Zanzare, scoperte le molecole che le rendono innocue

Alcune molecole presenti sull’epidermide sono in grado di indurre l’ipsomia che disorienta gli insetti che “vedono” attraverso gli odori150159696-586x421

La scoperta che potrebbe rendere più tranquille le notti estive e lasciare intonsa la nostra epidermide arriva dalla Florida, più precisamente dal Dipartimento di Agricoltura di Gainesville che sembra aver trovato il modo per depistare le zanzare nelle loro sessioni notturne di “caccia”. Nella ricerca presentata al congresso dell’American Chemical Society è stato spiegato che nella pelle umana sarebbero presenti sostanze in grado di bloccare la capacità delle zanzare di scovare, grazie all’odore, le proprie vittime. Una sorta di vera e propria schermatura nei confronti di questi insetti che “vedono” con l’olfatto. Negli ultimi anni le zanzare – veicoli di malattie come la malaria o un raro tipo di encefalite – sono state “dissuase” con repellenti chimici come il Deet (Dietiltoluamide). La recente ricerca ha scoperto come alcune molecole sarebbero in grado di stordire l’olfatto delle zanzare, depistarle e, di fatto renderle innocue. Una di queste, la 1-methylpiperazine, è presente in medicinali e cosmetici e potrebbe essere utilizzata largamente in futuro. La Mosquito and Fly Unit di Gainesville conduce ricerche sulle zanzare dal 1940 Dopo aver dimostrato l’effetto esca dell’acido lattico presente nel sudore, i ricercatori hanno notato come, con altre sostanze, l’effetto fosse nullo e le zanzare non si alzassero nemmeno in volo oppure manifestassero evidenti segni di uno stato confusionale. E queste sostanze che provocano l’anosmia o ipsomia, vale a dire l’incapacità di riconoscere gli odori, saranno le componenti con le quali vincere la guerra chimica contro le punture di zanzara.

Fonte: Science 2.0

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Estate 2013, attenzione alle creme solari: inquinano il mare

Secondo un recente studio spagnolo le sostanze contenute nelle creme solari causerebbero gravi danni all’ambiente marino.103013960-586x412

Secondo uno studio pubblicato dal Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo alcuni componenti delle creme solari, nonostante siano pensati appositamente per proteggere la pelle umana dai danni derivanti dall’esposizione al sole, se diluiti possono causare importanti danni all’ecosistema marino. Il lavoro, che ha coinvolto anche l’Università di Valencia ed è stato pubblicato sulla rivista PLoS ONE, ha analizzato l’impatto dei filtri solari sugli ecosistemi marini che circondano la splendida isola di Maiorca, rilevando che, specie nelle stagioni ad alta intensità turistica, l’impatto sugli ambienti marini di para-aminobenzoati, cinnammato, benzofeonone, dibenzoilmetano, biossido di titanio, ossido di zonco, parabeni, solfato di ammonio, trifosfato di pentasodio e un’altra cinquantina di prodotti chimici e biologici, può essere rilevante e, anzi, persino dannoso per gli ecosistemi marini stessi.

“I filtri solari possono avere un significativo impatto ambientale in aree di intensa attività turistica. […] I nostri esperimenti mostrano che alcuni di questi prodotti hanno effetti tossici sul fitoplancton marino, crostacei, alghe e pesce, effetti che potrebbero facilmente estendersi anche ad altri componenti dell’ecosistema. “

ha spiegato Antonio Tovar Sanchez, ricercatore CSIC (Consejo Superior de Investigaciones Científicas) presso l’Istituto Mediterraneo di Studi Avanzati. Analizzando le acque di tre diverse spiagge dell’isola, due particolarmente affollate ed una piuttosto riservata: i risultati dei campionamenti (raccolti nel 2011) dimostrerebbero che nelle acque delle prime due spiagge si verifica un’alta concentrazione di inquinanti (in particolare tra le 14 e le 18) contenuti nelle creme solari. I danni principali li subisce il fitoplancton, il cui sviluppo viene fortemente messo a rischio: in particolare è la microalga Chaetoceros gracile a subire le conseguenze peggiori; la correlazione tra creme solari e agenti inquinanti è dimostrata, secondo i ricercatori, con i campionamenti alla spiaggia di Ses Salines, considerata un luogo incontaminato eppure con concentrazioni “interessanti” di benzofenone e metilbenciledina.

Il rimedio, secondo i ricercatori, sembrerebbe non esserci proprio:

“Ciascuno dei prodotti che abbiamo testato, e lo abbiamo fatto con tutto ciò che è sul mercato, contiene una qualsiasi di queste componenti, compresi quelli pubblicizzati come biologici.”

Al momento, dunque, l’unica soluzione (a parte il passaggio alla tintarella di luna) sembrerebbe quella di evitare spalmate da record (perchè la salute, si sa, è importante quanto l’ambiente), nella speranza che questa ricerca spinga le aziende produttrici delle creme solari a eliminare gli agenti inquinanti in esse contenute.

Fonte: CSIC