Treni, in Piemonte scende il numero dei pendolari. Legambiente: “Servono risorse per il servizio regionale. Tav è una falsa priorità”

Legambiente presenta Pendolaria, il Rapporto sullo stato del trasporto ferroviario in Italia “Nel 2019 si rischia un taglio del servizio. Basta parlare di Tav; qual è la strategia di Governo e Regione per i pendolari?”

C’è un’Italia in movimento, che aspetta il treno. Il trasporto ferroviario è un po’ lo specchio del Paese e delle sue contraddizioni, con segnali di straordinaria innovazione e regioni dove, invece, il degrado del servizio costringe centinaia di migliaia di persone a rinunciare a prendere il treno per spostarsi. A raccontare quanto succede sulle ferrovie italiane è il rapporto Pendolaria di Legambiente, che dal 2008 analizza ogni anno la situazione del trasporto ferroviario in Italia, con numeri e storie e il duplice obiettivo di illustrare i risultati di politiche e investimenti e di dare forza alla costruzione di un paese più sostenibile. Il numero dei passeggeri a livello nazionale aumenta, toccando quota 5,59 milioni e segnando un nuovo record rispetto al 2012 (+7,9% in 4 anni). Sono infatti 2 milioni e 874 mila coloro che ogni giorno usufruiscono del servizio ferroviario regionale e 2 milioni e 716 mila quelli che prendono ogni giorno le metropolitane, presenti in 7 città italiane, in larga parte pendolari. E per entrambi i numeri sono in crescita, come per l’alta velocità. Ma il paradosso c’è: diminuiscono i chilometri di linee disponibili e la crescita nasconde differenze rilevanti nell’andamento tra le diverse Regioni e tra i diversi gestori. In alcune parti del Paese la situazione è migliorata, mentre in altre è peggiorata e si è ampliata la differenza nelle condizioni di servizio. Se tra Firenze e Bologna, per esempio, l’offerta di treni non ha paragoni al mondo, con 162 treni che sfrecciano a 300 km/h nei due sensi di marcia ogni giorno, in diverse parti del Piemonte migliaia di persone non prendono più il treno per via dei tagli e del degrado del servizio. Il trasporto ferroviario soffre in particolar modo della riduzione dei finanziamenti statali, con una diminuzione delle risorse stanziate tra il 2009 e il 2018 pari a -20,4%, a cui si potrebbe aggiungere nel 2019 un ulteriore taglio di 300 milioni, per una clausola di salvaguardia nella legge di Bilancio che ha buone probabilità di scattare vista la situazione economica. A quel punto le risorse in meno sarebbero oltre il 6%, rispetto allo scorso anno, con la conseguenza di vedere meno treni nelle Regioni.

“In Piemonte i dati indicano che l’emorragia di pendolari degli anni scorsi non si è ancora arrestata. Per questo ci auguriamo che la riapertura ad inizio anno della linea Saluzzo-Savigliano non resti una notizia positiva ma isolata, e che vengano gettate le basi per la riapertura di tutte le linee tagliate nel 2011 –dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Quella delle grandi opere è una falsa priorità e i numeri lo dimostrano in modo lampante. Il vero deficit da colmare è nelle città e in un servizio ferroviario regionale con troppe carenze. Più che di una sterile e inopportuna campagna pro-Tav il Piemonte ha bisogno di affrancarsi dal ruolo di fanalino di coda tra le regioni del Nord Italia, investendo con forza a favore di un trasporto ferroviario pendolare di qualità”.
In Piemonte nel 2017 sono state in media 166.445 le persone che ogni giorno hanno preso un treno, in diminuzione rispetto al 2016 quando si attestavano a 167.556 mila. Per tornare almeno ai 175.400 viaggiatori del 2011, anno in cui sono state cancellate 14 linee cosiddette “minori”, per Legambiente servono maggiori investimenti. In Piemonte gli stanziamenti per il servizio ferroviario si attestano a 5,51 milioni di euro l’anno, appena lo 0,05% del bilancio regionale. Il paragone con le vicine regioni del Nord Italia non regge: la Lombardia stanzia per il servizio ferroviario 176 milioni di euro, l’Emilia Romagna 37 milioni di euro, il Veneto 16,7 milioni.

L’Italia, insomma, è spaccata a metà, con 9 Regioni e le due Province autonome in cui i passeggeri sono aumentati e 10 in cui sono diminuiti o rimasti invariati. Cresce il numero di persone che prende il treno al nord – come in Lombardia (750 mila), è triplicato dal 2001 in Alto Adige, raddoppiato in Emilia-Romagna, cresciuto di 60 mila in Puglia. Analoghi i successi della metropolitana a Milano (con più passeggeri delle altre 6 città italiane dotate di metro), dei tram a Firenze e a Bergamo. Molto diversa la situazione del Piemonte dove a causa delle linee soppresse i passeggeri sono calati del 4,4% mentre è drammatica in particolare la situazione in Sicilia, dove si è passati da 50.300 a 37.600 viaggiatori (dal 2009 ad oggi) in una Regione con 5 milioni di abitanti e grandi spostamenti pendolari, e in Campania dove si è passati da 413.600 viaggiatori a 308.500 (ma con un trend in risalita negli ultimi anni).
“Sono tanti i segnali positivi dalle città e dalle Regioni –commenta Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente– che mostrano una disponibilità delle persone a usare treni e trasporto pubblico locale, confermata da tutte le indagini. Quest’anno raccontiamo con tante storie proprio come ovunque siano arrivati nuovi treni, sia stato migliorato il servizio e il numero dei passeggeri sia cresciuto in modo esponenziale. Ma sono troppe le Regioni in cui, al contrario, è stato ridotto il numero dei treni, sono diminuiti anche i pendolari che ne usufruiscono e sono stati costretti a usare i mezzi privati. I risultati prodotti dagli investimenti dimostrano che si può davvero migliorare la vita delle persone, riducendo l’inquinamento e le emissioni di gas serra generate dai trasporti, ma occorre avere una chiara idea dei problemi da affrontare, per allargare il cambiamento a ogni parte d’Italia. Se si vuole davvero migliorare la situazione per i pendolari, gli ambiti di intervento sono quattro: aumentare le risorse, coordinare e controllare quanto avviene sulla rete, cambiare le priorità infrastrutturali e fermare il taglio delle cosiddette linee secondarie. Ad oggi –prosegue Zanchini– non si è capito quale idea abbia il governo per il rilancio dell’offerta per i pendolari e per il trasporto pubblico locale. Si fa un gran parlare di Tav, ma il rischio è che come nelle precedenti legislature vadano avanti solo le autostrade, mentre le opere che servono ai pendolari rimangono ferme, rinviate e incompiute”.

Il cambiamento avvenuto negli spostamenti nazionali è rilevante, con numeri comunque inferiori rispetto alle tratte regionali: 40 mila persone circa che prendono ogni giorno gli Intercity e 170 mila l’alta velocità (tra Frecce di Trenitalia e Italo) per spostarsi su collegamenti nazionali. Le persone che prendono il treno ogni giorno aumentano sia sui treni a lunga percorrenza, in particolare con il clamoroso successo dell’alta velocità, sia sui treni regionali e sulle ferrovie metropolitane, purché ci siano. Perché se in questo inizio di secolo sono state costruite nuove linee ad alta velocità per
1.213 chilometri, nel frattempo sono avvenute cancellazioni per 1.120 km è sospensioni in altri 321 km, in territori rimasti ora senza collegamenti ferroviari. Come poche volte in passato, i pendolari sono stati al centro degli annunci del ministro delle Infrastrutture in questo inizio di legislatura. E nel contratto di governo tra i due partiti che compongono la maggioranza l’impegno è scritto con chiarezza. Tuttavia, in questi mesi, anche in conseguenza del crollo del viadotto Morandi a Genova, al centro dell’attenzione politica ci sono state le scelte sulle grandi opere. Nella legge di bilancio ci sono alcune misure positive per interventi nelle città e sulla rete ferroviaria. Inoltre è stato istituito un fondo presso il ministero dell’Economia finalizzato al rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del Paese e una quota del fondo è destinata alla realizzazione, allo sviluppo e alla sicurezza di sistemi di trasporto pubblico di massa su sede propria. Purtroppo negativa e in continuità con il passato è la scelta di destinare ingentissime risorse all’autotrasporto anche in questa legge di bilancio. Sono stanziati 1,58 miliardi di euro per le esenzioni dell’accisa all’autotrasporto merci, a cui si sommano 240 milioni di euro per rimborsi vari. Va ricordato poi che nel decreto Genova sono stati previsti 20 milioni di euro per gli autotrasportatori. Secondo Legambiente se il ministro Toninelli vuole davvero rilanciare il trasporto ferroviario pendolare deve aumentare le risorse, perché quelle attuali sono di oltre il 20% inferiori al 2009, e rischiano di ridursi ulteriormente se non si blocca la clausola nella legge di bilancio. Il ministero delle Infrastrutture deve poi esercitare un vero ruolo di coordinamento e controllo sulla rete, per evitare che continuino tagli e disservizi in alcune Regioni. E occorre cambiare le priorità infrastrutturali: mancano 10 miliardi di euro per le 26 incompiute che servono ai pendolari italiani, individuate da Legambiente, mentre sono previste ingenti risorse per autostrade e altre strade. Secondo Legambiente, la sfida per il rilancio del servizio ferroviario in Italia consiste nel puntare sulle città,che sono il cuore della domanda di trasporto nel nostro Paese, sul Sud, dove i ritardi e i problemi sono incredibili, e su un progetto di mobilità sostenibile per la grande area inquinata della Pianura Padana. “Nel rapporto presentiamo proposte concrete che consentirebbero di rilanciare le città e l’economia italiana. Ci auguriamo che il governo del cambiamento scelga di percorrere questa strada” aggiunge Zanchini.

 Legambiente sottolinea come nel bilancio dello Stato già esistano le risorse per realizzare un salto di qualità nel servizio ferroviario. Il problema è di indirizzare le rilevanti risorse presenti in maniera differente rispetto ad oggi, ridisegnando con chiari obiettivi le entrate legate ai trasporti (accise, Iva, tariffe autostradali, ecc.) e le voci di spesa (sussidi all’autotrasporto, servizio ferroviario, infrastrutture). In particolare per rilanciare il trasporto ferroviario servono risorse per: potenziare il servizio ferroviario regionale, e per garantire che il numero di treni sulla rete aumenti servono almeno 500 milioni di euro all’anno da destinare al fondo per il TPL e il trasporto ferroviario regionale per potenziare il servizio al sud con Intercity e Frecce; rilanciare gli investimenti infrastrutturali davvero utili al sud e nelle città, garantendo che almeno 2 miliardi di euro all’anno dei fondi introdotti con le Leggi di Bilancio 2018 e 2019 per gli investimenti dello Stato siano indirizzati a nuove linee di tram e metropolitane nelle città; acquistare nuovi treni per potenziare il servizio regionale e intercity, aggiungendo agli investimenti previsti almeno 600 milioni di euro all’anno per continuare il rinnovo del parco regionale circolante.

Dossier completo:

Fonte: ecodallecitta.it

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Pendolari, le linee peggiori: ecco le vere opere incompiute

Ogni giorno dodici milioni di italiani sono costretti a fare i conti con il degrado ed i ritardi che da sempre caratterizzano le linee ferroviarie regionali del nostro Paese dove nulla è cambiato. Così, mentre si continua a discutere di TAV e grandi opere, i pendolari sono puntualmente esasperati da disagi e scarsa qualità dei servizi. Altro che autostrade pedemontane e Tav, le vere incompiute italiane sono 26 opere, bloccate e senza risorse, che aiuterebbero invece a migliorare la vita dei pendolari. Linee di metropolitane e tram e collegamenti ferroviari di cui potrebbero beneficiare oltre 12milioni di persone se si investisse in una cura del ferro nelle città italiane, in particolare al Sud dove i ritardi sono enormi, e su linee dove da anni si promettono miglioramenti per il trasporto delle persone e delle merci. Come ogni anno, all’entrata in vigore dell’orario invernale, Legambiente presenta “Pendolaria”, una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario regionale nel nostro Paese. L’obiettivo è di sottolineare l’importanza e l’urgenza di migliorare il trasporto pubblico su ferro, offrendo un’alternativa più competitiva, economica e sostenibile all’automobile. Il dossier si concentra sugli investimenti infrastrutturali su cui nei prossimi anni il nostro Paese ha scelto di impegnarsi; e, purtroppo, le risorse mancano proprio per le opere più urgenti e importanti per i pendolari.

Il secondo punto analizzato da Legambiente riguarda i tagli al servizio ferroviario regionale – da cui si evidenzia che dal 2010 a oggi il numero di treni regionali in circolazione è sceso del 4,7% – accompagnati in quasi tutte le Regioni da un aumento delle tariffe. La terza questione evidenziata è l’età dei treni in circolazione – circa 16 anni – rispetto a cui si può finalmente parlare di buone notizie, ma anche di grandi differenze tra le Regioni, con il Sud che rimane indietro. Per i pendolari, sulle 10 linee peggiori d’Italia nulla è cambiato. Non c’è nessuna buona notizia da trasmettere rispetto alla situazione che vivono coloro che ogni giorno prendono i treni sulle tratte ferroviarie Roma-Lido, Circumvesuviana, Reggio Calabria-Taranto, Verona-Rovigo, Brescia-Casalmaggiore-Parma, Agrigento-Palermo, Settimo Torinese-Pont Canavese, Campobasso-Roma, Genova-Savona-Ventimiglia e Bari-Corato-Barletta. Stesse linee, stessi treni, stessi disagi, a testimoniare la scarsa qualità del servizio che accomuna diverse aree del Paese, che la campagna Pendolaria di Legambiente continua a denunciare.

“Quando si parla di incompiute in Italia – commenta il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini –  ci si concentra sempre sulle grandi opere, senza considerare quelle da realizzare dove, in realtà, si trova larga parte della domanda di trasporto. Nelle aree urbane vive il 42% della popolazione nazionale, ed è qui che sono i maggiori ritardi infrastrutturali rispetto al resto d’Europa, e soprattutto congestione del traffico e inquinamento. Dal 2002 a oggi – prosegue Zanchini – i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade. Queste priorità vanno cambiate altrimenti sarà impossibile dare una speranza ai pendolari. Per questo chiediamo che le 26 opere prioritarie per i pendolari, oggi ferme e senza risorse sufficienti, diventino la priorità di investimento dei prossimi anni. Va inoltre potenziato il numero di treni in circolazione, in particolare nelle città e al Sud, per dare un’alternativa rispetto all’auto ogni giorno a milioni di persone. Il governo del cambiamento si impegni in questa direzione a partire dalla legge di Bilancio, dove purtroppo non ci sono le novità che i pendolari attendevano”.

Le 26 opere incompiute che secondo Legambiente devono diventare la priorità di intervento nei prossimi anni, nelle città e nei territori italiani, sono linee di metropolitane e tram indispensabili a recuperare i problemi di congestione del traffico a Roma, Torino, Bologna, Palermo, Cagliari. Linee ferroviarie al Sud che versano in uno stato di degrado senza speranza dalla Calabria alla Sicilia, dal Molise alla Sardegna, alla Puglia. E collegamenti ferroviari al Sud come al Nord che risultano fondamentali per le merci (come dal porto di La Spezia al Brennero, o da quello di Ancona a Roma) e per i collegamenti tra tanti centri rimasti in questi anni senza un servizio degno di questo nome (in Piemonte sono state tagliate 14 linee per 480 chilometri). Interventi distribuiti in tutta Italia, che comporterebbero una spesa limitata rispetto alle solite grandi opere, ma che sembrano condannati a non vedere mai la luce, dato che per la loro realizzazione mancano risorse pari a quasi 10,8 miliardi di euro. La ragione? Si continua a investire nelle strade e autostrade. Come dimostrano i dati degli interventi realizzati durante la scorsa legislatura: 3.900 km tra strade provinciali, regionali e nazionali, 217 km di autostrade, 62,6 km di linee ferroviarie ad alta velocità, 58,6 km di metropolitane, 34,5 km di tramvie. Inoltre sono state sospese o cancellate linee ferroviarie per 205 km. Sul fronte dei tagli ai servizi ferroviari regionali va sottolineato quanto avvenuto in particolare nel Sud Italia, dove tra il 2010 e il 2018 si è tagliato del 33,2% il numero di treni in circolazione in Molise, del 15,9% in Calabria, del 15,1% in Campania, del 6,9% in Basilicata e del 5,6% in Sicilia. La Liguria ha invece il record per l’aumento del costo dei biglietti del 49%, seguono Campania e Piemonte con aumenti rispettivi del 48,4% e del 47,3%. L’età media nazionale dei convogli è la buona notizia per i pendolari, secondo un trend iniziato negli scorsi anni con l’immissione di nuovi convogli da parte di Trenitalia, attestandosi sui 15,4 anni, contro i 16,8 anni dell’anno scorso e i 18,6 di tre anni fa. Ma con un miglioramento avvenuto soprattutto al Nord e al Centro, dove è diminuita l’età media e il numero di treni con più di quindici anni di età (quando i treni cominciano ad avere problemi sempre più rilevanti di gestione e manutenzione) per l’immissione di nuovi convogli (come nel Lazio, in Veneto, Lombardia, Toscana ed in Emilia-Romagna) e di dismissione di quelli più vecchi. In Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna si vedranno miglioramenti nei prossimi anni grazie agli investimenti programmati nei Contratti di Servizio con Trenitalia. Nel Lazio si divarica la differenza tra le linee gestite da Trenitalia, dove procede il rinnovo del parco circolante, e quelle gestite da ATAC dove invece i treni sono sempre più vecchi e il degrado riguarda anche le stazioni e il servizio.

 Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/12/pendolari-linee-peggiori-opere-incompiute/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Soldi alla TAV, sangue ai pendolari

Per il treno deragliato alcuni giorni fa a Pioltello ci sono già i primi indagati. Si tratta dei vertici di Trenord e Rfi: Maurizio Gentile, ad di Rete Ferroviaria Italiana, Umberto Lebruto, direttore di produzione di Rfi, Cinzia Farisè, ad di Trenord, e Alberto Minoia, direttore operativo di Trenord. Bene che la magistratura cerchi i responsabili, ma qui occorre porsi molte altre domande e cercare molte altre risposte.9746-10522.jpg

I servizi essenziali che dovrebbero essere garantiti in Italia sono allo sfascio perché i soldi vengono rubati da orde di politici e loro compari. I soldi che rimangono dal ladrocinio generalizzato vengono utilizzati male perchè  l’avidità umana è  concentrata sul profitto e su quello che rende. Quindi se si tratta di scegliere fra qualcosa che almeno a prima vista rende di più e qualcosa che rende di meno, ovviamente si sceglie quello che rende di più. Che poi da qualche parte fra leggi e la Costituzione ci sia scritto che i cittadini devono vivere in sicurezza o gli devono essere garantiti servizi di base (pagati con tasse su tasse), è un dettaglio che si può certo trascurare. E dove sono tutti quelli che parlano di sicurezza laddove si intende solo difendersi da gente dalla pelle scura e non certo quella sicurezza che si dovrebbe pretendere per un treno che deraglia e uccide le persone?

Secondo i manager rampanti o coloro che hanno studiato economia in prestigiose università, gli utili mica si accrescono puntando sulle tratte per i pendolari. Gli utili si fanno con l’alta velocità e i pendolari possono fare la carne da macello nel senso letterale del termine. Negli ultimi anni sono stati chiusi oltre 1.100 chilometri di linee locali con relative stazioni, il personale è ridotto all’osso, servizi pessimi, sporcizia, ritardi continui, soppressioni di treni, guasti tecnici a ripetizione.  Ma di cosa stupirsi se già da quando si compra un biglietto on line o alle biglietterie automatiche, c’è la fregatura architettata in maniera diabolica nel fornire primariamente le tratte che convengono alle compagnie e non al cliente.

Nel recente incidente ferroviario di Pioltello dove sono morte tre persone e ci sono stati quarantasei feriti, è decisamente rivoltante sentire le ragioni delle ferrovie quando dicono che come incidenti siamo in linea con gli altri paesi, che rispettiamo parametri teorici di sicurezza. Basta viaggiare nelle tratte dei pendolari o nelle linee periferiche per capire che la sicurezza è un optional, non certo la regola e se anche una sola persona fosse rimasta ferita o uccisa per scarsa manutenzione, per fondi non investiti, la colpa è senza appello, statistiche o meno. Vadano a spiegare ai parenti delle vittime che siamo dentro le statistiche. La situazione è sotto gli occhi di tutti: soldi buttati nella TAV in Val Susa per un opera orrendamente e criminalmente inutile oltre che devastante e poi non si fa manutenzione adeguata ai binari dove passano migliaia di pendolari ogni giorno. Ma i capitalisti del danno collaterale sono anche assai impreparati nel loro business. I soldi si farebbero lo stesso, proprio rafforzando le ferrovie dappertutto, non solo concentrandosi sull’alta velocità e il resto lasciarlo allo sbando. Le persone infatti prenderebbero molto di più il treno se avessero un servizio efficace, pulito, puntuale, comodo, frequente, sicuro, lasciando volentieri la macchina a casa, magari non la comprerebbero nemmeno. Se ci fossero veri manager e non poveri speculatori, capirebbero che attraverso un pianificazione intelligente potrebbero finalmente fare un lavoro che ha un senso, che aiuta veramente le persone a muoversi in sicurezza impattando meno sull’ambiente. La mobilità del futuro sarà proprio quella pubblica e capillare che le ferrovie italiane stanno in tutti i modi cercando di smantellare. Soldi da investire per realizzare questo obiettivo ce ne sono di sicuro visto che vengono continuamente sprecati e rubati. Anche il potenziale di richiesta di mobilità su ferrovia c’è, bisognerebbe solo agire. Ma questi manager che guadagnano cifre vergognose e che prendono buone uscite milionarie per poi andare a fare danno da qualche altra parte, non hanno nessun ritegno se anche di fronte ai morti continuano imperterriti nella loro follia dove il profitto viene sempre prima delle persone considerate solo un effetto collaterale sulla strada del guadagno.

Fonte: ilcambiamento.it

Biciclette, in futuro più flotte aziendali per incentivare i pendolari

A Fa’ la cosa giusta 2014 sono stati presentati i dati sul livello di mobilità in bici delle città italiane: in futuro avremo meno auto aziendali e più flotte di bici per i pendolari?.Cicli_Aziendali_slide-620x429

Ran autrice di Pinkblog ha partecipato a fa la costa giusta! 2014. Ecco il suo contributo per i lettori di ecoblog.it.

Come sarebbe più pulita, meno caotica e più ordinata una città se al posto delle auto ci fossero più biciclette e più gente a piedi? Inutile dirlo, si vivrebbe molto meglio sia dal punto di vista della salute personale e collettiva, sia da quello del portafogli, con meno spese di gestione del proprio mezzo motorizzato. E proprio sull’uso della bici per gli spostamenti su circuito urbano si è concentrata una ricerca di Legambiente, Rete Mobilità Nuova e bikeitalia.it che hanno presentato a Fa’ la cosa giusta 2014 il dossier l’A-bici della mobilità. L’obiettivo era ricercare dati esaustivi sui livelli di mobilità e ciclabilità dei comuni d’Italia. Per farlo è stato somministrato un questionario a tutti i capoluoghi di provincia italiani in cui veniva richiesto di indicare il modal share del proprio territorio (ossia la scelta da parte dei cittadini del veicolo più usato per gli spostamenti), più le informazioni sulle ciclabili presenti, sulle isole ciclopedonali, sulle strade a velocità moderata e sulle zone a traffico limitato. L’analisi dei dati ha fornito un risvolto particolarmente interessante, cioè che la presenza di piste non era necessariamente sinonimo di ciclabilità. Questo perché molti comuni virtuosi dal punto di vista dei km offerti in percorsi ciclabili, poi di fatto non vantavano il giusto corrispettivo numerico di ciclisti. Causa: la mancanza di infrastrutture e servizi adeguati per incentivare il cittadino ad abbandonare l’auto e salire in sella. Il tipo di lavoro ipotizzato, per ottenere dei risultati validi in tal senso, va verso la collaborazione fra governo centrale e comuni, come è accaduto a Bilbao o in alcune città ungheresi negli ultimi anni. Qui i governi hanno investito in piste ciclabili e cicloposteggi, mentre i rispettivi comuni si sono prodigati per scoraggiare l’accesso delle auto nelle aree centrali, aumentando i prezzi delle soste e riducendo i parcheggi.

  Che fare in Italia? La proposta di legge

Per avvicinarsi alle best practices su citate o all’ideale delle metropoli del Nord Europa, per cui la mobilità su bici o mezzi pubblici è il pane quotidiano, l’associazione Rete Mobilità Nuova ha elaborato una proposta di legge appena depositata alla Camera dei Deputati italiana. Il focus è l’abbassamento del limite di velocità nei centri urbani da 50Km/h a 30Km/h. In questo modo le città sarebbero più sicure, meno rumorose, meno inquinate e anche meno trafficate, in quanto la maggiore lentezza sarebbe la leva per incentivare modalità di spostamento alternative all’auto privata. La proposta di legge introduce anche degli obiettivi vincolanti di modal share per i comuni con più di 50mila abitanti: entro 2 anni dall’approvazione della legge la quota massima degli spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno del territorio comunale dovrà essere sotto al 50% degli spostamenti totali. A partire dal secondo anno e al termine di ognuno degli anni successivi si stabilirà un’ulteriore riduzione, introducendo un meccanismo di bonus-malus che premia i comuni virtuosi e penalizza gli inadempienti.

  Un buon esperimento di mobilità su bici: Cicli Aziendali

Sempre in seno alla fiera Fa’ la cosa giusta 2014, sono stati presentati i risultati di un progetto durato sei mesi dal nome Ibike2work, vincitore del bando 2012 per la Responsabilità Sociale d’Impresa della Regione Lombardia. Le attività connesse a tale progetto sono state denominate Cicli Aziendali e hanno riguardato una serie di programmi di incentivazione all’utilizzo della bici per gli spostamenti casa-lavoro. Il progetto è stato portato avanti seguendo due binari, uno per le alle aziende e l’altro per i rispettivi dipendenti. In poche parole le aziende si sono accollate l’onere dell’acquisto di una flotta aziendale ciclistica, con bici di ogni tipologia per soddisfare le esigenze individuali dei propri dipendenti, mentre a questi ultimi è stato anche messo a disposizione un portale web dove registrare il proprio profilo di ciclista. Da qui ogni utente ha potuto controllare i chilometri effettuati, con il conteggio delle calorie bruciate e la CO2 risparmiata per i propri spostamenti su bici anziché su mezzo motorizzato. In più, come in una sorta di programma a premi, alcuni esercizi commerciali hanno messo a disposizione dei piccoli sconti per gli utenti con un certo numero di miglia accumulate, in cambio di visibilità sul portale cicliaziendali.it. Il portale è stato congegnato per non trascurare neppure l’ambito social, permettendo un alto grado di interazione e confronto fra colleghi circa le proprie esperienze di mobilità. Il tutto accompagnato da comode aree news e tutorial vari relativi ad aspetti più pratici del muoversi in bici, come le modalità per cambiare correttamente una gomma bucata o l’abbigliamento più comodo per la pedalata in città. La casa editrice Terre di Mezzo, alla base dell’organizzazione della fiera Fa’ la cosa giusta, è stata fra le aziende “cavia” di questo esperimento e Fausto Trucillo, Digital Project Manager dell’azienda, ha commentato positivamente l’esperienza. Ciò che è stato notato nei sei mesi di progetto è che i dipendenti di Terre di Mezzo hanno migliorato la propria attività aziendale, si sono assentati di meno per malattia e hanno visto cambiare in positivo anche il proprio umore. In più l’esperienza è stata commisurata sulle varie esigenze di mobilità degli utenti, permettendo a ciascuno di scegliere il proprio mezzo:

È stato importante poter contare sul taglio delle biciclette, scegliendo i modelli più adatti alle esigenze del singolo dipendente.

E questo ha fatto sciogliere ogni riserva di adesione anche a chi proveniva da zone molto distanti dal luogo di lavoro: con la bici pieghevole i dipendenti più lontani hanno pedalato sicuri sulle strade urbane e poi hanno ridotto l’ingombro del mezzo a bordo di treni e altri mezzi pubblici.

Fonte: ecoblog.it

Piemonte, i pendolari crescono, il servizio cala e il biglietto aumenta. Il commento di Fabio Dovana (Legambiente)

L’assessore ai Trasporti della Regione: “Il TPL da noi non gode di cattiva salute. Abbiamo studiato la situazione per evitare tagli lineari”. Di altro avviso il Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, che ci ricorda come alla crescita dei pendolari si sia già risposto negli ultimi anni con tagli al servizio e aumenti delle tariffe. Intanto lo smog ringrazia…

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L’assessore regionale ai Trasporti Barbara Bonino ha appena dichiarato che “il trasporto pubblico locale in Piemonte non gode di cattiva salute”. E tuttavia il rincaro del 15% sulle tariffe del TPL annunciato a La Stampa non viene smentito. “Solo la necessità di presentare il Piano di rientro entro i termini stabiliti per poter accedere al 100% dei finanziamenti del Governo ha obbligato la Giunta a scegliere il percorso più celere. Abbiamo studiato accuratamente la situazione per evitare tagli lineari e siamo in linea perfetta con quanto ci viene richiesto”. E’ quanto si legge nella nota diffusa dalla Regione al termine della riunione di giunta, che, va detto, non cita mai esplicitamente l’aumento annunciato sulle pagine de La Stampa. In attesa di capire (se e) come i rincari verranno applicati, abbiamo chiesto un commento al Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Fabio Dovana. “Non ci stupisce l’annuncio dei nuovi rincari al trasporto pubblico previsti per settebre. Ormai è chiara la politica dei trasporti messa in atto dalla Regione Piemonte: aumentare il prezzo dei biglietti e ridurre il servizio offerto. Come abbiamo denunciato nell’ultimo Rapporto Pendolaria, il dossier che scriviamo ogni anno sul trasporto ferroviario pendolare, nonostante in Piemonte il numero dei pendolari sia in costante aumento (+13% tra il 2009 e il 2011), il servizio offerto è diminuito di un 5% nel 2011 e di un ulteriore 5% nel 2012. Le tariffe invece sono aumentate del 10% nel 2011 e del 12% nel 2012. Non ci stupisce quindi che anche nel 2013 si prevedano nuovi rincari e nuove soppressioni di corse o di intere linee. Per rendere chiara la politica messa in atto dalla Regione Piemonte basta analizzare la quota destinata in bilancio al servizio ferroviario pendolare: appena lo 0,22%, mentre ben altre cifre sono destinate ad altre voci in bilancio. A pagare le conseguenze di queste scelte saranno come sempre i cittadini che, in un particolare momento di crisi economica in cui in molti si trovano costretti ad abbandonare l’automobile, si troveranno a disposizione un servizio di trasporto pubblico scadente o addirittura, in certe aree, quasi inesistente. Oltre alla scomodità, sono ben più gravi le ricadute in termini di inquinamento atmosferico e salute delle persone; non è neanche necessario ricordare a tutti che viviamo in una delle aree con l’aria più irrespirabile d’Europa.

Fonte: eco dalle città

Trasporti, Legambiente: nuovi treni finalmente buona notizia per pendolari

Legambiente esprime soddisfazione per l’arrivo di nuovi treni nella Regione Lazio per i pendolari, ma chiede che nel prossimo bilancio la Regione destini ancora più fondi: nel 2015 infatti si arriverà a oltre 472.000 passeggeri trasportati ogni giorno.375716

“L’arrivo di nuovi treni è finalmente davvero una buona notizia per i pendolari, dopo lo sblocco fondamentale dei pagamenti pregressi, chiediamo alla Regione Lazio di destinare anche un fondo speciale per i pendolari nel prossimo bilancio “, è quanto affermato da Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, in merito al nuovo treno Vivalto inaugurato ieri dal presidente della Regione Lazio Zingaretti alla stazione Termini di Roma. Si tratta del primo di 15 nuovi treni che, entro settembre del 2014, arriveranno sulle linee della Regione Lazio. “Dopo i tagli continui degli scorsi anni, la situazione del trasporto è allo stremo a Roma e nel Lazio, sul ferro come su gomma, i convogli durante tutto l’anno ormai sono sovraffollati all’inverosimile, le frequenze di passaggio ridicole anche in aree altamente popolose, bagni troppo spesso inagibili, problemi al condizionamento. La moltitudine di 540.000 pendolari che viaggiano ogni giorno in treno per raggiungere Roma per motivi di lavoro o di studio – ha aggiunto Parlati – si trova a fare viaggi troppo spesso infernali. Serve una precisa strategia regionale per il trasporto e sappiamo che presto saranno approvate le linee guida in materia, un nuovo contratto di servizio che risponda di più alle esigenze di chi viaggia, ma anche un fondo speciale nel bilancio della Regione destinato a realizzare più binari e ad avere più treni, con una riorganizzazione anche della rete su gomma”. I numeri dei pendolari a Roma e nel Lazio, ha spiegato Legambiente, sono importanti e continueranno a crescere: negli ultimi 10 anni sono raddoppiati i numeri dei passeggeri delle ferrovie nel Lazio, passando da 187.000 a quasi 360.000 viaggiatori, ai quali si aggiungono gli oltre 180.000 degli altri servizi ferroviari metropolitani, portando il numero delle persone che usano il ferro ogni giorno all’immensità di 540.000. E secondo le stime di Legambiente, continueranno a crescere: attestandosi ad un incremento del 35%, nel 2015 si arriverà a oltre 472.000 passeggeri trasportati ogni giorno, solo sulle ferrovie regionali.

 

 

Fonte: eco dalle città

Pedoni, pedali e pendolari insieme per una Mobilità Nuova

“Urgente ripensare il settore della mobilità per rispondere alle reali necessità dei cittadini. Oggi solo l’inizio, portiamo in Parlamento la legge per la mobilità collettiva”. Si è tenuta il 4 maggio a Milano una grande manifestazione organizzata dalla Rete per la #MobilitàNuova.bici

“Quello di oggi è solo l’inizio, un grande inizio, ma la strada è ancora lunga. Per questo è importante essere qui ed essere tanti a chiedere strategie nuove, interventi puntuali e maggiori risorse per lo sviluppo del trasporto collettivo e di città a misura di pedoni e ciclisti”. È quanto ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, sulla grande manifestazione organizzata sabato scorso a Milano dalla Rete per la #MobilitàNuova che vede la partecipazione di un cartello di oltre 150 associazioni tra cui Libera, Aiab, Coldiretti, Slow Food, Legambiente, Associazione turismo responsabile e Touring club italiano, #salvaiciclisti, Fiab, Associazione per i diritti dei pedoni, Movimento difesa del Cittadino e Cittadinanzattiva, Spi-Cgil, Auser e Sbilanciamoci, No Tem e Coordinamento comitati contro le autostrade CR-MN e TI-BRELibera. La Rete per la Mobilità Nuova ha manifestato il 4 maggio Milano all’insegna di “Pedoni, Pedali e Pendolari uniti per modificare il modello di mobilità vigente spostando le risorse pubbliche laddove si spostano le persone”. La Rete chiede un approccio differente alle politiche dei trasporti in Italia, che concentri la spesa pubblica nelle aree urbane dov’è più alta la domanda di mobilità e avvii un ripensamento complessivo del settore dei trasporti. Sostenendo attraverso scelte strategiche le persone che quotidianamente si muovono usando i treni locali, i bus, i tram e le metropolitane, la bici e le proprie gambe e dando visibilità alle vertenze nazionali e locali contro quelle opere pubbliche stradali, autostradali e ferroviarie inutili e dannose per il Paese.Immagine

“La qualità della vita nelle città – prosegue Cogliati Dezza – è determinata in gran parte dalla qualità della mobilità, che incide tanto sull’inquinamento e la sicurezza stradale quanto sui tempi degli spostamenti, l’equità nell’accesso ai servizi, la vivibilità degli spazi urbani, il consumo di suolo e la dipendenza dal petrolio. Esistono misure utili ed efficaci che costano molto poco e che si potrebbero attuare da subito: dalle corsie preferenziali, alla distinzione tra vie a scorrimento veloce e zone a 30 chilometri orari. È urgente ripensare il settore dei trasporti in modo da rispondere alle reali necessità dei cittadini, potenziando la rete dei mezzi pubblici per rendere la vita più facile a chi li adopera quotidianamente e garantire a tutti la libertà di muoversi. Una libertà che oggi, in troppe realtà, è negata a chi non possiede un’automobile. Occorrono alternative efficienti che consentano di disincentivare l’uso dell’auto. Chiediamo al nuovo governo di impegnarsi subito su questo fronte – conclude il presidente di Legambiente – e portiamo in Parlamento la legge di iniziativa popolare per la quale oggi è partita la raccolta firme: una legge che vincoli almeno i tre quarti delle risorse statali e locali disponibili per il settore trasporti a opere pubbliche che favoriscono lo sviluppo del trasporto collettivo e di quello individuale non motorizzato. Legambiente invita tutti a sottoscriverla e ad aderire alla Rete per la Mobilità Nuova per condividere necessità e azioni comuni”. In occasione della manifestazione di Milano, è stata infatti presentata la proposta di legge di iniziativa popolare redatta dalle 200 associazioni che aderiscono alla Rete della Mobilità Nuova.magio

L’obiettivo è quello di far scender sotto al 40% la percentuale di spostamenti con l’auto privata nelle città con target vincolanti sul modello della raccolta differenziata. “Destinare allo sviluppo del trasporto pubblico locale e della mobilità non motorizzata il 75% dei fondi pubblici per trasporto e infrastrutture per incrementare il trasporto collettivo e gli spostamenti non motorizzati all’interno delle aree urbane per l’ottimizzazione delle risorse pubbliche destinate alle infrastrutture per la mobilità. Destinare al trasporto pubblico locale e alla mobilità non motorizzata il 75% dei fondi pubblici per il trasporto e le infrastrutture per la mobilità. Definire target di mobilità validi in tutti i Comuni capoluogo di Provincia e nei Comuni con più di 50.000 abitanti, che, come per la raccolta differenziata, impongano alle amministrazioni locali obiettivi vincolanti, con un sistema di incentivi e disincentivi. Introdurre il limite di 30 chilometri orari nei centri urbani, con la possibilità di elevarlo a un massimo di 50 chilometri orari per le strade urbane le cui caratteristiche costruttive e funzionali lo consentano.bus

Sono i tre i punti chiave della proposta di legge “per incrementare il trasporto collettivo e gli spostamenti non motorizzati all’interno delle aree urbane e per l’ottimizzazione delle risorse pubbliche destinate alle infrastrutture per la mobilità”. Per aumentare la sicurezza di tutti e sollecitare modalità di trasporto alternative all’auto privata. Una rivoluzione della mobilità da imporre ai decisori politici, che parta proprio da un riequilibrio delle scelte politiche e delle risorse pubbliche destinate al settore dei trasporti. In particolare, la proposta di legge premia con un sistema di incentivi i Comuni che hanno rispettato nei tempi stabiliti la quota massima di spostamenti motorizzati con mezzi privati e penalizza quelli che non hanno ottemperato gli obblighi di legge. I target di mobilità prevedono, entro due anni dall’approvazione della legge, una quota massima di spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno delle aree metropolitane e del territorio comunale inferiore al 50% del totale degli spostamenti. Poi, spostamenti individuali motorizzati con mezzi privati inferiori al 47,5% entro il terzo anno, inferiori al 45,0% entro il quarto anno e inferiori al 40,0% entro il quinto.

Fonte: il cambiamento

Trasporti in Regione Piemonte, a rischio il 50% delle corse

L’Assessore regionale Bonino: “O il governo stanzia i fondi che mancano all’appello per finanziare il trasporto pubblico oppure l’alternativa sarà lo smantellamento della rete. Impossibili, a questo punto, razionalizzazioni ed efficientamenti: ci sarà solo da tagliare”

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Seicentotre milioni di euro: è il fabbisogno stimato per il trasporto pubblico locale del Piemonte, contro un Fondo nazionale che ne ha assegnati 485. un taglio che per l’Assessore regionale ai trasporti, appena riconfermata, Barbara Bonino “non è sostenibile per la Regione, che non è in grado di stanziare ulteriori risorse”. Che la salute del trasporto pubblico locale in Piemonte non fosse buona non è una novità: dodici linee ferroviarie tagliate in un anno (i cosiddetti rami secchi) non sono bastate a risanare i conti, e i tagli sono piovuti a cascata su Provincia Comune, che tra riorganizzazioni delle linee e ricorsi al Tar cercano faticosamente di mantenere in piedi la rete. (Vedi Tpl, la Provincia di Torino spalma i tagli su quattro anni e contiene quelli del 2012 al 5% e Torino, cala dal 12 settembre la frequenza delle corse GTT). Ma ora potrebbero non bastare: il debito accumulato nell’ultimo biennio è salito a 340 milioni di euro. “O il Governo stanzia i fondi che mancano all’appello per finanziare il trasporto pubblico – ha dichiarato l’Assessore durante il consiglio regionale straordinario convocato per discutere l’emergenza – oppure l’alternativa sarà lo smantellamento della rete. Impossibili, a questo punto, razionalizzazioni ed efficientamenti: ci sarà solo da tagliare”.
E parecchio. Si parla del 50% delle corse sulle linee degli autobus e del 34% per il trasporto ferroviario, probabilmente già a giugno. Per l’Assessore l’unica soluzione è che la Regione faccia sistema e intervenga presso il prossimo Governo perché incrementi i fondi a disposizione. “Fondi a cui si dovrà comunque accompagnare una nuova riorganizzazione del servizio. Il Piemonte ha già attuato politiche innovative e di efficientamento, attivando l’Sfm, il sistema ferroviario metropolitano, elaborando una programmazione integrata ferro-gomma, attuando la bigliettazione elettronica con il Bip e investendo risorse ingenti per rinnovare il parco autobus. Lo stato delle finanze regionali ci impedisce di contrarre nuovi mutui”. I pendolari si attrezzeranno con mezzi privati…Pesanti anche le ricadute ambientali: “I pendolari dovranno attrezzarsi con mezzi propri – sottolinea il Gruppo Consiliare del PD in Regione – Una situazione evidentemente ingiusta e insostenibile. La Giunta Cota è totalmente indifferente al trasporto pubblico, tanto che Cota ha dichiarato pubblicamente che non è compito della Regione garantire il diritto di mobilità dei cittadini. Questi tagli comporteranno il fallimento di tutte le imprese piemontesi di Tpl ed una valanga di licenziamenti di autoferrotranvieri”.
La Rete per la #MobilitàNuova sabato 4 maggio a Milano “Governo e opposizione uniti lamentano di non vedere soluzione -osserva Beppe Piras della Rete Mobilità Nuova– chiudendo gli occhi di fronte ad un’enorme ovvietà: la politica nazionale sui trasporti sta paralizzando la nazione. Come ricordato dalle associazioni ambientaliste all’incontro con Pierluigi Bersani, il Primo programma delle infrastrutture strategiche, costituisce (con le sue 390 opere in elenco per 375 miliardi di euro) un’ipoteca per il futuro economico-finanziario e ambientale del Paese. “Sabato 4 maggio -annuncia Piras- manifesteremo a Milano per testimoniare la necessità del cambiamento e imporre ai decisori politici una rivoluzione della mobilità che parta dal riequilibrio delle risorse pubbliche destinate al settore dei trasporti; contro quelle opere pubbliche stradali, autostradali e ferroviarie inutili e dannose per il Paese”.

Fonte: eco dalle città

Andare al lavoro in bicicletta mette di buon umore: i ciclisti sono i pendolari più felici

bici lavoro

 

Avevano ragione gli antichi Romani che in bici non ci andavano nemmeno: mens sana in corpore sano sembra essere una legge fisio-psicologica sempreverde. Negli States alcune compagnie assicurative particolarmente lungimiranti, oltre dieci anni fa, proponevano sconti sulle assicurazioni sanitarie a chi raggiungeva il luogo di lavoro in bicicletta. Dai benefici sul corpo a quelli sulla mente il passo è breve ed ecco che una ricerca dell’Oregon Transportation Research and Education Consortium va oltre, spiegando come i “pendolari” in bicicletta siano i più felici. Oliver Smith, dottorando della State University di Portland, ha condotto l’indagine su 828 persone (intervistate fra il gennaio e il febbraio del 2012) tenendo conto di diversi parametri di misurazione: 1) grado di stress, 2) la fiducia sull’orario di arrivo, 3) l’entusiasmo, 4) il paragone con gli altri pendolari, 5) eccitazione, 6) piacere, 7) facilità del viaggio.

Al termine dell’indagine i ciclisti sono risultati i più felici, seguiti dai pedoni, segno evidente che l’attività fisica, anche se minima, migliora l’umore oltre che lo stato di forma. Al terzo posto e al quarto gli utenti dei bus espressi e treni, probabilmente favoriti dalla deresponsabilizzazione che il ruolo di passeggeri comporta. Fanalini di coda gli automobilisti: al penultimo posto quelli in car pooling, all’ultimo quelli solitari (nello specifico dell’indagine il 58% dei lavoratori di Portland). Insomma l’auto non solo è il veicolo in assoluto più caro, più pericoloso e più responsabilizzante: è anche il modo di viaggiare più stressante che ci sia. Ma siccome la ricerca è stata condotta negli Stati Uniti che, sebbene in crisi, restano pur sempre il Paese simbolo dei valori capitalisti, Smith ha analizzato i dati anche sotto il profilo dei guadagni, notando come i lavoratori con uno stipendio superiore ai 75mila euro accettino più volentieri il disagio di qualsiasi genere di pendolarismo. La scoperta dell’acqua calda? Beh, forse. Ma se è vero che i sorrisi non si possono comprare, è statisticamente più facile che arrivi felice al lavoro un ciclista al verde piuttosto di un benestante reduce da un ingorgo autostradale.

Fonte:  Bike Portland