12.4 Analisi di regressione per il costo dell’investimento nelle tecnologie specifiche

L’analisi di regressione è stata effettuata sul costo degli investimenti per tecnologie specifiche, utilizzando le stesse quattro variabili indipendenti. I risultati per ciascuna tecnologia e per le quattro variabili sono mostrati nella tabella 12.3.

Tabella 12.3 Risultati dell’analisi di regressione per il costo dell’investimento nelle tecnologie specifiche

12.3

I risultati per l’investimento complessivo per famiglia generalmente si riflettono nei risultati per le singole tecnologie: con tre t-test significativi per i “gradi giorno” e con due t-test significativi e due quasi significativi per “spesa familiare non alimentare e non energetica”.

Per interventi su solare termico, come era prevedibile, i “gradi giorno” non sono risultati significativi. Solamente la variabile “spesa familiare non alimentare e non energetica” ha un coefficiente quasi significativo.

Gli investimenti in solare termico offrono comunque un aspetto particolare. A causa della maggiore insolazione nel Sud Italia85, avremmo dovuto trovare più applicazioni nel sud che nel nord, ma questo non è riscontrabile nei dati osservati. Come indicato nella figura 11.4, ci sono quattro eccezioni nel Nord: Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia presentano un valore di investimento per famiglia nel solare termico più alto rispetto al Sud. Nel Sud, sei regioni presentano un valore di investimento medio per famiglia inferiore a quello registrato nel centro Italia, con la Sardegna unica eccezione.

Questo risultato mette in luce l’importanza dei fattori locali, non considerati nell’analisi in quanto di difficile quantificazione a livello regionale, quali la differente attenzione posta verso l’organizzazione di campagne locali di promozione e la differente presenza di installatori qualificati o di società di servizi energetici.

 

85 Si passa da circa 1.250-1.850 kWh/m2 di insolazione media

 

Figura 12.4: Costo medio di investimento nel solare termico, anni 2008-2010 (Euro/famiglia)

12.4

12.5 Conclusioni

Le principali indicazioni che è possibile trarre dalla combinazione dei risultati ottenuti risultano:

– Gli investimenti effettuati nel triennio sono fortemente correlati alla capacità di spesa delle singole famiglie. Sarebbe opportuno approfondire il tema di come effettuare interventi di efficienza energetica nelle famiglie con una bassa capacità di spesa.

– I gradi giorno influenzano in misura positiva il comportamento di investimento delle famiglie; questa relazione trova conferma nel minor investimento riscontrato nel sud Italia.

– Quest’ultimo punto non trova però conferma negli investimenti osservati per il solare termico, che avrebbero dovuto seguire un andamento collegato alla maggiore insolazione. Le motivazioni alla base di questa “anomalia” sono probabilmente legate ad una insufficiente disponibilità sul territorio di tecnologie, installatori e personale qualificato, nonché di campagne di informazione e promozione locali.

– Per capire meglio questi fenomeni locali, andrebbe rafforzata la raccolta sistematica di informazioni e dati dei programmi regionali di promozione dell’efficienza energetica, in collaborazione con i diversi stakeholder nazionali e locali (Regioni e Enti Locali, ENEA, distributori di energia, associazioni industriali/imprenditoriali, agenzie energetiche locali, ..).

– Inoltre, sarebbe opportuno accelerare le attività di qualificazione degli operatori nel campo dell’efficienza energetica, in particolare nel Sud e nelle aree rurali.

– Le decisioni di investimento non sono risultate strettamente ricollegabili a un’analisi di tipo economico tesa a valutare il rientro dell’investimento attraverso i risparmi ottenibili. Le stime del modello non hanno infatti evidenziato una correlazione significativa né con il ‘payback’ energetico né con la spesa famigliare energetica. Per poter raffinare l’analisi sarebbe opportuno raccogliere oltre al costo totale dell’intervento anche il costo per capacità energetica installata, che permette anche un’analisi dei prezzi.

 

Fonte: ENEA

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12.3 Analisi di regressione e risultati ottenuti

E’ stata ipotizzata una relazione lineare tra le variabili elencate al paragrafo precedente e la stima del modello adottato ha prodotto i risultati evidenziati in tabella 12.1.

Tabella 12.1: Risultati dell’analisi di regressione

12.1

I coefficienti delle variabili indipendenti indicano che solo i gradi giorno e la spesa familiare non alimentare e non energetica sono statisticamente significativi, con un buon indice di accostamento del modello ai dati, come desumibile dai valori dell’R2 e R2 aggiustato.

Il test di F è significativo e la statistica di Durbin-Watson è accettabile.

Come risultato, utilizzando solo queste due variabili indipendenti significative, si ottiene un nuovo modello e un confronto tra i valori osservati e quelli ottenuti dalla regressione.

Tabella 12.2: Risultati della regressione lineare con le due variabili significative

12.2

I coefficienti standardizzati indicano che la variabile “spese familiari non alimentare e non energetiche” apporta un contributo al modello doppio rispetto a quello dei gradi giorno.

Figura 12.3: Confronto tra valori osservati dell’investimento totale per famiglie e i risultati dell’ analisi di regressione

12.3

Fonte:ENEA

12.2 Variabili dipendenti e variabili indipendenti

Disponendo le Regioni da nord a sud (fig.11.2), è possibile osservare un andamento discendente degli investimenti per famiglia.

La variabile dipendente utilizzata nelle analisi è stata “l’investimento medio per famiglia” per gli anni 2008-2010.

Questi valori possono essere ulteriormente suddivisi in relazione agli interventi oggetto dell’incentivo:

– isolamento orizzontale e verticale,

– infissi,

– solare termico,

– impianti termici,

– interventi integrati.

 

Quali variabili indipendenti sono state utilizzate quelle concernenti la situazione socio-economica della famiglia, con lo scopo di stabilire quali fattori potessero riferirsi all’investimento, quali escludere e su quali concentrare un eventuale approfondimento.

La prima variabile considerata per la decisione di investimento è stata la “spesa familiare” che, in parte, riflette la capacità della famiglia di sostenere la spesa per l’intervento che beneficia del meccanismo di detrazione fiscale80. In

particolare, è stato preso in considerazione il valore relativo alla “spesa media mensile familiare per non alimentare”81 (in euro correnti) depurato dal valore della “spesa media mensile per combustibili ed energia82”(in euro correnti).

Il secondo indicatore è quello relativo alla “spesa media mensile familiare per combustibili ed energia”, ipotizzando l’esistenza di una relazione positiva tra il valore della spesa e la propensione a ridurla quale probabile fattore motivante.

Come “proxy” per le famiglie con reddito imponibile insufficiente è stato utilizzato un indicatore di povertà, vale a dire il valore osservato per la variabile “incidenza di povertà relativa tra le famiglie” (valori percentuali)83.

Inoltre è stata valutata anche la possibilità che il clima stesso potesse avere un’influenza sulle decisioni di investimento, a causa delle maggiori esigenze di riscaldamento e isolamento del nord del paese. A tale proposito è stato calcolato un valore medio dei gradi giorno per ciascuna regione, utilizzato poi come variabile indipendente84.

Infine, è stato utilizzato il rapporto fra l’investimento medio e il risparmio di energia primaria ottenuto, per ciascuno dei tre anni. Su questo valore è stata calcolata la media dei risultati, da utilizzare come variabile indipendente per ciascuna regione. Questo indicatore, in un certo modo, misura l’attrattività dell’investimento indicandone un tempo di ritorno energetico; più alto è questo valore, minore sarà l’economicità dell’intervento.

 

80 Il tipo di incentivo utilizzato, vale a dire la detrazione fiscale del 55%, presuppone che una famiglia (per uno o più dei suoi componenti) abbia un reddito imponibile sufficiente a utilizzarla.

81 ISTAT (2008), Sistema di Indicatori Territoriali, Condizione economiche delle famiglie, anno 2008.

82 Idem.

83 Idem.

84 Valore media anni 2000-2009 dati Eurostat

fonte: ENEA

 

12 Analisi relativa agli investimenti effettuati con il meccanismo di detrazione fiscale del 55%

12.1 Introduzione

Nel seguito si riportano i primi risultati dell’attività di analisi mirata a identificare le variabili che hanno determinato gli investimenti all’interno del meccanismo di detrazione fiscale del 55% (DF55) a livello regionale.

I dati relativi agli investimenti76 provengono dai rapporti ENEA77 e dalle banche dati collegate alle domande di incentivazione pervenute78.

Figura 12.1: Valore totale degli investimenti effettuati nel triennio 2008-2010, suddivisione per regione (milioni di Euro)

12.1

Per riuscire a “spiegare” le differenze osservate su base regionale in figura 12.1, è stata ipotizzata una relazione tra il valore degli investimenti e le condizioni economiche e sociali delle famiglie nelle diverse regioni, caratterizzate per numero di famiglie residenti.

Per ciascuna regione è stato calcolato il valore degli investimenti complessivi per famiglia residente, utilizzando il numero medio di famiglie residenti per gli anni 2008, 2009, e 201079. I risultati sono mostrati nella figura 12.2.

 

76 Per evitare problemi legati all’avvio delle campagne regionali durante il primo anno ed avere un quadro generale della domanda, è stata considerata la somma degli investimenti effettuati negli anni 2008, 2009 e 2010.

77ENEA (2008, 2009, 2010), Rapporti: Le detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente 2008, Idem per 2010.

78 ENEA (2009), finanziaria2009.acs.enea.it

79 ISTAT (2008, 2009, 2010), Sistema di Indicatori Territoriali, Popolazione famiglie residenti al 31.12, per anni 2008, 2009, e 2010.

  Figura 12.2: Valore medio degli investimenti effettuati per il triennio 2008-2010 per famiglia residente, suddivisi per Regione

12.2

Fonte: ENEA

11.4 Gli strumenti finanziari a supporto dell’efficienza energetica: siamo già al mercato privato?

Prendendo a esempio i risultati ottenuti con il VAN di un intervento in efficienza energetica, un intervento pubblico può produrre due effetti: ridurre l’importo dell’investimento o può contribuire ad incrementare i “ricavi” dell’investimento. Nel primo caso si va a diminuire la componente negativa iniziale attraverso contributi in conto capitale o a fondo perduto, concessi dallo Stato nella fase iniziale o scaglionati nel tempo (es. DF 55%); nel secondo si accresce la componente positiva garantendo un tasso di attualizzazione inferiore a quelli di mercato. Inoltre, come per le fonti rinnovabili, anche per la promozione dell’efficienza energetica sono stati elaborati dei meccanismi di mercato, spesso basati proprio sui certificati bianchi, dove il numero di titoli ottenuti è proporzionale ai risparmi energetici conseguiti. Tra le principali motivazioni alla base degli incentivi vi è la portata degli effetti connessi all’efficienza energetica, i cui benefici economici si estendono al di là della diminuzione del costo delle bollette, contribuendo ad esempio allo sviluppo economico e alla creazione di posti di lavoro difficilmente delocalizzabili. Andrebbero infatti approfonditi anche gli effetti economici correlati agli interventi di risparmio energetico, aspetto che il decisore pubblico può determinare attraverso la redistribuzione dei benefici tra famiglie e imprese, per aree geografiche o per settori economici. I risultati di queste scelte possono ad esempio includere una riduzione dei costi per le famiglie a basso e medio reddito o incentivi alle piccole imprese, prevedere nuove opportunità occupazionali per i lavoratori svantaggiati o compensare le perdite sofferte dai settori meno efficienti. Unendo ai benefici di ordine sociale quelli ambientali e quelli associati alla potenziale capacità degli interventi di efficienza energetica di riuscire a ripagarsi da sé, l’intervento pubblico trova ancora un valido motivo di esistere, anche se devono essere differenti rispetto al passato le modalità e l’intensità di aiuto. A livello europeo, ad esempio, è in corso una forte promozione di tutte quelle iniziative che possono essere di supporto allo sviluppo di un mercato privato dell’efficienza energetica. In particolare, ad oggi, le partnership pubblico-private sono lo strumento considerato utile a stimolare la ripresa economica e a sviluppare un mercato privato. Già nel 2009 la Commissione Europea nell’ambito del VII Programma Quadro di ricerca lanciava tre partenariati pubblico-privati (PPP) al fine di promuovere la competitività e sostenere l’occupazione, garantendo al tempo stesso la trasformazione verso un’economia più verde e sostenibile. Alla conclusione della prima fase dei progetti PPP, la Commissione considera ancora attuale il problema della presenza di barriere non tecnologiche alla diffusione industriale dei nuovi prodotti. Per questo, sono stati presentati nuovi piani pluriennali di partenariati pubblico-privati che identificano le priorità di ricerca per il periodo 2014-2020 (Horizon 202067) che sono tuttora in fase di consultazione con gli stakeholders. In generale si può parlare di partenariato pubblico privato (PPP) quando un servizio pubblico o un’opera pubblica o di pubblica utilità sono realizzati tramite una partecipazione attiva di soggetti privati, durante tutto il ciclo di vita dell’opera68. Tipicamente è possibile suddividere i progetti sviluppati tramite PPP sulla base o meno di generare introiti commerciali in grado di coprire il costo dell’investimento. Per le ragioni espresse in precedenza, gli interventi in efficienza energetica rientrano tra i progetti in grado di autosostenersi. Di conseguenza questo tipo di approccio è stato considerato uno strumento in grado di offrire un contributo importante per il raggiungimento degli obiettivi al 2020, anche grazie a un supporto normativo già definito.

La nuova Direttiva Europea sull’efficienza energetica

 

La Direttiva Europea 2012/27/UE del 25/10/2012 sull’Efficienza Energetica (Energy Efficiency Directive -EED) nasce per garantire il raggiungimento degli obiettivi di riduzione e risparmio del 20% entro il 2020. Al suo interno sono raccolte alcune iniziative che avranno importanti riscontri sui settori di cui trattasi. Per il settore privato, è importante sottolineare l’obbligo per tutte le imprese che non sono PMI di sottoporsi ogni 4 anni ad audit energetici, “svolti in maniera indipendente da esperti qualificati e/o accreditati secondo criteri di qualificazione, o eseguiti e sorvegliati da autorità indipendenti conformemente alla legislazione nazionale”, per assicurare la massima trasparenza e soprattutto il massimo ritorno in termini di efficienza. Le imprese che non sono PMI e che attuano un sistema di gestione dell’energia (es. ISO 50001) o ambientale (es. ISO 14001) — certificato da un organismo indipendente secondo le pertinenti norme europee o internazionali — sono esentate dai requisiti di cui al paragrafo 4, a condizione che gli Stati membri assicurino che il sistema di gestione in questione includa un audit energetico sulla base dei criteri minimi fondati sull’allegato VI della Direttiva. Gli Stati Membri saranno chiamati anche a facilitare e promuovere un uso efficiente dell’energia anche da parte di piccoli clienti di energia e dalle utenze domestiche, incoraggiando anche cambiamenti comportamentali, ad esempio attraverso forme di incentivazione fiscale. Le imprese energetiche di pubblica utilità, i distributori di energia e le società di vendita di energia al dettaglio saranno chiamate a rispettare nel periodo 2014-2020 un obiettivo cumulativo di risparmio energetico, pari almeno all’1,5% annuo sul volume totale dell’energia venduta ai consumatori. Ogni Stato membro dovrà istituire un regime nazionale obbligatorio di efficienza energetica per garantire che distributori di energia e/o le società di vendita di energia al dettaglio conseguano, entro la fine del 2020, un obiettivo cumulativo di risparmio sugli usi finali dell’energia dell’1,5% sulla media dei volumi complessivi di vendita annuali anche se per questi obiettivi è prevista una certa flessibilità.

67 http://ec.europa.eu/research/horizon2020/index_en.cfm?pg=home&video=none

68 Il PPP non è definito né a livello nazionale né a livello comunitario, indica una vasta gamma di modelli di cooperazione tra il settore pubblico e quello privato. Per approfondimenti è possibile consultare il sito http://www.utfp.it

 

La Direttiva propone un ruolo molto importante anche per la Pubblica Amministrazione che, per i suoi edifici a partire dal primo gennaio 2014, dovrà rinnovare annualmente almeno il 3% della superficie coperta utile degli “edifici riscaldati e/o raffrescati posseduti ed occupati dal Governo centrale”, sia solo occupato che di proprietà, adeguandoli quantomeno ai requisiti minimi di prestazioni energetiche stabiliti. La norma sarà applicata in un primo momento a tutti gli edifici statali con una superficie coperta utile superiore ai 500 mq, abbassando la soglia a 250 mq a partire dal luglio del 2015, ma gli stati membri potranno anche decidere di coinvolgere le amministrazioni di livello inferiore. Inoltre è stato stabilito anche un impegno per gli acquisti pubblici affinché sia previsto l’utilizzo di prodotti, servizi ed immobili ad alta efficienza energetica e, in caso di bandi di gara per appalti di servizi con un contenuto energetico significativo, sia valutata la possibilità di concludere contratti di rendimento energetico a lungo termine che consentano consistenti risparmi. In Italia, la legge di conversione del Dl 7 maggio 2012, n.52, recante disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica (Spending Review) all’articolo 14 stabilisce che le pubbliche amministrazioni, entro 24 mesi “sulla base delle indicazioni fornite dall’Agenzia del demanio, adottano misure finalizzate al contenimento dei consumi di energia e all’efficientamento degli usi finali della stessa, anche attraverso il ricorso ai contratti di servizio energia69 (…), e anche nelle forme dei contratti di partenariato pubblico privato (…). L’affidamento della gestione dei servizi energetici(…) deve avvenire con gara a evidenza pubblica (…)”. MLEI – PDA Nel servizio energia vi è la totale assunzione di responsabilità da parte di un soggetto terzo (la ESCo), che libera il beneficiario (in questo caso la pubblica amministrazione) da ogni rischio finanziario e soprattutto consente di ripagare l’intervento grazie ai risparmi conseguiti. In questo modo, le pubbliche amministrazioni possono realizzare interventi di efficientamento anche in assenza di risorse finanziarie proprie e con solo capitale privato. Il contratto di partenariato pubblico privato è un “contratto avente per oggetto una o più prestazioni quali la progettazione, la costruzione, la gestione o la manutenzione di un’opera pubblica o di pubblica utilità, oppure la fornitura di un servizio, compreso in ogni caso il finanziamento totale o parziale a carico di privati, anche in forme diverse, di tali prestazioni, con allocazione dei rischi ai sensi delle prescrizioni e degli indirizzi comunitari vigenti”

Il quadro che si delinea è di un intervento da parte dei privati, per capitali, servizi e tecnologie sul patrimonio pubblico. In questa situazione, stante anche la presenza di incentivi che si rifanno sulle tariffe dell’energia, il pubblico può essere in grado di contenere fortemente le proprie spese energetiche, migliorando al tempo stesso la qualità delle strutture.

Il settore privato, invece, riesce ad acquisire e testare le competenze tecniche e finanziarie necessarie poi a costruire un mercato privato dell’efficienza energetica, eliminando le barriere ancora presenti. I partenariati sono previsti anche a livello europeo, inserendosi in particolare in quel filone di attività rivolte alle amministrazioni locali. A livello europeo sono state create le strutture PDA (Project Development Assistance Facilities) con lo scopo di aiutare le autorità pubbliche a raggiungere i loro obiettivi di pianificazione energetica (sostenibile). Lo scopo di una PDA è garantire il sostegno all’ente pubblico in tutte quelle attività necessarie a preparare e mobilitare gli investimenti, quali studi di fattibilità, la gestione dei rapporti con le parti interessate, l’ingegneria finanziaria, la redazione del “business plan”, la definizione delle specifiche tecniche e delle procedure di appalto, per una dimensione finanziaria degli interventi che può andare da qualche migliaio di euro a diversi milioni.

Figura 11.6: Le PDA facilities introdotte con il programma “Intelligent Energy70

11.6

69 Il “contratto servizio energia” è una particolare tipologia contrattuale che può essere proposta nell’ambito della fornitura di un servizio energetico. I requisiti e le prestazioni che qualificano il contratto servizio energia sono contenuti nell’Allegato 2 del Dlgs 115/2008.

70 http://ec.europa.eu/energy/intelligent/getting-funds/elena-financing-facilities/index_en.htm

MLEI-PDA

È una linea di finanziamento all’interno del programma Energia intelligente per l’Europa (IEE) per la creazione di strutture di assistenza per lo sviluppo di progetti (PDA facilities) per gli investimenti in energia sostenibile a livello locale. L’obiettivo è quello di assistere le autorità pubbliche – regioni, città, comuni o raggruppamenti di coloro – e gli enti pubblici per lo sviluppo di progetti di energia sostenibile bancabili71. Il finanziamento concesso, minimo 400.000 Euro, è sottoposto al vincolo di veder bandita la gara per la realizzazione dell’intervento entro tre anni, pena la restituzione di quanto ricevuto.

Il fondo ELENA

È un programma di assistenza tecnica gestito dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Lo scopo del fondo è di fornire assistenza tecnica alle amministrazioni pubbliche per investimenti sul proprio territorio orientate alla diminuzione delle emissioni di gas serra. Comprende il finanziamento di studi di fattibilità, analisi di mercato, l’elaborazione di piani finanziari, audit energetici e la predisposizione di piani d gara per appalti pubblici ma anche la definizione di programmi e politiche energetiche. Il fondo garantisce la copertura del 90% di questi costi iniziali ma richiede un effetto leva di un fattore pari almeno a 20 tra investimento iniziale e investimenti successivi, per interventi di taglia intorno ai 50 milioni di euro.

Il fondo ELENA – KfW

È un fondo pilota istituito per sostenere iniziative di minore dimensione. Lo strumento è gestito dal gruppo bancario tedesco KfW che fornisce assistenza tecnica e sovvenzione a quelle banche locali che decidono di finanziare investimenti locali nelle fonti di energia rinnovabili e dell’efficienza energetica per edifici pubblici e privati (inclusi alloggi privati, abitazioni sociali e illuminazione pubblica), per la costruzione di reti di teleriscaldamento, nel settore dei trasporti, nel settore ICT e altro.

Il fondo CEB – ELENA

Il fondo CEB-ELENA si rivolge a quegli enti pubblici che intendono sviluppare l’efficienza energetica e/o progetti di energia rinnovabile nel campo “dell’edilizia sociale” al quale è improntata l’assistenza tecnica fornita dal CEB-ELENA. Pertanto, consente agli enti pubblici che non ne avrebbero la capacità finanziaria, di investire per attività di miglioramento dell’efficienza energetica negli alloggi sociali esistenti o negli edifici pubblici, come la sostituzione delle finestre, la ristrutturazione delle facciate e dei tetti, nonché la riqualificazione delle reti di teleriscaldamento urbano.

Anche in questo caso, tra le attività ammissibili vi sono quelle relative al perfezionamento di studi di mercato e fattibilità, business plan, audit enegetici, la preparazione di procedure di gara e di modelli contrattuali.

Fondo Marguerite

Il Fondo Marguerite72 svolge le stesse funzioni per la parte relativa ai trasporti ibridi.

Il fondo europeo per l’efficienza energetica EEE-F

Nasce a fine 2010 su proposta della Commissione Europea. Il fondo ha ricevuto in dote circa 146 milioni di Euro proveniente dall’European Energy Programme for Recovery e integra agli aspetti finanziari, un’assistenza tecnica (TA) e misure di informazione. È un fondo aperto a tutti Stati membri e ad altre istituzioni finanziarie pubbliche e private, in Italia vi ha aderito la Cassa Depositi e Prestiti. L’EEEF investe in progetti di risparmio energetico, efficienza energetica e energie rinnovabili, soprattutto in ambito urbano73 che siano in grado di soddisfare le normali richieste del mercato finanziario. Il Fondo segue infatti i principi di sostenibilità e fattibilità tipici delle istituzioni finanziarie a cui aggiunge anche considerazioni ambientali. Per questo ha previsto ingenti investimenti per le attività di assistenza tecnica, offerte dall’iniziativa congiunta ELENA (European Local Energy Assistance). Dell’intera dotazione, circa 20 milioni di euro sono stati destinati all’assistenza connessa alla predisposizione tecnica e finanziaria dei progetti che vogliono sviluppare partenariati pubblico/privati. I fondi sono utilizzati per coprire il 90% dei costi iniziali, con l’obiettivo di realizzare programmi di un importo pari ad almeno 50 milioni di euro e un fattore leva pari almeno a 20.

 

71 http://ec.europa.eu/energy/intelligent/getting-funds/call-for-proposals/how-to-apply/index_en.htm

72 http://www.margueritefund.eu/fundoverview.php?pageid=6

73 Gli investimenti, proposti da autorità locali e regionali, possono includere misure di risparmio energetico in edifici pubblici e privati, impianti di cogenerazione ad alto rendimento, impianti di teleriscaldamento o per il raffrescamento, interventi sul trasporto urbano, la modernizzazione di infrastrutture pubbliche quali l’illuminazione e le “smart grid” e investimenti nelle energie rinnovabili con un potenziale innovativo per la crescita.

 

La facility ha l’obiettivo di migliorare l’accesso ai finanziamenti (pubblici e privati) diminuendo il rischio collegato a tali investimenti, grazie alla rigorosa progettazione dell’intera architettura di progetto.

JESSICA – Joint European Support for Sustainable Investment in City Areas

I Fondi utilizzati per le iniziative di carattere energetico attingono anche dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), che prevede tra le attività la promozione di investimenti pubblici e privati volti a ridurre le disparità esistenti tra le diverse regioni dell’Unione europea. Oltre alle iniziative dirette, lo strumento FESR può sovvenzionare programmi finanziari promossi dagli Stati membri. Questi nominano un’autorità di gestione (a livello nazionale, regionale o ad altro livello) che provvederà a informare i potenziali beneficiari, selezionare i progetti e, in generale, monitorarne l’implementazione. Gli investimenti in questione, che possono assumere la forma di fondi propri, prestiti e/o garanzie, sono effettuati tramite fondi di sviluppo urbano e, se necessario, attraverso fondi di partecipazione.

In quest’ambito JESSICA è un’iniziativa della Commissione europea (tramite il FESR) realizzata in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa (CEB) orientata alla promozione dello sviluppo urbano sostenibile mediante meccanismi di ingegneria finanziaria. Il metodo previsto prevede l’accorpamento delle sovvenzioni destinate ai programmi di riqualificazione e sviluppo urbano (compreso il settore dell’edilizia popolare), con i prestiti e i finanziamenti da parte di banche, migliorando di fatto l’accesso al credito per gli attori che si occupano della riqualificazione urbana. I contributi del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) vengono allocati a Fondi per lo sviluppo urbano (FSU) che li investono in partenariati pubblico-provato o altri progetti inclusi in un piano integrato per lo sviluppo urbano sostenibile. Tali investimenti possono essere concessi sotto forma di azioni, prestiti e/o garanzie. L’iniziativa JESSICA assicura la sostenibilità a lungo termine della sua azione attraverso il carattere rotativo del contributo nei progetti; i rendimenti degli investimenti sono reinvestiti in nuovi progetti di sviluppo urbano, con un evidente effetto moltiplicativo. JESSICA promuove lo sviluppo della sostenibilità urbana offrendo sostegno a progetti nelle seguenti aree delle infrastrutture urbane, inclusi i trasporti, per i siti e il patrimonio culturale, per il risanamento di aree dismesse, la creazione di nuovi spazi commerciali per i settori PMI, IT e/o R&D, la realizzazione di edifici universitari e il potenziamento dell’efficienza energetica. Ad oggi l’iniziativa JESSICA è in corso di attuazione in diversi Stati e regioni dell’Unione Europea.

Le iniziative collegate alla BERS

Anche per quanto riguarda la regione di competenza della Banca Europea per la Ricostruzione e lo sviluppo74, diversi studi evidenziano un potenziale di mercato dell’efficienza energetica. Ciò nonostante questo potenziale economico non viene utilizzato e la presenza di una serie di barriere frena anche qui gli investimenti. I progetti ammissibili, rivolti al settore dell’efficienza energetica nell’industria possono riguardare impianti di cogenerazione “on site” per l’utilizzo di calore per i processi e di elettricità, interventi di miglioramento tecnologico degli impianti di produzione e di distribuzione del vapore e/o dell’aria compressa, interventi di recupero del calore dai processi produttivi, interventi sull’isolamento termico, interventi sui motori elettrici, il miglioramento dell’efficienza dei sistemi illuminanti e l’introduzione o il miglioramento dei sistemi di controllo e gestione dell’energia.

L’attuale sistema incentivante della BERS prevede:

 I Climate Investment Funds (CIF), strumenti di finanziamento globali volte a promuovere e sostenere la transizione verso basse emissioni di carbonio e lo sviluppo resistente ai cambiamenti climatici con investimenti erogati attraverso banche multilaterali di sviluppo (BMS).

 Un nuovo programma per supportare le aziende ad attuare Sistemi di Gestione integrata dell’efficienza energetica (EEMS).

 Un programma per il cofinanziamento fino al 50 per cento per l’acquisto di attrezzature / strumentazione e il costo di installazione relativa a EEMS in determinati settori.

 il Programma regionale per l’efficienza energetica per il settore Corporate – per fornire il supporto di audit energetico per il comparto agro-alimentare;

 Un programma di efficienza energetica per il settore pubblico.

74 http://www.ebrd.com/pages/homepage.shtml

 

Project Bond ed efficienza energetica

La “Europe 2020 Project Bond Initiative” è stata lanciata nel 2011 dalla Commissione Europea all’interno della strategia 2020 per una crescita “intelligente sostenibile e inclusiva”. L’iniziativa prevede l’utilizzo di “nuovi” strumenti finanziari, i project bond, vale a dire dei prestiti obbligazionari emessi all’interno di operazioni di finanza di progetto (project financing) con cui si vanno a coprire le necessità di finanziamento a lungo termine di progetti di grandi dimensioni, promossi in alcuni settori chiave delle infrastrutture, compresa l’energia. I flussi di cassa previsti dalla gestione dell’opera devono poter garantire il rimborso del finanziamento e le garanzie prestate sono collegate esclusivamente al progetto finanziato. Il project bond interviene dalla fase di realizzazione dell’opera, a differenza di una classica obbligazione e tra i progetti potenzialmente eleggibili sono previsti anche quelli di efficienza energetica. In questo caso, come già visto per altri strumenti, la particolarità dell’intervento sarà connessa alla necessità di aggregare più interventi, sparsi sul territorio e riconducibili a un numero elevato di soggetti diversi. Anche qui sarà necessario definire strumenti progettuali in grado di rendere accessibili questi progetti al mercato privato dei capitali. La European Investment Bank75, nella fase pilota, fornisce un finanziamento o una garanzia sui bond per aumentare la probabilità di rimborso del debito da parte della società veicolo, riducendo i rischi legati alla generazione di cash flow da parte del progetto, sia nella fase di costruzione sia nella successiva fase operativa. Il finanziamento o la garanzia offerta dalla EIB rappresenta una percentuale del totale finanziato tramite project bond, fino a un massimo del 20% di tutto il debito senior che, se utilizzata, la linea di credito della EIB prende la forma di debito subordinato, a sua volta rimborsato tramite la generazione di cash flow del progetto e in via anticipata rispetto all’equity. Gli obiettivi della fase pilota di questa iniziativa sono quelli di stimolare l’investimento nei settori delle infrastrutture ritenuti strategici a livello UE e di incentivare l’intervento di capitali privati su progetti a medio lungo termine, che siano in grado di generare un cash flow stabile e un ritorno economico sufficiente a ripagare e remunerare adeguatamente gli investimenti. L’obiettivo è quello di attrarre una categoria di investitori che in Europa difficilmente entrerebbero in questo genere di progetti, evitando comunque di creare nuovi strumenti finanziari potenzialmente pericolosi per gli investitori. La normativa comunitaria, illustrata in precedenza, è già stata recepita in Italia attraverso il Dl 24 gennaio 2012, n. 1: il decreto ha modificato l’articolo 157 del Testo unico sugli appalti pubblici (D.lgs 163/2006) con l’introduzione per le società di progetto della possibilità di emettere titoli di debito, previa autorizzazione degli organi di vigilanza. I project bond potranno però essere sottoscritti esclusivamente dagli investitori qualificati e non potranno essere trasferiti a soggetti diversi da essi (come ad esempio fondi pensione).

11.5 Conclusioni

L’efficienza energetica potrebbe essere un ottimo investimento per i finanziatori privati. Offre infatti interessanti prospettive per quanto riguarda il ritorno economico, contribuisce in misura significativa allo sviluppo sociale e alla tutela ambientale e gode ancora di una serie di incentivi e possibilità offerte dai principali soggetti istituzionali europei. Nell’attuale fase di transizione da un periodo di meccanismi di mercato a un mercato privato dell’efficienza energetica è il settore pubblico che deve svolgere una funzione di traino nei confronti delle famiglie e delle imprese ma, diversamente dal passato, può farlo senza dover investire ingenti risorse finanziarie a fondo perduto. Le risorse pubbliche, infatti, sono sempre più scarse e dovrebbero essere indirizzate verso quelle situazioni in cui esiste un rischio di creare distorsioni, come ad esempio la lotta alla povertà energetica. Per quei progetti che possono risultare profittevoli, esistono già oggi una serie di strumenti e meccanismi in grado di attrarre gli investitori privati, in questo caso gli incentivi servono principalmente a mitigare il rischio associato e a rendere profittevoli anche quegli interventi che altrimenti dovrebbero essere sostenuti interamente dai governi. Questi ultimi dovranno essere capaci di guidare la transizione e l’ingresso degli operatori finanziari evitando il più possibile la creazione di strumenti speculativi. Gli attuali trend di crescita dei costi dell’energia, il miglioramento delle tecnologie di controllo e trasmissione dei dati e l’esperienza guadagnata dal settore finanziario in questa fase di transizione, rappresentano influenti driver per lo sviluppo di un mercato privato dell’efficienza energetica.

75 http://ec.europa.eu/economy_finance/financial_operations/investment/europe_2020/index_en.htm

Fonte:ENEA

 

11.3 Il problema del risparmio energetico nel settore industriale

Il tema dell’efficienza energetica nei processi industriali è comunque di grande attualità, ad esempio la proposta di Strategia Energetica Nazionale (SEN) pone l’efficienza energetica come priorità, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti associati. Per la maggior parte dei casi il costo marginale di produzione di energia da fonti alternative è superiore a quello del risparmio energetico, ma gli investimenti contabilizzati nei sistemi di produzione sono di gran lunga più alti. Secondo quanto dichiarato dall’ABI Lab65 dal 2007 al 2011 incluso si è avuta un’erogazione di credito nei confronti delle fonti rinnovabili e per l’efficienza energetica di circa 20 miliardi di euro. Di questi, solo 500 milioni sono stati erogati per l’efficienza energetica. In un investimento di EE, il ritorno non è caratterizzato da nuovi ricavi quanto dai minori costi sostenuti in futuro e si basa proprio sull’esistenza di consumi energetici di un’attività per produrre cash flow anche in futuro. L’azienda finanziata, ma anche il consumatore finale o la pubblica amministrazione, deve prevedere che questi risparmi siano in tutto o in parte utilizzati per ripianare il capitale investito, con un meccanismo in cui di solito si inserisce l’attività delle ESCo. In un periodo congiunturale difficile, dove anche la possibilità di accedere al credito da parte delle imprese ha segnato un forte rallentamento, il sistema finanziario preferisce evidentemente orientarsi verso quegli interventi in grado di generare un flusso di cassa in modo svincolato dall’attività tipica dell’impresa. In questo senso, un impianto alimentato a fonti rinnovabili può continuare a produrre reddito anche quando l’attività d’impresa è ferma per mancanza di commesse.

Figura 11.5: Percentuale netta di imprese manifatturiere che sperimentano un peggioramento delle condizioni di accesso al credito. Gennaio 2011 – Marzo 2012

11.5

Fonte: ISTAT Rapporto annuale 2012 – La situazione del Paese

Gli incentivi si orientano quindi a ridurre il più possibile il tempo di ritorno degli investimenti in efficienza energetica, anche attraverso degli aiuti “indiretti”. Ad esempio, il governo inglese ha previsto una serie di tecnologie ad alta efficienza che godono di un ammortamento fiscale ridotto a un solo anno66.

 

65 http://qualenergia.it/articoli/20121026-il-problema-accesso-al-credito-per-rinnovabili-ed-efficienza_energetica

66 http://etl.decc.gov.uk/etl/about/

Fonte: ENEA

 

11.2 Le famiglie non sono (ancora) il motore dell’efficienza energetica

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L’acquisto di beni e servizi attraverso il ricorso al credito52 è una pratica largamente diffusa che, fino a tutto il 2008, ha goduto di una forte espansione anche grazie a un contesto reso favorevole dall’evoluzione dei tassi d’interesse e dall’innovazione dell’offerta.

A seguito della crisi, la Banca d’Italia ha rilevato che tra il 2008 e il 2010 è diminuita la quota di famiglie indebitate sia per una riduzione della domanda, sia per condizioni più restrittive dell’offerta.

La situazione del credito del mercato immobiliare

Il calo nell’erogazione dei finanziamenti ha riguardato principalmente i mutui, per una combinazione delle due componenti, domanda e offerta.

Figura 11.1: Mutui stipulati – Anni 1997-2011 (valori assoluti)

11.1

Fonte: ISTAT “Indagine sull’attività notarile 2011”

Le condizioni di offerta da parte degli intermediari hanno registrato un irrigidimento connesso al peggioramento delle condizioni di accesso alle fonti di finanziamento e all’inasprimento dei vincoli di bilancio53.

52 http://www.bancaditalia.it/servizi_pubbl/conoscere/credito

53 La crisi e le famiglie italiane: un’analisi microeconomica dei contratti di mutuo (Roberto Felici, Elisabetta Manzoli e Raffaella Pico) in Questioni di Economia e Finanza, Banca d’Italia  

Figura 11.2 : Compravendite (convenzioni contenute negli atti notarili) di unità immobiliari per tipologia di utilizzo e trimestre, variazioni percentuali

11.2

Fonte ISTAT “Statistiche flash”, Mercato immobiliare: compravendite e mutui negli archivi notarili (dicembre 2012)

La compravendita di abitazioni, a cui si collega la domanda di mutui, sconta la fase negativa del ciclo economico, caratterizzata da un aumento del tasso di disoccupazione e dalla riduzione dei redditi delle famiglie, cui si aggiunge il seppur lieve calo dei prezzi di vendita, che determina spesso il rinvio della vendita da parte delle famiglie, in attesa di condizioni migliori. In una fase di forte contrazione del mercato immobiliare, sarebbe opportuno elaborare degli strumenti finanziari che siano in grado di fornire il capitale necessario a incrementare l’efficienza energetica dell’immobile senza intaccare la capacità di credito del richiedente il finanziamento per l’acquisto dell’abitazione. Ad esempio, un po’ come per le ESCo, la copertura di questa parte del finanziamento potrebbe arrivare proprio dai minori costi energetici54. Questo tipo di intervento presuppone anche un’indagine approfondita sui consumi dell’abitazione, accompagnata da una valutazione indipendente, che nel nostro Paese è già prevista dalla Direttiva sulla certificazione energetica degli edifici e che si tradurrebbe in una maggiore diffusione di questo strumento. 54 Seguendo la definizione data dalla Direttiva europea 32/2006, una “società di servizi energetici (ESCO) è una persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici e/o altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica nelle installazioni o nei locali dell’utente e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario. Il pagamento dei servizi forniti si basa (totalmente o parzialmente) sul miglioramento dell’efficienza energetica conseguito e sul raggiungimento degli altri criteri di rendimento stabiliti;

Le banche, le assicurazioni e gli operatori finanziari conoscono già le opportunità derivanti dall’efficienza energetica, ma non sono ancora riusciti a trovare il giusto equilibrio tra meccanismo finanziario e strumento tecnologico per immettere sul mercato delle offerte legate all’efficienza energetica. Un esempio interessante è offerto da uno studio della Deutsche Bank American Foundation55 per il mercato immobiliare americano. Lo studio comprende infatti anche dei suggerimenti specifici su come i creditori possano incorporare il risparmio di energia nel loro processo di sottoscrizione. Un progetto simile è stato lanciato nel novembre di quest’anno dall’Energy Technology Institute inglese e fa parte dello Smart Systems and Heat (SSH) technology programme56. Il progetto si propone di valutare in che modo la domanda di calore e di energia elettrica dei consumatori possa essere soddisfatta in maniera più efficace attraverso un lavoro di modellazione energetica. Con esso si vuole ottenere un supporto utile alle imprese a definire la fornitura di servizi energetici e dei prodotti integrati di cui il mercato avrà bisogno nella sua evoluzione dettata dalla “roadmap” al 2050. In questo settore l’obiettivo per tutti è quello di riuscire a standardizzare questi strumenti; solo in questo modo, infatti, si potrà aprire un mercato “al dettaglio” dell’efficienza energetica

55 Recognizing the Benefits of Energy Efficiency in Multifamily Underwriting – https://www.db.com/usa/content/en/ee_in_ multifamily_underwriting.html

56 http://www.eti.co.uk/technology_programmes/smart_systems_and_heat

La situazione del credito al consumo

Il ricorso al credito al consumo, al contrario, è rimasto pressoché stabile o addirittura aumentato per le famiglie con livelli di reddito modesti57. Sono diminuite le erogazioni per l’acquisto di beni a maggior valore e la complessiva diminuzione del reddito a disposizione delle famiglie ha di fatto peggiorato la qualità dei prestiti58. Per il credito al consumo sono spesso le grandi catene di distribuzione, o direttamente i produttori, a proporre delle forme di incentivazione all’acquisto attraverso finanziamenti a tasso agevolato (fino a un tasso zero) e ciò che caratterizza l’erogazione di questi di finanziamenti sono le strategie di vendita o di penetrazione nel mercato delle singole imprese, non certo un’analisi tecnologica della minore o maggiore efficienza associata al singolo bene. Ovviamente il credito al consumo è largamente disponibile sia per elettrodomestici che per automobili a maggiore efficienza, ma raramente il consumatore finale è incentivato ad acquistarli, se si escludono gli incentivi pubblici erogati direttamente (incentivo economico per l’acquisto) o indirettamente (ad esempio nel caso dei certificati bianchi). Se l’acquisto di elettrodomestici è facilitato da pagamenti rateali, per le automobili sono disponibili prestiti erogati da società finanziarie o banche spesso di proprietà delle case automobilistiche59. Le norme europee sull’efficienza energetica hanno comunque contribuito in misura sostanziale alla diffusione di apparecchi più efficienti, ma è comunque rimasto tuttora a carico dell’acquirente (consumatore finale) l’onere di procedere a un’analisi di convenienza economica e finanziaria. In pratica, anche se esiste un’informazione obbligatoria sulla quantità di risparmio potenzialmente ottenuta dall’acquisto di un bene anziché un altro (elettrodomestici, ma anche autovetture), raramente è offerto un servizio di valutazione della convenienza economica che si ha tra il maggiore esborso iniziale per l’acquisto del bene e i risparmi di energia espressi in minori uscite, attualizzate. In questo contesto sono auspicabili due possibili sviluppi. Il primo vede l’introduzione di forme di prestito specifiche per i prodotti ad alta efficienza energetica, con un costo per l’utente più basso rispetto ai prodotti tradizionali60, ad esempio offerte di “renting” (noleggio a lungo termine) agevolate per le automobili ad alta efficienza. Il secondo l’estensione del credito al consumo privato per altre tipologie di prodotto, quali le caldaie ad alta efficienza, le pompe di calore, il solare termico o gli interventi di isolamento termico. In questa fase appare ancora evidente la necessità di ricorrere al sostegno pubblico o di istituzioni filantropiche quali fonti di miglioramento del credito. In particolare, l’analisi degli strumenti di finanziamento ha evidenziato un numero elevato di strumenti di incentivazione pubblici affiancati da un numero crescente di iniziative miste pubblico-private.

La “fuel poverty”

Gli attuali meccanismi di incentivazione dell’efficienza energetica rivolti alle famiglie, per la maggior parte si basano sulla possibilità di generare reddito soggetto a tassazione (da parte di uno o più componenti del nucleo familiare). Gli sgravi concessi si ribaltano poi sulla fiscalità generale, distribuendosi sull’intera collettività. Riuscire a mantenere collegati sgravi e imposte è importante per evitare possibili traslazioni dell’imposta verso quei soggetti che non potranno comunque beneficiare dello sgravio (ad esempio aumento dell’IVA per finanziare la detrazione del 55%). Per quegli incentivi che sono erogati grazie a contributi tariffari a carico di tutti gli utenti dei servizi elettrici o del gas, gli effetti “distorsivi” si presentano quando gli interventi promossi si concentrano quasi esclusivamente sui grandi consumatori di energia (ad esempio i soggetti industriali), garantendo loro dei benefici economici a carico di tutti i consumatori.

Le grandi utenze, anche se inefficienti, nella maggior parte dei casi possiedono comunque i mezzi economici necessari a coprire il costo delle bollette mentre non sempre si può dire lo stesso per i piccoli consumatori, in particolare quelli appartenenti alle fasce deboli della popolazione, ad esempio a rischio di inclusione (o già presenti) nelle fasce più povere della popolazione.

57 L’indebitamento delle famiglie italiane dopo la crisi del 2008 di S. Magri e R. Pico in Questioni di Economia e Finanza, Banca d’Italia

58 Trentatreesima edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio su http://www.prometeia.it

59 Alcune di queste banche hanno ricevuto prestiti agevolati dalla BCE offrendo come sottostante proprio titoli rappresentativi di credito al consumo erogato.

60 In questo caso si renderebbe necessaria la creazione di una lista di categorie di prodotto ad alta efficienza che sia di facile consultazione per il consumatore finale.

 

Figura 11.3: Indicatori di povertà o esclusione sociale in Europa

11.3

Fonte: dati Eurostat

Se è vero che l’incidenza dei contributi ambientali (FER + EE) sul costo dell’energia è ancora molto ridotta61, lo stesso non può dirsi della velocità con cui negli ultimi anni è cresciuto il costo medio dei prodotti energetici. Per questo è possibile prevedere degli aiuti pubblici per contenere i costi dei prodotti energetici (tariffe sociali) o, in alternativa, erogare un bonus monetario a compensazione del costo del gas e dell’energia elettrica62, ma la corresponsione di compensazioni monetarie, da sola, non è in grado di risolvere al meglio il problema. Questo tipo di approccio, in effetti non può essere visto come una soluzione efficace in quanto, mantenendo inalterata la dotazione tecnologica e strutturale delle abitazioni coinvolte, non ne migliora l’efficienza e soprattutto non va minimamente a incidere sulle caratteristiche qualitative della struttura (ad esempio risanamento degli ambienti, infiltrazioni ecc.).

Il problema della “povertà energetica” dovrebbe comunque trovare un momento di confronto, soprattutto in un contesto di generale difficoltà del sistema economico dove, a livello europeo, non sono per nulla incoraggianti i segnali legati a povertà ed esclusione sociale.

 

61 Il totale degli oneri generali di sistema incide meno del 10% sul prezzo dell’energia elettrica per un consumatore tipo (AEEG)

62 In Italia sono già previsti un bonus per l’energia elettrica e uno per il gas, http://www.bonusenergia.anci.it/

Figura 11.4: percentuale di famiglie che dichiarano di non poter riscaldare adeguatamente la propria abitazione

11.4

Anche se sono diversi gli indicatori che sottolineano la crescente importanza del fenomeno, fortemente correlato alla crescita del costo dell’energia63. ad oggi soltanto il Regno Unito ha un quadro politico dedicato alla lotta alla povertà energetica, basato proprio su una definizione riconosciuta del problema. In tale contesto, nel paese sono state lanciate negli anni delle iniziative rivolte a migliorare il comfort energetico delle abitazioni che hanno affiancato, senza sostituirli, i tradizionali strumenti di compensazione. La legge energetica del 2011 ha introdotto il “Green Deal”, un programma nazionale di misure di efficienza energetica nelle case e nelle imprese di piccole e medie dimensioni. La particolarità del meccanismo sta nel “Pay-as-You-Save” per cui i beneficiari ottengono interventi di efficienza energetica con recupero direttamente in bolletta e per un importo comunque inferiore ai risparmi conseguiti dalle misure di efficienza energetica realizzate (Golder rule). Inoltre, a garanzia degli installatori, il meccanismo sarà associato all’abitazione e non a chi la occupa; in caso di compravendita dell’immobile l’obbligo di ripagare il costo del “green deal” ricadrà sul nuovo proprietario che beneficerà degli interventi effettuati. Inoltre, grazie al meccanismo ECO (Energy Company Obligation) i fornitori energetici saranno obbligati ad apportare interventi di isolamento termico negli appartamenti di famiglie che hanno difficoltà economiche, rivalendosi poi attraverso una maggiorazione in bolletta. All’interno del “Green Deal”, per alcune categorie di persone, è previsto anche il “Warm Front Scheme”, attraverso il quale sarà possibile ricevere fino a 3.500 sterline di finanziamento per lavori di isolamento. Inoltre, il “Warm Home Discount Scheme” prevede, sempre per i proprietari o gli affittuari con determinate condizioni di reddito, un contributo per le spese di riscaldamento e un extra contributo per i mesi più freddi o per eventi climatici estremi.

Infine, per evitare duplicazioni nei meccanismi di incentivazione e focalizzarsi meglio sul problema, nel 2011 è iniziato un processo di revisione indipendente della stessa definizione e dei criteri per identificare i soggetti affetti dal problema. I risultati del lavoro64 offrono delle basi preziose anche a chi vorrà definire e misurare la povertà energetica in un diverso Stato membro dell’Unione Europea.

63 http://www.precarite-energetique.org/files/WP3_D8_it.pdf

64 Vedi Hills 2012

Fonte: ENEA

11. Dai meccanismi di mercato al mercato privato dell’efficienza energetica, un’analisi del contesto

11.1 Considerazioni generali sul mercato dei finanziamenti per l’efficienza energetica 

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Gli interventi di efficienza energetica, secondo tutti gli scenari che prevedono una riduzione della concentrazione di CO2 in atmosfera rivestono un ruolo di particolare importanza50. Nonostante ciò, è ancora lontano un mercato dell’efficienza energetica che abbia una struttura e regole stabilite e condivise.

L’efficienza energetica offre la possibilità di ottenere importanti vantaggi economici per chi interviene, trasferendo sulla collettività i benefici ottenuti dai minori consumi di energia. Ad oggi, però, è ancora forte la presenza di barriere e ostacoli. Ad esempio, intervenire sull’efficienza non sempre è sinonimo di comportamento ad alto valore ambientale; le scelte in questo campo si integrano con gli altri settori, fino al punto di “confondersi” con essi e diluire numeri e portata degli effetti. Inoltre, è anche da segnalare la poca razionalità con cui alcuni agenti economici (su tutti le famiglie) ancora operano e che spesso si sposa con una scarsa maturità in termini di presenza sul mercato delle tecnologie efficienti (capacità di farsi conoscere). Il tutto si traduce in costi iniziali di investimento spesso più elevati del normale.

In questo senso, lo sviluppo di strumenti e programmi di finanziamento degli interventi di efficienza e risparmio energetico può rappresentare il vero pilastro per l’abbattimento di alcune delle barriere ancora presenti. Nonostante gli interventi di risparmio energetico portino infatti a una minore spesa nella gestione delle utenze, non sempre gli utilizzatori dell’energia dispongono o vogliono impegnare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione degli interventi, soprattutto durante un prolungato periodo di difficoltà economiche e finanziarie.

Tipicamente, gli investimenti in efficienza energetica possono essere intrapresi dalle famiglie, per il residenziale e per i trasporti, dalle aziende e dalla pubblica amministrazione. Se quest’ultima sconta le attuali politiche di bilancio di contenimento della spesa (anche se un investimento in efficienza energetica nasce proprio con questo obiettivo), le famiglie e ancor più il settore industriale non considerano ancora pienamente l’efficienza energetica tra le opzioni di scelta del portafoglio di investimenti. Le prime per motivi spesso legati a una limitata disponibilità di informazioni e alla difficoltà di riuscire a valutare correttamente la sostenibilità finanziaria degli investimenti, ovvero la capacità dell’intervento di ripagare il capitale investito, o il maggior capitale investito, attraverso la riduzione dei costi dell’energia.

Il settore industriale, invece, rimane focalizzato sulla redditività di breve periodo delle attività “core”, che spesso sono in competizione con gli interventi di efficienza energetica proprio nell’allocazione delle risorse finanziarie a disposizione dell’impresa. Secondo Vattenfall e McKinsey51, gli interventi di efficienza energetica sono realizzati con un profitto o con “costi negativi” per l’utente, vale a dire che si posizionano come i migliori possibili per raggiungere l’abbattimento delle emissioni di gas serra a costi ragionevoli. In questo caso, non dovrebbe sempre essere ovvio il motivo per cui si considera ancora necessario il ricorso agli aiuti pubblici.

Ragionando in termini economici, se questi interventi possono essere realizzati ottenendo dei profitti ragionevoli, l’efficienza energetica dovrebbe essere una questione di finanziamenti tra privati che ricorrono al mercato, ma uno dei settori più importanti del capitalismo globale, quello delle banche private, è stato solo marginalmente coinvolto nel campo dell’efficienza energetica.. La relazione UNEP (2009) su efficienza energetica e settore finanziario sostiene: “L’analisi e il dibattito sulle potenzialità dell’efficienza energetica non sono accompagnati da capitale che fluisce verso quelle opzioni di efficienza energetica, né da una politica chiara e un contesto normativo stabile. Tuttavia, i driver a lungo termine (prezzi dell’energia e cambiamenti climatici) hanno iniziato a sollevare la questione dell’efficienza energetica all’ordine del giorno sia nell’agenda politica e che in quella della finanza privata”. Nonostante ciò ancora oggi quasi tutti gli esempi di programmi di efficienza energetica appartengono a iniziative pubbliche, non a privati.

Vi sono diverse ragioni per cui le istituzioni finanziarie private non partecipano in modo significativo al finanziamento dell’efficienza energetica. La più importante sembra essere la difficoltà di aggregare i piccoli investimenti in pacchetti finanziari in grado di attrarre il loro interesse. A tale proposito l’UNEP (2009) sostiene che “le istituzioni finanziarie del settore privato sono molto interessate all’efficienza energetica… ma è difficile ottenere il livello di scala necessario a rendere le attività specifiche di efficienza energetica attraenti sul mercato, così da garantirsi delle opportunità di finanziamento”, cosa che è accaduta ad esempio per il finanziamento di grandi investimenti in energie alternative, che sollevano l’investitore dai costi di transazione, abbastanza elevati per progetti diffusi sul territorio.

Per la valutazione dell’investimento, utilizzando il tipico strumento del VAN, il valore netto dei risparmi ottenuti nel corso della vita utile di un intervento in efficienza energetica è fortemente influenzato dal tasso di attualizzazione scelto. In questo, se un soggetto pubblico può permettersi di utilizzare un approccio svincolato dalle dinamiche di mercato, le famiglie e le imprese sono necessariamente influenzate da ciò che accade sia per quanto riguarda la disponibilità e il costo delle tecnologie che per gli strumenti finanziari potenzialmente a disposizione.

Mantenendo il più possibile la suddivisione tra strumenti per la Pubblica Amministrazione, le famiglie e il settore produttivo, si vuole qui svolgere un’analisi del mercato finanziario collegato all’efficienza energetica con lo scopo di individuare gli strumenti offerti da soggetti privati o le esperienze in cui il privato ne sia promotore anche in collaborazione con uno o più soggetti pubblici.

50 Piano d’Azione Italiano per l’Efficienza Energetica (2011)

51 The carbon productivity challenge (2008)

Fonte: ENEA

 

 

 

10.4 AGRICOLTURA

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I principali strumenti di incentivazione delle energie rinnovabili, dell’efficienza e del risparmio energetico in questo settore sono quelli previsti nei seguenti provvedimenti:

 

Delibera AEEG EEN 9/11, 28 ottobre 2011

Aggiornamento, mediante sostituzione dell’Allegato A alla deliberazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas 18 settembre 2003, n. 103/03 e successive modifiche ed integrazioni, in materia di Linee guida per la preparazione, esecuzione e valutazione dei progetti di cui all’articolo 5, comma 1, dei decreti ministeriali 20 luglio 2004 e s.m.i. e per la definizione dei criteri e delle modalità per il rilascio dei titoli di efficienza energetica (con modifiche e integrazioni apportate con deliberazioni 24 novembre, EEN 12/11 e 29 dicembre 2011, EEN 14/11).

D. Interministeriale 5 maggio 2011 (IV Conto Energia) “Operativo” fino al 26 agosto 2012

Incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici. Incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici.

La tariffa premiante per impianti fotovoltaici integrati architettonicamente è stata introdotta dal D.M. del 19 febbraio 2007 in quanto si è “Ritenuto opportuno dover orientare il processo di diffusione del fotovoltaico verso applicazioni più promettenti, in termini di potenziale di diffusione e connesso sviluppo tecnologico, e che consentano minor utilizzo del territorio, privilegiando l’incentivazione di impianti fotovoltaici i cui moduli sono posizionati o integrati nelle superfici esterne degli involucri degli edifici e negli elementi di arredo urbano e viario, tenendo tuttavia conto anche dei maggiori costi degli impianti di piccola potenza, nonché di alcune applicazioni specifiche”.

In particolare, per ottenere il premio per l’integrazione architettonica l’impianto deve soddisfare le seguenti caratteristiche:

“Serra Fotovoltaica”: struttura, di altezza minima dal suolo pari a 2 metri, nella quale i moduli fotovoltaici costituiscono gli elementi costruttivi della copertura o delle pareti di un manufatto adibito, per tutta la durata dell’erogazione della tariffa incentivante, a una serra dedicata alle coltivazioni agricole o alla floricoltura. La struttura della serra, in metallo, legno o muratura, deve essere fissa, ancorata al terreno e con chiusure fisse o stagionalmente rimovibili.

Le serre a seguito dell’intervento devono presentare un rapporto tra la proiezione al suolo della superficie totale dei moduli fotovoltaici installati sulla serra e la proiezione al suolo della superficie totale della copertura della serra stessa non superiore al 50%.

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fonte:ENEA

10.3 TRASPORTI

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Negli ultimi anni sono state intraprese numerose azioni sia a livello locale che a livello nazionale finalizzate alla disincentivazione del trasporto privato, alla promozione dell’utilizzo di carburanti a basso impatto ambientale, all’acquisto di veicoli a basso impatto al miglioramento della diversificazione dell’offerta di trasporto collettivo. Di seguito si riportano le iniziative più rilevanti intraprese, negli ultimi anni:

Fondo per la mobilità sostenibile per il triennio 2007-2009

 

Si tratta di un Programma di cofinanziamenti per la mobilità sostenibile rivolto agli Enti Locali, la cui attuazione è demandata a specifici bandi ed Accordi di Programma con una dotazione attuale di circa 239 milioni di euro. Tale stanziamento è stato ripartito in quote del 75% a favore delle aree metropolitane, di cui una quota pari al 5% riservata agli interventi relativi alla promozione della mobilità ciclistica, il 14% a favore dei comuni in aree a rischio di inquinamento atmosferico individuate dalle Regioni e non rientranti nelle aree metropolitane, il 10% per il rifinanziamento di Accordi di Programma già in essere o per il finanziamento di nuovi Accordi di Programma ed una quota residua dell’1% per attività di monitoraggio dei risultati conseguiti.

I.C.S. Iniziativa dei Comuni per il Car Sharing

 

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha contribuito ad avviare recentemente , con un cofinanziamento di circa 500.000 euro, un progetto pilota nazionale di car sharing elettrico, che prevede l’acquisto di 30 vetture elettriche, da distribuire in alcuni dei centri urbani aderenti al circuito ICS, secondo criteri che assicurino visibilità all’iniziativa, e la realizzazione di idonee attività di comunicazione, marketing e monitoraggio.

I.C.B.I. – Iniziativa carburanti a basso impatto ambientale

 

A luglio 2012 sono ripartiti gli incentivi del Ministero per la conversione dei motori Diesel commerciali leggeri in propulsori alimentati contemporaneamente a gasolio e a gas (metano o GPL) e diffusione degli impianti di distribuzione del metano e del gpl, lungo la rete autostradale italiana.

Bike Sharing

 

Nel 2010, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emanato il bando “Bike Sharing e fonti rinnovabili” con il fine di diffondere sempre più la bicicletta quale mezzo di spostamento sistematico. Il Bando è rivolto ai Comuni, Enti gestori dei parchi nazionali e regionali ed è finalizzato al cofinanziamento di investimenti per la realizzazione di progetti di bike sharing associati a sistemi di alimentazione mediante energie rinnovabili, in particolare pensiline fotovoltaiche. A febbraio 2011 è stata pubblicata la graduatoria dei vincitori e i primi 57 progetti verranno cofinanziati con la disponibilità finanziaria prevista dal bando e pari a € 14.000.000 purché portino a compimento gli interventi.

 

Incentivi alla diffusione di veicoli a due ruote a basso o nullo impatto ambientale – Accordo di Programma tra il Ministero e l’Associazione Nazionale Cicli, Motocicli e Accessori (A.N.C.M.A.)

Con l’Accordo di Programma siglato il 30 giugno 2009, con una dotazione di € 13.264.706, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha inteso contribuire alla riduzione delle emissioni in atmosfera derivanti da ciclomotori e motocicli, attraverso il rinnovamento del parco circolante. L’azione posta in essere, infatti, riguarda l’incentivazione alla sostituzione, previa rottamazione, dei ciclomotori vetusti, attraverso l’erogazione agli utenti finali, persone fisiche e giuridiche residenti in Italia, di contributi, differenziati in base alla tipologia di motoveicolo da acquistare. L’Accordo prevede anche incentivi per l’acquisto di biciclette e biciclette a pedalata assistita, ma in questo caso non è prevista la rottamazione. La campagna attivata ha messo a disposizione circa 8 milioni di euro con i quali sono state acquistate circa 57.000 nuove biciclette.

Incentivi a favore di Pubbliche Amministrazioni e Aziende di Pubblica Utilità per l’acquisto e/o leasing di veicoli a minimo impatto ambientale

 

Con il D.M. del 24 maggio 2004 è stata data attuazione all’art. 17 della Legge n° 166 del 1 agosto 2002, prevedendo l’erogazione di finanziamenti per la sostituzione del parco veicolare di Regioni, Enti Locali, loro aziende, società per azioni ed a responsabilità limitata a prevalente capitale pubblico locale esercenti servizi di pubblica utilità. Il cofinanziamento riguarda la sostituzione di veicoli inquinanti con l’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale, a trazione elettrica, ibrida, a metano o GPL, secondo quote di finanziamento variabili in base alla tipologia del veicolo da acquistare e definite dal D.M. attuativo. L’erogazione dei contributi per un totale di 90 milioni di euro, avviene sulla base di un’istruttoria effettuata dalla Cassa Depositi e Prestiti (CC.DD.PP.), alla quale i soggetti potenzialmente beneficiari devono rivolgere istanza di cofinanziamento.

Servizio di Car Sharing per i dipendenti del Ministero Ambiente

 

Nell’ambito delle politiche di sostegno alla mobilità sostenibile in ambito urbano ed al fine di razionalizzare gli spostamenti per motivi di servizio e durante l‟orario di lavoro dei propri dipendenti, la Direzione generale per la Salvaguardia Ambientale ha sottoscritto in data 29 settembre 2008 un accordo con ATAC S.p.A., gestore del servizio di car sharing nel Comune di Roma, al fine di attivare un servizio dedicato ai dipendenti del Ministero.

Incentivi 2010

 

Il D.L. 40/2010 prevedeva un fondo di 300 milioni per l’anno 2010 a sostegno della domanda finalizzata ad obiettivi di efficienza energetica, ecocompatibilità, miglioramento della sicurezza sul lavoro. In particolare, nell’ambito dei trasporti prevedeva incentivi per l’acquisto di motocicli, stanziando 10 milioni di euro, ai quali si aggiungevano 2 milioni di euro stanziati per incentivare l’acquisto di motocicli elettrici/ibridi.

Ferrobonus

 

Il Ministero dei Trasporti con proprio decreto (agosto 2010) ha stanziato 25,7 milioni di euro per favorire il trasporto combinato delle merci e 13 milioni di euro per l’acquisto di mezzi pesanti di ultima generazione. Nello stesso decreto veniva definito il contributo “Ferrobonus” a sostegno di imprese che utilizzano il trasporto combinato o trasbordato su ferro. Con un successivo decreto di modifica/integrazione del precedente (ottobre 2010), il Ministero dei Trasporti definisce le modalità di erogazione del contributo tra cui il valore massimo di due euro per ogni treno/chilometro di trasporto combinato o trasbordato effettivamente percorso sulla rete nazionale nel periodo 15 ottobre 2010 -14 ottobre 2011.

Ecobonus

 

Istituito nel 2002, consiste in un incentivo nazionale rivolto agli autotrasportatori per promuovere il trasporto navale in alternativa a quello su strada. La Finanziaria 2008 aveva stanziato 77 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008, 2009. L’incentivo a sostegno delle Autostrade del Mare è stato prorogato con il D.M. del 31.1.2011, n.27; questa proroga riguardava i viaggi effettuati dal 1 Gennaio al 31 Dicembre 2010.

Fonte: ENEA