Maltempo, Legambiente: ‘Italia continua ad essere impreparata al cambiamento climatico. Governo approvi un piano nazionale di adattamento’

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L’associazione ribadisce “l’urgenza di un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa che fermi il consumo di suolo, insieme ad un’intensa attività di prevenzione. Le città non possono essere lasciate da sole a fronteggiare impatti di questa dimensione dovuti in primis ai cambiamenti climatici”

Dal Veneto alla Sicilia, dalla Liguria al Lazio, compresa l’isola di Ischia, sono tanti i territori colpiti in questi giorni e in queste ore dal maltempo con frane, esondazioni, trombe d’aria e tutto ciò che ne è conseguito. Da ultimo la strage di alberi nei boschi del Trentino, dell’Alto Adige, Veneto e Friuli e il maltempo che si è abbattuto sulla provincia di Palermo  dove si contano al momento dodici morti. Il clima sta cambiando, ormai è un dato di fatto, eppure l’Italia continua ad essere impreparata. È quanto torna a denunciare Legambiente ribadendo l’urgenza di un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa che fermi il consumo di suolo, insieme ad un’intensa attività di prevenzione. Le città non possono essere lasciate da sole a fronteggiare impatti di questa dimensione dovuti in primis ai cambiamenti climatici, che amplificano gli effetti di frane e alluvioni e che stanno causando danni al territorio e alle città mettendo in pericolo la vita e la salute dei cittadini.

“In queste ore – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – il primo pensiero va purtroppo alle vittime e ai dispersi e ribadiamo la piena disponibilità e supporto ai tanti soccorritori impegnati in queste ore sui territori colpiti. Le diverse emergenze scattate in questi giorni non possono, però, non richiamare ad una riflessione sul rischio idrogeologico e le conseguenze del cambiamento climatico sempre più evidenti sul nostro territorio, in cui questi fattori spesso sono stati ignorati o sottovalutati e la prevenzione stenta a partire. Nonostante siano state messe in campo nuove politiche per la riduzione del rischio sul territorio, con l’obiettivo di recuperare anni di ritardi negli interventi, purtroppo ancora oggi non se ne vedono i risultati. La dimensione dei problemi che vediamo nei territori legati alla fragilità idrogeologica del Paese, ad una pianificazione e ad una espansione urbanistica che spesso non ne tiene conto e a un clima che sta cambiando, è tale da obbligare a un cambio di strategia e di velocità degli interventi. Si deve passare da un approccio che segue emergenze e disastri a una lettura complessiva del territorio italiano attraverso un Piano nazionale di adattamento e a interventi coerenti e coordinati. Per questo chiediamo al Governo di approvare tale piano nazionale, a cui devono seguire piani su scala regionale e territoriale, strumenti trasversali di cui tener conto anche in tutte le altre pianificazioni, in modo da aiutare così anche i Comuni, che devono individuare rischi e interventi prioritari di prevenzione”.

“Per mettere in campo tutto questo – continua Zampetti – servono risorse adeguate e continuative. Per questo abbiamo proposto già a partire dalla prossima finanziaria di prevedere un fondo di almeno 200 milioni di euro all’anno, per l’erogazione di finanziamenti da destinare ai Piani Clima da parte dei Comuni, e a progetti di adattamento ai cambiamenti climatici , oltre le risorse necessarie per interventi di manutenzione, riqualificazione e riduzione del rischio, a partire dagli spazi pubblici e di allerta dei cittadini. Ma di tutto questo purtroppo nella nuova proposta di finanziaria non ve ne è traccia”.

 

Legambiente ricorda che tra il 1944 ed il 2012 sono 61,5 i miliardi di euro spesi solo per i danni provocati dagli eventi estremi nel territorio italiano e l’Italia è tra i primi Paesi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto con circa 3.5 miliardi all’anno. Ancora oggi, nonostante tutto, continua imperterrita, soprattutto in ambiente urbano la sottrazione di suolo libero per processi di crescita edilizia. Anche a causa della mancanza di una normativa nazionale che intervenga in questo settore. Ma un altro dato è ancora più allarmante e va evidenziato soprattutto alla luce del dibattito sull’ennesimo condono edilizio contenuto nel decreto Genova in discussione in Parlamento in queste settimane. Il consumo di suolo e le nuove edificazioni continuano a riguardare anche le aree considerate a rischio idrogeologico, nonostante i vincoli esistenti. Il dossier Ecosistema rischio di Legambiente riporta come, nonostante nel 78% dei casi (1.145) le perimetrazioni definite dai Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) sono state integrate ai piani urbanistici, nel 9% delle amministrazioni si è continuato a costruire nelle aree a rischio anche nell’ultimo decennio. Dato che potrebbe essere anche maggiore se si pensa a quanto è stato costruito in maniera abusiva, spesso in aree a rischio, che oggi non risulta ma che potrebbe essere sanato se andasse in porto il decreto così come è uscito dalla Camera dei deputati, dal momento che si prevede di far procedere le richieste pendenti di condono senza tener conto dei vincoli idrogeologici, sismici e paesaggistici vigenti attualmente nel nostro Paese. E intanto a Casamicciola, a causa del maltempo, nei giorni scorsi è crollato il muraglione di contenimento di un albergo che sorge a poche decine di metri dalla zona rossa del sisma. Dunque il consumo di suolo continua ad essere un problema irrisolto. Per questo per Legambiente è fondamentale che si approvi anche una legge nazionale per fermare gli attacchi e le speculazioni a danno dei territori. Stando all’ultima fotografia fornita da ISPRA e riportata in Ecosistema Urbano 2018 il territorio urbanizzato, che negli anni ‘50 del secolo scorso pesava per il 2,7 per cento delle superfici, nel 2017 dilaga su oltre 2,3 milioni di ettari, il 7,7 per cento del territorio nazionale. Negli anni dal dopoguerra ad oggi si è impermeabilizzata una superficie doppia di quella cumulata nei duemila anni precedenti. Una gestione dissennata che continua ad esporre al rischio milioni di persone: 7.275 comuni (91% del totale) sono a rischio per frane e/o alluvioni (Ispra 2018) e circa 7,5 milioni di abitanti che vivono o lavorano in aree a rischio frane o alluvioni. Su scala nazionale addirittura il 13% delle famiglie italiane vive in aree a rischio idrogeologico.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

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Nasce il Comitato Scientifico per il Piano Nazionale di prevenzione dei Rifiuti

Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti istituisce il comitato di supervisione e indirizzo esecutivo con presidente Andrea Segrè e vicepresidente Roberto Cavallo. In carica fino al 2017, il suo compito principale sarà proporre nuove misure di prevenzione nei settori di intervento379955

Il Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti ha adesso una marcia in più e nuove risorse per la sua attuazione. Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti ha infatti nominato il comitato scientifico per l’implementazione e lo sviluppo del Programma nazionale di Prevenzione dei Rifiuti. A presiederlo sarà il Professor Andrea Segrè, Docente presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, mentre il vicepresidente sarà Roberto Cavallo, amministratore delegato di E.R.I.C.A. Soc. Coop. (società leader in Italia nel campo della progettazione e comunicazione ambientale). Il nuovo comitato, in carica fino al 2017, si occuperà di supportare il Ministero nell’analisi e lo studio di soluzioni utili all’attuazione e l’implementazione del Programma Nazionale di Riduzione dei Rifiuti. Suo compito principale sarà quindi quello di proporre nuove misure di prevenzione nei settori di intervento, soprattutto alla luce di modifiche e aggiornamenti del programma stesso. Ogni anno il comitato dovrà presentare una relazione sul proprio operato e, dato non trascurabile, presterà la propria opera a titolo gratuito. Insieme a Segrè e Cavallo, il Ministro ha nominato altri tre membri del comitato: il Professor Mario Grosso (Politecnico di Milano), Valentina Cipriano (Federambiente) e Isarema Cioni (Regione Marche).

(nella foto, da sinistra Andre Segrè e Roberto Cavallo)

 

Fonte: ecodallecittà.it

Amianto, un piano nazionale per le bonifiche

Fra le proposte della seconda conferenza internazionale Lotta all’amianto: il diritto incontra la scienza, c’è la creazione di una piattaforma online che consenta ai cittadini la segnalazione in tempo reale di amianto sul territorio

Riceviamo dalla segreteria generale dell’ONA Onlus e volentieri pubblichiamo la seguente precisazione:

Il senatore Felice Casson non ha partecipato ai lavori della Seconda Conferenza Internazionale “Lotta all’amianto: il diritto incontra la scienza”, organizzata dall’Osservatorio Nazionale sull’Amianto e tenutasi il giorno 20 Marzo 2014 presso l’Auletta dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. La posizione del senatore Casson sulla tematica è di piena condivisione del Piano Nazionale Amianto approvato dal Governo Monti e che tale Piano è stato ampiamente criticato durante i lavori della Conferenza, in quanto inadeguato e parziale rispetto alle reali necessità, a tal punto che l’Osservatorio Nazionale sull’Amianto ha presentato un proprio Piano alternativo. Alla seconda conferenza internazionale Lotta all’amianto: il diritto incontra la scienza svoltasi la scorsa settimana esperti di diritto del lavoro, medici, scienziati, rappresentanti delle istituzioni e del mondo politico si sono confrontati sul dramma dell’asbesto e sulle modalità per affrontare in modo il concreto la bonifica dei luoghi di vita e di lavoro. Il risultato è un Piano Nazionale Amianto da proporre al Governo Renzi e inclusivo di una piattaforma online che consenta a ogni cittadino la segnalazione in tempo reale di amianto sul territorio nazionale. Dall’entrata in vigore della messa al bando dell’amianto, nel 1992, sono 500mila le tonnellate di materiale killer che sono state bonificate, appena il 2% di quello presente sul territorio italiano. Le cifre parlano di 5mila morti l’anno per malattie asbesto-correlate e di ben 2400 edifici scolastici non del tutto bonificati. Alla politica e al Parlamento il presidente dell’Ona, Ezio Bonanni ha chiesto l’istituzione di una “Commissione d’inchiesta sui tempi della giustizia e sull’uniformità di applicazione delle norme in materia di riconoscimento delle patologie asbesto correlate da parte dell’Inail”. Il senatore Felice Casson, vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato, ha sottolineato, in alcune dichiarazioni riportate da L’Espresso, la necessità

che parlamento e governo agiscano in fretta, per intervenire sui conflitti di interesse, ottemperare alle sentenze e ai risarcimenti, oltre che per promuovere la procura nazionale sui danni ambientali e da lavoro.

Come? Quattro sono le vie maestre da seguire secondo Casson, peraltro già stabilite dalla conferenza nazionale indetta nel 2012 dall’allora ministro della Salute Renato Balduzzi: 1) accelerazione delle bonifiche, 2) completamento della mappatura degli edifici inquinati, 3) individuazione di cave adatte allo smaltimento di scarti pericolosi, 4) razionalizzazione della normativa di settore con investimento in ricerca sulle malattie legate all’amianto. Il piano è rimasto sulla carta per mancanza di fondi, ma per Casson – la cui posizione è di piena condivisione del Piano Nazionale Amianto approvato dal Governo Monti ampiamente criticato nel corso della conferenza perché ritenuto “inadeguato e parziale rispetto alle reali necessità” – i fondi vanno trovati, anche perché la piaga-amianto ha costi altissimi sulla sanità pubblica. Altro passaggio importante è, secondo Casson, l’adeguamento del Fondo per l’amianto, attualmente limitato ai lavoratori, a tutte le persone che si ammalano perché finite a contatto con l’eternit a casa, a scuola o anche soltanto nel paese in cui vivono. Per completare la bonifica ci vorranno anni e milioni di euro: i siti industriali di Broni Casale Monferrato sono inseriti fra i siti di interesse nazionale da bonificare al più presto, ma dalla chiusura dello stabilimento casalese è passato più di un quarto di secolo. E nella mappa delle bonifiche ci sono 116 scuole, 37 ospedali e case di cura, 86 uffici pubblici, 27 impianti sportivi e 8 biblioteche che attendono di essere risanate. Un’impresa che non può essere portata avanti che con l’appoggio della politica.146635841-586x390

Fonte:  Comunicato stampa , Espresso

Amianto, presentato il Piano nazionale

Questa mattina a Casale Monferrato (Al) si è tenuto l’incontro di presentazione del primo Piano Nazionale Amianto.

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Un momento storico, atteso da oltre trent’anni, al quale era presente anche il Ministro della Salute Renato Balduzzi; approvato il 21 marzo scorso, il Piano si pone nobili obiettivi di cura, conoscenza, informazione e bonifica sul tema amianto:

Abbiamo risollevato la questione dei danni dell’amianto da un certo oblio, mentre dobbiamo tenere sempre alta l’attenzione per vincere una battaglia molto difficile come quella della ricerca.

ha dichiarato stamattina Balduzzi.

Il Piano Nazionale Amianto, attualmente in fase di rifinitura sul tavolo della Conferenza unificata (Stato, Regioni, Province e Comuni) definisce le linee di azione da intraprendere nel medio e nel lungo periodo rispetto alla tutela della salute, dell’ambiente e della sicurezza sul lavoro; le considerazioni della Conferenza unificata sono attese giovedì prossimo e, successivamente, sarà materia per il Parlamento. Balduzzi ha inoltre annunciato che al tavolo di confronto coordinato dal Ministero del Lavoro, per l’istruzione e l’attuazione dell’area di intervento su lavoro e tutela previdenziale, prenderà posto anche l’Avvocatura generale dello Stato, in modo tale da valutare anche come si possano aiutare legalmente le parti lese nel processo Eternit.

Il Piano Nazionale Amianto pone l’Italia, secondo Balduzzi, ad essere un riferimento europeo nella lotta all’asbesto:

[…] tutto l’amianto è considerato dalla comunità scientifica internazionale come pericoloso. […] Negli ultimi vent’anni non erano stati fatti molti passi avanti e abbiamo voluto dare una svolta, consentendo a tutti gli specialisti, non solo a livello nazionale, di lavorare insieme. Per questo abbiamo posto il problema a livello europeo e l’Italia è diventata il punto di riferimento del cammino europeo su questi temi, avendo avuto il mandato di organizzare la rete europea dei centri nazionali di riferimento per quanto riguarda la cura e la ricerca sul mesotelioma pleurico. […] Abbiamo coinvolto l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro di Lione e l’Organizzazione mondiale della Sanità perché non dobbiamo farci strumentalizzare.

Obiettivi primari del Piano sono quello di migliorare la conoscenza epidemiologica del fenomeno e la sua dimensione sul piano nazionale (in Italia il 99% dell’amianto presente è ancora da bonificare, ma buona parte di questo va prima individuato), migliorare la qualità della valutazione del rischio e la sorveglianza socio-sanitaria, aumentare la capacità di diagnosi precoce delle malattie correlate all’asbesto incrementando anche una maggior conoscenza civile del problema e delle patologie e attraverso l’istituzione di banche di campioni biologici. Balduzzi ha lodato inoltre il lavoro che i media fanno sul tema amianto, grazie al quale è potuto emergere il problema dell’asbesto in tutto il suo terribile dramma, anche se la disinformazione, a livello planetario, sul tema resta ancora troppo viva. Ma quando sarà pronto il Piano ufficiale?

Spero che, se la Conferenza unificata darà parere favorevole, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio si possa fare la presentazione “ufficiale” del Piano nazionale amianto, con il coinvolgimento sia degli organi istituzionali e degli enti locali e di ricerca, sia delle rappresentanze dei cittadini e dei familiari delle vittime.

ha spiegato Balduzzi.

Fonte: Agi