Emergenza rifiuti a Palermo: Amia fallita e le strade diventano una discarica

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La discarica di Bellolampo è al limite della saturazione, l’Amia è fallita e in tre anni di gestione commissariale sono stati persi altri 90 milioni di euro. Si aspettavano i profumi e i colori della primavera a Palermo e, invece, sono i maleodoranti sacchetti dell’immondizia e i colori spenti dei sacchetti di plastica a contraddistinguere questi giorni di fine aprile. Cumuli di rifiuti, cassonetti stracolmi che invadono i marciapiedi e persino le corsie riservate ai mezzi pubblici. Non è certo uno spettacolo edificante per i turisti che iniziano ad arrivare nel capoluogo siciliano. Dopo Napoli e Roma, dunque, l’emergenza rifiuti si sposta ancora più a sud, dove il mix dei primi caldi e dei rifiuti sta saturando l’aria con un odore nauseabondo. La situazione va avanti da alcune settimane ed è diventata critica quando il Tribunale di Palermo ha dichiarato fallita l’AMIA la società che si occupa della gestione dei rifiuti in città. Nei giorni scorsi il sindaco Leoluca Orlando aveva pesantemente attaccato i tre commissari Sebastiano SorbelloFrancesco Foti e Paolo Lupi puntando l’indice su una gestione commissariale che in tre anni di gestione ha fatto perdere ulteriori 90 milioni di euro all’utility già in difficoltà. Ora interverranno i curatori fallimentari . I problemi, purtroppo, non sono soltanto di ordine economico o, meglio, i buchi di bilancio hanno provocato disagi a livello logistico: la discarica di Bellolampo (le cui recenti traversie rappresentano un capitolo a parte di questa triste storia) potrebbe saturarsi entro fine mese. Anche quando ripartirà la raccolta dei rifiuti potrebbe non esserci lo spazio necessario a stoccarli. Si profila all’orizzonte la realizzazione di un termovalorizzatore che presuppone, però, una differenziazione nella raccolta dei rifiuti. Per il momento i cittadini, esasperati dagli odori nauseabondi, hanno deciso di dar fuoco ai rifiuti accendendo una cinquantina di roghi che hanno costretto le forze dell’ordine a intervenire. Molto duro il commento alla vicenda del Presidente dei Circoli dell’Ambiente, Alfonso Fimiani:

Le immagini di una Palermo invasa dai rifiuti non sono che l’epilogo di una situazione drammatica che denunciamo da anni. Durante le elezioni regionali la nostra critica è stata trasversale: nessuno dei candidati a Governatore si era minimamente preoccupato di avanzare proposte di risoluzione di una problematica che ha radici profonde e lontane nel tempo e questi sono i risultati. Non accettiamo che ci sia il solito scaricabarile: le responsabilità sono dell’intera filiera istituzionale che non è stata ancora in grado di assicurare alla Regione Sicilia impianti adeguati per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Addossare le colpe agli eletti dell’ultima tornata è ridicolo: il tema non è stato mai affrontato con un piglio che possa portare ad una risoluzione definitiva. In Sicilia servono i termovalorizzatori: è necessario costruirne uno in ogni Provincia. A questi è necessario affiancare serie politiche di riduzione, recupero e riciclo: il rifiuto deve essere trasformato in risorsa, come recita il nostro slogan.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

A Palermo l’acqua ritorna pubblica

Il Comune di Palermo ha confermato la decisione dell’amministrazione di trasformare AMAP – la società che gestisce il servizio idrico integrato della città – da S.p.A. (ente di diritto privato) in Azienda speciale (ente di diritto pubblico). Grande soddisfazione è stata espressa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua.

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Il 4 aprile 2013, è stata una giornata storica per il Comune di Palermo: l’amministrazione ha deciso di ritornare ad una gestione interamente pubblica dell’acqua e del servizio idrico integrato (SII) ed ha deliberato la trasformazione di AMAP S.p.A. (attualmente ente di diritto privato) in Azienda speciale (ente di diritto pubblico). Era stato lo stesso Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ad annunciare il ritorno ad una gestione dell’acqua totalmente pubblica e lo aveva fatto proprio durante una manifestazione in difesa dell’acqua pubblica, organizzata a Villa Niscemi dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. In mattinata, il Sindaco aveva anticipato la storica decisione e, nel pomeriggio dello stesso giorno, l’amministrazione palermitana ha approvato la Delibera che dà il via libera alla ripubblicizzazione di AMAP. AMAP, infatti, pur essendo costituita dal Comune di Palermo quale Socio unico , oggi è un’azienda di diritto privato. Nella recente ed importante Delibera, la Giunta comunale di Palermo sottolinea come sia ormai “acclarato che l’acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita, e pertanto, la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile, nonché all’acqua necessaria al soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono un diritto inviolabile che può, a giusto titolo, essere individuato fra quelli tutelati all’Art. 2 della Costituzione”. La Delibera di Giunta (D.G.C. nr. 46 del 04.04.2013 “Trasformazione della Società AMAP S.p.A. in Azienda Speciale-Atto di indirizzo”) si avvia formalmente il processo di “ri-pubblicizzazione” dell’acqua, mettendo in moto il procedimento di trasformazione dell’AMAP, l’attuale azienda di diritto privato che gestisce il servizio idrico, in una “azienda speciale di diritto pubblico, improntata a criteri di economicità, efficienza e trasparenza come per altro sancito dal risultato elettorale del 2011 col quale milioni di italiani hanno fatto una chiara scelta per l’acqua pubblica.

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La Giunta motiva la propria scelta sia sul piano formale, richiamando le pronunce del Parlamento Europeo e dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che “hanno affermato la non assoggettabilità delle risorse idriche alle logiche di mercato interno, ribadendo, peraltro, il diritto di accesso all’acqua quale diritto fondamentale di ogni persona”, sia sul piano ambientale, ricordando che “l’acqua è un bene tendente ad esaurirsi, pur essendo rinnovabile, e da ciò discende la necessità di un uso responsabile, consapevole, affinché possa essere reso disponibile per le generazioni future.” È necessario, si legge ancora nella Delibera, che “l’Amministrazione comunale si faccia garante del principio dell’accesso all’acqua per tutti e che siano quindi posti in essere i conseguenti interventi di natura amministrativa”. Per questo, viene dato l’incarico formale agli Uffici competenti “di predisporre tutti gli atti necessari a modificare le norme statuarie, riferite alla Società AMAP S.p.A. da sottoporre all’esame ed all’approvazione del Consiglio Comunale, nel senso di procedere alla trasformazione della suddetta Società in soggetto giuridico di diritto pubblico, con le caratteristiche di azienda speciale”. “Quello che compiamo oggi”, ha dichiarato in proposito il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, “è un passo importante per sancire due principi cardine dell’azione amministrativa della nostra Giunta: il primo è che il volere dei cittadini espresso con il referendum del 2011 è volere sovrano e va rispettato a tutti i livelli istituzionali; il secondo principio è quello intrinseco nell’atto che oggi abbiamo approvato e cioè che l’acqua va riconosciuta, valorizzata e tutelata come bene comune e l’accesso all’acqua va garantito come diritto fondamentale non sottoposto alle leggi del mercato”. Grande soddisfazione è stata espressa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, che ha così commentato: “Con la delibera del 4 aprile 2013 si avvia concretamente la ripubblicizzazione e l’attuazione degli esiti referendari a Palermo. Con questo atto, il Comune di Palermo si affianca ai 135 Comuni siciliani – ed alla Provincia – che si sono opposti alla privatizzazione. Giornata storica per il movimento per l’acqua in Sicilia!”.

Fonte: il cambiamento

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Traffico automobilistico: a Roma automobilisti in coda quattro giorni all’anno

Ma l’indice di congestione di Palermo è il primo in Italia e quinto in Europa 

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Più le città sono antiche e più i loro centri storici sono angusti e le loro arterie di scorrimento intasate. L’Italia di città antiche ne ha in abbondanza e anche se molti centri urbani, nel corso dei decenni, si sono rifatti il look e hanno eliminato un po’ di traffico su gomma grazie alle metropolitane, le nostre città restano fra le più intasate del mondo. A dirlo è la TomTom Italy & Balkans che ha analizzato sei trillioni di informazioni, raccolte anonimamente in 161 città del mondo. La ricerca tiene conto del traffico in termini assoluti (quanto tempo si resta imbottigliati) e relativi (quanto tempo si perde in relazione alla lunghezza del tragitto). Nel primo caso il triste primato è di Roma con 93 ore in coda, praticamente quattro giorni. Nel secondo caso l’indice di congestione più alto è di Palermo con il 39% di tempo in più per precorrere un tratto di strada nelle ore di punta. In condizioni normali lo spostamento sarebbe di mezz’ora? Durerà 49-50 minuti. In totale le ore perse sono 89 all’anno. Il capoluogo siciliano è al quinto posto della classifica europea dietro a Mosca (incubo degli automobilisti), Istanbul, Varsavia e Marsiglia, ma nel ranking globale precede Los Angeles, Sydney e Rio de Janeiro. Nelle prime ventidue posizioni della classifica europea ci sono quattro italiane: oltre a Palermo quinta, Roma ottava, Milano ventesima, con 89 ore nel traffico come Palermo ma tratte più lunghe, dunque coefficiente più basso, e, infine, Napoli ventiduesima. A Milano, per esempio, il traffico è diminuito grazie all’introduzione della Ztl, ma soprattutto a causa della crisi: la gente ha meno soldi per la benzina e ha riscoperto mezzi pubblici e biciclette. Pil e traffico insomma sono inversamente proporzionali.

Fonte:  Repubblica