Inquinamento: Pechino chiude 2500 aziende

China Daily Life - Pollution
Pechino continua a essere sotto assedio: l’inquinamento atmosferico continua e il governo cinese avrebbe deciso, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Xinhua, di combattere le polveri sottili chiudendo, entro la fine dell’anno, 2500 aziende che con la loro attività compromettono la qualità dell’aria. La cappa grigio-giallastra in cui è immersa Pechino non si dirada e l’aria irrespirabile ha già fatto scendere in piazza migliaia di manifestanti. La situazione è di emergenza cronica: le autorità consigliano ai cittadini di limitare le uscite. A dicembre era stato lanciato per ben due volte l’allarme rosso per l’inquinamento atmosferico che ha decretato misure di sicurezza come la chiusura delle scuole, sabato 9 gennaio 2016 il Ministero dell’Ambiente cinese ha avvertito che una pesante cappa di smog avrebbe avvolto la capitale, la provincia dell’Hebei e la vicina Tianjin. Nell’anno appena conclusosi il livello medio di PM2.5 a Pechino è stato di 80,6 microgrammi per metro cubo, una concentrazione 1,3 volte superiore alla media nazionale. Nonostante il taglio del consumo di carbone in programma e la chiusura delle industrie più inquinanti le misure messe in campo dalla Cina potrebbero non essere sufficienti a centrare gli obiettivi di qualità dell’aria la cui deadline è fissata per il 2030.

Fonte: Xinhua

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Cina, Pechino ferma le acciaierie che si sottraggono ai controlli ambientali

A causa del mancato rispetto delle norme anti-inquinamento e per il largo consumo energetico il governo centrale ha bloccato la fornitura elettrica alle acciaierie della provincia dell’Hebei:la maggiore produttrice di metallo al mondo con oltre 620 milioni di tonnellate l’anno (AsiaNews/Agenzie)382196

Il governo centrale cinese ha ordinato la chiusura di 18 industrie dell’acciaio nella provincia settentrionale dell’Hebei, che dovranno interrompere la produzione per almeno un mese. Le acciaierie chiuse sono quelle che si sottraggono ai controlli statali per la protezione dell’ambiente e il risparmio energetico; la decisione di Pechino è stata presa di imperio dato l’altissimo livello di inquinamento locale e i tassi fuori controllo di consumo di energia elettrica. Lo riporta il China Securities Journal. La provincia dell’Hebei è la maggiore produttrice di acciaio di tutto il mondo: nel corso di quest’anno dovrebbe arrivare al record di 620 milioni di tonnellate. Il distretto di Wuan, quello in cui si trovano le 18 fabbriche chiuse, lo scorso anno ha prodotto da solo 20 milioni di tonnellate. Tuttavia, nel provvedimento non sono previste le strutture della Hebei Steel Group, il maggior produttore nazionale. All’inizio della scorsa settimana, le autorità hanno imposto il taglio del 20% della fornitura elettrica alle acciaierie: una mossa imposta dalla richiesta di Pechino di raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico nazionali. La stessa sorte è capitata a diverse acciaierie sparse per il Paese, comprese quelle delle provincia dello Shanxi, del Zhejiang e del Jiangsu: ad alcune di queste, l’energia è stata del tutto tagliata.

 

Fonte:  ecodallecitta.it

Cina, il documentario di denuncia censurato da Pechino

Under the dome dell’ex giornalista televisiva Chai Jing denuncia la politica energetica del governo cinese

Si chiama Chai Jing l’ex giornalista televisiva 39enne che ha deciso di sfidare il potere politico-economico del suo Paese e rivelare che cosa accade con Under the dome ovvero “sotto la cupola”. L’ex giornalista ha prodotto a sue spese il documentario l’ha messo in rete e il suo video, in versione integrale o in versioni ridotte e frammentate, è già stato visto da circa cento milioni di persone in pochi giorni diventando un vero e proprio “caso”. Chai Jing racconta come nel suo Paese vengano utilizzate risorse fossili di bassa qualità e l’apatia burocratica e la mancanza di legislazione facciano il resto, creando gravi catastrofi ambientale, mentre il potere crea diversivi con investimenti nell’energia pulita che non sono in grado di rimediare ai danni passati e futuri delle fonti fossili. La giornalista spiega come i funzionari governativi cinesi vengano valutati per quanto fanno crescere il Pil, non per i risultati ottenuti, ragione per cui l’importante è far partire un progetto, non proseguirlo o portarlo a termine. Il documentario ricorda Una scomoda verità con Al Gore: la giornalista cammina sul palcoscenico e racconta con l’ausilio di immagini e infografiche verità altrettanto scomode. Proprio oggi è il giorno della cerimonia inaugurale della riunione annuale del Parlamento cinese, l’occasione nella quale i delegati firmano le proposte del Partito Comunista tramutandole in legge. La scelta di tempo con cui questo documentario – della durata di 103 minuti – è stato pubblicato non è casuale. Diventato in breve tempo virale, duplicato su più siti Internet e sottotitolato in inglese per renderlo comprensibile anche al pubblico occidentale, Under the dome è stato censurato dal web cinese. Il classico recinto chiuso dopo che i buoi sono già fuggiti.185469049-586x390

Fonte: The Guardian

© Foto Getty Images

Smog, nuovo studio sull’esposizione ai diesel: “Gravissimi cambiamenti nel sangue”

University of British Columbia, 16 volontari asmatici chiusi in una stanza a respirare emissioni diesel paragonabili a una strada di Pechino: “In poche ore abbiamo osservato cambiamenti del sangue che potrebbero avere un impatto a lungo termine. L’impatto sull’organismo è stato molto più forte di quanto previsto” | Lo studio381561

Basterebbero due ore di esposizione ai gas diesel per causare danni significativi – e a lungo termine – al corpo umano. Le particelle inquinanti sarebbero in grado di alterare l’espressione genica nell’uomo, secondo uno studio canadese della University of British Columbia (UBC), realizzato da un gruppo di ricercatori guidati da Chris Carlsten e pubblicato sulla rivista ‘Particle and Fibre Toxicology‘.
Nel corso della ricerca, 16 volontari adulti non fumatori ma asmatici sono stati invitati a stare in una stanza chiusa. Hanno quindi respirato aria filtrata o scarico di motori diesel, con un inquinamento del livello di una strada a Pechino. L’impatto sull’organismo e’ stato molto più forte di quanto previsto dagli scienziati. “In poche ore – ha detto Carlsten – abbiamo osservato cambiamenti del sangue che potrebbero avere un impatto a lungo termine“. Secondo gli scienziati, infatti, l’esposizione a particolato altera un meccanismo chimico che influisce sul Dna umano.
Il passo successivo per i ricercatori sarà quello di trovare un modo per riparare il danno. “Quando si riesce a dimostrare l’esistenza di cambiamenti che si verificano troppo in fretta spesso significa che è possibile invertire gli effetti osservati sia con una terapia, un cambiamento nell’ambiente o addirittura una dieta”, ha detto Carlsten.
Lo studio: Short-term diesel exhaust inhalation in a controlled human crossover study is associated with changes in DNA methylation of circulating mononuclear cells in asthmatics

Fonte: ecodallecitta.it

Pechino, Pm 2.5 a 400 mcg/m3, chiuse una ventina di autostrade

Il valore limite da non superare per il Pm2.5 è 25 mcg/m3, ma Pechino in questi giorni è oltre i 400 mcg, e si teme un ulteriore incremento delle concentrazioni. Per le autorità sanitarie si tratta ancora di un “allarme arancione”, pronto a sfociare nella massima allerta. Proibite le attività all’aperto nelle scuole e l’accensione di fuochi380589

Pm 2.5 fuori controllo in Cina: le centraline di Pechino hanno registrato negli ultimi giorni valori sempre più alti fino a superare i 400 mcg/m3, soglia considerata già molto pericolosa per la salute, e che potrebbe sfociare rapidamente in un allarme rosso, con valori superiori ai 500 mcg. (Sul legame fra inquinamento dell’aria e danno sanitario in Cina si veda anche: Smog, ex ministro cinese ammette: “Da noi mezzo milione di morti all’anno”) Nel tentativo di diradare le concentrazioni di particolato Pechino ha ordinato la chiusura di una ventina di autostrade nelle zone più a rischio del Paese e ha imposto il divieto assoluto di accendere fuochi. La polizia è impegnata da ore nel lavaggio delle strade e tutte le attività all’aperto di scuole e palestre sono state cancellate per evitare l’esposizione alle polveri. Le previsioni meteorologiche portano a sperare nelle forti raffiche di vento che dovrebbero arrivare nel corso del fine settimana, ma l’allerta resta ovviamente altissima, visto i precedenti di marzo, quando il Pm2.5 superò i 700 mcg/m3 e si arrivò ad esaurire le scorte di mascherine protettive.

Fonte: ecodallecitta.it

Smog, arriva la prima causa di un cittadino contro il Governo Cinese

In Cina la protesta contro lo smog comincia a uscire dalla rete: dopo le statue imbavagliate e la maratona in mutande e maschera antigas, nello stesso mese arriva il primo caso di azione legale intrapresa da un privato cittadino contro il Governo, accusato di non aver fatto abbastanza contro l’incredibile smog378300

Pechino lo smog sfora pesantemente, e ormai incessantemente, da anni, con conseguenze catastrofiche per la salute dei cittadini. Se dal punto di vista delle polveri di miglioramenti purtroppo non ce ne sono affatto, perlomeno dal punto di vista comunicativo, l’aria sta cambiando. Se fino a pochi anni fa le autorità governative cercavano ancora di occultare la gravità della situazione, lo scandalo del gap tra i dati diffusi dal Ministero dell’Ambiente Cinese e quelli dell’ambasciata statunitense a Pechino ha costretto il Governo a invertire la rotta. Qualche mese fa l’Associazione medica cinese ha ammesso che l’inquinamento dell’aria causa ogni anno almeno mezzo milione di morti premature nel Paese; si discutono soluzioni per le principali fonti dello smog, l’incredibile traffico e le centrali a carbone; si vieta l’accensione di fuochi e si studiano nuove tecnologie per disperdere le concentrazioni in atmosfera, come le piogge artificiali. Ma soprattutto, l’opinione pubblica ha cominciato a farsi sentire: la denuncia sembra finalmente essere uscita dai blog per trasformasi in flash mob e azioni di protesta concrete. Prima le statue degli intellettuali di Pechino sono state imbavagliate con mascherine antismog giganti e poi è stata organizzata una Undie Run, una maratona in mutande e maschere antigas. Ma soprattutto, per la prima volta un cittadino cinese, Li Guixin, che vive nella città di Shijiazhuang, ha deciso di fare causa al Governo Cinese a causa dell’inquinamento dell’aria: secondo l’agenzia Reuters non è ancora chiaro quante possibilità abbia la sua azione legale di essere accolta, soprattutto vista la delicatezza del caso. Anche perché, accolta una, accolte tutte: e attualmente la Cina conta 1.350.695.000 persone…

Fonte: ecodallecittà

Pechino, tramonto sul maxischermo: lo smog nasconde il sole

L’inquinamento a Pechino raggiunge livelli altissimi: una coltre di smog impedisce ai residenti di vedere il cielo (e non solo), necessaria la mascherina. Il governo mostra il tramonto su un megaschermoBeMVDlzCcAANATZ-620x393

Essere costretti ad osservare il tramonto su di un megaschermo è forse il fondo che la città di Pechino sta cominciando a grattare: l’altissimo livello di inquinamento, con valori anche 26 volte oltre la soglia indicata come “rischio” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sta costringendo le autorità cinesi a mettere in campo misure eccezionali per mitigare l’incidenza dell’inquinamento. Il Centro per il Monitoraggio Ambientale della municipalità di Pechino ha rilevato una densità di polveri 2.5 di oltre 700 microgrammi per metro cubico in molte aree della città, un valore che supera di quasi trenta volte la concentrazione massima di polveri sottili considerata accettabile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che fissa in 25 microgrammi per metro cubo la soglia di sicurezza. Oramai la quotidianità dei pechinesi è seriamente compromessa: impossibile uscire di casa senza mascherina di protezione (protezione decisamente poco efficace, seppur necessaria), odore acre in tutto il perimetro della città, visibilità al di sotto dei 100m, quattro snodi autostradali chiusi nel tentativo di ridurre l’inquinamento. Sembra però che tutto questo non sia abbastanza e Pechino vive i momenti più bui della sua storia ambientale. Nella sola capitale cinese si contano circa venti milioni di abitanti e 5,2 milioni di auto che circolano ogni giorno sugli anelli autostradali della città, una cifra, questa, destinata a salire nei prossimi anni, ma che da sola non basta a spiegare il fenomeno dell’inquinamento. Tanto bui che le autorità, per mitigare lievemente l’impatto emotivo che tutto questo comporta alla cittadinanza, hanno deciso di installare in piazza Tienanmen, famosa per le proteste del lontano 1989, un megaschermo sul quale trasmettere un intenso tramonto rosso e giallo, i colori naturali della rivoluzione che i pechinesi rischiano di dimenticare, almeno in natura, appiattiti dall’intenso grigiume dell’inquinamento. Le autorità consigliano di restare in casa, di non svolgere attività sportive (quelle scolastiche sono state vietate), ma hanno anche richiesto una diminuzione delle attività delle imprese di costruzione e una riduzione delle emissioni industriali, alla quale 54 imprese edilizie e 28 gruppi industriali hanno deciso di ottemperare.

Fonte. ecoblog

Inquinamento, Pechino distrugge i barbecue dello street food

Le autorità della capitale cinese hanno distrutto 500 barbecue “colpevoli” di incrementare l’inquinamento atmosferico161464333-586x390

La Cina dichiara guerra all’inquinamento atmosferico e fra le prime vittime del giro di vite ecologista ci sono i barbecue dello street food. In Cina, così come in tutta l’Asia, mangiare per strada è una tradizione culturale ancora più consolidata rispetto all’Europa. Ma i funzionari del governo cinese non ne hanno voluto sapere e hanno distrutto o rimosso 500 griglie nella sola città di Pechino, per tentare di ridurre il particolato generato dalla combustione dei cibi.

Le foto realizzate da alcuni media cinesi hanno mostrato il drastico metodo con il quale i rappresentati delle autorità hanno distrutto le griglie ai cuochi di strada, in modo da scongiurare qualsiasi tipo di ripristino delle “cucine volanti”.

L’attivista Ma Jun ha raccontato come i residenti avesse denunciato alle agenzie ambientali l’odore e il fumo dei barbecue all’aria aperta.

Questa operazione aiuterà i residenti locali, ma per affrontare l’enorme problema della qualità dell’aria abbiamo bisogno di avere delle priorità e credo che una delle principali dovrebbe essere la riduzione delle emissioni dei veicoli a motore,

ha aggiunto Ma Jun, direttore dell’Istituto per gli Affari pubblici e ambientali. Tre le direzioni nelle quali si dovrebbe operare: 1) il miglioramento della qualità dei carburanti, 2) il controllo delle emissioni dei veicoli “pesanti” con motore diesel, 3) il coinvolgimento delle regioni vicine alla capitale. Nella capitale cinese l’inquinamento raggiunge regolarmente livelli pericolosi e il governo della città ha annunciato lo scorso mese che sarebbero state imposte misure di emergenza fra le quali blocchi di fabbriche e limiti al traffico veicolare in caso di sforamenti dei livelli critici di inquinamento.

Fonte: The Guardian

Inquinamento in Cina sempre più preoccupante, si espande la nube di smog

L’inquinamento atmosferico in Cina ha raggiunto livelli mai registrati prima: e c’è chi teme che la nube di smog possa espandersi ulteriormente e spostarsi156788466-586x3871

Una bomba ad orologeria che non si sa quando e se esploderà: la nube di smog sui cieli cinesi, una coltre fittissima che a Pechino costringe gli abitanti a chiudersi in casa (in città la visibilità è sotto i 100m), si comincia a temere possa ingrossarsi ulteriormente ed emigrare sospinta dai venti sui cieli di tutta l’Asia. Nei periodi di stabilità atmosferica, scarsamente avvettivi (come fu in gennaio) le concentrazioni delle sostanze inquinanti nell’aria cinese hanno raggiunto picchi finora mai visti prima nel mondo: proibire i barbecue e le fritture non è bastato e nemmeno invitare le persone a chiudersi in casa. A metà gennaio 2013, quando un robusto anticiclone stazionò sulla Cina centrale, favorendo una scarsa ventilazione con il conseguente ristagno di ingenti sostanze inquinanti nei bassi strati dell’atmosfera, gli indici sulla qualità dell’aria a Pechino erano impietosi: 755 µg/m di agenti inquinanti, quando la soglia per considerarsi in serio pericolo è tra i 300 e i 500. Il fatto è che questo altissimo livello di inquinamento si teme possa rappresentare il nemico numero uno dell’incredibile sviluppo economico cinese: dove il comunismo si è trasformato in capitalismo spinto, dove non ha potuto nulla il dollaro americano, dove ha fallito l’euro degli albori, lo smog potrebbe essere la causa madre del crollo dell’impero economico industriale cinese. La Cina, secondo l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) detiene il 40% delle morti da inquinamento registrate sulla Terra (dato non riconosciuto dal governo della Repubblica Popolare), ma la nuvola di inquinanti è sempre là (un giorno più fitta e un giorno un po’ meno, ma sempre presente) a sbugiardare le fasulle affermazioni dei tutta posto al governo di Pechino. C’è inoltre chi non crede alle baggianate raccontate da Pechino: su tutti il Giappone, dopo che una nuvola di sostanze inquinanti partita proprio dalla Cina si è diretta verso l’arcipelago, determinando il superamento dei limiti di qualità dell’aria su molte città del Giappone centro-meridionale. Il nuovo presidente Li Keqiang ha garantito maggiore attenzione al problema, promettendo investimenti su eolico e solare e puntando alla riduzione del 5% delle sostanze inquinanti: come inizio un po’ poco per un paese di 1,6 miliardi di abitanti. In realtà il Partito Comunista Cinese si è trovato costretto ad affrontare il tema in seno ad un dibattito interno: le pressioni dei cittadini grazie ad internet e qualche articolo smaliziato nei blog hanno reso evidente il problema a tutti.

Fonte: ecoblog

CINA, inquinamento da “segreto di Stato”

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Chi conosce l’amministrazione della cosa pubblica in Cina non si stupirà di venire a conoscenza del segreto di Stato che il governo di Pechino ha imposto sui dati relativi all’inquinamento di suolo del grande paese asiatico. In un Paese che ha ammesso a se stesso solo poche settimane fa dell’esistenza dell’inquinamento, e in cui l’omertà istituzionale garantisce il controllo sugli 1,3 miliardi di cinesi, il segreto di Stato viene usato un po’ per tutto: oggi, grazie alla denuncia di un avvocato di Pechino, sappiamo anche sull’inquinamento.

Dong Zhengwei, avvocato di Pechino, ha chiesto pochi giorni fa di poter consultare i dati emersi da un’indagine governativa sull’inquinamento del suolo avviata nel 2006 e costata un miliardo di yuan (oltre 120 milioni di euro); per tutta risposta il Ministero dell’Ambiente cinese, lo stesso che ha ammesso solo pochi giorni fa l’esistenza dell’inquinamento in quanto tale, lo ha informato del fatto che il governo ha posto su quello studio il segreto di Stato.

La risposta del ministero è infondata, perchè le norme sulla diffusione di informazioni governative consentono la pubblicazione dei cosiddetti segreti nazionali se questi sono di interesse pubblico. Il ministero dell’Ambiente ha diffuso informazioni in tempo reale sull’inquinamento atmosferico anche se l’aria di Pechino non era così male il mese scorso. Al contrario, l’inquinamento del suolo è un ’segreto di Stato’. Questo vuol dire che la terra è molto più inquinata dell’aria?

La domanda che pone l’avvocato al South China Morning Post probabilmente non riceverà una risposta (almeno in tempi brevi). Nel 2006 un decimo delle terre agricole cinesi risultava inquinata e inadatta a qualsiasi coltura: il Grande balzo in avanti della rivoluzione maoista, il dragone cinese che ha contrapposto per decenni al mondo occidentale la sua nemesi comunista, aveva cominciato a mostrare le sue falle.

Ad oggi non si ha idea delle condizioni del suolo cinese. Appare paradossale che il governo avvii un’indagine nel 2006, rendendo nota la cosa senza renderne noti i risultati, eppure è semplicemente così; la notizia, cui è stato dato ampio risalto anche in Cina, fa discutere molto la popolazione, che si sfoga sopratutto grazie ad internet.

L’inquinamento del suolo può danneggiare in modo diretto la gente perché colpisce il cibo, le coltivazioni e le falde acquifere. La gente ha il diritto di sapere come stanno le cose.

ha spiegato Ma Jun, direttore della sede di Pechino dell’Istituto di affari pubblici e ambientali; all’apertura dell’indagine governativa nel 2006 il Governo affermava che 12 milioni di tonnellate di cereali venivano contaminati da metalli pesanti ogni anno. Questo è stato l’ultimo dato snocciolato prima del segreto.

Fonte: South China Morning Post