Archingreen: paglia e terra cruda per un’architettura sostenibile

Costruire e riqualificare gli edifici esistenti utilizzando materiali naturali come la paglia e la terra cruda. Professionalità ed ecocompatibilità sono due mondi sempre più vicini, come testimonia Archingreen, una realtà che si occupa di architettura e ingegneria con una profonda vocazione al sostenibile.

“Non si può pensare all’architettura senza pensare alla gente” diceva Richard George Rogers,  architetto italiano naturalizzato inglese. Oggi più che mai il mondo della sostenibilità, della costruzione di edifici con materiali naturali, sembra l’aspetto più in grado di guardare agli interessi e al benessere delle persone. E vi parliamo di una realtà che sta provando, con il proprio appassionato lavoro, a far conoscere l’importanza di cambiare (in meglio) il modo di costruire e restaurare le nostre case. Archingreen  è uno studio tecnico formato nel 2012 da Roberta Tredici e da Emanuela Cacopardo, ha la sua sede operativa ad Arona, in provincia di Novara. Roberta è un ingegnere, Emanuela un architetto, con brillanti esperienze professionali alle spalle.

Molte volte su Italia che Cambia vi abbiamo parlato delle caratteristiche e dei vantaggi di costruire abitazioni ed edifici con l’ausilio dei “nuovi” materiali come ad esempio la paglia e la terra cruda. La specificità e l’importanza della storia di questa settimana è data anche dal percorso delle fondatrici: come recita il chi siamo del sito “Il nome Archingreen è un gioco di parole che sintetizza la nostra professionalità: architettura, ingegneria e profonda vocazione al sostenibile.” Due mondi, quello della professionalità e della sostenibilità, che si stanno incontrando con profitto sempre più spesso.

“Abbiamo fondato questo studio insieme a Roberta Tredici” ci racconta Emanuela Cacopardo “condividendo questavisione verso il sostenibile. Nel corso degli anni abbiamo incontrato sempre più clienti che ci hanno chiesto di poter utilizzare dei materiali naturali che proprio per le loro proprietà rendono più confortevoli e salubri le casi in cui si va ad abitare. Ed in questi ultimi tre anni, dalla ristrutturazione passando per gli ampliamenti fino alle nuove case, siamo riuscite a realizzare sempre più lavori con questa filosofia volta alla sostenibilità”.25654310526_e8dc5c623e_o-copia

Prima sopraelevazione in paglia (Arona)

Archingreen per gli ampliamenti e per le nuove costruzioni incentiva l’uso della paglia, appoggiata ad una struttura di legno portante. La paglia è infatti un materiale che si può trovare a km zero, ha una grandissima resa termica, non è costosa ed ha anche un’ottima resa acustica. Alla paglia solitamente vengono abbinati degli intonaci in argilla, che sono traspiranti e che quindi permettono il passaggio continuo dell’umidità e impediscono che la paglia possa deteriorarsi, e soprattutto sono dei regolatori naturali di umidità che permettono di assorbirla se un ambiente è troppo umido e di rilasciarla nel caso l’ambiente sia molto secco. Invece per quanto riguarda le ristrutturazioni e gli ampliamenti di strutture esistenti Archingreen predilige altri materiali naturali come la canapa e la lana di pecora, materiali che a livello di costi possono rappresentare un costo maggiore (fino a un 15% in più in media rispetto ai tradizionali) ma che hanno sempre il vantaggio della traspirabilità, della densità, apportando un vantaggio reale in termini energetici che vale per tutte le stagioni. Lo studio collabora con team di artigiani che hanno un’esperienza decennale in questo campo, che hanno seguito e seguono progetti di questo tipo in tutta Italia.ARCHINGREEN1

Roberta Tredici e da Emanuela Cacopardo

 

Un altro elemento che contraddistingue l’esperienza di Archingreen è che “se noi incontriamo persone che hanno la possibilità di recuperare paglia, legno, argilla e ha possibilità di poter scavare la terra sul posto” spiega Emanuela  “se invogliata all’idea di poter ristrutturare o lavorare sulla sua casa noi favoriamo il discorso dei Cantieri Scuola proprio per favorire l’autocostruzione e l’avvicinarsi a questi mondi anche a chi non conosce nulla ma ne è fortemente interessato”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/07/io-faccio-cosi-129-archingreen-paglia-terra-cruda-architettura-sostenibile/

La forza di un filo di paglia

Il Gruppo Editoriale Macro realizzerà i suoi nuovi uffici in bioedilizia, dando vita al più grande edificio in balle di paglia mai costruito in Italia. Francesco Rosso, Nicola Foschi, Luigi Foschi.jkXMOEksPIQ_4jvcBVROgDl72eJkfbmt4t8yenImKBVvK0kTmF0xjctABnaLJIm9

Nel 2013 è nata nel Gruppo Macro l’esigenza di avere nuovi uffici per poter sviluppare la propria attività. Una sempre maggiore sensibilità e attenzione alla salute naturale della persona e alle tematiche legate all’ecologia ha fatto si che la casa editrice abbia registrato nel 2013 una forte crescita e che le prospettive per il 2014 siano ancora superiori, in controtendenza con il mercato dell’editoria tradizionale. Avendo in proprietà un terreno commerciale edificabile a fianco dell’attuale magazzino, il Gruppo Macro ha deciso di utilizzare questo lotto per costruire nuovi uffici e una sala convegni, ideata con lo scopo di coinvolgere la cittadinanza con iniziative legate alle proprie pubblicazioni. La casa editrice promuove da sempre i temi della salvaguardia dell’ambiente, del rispetto delle risorse, del risparmio energetico, e a novembre 2013 ha pubblicato il bellissimo libro Le case in Paglia di Athena Swentzell. Per essere al cento per cento coerente con le proprie pubblicazioni, Macro realizzerà i nuovi 560 mq fra uffici e sala convegni con materiali ecologici e ad altissimo risparmio energetico, dando vita al più grande edificio in balle di paglia mai costruito in Italia. Come saranno i nuovi uffici L’idea progettuale è quella di ampliare il capannone esistente con uno nuovo, interamente destinato a uffici e sala conferenza. L’obiettivo è quello di sperimentare un nuovo modo di abitare e lavorare all’interno della città: oggi non si tratta di proporsi diversi, ma semplicemente più attenti. Punto fondamentale di questo progetto sono i materiali utilizzati, la paglia e la terra, eco-compatibili e a km zero, sicuramente quelli giusti per realizzare l’edificio green che, sia il committente sia lo studio, si erano immaginati. Il progetto prevede una struttura portante in legno, come chiede l’attuale normativa sismica, tamponatura esterna con balle di paglia, finitura a intonaco naturale (argilla e calce) e copertura a tetto verde. Altro aspetto molto importante di questo progetto è l’autocostruzione; una volta realizzate le fondazioni e la struttura portante in legno da una impresa costruttrice specializzata, la realizzazione dei muri in balle di paglia, gli intonaci e la copertura verranno realizzati da persone comuni, per lo più volontari, rese capaci di costruire. È una tecnica semplice, leggera e aperta a tutti, stimola la cooperazione, la personalizzazione e la creatività del “fai da te”: chi partecipa diventa orgoglioso di quel particolare pezzo di città alla cui nascita ha contribuito con l’impegno a formarsi e con il lavoro delle proprie mani. Perché una costruzione in paglia? Una casa di paglia è la miglior alternativa alle tradizionali tecniche da costruzione, anche se, nella cultura occidentale, i materiali naturali vengono visti con molto scetticismo, per questo è doveroso ricordare che l’industria del cemento produce grosse quantità di gas dannosi per l’atmosfera, responsabili dell’effetto serra. Un edificio in balle di paglia è composto da una struttura portante in legno, priva di piastre di acciaio e viti (si utilizzano solo incastri legno-legno) e da una finitura di intonaco naturale, preferibilmente terra cruda (argilla) interna e calce esterna, tutti materiali che, a differenza dei tradizionali, non

“Riproducendo quanto fa la Natura,

realizzeremo, nella nostra corte esterna,

un giardino autosufficiente, produttivo ed

estremamente bello”

emettono sostanze nocive, creando i presupposti per un microclima interno ottimale. Le balle di paglia hanno un ottimo potere isolante: grazie a una bassa trasmittanza è facile raggiungere standard energetici elevati, consentendo così un forte risparmio in termini di riscaldamento invernale e raffrescamento estivo. Una costruzione di questo tipo risparmia il 75% di energia rispetto a un edificio con le stesse caratteristiche realizzato in maniera tradizionale. Una parete di questo tipo risulta altamente traspirante: essa regola in maniera naturale l’umidità interna dell’edificio, facilitando il passaggio del vapore dall’interno all’esterno, mantenendo un ambiente sano, ed evitando il problema della condensa e delle muffe. Gli edifici in legno e paglia hanno un ottimo comportamento alle azioni sismiche: essendo più leggeri rispetto a un edificio in cemento, la sollecitazione che ricevono è minore; inoltre il materiale più flessibile consente l’assorbimento delle vibrazioni, evitando le rotture. Contrariamente a quanto si possa pensare, la paglia ha una buona resistenza al fuoco: essendo pressata contiene una bassa percentuale di ossigeno e quindi risulta poco infiammabile. A livello acustico ha un ottimo potere fonoassorbente e viene già utilizzata come isolante in svariati campi (per esempio nelle barriere acustiche autostradali). Ecosostenibilità del materiale, rapidità nell’esecuzione e bassi costi di realizzazione fanno sì che, anche in Italia, ci sia un crescente numero di persone interessate alla costruzione di edifici in paglia.

Un prato sul tetto

La copertura dell’edificio sarà a verde, del tipo estensivo, non solo per una ragione estetica, ma soprattutto per i vantaggi economici, costruttivi e ambientali che comporta. L’acqua accumulata e trattenuta dalla copertura viene in parte assorbita dalla vegetazione esistente, e in parte evapora, contribuendo ad abbassare i picchi di temperatura dell’ambiente circostante, portando concreti vantaggi a livello locale. In presenza di una copertura a verde raramente le temperature massime estive superano i 25°C, contro gli oltre 80°C di una copertura tradizionale, ciò significa una protezione ulteriore contro gli sbalzi termici che determina l’aumento della vita media degli strati di impermeabilizzazione sottostanti. Queste coperture rappresentano un fattore di isolamento termico aggiuntivo sulle coperture: diminuiscono la dispersione termica verso l’esterno in inverno, e limitano,

“Il progetto prevede una struttura portante in legno, come chiede l’attuale normativa sismica, tamponatura esterna con balle di paglia, finitura a intonaco naturale (argilla e calce) e copertura a tetto verde

Come verrà finanziato il progetto”

come già accennato, il riscaldamento della copertura in estate.

Argilla e terra cruda: l’intonaco lo faremo così!

Cosa offre di speciale un intonaco in argilla? Sicuramente la salubrità dell’ambiente! L’argilla ha il potere di assorbire e trattenere i batteri presenti nell’aria, ostacola la formazione di polvere e la dispersione di odori, per questi motivi risulta essere un valido strumento di prevenzione per allergie e raffreddori. Un intonaco in argilla contribuisce a mantenere l’umidità costante, accumulando quella in eccesso per poi cederla nuovamente. È un materiale che richiede bassissimi consumi energetici per la produzione, viene usata principalmente per superfici interne in spessore che varia da 2 a 5 centimetri.

Raffreddare con l’aria del sottosuolo

Sulla base dei presupposti precedentemente elencati, ci troviamo di fronte a un involucro dalle alte prestazioni termiche, ciò si tramuta in un utilizzo quasi esclusivo della bioclimatica per raffrescare e riscaldare l’edificio. Fin dall’antichità l’uomo ha utilizzato cavità sotterranee, le “camere dello scirocco” siciliane ad esempio, per il raffrescamento delle abitazioni. Si tratta di ambienti ipogei posti in comunicazione con i vani superiori dell’edificio tramite apposite aperture,nei quali la temperatura si mantiene costante tutto l’anno; la differenza di temperatura tra la parte superiore scaldata dal sole e quella inferiore, comporta uno scambio di flussi aerei, determinando una significativa ventilazione interna. Nel nostro caso specifico, mantenendo l’idea, andremo a utilizzare un pozzo esterno all’edificio, nel quale convogliare l’aria esterna e, attraverso una rete di tubi sotterranei posti a una profondità di 1,50 mt, immetterla all’interno per creare un costante ricambio di aria naturale e ossigenata agli ambienti. Questo sistema consentirà in estate un naturale raffrescamento mediante l’immissione di aria di ventilazione raffreddata dallo scambio termico con le masse presenti nel sottosuolo, e sarà l’unico sistema di raffrescamento estivo.

Riscaldare con il sole

Il riscaldamento invernale, invece, viene affidato in gran parte al sole: le ampie vetrate dell’edificio sono poste prevalentemente a Sud, in modo tale da consentire in inverno il riscaldamento del pavimento, il quale accumulerà calore cedendolo per tutta la giornata. In estate le vetrate saranno opportunamente schermate per evitare il riscaldamento della

struttura. In aiuto a questo sistema, potendo sfruttare l’energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico esistente, verrà predisposto un impianto con pompa di calore collegata a ventilconvettori, che producono aria calda d’inverno e fresca d’estate.

Prato inglese? No, foresta commestibile

La sistemazione esterna della corte sarà caratterizzata da due elementi molto importanti: l’utilizzo di piante stagionali autoctone, che creano ombra d’estate e lasciano filtrare il sole nel periodo invernale; e di piante che producono frutti. Quello che si vuole creare è la cosidetta “foresta commestibile”: alberi, arbusti, cespugli, rampicanti, piante erbacee e funghi, che producano frutti dimenticati e frutti antichi. Tutti potranno accedere alla produzione del giardino e godere dei prodotti della terra utilizzabili in cucina, in erboristeria o come alimento per i nostri animali. Riproducendo quanto fa la Natura, realizzeremo un giardino autosufficiente, produttivo ed estremamente bello. Nella corte interna, creata fra l’edificio esistente e l’ampliamento, verrà realizzato un piccolo stagno, un bacino per raccogliere e filtrare l’acqua piovana, poi utilizzata per l’irrigazione dello stesso giardino. Il tutto pensato per creare un microclima ottimale, valorizzando al massimo gli spazi in cui viviamo e lavoriamo.

I progettisti

Lo Studio Foschi è composto dai fratelli Luigi e Nicola, geometra e architetto appassionati di costruzioni in legno, grazie a un’infanzia vissuta fra le creazioni del padre falegname. Presente da oltre 15 anni nel settore dell’edilizia, lo studio è specializzato nella progettazione e realizzazione di edifici ad alta efficienza energetica. Nicola è architetto e Luigi, geometra e designer d’interni, è esperto certificato CasaClima J. (Bolzano). Entrambi appassionati di bioedilizia e architettura bioclimatica, propongono ai loro attenti clienti soluzioni innovative per abitare in modo sostenibile e in armonia con la natura. Ricevono su appuntamento a Cesena (FC).

Per informazioni: studiofoschi.eco@gmail.com  

Fonte: viviconsapevole.it

Le Case in Paglia - Libro

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Le case in paglia

Ecco perché una casa con muri di paglia conviene      Tratto da Le Case in Pagliacase paglia

Tutto sommato, le balle di paglia si distinguono per essere un pregevole materiale edilizio. Vengono ricavate da un prodotto di scarto che può essere prodotto in quantità in un breve periodo di tempo, sono biodegradabili e possono aiutare a diminuire diversi problemi ambientali grazie al loro utilizzo. Sono facili da modificare, flessibili a sufficienza per essere utilizzate in diversi modi, solide e consistenti, durevoli nel tempo e facili da mantenere. In aggiunta, richiedono solo strumenti poco complessi e non costosi, una manodopera non specializzata e sono facili da procurare e disponibili nella maggior parte delle aree del mondo. I materiali moderni di costruzione, all’opposto, tendono a essere difficili da utilizzare, non sono flessibili, richiedono strumenti e manodopera specialistica, possono essere costosi, non sono particolarmente belli esteticamente, sono spesso tossici e generano una quantità considerevole d’inquinamento e rifiuti quando vengono prodotti, mantenuti e demoliti. Un ulteriore beneficio nell’utilizzo di balle di paglia, non considerato normalmente parlando di materiali edilizi, è l’alto livello d’interazioni sociali e di partecipazione collettiva che si verificano in parallelo all’utilizzo di questa tipologia di costruzione. Persone che altrimenti verrebbero escluse dal processo in questione, vengono direttamente e felicemente coinvolte.  Quando le balle di paglia vengono utilizzate insieme ad altri materiali con caratteristiche simili, diventa possibile creare edifici sostenibili sotto tutti gli aspetti, nonché belli e naturali sotto ogni punto di vista.

Bellezza e comfort

Lo spessore e le espressive curvature dei muri fatti di paglia hanno una bellezza particolare, caratteristica. Combinando queste qualità con l’elevato isolamento termico e l’alta traspirabilità, questi muri creano una generale sensazione di comfort che non si ritrova nei sottili muri che spesso si costruiscono con i materiali più moderni. I muri di paglia sono a prima vista simili ai vecchi spessi muri di pietra e alle pareti in adobe (in italiano conosciuto anche come “massone”, ovvero grande massa, di terra cruda naturalmente), reminiscenza delle case di campagna europee, delle ville mediterranee e delle case in adobe del sud-ovest degli Stati Uniti. Cionondimeno hanno un’impalpabile bellezza tutta loro. […]

Semplicità nella costruzione

Costruire muri con la paglia è molto meno impegnativo che usare altri materiali come blocchi di cemento o mattoni, adobe o pietra e richiede meno competenze di un operaio specializzato. La paglia è un materiale che perdona, permette qualche margine di errore, incoraggia la creatività individuale e porta alla creazione di strutture che sono climaticamente ideali ed efficienti energeticamente. Parecchie persone avrebbero molte più preoccupazioni, paure e ansie nel costruire una casa con materiali più convenzionali. La complessità, le capacità, il tempo e il costo richiesti potrebbero sembrare proibitivi e scoraggianti. Costruire con la paglia, invece, rende l’intero processo più rilassante e permette a persone inesperte e non competenti di avere l’opportunità di essere direttamente coinvolte nella creazione delle proprie case.  È stato dimostrato negli Stati Uniti che i metodi edilizi di base riguardanti le costruzioni in paglia possono essere appresi da chiunque in un “workshop” di due giorni. Uno dei maggiori pregi di questo sistema è che tutti possono essere coinvolti nella costruzione di una casa, incluse donne, bambini e altre figure che di solito sono escluse da questo tipo di attività.

Efficienza energetica

L’isolamento termico viene calcolato tramite un valore R1, la resistenza al flusso del calore. Il valore R per il legno è 1 per pollice, per i mattoni è 0,2, per la fibra di vetro è 3. Più è alto il valore R e migliori sono l’isolamento termico e la coibentazione. Gli edifici fatti con balle di paglia sono efficienti termicamente e conservano energia, con valori di R significativamente migliori rispetto agli edifici tradizionali, in base al tipo di paglia usata e allo spessore dei muri. […]Le pareti in balle di paglia possono

Quando le balle di paglia vengono utilizzate insieme ad altri materiali  con caratteristiche simili, diventa possibile creare edifici sostenibili sotto tutti gli aspetti, nonché belli e naturali sotto ogni punto di vista

 

garantire un enorme miglioramento del comfort e un grosso risparmio di energia paragonati ai più costosi sistemi di costruzione convenzionali. Essi, infatti, permettono di utilizzare sistemi di riscaldamento o raffrescamento di dimensioni più limitate rispetto a quelli installati nelle case normali, grazie al maggiore isolamento. Le case di paglia acquistano un valore ancora maggiore in contesti climatici molto rigidi dove i costi dell’energia possono essere molto alti.

Benefici ambientali

Le case in paglia possono portare dei vantaggi nelle regioni in cui la paglia è diventata un materiale di scarto indesiderato. Il ritmo lento a cui essa si deteriora crea problemi di smaltimento per i contadini poiché, diversamente dal fieno che è ricco di azoto, la paglia non può essere usata come foraggio per gli animali e gli steli sono troppo lunghi per essere interrati del tutto. In California, ad esempio, quasi un milione di tonnellate di paglia di riso viene bruciato ogni autunno. Il rogo annuale della paglia in California produce più anidride carbonica e particolati nocivi di tutte le centrali per la produzione di energia elettrica dello stato messe insieme. […]

Le costruzioni in balle potrebbero essere molto utili nello sforzo per controllare il riscaldamento globale e l’inquinamento atmosferico. Una grossa riduzione della quantità di paglia bruciata potrebbe ridurre l’emissione di monossido di carbonio e di ossido di azoto di molte migliaia di tonnellate l’anno. L’eliminazione della paglia di riso dalle risaie per utilizzarla nel bale building ridurrebbe sostanzialmente le emissioni di metano dovute alla decomposizione microbiologica, la seconda causa maggiore di riscaldamento globale. […]

Vi sarebbe una significativa riduzione del disboscamento se le case fossero costruite con balle invece che con i metodi di costruzione che prevedono un uso massiccio di legname, così diffusi oggi. In molti Paesi in via di sviluppo, l’utilizzo di legna da ardere per il riscaldamento è devastante per le foreste tanto quanto il disboscamento per gli utilizzi edilizi. Le case di paglia, efficienti dal punto di vista energetico, possono ridurre anche questo impatto. Le case con muri di paglia intonacati possono anche ridurre le necessità di manutenzione e dell’utilizzo di vernici e solventi dannosi per l’atmosfera e per la salute umana.

Fonte: viviconsapevole.it

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Un mondo di case naturali e biodegradabili

La costruzione di case di paglia sta affermandosi sempre più anche nel nostro paese. La necessità di abitazioni salutari, non inquinanti, economiche e costituite da materiali riciclabili è divenuta un’esigenza per tante persone sensibili. Ma come fare? Da dove partire? Abbiamo intervistato Giulio Battagliarin, co-fondatore e promotore insieme ad Alessandro Castagna di un progetto che intende aiutare le persone a imbarcarsi in questa avventura con il supporto di tecnici esperti e imprese che lavorano nel campomondo_paglia1

Che cos’è e come nasce il vostro progetto?

Mondo di Paglia (www.mondodipaglia.it) è un coordinamento nato per diventare un aggregatore di imprese tutte rivolte a costruire e fornire case in legno, in paglia e in terra cruda “chiavi in mano”. La mission del progetto si riassume nella frase “nella natura trovo tutto ciò che mi serve per costruire abitazioni bio-intelligenti”.

Appassionati da molto tempo ai temi relativi alle case in paglia abbiamo subito notato che ci sono alcuni studi di progettazione e alcune imprese che aiutano le persone a costruirsi la sognata abitazione con questi materiali, ma nessuno si era mai cimentato, almeno in Italia, a offrire una consulenza completa al committente finale. Mondo di Paglia ha aggregato alcune imprese tra cui: costruttori di strutture in legno a incastro, produttori di finestre naturali ad alta efficienza energetica, studi di progettazione impianti, studi di architettura, società di consulenza per la certificazione, carpentieri esperti in costruzione in paglia e infine una società di marketing e comunicazione. Ovviamente per agire in maniera “bio-intelligente” anche nella fase di impostazione del progetto ci siamo imposti di non creare niente di nuovo ma di riciclare (nel senso positivo del termine) aziende e know-how preesistenti.

Perché la scelta di un materiale come la paglia? Quali sono i vantaggi principali? Alcune fonti sostengono che la durata massima di una costruzione di questo tipo sia di circa settant’anni anni, è vero?

La paglia è il materiale simbolo usato per il tamponamento delle pareti. Quindi paglia come idea del riciclo e dell’utilizzo di un materiale di “scarto”. È comunque un materiale ottimo in quanto a risparmio di costi, ha un’ottima efficienza energetica e grazie all’utilizzo delle “ballette” non serve applicare il cappotto isolante alle pareti come si fa in bioedilizia. Quindi il risparmio sta sia nel reperimento del materiale, sia nella manodopera durante la costruzione, sia nell’efficienza energetica e anche nel risparmio di costi sanitari. Inoltre, chi vive in una casa in paglia vive in una casa sana. Per quanto riguarda la durata, ad esempio in Francia c’è una casa in paglia e legno, in vendita, che ha circa cento anni. La durata di una casa ecologica costruita in legno, paglia e terra cruda è solo legata alla cura nei dettagli costruttivi e non alla scelta dei materiali. Mondo di Paglia propone case studiate meticolosamente nei particolari costruttivi per eliminare ponti termici, infiltrazioni, umidità e difetti strutturali. Le nostre case sono progettate e costruite con struttura in legno ad incastro, quindi senza metallo nei montanti e nelle travi e viene usato un sistema di isolamento dalla platea che garantisce la durata negli anni.

Se dovessi fare un paragone  con una casa standard quali differenze rileveresti?

La prima differenza doverosa da fare notare è che le nostre case saranno tutte costruite con materiali ecologici reperiti in natura senza passare dall’industria delle costruzioni. Per fare questo però è stato necessario organizzare un team di aziende esperte nell’utilizzo di materiali naturali.

Quali altri materiali biocompatibili utilizzate per la costruzione?

Sì, ci sono altri modi di costruire in maniera sana ed ecologica. Ci sono ad esempio le case di legno o anche quelle di canapa che sono tutte ottime. Noi abbiamo scelto la paglia anche perché si presta benissimo anche all’autocostruzione. Infatti Mondo di Paglia offre sia soluzioni chiavi  in mano per chi sogna una casa di questo tipo ma non ha le capacità fisiche e tecniche per costruirsela ma siamo altrettanto felici di fornire tutta la consulenza per tutti coloro che vogliano contribuire alla costruzione della propria casa o farsela da sé. Infatti i nostri carpentieri possono fornire consulenza in cantiere e le nostre strutture in legno a incastro sono la soluzione più economica ed efficiente per permettere l’autocostruzione con il metodo Greb.

Questo tipo di edilizia può avere applicazioni ulteriori oltre alla costruzione di abitazioni private?

Siamo perfettamente coscienti che oggi ci sia principalmente bisogno di ristrutturare il patrimonio immobiliare esistente per evitare di produrre ancora CO2 tramite le attività dell’industria delle costruzioni. Infatti i nostri tecnici sono anche in grado di offrire cappotti in paglia, solai con pavimenti con pannelli di paglia a chi volesse ristrutturare la propria casa o ufficio, nonché possiamo fornire progetti e assistenza per la risistemazione o costruzione di industrie tutte edificate o rielaborate con legno e paglia. Tra l’altro presto potremo annunciare l’inizio di costruzioni che avranno anche un’importanza sociale e industriale.

Ci sono degli svantaggi in tutto questo “percorso” di costruzione?

La paglia non è certo il materiale che tecnicamente permette le migliori performance in termini di efficienza energetica in rapporto allo spessore della parete. Ci sono materiali industriali che vengono dall’industria chimica che permettono valori eccezionali di trasmittanza con pareti anche meno spesse. Ma come siamo abituati a dire ai nostri clienti: “le nostre case tra 200 anni potranno anche essere distrutte e sbriciolate nell’orto dei vostri nipoti e voi e i vostri figli ci avrete vissuto bene senza essere venuti a contatto con materiali tossici e senza aver sprecato energie. Costruire case di paglia è prima di tutto un progetto pratico ed efficace di prevenzione della salute, e la paglia è un materiale simbolo di un cambiamento sistemico ormai necessario.

Fonte. Il cambiamento

La casa ecosostenibile costata solo 180 euro

Michael Buck, un agricoltore dell’Oxfordshire ha raccolto per anni materiali di scarto e in otto mesi ha eretto una casa dove tutto, tranne i vetri, è biodegradabilecasa2-586x390

Sembra la casa di un hobbit o uno di quei funghi che nell’immaginario infantile nascondono i Puffi, ma la casa che Michael Buck si è costruito nel suo giardino dell’Oxfordshire è un virtuoso esempio di bioedilizia, un capolavoro dell’arte del riciclo. Partendo da materiali naturali e da quello che trovava nei cassonetti dell’immondizia, questo agricoltore 59enne ha costruito con i materiali raccolti nel corso di anni un’abitazione che gli è costata all’incirca 180 euro. Utilizzando sabbia, argilla, paglia e acqua, l’agricoltore inglese ha eretto la sua nuova abitazione in otto mesi. Il tetto è composto da una base di legno coperta con la paglia, la pavimentazione proviene dagli scarti di un vicino di casa e per le finestre sono stati utilizzati i vetri di un camion, gli unici oggetti – insieme ai chiodi – non biodegradabili di tutta la casa. All’opera hanno partecipato parecchi amici e anche le mucche che hanno fornito la materia prima per… lo stucco naturale. Nella casa non sono state usate parti metalliche e non è presente elettricità. Il riscaldamento proviene da un forno a legna posto strategicamente sotto la mezzanine dove si trova il letto. L’acqua è garantita da una fonte naturale presente all’esterno e l’illuminazione avviene grazie alle candele.
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2513154/Farmer-builds-house-just-150-using-materials-skips–current-tenant-pays-rent-MILK.html

Con questa impresa Buck voleva dimostrare che non è necessario indebitarsi per tutta la vita per pagare una casa: “C’è bisogno soltanto della terra su cui costruire”.  Le uniche spese del contadino-architetto sono stati i chiodi per fissare il tetto e un po’ di paglia aggiuntiva, per l’edificazione e per il tetto. La casa è affittata ma anche in questo caso Buck è fuori dal gregge: l’affitto viene pagato con il latte dall’inquilina che lavora in una fattoria.

Fonte:  Daily Mail

Strawbale House, la casa di paglia prefabbricata

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Chi l’avrebbe mai detto! Si afferma sempre più una tecnica antichissima e povera, costruire con la paglia: una nuova, interessante frontiera dell’architettura bio. A vincere il concorso ‘Eco-luoghi 2011’, indetto dal Ministero dell’Ambiente con la collaborazione dell’associazione Mecenate 90, è stato proprio un progetto di questo tipo, la3R Strawbale House dell’architetto Anna Lovisetto. Si tratta di un modulo abitativo costruito secondo criteri ecologici e sostenibili, grazie all’involucro realizzato in legno e paglia, ed intonacato con intonaci naturali a base di argilla. Semplice da smontare e ricollocare, la Strawbale House appartiene alla classe energetica A e rispetta tutti i parametri di salubrità ed eco compatibilità, essendo interamente costruita con materiali naturali. Il suo montaggio facile e veloce la rende un’ottima struttura per le emergenze o per il turismo nei parchi naturali. Inoltre, con la realizzazione di una casa di paglia si riducono le emissioni di CO2 nell’atmosfera, si ricicla un prodotto di scarto e si possono successivamente riutilizzare i materiali impiegati nella costruzione. l progetto della 3R StrawbaleHouse è stato sviluppato valutando anche l’interazione con gli elementi naturali funzionali al miglioramento delle condizioni abitative. In particolare lo studio bioclimatico ha trovato concretizzazione nell’utilizzo intelligente delle risorse messe a disposizione dall’ambiente quali il sole, la luce, la vegetazione, l’acqua. L’edificio è stato orientato in modo preferenziale per l’illuminazione e il riscaldamento in base alla tipologia degli ambienti, con il soggiorno rivolto a sud, aperto con una grande vetrata che costituisce un’importante fonte di guadagno passivo di energia solare.

Fonte: tuttogreen

 

Nidi da abitare, una notte nel parco ecco l’albergo biodegradabile

Al via nel Salento il progetto senza precedenti in Italia: dopo un concorso di idee per architetti dal 14 al 20 luglio, i rami e la paglia raccolti negli scorsi mesi saranno usati per costruire rifugi

di ANTONELLA GAETA 124531961-43043979-2264-41bc-9101-cf7787f04028

Dormire intorno a un ulivo, letteralmente, come farebbe una creatura della notte, un filo d’erba, un alito di vento. Un’immagine che potrebbe abitare una dimensione onirica e che, invece, inaspettatamente attiene a quella più pragmatica di un centinaio di persone che da domenica prossima al 20 luglio, costruirà i primi prototipi di un singolare albergo diffuso, completamente biodegradabile, il primo a essere costruito in un parco agricolo in Italia. Siamo nel Parco dei Paduli, 5.500 ettari di ulivi secolari, pajare, masserie, dolmen menhir tra Lecce, Leuca, Otranto e Gallipoli.
FOTO ECCO COME SARA’ / I PROGETTI

La zona dell’autocostruzione è nel territorio di San Cassiano, uno dei dieci paesi salentini che hanno dato vita al Parco; è un uliveto comunale e i due progetti di rifugio vincitori sono stati selezionati tra 38 pervenuti da tutt’Italia e dall’estero con il concorso di idee per architetti “Nidificare i paduli” (nell’ambito del progetto “Abitare i Paduli”, gestito dall’associazione Lua, che coordina il Laboratorio urbano Bollenti Spiriti “Terre di mezzo”). Si chiamano “Lovo” e “Nido dei Paduli” e da domenica a costruirli attraverso un workshop, oltre ai volontari, ci saranno anche i progettisti. Il primo classificato è “Lovo”, presentato da un gruppo di architetti under 29 attivi tra Parma e Brindisi che, come suggerisce il nome, rimanda alla circolarità di un uovo. Uno spazio luminoso, con tende fatte di rafia naturale, canapa e reti da raccolta delle olive intessute di nylon, una specie di membrane per proteggere dalle zanzare. Il tutto con effetto magico illuminato da lanterne a olio. Il secondo progetto è “Nido dei Paduli” presentato da un gruppo di studenti dell’Università di Firenze. Anche in questo caso, il rifugio abbraccia l’albero, ma con una struttura più solida fatta di canne, rami potativi e paglia. “Lovo” sarà costruito subito in tre elementi, per un totale di quattro “stanze” da minimo due persone ciascuna, poi a seconda del tempo e della riuscita si procederà alla moltiplicazione. Si provvederà presto a costruire anche le “menzioni speciali”, “Il Nido” e “Casseddha”. “I materiali utilizzati sono stati raccolti nello stesso parco sin da febbraio  –  racconta il responsabile dei Paduli, Mauro Lazzari  –  abbiamo messo da parte 100 tronchi da potatura, 10 mila canne, balle di paglie per rendere più morbidi i giacigli, sacchi di juta”. Dormire nei nidi sarà un’esperienza molto filosofica e una vecchia casa agricola tutta ecosostenibile, che autoproduce energia, recupera acque piovane e le usa anche per il rinfrescare gli ambienti sarà a disposizione dei viaggiatori per i servizi. “Non pensiamo a soggiorni da una settimana ma piuttosto da una notte: il progetto scaturisce dall’idea di una mobilità lenta, è corale e comprende cinque associazioni che si dedicano a ciascun segmento della vacanza, dall’arrivo in bicicletta, all’enogastronomia in masseria, all’osservazione delle stelle perché nei Paduli c’è un buio assoluto. Questa è una zona alternativa alla costa e predilige la destagionalizzazione”. Nel Parco, tra ottobre e novembre c’è la raccolta pubblica di olive che poi dà un olio totalmente biologico. E per le etichette d’autore (oltre che per pubblicare un’antologia) è ancora aperto il concorso letterario “Raccontare i paduli” cui hanno già aderito Omar Di Monopoli, Francesca Marciano, Simona Toma e Livio Romano (info parcopaduli. it).

Fonte: Repubblica Bari

I 10 trucchi per eliminare la plastica dalla cucina

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Eliminare la plastica e una buona parte dei rifiuti dalla nostra vita quotidiana è spesso impossibile, come ha sperimentato la Famiglia Krautwaschl-Rabensteiners che in 3 anni ha eliminato la maggior parte degli oggetti in plastica. Non c’è riuscita del tutto, perché lavatrice, lavastoviglie e frigorifero, ma anche robot da cucina, forni e forno a microonde hanno un sacco di pezzi in plastica, ad esempio e diventa anche impossibile oggi pensare di sostituirli diversamente. Dunque, ecco qualche suggerimento per eliminare, se non del tutto, la maggior parte della plastica presente almeno in un ambiente della casa molto frequentato: la cucina. Il primo consiglio è sostituire a mano a mano (perché si fanno vecchi, si rompono, si rovinano, ecc.) tutti i contenitori in plastica con contenitori in vetro o metallici. Ne apprezzerete le proprietà: sono igienici, si lavano facilmente e praticamente non si rovinano mai a meno che non li spacchi. I contenitori metallici, in latta, sono perfetti per conservare i biscotti, il muesli o i cornflakes. Prendete nota perché possono essere un bel regalo da fare per Natale. Veniamo al secondo consiglio: eliminare i sacchetti in plastica o l’alluminio o la pellicola trasparente per conservare i cibi o per congelarli: meglio il vetro. Siamo al terzo consiglio: coperchi in legno o metallo per tutti i contenitori; il quarto consiglio prevede l’uso di mestoli e forchettoni in legno o metallo se amate quelli meno porosi e che restano inodori allora sono da preferire in acciaio e senza parti plastiche; il quinto consiglio è un po’ più complesso da mettere in pratica e personalmente continuo a avere difficoltà: ossia evitare il packaging in plastica. Diciamo che mi viene facile con frutta e verdura e molto ma molto complicato quando acquisto altri prodotti alimentari, non so la pasta, i legumi oppure il riso che sono tutti venduti in confezioni o proprio di plastica o plastificate. Chi può potrebbe comprare alla spina; il sesto consiglio prevede l’eliminazione delle bottiglie di plastica, mentre il settimo consiglio vuole che si usino sporte per la spesa in materiali resistenti come paglia, stoffa o canapa; l’ottavo consiglio vuole che si usi detersivo per i piatti in contenitore di cartone (io uso quello alla spina e dunque in contenitore di plastica riusato oramai da 3 anni!) e il nono consiglio idem per gli altri detersivi da cucina tipo sgrassatori, che io personalmente ho eliminato avendoli sostituiti con aceto e bicarbonato; infine il decimo consiglio si riferisce all’uso di pentole senza il film antiaderente che pure contiene plastiche in favore delle pentole professionali in metallo come alluminio e rame, roba da veri chef insomma!

Fonte: ConsoGlobe

In Germania si costruisce il futuro: l’ecovillaggio di Sieben Linden

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Affrontare l’attuale crisi ambientale, sociale ed economica dando vita ad un nuovo modello di società fondato su solidarietà, condivisione, risparmio e consapevolezza. Questi i presupposti da cui ha preso vita oltre quindici anni fa l’ecovillaggio di Sieben Linden, nel nord della Germania. L’ecovillaggio di Sieben Linden è situato in aperta campagna nel nord della Germania, regione della Sassonia Anhalt (ex DDR), ed è abitato da 150 persone di cui 40 bambini e adolescenti. Queste persone hanno deciso che la crisi ambientale, sociale, economica, politica la risolvono per davvero.

Il progetto esiste da oltre quindici anni e dimostra che, se si vuole, si può migliorare la qualità della vita dando a questa un senso profondo. Persone normali di tutte le estrazioni sociali e possibilità economiche hanno creato un sistema sostenibile senza essere marziani, hippies o miliardari. Le abitazioni sono state costruite con materiali come il legno locale, balle di paglia, isolamento in fibra di cellulosa e fibra di legno, terra cruda e vengono alimentate energeticamente da legna, pannelli solari fotovoltaici e termici, il tutto per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Le decisioni vengo prese da tutti, ci sono i vari gruppi di lavoro e ognuno ha un ruolo all’interno dell’ecovillaggio che è un modello di micro società alternativa, così come dovrebbero e potrebbero esserlo tanti progetti anche da noi e infatti c’è chi in Italia ci sta già provando. La cucina è vegetariana e vepersone,abitazioni,gan con molti alimenti auto prodotti all’interno di un sistema di permacultura. Per tutto quello che non si autoproduce c’è un acquisto collettivo biologico che coinvolge l’intera comunità e che riduce i costi del 40% dei prodotti non solo alimentari ma anche di tutti quelli che servono per l’igiene personale e la pulizia della casa. Per i bambini c’è un asilo interno dove i bambini passano molto tempo all’aperto e non corrono il rischio di essere investiti.

A Sieben Linden la cucina è vegetariana e vegan con molti alimenti auto prodotti all’interno di un sistema di permacultura. Su 150 persone le automobili sono solo una ventina e alcune sono della comunità a disposizione di tutti e se si usano si pagano solo i chilometri effettivamente percorsi, senza bisogno di pensare ad assicurazioni, spese di manutenzione, etc. Le persone si aiutano molto fra di loro, c’è solidarietà e supporto fra gli abitanti che permette di rafforzare le relazioni e anche risparmiare molti soldi in servizi che nella società normale devono essere pagati e che invece in progetti del genere sono gratuiti e volentieri donati reciprocamente. Sieben Linden sfata i pregiudizi di coloro che pensano che questi progetti siano isole felici scollegate dalla realtà e per pochi disadattati. Laddove in quella zona prima dell’arrivo di queste persone c’era abbandono, deserto relazionale e culturale, è stata portata una ventata di entusiasmo e di rinascita dell’economia locale con persone che vengono a Sieben Linden a lavorare o a visitare il posto da tutte le parti della Germania e anche dall’estero. Fra le tante attività si organizzano infatti corsi, seminari, incontri internazionali per tutti coloro che siano interessati a conoscere questa interessante realtà. La famosa cultura che si cita spesso come aspetto prioritario nella città e poi magari si va a teatro una sola volta l’anno, la fanno direttamente gli abitanti di Sieben Linden. Una volta a settimana c’è il cinema, ci sono spettacoli teatrali organizzati da loro, c’è la discoteca, un locale bar, un negozio interno, la sauna, un coro, si organizzano corsi di yoga, thai chi, danza, pittura, etc e la maggior parte sono gratuiti. Ci sono tante relazioni con persone di diverse professionalità, conoscenze, culture, storie che regalano una grande ricchezza a chiunque frequenti il posto anche per poco tempo.
Le abitazioni sono state costruite con materiali come il legno locale, balle di paglia, isolamento in fibra di cellulosa e fibra di legno, terra cruda. Ma veniamo all’argomento principe, la pietra angolare di tutto: i soldi. Proprio perché in questo posto non si spreca, si risparmiano energie e risorse, ci si dà una mano, si condivide molto senza per questo fare particolari rinunce o essere dei monaci, la vita costa veramente poco. Una persona, considerati gli elementi base di affitto, alimentazione, energia, acqua, internet, etc, spende mediamente al mese circa 500/600 euro e poco più se ha dei figli. All’interno di questa cifra si può anche usufruire di una mensa comune biologica che prepara quotidianamente pasti per la colazione, pranzo e cena. A Sieben Linden hanno fatto quadrare il cerchio, si spende poco, si ha tutto quello che serve, si vive a contatto con la natura, si ha supporto dalla comunità, si ha vita culturale, si imparano molte cose nuove e mestieri, si conoscono persone e culture diverse. Ma secondo i parametri economici tedeschi (simili ai nostri), in teoria queste persone a cui non manca nulla, vivono al di sotto della soglia di povertà. Viene da chiedersi allora la povertà dove sta davvero? In chi guadagna più soldi ma fa una vita di inferno? In chi non si costruisce nessuna prospettiva e aspetta che gli cali dal cielo qualche miracolo? A cosa serve avere tanti soldi, inseguire uno stipendio che deve essere sempre più alto per comprare sempre più cose? Chi è veramente povero nella società dei consumi? Secondo quali parametri totalmente sballati si viene considerati poveri? Le persone di Sieben Linden vivono così come tanti predicano ma che non fanno. Cosa ci sarà di tanto difficile nel mettere assieme la teoria con la pratica? In ogni caso vista la situazione drammatica attuale, volenti o nolenti, la società del futuro, speriamo non troppo lontano, sarà simile a quella di questi pionieri. Sieben Linden sfata i pregiudizi di coloro che pensano che questi progetti siano isole felici scollegate dalla realtà. Nasceranno sempre più variegati progetti di questo tipo che si scambiano competenze e informazioni e si rafforzano fra loro, progetti costituiti da persone consapevoli, attive e che danno risposte pratiche e sensate ai problemi che ci stanno portando a fondo. Basta poco per avere ispirazione, basta fare un viaggetto e vedere con i propri occhi, poi rimboccarsi le maniche e rifare dalle nostre parti cose simili, tenendo ben presente che noi in Italia siamo molto più avvantaggiati perché con le nostre condizioni geoclimatiche, potremmo autoprodurci molti più alimenti ed energia. E poi volete mettere il clima italiano e il clima del nord della Germania? In Italia potremmo diventare un meraviglioso giardino nel quale fare crescere speranza e bellezza.

Per tutti quei giovani che pensano che possibilità non ce ne siano, che non ci sia lavoro, che si sentono inutili o aspettano non si sa bene cosa, consiglio caldamente di visitare posti del genere dove ognuno ha una sua collocazione, un ruolo, un senso, non si sente da solo contro il mondo. Bisogna darsi da fare, essere attivi e crearsi opportunità, di certo nulla verrà per grazia ricevuta ma se non ci si dà da fare, se non ci si muove, non si possono certo scoprire i propri talenti e misurare le proprie possibilità. Prima di criticare iniziative del genere o liquidarle con commenti banali e idiozie assortite parlando di Arcadie, di utopie, di isole felici, di progetti impossibili, andate a trovarli e vi accorgerete che sono estremamente realistici e quello che fanno è riproponibile senza sforzi titanici o montagne si soldi. I progetti impossibili, le vere utopie sono quelle che la società dei consumi ci ha martellato fino ad ora ed è ormai evidente che non ci portano proprio da nessuna parte.

Fonte: il cambiamento

Pensare come le Montagne

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