Piccoli borghi antichi: un patrimonio da recuperare

In Italia ci sono tantissimi luoghi che sono semi abbandonati e che non aspettano altro che essere ripopolati, sono i piccoli borghi caratteristici. Hanno vantaggi grandissimi dal punto di vista della qualità della vita, della relazione con la natura, meno stress, molta più possibilità di autoprodursi energia e alimentazione e quindi ridurre le spese. Scopriamoli.9594-10360

Quando parliamo di piccoli borghi, o aree interne, ci riferiamo a quasi un terzo del territorio nazionale nel quale vive soltanto il 7% della popolazione italiana. Sono caratterizzati da un progressivo spopolamento ed invecchiamento della popolazione residente, con una forte riduzione del presidio e della manutenzione del suolo, dei boschi e degli edifici, con effetti gravi anche sugli altri territori del paese. Ricordiamo che costituiscono anche un importante bacino idrico per il territorio italiano. Queste aree, fra l’altro, stanno rischiando di perdere attrattiva turistica e di ridurre il loro importante contributo alle produzioni agroalimentari e artigianali di qualità. Inoltre, valorizzandoli e rivitalizzandol, è possibile avere un nuovo tipo di turismo, il cosiddetto turismo di qualità. Amministrazioni e sindaci cercano persone che vi facciano ritorno e che li abitino. In questi luoghi è possibile intervenire in vari modi: da un punto di vista energetico, dal punto di vista ecologico, da un punto di vista alimentare da agricolo. Ed è possibile farlo con interventi di qualità. Significa cioè che la riqualificazione energetica può essere fatta con materiali isolanti bioetici o con materiali che hanno particolare resistenza per esempio ai terremoti, e quindi poter utilizzare questi materiali per avere una maggiore protezione. Si può, dal punto di vista agricolo, riscoprire delle antiche coltivazioni locali che normalmente sono più resistenti, hanno un’ottima qualità che può essere utilizzata sia all’interno, e sia venduta all’esterno. Può essere uno dei tanti aspetti che possono attirare delle persone in visita nei piccoli borghi. Qui è molto importante anche il recupero del senso di comunità. Significa che ogni persona ha un ruolo e un’importanza che va valorizzata. Pensiamo al ruolo degli anziani che è un ruolo centrale perché l’anziano nella nostra società, una volta finito il ciclo lavorativo, viene considerato come qualcosa di inutile, quasi un peso. Nel recupero di questi luoghi, nel recupero della comunità, è possibile dare all’anziano il ruolo della saggezza, che in fondo ha sempre avuto. Il ruolo dell’esperienza, che può essere tramandata anche ai giovani che volessero ritornare in questi luoghi per riabilitare. Quindi, aspetti comunitari al proprio interno e aspetti comunitari in relazione anche agli altri paesi nelle vicinanze, per superare anche gli aspetti di campanilismo che non aiutano certo. Avere una rete di persone che si aiutano, che si danno la mano, che recuperano questi posti e che aumentano la qualità della vita, sia per loro stessi che per quelli che vanno a visitare questi luoghi. Riscoprendo così tutti gli aspetti centrali che ci sono, e non ultimo l’aspetto culturale. Tutto questo significherebbe un nuovo Rinascimento, dare nuove possibilità alle persone e poter così dare una reale alternativa di vita, sia per chi va ad abitare nuovamente in questi luoghi sia per chi ci abita già.

QUI il videointervento di Paolo Ermani

Fonte: ilcambiamento.it

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Pantelleria, la vite di Zibibbo è patrimonio Unesco: si fermeranno le trivellazioni in mare?

La vite dello Zibibbo che cresce a Pantelleria è stata dichiarata patrimonio immateriale dall’Unesco: cosa accadrà ora con le trivellazioni previste dal governo Renzi nel mare dell’isola siciliana?

Il sindaco di Pantelleria, Salvatore Gabriele, non sta nella pelle e da Parigi dichiara entusiasta:

Siamo sito Unesco, un omaggio alla nostra identità ai nostri Contadini che con grande sacrifici hanno costruito terrazzamenti, coltivato la vite ad alberello,oggi patrimonio immateriale Unesco da cui si produce il passito naturale. Un grazie particolare vorrei rivolgerlo alla delegazione Italiana, all’Unesco, all’ambasciatore Lomonaco, al prof. Petrillo, al ministro dell’agricoltura Martina, al Ministero dell’agricoltura, alla regione siciliana, all’assessorato all’agricoltura,agli assessori, ai dirigenti generali, all’istituto della vite e del vino che si è occupato della promozione; un ringraziamento voglio farlo personalmente dando pubblica evidenza al Prof. Petrillo straordinario interlocutore e negoziatore. A lui va il nostro ringraziamento più grande. In questi anni ha dato continuità istituzionale affinché si portasse a conclusione questo straordinario risultato. A Graziella Pavia, che ha contribuito con la presentazione degli atti per la costruzione del Dossier. Per l’isola tale riconoscimento rappresenta un grande momento di crescita e di apertura. Da oggi, da Parigi il mondo ci guarderà ancora di più. Dobbiamo sentire tutti il peso della responsabilità per lavorare di più è meglio. L’isola ci appartiene.salvatore-gabriele-unesco-660x495-620x350

Nella foto in alto tutta la squadra al completo, che ha preso parte al successo del riconoscimento della vite a alberello da cui si ricava l’uva per il passito di Pantelleria, famoso in tutto il mondo. Ma questo riconoscimento ora mette seriamente in discussione (e per fortuna!) il piano delle trivellazioni introdotte con lo Sblocca Italia voluto dal governo Renzi: come potranno convivere trivelle seppur off shore e una coltivazione così importante sull’isola di Pantelleria che necessita di ambiente incontaminato? Come si potranno tollerare piattaforme petrolifere con i flussi turistici in aumento per via della notorietà ottenuta dal riconoscimento Unesco?vite-pantelleria-620x350

Fonte:  Agorà
Foto | Agorà

Ecor presenta Alimenti ritrovati con semi patrimonio della biodiversità e del Made in Italy

Ecor presenta la linea Alimenti Ritrovati e porta sulle nostre tavole antiche varietà di semi, cerali e legumi autoctoni, ottenuti da agricoltura biologica e biodinamica

Mangiare alimenti di certa origine italiana con una filiera trasparente e controllata è possibile a patto di conoscere le aziende che hanno optato per queste forme di produzione. Ecor è una delle aziende italiane che ha deciso di concentrare la sua produzione su materie prime che provengono da un rigido sistema di produzione controllato e trasparente che usa semi autoctoni italiani ricorrendo a antiche varietà di cereali e legumi. Per fare ciò Ecor ha scelto, letteralmente sul campo agricolo, i coltivatori che usano semi di grano duro quali Simeto, Pietrafitta, Saragolla o Iride e che declinano la produzione verso sistemi di agricoltura biologica se non biodinamica. Il che tradotto vuol dire, niente pesticidi, senza resa intensiva e nel rispetto dei cicli di rotazione delle colture.foto-di-gruppo-620x350

Si innestano su questi principi i prodotti della linea Alimenti ritrovati che affina ulteriormente la materia prima presa da varietà locali e dunque da sementi slegate dalle logiche del profitto dei brevetti nelle mani delle multinazionali. Sono semi non ibridi che conservano nel loro patrimonio genetico millenni di sopravvivenza e di adattamento, vero patrimonio della biodiversità nel territorio e che dunque rispondono se non sovraccaricati, in maniera egregia alla coltivazione. Sono tutti coltivati secondo le tecniche dell’agricoltura biologica e sono il Farro monococco (confezione da 400 gr. 2,20 euro) o farro piccolo, il grano di Timilia (confezione di farina 400 gr. 1,80 euro), il grano tenero di Solina (farina confezione da 400 gr. 1,50 euro), la cicerchia (confezione da 400 gr. 3,89 euro), la roveja (confezione da 400 gr. 6,99 euro) e la lenticchia di Altamura (confezione da 400 gr.3,10 euro).

Prova le ricette con gli Alimenti ritrovati

Le proprietà dei cereali e legumi made in Italy proprio perché autoctoni e non figli del marketing sono particolarmente nobili: ad esempio il Farro monococco è considerato oggi una specie rara e sebbene fornisca resa ridotta è di elevato gusto e qualità; il grano duro Timilia è una varietà autoctona della Sicilia, se ne produce poco ma ha un gran sapore e veniva usato in passato per produrre il pane nero di Castelvetrano; il grano tenero di Solina è una varietà che cresce tra le montagne dell’Abruzzo, ha una produttività limitata ma è perfetto per i prodotti da forno; la cicerchia è un legume simile ai ceci perfetta per zuppe e minestre ma anche ideale per preparare gli hamburger vegani che assumo consistenza e sapore decisi; la roveja, invece, è un legume di cui nel tempo si è perso l’uso. Era parte integrante dell’alimentazione dei pastori e dei contadini e al gusto risulta delicato e saporito; infine, la lenticchia di Altamura è probabilmente la vera star della selezione Alimenti ritrovati salvata dal CNR e da agricoltori che hanno creduto in questo alimento. E’ da provare e gustare anche come semplice zuppa perché è davvero saporita.

Fonte: ecoblog.it