Aria, terra, acqua: piano piano ci “mangiamo” il paese

Diffusi i dati del tredicesimo Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano in Italia. Ne esce la fotografia di un paese super-antropizzato, che si sposta e produce con modalità inquinanti e che non crede affatto nel verde pubblico e nel risparmio di suolo.9717-10491

Pm10 ancora oltre la norma in molte città italiane: al 10 dicembre 2017, il valore limite giornaliero è stato oltrepassato in 34 aree urbane, gran parte di queste localizzate nel bacino padano. Torino è la città con il numero maggiore di superamenti giornalieri (103). Situazione ancora più critica per l’ozono: nella stagione estiva, sempre 2017, ben 84 aree urbane vanno oltre l’obiettivo a lungo termine. Nel 2016 il limite annuale per l’NO2 (biossido di azoto) è stato superato in 21 aree urbane, mentre va meglio per il PM 2,5 (25 μg/m³): solo 7 città superano il limite annuale. Questi i dati relativi all’aria, aggiornati al 10 dicembre 2017 e contenuti nella XIII edizione del Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano, presentato nei giorni scorsi a Roma. Il report, che porta la firma del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), raccoglie i dati relativi a 119 aree urbane attraverso dieci aree tematiche: Fattori Sociali ed Economici, Suolo e territorio, Infrastrutture verdi, Acque, Qualità dell’aria, Rifiuti, Attività Industriali, Trasporti e mobilità, Esposizione all’Inquinamento Elettromagnetico ed acustico, Azioni e strumenti per la sostenibilità locale, descrive la qualità delle vita e dell’ambiente nelle città italiane. Ne esce la fotografia di un paese “sdraiato” su una mobilità inquinante e con una situazione idrogeologica compromessa, con poco verde pubblico, molti impianti chimici e consumo di suolo che avanza.

Incidenti

Nel 2016, più incidenti, ma meno vittime sulle strade: rispetto al 2015, nei 119 comuni, nonostante l’aumento degli
incidenti (+0,5%) e dei feriti +(0,3%), il numero dei morti scende del 9,7%, a fronte di una diminuzione nazionale che
supera il 4%. Il numero più alto di incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti si rileva a Genova (oltre 15 incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti), seguita da Firenze (13,4) e Bergamo (13). In linea generale e nel lungo periodo (2007-2016), calano gli incidenti stradali nei 119 comuni passando da 112.648 a 81.967 (-27,2%).

Frane

Su 119 comuni analizzati dal rapporto, 85 risultano caratterizzati da frane, mentre 34 ricadono prevalentemente in aree
di pianura. Complessivamente sono state censite 23.729 frane con una densità media sul territorio dei 119 comuni di
1,12 frane per km2 (sia frane attive che non) . Alcuni comuni ne hanno più di 9 per km2 (Lecco, La Spezia, Lucca, Cosenza e Sondrio), mentre 14 presentano una densità compresa tra 3 e 9 frane (Pistoia, Torino, Vibo Valentia, Livorno, Ancona, Genova, Bologna, Bolzano, Fermo, Perugia, Catanzaro, Pesaro, Campobasso e Massa).
Dal 1999 al 2016, nei comuni in esame sono in atto 384 interventi urgenti per la difesa del suolo già finanziati, per un
ammontare complessivo delle risorse stanziate di circa 1 miliardo e 476 milioni di euro.

Consumo di suolo

Le più alte percentuali di suolo consumato rispetto alla superficie territoriale si raggiungono, al 2016, a Torino 65,7%,  Napoli 62,5%, Milano 57,3% e Pescara 51,1%. Tra il 2012 e il 2016 e’ la città di Roma, con oltre 13 milioni di euro  all’anno a sostenere i costi massimi più alti in termini di perdita di servizi ecosistemici, seguita da Milano con oltre 4 milioni di euro all’anno.

Coste e acque balneabili

Il 90,4% delle acque di balneazione è classificato come eccellente e solo 1,8% come scarso. Su 82 Province, 50 detengono solo acque eccellenti, buone o sufficienti e, in particolare, 26 hanno tutte acque eccellenti. La presenza della microalga potenzialmente tossica, Ostreopsis ovata, durante la stagione 2016, è stata riscontrata almeno una volta in 32 Province  campione su 41, anche con episodi di fioriture, mentre il valore limite di abbondanza delle 10.000 cell/l è stato superato  almeno una volta in 17 Province. In un caso è stato emesso il divieto di balneazione (Ancona) come misura di gestione a tutela della salute del bagnante.

Verde pubblico

Le percentuali di verde pubblico sulla superficie comunale restano piuttosto scarse, con valori inferiori al 5% in 96 delle 119 città analizzate, compresi i 3 nuovi comuni inclusi per la prima volta nel campione di quest’anno, nei quali il  verde pubblico non incide più del 2% sul territorio. Solo in 11 aree urbane, prevalentemente  del Nord, la percentuale di verde pubblico raggiunge valori superiori al 10%; i più alti si riscontrano nei comuni dell’arco alpino, in particolare a Sondrio (33%) e a Trento (29,7%). La scarsa presenza di verde si riflette ovviamente sulla disponibilità pro capite, compresa fra i 10 e i 30 m2/ab nella metà dei comuni (compresa Guidonia Montecelio). A Giugli ano in Campania,  invece, si registra il valore minimo (2,2 m2/ab). In linea generale, le aree urbane “più verdi” sono quelle con una significativa presenza di aree protette: Messina, Venezia, Cagliari e L’Aquila.

Terreni agricoli

Diminuiscono le aree agricole, altro importante tassello dell’infrastruttura verde comunale: il trend della superficie agricola utilizzata negli ultimi 30 anni è negativo in ben 100 dei 119 comuni indagati, con valori percentuali compresi tra il -1,4% di Viterbo e il -83,7% di Cagliari.

Autorizzazioni Integrate Ambientali

Le installazioni AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) statali e regionali presenti nei 119 comuni, ammontano a 938 (comprese quelle non operative ma con autorizzazione vigente) e sono situate in particolare nelle città di Forlì, Cesena, Ravenna, Modena, Prato, Brescia, Venezia, Verona e Torino. In particolare, sono 46 le installazioni AIA statali concentrate soprattutto a Venezia (7), Ravenna (7 di cui 6 operative), Brindisi (5), Taranto (4), Ferrara e Mantova (3). In particolare, la presenza maggiore di centrali termiche si rileva a Venezia (4), di impianti chimici a Ravenna (4 di cui 3 operativi). L’unica acciaieria integrata sul territorio nazionale è nel comune di Taranto. Le installazioni AIA regionali sono invece 892 e vedono la città di Forlì con il maggior numero di impianti (pari a 58 di cui 44 operativi) seguita da Ravenna (50 di cui 46 operativi), Prato (47) e Cesena (45 di cui 36 operativi).

Le auto

Ancora alto il numero delle auto euro 0: anche se in calo rispetto al 2015 di quasi 640 mila vetture, il numero delle
auto da euro 0 ad euro 2 rimane ancora troppo alto, quasi 10 milioni, sugli oltre 37 totali. Nel 2016, è Napoli a presentare la quota più alta (28,3%) di auto intestate a privati appartenenti alla classe euro 0, contro una media nazionale del 10,1%. Varia poco invece, la composizione del parco per tipo di alimentazione rispetto all’anno precedente: Trieste, Como e Varese a continuano a detenere la quota più alta di auto alimentate a benzina, intorno al 70%, contro circa il 26-28% di autovetture a gasolio, mentre ad Isernia, Andria e Sanluri, circolano essenzialmente vetture a gasolio ( dal 50 al 54% circa). Dal 2012 al 2016 il parco auto alimentato a GPL a livello nazionale segna un + 18,8%, con Parma e Lanusei che raggiungono le variazioni positive più alte, superiori al 40%, contro Villacidro e Sanluri che riportano, invece, contrazioni rispettivamente del 16 e 15%. Alle Marche, in particolare a Macerata, Fermo e Ancona, soprattutto grazie alla presenza di numerosi distributori in una limitata estensione territoriale, spetta il primato delle auto a metano circolanti (dal 13 al 18% circa).

Morti per mancata attività fisica

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, un’insufficiente attività fisica è associata in Europa a circa 1 milione di morti l’anno. Spostarsi regolarmente a piedi e in bicicletta per 150 minuti a settimana con attività fisica di intensità
moderata, riduce per gli adulti tutte le cause di mortalità di circa il 10%. Da questo presupposto è nato il focus del
rapporto “Città a piedi”, quest’anno dedicato, appunto, alla mobilità pedonale. Diversi i temi trattati tra cui il legame
tra mobilità attiva e lavoro agile: i risultati dell’esperienza “Giornata del lavoro agile”, istituita dal Comune di Milano, mostrano nel 2016 un risparmio nei tempi di spostamento di 106 minuti a persona.

Fonte: ilcambiamento.it

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In Inghilterra il primo treno passeggeri del paese alimentato a batteria

Il progetto è della Network Rail nell’Essex, co-finanziato al 20% dal Dipartimento dei Trasporti di sua maestà. Da un’indagine del The Indipendent risulta che il risparmio effettivo dei costi di gestione è del 20% e tutti i passeggeri intervistati riferiscono che la qualità del viaggio è migliorata381630

Da circa una settimana in Inghilterra è in servizio un treno passeggeri alimentato esclusivamente a batteria. Succede nell’Essex, sulla tratta che collega la stazione internazionale di Harwich a quella Manningtree. Il progetto è della Network Rail, co-finanziato al 20% dal Dipartimento dei Trasporti di sua maestà, che l’anno scorso con i suoi parteners Bombardier, Abellio Greater Anglia, FutureRailway, aveva sperimentato sui tracciati di Derby e di quelli del Leicestershire dei treni riadattati con alimentazione a batteria, conosciuti anche come Independently Powered Electric Multiple Unit. I risultati molto positivi hanno spinto il governo inglese ad investire nel progetto.  “Abbiamo fatto progressi formidabili. Vedere il treno alimentato a batteria in servizio è un enorme passo avanti”- ha dichiarato James
Ambrose
, Network Rail Principal Engineer – ” siamo sempre alla ricerca
di modi per ridurre i costi di gestione con progetti che rispettino l’ambiente e questo ha il potenziale per contribuire in modo  significativo al nostro obiettivo”. Soddisfatto anche il Ministro dei Trasporti, Claire Perry, che vede nel servizio un grande passo avanti sula fronte della mobilità sostenibile, perché “questi treni offrono una reale alternativa all’uso dei locomotori alimentati a diesel o a tutti quei servizi dove è impossibile elettrificare la linea”. Da un’indagine del The Indipendent risulta che il risparmio effettivo dei costi di gestione è del 20% e tutti i passeggeri intervistati riferiscono che la qualità del viaggio è migliorata: meno rumore e odore rispetto a quelli alimentati a diesel e più servizi come wifi gratuito e prese per ricaricare portatili o altri apparecchi elettronici.
L’uso delle batterie per alimentare i treni non è una novità e l’Inghilterra lo sa bene. Durante il secolo scorso treni del genere venivano utilizzati dall’industria bellica inglese per il trasporto delle munizioni. Un sistema molto sicuro che preservava le carrozze dalle possibili scintille provenienti dalle locomotive a vapore. Attualmente il servizio di manutenzione di alcune linee della metropolitana londinese è effettuato con treni a batteria, così da permettere la massima sicurezza degli operatori sulle linee. Nel trasporto passeggeri, al di fuori dell’Inghilterra, esistono altri esempi di treni alimentati a batteria, come la Nokia Railway tedesca che serve le stazioni di Gelsenkirchen via Wanne-Eickel a Bochum, oppure i 20km della rete non elettrificata giapponese chiamata Karasuyama Line. Il progetto inglese è però più efficiente in quanto non utilizza le solite batterie a ioni di litio, ma un particolare modello brevettato dalle Valence Technology (LiFeMgPO4) che permette una carica sette volte più veloce e un peso ridotto di due terzi permettendo così una maggiore versatilità. Inoltre queste batterie sono state studiate per essere smaltite, una volta esaurito il loro ciclo di vita di circa 3000 ricariche, recuperando quasi la totalità i materiali con il quale è stata costruita. In Italia esistono quasi 5000km di rete ferroviarie non elettrificate, circa un terzo di tutta la rete nazionale, e l’esempio inglese potrebbe portare una serie infinita di vantaggi, primo fra tutti quello ambientale.

(foto networkrail.co.uk)

fonte: ecodallecitta.it

Un paese poco attento agli animali

Un Paese pigro e poco attento alla tutela e alla gestione degli animali. Le migliori città raggiungono a malapena la sufficienza (60 punti su 100) in un settore che, invece, dovrebbe ottenere punteggi ben più alti considerata la grande presenza di amici a quattro zampe in città. È quanto emerge dalla terza edizione “Rapporto Animali in Città”, l’indagine di Legambiente dedicata ai servizi e alle attività dei Comuni capoluogo di provincia.animali_in_citta

Il quadro che viene fuori è quello di un Paese che, seppur ama gli animali, è ancora molto indietro nell’effettiva tutela e nei servizi offerti ai cittadini e ai loro animali d’affezione.
Se l’86% delle amministrazioni dichiara di avere un assessorato e/o un ufficio comunale dedicato ad affrontare le problematiche animali, scende al 72% il numero delle amministrazioni che ha semplicemente chiesto alle ASL quale fosse il numero dei cani iscritti all’anagrafe canina (ad eccezione di Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia dove i Comuni tengono l’anagrafe canina), strumento indispensabile per fronteggiare il randagismo in Italia. Per quanto riguarda i servizi mancano sufficienti spazi aperti dove portare quotidianamente a spasso i propri amici a quattro zampe: in media nei Comuni italiani è presente uno spazio dedicato ogni 28.837 cittadini. Ed ancora il 47% dei Comuni ha dichiarato di aver adottato regolamenti per l’accesso degli amici a quattro zampe in uffici e/o locali aperti al pubblico, mentre solo il 34% dei Comuni costieri che ha risposto al questionario ha adottato un regolamento per l’accesso al mare o al lago. Dati ancor più negativi arrivano anche quest’anno dalla conoscenza della biodiversità animale in città: solo il 26% dei Comuni realizza una mappatura delle specie animali presenti sul territorio. Nella Penisola le città che nel complesso si impegnano maggiormente per gli animali d’affezione sono le città medie che, nella classifica finale dell’indagine di Legambiente, superano la sufficienza come Prato, prima in graduatoria (79,36), seguita da Bolzano (74,34) e Modena (71,42). Le grandi e le piccole città, invece, arrancano. Padova, seppur prima tra le grandi città, ha un punteggio appena al di sotto della sufficienza (59,97) seguita da Firenze (50,81) e Verona (47,99). Tra le piccole città il gradino più alto lo conquista Pordenone che supera di poco la sufficienza (63,5), seconda e terza posizione in classifica per Chieti (59,1) e Biella (57,51).

“Il quadro che emerge dal Rapporto Animali in Città – dichiara Antonino Morabito, responsabile nazionale Fauna e Benessere animale – mostra tutta l’urgenza, anche economica, di un totale cambio di strategia tra i diversi attori responsabili: Amministrazioni comunali, Regioni e Governo. Una città pet-friendly non è un sogno impossibile da realizzare, ma è fondamentale che le Istituzioni diano assoluta priorità ad anagrafe e sterilizzazione mettendo in campo soluzioni innovative ed economicamente vantaggiose per cittadini, al fine di ‘chiudere quei rubinetti’ oggi totalmente aperti che ininterrottamente alimentano le vie del randagismo di cani e gatti, con tutti i problemi e le sofferenze che porta con sé. Nel contempo non è possibile trascurare oltre l’attivazione di efficaci e regolari controlli e sanzioni per il funzionamento delle regole di civile convivenza in città”.

Anche quest’anno per la lettura e il confronto dei dati ricevuti, i capoluoghi di provincia, ai quali è stato inviato il questionario per l’anno 2012, sono stati suddivisi in tre gruppi: 15 grandi città con più 200mila abitanti, 44 medie città con popolazione tra 80mila e 200mila abitanti e 45 piccole città con meno di 80mila abitanti. Al questionario hanno risposto 13 grandi città, 37 medie città e 31 piccole città. Novità di questa terza edizione è la classifica dei capoluoghi di provincia realizzata sulla valutazione di trentatré differenti indicatori.

I dati del Rapporto. Ben il 100% delle grandi città, l’89% delle medie e il 77% delle piccole città. Invece per quanto riguarda le strutture e i luoghi dedicati ai servizi agli animali d’affezione (come canili, colonie feline, pensioni per cani e gatti, campi di educazione e addestramento cani, allevamenti, aree urbane per cani presenti sul territorio comunale), il 60% dei capoluoghi di provincia ha risposto positivamente, con migliori performance nelle medie città, dove il 72% delle amministrazioni ha censito tali strutture, contro il 54% delle grandi città e il 48% delle piccole città. In particolare per quanto riguarda le colonie feline, il 69% delle medie città ha dichiarato che esiste un piano di monitoraggio, contro il 61% delle grandi città e il 58% di quelle piccole.

Comuni informati sul numero di cani iscritti all’anagrafe canina – L’anagrafe canina è uno strumento fondamentale per combattere il randagismo. Dall’indagine emerge che il 72% dei Comuni conosce il numero dei cani presenti sul territorio (un dato in possesso delle ASL, ad eccezione dell’Emilia Romagna e del Friuli Venezia Giulia dove sono i Comuni che direttamente curano l’anagrafe canina). In particolare sui 13 grandi capoluoghi di provincia presi in esame, il 69% ha risposto positivamente. Tra le 37 medie città, il 73% ha risposto di sì. Su 31 piccoli capoluoghi di provincia il 74% ha risposto in maniera positiva. Ma è nel merito del dato che emerge il dramma: in media, ai Comuni capoluoghi risulta un cane ogni 24 cittadini residenti, passando da un cane ogni 33 residenti nelle grandi città, ad uno ogni 24 residenti nelle medie città ed uno ogni 21 residenti nelle piccole, cifre palesemente irrealistiche anche se solo confrontate con la media nazionale (un cane ogni 9 cittadini) e che dimostrano la totale assenza di attenzione data dagli uffici al valore e alla coerenza di quanto registrato.

Spesa media – Alla domanda se nel bilancio comunale è previsto uno specifico capitolo di spesa ha risposto positivamente l’83% dei Comuni. Dalle risposte date è emerso che la spesa media dichiarata dai Comuni capoluogo, in questo ambito, è di 2,87 euro/residente, con differenze per le tre categorie di città che vanno da un valore medio di 1,58 euro/residente delle grandi città, ai 2,95 euro/residente delle medie, ai 3,47 euro/residente delle piccole città. Ad esempio nelle grandi città, si passa da un massimo di spesa di 3,4 euro/residente di Roma agli 0,6 euro/residente di Genova, quindi dai 9,7 euro/residente di Terni agli 0,4 euro/residente di Novara e Treviso nelle medie città, e dagli 11,5 euro/residente di Matera agli 0,3 euro/residente di Belluno nelle piccole città. Costi molto diversi per le tasche dei cittadini italiani e, ad esempio, come accade a Matera, Grosseto e Roma non correlati ad una maggiore qualità del servizio offerto come conferma la posizione in classifica.

Regolamenti e/o ordinanze sindacali che vietano e sanzionano l’utilizzo di esche e bocconi avvelenati. Solo un Comune su due lo ha adottato (il 49% dei casi), molto meglio nelle grandi città (il 77% dei casi) che nelle medie (il 53% dei casi), mentre solo un Comune su tre delle piccole città lo ha fatto (il 32% dei casi). Per quanto riguarda invece gli spazi aperti dove giocare e rilassarsi insieme al proprio amico, dall’indagine di Legambiente è emerso che solo un Comune su due (il 52%) li ha realizzati ed, in media, nei Comuni capoluogo è presente uno spazio dedicato ogni 28.837 cittadini, valore che diventa di uno ogni 42.583 cittadini nelle grandi città, di uno ogni 27.308 cittadini nelle medie città e di uno spazio ogni 26.167 cittadini nelle piccole città. Dati poco positivi arrivano dai regolamenti che consentono l’accesso negli uffici e/o locali aperti al pubblico, solo il 47% dei Comuni capoluoghi di provincia ha, infatti, risposto di aver adottato tali provvedimenti. Le più attente sono le grandi città, dove il 77% delle Amministrazioni ha risposto positivamente contro il 55% delle città medie e il 26% delle piccole città. Situazione poco felice anche per chi ama portare gli amici a quattro zampe al mare e/o al lago. Tra i Comuni capoluogo costieri che hanno risposto al questionario, solo il 34% ha adottato un regolamento o un’ordinanza sindacale per l’accesso degli animali alla spiaggia: nel 33% dei casi nelle grandi città, per il 40% dei casi nelle medie e solo in un Comune su quattro (il 25%) per le piccole città costiere.

“In Italia – spiega Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – sono milioni le famiglie che hanno animali da compagnia in casa. Una tendenza in crescita che sottolinea lanecessità di ripensare e arricchire i centri urbani garantendo servizi e strutture di qualità a cittadini e ai loro amici a quattro zampe. Per realizzare ciò è indispensabile l’impegno delle amministrazioni per quanto riguarda una buona conoscenza della presenza e distribuzione di questi nuovi “abitanti”, la promozione di anagrafe canina e sterilizzazione degli animali, la sensibilizzazione dei proprietari di animali d’affezione a tenere comportamenti virtuosi nel rispetto dell’ambiente, delle persone e del benessere del proprio animale domestico. È inoltre importante rendere noti i contatti dello sportello comunale a cui le persone si possano rivolgere se soccorrono animali liberi in difficoltà. A questo riguardo il Rapporto Animali in città offre una accurata fotografia dei punti critici su cui lavorare per migliorare le nostre città attraverso l’impegno congiunto di amministrazioni e cittadini”.

Tornando ai dati del Rapporto Animali in Città, è emerso che i Comuni che hanno cani liberi controllati e tutelati dalla Pubblica Amministrazione sono nel 72% dei casi al sud, nel 28% al centro e in zero casi al nord Italia. Una peculiarità che si conferma, con alcune differenze, anche all’interno dei singoli gruppi di città grandi (0% nord, 20% centro, 80% sud), medie (0% nord, 28% centro, 72% sud) e piccole (0% nord, 33% centro, 67% sud). Per quanto riguarda l’esistenza di un nucleo del Corpo di Polizia municipale dedicato all’applicazione di regolamenti e ordinanze comunali sugli animali, il 54% dei Comuni ha risposto positivamente, senza differenza tra grandi (54%), medie (53%) e piccole (55%) città. Dato negativo arriva dai lettori dei microchip, un indispensabile strumento per leggere la “targa” del cane, il microchip. Benché il 64% dei Comuni dichiari di aver dotato il proprio personale di tale lettore, andando a vedere quanti sono i microchip che le amministrazioni dichiarano di aver dato in uso al personale ne risultano soltanto 106 in tutta Italia, ossia in media 1 per Comune capoluogo.

Animali liberi in difficoltà – Dall’indagine di Legambiente è emerso che il 54% dei Comuni sa dare informazioni ed ha predisposto procedure di intervento per aiutare i cittadini che soccorrono animali liberi in difficoltà, come un falco, un gabbiano ferito o un gattino. Meno di un Comune su tre nelle grandi città (il 31% dei casi), quasi due volte su tre nelle medie città (il 64% dei casi) ed esattamente nella media nazionale nelle piccole città (il 52% dei casi). I contatti per rivolgersi ad un Centro di recupero di animali selvatici li ha invece solo il 15% dei Comuni. Risposte efficienti si riscontrano, tra i grandi centri, ad esempio a Napoli grazie al servizio h24 svolto dal pronto soccorso veterinario dell’ASL NA1, tra le medie città a Modena e tra le piccole città a Biella grazie al lavoro degli uffici comunali in collaborazione con i Centri di recupero della fauna selvatica.

Biodiversità animale – Solo il 26% dei Comuni realizza una mappatura degli animali selvatici presenti sul territorio comunale, il 23% nelle grandi città, il 33% nelle medie e il 19% nelle piccole città. Una conoscenza indispensabile per migliorare le azioni di prevenzione e ridurre conflitti e danni (basti pensare ai rischi di incidente stradale) che sono sempre più costosi e talvolta drammatici.
CLASSIFICA FINALE RAPPORTO ANIMALI IN CITTÀ – 2013

Pos. Città Punti Pos. Città Punti Pos. Città Punti
Città Grandi   20 Vicenza 50,75 11 Asti 46,25
1 Padova 59,97 21 Foggia 49,63 12 Belluno 45,66
2 Firenze 50,81 22 Monza 47,46 13 Verbania 44,4
3 Verona 47,99 23 Udine 47,39 14 Teramo 44,15
4 Torino 47,39 24 Livorno 44,86 15 Nuoro 41,75
5 Genova 44,85 25 Pisa 42,34 16 Pavia 40,26
6 Venezia 42,45 26 Sassari 40,4 17 Ragusa 39,83
7 Catania 42,18 27 Como 38,21 18 Frosinone 39,72
8 Trieste 38,66 28 Varese 36,96 19 Aosta 38,41
9 Roma 30,84 29 Salerno 35,76 20 Matera 38,37
10 Palermo 29,87 30 Lecce 28,16 21 Benevento 34,63
11 Napoli 29,25 31 Grosseto 27,13 22 Macerata 34,28
12 Bari 28,55 32 Siracusa 26,81 23 Lodi 31,91
13 Messina 22,76 33 Pescara 26,71 24 Oristano 29,75
14 Bologna  0 34 Brescia 26,36 25 Avellino 29,08
15 Milano  0 35 Latina 25,76 26 Caltanissetta 28,61
Città Medie   36 Taranto 22,14 27 Campobasso 27,47
1 Prato 79,36 37 Catanzaro 18,78 28 Trapani 27,43
2 Bolzano 74,34 38 Reggio Calabria 0 29 Imperia 25,53
3 Modena 71,42 39 Ravenna 0 30 Savona 20,91
4 Terni 71,04 40 Rimini 0 31 Crotone 17,29
5 Parma 65,25 41 La Spezia 0 32 Vercelli 0
6 Bergamo 63,17 42 Ancona 0 33 Rovigo 0
7 Reggio Emilia 61,63 43 Brindisi 0 34 L’Aquila 0
8 Arezzo 61,62 44 Cagliari 0 35 Cosenza 0
9 Alessandria 60,12   Città Piccole   36 Vibo Valentia 0
10 Piacenza 59,85 1 Pordenone 63,5 37 Caserta 0
11 Pistoia 58,03 2 Chieti 59,1 38 Rieti 0
12 Perugia 57,02 3 Biella 57,51 39 Viterbo 0
13 Ferrara 56,56 4 Cremona 56,67 40 Lecco 0
14 Pesaro 56,31 5 Gorizia 55,3 41 Ascoli Piceno 0
15 Treviso 54,68 6 Siena 55,05 42 Isernia 0
16 Forlì 54,28 7 Cuneo 54,94 43 Agrigento 0
17 Novara 54,1 8 Potenza 52,06 44 Enna 0
18 Trento 53,91 9 Sondrio 48,7 45 Massa 0
19 Lucca 51,53 10 Mantova 46,83

Fonte Legambiente, Rapporto Animali in Città (Comuni, dati 2012) Legenda:
– in azzurro, Comuni costieri, marini e/o lacuali, di cui è stato valutato anche l’accesso alla costa;
– in arancione, Comuni che hanno trasmesso questionari non valutabili;
– in giallo, Comuni che non hanno trasmesso il questionario.

Fonte: il cambiamento

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Marinaleda, un paese dove l’affitto costa 15 euro al mese e la disoccupazione è allo 0%

Casares-Andalusia

Marinaleda è un comune spagnolo con poco più di 2.800 abitanti ed è situato nella comunità autonoma dell’Andalusia, a pochi chilometri dalla grande Siviglia, città devastata dalla crisi economica. E’ un paese come tanti altri Marinaleda, se non fosse che ha un sindaco alquanto particolare, legato al movimento nazionalista andaluso, la lucha jornalera (lotta dei lavoratori giornalieri) e alla lotta operaia in generale, è Juan Manuel Sánchez Gordillo.gordillo-vanesa-gomez-644x362

Questo sindaco ha messo in atto una politica che ha fatto di questo paesino una specie di paradiso utopistico. Praticamente ogni cittadino può affittare una casa per 15 euro al mese, a patto che se la costruisca. L’amministrazione municipale di Marinaleda, ha espropriato e reso di proprietà comunale migliaia di metri quadrati di terreno in prossimità del territorio municipale, per acquisire terreno per la costruzione di case, dopo di che ha chiesto al Governo centrale e regionale i fondi per la costruzione di case.

L’amministrazione ha gestito così questi terreni:

• il terreno, una volta passato in mano al Comune, viene ceduto gratuitamente all’autocostruttore

• grazie ad una convenzione con il governo regionale andaluso ed il cosiddetto P.E.R. (Plan de Empleo Rural) si possono acquistare i materiali da costruzione e consegnarli all’autocostruttore

• vengono messi a disposizione, sempre in maniera gratuita, alcuni operai edili disposti a seguire i cantieri
• il progetto della casa, redatto da architetti, è gratuito; gli autocostruttori possono inoltre partecipare attivamente allo sviluppo del progetto e richiedere modifiche migliorative

• infine, gli autocostruttori si riuniscono in assemblea per stabilire la quota mensile da pagare per divenire proprietario della casa che sta edificando. Le ultime case sono state costruite ed acquisite dagli autocostruttori per la cifra di 2.550 pesetas al mese (all’incirca 15 euro mensili).

Tutto questo grazie all’idea per la quale il benessere della società è tale quando viene autogestito e vige una forte cooperazione tra i membri della società.

La maggior parte degli abitanti di questo paesino rurale vive di agricoltura e trasformazione della materia prima, altri lavorano per l’amministrazione pubblica, per la scuola e nel commercio. La disoccupazione non esiste e lo stipendio è fisso e uguale per tutti: 47 € al giorno. Le cariche pubbliche non vengono retribuite, giustamente sono un servizio alla popolazione. Anche i servizi del comune sono autogestiti e manutenzionati e i prezzi anche qui usuali per tutti. La criminalità non esiste e nelle “Domeniche Rosse” la collettività si adopera per mantenere il decoro della cittadina. Questa cittadina così di “sinistra” politicamente parlando è presa in esempio da tutto il mondo proprio per l’esempio di solidarietà e uguaglianza.Immagine

E’ lo stesso sindaco a definirla un’utopia verso la pace.

Fonte: eticamente.net

Google Made in Italy: il nuovo portale delle eccellenze italiane

Per la prima volta, il principale motore di ricerca al mondo, inaugura un portale dedicato alle eccellenze agroalimentari e artigianali di un Paese. Una grande occasione per una visibilità globaleImmagine8-620x332

Il cibo e i marchi italiani continuano a essere il plusvalore del nostro Paese, nonostante la crisi che strozza le imprese. Visto che sull’argomento Governo e ministeri (quelli del Turismo e dell’Economia) sono fermi al palo, l’iniziativa la prende Google che ha in mano i flussi delle ricerche sul web e, quindi, le chiavi d’interpretazione del mondo.
E i dati dicono che nel 2013 le ricerche legate al made in Italysono aumentate del 12% rispetto al 2012. Per giapponesi, russi, americani e indiani il nostro paese continua a essere un Eldorado di qualità, soprattutto nel settore agroalimentare.

È sempre più evidente che new-technology e agroalimentare sono i settori che daranno più occupazione nel futuro. Perché non metterli insieme? Perché non fare un link tra la Silicon Valley e la nostra Food Valley?

ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, al convegno “Made in Italy: eccellenze in digitale”, nel corso del quale è stato lanciato il progetto del nuovo sito www.google.it/madeinitaly. Realizzato dal Google Cultural Institute, il portale ha ottenuto il sostegno del Ministero dell’Agricoltura, di UnioncamereSymbola e Università Ca’ Foscari. Si tratta del primo esperimento del più importante motore di ricerca al mondo nella promozione delle eccellenze di un Paese. Un progetto che, come ha ricordato la stessa De Girolamo, al Ministero non è costato un euro, ma potrebbe dare una visibilità globale ai 261 prodotti a denominazione (Dop, Igp e Stg) che rappresentano il fiore all’occhiello dell’export, l’unica voce che in questi anni di crisi ha fatto registrare risultati confortanti. Grande soddisfazione è stata manifestata anche da Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, che ha tenuto a ricordare come l’italian sounding, ovverosia il falso made in Italy, fatturi ogni anno 60 miliardi di euro, una cifra doppia rispetto al valore delle esportazioni agroalimentari. Pur lodando i potenziali benefici dell’iniziativa, la Cia, Conferenza Italiana Agricoltori, ha sottolineato il digital divide fra centri urbani (dove la connessione a Internet di qualità è ormai all’89%) e le aree rurali dove solo il 17% degli abitanti può contare su una connessione degna di questo nome. Ora tocca alla politica far fruttare il prezioso assist di Google e consentire ai produttori di entrare veramente nella Rete che conta.

Fonte: Help Consumatori