Il Seme di Chico: “Facciamo a gara a chi pianta più alberi?”

Una sfida lunga 365 giorni: coltivare il rispetto e la cura per la Terra. Poche le regole del gioco: basterà piantare un albero autoctono, fotografarlo e condividere l’immagine su un gruppo facebook in modo da stimare quanti nuovi alberi saranno stati messi a dimora in un anno. Questa la scommessa lanciata dall’Associazione Straula con il progetto Il seme di Chico. Era il 2006 quando Fabio e i suoi compagni diedero vita all’Associazione Straula, a San Cataldo (CL), nell’entroterra siciliano. Un territorio minacciato dal problema dello spopolamento e dell’abbandono, dove crescere troppe volte vuol dire andar via, lasciandosi alle spalle affetti e radici. Le parole di Fabio hanno un suono antico mentre racconta di strumenti di lavoro, musiche e danze popolari, scorci di un mondo perduto. O quasi. «La straula, spesso trainata dai buoi, era usata in campagna per trasportare attrezzi e ortaggi», mi racconta Fabio. A quest’immagine s’ispira l’associazione. Il principale obiettivo: «traghettare le vecchie tradizioni verso le nuove generazioni, rimodulandole ai tempi che cambiano ed evitando che vadano perdute per sempre». Diverse le tematiche affrontate negli anni: dall’integrazione sociale alla lotta contro la mafia, al fianco di altre associazioni del territorio. Il filo conduttore delle diverse iniziative è sempre stato la rivalutazione di spazi comuni, sottratti all’incuria attraverso eventi culturali e musicali.

L’Associazione Straula si impegna quindi a preservare il territorio siciliano dai mali sociali e soprattutto ambientali, nel tentativo di renderlo un posto migliore per vivere. «Il problema della desertificazione affligge l’entroterra siciliano. La siccità estiva, inoltre, favorisce il propagarsi di incendi, soprattutto in aree abbandonate», anche a causa di un impoverimento drastico della biodiversità. Così a novembre 2020, nasce un nuovo progetto: Il seme di Chico, in onore dell’attivista brasiliano Chico Mendez, assassinato nel 1988 a causa delle sue battaglie in difesa dell’Amazzonia. Negli ultimi anni, questa foresta è stata ulteriormente sfregiata da incendi e disboscamento massivo. Le lobby dell’agribusiness, così come la mancanza di azioni politiche di tutela ambientale, minacciano tuttora il polmone verde del mondo. «La storia di Chico Mendez è di grande ispirazione ancora oggi. Ci siamo chiesti, come spargere il seme della consapevolezza e dei valori per cui quest’uomo si è battuto fino alla morte», spiega Fabio.

Chico Mendes

È nata così l’idea di una challenge sul web: piantare un albero autoctono – in un giardino, in un terreno comunale o abbandonato –, scattare una foto e postarla nel gruppo facebook “conta alberi”. La sfida è stata lanciata il 21 novembre 2020 grazie ad un video realizzato da Infedeforesta con la partecipazione di Luca Mercalli, Roy Paci, Stefano Ciafani (presidente Nazionale di Legambiente Onlus), Roberto Zeno e Francesco Moneti (Modena City Ramblers), Salvatore Nocera (Pupi Di Surfaro) e Enrico Greppi, in arte Erriquez (Bandabardò), scomparso prematuramente domenica 14 febbraio. Questi volti noti si sono uniti all’appello dell’Associazionea Straula, invitando tutti a prendere parte al gioco. «Inizialmente speravamo che venissero piantati almeno trecento alberi. I giorni correvano e il numero di alberi messi a dimora è raddoppiato, allora abbiamo deciso di non porci alcun limite».

Oggi dal seme di Chico sono nati quasi mille alberi: dalla Sicilia, alla Toscana, passando per la Campania, la Lombardia, la Calabria, il Friuli. Un albero è stato piantato persino a New Jersey. Ciò che conta, è che il seme di Chico abbia fatto breccia nel cuore di molti. Nei prossimi mesi, verranno condivisi video e consigli per prendersi cura degli alberi messi a dimora, soprattutto nel delicato periodo dell’attecchimento.

«Il flashmob virtuale – chiarisce Fabio – è nato anche a causa dell’attuale situazione sanitaria, che impedisce di ritrovarsi e piantare insieme degli alberi come era stato fatto negli anni scorsi a San Cataldo, nel tentativo di rivalutare un’area in completo stato di abbandono», progetto ambizioso, avviato nel 2016 per dar vita a un parco urbano, proprio a San Cataldo, in una zona lasciata nell’incuria e deturpata da frequenti incendi. «Nel piano regolatore del comune si parla di un parco, mai sviluppato. Abbiamo proposto all’amministrazione comunale di prendercene cura e oggi vi crescono più di 300 alberi».

La piantumazione è stata organizzata per due anni, in occasione della giornata nazionale dell’albero, il 21 novembre. Secondo la legge n.10 del 2013, infatti, per ogni nuovo nascituro le amministrazioni comunali sono tenute a piantare un albero. Ed è proprio grazie al lavoro dell’Associazione Straula, che oggi il parco Achille Carusi non è più un terreno incolto, ma «un’area in cui vivono alberi alti circa due metri, non ancora un vero parco», precisa Fabio, «occorrono ancora molti lavori strutturali, che al momento sono fermi».

Quando la challenge si concluderà a novembre prossimo, l’Associazione Straula vorrebbe coinvolgere le scuole per creare dei vivai, «ritornando al seme, ma soprattutto cercando di lavorare con i più piccoli, perché se la nostra generazione ha fallito, c’è ancora speranza che le nuove possano riscattarci degli errori commessi». Piantare degli alberi permette di confrontarci con una misura del tempo diversa, dilatata rispetto alla durata media della vita dell’uomo. All’ombra degli alberi che piantiamo oggi, sicuramente non riusciremo a sederci, scriveva il premio Nobel Tagore, eppure un giorno questi saranno rifugio, fonte di sostentamento per chi verrà dopo. E in qualche modo gli alberi racconteranno di noi a chi verrà domani. Restituendo alle generazioni future, un paesaggio che conserva la traccia degli abitanti del luogo. Accogliamo insieme l’invito dell’Associazione Straula a «sporcarci le mani di terra e sentirne l’odore». Diventiamo tutti dei piantatori d’alberi, anche solo per un giorno. Esattamente come l’uomo di cui racconta Jean Giono (nell’Uomo che piantava gli alberi), capace di trasformare una landa deserta, in un luogo rigoglioso, pieno di vita, grazie unicamente alle proprie risorse fisiche e morali dedicate per tutta la vita al bene di tutti e della Terra.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/02/il-seme-di-chico-gara-a-chi-pianta-piu-alberi/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

“Noi piantiamo alberi e ci prendiamo cura della comunità”: la rete di attivisti del litorale laziale

Piantare alberi è un modo per prendersi cura dell’ambiente, ma anche della comunità e soprattutto delle nuove generazioni. Ne è convinto l’instancabile attivista Rosario Sasso che a fa parte di una rete di volontari e associazioni che sul litorale laziale promuovono la piantumazione di nuovi alberi nei giardini pubblici, ma anche l’educazione ambientale, la giustizia sociale, la lotta contro la cementificazione e i rifiuti che invadono strade e spiagge. Rosario Sasso, I have a dream. È questo l’appello più che mai esplicito del referente, a Ladispoli (RM), di Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori, associazione ambientalista che opera per la salvaguardia dell’ambiente e la piantumazione di nuovi alberi. Grazie a lui nella cittadina marittima è stata ripresa la manifestazione nota come la Marcia degli Alberi, che per molti anni si svolgeva solo a Roma e Taranto. Ormai, grazie all’impegno di Rosario e altri volontari, Ladispoli è giunta alla V° edizione. Un piccolo gruppo di attivisti ci attende nel parco giochi di via Firenze, dove lo scorso anno si è conclusa la Marcia. «L’impegno per l’ambiente non è mai troppo», ci accoglie Rosario, a cui fa eco tutto il gruppo. Una piacevole passeggiata tra i giovani alberelli è solo un assaggio dello spirito della manifestazione e dei fitofori, cioè i portatori di alberi, che con gli zaini colmi di piantine da interrare, guidano i partecipanti per le strade della cittadina. Durante l’ultima edizione, sono state messe a dimora decine di piante, soprattutto lecci, carrubi, roverelle, ulivi, sughere, corbezzolo, mirto, alloro, ed è stata realizzata un’area di aromatiche ed una di alberi da frutto.

Portavoce di Salviamo il Paesaggio e fitoforo zelante, Rosario Sasso è l’emblema di un attivismo instancabile a favore del verde pubblico. Insieme a molti altri volontari, s’impegna a mettere in atto iniziative ambientali, dedicate soprattutto alla piantumazione di nuovi alberi nei giardini pubblici, ma anche all’educazione ambientale, la giustizia sociale, la lotta contro la cementificazione e i rifiuti che invadono strade e spiagge.

«La Marcia è un’importante rappresentazione simbolica della Foresta che cammina», ci spiega Rosario. Di professione è un banchiere prossimo alla pensione, che da quasi vent’anni ha lasciato Roma con la famiglia per trasferirsi a Ladispoli dove, finalmente, ha potuto cambiare il suo stile di vita. Appena giunto sul litorale è entrato a far parte della rete territoriale di associazioni e singoli cittadini che si prodigano per la salvaguardia del verde urbano e per la lotta contro l’inquinamento ambientale. «Piantare alberi è un modo per prendersi cura dell’ambiente, ma anche della comunità e soprattutto delle nuove generazioni».

Il gruppo di Salviamo il paesaggio non è solo ad agire, ma è affiancato da numerose associazioni locali tra cui Scuolambiente, Libera contro le Mafie, Fare Verde, Humanitas, Lipu, VerdeMarino, Comitato Rifiuti Zero Ladispoli, Natura per tutti onlus e molte altre. Nonostante le diverse estrazioni, tutte hanno come obiettivo comune: lo sviluppo sostenibile del territorio, la lotta contro l’abusivismo, il consumo del suolo, il dissesto idrologico, l’inquinamento, la criminalità organizzata e la cementificazione selvaggia.

«C’è bisogno di un’azione costante e variegata che faccia da deterrente affinché le aree pubbliche restino verdi. Per questo portiamo avanti con costanza e impegno le nostre azioni, nonostante spesso sorgano difficoltà soprattutto con le istituzioni», ci spiega Rosario, mentre ci mettiamo comodi ai tavolini di un bar poco distante dal parco. «Noi non ci scoraggiamo certo! E non abbiamo alcun interesse politico, né ci immischiamo nelle controversie», replica Alessia Morici di Salviamo il Paesaggio Litorale Roma nord. «Abbiamo solo tanta voglia di fare qualcosa per migliorare l’ambiente. Lo facciamo per noi stessi, per i nostri figli e per l’intera comunità. Se cresce la coscienza ambientalista, infatti, nascono nuove generazioni di cittadini che hanno a cuore il patrimonio naturale in cui vivono», le fa eco Settimo Tidona di Scuolambiente. È incredibile come tutti i volontari siano coinvolti contemporaneamente in più di un’associazione e portino avanti moltissime iniziative. Tra le principali svolte degli ultimi anni, ci raccontano la nuova proposta: Adotta e cresci una quercia, grazie alla quale vengono date in adozione gratuita piccole piantine con l’impegno di curarle per 2/3 anni per poi metterle a dimora. Un’altra è Territorio Bene comune, dialogo aperto con il comune locale per discutere le proposte di legge volte a contenere il consumo del suolo. Un altro argomento in costante aggiornamento è nato dalla proposta comunale del 2011 denominata Sbilanciamoci con il verde nella quale le istituzioni esortavano i cittadini a intervenire nel Bilancio Partecipativo. Un gruppo di loro, denominatisi Verde Marino ha elaborato una proposta per gestire la piccola area verde di Piazza Odelscalchi con un progetto autofinanziato ricco di attività ambientali, progetti di bioedilizia e manifestazioni ludiche. Anche l’anno successivo hanno proposto un progetto simile, detto Il verde in comune per coinvolgere la società civile nella manutenzione delle aree verdi favorendo la socializzazione ed il coinvolgimento di tutti. In ultimo, la proposta di prendersi cura del giardino di viale Mediterraneo, area dedicata ad Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore”, simbolo della salvaguardia del mare e dell’ambiente, coinvolto in un attentato criminale che gli ha costato la vita nel settembre del 2010 ad Acciaroli. Proprio lì, ha preso avvio l’ultima Marcia degli alberi, alla presenza del fratello di Vassallo, commosso da tanta solidarietà e attivismo civico. Nei sogni di tutti, questa e molte altre aree verdi dovrebbero diventare uno spazio pubblico autogestito, sempre pieno di bambini e adulti di ogni età e provenienza.

Il gruppo potrebbe continuare a parlarci delle moltissime iniziative e idee fautrici di un cambiamento lento ma costante che, da Ladispoli, coinvolge l’intero litorale laziale. A interrompere i racconti è l’arrivo di Marina Cozzi, insegnante e presidente del Comitato Rifiuti Zero. «Anche la battaglia contro i rifiuti è un altro dei nostri impegni costanti. Dobbiamo usufruire delle risorse con parsimonia e rispetto e soprattutto rimboschire quanti più spazi pubblici possibile, sottraendoli alla cementificazione dilagante!», esordisce facendo eco alle parole degli altri volontari. Anche lei, come il resto del gruppo, si dice profondamente legata alla salvaguardia degli alberi e a ogni genere di iniziativa che coinvolga e sensibilizzi quante più persone possibili, soprattutto giovani e istituzioni locali in merito alla tutela dell’ambiente. È evidente dunque quanto l’obiettivo comune di questi e di tutti gli altri volontari locali, sia la diffusione capillare di una sensibilità ecologica rinnovata e la diffusione di una cultura della sostenibilità non solo a Ladispoli, ma in tutto il litorale laziale.

«È un fatto imprescindibile che ci riguarda come esseri umani. Essere volontari ci rende solo più uniti nei nostri intenti. Tuttavia non ne abbiamo mai abbastanza! Il lavoro di squadra è la chiave per la riuscita di ogni iniziativa!», conclude Rosario. Le sue parole commuovono anche noi che non possiamo esimerci dall’intonare lo slogan di questi formidabili attivisti del cambiamento ripetendo a gran voce: «Noi piantiamo alberi!».

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/07/piantiamo-alberi-rete-attivisti-litorale-laziale/?utm_source=newsletter&utm_medium=email