Il Patto dei Sindaci per una vera rivoluzione energetica dal basso

In quanti conoscono il Patto dei Sindaci a sostegno delle politiche europee sul clima? Si fatica a trovarne traccia e informazioni, eppure potrebbe essere uno strumento molto efficace per agire concretamente.9464-10202

Nonostante il grande successo in Europa e il ruolo di leader dei Comuni italiani, è difficile trovare informazioni su questa iniziativa negli organi di informazione nazionale. Si presenta qui una breve analisi dello stato dell’arte del Patto dei Sindaci. In successivi articoli, nel corso delle prossime settimane, si presenteranno alcune delle azioni concrete in atto da parte degli Enti locali europei per mostrare come nei territori è sempre più viva la speranza e la convinzione di un futuro energeticamente diverso. Fu lanciato nel 2008 a sostegno delle politiche europee sul clima, subito dopo l’approvazione del “pacchetto clima ed energia” che vedeva l’orizzonte del 2020 quale tappa fondamentale per rivoluzionare il sistema energetico europeo. Gli obiettivi fissati allora dai governi europei per il 2020 riguardavano la riduzione delle emissioni climalteranti, l’aumento della quota di fonti rinnovabili e l’aumento dell’efficienza energetica, ognuno del 20% rispetto alla situazione vigente 30 anni prima (1990, considerato come anno base di riferimento a livello internazionale). Il messaggio era sintetizzato con lo slogan: 20-20-20 al 2020. Tali obiettivi, vincolanti sotto alcuni aspetti per gli Stati europei, furono appunto adottati nel 2008 dal Patto dei Sindaci al fine di coinvolgere fin da subito in questa sfida, seppur in modo volontario, gli Enti locali e regionali di tutta Europa, consapevoli che una vera rivoluzione energetica non si può intraprendere e portare a compimento senza un concreto coinvolgimento degli attori principali (cioè dei soggetti che presentano sui propri territori i maggiori consumi energetici), cioè le città e i sistemi urbani in generale. Il Patto dei Sindaci rappresenta quindi l’iniziativa territoriale più importante a livello europeo per la transizione da un sistema basato sulle fonti fossili ad uno basato sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica. Almeno in teoria è così, in quanto raramente le politiche nazionali, tengono conto del ruolo degli Enti locali. In Italia, al di là del coinvolgimento, a volte “forzato”, degli Enti regionali, non si è mai vista una politica energetica nazionale che valorizzasse il ruolo degli Enti locali, pur sapendo che oltre il 50% dell’energia viene consumata proprio in ambito urbano.

Da poco più di un anno il Patto dei Sindaci è stato rinnovato, inserendo al proprio interno anche il tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Come è ormai noto, ridurre i consumi energetici al fine di ridurre le emissioni di gas climalteranti potrebbe ormai non essere più sufficiente, almeno in alcuni specifici casi. Alcuni impatti (eventi meteorologici estremi) si verificheranno comunque, visto il ritardo con il quale si è deciso di affrontare il problema, ed è quindi necessario attrezzarsi per rispondere a tali impatti. Fare in modo che i rischi conseguenti a tali impatti siano minimi e, soprattutto, che le popolazioni in zone a rischio sappiano cosa fare in caso di emergenza. Per un breve periodo il tema dell’adattamento è stato gestito “in parallelo” nell’ambito del Patto dei Sindaci, nel senso che si doveva aderire ad una specifica iniziativa (Mayors Adapt), distinta dal Patto dei Sindaci vero e proprio, sebbene ad esso correlata. Si è doverosamente superata questa incongruenza presso la Commissione Europea, forse dovuta alle modalità di gestione di tali iniziative a Bruxelles, ed oggi si può affermare che il Patto dei Sindaci risulta completo ed in linea con una visione strategica che considera parimenti importante il tema della mitigazione (riduzione delle emissioni) e il tema dell’adattamento (gestione dei rischi dovuti agli impatti attesi), tanto da suggerirne un approccio integrato. Ancor di più il Patto dei Sindaci risulta completo e strategico con il promulgamento dei propri obiettivi oltre il 2020 (ormai alle porte); i nuovi aderenti al Patto dei Sindaci avranno come orizzonte temporale il 2030, in linea con le decisioni assunte dai governi europei che nell’Ottobre 2014 hanno concordato i nuovi obiettivi della politica energetica europea al 2030, tra i quali la riduzione delle emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, una quota di fonti di energia rinnovabile pari al 27% del consumo energetico, lasciando poi la flessibilità agli Stati membri di definire obiettivi nazionali, e una maggiore efficienza energetica attraverso modifiche della direttiva sull’efficienza energetica. La riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas serra e l’inserimento dell’adattamento sono gli elementi principali di novità per il nuovo Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia con orizzonte temporale il 2030 ma con una chiara visione fino al 2050. Oltre al Patto dei Sindaci – che già adesso vede operativi alcuni uffici in territori extra-europei – a livello internazionale è attivo anche il “Compact of Mayors”, un’iniziativa lanciata dal segretario ONU Ban Ki-moon e dal suo inviato speciale per le città e i cambiamenti climatici, Michael R. Bloomberg. Il “Compact of Mayors” opera sotto l’egida dei principali network urbani globali, quali C40 (Cities Climate Leadership Group), ICLEI (Local Governments for Sustainability) e UCLG (United Cities and Local Governments). Entro la fine di Gennaio 2017 le due iniziative si fonderanno e verrà lanciato il “Patto dei Sindaci globale per il clima e l’energia” in modo da rafforzare ed ottimizzare gli sforzi delle comunità locali verso un futuro più sostenibile. I numeri confermano la rilevanza del Patto dei Sindaci. Dal 2008 ad oggi[1] sono 7.201 i firmatari del Patto in Europa, cioè gli Enti locali e regionali che hanno formalmente aderito attraverso l’approvazione di una delibera del Consiglio (municipale o regionale) ed assumendosi l’impegno di ridurre di almeno il 20% le emissioni di gas climalteranti entro il 2020. Oltre il 40% di tali firmatari sono Enti locali e regionali italiani. Inoltre, vi sono 572 firmatari del nuovo Patto dei Sindaci che si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni del 40% entro il 2030. In totale, stiamo parlando di territori ove vivono oltre 220 milioni di persone che, viste le modalità di adesione all’iniziativa, implica una maggiore consapevolezza dei cittadini sui temi dell’energia e dell’ambiente. Gli intenti e i buoni propositi degli amministratori locali che aderiscono al Patto dei Sindaci vengono monitorati attraverso l’analisi delle azioni (monitoraggio biennale) inserite nel Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), che, con il nuovo Patto dei Sindaci, è stato ribattezzato Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), che gli aderenti hanno dovuto presentare entro un anno (entro due anni per il PAESC) dalla formale adesione all’iniziativa. Sono 5.672 (pari al 79% del totale dei firmatari) coloro che hanno presentato un PAES (di cui 3.014, pari al 53%, sono di Enti locali italiani). Nel totale dei PAES indicato sono inclusi anche i primi 17 PAESC presentati, di cui 8 sono di Enti locali italiani. I numeri confermano anche il ruolo dell’Italia, o meglio degli Enti locali italiani che trainano il Patto dei Sindaci europeo e danno massa e consistenza a tale iniziativa. Non sempre il nostro Paese assume un ruolo di leader sulle tematiche energetiche e ambientali ma questa volta è così, anche se il ruolo di leader va riconosciuto alle migliaia di Comuni che, a volte con fatica, hanno redatto il proprio PAES/PAESC e ne attuano le azioni. Anche in controtendenza con le indicazioni che provengono dal governo nazionale che ha sempre rinunciato a tale ruolo di leader in sede europea e che al momento ribadisce sempre di più la volontà di perseguire una politica energetica fossile. Da sempre il nostro paese difetta di una chiara politica energetica basata sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica e un’ancor meno chiara visione di abbandono delle fonti fossili. Azione questa che si dovrebbe dare per scontata vista la totale o quasi dipendenza del nostro paese dalle fonti fossili provenienti dall’estero. Ci si augura che il rinnovato Patto dei Sindaci e le azioni concrete che si stanno portando avanti a livello locale vengano al più presto recepiti quali elementi sui quali ragionare a livello nazionale e permettere all’Italia di valorizzare al massimo le proprie risorse energetiche rinnovabili
[1] Tutti i dati riportati nell’articolo si riferiscono alla data di accesso al portale europeo del Patto dei Sindaci (10/1/2017).

Fonte: ilcambiamento.it

Patto dei Sindaci contro la CO2: l’adesione più alta è fra i comuni italiani

Oltre la metà delle cinquemila che aderiscono al Patto dei sindaci contro la CO2 sono italiane: il Joint Research Centre della Commissione europea fa il punto a cinque anni dal via dell’iniziativa, nata per andare oltre l’obiettivo di riduzione del 20% della CO2 previsto per il 2020375487

Città italiane leader in Europa nella lotta contro la CO2. Sicuramente sulla carta: costituiscono oltre la metà delle cinquemila che aderiscono al Patto dei sindaci, l’iniziativa partita in Europa nel 2008 con l’impegno di andare oltre l’obiettivo di riduzione del 20% della CO2 per il 2020 fissato dall’Ue e che si sta allargando anche all’Europa orientale, Sud del Mediterraneo, fino alla Nuova Zelanda. Dopo le italiane, un quarto delle città in campo contro i gas serra si trovano in Spagna (1.323), seguite con grande distacco dalla Francia (151). A fare un primo bilancio del Patto è il Joint Research Centre, il servizio scientifico interno della Commissione europea. Secondo i dati di marzo, sono 160,49 i milioni di europei che potranno beneficiare della messa a punto di misure salva-clima, da trasporti più sostenibili ad un maggiore uso di energia verde, fino ad edifici più efficienti nei consumi energetici. Una cifra che sale a 187,56 milioni considerando anche le città aderenti in Paesi extra Ue, come Buenos Aires e Kiev. Il 27% della popolazione coperta dal Patto dei sindaci vive nelle città superiori al milione di residenti. Le grandi capitali europee hanno tutte risposto all’appello, partendo da Londra, Berlino e Madrid, seguite da Roma, Parigi e Budapest, oltre a Milano e Napoli. Più del 30% della popolazione coinvolta vive invece in centri urbani fra i 100mila e 500mila abitanti, come Parma, che vuole creare un parco agricolo attorno alla città e un nuovo meccanismo di finanziamento per riqualificare energeticamente i condomini attraverso politiche urbanistiche virtuose, come spiega Michele Alinovi, assessore all’energia e urbanistica. Un altro 16% abita in piccoli centri sotto i 50mila abitanti, come Mantova. “Il problema in Italia sono i finanziamenti – afferma Mariella Maffini, assessore all’ambiente di Mantova – e noi speriamo di avere accesso ai fondi europei e della regione Lombardia. Intanto ad esempio puntiamo sull’illuminazione pubblica con i led”. “Considerando i piani d’azione delle città convalidati fino a marzo (1.100) dal Patto dei sindaci – spiega Alessandro Cerutti del Jrc – per il 2020 si stima un taglio a livello internazionale di circa 100 milioni di tonnellate di CO2, ma facendo una proiezione delle ricadute dell’intero progetto, si parla di una riduzione nel 2020 di circa 420 milioni di tonnellate di CO2, con un risparmio energetico medio pro capite di 1,17 MW/h”. Per l’Italia, al top delle adesioni, la ricaduta delle iniziative del Patto dei sindaci ha un peso in termini di riduzione di CO2 a livello nazionale: secondo i calcoli del Jrc, le emissioni conteggiate nei piani d’azione proposti dai sindaci, sommate alle proiezioni sulla base dei firmatari che non hanno ancora sottoposto il piano, secondo Cerutti “vanno a coprire quasi il totale delle quote di emissioni nazionali nei settori interessati”, come edifici, trasporti urbani, produzione di energia locale (incluse biomasse, biocarburanti, solare, geotermico).

Fonte: eco dalle città

Novara aderisce al Patto dei Sindaci

Il sindaco di Novara Andrea Ballarè ha firmato a Bruxelles l’adesione della città all’iniziativa europea rivolta alle amministrazioni locali. L’obiettivo è ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 20% rispetto al 1990, ottenere che il 20% del consumo di energia provenga da fonti rinnovabili, ridurre del 20% i consumi energetici attraverso l’efficientamento energetico375408

Il sindaco di Novara Andrea Ballarè ha firmato, con i colleghi provenienti da tutto il Continente, presso il Parlamento Europeo nella Joszef Antall Building di Rue de Treves a Bruxelles, il documento di adesione del Comune di Novara al Patto dei Sindaci. Il Patto dei Sindaci è il principale movimento europeo rivolto alle amministrazioni locali che, aderendo su base volontaria, si impegnano ad aumentare l’efficienza energetica e l’uso di energie rinnovabili sul loro territorio.
Sottoscrivendo il Patto, le amministrazioni locali contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo 20-20-20 che l’Unione Europea si è prefissata di raggiungere entro il 2020, ovvero ridurre le emissioni di gas serra dell’UE di almeno il 20% rispetto al 1990, ottenere che il 20% del consumo di energia dell’UE provenga da fonti rinnovabili e ridurre del 20% i consumi energetici europei attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica. Nel dicembre 2008, la Commissione europea ha infatti deciso per la prima volta di coinvolgere direttamente gli organi politici decisionali locali nel raggiungimento di questi obiettivi e da allora sono state molte le adesioni anche da parte di comuni italiani di grandi dimensioni come, per esempio, Firenze. L’incontro a Bruxelles, al quale hanno partecipato 4600 sindaci in rappresentanza di oltre 180 milioni di cittadini europei, si è sviluppato in due sessioni, anticipate dal benvenuto del Vice-presidente del Parlamento europeo, e del Presidente del Comitato delle Regioni Ramón Luis Valcárcel Siso, seguiti dagli interventi del Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e dell’ex governatore della California Arnold Schwarznegger, fondatore dell’organizzazione ambientale no-profit R20 Regions of Climate Action. La tematica della prima sessione ha posto l’accento sul come realizzare gli obiettivi del Patto grazie alle innovazioni tecnologiche e sociali. La seconda sessione, invece, ha riguardato gli investimenti per l’energia sostenibile, focalizzando maggiormente l’attenzione sul supporto dell’Unione europea alle economie locali finalizzato alla creazione di nuovi lavori.

Fonte. Eco dalle città

 

Efficienza energetica, il Piano d’azione nazionale non convince gli osservatori europei

Nell’ambito del progetto europeo “Energy-Efficiency-Watch”,un gruppo di esperti ha esaminato i Piani d’azione nazionale dei 27 Stati Ue in materia di efficienza energetica. Quello dell’Italia non ha convinto, soprattutto per quanto riguarda il settore dei trasporti

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Il Piano d’azione nazionale in materia di efficienza energetica (Paee) appare inadeguato per quanto riguarda le misure relative al settore dei trasporti. Lo sostengono 61 esperti incaricati dal Wuppertal Institute e da Ecofys Germania di esaminare il Piano dell’Italia nell’ambito del progetto europeo “Energy-Efficiency-Watch”. Oltre al documento italiano, sono stati presi in esame i piani d’azione di tutti i 27 Stati membri, che entro il mese di giugno 2014 dovranno recepire la nuova direttiva Ue sull’efficienza energetica. Il report relativo al Piano italiano (vedi allegato), dunque, ha rilevato una serie di carenze in materia di trasporti. «Molte politiche sono allo stadio di progettazione – commentano gli esperti – ma il Piano d’azione nazionale sull’efficienza energetica non spiega come e quando saranno realizzate». Il capitolo mobilità, però, non è l’unico a presentare delle lacune. Per quanto riguarda il settore industriale, ad esempio, ‘non sono previsti obiettivi obbligatori di risparmio energetico, anche se alcune industrie si sono date dei target volontari. Per quanto riguarda invece gli enti pubblici, anche se oltre mille Comuni italiani hanno aderito al Patto dei sindaci, sono ancora pochi ad aver elaborato il loro Piano d’azione per l’energia sostenibile (Seap).
Di qui la necessità di apportare una serie di modifiche, suggerite dagli stessi esperti che hanno realizzato lo studio europeo: prima di tutto, occorre allungare il respiro temporale delle politiche nazionali in materia di energia, prevedendo una strategia al 2050 per ciascun settore. Necessari inoltre incentivi economici per promuovere la diffusione di apparecchiature ad alta efficienza, nonché stabilire dei target vincolanti di riduzione dei consumi per i vari settori industriali. Per quanto riguarda infine i trasporti, il report suggerisce di introdurre incentivi per i veicoli a basso impatto ambientale e di prevedere iniziative di informazione per i cittadini.

Fonte. Eco dalle città