Earth Day: PEFC lancia su Instagram il concorso fotografico per raccontare le foreste

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In occasione della Giornata Mondiale della Terra (22 aprile), il PEFC presenta il concorso #scattailboscoPEFC per premiare le fotografie che sapranno raccontare il mondo dei boschi gestiti in modo sostenibile. Un concorso fotografico internazionale, aperto a professionisti e a semplici fotoamatori, per raccontare, con la potenza evocativa delle immagini, la bellezza del nostro patrimonio forestale. A lanciarlo, in occasione della Giornata Mondiale della Terra che si celebra il 22 aprile, è il PEFC, organismo garante della corretta e sostenibile gestione del patrimonio forestale e del legno.  Le foreste offrono infinite opportunità sia per i fotografi amatoriali che per i professionisti: dalla fotografia di paesaggi mozzafiato, di magnifici alberi e degli animali del bosco, passando per gli scatti d’azione di mountain biker ed escursionisti fino ad arrivare a immagini che documentino i lavori forestali, la vita delle comunità rurali o le tradizioni locali. Il concorso prenderà il via proprio domenica 22 aprile e terminerà il 5 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, e si svolgerà attraverso il social network di Instagram: infatti per partecipare sarà sufficiente pubblicare tramite il proprio account al massimo 10 foto corredate dall’hashtag #scattailboscoPEFC. I vincitori saranno selezionati e annunciati entro il 16 giugno 2018.  Tanti i premi sostenibili in palio: al primo classificato andrà un week-end per due persone a Borgo Val di Taro, presso l’agriturismo “Il cielo di Strela”, tra i boschi certificati PEFC nella provincia di Parma; al secondo un paio di occhiali in legno certificato PEFC, realizzati da DOLPI azienda certificata Pefc di Rovereto;  al terzo una giornata esperienziale presso la “Fattoria del legno”, in provincia di Vicenza.  In più, tra i vincitori delle 17 Nazioni partecipanti, verrà scelto il vincitore assoluto che riceverà come premio un viaggio a Ginevra (Svizzera) per partecipare alla Forest Certification Week del PEFC del 2018 o un premio in denaro di 3.000 franchi svizzeri.

“L’obiettivo del PEFC è quello di aumentare la gestione forestale sostenibile delle foreste di tutto il mondo attraverso la promozione della certificazione forestale”, dichiara Maria Cristina D’Orlando, Presidente del PEFC Italia. “Per questo abbiamo deciso di affidarci anche alla potenza dei social network, per cercare le immagini più sorprendenti e stimolanti delle foreste che possano aiutarci a comunicare ciò per cui l’intera alleanza PEFC (presente in 49 Paesi) si impegna ogni giorno: un mondo in cui le persone gestiscono le foreste in maniera sostenibile”.Mystical sunrise on top of the hill

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Foto concorso fotografico PEFC 2017

Chi è PEFC Italia

PEFC Italia è un’associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale. Il PEFC è un’iniziativa internazionale basata su una larga intesa delle parti interessate all’implementazione della gestione forestale sostenibile a livello nazionale e regionale. Partecipano allo sviluppo del PEFC i rappresentanti dei proprietari forestali e dei pioppeti, organizzazioni ambientaliste, dei consumatori finali, degli utilizzatori, dei liberi professionisti, della ricerca, del mondo dell’industria del legno e dell’artigianato. Tra i suoi obiettivi si segnala quello di migliorare l’immagine della selvicoltura e della filiera foresta–legno-carta, fornendo di fatto uno strumento di mercato che consenta di commercializzare legno, carta e prodotti della foresta derivanti da boschi e impianti gestiti in modo sostenibile.

Fonte: agenziapressplay.it

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Vivere in una casa di legno: costruire un sogno partendo da zero

È stata realizzata in Friuli Venezia Giulia la “Casa di Legno Ecosostenibile”, il primo edificio al mondo, ad uso residenziale, ad aver ottenuto il prestigioso Certificato di Progetto PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification). Per saperne di più abbiamo intervistato l’ingegner Samuele Giacometti, ideatore del progetto.

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In Friuli Venezia Giulia, a Sostasio di Prato Carnico (Udine) nel cuore della Carnia, si trova la “Casa di Legno Ecosostenibile”: il primo edificio al mondo, ad uso residenziale, ad aver ottenuto il prestigioso Certificato di Progetto PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification). La casa, infatti, è stata realizzata con legno interamente locale, proveniente dalle foreste della Val Pesarina, gestite in modo sostenibile secondo i parametri stabiliti dal PEFC. Si tratta di un esempio concreto e virtuoso di salvaguardia dell’ambiente e dell’economia locale. L’edificio, ideato e realizzato dall’ingegnere friulano Samuele Giacometti, è fatto interamente di legno e non è solo una casa salubre, a scarso impatto ambientale e con ridotti costi di gestione, ma è anche una casa bella da vivere, perché piacevole alla vista, al tatto, all’olfatto e all’udito. Samuele è riuscito a tramutare in realtà quello che all’inizio era solo un sogno: vivere con la sua famiglia in una casa di legno. Ma, al tempo stesso, ha realizzato un esempio concreto e replicabile di tutela dell’ambiente e dell’economia locale. Samuele Giacometti è anche il fondatore di “SaDiLegno”, l’impresa che ne ha permesso la costruzione, passando attraverso l’esperienza delle imprese e degli artigiani della valle. Il progetto “SaDiLegno” è la dimostrazione concreta di com’è possibile plasmare gli oggetti che produciamo e l’uso che ne facciamo in armonia con la nostra vita e con quella delle generazioni future. La costruzione è partita da 43 alberi della Val Pesarina o, meglio, da 43 legno-pianta, selezionati e tagliati dall’Amministrazione Frazionale di Pesariis secondo gli standard del PEFC, è passata attraverso imprese e artigiani della stessa Val Pesarina, i veri protagonisti dell’intera filiera di trasformazione del legno da pianta a casa (arredamento compreso) ed è culminato con l’abitazione finita. La “Casa di Legno Ecosostenibile” è la sintesi di un progetto di vita nel quale confluiscono innovazione e sapere tradizionale, corretta gestione dei boschi e contenimento dei cambiamenti climatici, etica e sviluppo locale. Per questo Samuele ha deciso di raccontare la sua avventura in un libro, dal titolo “Come ho costruito la mia casa di legno”, nel quale spiega come passare “dalla teoria alla pratica” e dar vita ad un sogno che è alla portata di tutti. Abbiamo rivolto a Samuele alcune domande, chiedendogli di parlarci del suo sogno e della sua esperienza.

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“La casa è situata in Val Pesarina (Udine) a 700 m slm, dove l’inverno è lungo e freddo”, racconta Samuele. “Abbiamo iniziato il terzo anno di vita al suo interno ed ora possiamo dire che il guadagno annuo generato dalla casa ammonta a circa 1.000 euro. Avete capito bene, la nostra casa non genera costi aggiuntivi ma trasforma i costi sostenuti per costruirla, in investimento. L’edificio è certificato CasaClima B+, ha vinto nel 2010 il CasaClima Award ed è il primo al mondo, ad uso residenziale, ad aver ottenuto il Certificato di Progetto PEFC. Il tetto fotovoltaico ha una potenza pari a 4 kW di picco. Lo scorso anno, abbiamo immesso nella rete elettrica 51 kWh in più di quelli prelevati. L’unica fonte di calore è la cucina a legna, che brucia poco più di 20 quintali di legna all’anno per mantenere 156 mq di superficie calpestabile, su due piani, ad una temperatura media di 19°C”. “Parlando di CO2”, ci spiega, “la vita famigliare all’interno della casa produce ogni anno circa 300 kgCO2 (Fonte: Certificato energetico CasaClima) equivalente alle emissioni di un’automobile di piccola cilindrata a GPL, che percorre circa 3.000 km. Si tenga presente che 130 milioni di abitazioni come la nostra, abitate da 650 milioni di abitanti come noi, produrrebbero le stesse emissioni di CO2 che sono state prodotte, nel 2010, dall’uso degli edifici residenziali di New York, che è abitata da circa 8 milioni di persone (Fonte:CarbonVisuals)”. Aggiungo che, dal 6 marzo 2013, si può anche parlare di un vero e proprio ‘tesoretto’ della Casa di Legno. A Sauris (Udine) è stato, infatti, firmato il primo Contratto, in Italia, di crediti di carbonio locali da prodotti legnosi. Tutto ciò è stato possibile grazie al progetto Carbomark, a SaDiLegno ed ai fratelli Gianni e Michele Petris dell’impresa Vivere nel Legno. In totale sono 46 le tonnellate di crediti di anidrite carbonica (CO2) che il Carbomark riconosce ai 68 m³ di legno strutturale presenti nella nostra abitazione. Oggetto del Contratto sono le 10 tonnellate di CO2 che vengono acquistate dall’impresa Vivere nel Legno, al prezzo di 1000,00 €, a parziale compensazione delle proprie emissioni. Delle restanti 36 tonnellate di CO2, solo 20 rimarranno in vendita sul mercato volontario, mentre le rimanenti 16 andranno a coprire il ridottissimo impatto ambientale che genererà la nostra famiglia vivendo la casa di legno per i prossimi 50 anni”.

Come e quando nasce il progetto SaDiLegno?

Il progetto SaDiLegno nasce nel 2007 per rispondere alla domanda “cosa è per me il legno?”. Questa è la prima domanda che mi sono fatto quando ho pensato che sarebbe stato bello vivere in una casa di legno insieme alla mia famiglia, mia moglie Sarah ed i nostri tre figli: Diego, Diana e Pablo. L’esperienza vissuta”, continua Samuele, “mi ha permesso di mettere a punto il “Metodo SaDiLegno” che il PEFC International ha presentato lo scorso anno a RIO+20, come reale esempio di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Oggi, questo metodo rappresenta la base su cui sta nascendo la prima Rete d’Imprese della filiera Foresta-Legno in alta Carnia (Udine), nel cuore delle Dolomiti Friulane. Una rete che intende valorizzare quelle imprese che ancora vivono ed operano nelle immediate vicinanze di quei boschi, così ricchi di materia prima legno, ma troppo poco utilizzati.

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Termini come “ecologia, sostenibilità, green economy, km zero”, oltre ad essere di gran moda, spesso vengono utilizzati a sproposito. Lei cosa ne pensa?

La cosiddetta “green economy”, dal mio punto di vista, fa un uso spropositato di questi termini proprio perché carente di contenuti. Dove è il “verde” in un’economia che permette, in uno stesso edificio, l’installazione a SUD di un impianto solare termico e ad EST di un impianto fotovoltaico? E cosa dire delle distese di pannelli fotovoltaici su vaste aree agricole? Questi sono alcuni dei “mostri” generati dalla green economy. Ma veniamo al legno, oggi è sufficiente costruire un oggetto qualsiasi con questa straordinaria materia prima per farlo diventare, automaticamente, ecosostenibile. Poi, però, si scopre che ditte austriache comprano boschi friulani, tagliano le piante, trasportano i tronchi in Austria, producono tavole e travi vendute all’industria del legno italiana che, quale maggiore esportatore di prodotti finiti di legno in Europa, molto probabilmente rivenderà quell’oggetto, fatto di legno italiano, al vicino mercato Austriaco amante del Made in Italy. Tutto ciò è sostenibile?”

Qual è, invece, secondo lei, il modo più corretto per affrontare la questione dell’ecosostenibilità, soprattutto a livello produttivo-economico e riuscire davvero a consegnare alle generazioni future un ambiente salubre?

Aprendo il vocabolario della lingua italiana, in corrispondenza del termine ‘sostenibilità’ (usato nel nome del mio edificio: “Casa di legno eco-sostenibile”), leggo: “…possibilità di essere mantenuto o protratto con sollecitudine ed impegno o di essere difeso e convalidato con argomenti probanti e persuasivi”. In un campo d’intervento così vasto soltanto l’individuazione e la collocazione di limiti possono garantire l’efficacia dell’intervento. Ecco perché SaDiLegno ha scelto di impegnarsi nella difesa e nella convalida, con argomenti probanti e persuasivi, della sostenibilità del legno trasformato, da bosco a casa, all’interno di un Anello della Sostenibilità che ha un raggio di 12 km e il suo centro nei boschi di provenienza delle 43 legno-pianta impiegate nell’edificio stesso. Viene lasciata, invece, ad altri la difesa della sostenibilità sulla gestione dei boschi di provenienza del legname (Standard PEFC) e quella dell’abitazione (Standard dell’Agenzia CasaClima).

Per quanto riguarda il ‘km zero’ sono profondamente contrario a questo mito, perché annulla uno spazio fino a renderlo un punto che non può contenere né l’ambiente, né la società e l’economia. Ambiente, economia e società sono, invece, i pilastri del concetto di sostenibilità. Ridurre a ‘km zero’ un contesto così complesso significa, quindi, rinunciare in partenza alla sostenibilità e alla sua valutazione. Non trovate, quindi, che sia più stimolante e corretto parlare di “Casa di legno ecosostenibile a Km 12”? Da questo tipo di approccio è nata la collaborazione con l’ENEA di Bologna e con la dott.ssa Tamara Giacometti che, grazie al suo lavoro di tesi magistrale, ha dimostrato la sostenibilità ambientale del legno utilizzato nel progetto SaDiLegno, sulla base di dati quantitativi e mediante un approccio scientifico rivolto all’intero Ciclo di Vita (Lyfe Cycle Assessment).

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L’impatto generato sul cambiamento climatico ammonta a 52.000 kg CO2eq. Mediante appositi scenari di confronto, simulando la provenienza del legname da una distanza di circa 1.000 km, risulta evidente – per il progetto SaDiLegno – un beneficio ambientale pari al 20%. Questo valore, particolarmente significativo, è in linea con gli obiettivi del “Pacchetto clima ed energia” (Piano 20-20-20), approvato dalla Comunità Europea. In termini socio-economici, infine, vorrei sottolineare il fatto che trasformare le 43 legno-pianta della Val Pesarina nella nostra casa (arredamento compreso) ha generato un fatturato di 90.000 Euro. Risulta, quindi, evidente la valorizzazione della materia prima legno e delle imprese che ancora sono in grado di trasformarla all’interno di quell’Anello della Sostenibilità a km 12.

A suo avviso, quali sono i maggiori ostacoli ad un cambiamento virtuoso in tal senso nel nostro Paese? Cosa potrebbe fare, da subito e in concreto, la politica per agevolare un cambiamento virtuoso di paradigma economico?

Leggere e riflettere sul contenuto di questo articolo, credo, sia un buon inizio per tutti. Una buona pratica, dovendo acquistare un oggetto di legno, sarebbe fare le seguenti domande al venditore che propone l’acquisto:

1) Da dove viene il legno?

2) Quando è stata abbattuta la pianta di origine?

3) Quali trattamenti ha subito il legno per essere trasformato da pianta ad oggetto finito?

Dalle risposte ricevute sarà possibile capire quanto “sa di legno” l’oggetto che state per acquistare ed il suo grado di sostenibilità ambientale e socio-economica”. Infine, l’ingegner Giacometti si congeda con una citazione, sulla quale invita tutti i lettori a riflettere: “Se vuoi costruire una nave non devi, per prima cosa, affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma, invece, prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete, si metteranno subito al lavoro per costruire la nave” (Antoine-Marie-Roger de Saint-Exupéry).

Fonte: il cambiamento

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