimentare, stanziando contributi per 40 milioni

Contributi a fondo perduto finalizzati alla realizzazione di  progetti di ricerca industriale in Piemonte nei settori dell’agroalimentare, della chimica verde/cleantech e dell’economia circolare, con l’impegno da parte delle aziende di assumere giovani qualificati in alto apprendistato, in rapporto alla fascia di investimento prevista. Sono queste, in sintesi, le caratteristiche più significative della nuova piattaforma tecnologica sulla Bioeconomia, di cui da oggi è disponibile il bando.

Dopo  “Fabbrica intelligente” (avviata nel 2015) e  “Salute e benessere” (lanciata lo scorso anno), la Regione vara questa nuova piattaforma su uno dei temi più strategici per l’attuale programmazione dei fondi europei, finanziando i relativi progetti con un contributo di 40 milioni di euro.

Nel territorio piemontese l’industria agrifood è costituita da circa 33 mila unità produttive e oltre 135 mila addetti, mentre sono quasi 3800 le imprese del settore chimica verde con circa 48 mila lavoratori. «Il Piemonte- sottolinea l’assessore Giuseppina De Santis – ha condiviso con le altre Regioni la strategia generale di posizionamento sul settore e questa piattaforma rappresenta la misura concreta per darne attuazione. Qui è inoltre presente un modello distintivo di collaborazione tra mondo agricolo e industriale, che rende auspicabile l’ulteriore incremento della cooperazione tra strutture di ricerca e imprese riferiti all’intera filiera agroalimentare. Contiamo infine che, come già accaduto con le altre misure avviate sulla ricerca, anche in questo caso si possano ottenere importanti risultati sul tema dell’occupazione qualificata di giovani ricercatori».

La piattaforma sulla Bioeconomia riunisce i settori della chimica verde/cleantech e dell’agroalimentare. In tali ambiti una delle sfide più attuali è costituita dal rafforzamento della ricerca e dell’innovazione volte allo sviluppo di tecnologie non solo nei rispettivi comparti, ma come risultato della loro simbiosi, che consenta la creazione di ecosistemi produttivi circolari. La bioeconomia si propone quindi di favorire la transizione verso un sistema economico più sostenibile e a minor impatto ambientale, che rigeneri gli ecosistemi naturali anziché impattarli e maggiormente efficiente dal punto di vista delle risorse nel più ampio contesto di sviluppo dell’economia circolare.  Lo strumento della piattaforma tecnologica è già collaudata da diverso tempo in Piemonte nell’ambito della politica di sviluppo regionale: si tratta di sostenere le iniziative di partenariati che si costituiscono ad hoc riunendo grandi e piccole imprese insieme ai centri di ricerca pubblici e privati. La piattaforma rappresenta quindi l’ideale forma di coordinamento e di raccordo tra i diversi attori – imprese, istituzioni, Università – che operano su scala regionale in uno specifico settore di innovazione attorno ad una visione strategica comune, con il fine di garantire un trasferimento tecnologico più immediato.  Il contributo è a fondo perduto, con il limite massimo di 10 milioni di euro per progetto e 5 milioni di euro per singolo soggetto. Gli interventi finanziabili, presentati dal raggruppamenti che abbiano come minimo  il 30 per cento di “presenza” di piccole e medie imprese, dovranno riguardare la ricerca industriale o lo sviluppo sperimentale. Per ogni singola proposta progettuale le imprese del partenariato, assumono l’impegno ad attivare un numero minimo di assunzioni in alto apprendistato che varia tra 10 e 20, in rapporto alla fascia di investimento prevista.

La piattaforma sulla bioeconomia è destinata alle imprese industriali e di trasformazione agroalimentare, ma auspica la partecipazione di imprese del settore agricolo e primario, che potranno avvalersi delle opportunità offerte dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, attraverso una misura di prossima emanazione che ha in programma una esplicita premialità per i soggetti che cooperano nell’ambito dei progetti finanziati dalla piattaforma bioeconomia del Fesr.

Le candidature dovranno essere presentate entro e il 17 settembre 2018.

Pagina dedicata all’agevolazione: https://www.finpiemonte.it/bandi/dettaglio-bando/piattaforma-tecnologica-bioeconomia

 

Fonte: ecodallecitta.it

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MAcA: il primo museo in Europa dedicato all’ambiente

Non si finisce mai di imparare e di scoprire, a qualsiasi età. Questo il principio ispiratore del primo museo in Europa interamente dedicato alle tematiche ambientali. Nato a Torino dal riciclo architettonico di una fabbrica dismessa, il MAcA – Museo A come Ambiente offre un concentrato di esperienze per promuovere conoscenza e consapevolezza intorno a quattro tematiche principali: acqua, energia, rifiuti e riciclo, alimentazione. A Torino sorge un museo interamente dedicato all’ambiente che incrocia in qualche modo arte, cultura e scienza. Può sembrar poca cosa, ma è il primo in Europa e tra i primi nel mondo! Eppure in pochi lo sanno. Anzi, ancora oggi, quando si parla di Italia si sottolinea come i musei siano vetusti, arretrati, poco multimediali.

Per fortuna non è sempre così. Per saperne di più su questo importante strumento di divulgazione e formazione, siamo andati a visitare il MAcA – Museo A come Ambiente e abbiamo intervistato il Direttore Paolo Legato che ha avviato un processo di rinnovamento e aggiornamento dei percorsi e del posizionamento culturale del MAcA.

“In questi edifici prima sorgeva una fabbrica della Michelin – ci spiega Paolo – Siamo l’esempio vivente del riciclo architettonico. Non credo che sia un caso che il primo museo europeo dedicato all’ambiente sia sorto nel capoluogo piemontese. Torino, infatti, è sempre stata ed è una realtà particolare: tante delle novità che caratterizzano il nostro Paese partono da Torino. Qui ribollono molte iniziative”. Gli chiedo di spiegarci cosa contraddistingua questo museo. Non ha dubbi. “Non è un luogo di collezione, ma un concentrato di esperienze. Si inserisce in un filone europeo dei musei di scienza, i cosiddetti ‘science center’, sia dal punto di vista dei contenuti che da quello pratico. Non a caso facciamo parte della rete ECSITE”.museo-a-come-ambiente

Al momento il museo si occupa di quattro grandi aree tematiche, a cui presto si aggiungerà il tema dei trasporti: acqua, energia, rifiuti e riciclo, alimentazione. Per promuovere conoscenze e consapevolezza in questi ‘mondi’ vengono usate postazioni interattive attraverso le quali il visitatore può giocare con i contenuti imparando qualcosa. L’obiettivo è creare un ponte cognitivo attraverso l’approccio pratico.

“Questo approccio nasce a San Francisco, con l’Exploratorium – continua Legato – Il fenomeno e la conoscenza sono mediate dall’oggetto stesso. Noi non interroghiamo il visitatore, ma rispondiamo ai suoi dubbi o ne creiamo”.

Tra gli obiettivi del Museo vi è la valorizzazione delle buone prassi. I giovani frequentatori, inoltre, vengono stimolati nel proporre le loro idee. Ci sono offerte per tutte le età, dai bambini molto piccoli ai diciottenni, ma anche gli adulti non sembrano disdegnare! Per raggiungere pubblici così diversi, il contenuto viene ‘modulato’. Un ruolo fondamentale è svolto dai laboratori, della durata di 90 minuti, caratterizzati da un apprendimento non formale e guidati da circa una decina di animatori. Nel museo, inoltre, vengono svolti ogni anno circa 30-35 eventi eventi tematici. L’anno poi è caratterizzato dalle visite delle scuole e dai turisti di passaggio, nonché dai laboratori didattici.

“Abbiamo 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030 – spiega Paolo Legato riferendosi all’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile dell’Onu – li ho stampati in italiano e messi su un muro simbolico che alla fine dei laboratori viene abbattuto”.museo-a-come-ambiente-4

Gli chiedo quali siano i loro di obiettivi per il prossimo triennio. “Proporremo mostre temporanee. A maggio inauguriamo il ‘padiglione guscio’. Queste mostre temporanee dovrebbero attirare chi è già venuto e vuole tornare per visitare qualcosa di nuovo”.

Ma non è tutto! Stanno nascendo anche collaborazioni internazionali! “Attualmente il museo è stato inserito in un progetto in Etiopia. Una onlus italiana – CIFA – ci ha chiamato per fare formazione sulla plastica in Etiopia. A questo progetto si interessano anche Francia e Germania. Questo vuol dire che quando un progetto è fatto bene e con il cuore può diventare un modello. E magari pian piano verrà finanziato”.

Come si può diffondere un approccio come questo? “Rubare le idee è fondamentale! Il corpo insegnanti è molto sensibile ed è il nostro pubblico di acquisto. Quando vengono ricordano e riportano nelle classi quanto appreso. Molte aziende usano una visita da noi come premio. E il passa parola è a carico dei bambini e delle bambine, che sono sensibili ma hanno bisogno di essere formati. Il tema ambientale nei programmi scolastici è tema di discussione ma non è detto che si abbia le competenze e gli strumenti per affrontarlo. Per questo ho anche fatto abbassato il prezzo del biglietto”.maca-museo-a-come-ambiente-2

Chiudiamo riflettendo sul nostro Paese: “Nessuno sa che l’Italia è al vertice per quanto riguarda le energie rinnovabili e che più in generale le aziende green sono più resilienti e economicamente solide”.  Un altro insegnamento che ci viene dalla Natura. Tutto comincia con imparare le basi, l’alfabeto, la lettera A. A come Ambiente.

Intervista: Daniel Tarozzi e Lorena di Maria
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/06/io-faccio-cosi-215-maca-primo-museo-europa-dedicato-ambiente/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Festa dell’Altra Velocità: per il futuro che è già presente

Dal 29 giugno al 1 luglio ad Avigliana, in Piemonte, un nuovo appuntamento per supportare le connessioni fra i soggetti che operano nel cambiamento e fra essi e il grande pubblico delle persone in transizione. Un programma in via di definizione attraverso la progettazione partecipata e tuttavia già ricco di temi. Si chiama Altra Velocità ed è una festa completamente nuova, dedicata a persone e gruppi portatori di esperienze di cambiamento, di alternative possibili, di un futuro che – sebbene ignorato dai media tradizionali – è già presente. Ideato e organizzato da un gruppo di associazioni operanti nel consumo critico, nella comunicazione, nell’agricoltura contadina e nell’accoglienza ai migranti, l’evento si svolgerà dal 29 giugno al 1 luglio prossimi ad Avigliana, in Val di Susa (TO). Altra Velocità (e la sua versione francese Autre Vitesse) nasce dalle numerose esperienze che, in Italia e in Europa, stanno da tempo lavorando per costruire una società orientata al bene comune e al rispetto dell’ambiente piuttosto che all’incremento delle ricchezze materiali di pochi. Alcune di queste esperienze hanno semplicemente scelto di ritrovarsi e di invitare le altre a raggiungerle.

Ci saranno laboratori, incontri tematici ed escursioni divisi in tre filoni: il benvivere, ossia dove vogliamo andare; le alleanze, ossia insieme a chi; e gli strumenti, ossia come vogliamo muoverci. Saranno presentati i progetti attivati negli ultimi anni orientati alla promozione di stili di vita sostenibili e al bene comune. Oltre ai progetti italiani, tuttavia, vi sarà una nutrita partecipazione di esperienze analoghe francesi (non a caso la festa ha un titolo bilingue).festa-altra-velocita-futuro-presente-1528278749

Una 3 giorni che si pone l’obiettivo, da un lato, di celebrare il lavoro svolto dalle diverse reti ed organizzazioni, e dall’altro di mostrare a tutti, operatori e curiosi, la strada da seguire per i prossimi passi. Si parlerà di patti di filiera, co-produzioni, sistemi comunitari di scambio, Piccola Distribuzione Organizzata (PDO), agricoltura sostenuta dalla comunità (CSA), comunicazione partecipata, facilitazione, rapporto tra salute e alimentazione, integrazione. Sarà inoltre presentata la campagna per una legge che riconosca l’Agricoltura Contadina. E, come sempre accade in questo tipo di eventi, ci sarà spazio anche per l’intrattenimento: musica, danza, teatro, cinema e anche attività per bambini.

Molto interessante il metodo adottato per la definizione dei contenuti. Il programma è pensato come un grande laboratorio di progettazione partecipata: viene costruito insieme, con il contributo costante di chi, semplicemente, sceglie di esserci. Una lavagna interattiva in evoluzione segnala gli argomenti proposti, i gruppi attivi, le attività e i collegamenti ai progetti comuni in partenza. Insomma, un work in progress in cui il processo è interessante quanto il risultato, almeno a giudicare dai temi confermati fin qui e dai loro curatori:

1) Co-produzioni e CSA > A cura di Le Galline Felici
2) Strumenti per sistemi di credito > A cura di RETICS
3) PDO > A cura di RES.TO. Partecipano: produttori Locali, DISOTTO, OLTREfoodCOOP, RES Italia
4) Aspetti fiscali per associazionismo dei produttori > A cura di RES.TO
5) Incontro con realtà del territorio > A cura di Scenari di futuro
6) Il valore del cibo > A cura di LoFaccioBene
7) Laboratorio reti contadine> A cura di REES Marche. Partecipano: Rete dei Semi Rurali, Mais, ASCI ed ARI.
8) Laboratorio sui sistemi di credito > A cura di RETICS
9) Gas e salute > A cura di RES.TO
10) Ingredienti per il futuro > A cura di Rete di Reti
11) Comunicazione integrata (compresa quella nelle scuole) > A cura di Le Galline Felici – IRIS
12) Laboratorio su comunicare senza marketing > A cura di Smarketing
13) Laboratorio sulla facilitazione (da confermare) > A cura di Alekoslab
14) Integrazione migranti > A cura di REES Marche. Partecipa Refugees Welcome
15) Intelligenza collettiva > A cura di Usines a gas
16) Laboratorio di autoformazione sul Bilancio del Bene Comune > A cura di IRIS
17) Viaggiare > A cura di Compagnia dei Cammini
18) Attività con bambini e adolescenti > A cura di Praticare il futuro

Le organizzazioni che partecipano e promuovono la festa sono indicate qui di seguito (altre si stanno man mano aggiungendo): Worcup!, Etinomia, Galline Felici, Usine-a-gas (Cortocircuiti francesi), GAStorino, RES.TO (Rete Gas Torino Ovest che comprende i Gas Almese, Alpignano-Pianezza, dal Bass, Arcoiris, Buttigliera, Cavagnetta, Valmessa e Trana), REES Marche, Gas Chiomonte, Gas Pinerolo Stranamore, Praticare il futuro, Gas Avigliana, Solidarius Italia, Iris, Fairwatch, Social Business World, comune-info, LoFaccioBene, Scenari di Futuro, Smarketing, Alekoslab, Genuino Valsusino, Rete di Reti (Associazione Decrescita, Bilanci di Giustizia, Federazione per l’Economia del Bene Comune, Italia che Cambia, Movimento Decrescita Felice, RES Italia, RIVE e Terra Nuova insieme ad altre reti e organizzazioni), Giovani in Vita, Compagnia dei Cammini e Rete Gas Varese.

Le informazioni sulla festa e il programma saranno a breve online sul sito (al momento in costruzione) www.altravelocita.info. Per il momento è attiva la pagina Facebook dell’evento, al quale si può già iniziare a registrarsi, e la mail altravelocita@socialbusinessworld.org.

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/festa-altra-velocita-futuro-presente/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Piemonte, nuove risorse per piste ciclabili e sicurezza stradale approvati dalla Giunta Regionale

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4,5 milioni per le piste ciclabili extraurbane, 890 mila euro per la ciclabilità cittadina, 171mila per “Bicibus” e “Pedibus”, 250 mila per il programma regionale per la mobilità ciclabile, 55 mila per le campagne di sicurezza stradale. Lo stanziamento di ulteriori 4,5 milioni (oltre ai 10 già inseriti a bilancio lo scorso anno)  per le piste ciclabili e di altri finanziamenti  per progetti sulla sicurezza stradale sono stati  l’oggetto della prima delibera approvata questa mattina dalla Giunta Regionale. 4,5 milioni sono stati inseriti per l’incremento delle assegnazioni del bando “Percorsi ciclabili sicuri” in corso (per portare le risorse regionali stanziate complessivamente a € 14.500.000,00) e consentire di scorrere la graduatoria del bando stesso che definiva gli interventi finanziabili. Nella stessa delibera 171.000 euro sono stati stanziati per lo scorrimento della graduatoria delle scuole che hanno partecipato nel 2017 al bando “Bicibus.pedibus” (Risultano in graduatoria 27 progetti presentati da scuole che non sono stati finanziati per esaurimento delle risorse). 250.00 euro sono stati deliberati per la redazione di un programma regionale per la mobilità ciclabile (con il documento sarà rilevata la rete ciclabile principale ed individuate le priorità di intervento per il completamento e la messa in sicurezza).  Inoltre 25.620 euro sono stati allocati per iniziative di comunicazione e 29.000 euro per inziative di educazione verso studenti e docenti. Le misure approvate rappresentano il programma di azione annuale (2018) previsto dal Piano Regionale della Sicurezza Stradale. Con una differente delibera, sono stati autorizzati ulteriori 889.674,54 di fondi Nazionali per la realizzazione in cofinanziamento di un programma per la progettazione e realizzazione di interventi per la sicurezza della circolazione ciclistica cittadina all’interno dei Comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti.

Il cofinanziamento sarà erogabile nella misura massima del 50% delle spese ammissibili di progettazione e realizzazione degli interventi che abbiano un importo complessivo di spesa previsto pari o superiore a euro 100.000 e che il contributo massimo assegnabile per ogni intervento proposto fino a € 300.000.

“Queste risorse – ha commentato l’assessore ai trasporti della Regione Piemonte Francesco Balocco – testimoniano l’attenzione della Regione alla mobilità su bicicletta, sia in ambito urbano che a fini turistici. Questo tipo di infrastrutture assume per il nostro territorio una rilevanza strategica per i benefici, ambientali, economici e sulla salute dei cittadini che tale modalità attiva di trasporto comporta se opportunamente incentivata e dotata di percorsi funzionali. In particolare è rilevante l’aspetto collegato al cicloturismo per il quale la vocazione turistica della nostra Regione, offre enormi potenzialità per lo sviluppo di un settore già in forte crescita, anche per valorizzare territori oggi considerati marginali che ne possono beneficiare.”

Fonte: ecodallecitta.it

“Siediti sopra, torna bambino”: le Panchine Giganti di Chris Bangle

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Panchine giganti per guardare il mondo da altri punti di vista, fermarsi e sentirsi bambini a tutte le età. Sono ormai diventate un simbolo dell’Alta Langa le grandi installazioni colorate del designer americano Chris Bangle che, con la realizzazione della sua prima “Big Bench”, ha dato vita ad un progetto per sostenere le comunità del Piemonte, promuovendo il turismo e l’artigianato locale.

“S’i t’è dabsogn ed tirè un po’ el fia set-te sì ensima e.. it sentirè torna masna”, in altre parole “Se hai bisogno di riposarti un po’, siediti qui sopra… e ti sentirai tornare bambino”. Suona un po’ come una formula magica l’invito in piemontese scritto sulla prima panchina gigante, quella realizzata nel 2010 da Chris Bangle sul terreno della Borgata a Clavesana (Cuneo), sua residenza e studio. Trasferitosi nelle Langhe insieme alla moglie e innamoratosi del territorio, il designer americano ha dato vita con la realizzazione di quest’opera al suo Big Bench Community Project (BBCP). L’obiettivo del progetto è quello di sostenere le comunità locali, il turismo e le eccellenze artigiane dei paesi in cui si trovano queste installazioni fuori scala. BBCP è un’iniziativa no profit promossa da Chris Bangle e dalla moglie Catherine, divenuti cittadini di Clavesana nel 2009, per unire la creatività del team di designer della Chris Bangle Associates S.r.l. alle eccellenze artigiane di quest’area del Piemonte.siediti-sopra-torna-bambino-le-panchine-giganti-di-chris-bangle-1525767774

Le attività del BBCP – a carattere esclusivo senza fini di lucro – prevedono sia il supporto tecnico a chi vuole costruire una nuova Grande Panchina ufficiale, sia la collaborazione con le eccellenze dell’artigianato locale per realizzare prodotti a esse ispirati, che possano dare un piccolo contributo all’economia e al turismo locali, nel segno dello spirito positivo che le Grandi Panchine portano in questa zona.

“Le Panchine Giganti sono spesso conosciute per immagini, ma una volta che si siede su una di esse e si prova la sensazione di godersi la vista come se ‘si fosse di nuovo bambini’, si vive un’esperienza intensa, da condividere con gli altri. Le panchine sono fatte per rilassarsi, a differenza di una sedia o di una poltrona sono larghe abbastanza da accogliere uno o più amici. Sedersi su una panchina è un gesto sociale piacevole, e fare buon uso di tutta l’energia positiva che le Panchine Giganti emanano è la visione alla base del Big Bench Community Project”, spiega Chris sul sito del progetto.siediti-sopra-torna-bambino-le-panchine-giganti-di-chris-bangle-1525767748

L’idea delle panchine fuori scala non è inedita, ma lo è il contesto. Il cambio di prospettiva dato dalle dimensioni della panchina fa sentire chi vi siede come un bambino, capace di meravigliarsi della bellezza del paesaggio con uno sguardo nuovo. La prima grande panchina di Chris Bangle è divenuta in poco più di un anno un’attrazione per i visitatori della zona.

“È una grande lezione nell’utilizzo dell’innovazione contestuale – scrive il designer – Siamo così ossessionati dallo scoprire cose sempre nuove che spesso ci neghiamo l’interessante esperienza di sperimentare cose ben conosciute ma in un contesto diverso”.

Nel corso degli ultimi anni sono state costruite altre panchine ufficiali in zone vicine e fuori dal Piemonte, senza fondi pubblici, solo grazie a sponsor privati. Chris Bangle ha fornito gratuitamente disegni e indicazioni ai costruttori delle panchine ponendo come condizione che le panchine fossero poste in un punto panoramico, su un terreno accessibile al pubblico e che rispettassero lo spirito con cui era nata la prima: non un’installazione privata, ma parte di un’esperienza collettiva che tutti, venendo in queste zone, possono condividere e sperimentare.siediti-sopra-torna-bambino-le-panchine-giganti-di-chris-bangle-1525767826

Oggi il progetto si è diffuso fino a comprendere varie zone del Piemonte e anche della Liguria, per un totale di 47 Panchine Giganti “Speriamo di vedere costruite molte altre Grandi Panchine – afferma Chris Bangle – per farci sentire di nuovo bambini quando ci arrampichiamo su di esse e che nuovi visitatori arrivino in questa zona per godersi la vista spettacolare del paesaggio”.

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Autore: Pagina Fb Panchine Giganti

Fonte: piemonte.checambia.org

“Emisferi umani”, quando l’arte è la chiave di volta per l’umanesimo della cura

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Al Nuovo Ospedale degli Infermi di Ponderano (BI) sono state inaugurate due aule speciali che ospiteranno incontri formativi del personale sanitario. Nei due nuovi spazi spiccano i colori e i soggetti alle pareti: due classi del liceo artistico di Biella hanno realizzato opere artistiche significative e raffigurato un Terzo Paradiso che divide le due stanze. Arte e salute, due macro-tematiche all’apparenza molto distanti tra loro, si sono unite in un progetto grazie al contributo di giovani studenti. Come mettere in relazione virtuosa questi due ambiti? Un incontro tra il mondo umanistico e quello scientifico reso possibile grazie al progetto “Emisferi Umani: narrazione autobiografica e cura del sé professionale” dell’ASL di Biella. Si tratta di un’iniziativa che ha portato alla nascita di due nuove aule al Nuovo Ospedale degli Infermi di Ponderano (BI), che saranno adibite a ospitare incontri formativi del personale sanitario della struttura. Venerdì 20 aprile è andata in scena l’inaugurazione di questi due spazi, ma ciò che spicca è tutto il dietro le quinte che ha portato alla realizzazione del progetto. Sono state due le realtà protagoniste: da una parte gli studenti del Liceo Sella (indirizzo artistico) di Biella, dall’altra i dipendenti del nosocomio cittadino. Due classi, guidate dalle docenti Denise De Rocco e Nadia Landrino, hanno dipinto le pareti di queste due sale concretizzando due proposte artistiche delle alunne Marina Barberis e Carlotta Dainese. Sono le mani i soggetti delle due aule, dipinte dagli studenti con colori differenti: la prima simboleggia l’emotività, con rappresentazioni ad hoc e colori caldi, l’altra rappresenta la logica, la razionalità, con cromaticità fredde.  L’idea delle due studentesse del liceo artistico ha avuto il consenso di Michelangelo Pistoletto, che tra altre proposte visionate dei compagni delle due ragazze, scelse quelle di Marina e Carlotta. Dal singolo al collettivo: l’idea di uno studente è diventata di tutta la classe e tutti i compagni hanno contribuito alla concretizzazione dell’idea dipingendo le pareti della sala basandosi sulla proposta artistica. L’incontro di generazioni tra Pistoletto e gli studenti è stato reso possibile grazie all’insegnante De Rocco, che ha orchestrato il tutto nelle doppie vesti di professoressa e ambasciatrice Rebirth/Terzo Paradiso.

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L’iniziativa ha coinvolto anche medici, infermieri, operatori, amministrativi che hanno lasciato la propria impronta emotivo-artistica nelle pareti. Come? Il personale che ha aderito ha raccontato, singolarmente, in poche parole la propria storia lavorativa. Tanti flash narrativi che danno uno spaccato di esperienze e motivazioni professionali e personali, sullo sfondo dell’opera realizzata dai liceali. Ecco alcuni pezzi di questo puzzle artistico-letterario: “Mi guida la passione per le persone” scrive l’infermiera Miriana Miotto; “Un sorriso accoglie/ una parola consola/ lo spirito insegna” i versi del medico Raffaella Cravero; “Avrei voluto curare persone, curo pratiche inseguendo sogni” le parole di Eugenia Bordone, amministrativa. Queste due aule, nonostante rappresentino significati opposti, sono unite dal Terzo Paradiso. Un riferimento che non si limita alla metafora: i due spazi sono collegati da una rappresentazione del segno-simbolo di Pistoletto, disegnato per metà, diviso in due parti che collegano le due aule comunicanti. Anche il corridoio tra le due stanze è stato arredato ad hoc, con quadri di immagini che rappresentano il contesto sociale e ambientale del biellese.

Venerdì scorso, come anticipato, sono state inaugurate le due aule (con la presenza di Michelangelo Pistoletto, del direttore generale dell’ASL Gianni Bonelli, del direttore della Struttura Formazione e Sviluppo Risorse Umane dell’ASL di Biella Vincenzo Alastra, dell’infermiera progettista di formazione presso la Struttura di Formazione e Sviluppo Risorse Umane dell’ASL di Biella Rosa Introcaso, della preside del Liceo Sella Maria Addolorata Ragone e dell’avvocato Diego Poggio) e si è tenuto un incontro di presentazione del progetto presso la Sala Convegni Elvo Tempia. Bonelli ha esordito: “L’ospedale si vuole caratterizzare per il concetto di bellezza. L’obbiettivo, infatti, non è solo curare la salute e le malattie, ma far sì che ci si prenda cura della persone e dei suoi familiari, per alleviare i momenti più difficili promuovendo anche una politica di umanesimo della cura”. Il direttore generale dell’ASL ha poi ringraziato Pistoletto e il Liceo Sella per il contributo dato al progetto. Alle sue parole hanno fatto eco quelle del dirigente scolastico, che ha messo in luce la collaborazione tra il liceo biellese e l’ASL e si è detta “orgogliosa dei ragazzi”. La preside Ragone, a fine incontro, ha ricevuto una targa celebrativa dall’ASL in merito all’operato degli studenti nel contesto del progetto e della collaborazione virtuosa che lega le due realtà del territorio. Anche la docente Landrino è intervenuta, spiegando le peculiarità del lavoro dei suoi studenti e esternando soddisfazione per l’operato dei liceali.emisferi-umani-arte-umanesimo-cura-1524591020

In conclusione, Pistoletto, dialogando con Alastra e con le studentesse, ha manifestato la sua soddisfazione per il lavoro degli studenti: “Le due aule – ha spiegato il maestro biellese – riescono a esprimere al meglio, anche grazie alla scelta dei colori, quello che vogliono comunicare. Io stesso ho percepito sensi di tecnologia/razionalità in una sala e emozione/sentimento in un altra. La scelta delle mani – in riferimento ai soggetti rappresentati nelle pareti, ndr – è un’espressione molto forte. Ogni mano è individuale, ma si moltiplica e si relaziona con le altre creando società”. Pistoletto, ha concluso illustrando le peculiarità del Terzo Paradiso e della trinamica in riferimento al progetto: “La bellezza – ha affermato l’artista – è fatta di ragione ed emozione messe insieme”.

Anche l’ASL di Biella, nella propria pagina Facebook, ha voluto raccontare le riflessioni tra Pistoletto e gli studenti. “Connessione interpersonale – si legge nel post – è quella dimensione che l’arte è in grado di creare, mettendo in contatto le persone tra loro e creando quel calore che l’individuo, benché artista, da solo non può realizzare. Le rappresentazioni, che abbelliscono le due aule con le loro forme, i colori e le idee, sono il frutto di una connessione tra la capacità artistica degli studenti del Liceo Artistico di Biella e i professionisti ospedalieri ogni giorno impegnati nel loro lavoro e nella propria formazione. L’arte infatti non è solo un atto individuale. Lo sviluppo della creatività si realizza pienamente nella connessione con gli altri. Il Terzo Paradiso stesso è la rappresentazione della creazione che si determina tra due realtà diverse, opposte, che si incontrano. Le mani alzate, dipinte in una delle due aule, con la vitalità delle forme e dei colori stanno a significare ‘ci sono’, ‘prendo la parola’. La mano diventa parola e tramite il colore diventa emozione”.

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/emisferi-umani-arte-umanesimo-cura/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Passione e resilienza: così è nato DreamsInDress

Carla Demartini è una giovane biellese che ha fatto tesoro del concetto di resilienza: laureata con il massimo dei voti, in difficoltà dopo aver perso il lavoro durante la maternità, non si è abbattuta e ha avuto l’audacia e il coraggio di reinventarsi come artigiana, riscoprendo la passione che aveva da bambina: il cucito. La storia del progetto Dreamsindress e del coraggio di una donna nel realizzare il proprio sogno. La Resilienza è oggi un termine che descrive questi anni tumultuosi e intrisi di grandi trasformazioni: si tratta, in psicologia, della capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Descrive bene la storia di Carla Demartini e del suo neonato progetto DreamsInDress.dreamsindress-cambiamento-vita-carla-demartini

Carla è una giovane mamma biellese, laureata in Economia e Management delle imprese cooperative e non profit. Da sempre appassionata di terzo settore e di economia allo stesso tempo, riesce a coniugare le due passioni lavorando prima nel dipartimento marketing e fundraising di Action Aid, poi a Torino nella Cooperativa Sociale Orfeo e infine a Biella, nell’ufficio amministrativo e fundraising di una fondazione. Dopo anni di soddisfazioni e crescita, arriva il temporale dopo una giornata splendente: dopo l’ulteriore splendida notizia della imminente maternità, non le viene rinnovato il contratto a tempo determinato e perde il lavoro, trovandosi disoccupata. È qui che comincia un percorso che alla fine spazzerà via le nubi e la porterà su nuovi lidi, magicamente legati ad una sua passione dell’infanzia: il cucito.

La nascita di DreamsInDress

“Io ho sempre avuto la passione per il cucito, sin da quando ero bambina. Quando è nato il mio bimbo ho ripreso in mano questa passione, ed ho cominciato a creare il corredo, alcuni giochi e libri di stoffa per il mio bambino”. Carla non sembra affatto una donna che si abbatta o si demorda più del dovuto, ma non sa ancora che si sta aprendo la strada nel crearsi un proprio inaspettato futuro lavorativo e professionale.

“Le mie amiche, vedendo le mie prime creazioni, iniziarono a suggerirmi di provare a vendere qualcosa delle mie realizzazioni. Ho cominciato ad iscrivermi ai gruppi Facebook dedicati alle neo-mamme appassionate di metodi naturali e maternità dolce. Lì ho scoperto un mondo, molto aperto e fantasioso, di mamme creative che sono state escluse dal mondo del lavoro dopo la maternità e che hanno cominciato a creare vari oggetti di sartoria, ho cominciato a prendere spunti e a creare le condizioni per vendere le mie prime realizzazioni”.dreamsindress-cambiamento-vita-carla-demartini-1521012374

È trascorso un anno nella quale Carla, dopo essersi dedicata a tempo pieno nel fare la mamma, capisce che ha bisogno di un cambiamento per ricrearsi un proprio futuro. Dopo aver ripreso in mano i ferri ed essersi iscritta ai gruppi Facebook, decide di seguire il consiglio delle sue amiche e creare quasi per gioco una pagina Facebook personale e presentare accessori per altri bambini oltre il suo: si inventa piccoli peluche in stoffa di cotone fatti con i ritagli (gli scrap) di fasce porta bebè. Sceglie la forma dell’elefantino, simbolo della maternità protettiva e della sua rinascita come donna.

“Ho iniziato a partecipare ai primi mercatini di prodotti naturali e legati all’infanzia, fino ad arrivare alla Fiera del bambino naturale di Chieri, dove ho fatto il boom ed ho capito davvero che questa passione poteva diventare l’occasione per avviare un’attività autonoma.” Carla comincia così a creare capi di abbigliamento personalizzati da donna, oltre che a nuovi accessori per bambini e mamme. I prodotti piacciono per la loro artigianalità, la creatività e la passione che esprimono, aspetti che si uniscono all’utilizzo di materiali naturali e a chilometro zero: la lana, il lino e il cotone, materiali di qualità ricavati da aziende e distretti tessili con sede intorno a Biella. Perché la particolarità dei prodotti di Carla sta proprio nell’utilizzo di materiale completamente italiano per le sue creazioni: “La mia passione era soprattutto per i prodotti naturali: essendo originaria di Biella, utilizzo molto la lana biellese che è di una qualità molto pregiata, insieme a cotone e lino. Ho proseguito con i mercatini, arrivando fino a Bastia Umbria, Ferrara e Cervia, riscontrando un successo sempre più grande. Ho conosciuto sempre più persone e ho capito che ero pronta per il grande salto: quello di aprire una vera e propria partita IVA e di trasformare la mia attività in un lavoro”.

Il 12 gennaio 2018, con l’apertura della partita IVA, Carla ha dato la luce al suo progetto chiamato DreamsInDress, dove realizza artigianalmente e su ordinazione capi di abbigliamento, accessori e giochi per bimbi, mamme e papà. Il sogno di realizzare il grande passo si è materializzato grazie all’incontro con due realtà: la Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Biella e il programma Mettersi in Proprio della Regione Piemonte, che accompagna gli aspiranti imprenditori nel percorso di accompagnamento alla creazione di impresa e al lavoro autonomo.dreamsindress-cambiamento-vita-carla-demartini-1521012394

“Nel luglio 2017, durante uno dei miei mercatini a Biella, ho conosciuto Annalisa Zegna, la Presidente del Gruppo Impresa Donna di CNA Biella, anche lei artigiana e che si è subito molto appassionata alle mie realizzazioni. Grazie a lei e al personale del CNA ho poi scoperto la possibilità di partecipare al programma MIP, che mi ha permesso di concretizzare il mio sogno lavorativo”. Grazie al MIP, Carla ha potuto redigere un business plan accurato della sua attività, che gli ha permesso poi di partire nel gennaio 2018. Oggi Carla lavora da casa dove ha un campionario base composto da vestiti, accessori e giochi di stoffa per bambini; capi di abbigliamento per donne, zainetti e scaldacollo per uomini e accessori per le mamme. A Biella, insieme ad altre artigiane della città, a partire da questo mese condividerà uno spazio espositivo e di vendita in città presso il negozio CNA, dove oltre agli spazi le varie artigiane condivideranno anche i propri saperi e le proprie passioni per la creazione di nuovi oggetti.

“In questa nuova situazione lavorativa, l’aspetto più bello oltre alla realizzazione di un sogno è che ora riesco a conciliare il tempo che dedico al lavoro a quello che devo, e voglio, dedicare al mio bimbo e alla famiglia. La cosa importante da considerare, prima di lanciarsi in un’attività del genere aprendo la partita IVA, è quella di essere ben consci e conscie del passaggio che si va ad affrontare. Bisogna studiare per bene i costi e ricavi, informarsi bene riguardo imposte e burocrazia perché fare i dovuti calcoli a tempo debito aiuta tanto”.

Per approfondimenti e ulteriori informazioni puoi leggere qui l’articolo dal Blog del CNA Biella.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/04/passione-resilienza-dreamsindress/

 

Panacea, il progetto che recupera l’antica filiera del pane

Dalla materia prima ricavata dalle aziende agricole del territorio, passando per il mulino e arrivando al pane a lievitazione naturale e alla sua distribuzione nel forno cittadino. Andiamo oggi a Torino, alla scoperta di Panacea: un possibile esempio di una sana filiera del pane a chilometro zero auspicabilmente replicabile. Eccoci oggi in Piemonte, specificatamente tra Torino e Stupinigi, alla scoperta di un progetto che potrebbe rappresentare un esempio di sana filiera del pane a chilometro zero, auspicabilmente replicabile: si tratta del progetto Panacea, ideato dalla Cooperativa Articolo 4. Recuperando l’antica filosofia di produzione del pane a lievitazione naturale, Panacea è riuscita ad unire il produttore, l’intermediario e la distribuzione nel creare un forno che rappresenta un progetto imprenditoriale dove l’unione fa la forza e ognuno vince.

Come funziona Panacea

Il progetto Panacea è nato nel 2014: alcune aziende agricole di Stupinigi (una frazione del comune di Nichelino, in provincia di Torino), convertendo la propria produzione, cedono il proprio grano al Mulino di Candia Canavese, che a sua volta vende le varie farine ai forni Panacea che realizzano un pane a lievitazione completamente naturale.

“Con il progetto di Panacea abbiamo voluto creare un forno che producesse pane a lievitazione naturale solo con la pasta madre, perché era un prodotto raro da trovare qui a Torino” ci racconta Isabella de Vecchi, responsabile del forno Panacea. “Abbiamo pensato che, oltre a dotarci di uno spazio funzionale al forno e dell’attrezzatura necessaria, fosse anche importante lavorare con una buona materia prima”.

Da qui è nata l’idea imprenditoriale di Panacea: coinvolgere cinque aziende agricole di Stupinigi nella coltivazione sia dei grani classici che di alcune varietà di grani antichi che permettessero la produzione di un pane a lievitazione naturale, con poco glutine e ricco di nutrienti e fibre, capace di riequilibrare la flora batterica e stabilizzare in modo spontaneo e naturale il ph dell’intestino e il suo normale funzionamento fisiologico. Il progetto è riuscito ed è partito anche grazie alla collaborazione raggiunta con il Mulino Roccati di Candia Canavese, dando vita alla filiera della farina di Stupinigi, regolata da un patto composto da vari impegni a cui si conformano i vari attori della filiera e che valorizza il  lavoro degli agricoltori, riconoscendo un giusto reddito per il loro lavoro e garantendo la qualità del prodotto. Questo è stato un bel traguardo e una bella soddisfazione – ci spiega Enzo Bartolla, uno dei cinque agricoltori coinvolti nella filiera e socio Panacea – soprattutto perché la nostra era un’azienda intensiva prima della collaborazione con Panacea. La filiera ci ha permesso di cambiare il nostro approccio, investendo insieme a Panacea e ottenendo un importante riconoscimento anche a livello economico, perché nonostante produciamo meno grano, questo ci viene pagato di più”.19894944_774333876082723_5735282460279200684_n

Il Forno e il valore della sostenibilità

Le panetterie dove vengono trasformati e venduti i panificati di Panacea sono tre e si trovano a Torino. Nel corso di questi anni la richiesta del pane prodotto da Panacea è in costante aumento, tant’è che oggi è nata la cooperativa Panacea Social Farm che si occupa esclusivamente del progetto e le persone coinvolte lavorativamente sono circa quindici, con varie collaborazioni in termini di tirocini. Dall’ottobre 2017 Panacea ha sviluppato anche una parte educativa, organizzando dei corsi di panificazione con la pasta madre. “È un bel risultato e abbiamo anche un fatturato ormai solido che permette a Panacea di essere un progetto sostenibile dal punto di vista economico – spiega Isabella de Vecchi – secondo me però è importante sottolineare anche il ruolo della filiera: con questo percorso abbiamo cercato di avere tutti i prodotti che fossero vicino alla città, siamo riusciti a convincere i contadini a trasformare parte delle loro coltivazioni, con un impatto ambientale importante e questo secondo noi è un buon risultato. La gratitudine e l’affetto delle persone per questo progetto è importante perché stanno capendo, oltre al valore oggettivo di produrre un buon pane, l’importanza della sostenibilità delle relazioni che si sono venute a creare”.

Vi rimandiamo a questo link per un approfondimento sulla collaborazione tra Panacea e la Federazione dell’Economia del Bene Comune.

Intervista: Daniel Tarozzi
Riprese: Roberto Vietti e Daniel Tarozzi
Montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/03/io-faccio-cosi-205-panacea-recupera-antica-filiera-pane/

Cooperativa Gemerello punta ad efficienza energetica

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2G Italia Srl, filiale italiana di uno dei maggiori produttori mondiali di impianti di cogenerazione per la generazione decentrata e fornitura di energia elettrica e calore, presenta la scelta efficiente della Società Agricola Cooperativa Gemerello, che ha adottato un cogeneratore agenitor 408 alimentato a biogas da 300 kW aumentando in maniera considerevole la potenza energetica a propria disposizione.

Cooperativa Gemerello sostiene l’ambiente

La Cooperativa Gemerello è nata grazie alla cooperazione tra l’Azienda Agricola La Maddalena, proprietaria delle strutture e dei bovini e il socio Magnano Corrado, che principalmente coltiva frutta, verdura e cereali.

Da quattro generazioni la famiglia Busso, proprietaria dell’Azienda Agricola La Maddalena di Cavour, in provincia di Torino, sceglie con cura particolare i bovini destinati all’ingrasso. Li alleva in grandi spazi e li alimenta con prodotti vegetali aziendali sotto il costante controllo dei migliori tecnici specializzati. Oltre quarant’anni di passione per l’allevamento dei bovini spesi nella costante ricerca della qualità e dell’eccellenza.

Cooperativa Gemerello punta ad efficienza energetica

La voglia di condividere direttamente con il consumatore i risultati di questa esperienza ha portato Marco Busso a dar vita alla sua azienda agricola che fa parte, insieme ad un’altra azienda, della Cooperativa Gemerello.

L’azienda alleva 6 razze di bovini (Piemontese, Blonde d’Aquitaine, Blu Belga, Limousine, Charolaise, Aubrac) ed effettua la vendita diretta del prodotto, supportata anche dal servizio di prenotazione e consegna a domicilio. La Maddalena ha il controllo diretto della qualità della materia prima, delle fasi di lavorazione, dei tagli e della preparazione dei pacchi, mirando costantemente alla soddisfazione dei consumatori sempre più attenti al rapporto qualità prezzo.

“Abbiamo identificato questa soluzione desiderando abbattere in maniera considerevole le emissioni di azoto della nostra azienda agricola e ricercando un efficientamento dei costi generali”, dichiara Marco Busso, titolare dell’azienda La Maddalena. “Visto l’elevato numero di capi presenti avevamo un naturale interesse per la produzione di energia da biogas e ci è parsa una scelta naturale quella di implementare e aumentare la potenza dell’impianto”.

Cooperativa Gemerello adotta generatore alimentato a biogas

La Cooperativa Gemerello ha adottato il cogeneratore 2G agenitor 408 alimentato a biogas. L’impianto, realizzato interamente da 2G, è andato a sostituire un motore esistente che aveva una potenza totale di 250 kW. L’impianto attuale possiede un rendimento elettrico di 300 kW e uno termico di 308 kW e tutte le caratteristiche proprie e innovative della serie agenitor. I prodotti della serie agenitor possiedono, infatti, una geometria della camera di combustione modificata che consente di ottimizzare l’intero ciclo termodinamico permettendo un raggiungimento di livelli di efficienza molto elevati con un valore complessivo di oltre l’83%.

“Stiamo da qualche tempo portando avanti un percorso di ristrutturazione aziendale che punta, oltre alla progettazione, installazione e manutenzione di impianti proprietari anche alla sostituzione di vecchi impianti realizzati da altre realtà”, dichiara Christian Manca, CEO di 2G Italia. “La nostra è un’azienda storica e di qualità che produce motori altamente performanti e che hanno prestazioni uguali, se non superiori, ai marchi più utilizzati globalmente”.

L’impianto è progettato come un modulo compatto chiavi in mano con un montaggio modulare che ne facilita l’installazione anche in luoghi poco accessibili. È molto affidabile nelle normali operazioni di avvio-arresto grazie alle componenti del motore altamente resistenti. Grazie all’alta affidabilità e alla robustezza che lo contraddistingue necessita di bassa manutenzione.

Aggiunge Busso: “Abbiamo scelto 2G in quanto ci ha offerto esattamente quello che stavamo cercando. Non abbiamo ancora la possibilità di indicare e quantificare i risultati raggiunti in quanto il motore è stato montato da poco più di un mese ma posso dire che, al momento, possiamo già contare su un considerevole aumento della produzione di acqua calda e di kWh e siamo pienamente soddisfatti della qualità del servizio e del supporto offerto”.

Con una potenza installata di oltre 10.000 kW la serie agenitor è uno dei prodotti di punta dell’azienda. Lo sviluppo, compreso il sistema di controllo, effettuato per intero da 2G, garantisce qualità e caratteristiche uniche sul mercato. Il rispetto del limite di emissioni permette di ottenere un aumento complessivo del rendimento elettrico. Pistoni in acciaio e non più in alluminio, teste a 4 valvole e non più a 2, una geometria del pistone brevettata e consumi dell’olio ridotti della metà contribuiscono ad ottenere un notevole risparmio economico

Conclude Manca: “Abbiamo fornito questo impianto chiavi in mano in collaborazione con un partner del luogo. Stiamo lavorando molto e pensiamo che collaborare, tramite partnership, con aziende – siano esse Esco o progettisti – possa dare un contributo di notevole sviluppo al nostro business”.

L’azienda agricola Cooperativa Gemerello ha in progetto di implementare il servizio con un contratto di manutenzione full service.

Fonte: http://www.dailygreen.it/32122-2/

 

Borghi Sostenibili del Piemonte: località per un turismo più responsabile

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Promuovere località e destinazioni turistiche sostenibili, valorizzando e premiando le iniziative in ambito di tutela dell’ambiente e turismo responsabile intraprese dai Comuni del territorio, è questo lo scopo di “Borghi Sostenibili”, il marchio con cui la Regione Piemonte promuove e qualifica l’offerta turistica. Un progetto nato con lungimiranza oltre 10 anni fa e unico nel panorama italiano. Borghi sostenibili del Piemonte: località per un turismo più responsabile, ha origine dall’omonimo progetto avviato nel 2006 dalla Regione Piemonte in collaborazione con Environmental Park, Parco scientifico tecnologico per l’ambiente di Torino, per rinnovare l’offerta turistica in chiave di sostenibilità ambientale da parte di una rete di 10 comuni appartenenti alle associazioni Borghi Autentici d’Italia e del club i Borghi più belli d’Italia. In netto anticipo con l’attenzione al turismo lento e responsabile che si è diffusa negli ultimi anni, “
Borghi sostenibili del Piemonte” è diventato un marchio di qualità che ad oggi qualifica 24 comuni.borghi-sostenibili-del-piemonte-localita-per-un-turismo-responsabile-1519121669

I Comuni che attualmente fanno parte del network sono collocati su tutto il territorio piemontese. Un complesso di realtà che si propone all’esterno come “comunità ospitante”. Si tratta di una nuova forma di accoglienza che prevede l’attribuzione al turista o al visitatore di una sorta di “cittadinanza temporanea”. Un canale privilegiato per accedere alla vita più intima della comunità che comporta un impegno a conoscerne e a rispettarne l’identità storica e ambientale. Come riporta il portale dedicato, le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterano l’ambiente (naturale, sociale ed artistico) e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche”. Formulata nel celebre Rapporto Brundtland della World Commission Environment and Development istituita dall’Onu nel 1987, questa definizione di turismo sostenibile pone alla base del proprio sviluppo un piano mirato a garantire la reddittività del territorio di una località turistica in una prospettiva di lungo periodo con obiettivi di compatibilità ecologica, socio-culturale ed economica. La sostenibilità ha anche un valore di immediato interesse economico: le località turistiche devono la loro popolarità all’integrità delle bellezze naturali, se si degradano oltre una certa soglia, i flussi turistici sono destinati al declino.borghi-sostenibili-del-piemonte-localita-per-un-turismo-responsabile-1519121690

All’interno del portale si trovano tutte le informazioni sulle buone pratiche turistico ambientali che vengono attuate sul territorio, dagli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili ai progetti di riqualificazione ambientale e del paesaggio, dalle strutture in bioedilizia al decalogo del turista sostenibile, oltre ad un ricco corredo di informazioni e link alle attrazioni turistiche. Borghi sostenibili riesce così a certificare quei piccoli comuni turistici che fanno della sostenibilità turistico ambientale un elemento distintivo delle proprie politiche, promuovendo percorsi in località e itinerari poco noti in cui la mobilità dolce, a piedi in bicicletta a cavallo, si coniuga al meglio con un sano sviluppo rurale turistico sostenibile basato sulla valorizzazione di identità e risorse endogene. Una “rete secondaria” che offre la possibilità al turista attento e rispettoso di raggiungere luoghi di grande interesse naturalistico, storico, enogastronomico. Un’idea di turismo che significa ammirare lo spettacolo della natura immersi nella pace e nell’essenzialità delle cose semplici.borghi-sostenibili-del-piemonte-localita-per-un-turismo-responsabile-1519121655

Il marchio è rilasciato dalla regione sulla base di un disciplinare. La valutazione è articolata in una parte documentale e in un sopralluogo sul territorio e prevede l’attribuzione di un punteggio sulla base di 20 criteri distribuiti tra qualità ambientale del territorio e degli attrattori , politiche per la sostenibilità dell’ambiente e del turismo, politiche per la sostenibilità energetica, qualità ambientale del sistema ricettivo.

Foto copertina
Didascalia: Cannero Riviera
Autore: Borghi sostenibili del Piemonte

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/borghi-sostenibili-del-piemonte-localita-per-un-turismo-responsabile/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni