L’aumento della CO2 sarà causa di carenze alimentari per milioni di persone

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Una ricerca di Harvard ha accertato che l’aumento dei livelli di CO2, che nell’arco dei prossimi 30-80 anni dovrebbe superare l’allarmante soglia dei 550 ppm, impoverisce alimenti base come il riso e il grano, causando una sensibile diminuzione del loro potere nutrizionale. Tra i suoi molteplici effetti negativi, il cambiamento climatico ha anche quello di impoverire gli alimenti. É questo il risultato a cui sono giunti alcuni ricercatori americani di Harvard. Lo studio, da poco pubblicato su Nature Climate Change, dimostrerebbe come l’aumento delle emissioni di CO2 dovute alle attività umane riduca il potere nutrizionale di diversi cibi di cui ci nutriamo. Gli studiosi hanno accertato che l’aumento dei livelli di CO2, che nell’arco dei prossimi 30-80 anni dovrebbe superare l’allarmante soglia dei 550 ppm, impoverisce alimenti base come il riso e il grano, causando una sensibile diminuzione del loro potere nutrizionale. A causa di ciò entro il 2050 si calcola che avranno carenza di zinco 175 milioni di persone ne mondo, mentre a 122 milioni verranno a mancare le proteine. La ricerca della Harvard T.H. Chan School of Public Health ha preso in considerazione la CO2 globale prodotta dalle attività umane e ha analizzato le colture di 151 paesi in ambienti in cui la concentrazione di CO2 è di 550 parti per milione. Potrebbero invece essere 1,4 miliardi le donne in età fertile e i bambini sotto i 5 anni ad avere carenze di ferro ridotta del 4% o più. Secondo la ricerca sono tanti gli alimenti in cui la produzione di ferro, zinco e proteine si ridurrebbe tra il 3-17% se coltivati in ambienti in cui la concentrazione di CO2 in atmosfera è di 550 ppm.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Chicza…

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Un brand che ti fa sentire bene con te stesso. L’Etica, le Persone e l’Ambiente prima del… business.

Beati i primi…!!!

Aprire una nuova via ha sempre un sapore speciale, serve coraggio, orgoglio, si corrono grandi rischi, ma se l’intuizione è giusta e ci si muove con determinazione, con cautela ed elasticità mentale, i vantaggi possono essere enormi… anche per chi seguiranno la via già aperta dopo di noi. Nell’ultracentenaria storia dei chewing-gum il mercato è cambiato molto; certo i chewing-gum si sono evoluti, il progresso e i desideri dei Consumatori hanno prodotto nuove richieste, soddisfatte con nuovi gusti e nuove funzionalità più o meno salutari. Ma la sostanza di cui è composto il chewing-gum oggi non è più la stessa, oggi è Inquinante.

In questo mondo intriso di Polimeri del petrolio utilizzati come gomma base, biossidi come coloranti, edulcoranti chimici come dolcificanti, l’unico forte scossone arriva dal Messico dove i Chicleros Messicani, silenziosi, coraggiosi e umili, hanno avuto l’idea semplice ma geniale: riportare in auge il chicle Maya (Gomma 100% naturale) creando dalla A alla Z il loro chewing-gum con il brand … Chicza.

Nei primi mesi del 2009 i Chicleros parteciparono alla loro prima fiera del biologico, a Londra, dove ottennero il primo premio. Di seguito in soli 6 anni e mezzo Chicza ha ricevuto ben 24 tra premi e riconoscimenti in Italia e all’estero.

Lo Staff di Ecolbio s.r.l. Azienda di Ostia,  applica la stessa filosofia, la stessa passione e umiltà dei Chicleros, distribuendo il chewing-gum Chicza in tutta Italia, Malta, Svizzera italiana a macchia di leopardo. E proprio in considerazione degli ottimi risultati ottenuti, il Consorzio Chicleros Messicano ha voluto premiare la Ecolbio s.r.l, concedendo l’esclusiva per il Portogallo e l’Albania, gratificazione che Ecolbio s.r.l. ha accettato con orgoglio.

Molta strada è stata percorsa da quando abbiamo ricevuto il primo sconfortante diniego, una frase che ha segnato il nostro cammino rendendoci più forti, più caparbi, più incisivi:

“ Un chewing-gum interessante… ma non prenderà mai piede; le multinazionali saranno sempre più forti”.

Invece non è stato così, in brevissimo tempo quella che sembrava un’utopia è diventata una realtà.

La Ecolbio s.r.l. azienda tutta italiana è riuscita a trovare valori aggiunti a Chicza, già certificata Biologica e biodegradabile al 100% ( con queste due particolari ed uniche caratteristiche era stata immessa nel mercato dai Chicleros nel 2009 ) l’azienda Italiana ha avuto alcune importanti intuizioni, applicando del resto la “nostra fantasia tutta italiana” rinvenendo nel prodotto attraverso la certificazione, le importanti peculiarità del Senza Glutine, del Senza Lattosio, del Vegan, del Kosher, intuendo e certificando che Chicza è adatta anche a pazienti nefropatici, peculiarità che hanno attirato le simpatie di altri segmenti di Consumatori. La simpatia, l’affetto e la fiducia del mercato rappresentano per noi continui stimoli per il futuro che si preannuncia ricco di altre sfide e nuovi gusti, stimoli che creano un impegno al fine di offrire sempre un prodotto sano, unico nel suo genere, sempre al passo con i tempi, aumentando nel contempo la produzione, la commercializzazione e la logistica senza rinunciare mai alla Qualità, al Rispetto per l’Ambiente e al Rispetto per le Consumatrici e per i Consumatori, da noi considerati tutti paradigmi imprescindibili, pilastri della nostro pensiero e delle nostre azioni. Mai potremo avvelenare l’Ambiente o nuocere alla Salute dei consumatori!!! Mai abbasseremo la Qualità per il vile dio denaro!!!

Chicza, il “magico” chewing-gum, che continuerà a restituire bellissimi sogni, continuerà a proteggere l’Ambiente e la Salute dei consumatori, continuerà ad alimentare il sorriso dei bambini e delle Donne Chicleros. Ci auguriamo che Chicza possa continuare ad essere un prodotto “messaggero” di positività e di sogni, sogni che rimangono l’unica cosa che nessuno potrà mai portarci via, in una società che tutto prende e poco o niente restituisce. Si, è vero, ci sentiamo tutti un po’ stanchi e sfiduciati per il futuro lavorativo, per il futuro sociale, per il futuro ambientale, ma non dobbiamo cedere e dobbiamo essere sempre positivi come Chicza.

Chicza vuole essere una fonte di ottimismo e gioia per tutti, Chicza è positiva…

 

“E’ nelle crisi che emerge il meglio di ognuno di noi,

perché senza crisi tutti i venti sono lievi brezze“.

Albert Einstein

 

Speriamo che questa citazione di Einstein possa diventare anche nostra.

Chicza, anche se non può compiacere tutti (per il gusto o per la sua durata, per la consistenza o altro, come del resto tutti gli altri prodotti in commercio) vuole comunque essere costantemente fonte di gioia, di forza e di ottimismo, per un mondo migliore e per… ognuno di noi; vi sembra uno sforzo o un’emozione da poco?

Quindi, come spesso accade in tutte le belle storie, Chicza, in Italia è partita cauta, ha inciampato come un bimbo, per poi rialzarsi e accelerare, senza esitazioni. Chicza si è fatta conoscere, Chicza ci ha messo il cuore, Chicza si è fatta apprezzare,  si è fatta… amare, è decollata provando a stimolare la pseudo-concorrenza a non inquinare l’Ambiente, rimanendo con l’animo ingenuo di un bimbo:

“Il chewing-gum biodegradabile è la soluzione del futuro” l’Ambiente e la tutela della Salute lo esigono!!!

Fonte: http://chicza.it/

 

La discarica più grande è in Ghana e mette in pericolo migliaia di persone

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I rifiuti elettronici che produciamo in Occidente finiscono in Ghana. Mettendo in pericolo migliaia di persone.

Ad Agbogbloshie in Ghana si trova la discarica più grande al mondo di rifiuti elettronici, provenienti dall’Europa e dagli Usa. Qui migliaia di persone lavorano senza tutele in un ambiente altamente tossico.

I rifiuti elettronici che produciamo finiscono nella discarica più grande al mondo. Si trova, nella periferia di Accrà in Ghana. Qui oltre 70mila persone (la metà delle quali minori) lavorano senza tutele in un ambiente tossico. E l’Occidente? Tace di fronte a questa catastrofe umanitaria e ambientale.

La discarica di e-waste più grande d’Africa     

Negli ultimi dieci anni, la capitale del Ghana, si è trasformata nella più grande discarica al mondo. Un vero e proprio cimitero elettronico, grande quanto un campo di calcio, dove finiscono monitor, computer, tastiere, videoregistratori, tubi catodici. I rottami provengono dall’Europa e dagli Stati Uniti. A lavorare qui un esercito di giovani e meno giovani senza alcun diritto, esposti continuamente a sostanze tossiche tra cui mercurio, i ritardanti di fiamma bromurati e il cadmio. L’accumulo di queste sostanze ha effetti deleteri sul corpo. Per i più “fortunati” ci sono conseguenze minori come cefalee, tosse, eruzioni cutanee. Nei casi più gravi, si rischiano problemi all’apparato riproduttivo, aborti volontari e vari tipi di tumore.

In discarica tra i 20 e i 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici

Secondo una stima dell’ONU che risale al 2013, ogni anno si producono tra i 20 e i 50 milioni di tonnellate di e-waste. Per ogni dispositivo elettronico venduto la UE prevede una tassa di riciclaggio. Un’imposta che ogni anno genera 4 miliardi di euro. Soldi che dovrebbero favorire un corretto smaltimento del rifiuto in una discarica omologata. Peccato che i 2/3 di questi rifiuti tecnologici, secondo un’indagine de l’Espresso, finiscano in Africa. Il motivo è la maggiore convenienza. Se riciclare un pc in Germania costa 3.50 euro, in Ghana il costo è ridotto a 1.50.La situazione nel nostro Paese non è diversa da quella del resto d’Europa: solo il 35% di tutti gli elettrodomestici immessi sul mercato finisce in discariche omologate. Il resto finisce nel porto di Tema, il più grande del Ghana, insieme agli altri container provenienti da alcuni dei principali Paesi europei (Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Spagna e Danimarca).

La discarica e la catastrofe umanitaria

Il lavoro delle migliaia di vittime di questo sistema illegale consiste nell’estrarre rame, alluminio, ferro e oro dai dispositivi per poi immetterli sul mercato. Un business che porta all’economia del Paese circa 200 milioni di dollari. Denaro che viene fatto sulla “pelle” di migliaia di ragazzi che rischiano ogni giorno la vita nella discarica:
«Quello che fanno qui è molto pericoloso perché non usano alcuna protezione. In questo modo inalano tutte le sostanze tossiche. Molti di questi ragazzi hanno il sangue pieno di metalli pesanti», la denuncia di un cittadino ghanese a Presa Diretta.

https://www.facebook.com/PresaDiretta.Rai/videos/10158264479945523/

 

Fonte: ambientebio.it

Monumenti Aperti: la cultura diffusa dalle persone di ogni età

E se diventassimo tutti noi promotori dei beni pubblici, rendendo consapevoli i cittadini dell’enorme patrimonio culturale del nostro territorio? Nasce in Sardegna per iniziativa di un gruppo di studenti la manifestazione Monumenti Aperti, ideata dall’associazione Imago Mundi per diffondere il valore dei monumenti delle città sarde tramite visite guidate condotte da volontari e alunni delle scuole. Una nuova modalità di fruizione del bene culturale, dove gli studenti di tutte le età diventano i protagonisti nella diffusione del valore dei monumenti delle città sarde. Tutto questo è Monumenti Aperti, l’iniziativa dell’associazione culturale Imago Mundi, dove la riscoperta di segni e tradizioni del passato va di pari passo con un modello imprenditoriale che coordina migliaia di volontari e coinvolge centinaia di migliaia di persone, sia come fruitori che come presentatori del bene culturale stesso.

L’Associazione Culturale Imago Mundi è nata per iniziativa di un gruppo di studenti dell’Università di Cagliari, nel 1992, con l’obiettivo di far conoscere e apprezzare la cultura, i monumenti e le tradizioni della città. Lo scopo principale fin dalla nascita è stato quello di coinvolgere la popolazione nella scoperta e nella diffusione del bene culturale studiato. Oggi l’associazione conta tre dipendenti e 13.500 volontari tra studenti universitari, liceali, alunni delle scuole medie e soci che hanno sposato il progetto. Ed è l’associazione che organizza la manifestazione Monumenti Aperti: un’iniziativa nata nel 1997 volta alla riscoperta di tracce, segni e testimonianze del passato cittadino cagliaritano e della Sardegna in generale. Per due giorni i monumenti di Cagliari, e oggi anche di altre realtà più piccole della Sardegna, vengano aperti al pubblico e spiegati tramite visite guidate condotte da volontari, studenti e alunni delle scuole. Si vuole così differenziare e arricchire la fruizione dei beni pubblici, rendendo consapevoli i cittadini sardi dell’enorme patrimonio archeologico, architettonico, artistico e storico della regione.13237817_1075393852541571_3733861547292167726_n

Ma come funziona esattamente? La scuola adotta un monumento e così “Il percorso didattico diventa un vero e proprio progetto culturale –  ci spiega Fabrizio Frongia, presidente dell’Associazione Culturale Onlus Imago Mundi – con una modalità nuova di presentazione del ricco patrimonio archeologico e architettonico della nostra terra. Cerchiamo di fare in modo che lo studente, attraverso i temi, gli articoli di giornale, gli scritti, i saggi brevi, possa impadronirsi del bene di prossimità, cioè del bene che va adottare o individualmente o come gruppo classe”.

Ci sono istituti che aderiscono alla manifestazione con tanti professori e studenti, con un approccio multidisciplinare facendo così in modo che ognuno, in base all’età, possa raccontare il bene di prossimità nella maniera a più consona. La trasversalità tra ordini e gradi dell’istruzione ne fa un progetto unico tra le manifestazioni culturali italiane.

Monumenti Aperti ha una rilevanza regionale ben solida, con quasi centomila visitatori ed è nata anche un’edizione piemontese della manifestazione a Santo Stefano Balbo, paese natale di Cesare Pavese. Da realtà circoscritta alla città di Cagliari, oggi è divenuta una manifestazione estesa a tutto il territorio regionale sardo e, soprattutto, ha tutte le carte per divenire un modello imprenditoriale: “da più ambiti ci sta arrivando un suggerimento pratico” ci spiega Frongia “che è quello di cercare di guardare Monumenti Aperti come modello, non percepito solamente come progetto culturale a sé ma guardatelo come progetto culturale a trecentosessanta gradi perché è anche un progetto imprenditoriale”.13179254_1072294096184880_1685287078385526884_n

La manifestazione gode del patrocinio degli assessorati al Turismo e ai Beni Culturali della Regione Sardegna. L’Amministrazione Regionale ha deciso di ampliare l’evento a tutto il territorio sardo e non solo a Cagliari, allo scopo di incentivare un turismo interno che oggi sembra in costante espansione.  All’interno di Monumenti Aperti sono nati dei programmi speciali come Monumenti in Musica, dove le visite guidate vengono animate con momenti e pillole musicali realizzati da studenti del conservatorio, professionisti, volontari e autodidatti, e Cultura Senza Barriere dove sono stati studiati percorsi per non udenti e non vedenti e, andando anche oltre la sola accessibilità, si sono organizzate visite guidate dirette da persone dalle diverse abilità fino ad arrivare ai nuovi cittadini: “A Cagliari dei senegalesi hanno adottato un lazzaretto sul mare” conclude Frongia, che è una delle prime cose che vedono quando la nave arriva sul porto. Lo raccontano in francese, ad altri nuovi cittadini che arrivano per la prima volta in città, e in italiano spiegano poi cosa ha rappresentato e rappresenta il bene adottato”.

Intervista e riprese: Daniel Tarozzi
Montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/01/io-faccio-cosi-151-monumenti-aperti-la-cultura-diffusa-persone-ogni-eta/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Persone e progetti dietro Banca Etica

La Consob ha autorizzato la pubblicazione del nuovo prospetto informativo per l’offerta pubblica di azioni ordinarie di Banca Etica. Ciò riapre la possibilità per cittadini, organizzazioni e imprese, in Italia e in Spagna, di aderire al progetto di Finanza Etica diventando soci e socie, sottoscrivendo quindi il capitale sociale.

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Se in finanza il capitale sociale indica il capitale finanziario sottoscritto dai proprietari di una banca, per Banca Etica è certamente questo, ma anche molto di più. Dietro le quote azionarie ci sono persone e progetti associativi e imprenditoriali che vogliono contribuire alla costruzione di un modello di banca che sostiene l’economia reale, alternativo rispetto alla finanza che specula e genera disuguaglianze Il capitale sociale assume così una forte valenza partecipativa che si traduce nelle dinamiche cooperative proprie del nostro istituto, diventando, grazie alle interazioni tra soci, anche capitale relazionale. I soci hanno così la possibilità di contribuire alla realizzazione degli obiettivi di Banca Etica attraverso diverse iniziative:

  • nell’appuntamento annuale dell’Assemblea dove si vota rispettando il principio “una testa, un voto” o nel processo del credito dove i soci e le socie contribuiscono a verificare l’impatto sociale ed ambientale dei nostri finanziamenti;
  • nei gruppi di soci e socie organizzati a livello locale, dove è possibile condividere i processi che determinano le scelte strategiche della banca, promuovere la finanza etica sul territorio, conoscere altre persone e organizzazioni che si impegnano per un’economia di giustizia;
  • online, attraverso lo scambio di prodotti e servizi – anche con il baratto – su Soci In Rete.

Inoltre, per dare concretezza al principio della mutualità, i soci e le socie di Banca Etica possono accedere ai nostri servizi e finanziamenti a tariffe vantaggiose.

Perché è importante il capitale sociale
Banca Etica ha bisogno di capitale sociale per poter continuare a crescere in modo equilibrato e partecipato. Se vogliamo più finanza etica, per questo diventare socio o sottoscrivere ulteriori azioni fa la differenza:

  • più cresce il capitale sociale, più possiamo erogare finanziamenti all’economia del bene comune e sviluppare un indotto sostenibile fatto di famiglie che scelgono acquisti sostenibili, dalla casa all’automobile, e di imprese che producono occupazione di qualità, rispettano l’ambiente, creano valore per la comunità;
  • più cresce il capitale sociale più si rafforza la nostra natura di banca etica e cooperativa: non raccogliamo capitale sul mercato azionario dove il brand “banca etica” sarebbe sicuramente attrattivo, ma lo raccogliamo tra persone e imprese disponibili non solo a fare un investimento, ma anche a partecipare concretamente ad un progetto di cambiamento.

Per dare valore alla scelta di chi diventa socio o sottoscrive ulteriori azioni abbiamo introdotto la bonus share – un meccanismo di attribuzione di 1 azione aggiuntiva per ogni 20 nuove azioni sottoscritte. E’ un modo per riconoscere da subito anche un ritorno economico a chi sostiene Banca Etica, come in passato abbiamo fatto aumentando il valore delle azioni o il loro sovrapprezzo.

I numeri di Banca Etica
“L’interesse più alto è quello di tutti” è lo slogan che dal 1999 accompagna la nostra azione, con questo spirito ogni anno vediamo crescere l’adesione a Banca Etica in termini di capitale sociale, senza essere guidati da necessità impellenti come recentemente accade in molte realtà finanziarie.

Scegliere di diventare soci significa dare ulteriore spinta ad una banca che, con oltre 50.000 clienti e 38.000 soci, presenta tassi di crescita significativi e costanti, testimoniati anche nell’ultima semestrale:

  • Utile – € 4.490.421 (rispetto ai 974.000 euro del 30/06/2015)
  • Raccolta diretta – € 1.132.289.899 (+5,80% rispetto al 31/12/2015)
  • Raccolta indiretta tramite fondi di Etica Sgr – € 471.630.000 (+7,90% rispetto al 31/12/2015)
  • Impieghi lordi – € 705.380.000 (+3,4% rispetto al 31/12/2015; confronto a una media del sistema bancario italiano che si ferma a un +0,06%)
  • Capitale sociale: € 55.718.355 (+2,5% rispetto al 31/12/2015)
  • CET1 – 12,35%

Metti in azione i tuoi valori
In tanti ci rendiamo conto che occorre cambiare la finanza se vogliamo affrontare i problemi sociali ed ambientali che spesso il sistema finanziario alimenta. Occorre che questa consapevolezza si concretizzi con un impegno preciso.

Sostenere il capitale sociale di Banca Etica è sicuramente un modo efficace per mettere in azione i tuoi valori,scopri come diventare socio o sottoscrivere ulteriori azioni.

Fonte: ilcambiamento.it

Fusione Monsanto-Bayer: dichiarazione di guerra a persone e ambiente

Due Terminator (industria dei farmaci e agricoltura) si sposano; o meglio, la Bayer si mangia la Monsanto pagandola la “quisquilia” di 66 miliardi di dollari. Così nasce un altro colosso che sferra un attacco ancora più pesante ad ambiente e persone.

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La lista di nefandezze di questi soggetti è interminabile e, quando si accorpano, lo fanno perché è la conseguenza naturale del capitalismo che non conosce altro che lo schiacciamento della concorrenza con tutti i mezzi; e per farlo bisogna mangiarsi più marchi possibili e partire all’assalto degli altri concorrenti. Di fronte a forze così soverchianti che controllano tutto, politici, giornali, televisioni, ci si sente impotenti. Pensate che macchine da guerra sono con le migliaia di persone che lavorano quotidianamente per fare credere alla gente l’impossibile: che i diabolici OGM sono cosa buona e giusta, che produrre sementi morte che non si riproducono e lasciano strisce di contadini sucidi e nella miseria siano il progresso. Vogliono brevettare la vita e farne un marchio di loro proprietà, praticamente così da diventare i nuovi Dei della nostra era. Ci vogliono far credere che inondare la terra di pesticidi, che inquinano tutto e sono la causa della tragica morìa di api, sia un beneficio per tutti noi. Senza api ci spegneremo tutti lentamente, ma di questo ai padroni della chimica e della farmaceutica non importa nulla, loro devono guadagnare, devono presentare agli azionisti il segno più a fine anno. A loro della vita, della natura, non interessa nulla, ma ci regalano spot meravigliosi, idilliaci, in cui ci dicono quanto è bello e buono quello che fanno. Come fermare questi colossi apparentemente inarrestabili e dalle forze economiche stratosferiche? Le loro bugie hanno le gambe cortissime e senza il loro gigantesco apparato di convincimento non potrebbero prosperare, tanto è assurdo e falso ciò che dicono e fanno. C’è chi spera nella politica ma i suoi tempi sono biblici e troppo spesso la politica, soprattutto ad alti livelli, è direttamente pagata e manipolata da questi soggetti in modo che ad ognuno venga garantita una sostanziosa fetta di torta: ai venditori di armi, chimica e medicinali, ai petrolieri, agli asfaltatori, ai produttori di auto, tutti ottengono la loro parte e agiscono come lobby sulle varie marionette governative. Ma soluzioni per opporsi a tutto ciò ci sono e sono quelle che stanno percorrendo molte persone che agiscono direttamente, senza aspettare una politica che non arriverà probabilmente mai o comunque troppo tardi. Queste persone comprano biologico direttamente dai produttori e sempre più spesso si autoproducono il cibo e l’energia, scoprendo che la prima prevenzione dalla malattie è una vita sana, il più possibile a contatto con la natura, e una sana alimentazione che non è certo quella dei Frollini del Mulino Bianco. Persone che non comprano i prodotti dei Terminator, persone che fanno cultura e aggregazione, che costruiscono alternative reali dal basso perché sanno che rafforzando la comunità e il locale, i mostri non avranno vita facile. Laddove le comunità sono unite e perseguono modelli alternativi di vita e lavoro, per i Terminator la vita è più dura e le loro fandonie fanno fatica ad essere bevute. Bisogna quindi creare orti comunitari, piantare alberi, proteggere varietà antiche, salvaguardare e scambiare sementi come fanno già da anni alcune importanti organizzazioni.  Costruendo una fitta rete di comunità che si riappropriano della basi dell’esistenza, del controllo diretto di ciò che mangiano, dell’energia che gli serve, le persone saranno sempre meno ricattabili e sempre più forti. Sembra una strada lunga e difficile ma è invece quella più breve, fattibile e dai risultati più concreti e duraturi. Certo, bisogna rimboccarsi le maniche e fare, smettendo di lamentarsi o inveire contro questo o quel politico seduti sulla propria poltrona di fronte all’ultimo modello di televisore ultrapiatto di mille pollici e centomila canali. E se lavorate per i Terminator, iniziate a pensare di scollocarvi, l’intero pianeta e i vostri figli e nipoti ve ne saranno grati; e come primo atto per festeggiare il vostro licenziamento, piantate alberi e fatevi un orto biologico.

Fonte: ilcambiamento.it

IEA: “”Senza un cambiamento delle politiche energetiche l’inquinamento dell’aria ucciderà sempre più persone”

È la prima volta che l’Agenzia Internazionale per l’Energia, che normalmente si limita a statistiche sui consumi energetici ed emissioni di gas serra, si rivolge in maniera così esplicita alla politica, ma l’inquinamento atmosferico è ormai crisi globale385775_1

“L’inquinamento atmosferico uccide più di sei milioni di persone nel mondo ogni anno, ma i governi finora sono stati troppo lenti nel dare risposte adeguate. Bisogna che affrontino urgentemente la questione senza lasciarla al solo settore privato”.

La richiesta arriva da un rapporto speciale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia. È la prima volta che l’IEA, che normalmente si limita a statistiche sui consumi energetici e le emissioni di gas serra da essi derivanti, si rivolge in maniera così esplicita alla politica, ma secondo i suoi esponenti l’inquinamento dell’aria non ha ancora ricevuto l’attenzione che merita. A livello sanitario si tratta della quarta più grande minaccia mondiale, dopo l’ipertensione arteriosa, la cattiva alimentazione e il fumo. E l’industria energetica ne è una delle cause principali. Il rilascio in atmosfera di sostanze nocive come il particolato, gli ossidi di zolfo e gli ossidi di azoto, che causano gravi difficoltà respiratorie, malattie cardiovascolari, ictus e morti premature, è dovuto principalmente alla produzione e all’uso di energia non regolamentata o inefficiente. Senza risposte adeguate decessi e patologie sono destinati ad aumentare vertiginosamente, dice il rapporto: si stima ed esempio che le morti premature annuali attribuibili all’inquinamento dell’aria arriveranno a 4,5 milioni nel 2040 dai circa 3 milioni attuali. Nonostante il calo delle emissioni globali previsto nei prossimi 24 anni in alcuni dei principali paesi del mondo, l’IEA sostiene che le politiche energetiche esistenti e quelle in programma non riusciranno a migliorare la qualità dell’aria. Eppure secondo l’agenzia basterebbe uno sforzo tutto sommato contenuto: con un aumento di appena il 7% degli investimenti totali in energia, corrispondente a circa 4,7 miliardi di dollari, entro il 2040 si riuscirebbero a contenere le morti premature dovute all’inquinamento atmosferico entro i 2,8 milioni. Per usare al meglio queste risorse ogni paese dovrebbe darsi un obiettivo a lungo termine basato sull’uso di energie rinnovabili, sul miglioramento dell’efficienza energetica e sul controllo delle emissioni, come ad esempio nel settore agricolo, dove gli ossidi di azoto e l’ammoniaca, derivanti dai fertilizzanti, sono più potenti della co2 in termini blocco del calore nell’atmosfera, e possono combinarsi con altre emissioni per formare gas più nocivi. “I dati dell’IEA  parlano chiaro. I veri imputati sono carbone e petrolio e causano milioni di morti premature ogni anno – ha scritto il Wwf in una nota – Se da un lato la responsabilità del settore dell’energia sulla salute globale è enorme, dall’altro l’Agenzia segnala come il comparto potrebbe ridurre significativamente l’inquinamento applicando le politiche di riduzione delle emissioni, ponendosi degli obiettivi e monitorandone i risultati. A questo il Wwf aggiunge che il segnale più importante emerso dal rapporto è l’assoluta necessità di uscire dall’era fossile al più presto, entro i prossimi 20 anni, per transitare verso un sistema globale di produzione di energia basato sulle rinnovabili. Questo risponderebbe a quanto previsto dall’Accordo di Parigi sul Clima che punta a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi C. Il carbone e il petrolio non saranno mai puliti. Anche se gli altri inquinanti “mortali” dovessero venir ridotti in modo significativo –e non siamo a questo punto, comunque-  i combustibili fossili continuerebbero ad emettere CO2, il gas serra più pericoloso per il clima, quindi per la salute del Pianeta che ci ospita, per la nostra Casa Comune.

Fonte: ecodallecitta.it

Torino, pubblicata l’Indagine sulla Mobilità delle Persone e sulla Qualità dei Trasporti

Nella sintesi dell’IMQ 2013 (Indagine sulla Mobilità delle Persone e sulla Qualità dei Trasporti) in Provincia di Torino si registra una diminuzione complessiva della mobilità del 13,7%. I dati si riferiscono al 2013 e hanno coinvolto 52.119 individuitorino

Verrà presentato ufficialmente martedì 12 aprile, ma è già possibile visionare la sintesi dell’Indagine sulla Mobilità delle Persone e sulla Qualità dei Trasporti in Provincia di Torino (IMQ 2013). Un documento realizzato attraverso indagini campionarie telefoniche condotte ogni due/tre anni presso i residenti nell’area di studio su campioni rappresentativi della popolazione maggiore di 10 anni stratificati per classi di sesso e per età. L’edizione 2013 ha avuto come area di studio l’intera Regione Piemonte e il campione è stato di 52.119 individui mentre le interviste sono state effettuate nella primavera e nell’autunno del 2013. La sintesi del rapporto, visionabile al questo link, si focalizza sui residenti nell’area metropolitana torinese, nella quale il campione di intervistati nel 2013 è stato di 25.740 individui. Mentreri dati relativi ai 32 comuni sono consultabili qui.14

Quanto ci si sposta

I residenti dell’area metropolitana torinese hanno effettuato, nel giorno feriale medio del 2013, 2 milioni 962 mila spostamenti, dei quali un milione 962 mila motorizzati. La serie storica illustrata in figura comprende le ultime 5 indagini, tra cui le edizioni del 2004, del 2008 e del 2013 sono basate su un campione di grandi dimensioni (circa 25 mila intervistati), mentre quelle del 2006 e del 2010 sono basate su un campione di piccole dimensioni (6-7.000 intervistati).

Rispetto al 2010, si registra una diminuzione del 13,7% della mobilità complessiva, mentre rispetto al 2008 la diminuzione è un po’ più contenuta e si attesta sul 6,2%. La mobilità motorizzata diminuisce più sensibilmente (-20% rispetto al 2010) mentre aumenta la mobilità con uso degli altri mezzi (compresi i piedi).I residenti nell’area metropolitana effettuano mediamente 2,11 spostamenti pro capite nel giorno feriale, 1,40 di questi sono motorizzati.

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Quali mezzi si usano

Rispetto al 2010 diminuisce nel 2013 la mobilità con uso del trasporto pubblico ed ancora di più quella con uso dell’auto, aumenta la mobilità con uso di altri mezzi e quella pedonale. Considerando tutti i modi nel 2013 il mezzo più usato continua ad essere l’auto con il 48% degli spostamenti ma, per la prima volta nell’ultimo decennio (in effetti dal 2000), la sua quota scende sotto il 50% (era il 53% nel 2010); l’uso del mezzo pubblico si attesta al 18%, in leggero calo rispetto al 19% del 2010. Cresce la quota di spostamenti effettuati solo a piedi che passa dal 24% del 2010 al 29% del 2013 e quella degli spostamenti effettuati con altri mezzi (bici, moto, taxi) che passa dal 3,9% al 4,4 %. Considerando solo gli spostamenti motorizzati (quelli effettuati con l’auto e con il trasporto pubblico) si evidenzia come, dopo una fase di contrazione nella quota di mercato del trasporto pubblico, culminata nel 2006 con il 23%, dal 2008 si assiste ad una ripresa. Nel 2013 detta quota di mercato si attesta sul 27% seppure in un contesto di diminuzione in termini assoluti della mobilità.

Perché ci si sposta?

Poco più della metà degli spostamenti è effettuata per compiere varie attività mentre la rimanente parte è effettuata per tornare a casa. Gli spostamenti effettuati per tornare a casa sono il 91% di quelli effettuati per compiere le varie attività.

Concentrandosi solo sugli spostamenti effettuati per compiere le attività, quasi il 37% degli spostamenti effettuati dai residenti nell’area metropolitana viene effettuato per motivi di lavoro o studio. Il primo scopo degli spostamenti è il lavoro, mentre il secondo scopo in ordine di volume di spostamenti è acquisti/commissioni. Seguono l’accompagnamento, lo studio e gli altri scopi che comprendono: sport/svago, cure/visite mediche, visite a parenti/amici, altro.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Libano: emergenza rifiuti a Beirut [foto]

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Il Libano ha una superficie di 10.452 kmq, un’area un poco più piccola dell’Abruzzo. In questo spazio vivono 4,5 milioni di persone, di cui circa 2 milioni sono rifugiati politici. Negli ultimi anni, l’improvviso aumento della popolazione e gli errori di valutazione fatti quando si è costruita la discarica di Naameh, alle porte di Beirut, hanno fatto scivolare il Paese in un’emergenza igienico-sanitaria di proporzioni colossali. Sei mesi fa la discarica principale di Beirut è stata chiusa e ora anche il luogo messo a disposizione dalla società privata che doveva gestire temporaneamente lo smaltimento della spazzatura è al completo. I sacchetti si accumulano per le vie della città e un fiume di rifiuti maleodoranti e pericolosi travolge le strade senza che sia stata trovata una valida soluzione. Nel mezzo della crisi – di cui si può comprendere l’entità nella fotogallery d’apertura – il ministro dell’Ambiente Mohammad Machnouk ha tirato in ballo il sito di Naameh, a sud di Beirut, la vecchia discarica chiusa a luglio, quando i residenti impedirono l’accesso ai camion della nettezza urbana. Inaugurata nel 1997, era stata progettata con una capacità di circa 2 milioni di tonnellate di rifiuti, ma ne ha poi raccolti più di 15 milioni. Dopo la sua chiusura i rifiuti sono stati bruciati e scaricati in tutto il Paese oppure stoccati in discariche temporanee che ora non possono più accogliere alcun rifiuto.

Fonte:  Rainews

 

Un miliardo e mezzo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno

Un nuovo studio dell’Overseas Development Institute (ODI) inglese riporta che un miliardo e mezzo di persone al mondo vive con meno di 1,25 dollari al giorno, un numero già più alto di quello che era stato stimato dalla Banca Mondiale.poverta_mondiale

«Un quarto di persone in più rispetto a quanto stimato» affermano i ricercatori. Ma pare che i numeri siano comunque ancora sottostimati e c’è chi pensa che a essere costretti a vivere con meno di 2 dollari al giorno siano 2,5 miliardi di persone sul pianeta. Le classi sociali più povere (i senza casa o chi vive in situazioni di guerra e di grande pericolo cui i ricercatori non hanno avuto accesso) non rientrano nel calcolo. Elizabeth Stuart, la prima firmataria del rapporto, ha dichiarato al sito web World Socialist che la non totale aderenza alla realtà dei dati su povertà e mortalità infantile e materna è già di per sé un elemento significativo. Se si definisse povertà vivere al di sotto dei 5 dollari al giorno, allora quattro miliardi di persone nel mondo, cioè due terzi della popolazione planetaria,vi ricadrebbe. Eppure, come commenta la giornalista Zaida Green, i multimiliardari intramontabili continuano a guidare auto di superlusso, ad avere lo yacht e un numero record di appartamenti costosissimi. La Banca Mondiale ha fatto la sua scelta e cioè di praticare continuamente iniezioni di enormi quantità di denaro nei forzieri dell’aristocrazia finanziaria mentre il grosso dell’umanità lotta per la sopravvivenza tra povertà, austerità e guerre. In marzo Forbes ha riportato che il patrimonio netto dei miliardari nel mondo ha raggiunto nel 2015 un nuovo record: 7,05 trilioni di dollari. Dal 2000 il loro “benessere” è aumentato di otto volte. La rivista ha raccontato che malgrado la caduta dei prezzi del petrolio e la debolezza dell’euro, l’indice della ricchezza in mano a pochi nel mondo continua ad aumentare. La quantità di ricchezza controllata dall’1% della popolazione è maggiore di quanto posseduto dal 99%, stando ai dati Oxfam. Nei giorni scorsi il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso il suo World Economic Outlook, secondo cui non si farà più ritorno, per un periodo indefinito, agli indici di crescita economica registrati prima della crisi finanziaria del 2008. Cioè, chiariamoci e definitivamente, la crescita di prima NON TORNERA’ MAI PIU’. Malgrado le multinazionali abbiano un sacco di soldi, gli investimenti privati sono crollati e il rapporto dice chiaramente come governi, banche centrali e decisori politici pensino, in generale, soltanto all’arricchimento della elite finanziaria globale, a spese delle forze del mondo produttivo e delle popolazioni. Ad inibire studi che mostrino la faccia sconvolgente della povertà sono gli abissali livelli di disuguaglianza, lo spreco di risorse in infrastrutture, l’erosione degli standard di vita di lavoratori e giovani. Perché non c’è l’interesse a che tutto ciò si sappia. Lo studio ODI sottolinea anche come oltre 100 paesi non abbiano un sistema funzionante di registrazione delle nascite o delle morti, non calcolino cn accuratezza i dati sulla mortalità infantile e materna. Ventisei nazioni non raccolgono i dati sulla mortalità infantile dal 2009. Le stime della povertà sono poi ulteriormente inficiate dal disaccordo che c’è sulla definizione stessa di povertà. Acune organizzazioni non governative hanno fissato la loro soglia. In Thailandia la soglia ufficiale è di 1,75 dollari al giorno,mentre comunità urbane l’hanno fissata a 4,74: ovviamente questo porta a percentuali di povertò che variano dall’1,81% al 41,64%. Le guerre e altri conflitti violenti hanno un effetto devastante, creano zone impenetrabili dove accade di tutto. I soldi spesi per le guerre potrebbero servire ad alleviare la miseria. Gli Stati Uniti hanno speso 496 miliardi di dollari per la difesa l’anno scorso; secondo la United Nations Food and Agriculture organization «il mondo avrebbe bisogno di 30 miliardi di dollari all’anno per sradicare la fame». Diciamo quindi “grazie” al sistema capitalistico, il cui solo obiettivo è di arricchire l’oligarchia finanziaria che domina la società a spese della stragrande maggioranza dell’umanità.

Si ringrazia Zaida Green

Fonte: ilcambiamento.it