Parma lancia la sfida delle EcoFeste, pronto un marchio per tutti gli eventi a rifiuti zero del 2017

Si chiama “EcoFeste Parma 2017” e raccoglie una serie di obblighi e raccomandazioni per limitare l’impronta ambientale degli eventi cittadini puntando tutto sulla riduzione dei rifiuti.387544_1

La città di Parma raccoglie una nuova sfida, dopo gli eccezionali risultati sul fronte della raccolta differenziata che ha sfiorato l’80%, lancia il marchio “EcoFeste Parma 2017” per tutti quegli eventi previsti e attuati tra giugno e dicembre di quest’anno sul territorio comunale. La sfida lanciata dal comune assieme all’’Associazione dei Comuni Vrtuosi’, secondo il bando, ha come finalità “di ridurre gli impatti generati dai vari servizi di accoglienza e ristoro, attraverso l’individuazione di un responsabile interno per la raccolta dei rifiuti, e l’istituzione di apposita organizzazione finalizzata alla riduzione della produzione di rifiuti”. E per raggiungere questo scopo il bando prevede una serie criteri obbligatori e stringenti che trasformano qualsiasi evento, in un evento a rifiuti zero.

Al primo punto c’è la “presenza contenitori ed istruzioni per la raccolta differenziata nei punti di produzione rifiuti (cucina, bar, zona riconsegna vassoi, ecc)”; segue l’individuazione di uno o più siti di stoccaggio per la raccolta dei cartoni; realizzazione ed esposizione di una piantina precisa della dislocazione dei contenitori della raccolta differenziata; raccolta differenziata di carta, vetro, imballaggi in plastica, tetrapak e lattine; raccolta differenziata di rifiuti organici (scarti e avanzi di cibo); raccolta di olii da frittura e conferimento presso i Centri di raccolta Rifiuti Comunali”.

Sul fronte della riduzione dei rifiuti è previsto l’obbligo che l’intero servizio con posate, bicchieri e piatti sia costituito di stoviglie riutilizzabili per tutte le portate “oppure utilizzo piatti, bicchieri e posate (eventualmente anche contenitori per cibo da asporto) biodegradabili e compostabili certificati per ogni portata; acquisto di prodotti con minori imballaggi (es. prodotti alla spina) o con imballaggi differenziabili. Formazione, informazione e comunicazione; ed infine formazione del personale (addetti ai tavoli, alla ristorazione) e nomina di un referente per il progetto “Ecofeste Parma 2017” che curerà i rapporti con l’amministrazione Comunale”.

A questi obblighi se ne aggiungono altri “facoltativi” ma che fanno capire lo spirito alla base della creazione del marchio ossia quello della riduzione rifiuti. Infatti, solo per citarne qualcuno, troviamo: prevedere modalità di asporto del cibo avanzato da parte dei partecipanti medianti idonei contenitori dotati di chiusura; prevedere monoporzioni di cibo per i bambini; accordi con Associazioni di Volontariato per l’utilizzo degli eventuali avanzi di cibo; utilizzo di acqua pubblica dell’acquedotto, come bevanda ai tavoli, in contenitori a rendere e utilizzo di acqua gassata in bottiglie di vetro (vuoto a rendere); formazione, informazione, comunicazione attraverso iniziative di educazione ambientale o momenti di sensibilizzazione dedicati (seminari, convegni, ludoteche o laboratori sul riciclo ecc); fino ad attività di incentivazione alla mobilità sostenibile, come per esempio l’istituzione di un servizio navetta da luoghi raggiungibili con mezzi pubblici. Insomma il passo compiuto dalla città di Parma va nella direzione giusta, punta al massimizzazione del recupero dei materiali e contemporaneamente alla riduzione della produzione dei rifiuti, nell’ottica della strategia Rifiuti Zero.

Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata del Comune di Parma sulle “EcoFeste Parma 2017”.

Fonte: ecodallecitta.it

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Riscaldamento globale, allarme globale: la scomoda verità

Riscaldamento globale, sostenibilità, perdita di biodiversità: sono questi i temi di cui si è parlato al Ridotto del Regio di Parma in una conferenza pubblica che ha riunito politici e ricercatori con lo scopo di sviluppare percorsi comuni di azione rendendo partecipe lʼopinione pubblica su tematiche sempre più, nemmeno a dirlo, calde.surrisc

La temperatura si sta innalzando intorno ai livelli di guardia. Come afferma il direttore scientifico del WWF Italia, Gianfranco Bologna, se – comʼè plausibile – le tendenze economiche e lʼindotto relativo in atto proseguissero inesorabili, si avrebbe un incremento della temperatura media terrestre di 3 gradi centigradi, un valore, come attestano gli studi scientifici, mai stato raggiunto negli ultimi 3 milioni di anni di vita della Terra. Sono quindi le attività umane – dalla produzione industriale ai trasporti, dal consumo di cibo allʼedilizia, dalle economie domestiche allʼagricoltura meccanizzata – ad essere i fattori che influenzano lʼattuale andamento. Ad oggi, non cʼè persona che non abbia sentito di parlare, almeno di sfuggita, di simili tematiche. Ma cosa si nasconde veramente dietro a termini che campeggiano sempre più frequentemente sulle pagine dei giornali e sulle bocche dei politici? Si tratta solo di chiacchiere o cʼè altro?  In effetti, tali tematiche si percepiscono spesso come se non ci riguardassero direttamente e come se la diretta ed unica interessata fosse una comunità scientifica elitaria accampata in una isolata torre dʼavorio. Comunità scientifica che lancia grida dʼallarme dando indicazioni concrete e circostanziate che vengono accolte con favore dai media e dai politici. Ma solo sulla carta. Che senso ha rimandare responsabilità di tale portata attualmente? Nessuno a meno che non si vogliano sviluppare politiche economiche, ecologiche e sociali suicide. Il momento migliore per agire concretamente su tali aspetti era ventʼanni fa. Il secondo momento migliore è oggi. La priorità quindi è quella di coinvolgere tutti i cittadini a qualsiasi livello anche e soprattutto rispetto al ruolo che ricoprono allʼinterno della società: lʼobiettivo principale deve essere quello di ingegnerizzare nuovamente la cultura per rendere normale il concetto di sostenibilità. Eʼ centrale quindi interloquire con le istituzioni, con le aziende, con le accademie, con gli studenti, con le associazioni per strutturare unʼazione programmatica e concertata. La sensibilità dei singoli è un ottimo punto da cui partire ma non è sufficiente. Eʼnecessario che le istituzioni politiche diano direttive, che le aziende siano creatrici di cambiamento sociale, che le accademie e la scuola ripensino alla sostanza educativa della propria attività. Inoltre, mai come oggi la necessità è quella di una mentalità glocal. Un pensiero globale corroborato da un agire locale, su base associativa, programmatica, costante. Eʼ quello che è avvenuto a Parma, città che ha accolto negli spazi del teatro Regio un evento che ha celebrato lʼincontro tra chi pensa e chi agisce, tra ricercatori e politici, al cospetto delle aziende, dei cittadini e degli enti locali. Un buona prassi da imitare e riproporre in altre occasioni e in altri luoghi. Durante lʼevento, organizzato dallʼassociazione Zero Waste, sono intervenuti Federico Pizzarotti (sindaco di Parma), Erik Assadourian (co-direttore della pubblicazione State of the World 2013 della prestigiosa think tank statunitense Worldwatch Institute intitolataEʼ ancora possibile la sostenibilità? e senior fellow presso la medesima organizzazione), Paul Connett (professore di Chimica Ambientale allʼUniversità St. Lawrence di Canton, New York) e Gabriele Folli (assessore allʼambiente del comune di Parma), moderati da Rossano Ercolini (presidente di Zero Waste International).

Quello che vi mostriamo qui di seguito è il trailer del documentario fortemente voluto dall’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore, “An inconvenient truth” (“Una scomoda verità”). Il messaggio è chiaro: il riscaldamento globale è un pericolo reale e attuale.

Un’anteprima in italiano qui:

fonte: ilcambiamento.it

Parmigiano Reggiano contaminato da aflatossina: sequestrate 2440 forme

Le aflatossine contenute nel mais scadente e dato come mangime alle mucche da latte ha contaminato 2440 forme di parmigiano Reggiano prontamente sequestrato dai NAS di Parma469560541-620x350

Sono scattati gli arresti domiciliari per 4 persone, ovvero Sandro Sandri direttore del centro servizi per l’agroalimentare di Parma e tre imprenditori agricoli per la presenza di aflatossina oltre i limiti imposti dalla legge in 2440 forme di parmigiano Reggiano. Dovranno rispondere delle accuse di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico e alla commercializzazione di sostanze alimentari nocive e tentata truffa aggravata finalizzata alla ricezione di pubbliche erogazioni per il latte qualità. Le indagini dei NAS di Parma hanno portato anche all’iscrizione nel registro degli indagati di 63 persone poiché il latte usato per la produzione del Parmigiano Reggiano era contaminato da aflatossine entrate nella catena alimentare delle mucche da latte dal mangime a base di mais. Gli inquirenti ritengono che tutte le persone siano coinvolte nella falsificazione delle analisi omettendo i controlli e lasciando che latte contaminato fosse usato per produrre uno tra i più nobili formaggi simbolo del Made in Italy. la presenza della micotossina, hanno reso noto i NAS di Parma era superiore di ben due volte ai limiti comunitari. Le aflatossine sono micotossine cancerogene prodotte da due funghi che si sviluppano in ambiente caldo umido. Le aflatossine possono contaminare arachidi, frutta a guscio, granoturco, riso, fichi, frutta secca, spezie, oli vegetali grezzi e semi di cacao prima o dopo la raccolta.

Maurizio Martina ministro per le Politiche agricole ha commentato:

L’operazione della Procura di Parma e dei Nas a tutela della salute dei consumatori e del Parmigiano Reggiano è la conferma che il nostro sistema di controlli funziona. Abbiamo gli anticorpi giusti per contrastare con efficacia chi viola le regole, creando danni enormi alla reputazione dei nostri prodotti. Dobbiamo anche ribadire che non c’è al mondo un sistema di verifiche come quello previsto per i prodotti di qualità italiani. Solo nel 2013 abbiamo condotto più di 130 mila controlli e tra i prodotti DOP e IGP il tasso di contraffazione mostra percentuali molto basse. Il Governo è totalmente impegnato al fianco dei produttori che rispettano la legge e sono protagonisti di quel grande successo che è il Made in Italy agroalimentare, che vale oltre 33 miliardi di euro solo di export. Allo stesso tempo l’obiettivo primario resta quello di garantire la salute e la fiducia dei consumatori italiani ed internazionali.

Fonte:  RaiNews

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