Combustibili fossili? L’addio senza rimpianti

«Le soluzioni per abbattere da subito l’utilizzo del petrolio, il dispendio energetico, i costi, gli sprechi e l’inquinamento ci sono e sarebbero attuabili da subito», parola dell’esperto. Anzi, di due dei più grandi esperti del settore delle rinnovabili: Paolo Ermani e Alessandro Ronca che al recente Terra Nuova Festival hanno tenuto un incontro pubblico partecipatissimo proprio sull’argomento.Versilia_04

Il primo è presidente dell’associazione Paea (Progetti alternativi per l’energia e l’ambiente) e da oltre vent’anni è impegnato nell’ambito delle energie rinnovabili, del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili: «Per cinque anni ho vissuto in Germania e lì devo dire che ho potuto imparare tanto e dai migliori», ha raccontato Paolo Ermani, una vita impiegata a combattere l’utilizzo scellerato del petrolio e delle risorse del nostro pianeta. Alessandro Ronca, invece, è un esperto di petrolio e di consumo delle risorse, perché nella sua vita… ne ha fatto man bassa. «Ho sprecato, comprato e sperperato soldi in auto, moto e cellulari – afferma Alessandro proclamandosi un ex supereroe del consumo – il perfetto campione desiderato dal sistema, costantemente intento a creare bisogni di nuovi beni e servizi e a consumare petrolio in abbondanza». Questo fino al giorno della conversione, quando ha deciso di dirottare tutta questa “esperienza” nel contrastare quello stesso sistema. Lo ha fatto creando il Per, il Parco dell’Energia Rinnovabileunico centro per le tecnologie alternative in Italia. Un luogo in cui sono applicate e ben visibili soluzioni concrete per emanciparsi dai combustibili fossili e ridurre drasticamente i costi, gli sprechi e, soprattutto, i gravi rischi che stiamo correndo a livello globale.Versilia_03_ermani

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«Non possiamo continuare a vivere in un mondo finito agendo come se avessimo a disposizione risorse infinite – afferma Paolo Ermani – Continuano a dirci che la crescita è un bene: più macchine, più cemento, più produzione, più Pil, ma le risorse si stanno esaurendo e presto questo sistema collasserà. L’unica cosa che si può fare è non farsi trovare impreparati in quel momento».Per questo, secondo entrambi, la soluzione non sono solo i pannelli fotovoltaici: «Prima di parlare di fonti energetiche ci si dovrebbe chiedere se l’energia che si produce attualmente la si usa correttamente o la si spreca» spiega Ermani. «La prima cosa da fare sarebbe risparmiare energia e per farlo dovremmo riqualificare interamente le nostre abitazioni – continua il presidente di Paea – Poi dovremmo imparare a utilizzarla in modo efficiente e solo alla fine avrebbe senso investire in energia rinnovabile. Una volta che sono stati azzerati gli sprechi. Ma questo significherebbe anche decentralizzare e ottimizzare la produzione di energia, ridurre i costi delle bollette, l’inquinamento e i guadagni di chi su questi sprechi e su questi costi ci specula. Significherebbe aumentare l’autonomia dei cittadini e così ne aumenterebbe la libertà, la consapevolezza, il potere. E questo per le multinazionali dell’energia sarebbe un bel problema».Versilia_05

Insomma la questione non riguarda solo il risparmio energetico. Il discorso è globale e si basa su un profondo ripensamento del sistema economico, politico e sociale occidentale. «Oggi sappiamo che si può vivere, alimentarsi, risparmiare e produrre energia, costruire, lavorare, avere socialità e rapporti diversi da quelli che ci impone questo sistema iniquo, costruito sull’insensato mito della crescita, fatto di pubblicità, fondato sui consumi e su falsi bisogni. Chi volesse averne una prova tangibile può andare a visitare il Per quando vuole oppure può approfittare del corso per italiani che si terrà in Germania dal 7 al 16 agosto 2015: nove giorni di formazione qualificata nel settore ambientale al centro per l’energia e l’ambiente di Springe, attivo dal 1981, un’eccellenza nel campo… Siamo alla ventiseiesima edizione», afferma con orgoglio Paolo. Del resto cambiare noi stessi è la cosa più importante che possiamo fare per cambiare il contesto in cui ci troviamo. E in questo cambiamento in tanti si sono già imbarcati. «In luglio avremo la fortuna di ospitare al Per un corso su come Costruire la società del futuro tenuto da Eva Stützel, che è tra i fondatori dell’ecovillaggio tedesco di Sieben Linden, uno dei più famosi ecovillaggi a livello mondiale – racconta Alessandro – con lei parleremo del valore e del senso della comunità, di come creare legami sociali solidali e di come costruire società davvero sostenibili». Loro ce l’hanno fatta, con molto meno sole (e molta meno energia!). E allora cosa stiamo aspettando noi? «Il problema è che la prima cosa da rinnovare non è tanto l’energia quanto la mente delle persone – conclude Ermani – e finché non ci convinceremo di questo il resto sarà inutile».

Fonte: ilcambiamento.it

Presente e futuro, l’ambiente è la chiave: 15 anni di esperienze con Paea

L’associazione Paea, Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente, compie 15 anni, spesi a costruire e condividere un patrimonio di “sapere diffuso” sulle energie rinnovabili, la bioedilizia, la didattica ambientale. «Il nostro obiettivo, ambizioso ma realistico, è quello di arrivare a cambiare la società anche attraverso un approccio diverso al lavoro e, secondo noi, vi si arriva attraverso un’adeguata e sostenibile politica ambientale» spiega il presidente di Paea, Paolo Ermani. Che, insieme ad Alessandro Ronca del Parco dell’Energia Rinnovabile, ci racconta quest’avventura.energia_rinnovabile_fonti

Quali servizi e progetti propone Paea? Quale la proposta di cambiamento ed evoluzione che sostiene negli ambiti in cui si impegna?

«L’associazione Paea ha come obiettivo il cambiamento complessivo della società e cerca di raggiungerlo anche attraverso un approccio diverso al lavoro. Le sue aree di intervento sono soprattutto quelle del settore ambientale perché sappiamo bene che sarà uno dei settori in cui ci si dovrà rivolgere maggiormente in futuro se non vogliamo che l’umanità si autodistrugga continuando in questa folle corsa supportata dalla impossibile crescita infinita in un mondo dalle risorse finite. Ci occupiamo quindi di energie rinnovabili,consulenze energeticheprogettazione in bioedilizia,didattica ambientale, mostre itineranti, corsi di formazione. Tutto ciò per noi però non è un hobby ma l’attività principale della nostra vita. In questo modo si può dare dignità al lavoro e trasformarlo in qualcosa di utile e bello per se stessi e il mondo circostante. Limitarsi a fare volontariato ambientale, per quanto lodevole, non produce cambiamenti particolarmente incisivi e duraturi, a maggior ragione se poi si fa un lavoro che è in contrasto con quello che è il  proprio volontariato così come purtroppo accade spesso».

Quanto è cresciuta Paea in questi anni?

«Dall’inizio della nostra storia dal 1999 ad oggi di strada ne abbiamo percorsa tanta, piena di innumerevoli attività perché forse in controtendenza con quello che normalmente accade; noi sposiamo in pieno il motto di Simone Perotti del “Fare e testimoniare”. Abbiamo fatto tanto e continuiamo a fare, cercando di testimoniare attraverso le cose che facciamo che un cambiamento è possibile. Limitarsi a parlare o aspettare, non si sa bene cosa e chi, non sposta di molto la situazione, anzi aumenta la frustrazione e l’arrabbiatura contro chi si vuole responsabile di ogni nefandezza. Basterebbe rimboccarsi le maniche, costruire alternative assieme agli altri per dare molto più senso alla nostra vita e permetterci di vedere con più speranza alla situazione, oltre che a sentirsi meno soli e impotenti. Troppe volte ci piace lamentarci, additare vari capri espiatori ma tutto ciò non serve granchè, si può utilizzare questa energia assai meglio. Paea ha costruito nel tempo una fitta rete di contatti e collaborazioni che le permette di agire a livello nazionale. Abbiamo però capito e imparato con il tempo che creare strutture complicate, sovrastrutture, capi, leader, direzioni nazionali e simili, è il modo migliore per fare fallire qualsiasi progetto e entrare sistematicamente in guerra al proprio interno e con il mondo, come accade normalmente nei partiti dove è presente una continua lotta per il potere. Questo accade soprattutto in un paese litigioso come l’Italia, pieno di capetti dove ognuno è più che altro interessato ad aumentare il suo manipolo di accoliti e cerca solo ed esclusivamente visibilità perchè primeggi la sua verità assoluta. Noi riteniamo che si debba fare esattamente il contrario, facendo rete su progetti concreti, non sulle chiacchiere, i documenti o i dogmi di questo e quello. E’ sintomatico vedere come troppo facilmente si assumono gli stessi comportamenti del sistema che si dice di voler cambiare replicando il leaderismo la prevaricazione e la competizione laddove tutto ciò non ha alcun senso ed è controproducente. Riteniamo invece che collaborare e costruire sia un modo ottimale per migliorare la situazione sia da un punto di vista personale che complessivo. Non è un caso che stiamo collaborando fortemente anche con altre strutture come ad esempio il Parco Energie Rinnovabili che pur essendo progetto indipendente dal nostro ne condividiamo valori e obiettivi. Nascono molte più sinergie e crescita personale da una progettualità condivisa piuttosto che non da conflittualità o beghe, specialmente fra maschi alfa rimasti ancora alla adolescenza e che devono continuamente marcare il territorio».

Vi siete dunque per così dire “scollocati” e con soddisfazione?

«Sì, tanto che oltre alle nostre attività tradizionali per le quali stiamo seguendo alcuni progetti in bioedilizia anche di grandi dimensioni, attualmente stiamo proponendo anche l’ufficio di Scollocamento. Forti della nostra esperienza di “scollocati” e avendo visto e vissuto molti progetti di cambiamento e conosciuto innumerevoli persone che si sono scollocate, abbiamo pensato di proporre il servizio dell’ufficio di Scollocamento come alternativa reale per chi vuole uscire dalla ruota del criceto e prendere in mano il proprio destino non solo dal punto di vista lavorativo ma anche da quello esistenziale. La risposta delle persone ci ha sorpreso positivamente perché gli incontri che stiamo facendo sullo scollocamento stanno avendo un successo che va oltre le nostre aspettative. Questa è una conferma del fatto che le persone vogliono costruirsi nel concreto una alternativa e cercano luoghi dove ciò avviene».

Da qualche tempo state portando avanti una proficua collaborazione con il Per, il Parco dell’Energia Rinnovabile in Umbria. Un “matrimonio” riuscito, dunque?

«La collaborazione con il PER ha come obiettivo di realizzare il progetto della rinascita della comunità nelle sue varie componenti, dalla scuola all’autosufficienza alimentare ed energetica, dal lavoro ai rapporti sociali, il tutto declinato in un luogo fisico come quello in cui è inserito il PER e che si presta in maniera ottimale a realizzare queste progettualità.  Non  è un caso che gli incontri sullo Scollocamento si svolgano al PER dove le persone possono toccare con mano e rendersi conto che il cambiamento non è né irraggiungibile, né appannaggio esclusivo di pochi eletti bensì alla portata di tutti, basta volerlo e impegnarcisi veramente».

Responsabile del PER è Alessanro Ronca. Alessandro, anche tu definisci quello con Paea un “matrimonio perfetto”?

«Paea è diventata per noi del PER un pò come il partner di coppia ideale, con il quale avere complicità, arricchimento costante, rispetto reciproco ma anche ironia e gioia di lavorare insieme. Condividere gli stessi obbiettivi  e raggiungerli  con percorsi differenti ma complementari. Confrontarsi senza scontrarsi e difendersi senza aggredire. La nostra è una  diversità attraente non respingente , come abbiamo capito in tutti quegli anni nei quali lottavamo nella burrasca  per mantenere la rotta da soli, senza vedere che c’erano persone pronte a lanciarci una cima, bastava chiederglielo. Raramente ci si accorge di  vivere in una società di massa e ancor meno che questa abbia generato  sostanzialmente una solitudine di massa, per parafrasare  Franco Del Moro. Il vero piacere è trovare negli altri arricchimento e ispirazione e a facilitare questo pensiero, la collaborazione con Paea ha avuto un ruolo determinante. I nostri progetti oggi viaggiano paralleli e la nostra speriamo diventi , per citare un altro visionario, una vera moltitudine inarrestabile.  La grande affluenza ai  nostri incontri sul cambiare vita ci ha dato la conferma di quale impellente necessità esista di un cambio di paradigma e quale contributo si riesca a dare alle persone che pur percependo questa necessità,  richiedono suggerimenti e strumenti concreti per scendere dalla ruota del criceto della società consumistica».

Quello che proponete è un sostanziale cambio di paradigma?

«Ci piace essere sognatori concreti ma ritengo che sia sempre più evidente  che gran parte della società consumistica esiste e prospera soltanto grazie all’insoddisfazione esistenziale delle persone che, seppur profondamente radicata, può concretamente essere combattuta.  Strumenti complementari a questo cambiamento  contemplano nuovi sistemi di apprendimento scolastico che possano generare individui che sappiano meglio sfruttare il potenziale umano che è in loro.  Questa è una  tematica a noi molto cara, che riteniamo possa essere sviluppata  nel prossimo futuro sinergicamente con Paea, prendendo spunto da esperienze concrete come Steiner, Montessori, Krishnamurti, Tolstoj, Doman, Khan Accademy, ma  anche da esperienze antiche come  l’Accademia  di Platone ed inconsuete (oggigiorno! ) come lo sfruttamento del sapere degli anziani. L’ibridazione di cose vicine e lontane , pratiche e teoriche che sollecitino un ritorno alla “polimatia” ( dal greco sapere molte cose) sono in netta contrapposizione alla cultura attuale, iperspecialistica e monotematica che ci sta portando, oltre che alla frammentazione lavorativa, ad una cultura triste  e senza visione “orizzontale”, dove l’esperto del pollice sinistro non colloquia con l’esperto del pollice destro e questo è poco tollerabile. Sembrerà retorica, ma se l’Italia ha  tutte le potenzialità per essere veramente la culla della rinascita culturale e sociale della nostra epoca, di che cosa c’è ancora bisogno perché i suoi abitanti se ne facciano una ragione?  E’ possibile che questa crisi sociale ci faccia accorgere, come è accaduto tra noi e Paea,  che la diversità geografica e delle genti  può essere il vero motore di un nuovo Rinascimento della ragionevolezza e del benessere e noi non ci faremo trovare impreparati».

Fonte: il cambiamento.it

 

“L’alternativa in pratica? Ve la mostriamo”

Dai pannelli ai modellini in scala, da osservare e provare per imparare come funziona nella pratica di ogni giorno tutto ciò che è energia alternativa, rinnovabile e pulita. La mostra di Paea continua a riscuotere attenzione e successo perché è in grado di parlare a tutti e farsi capire da tutti, grandi e piccoli.mostra_aip

E’ stata allestita nelle scuole, nelle fiere, durante laboratori specializzati e si è fatta sempre capire, ha permesso di comprendere il funzionamento delle tecniche che sfruttano le energie rinnovabili e pulite e che, oggi più che mai, rappresentano il futuro, probabilmente l’unico possibile. E’ la mostra dal titolo “L’alternativa in pratica” che per l’associazione Paea, che ne è promotrice, è curata da Paola Cappellazzo e Alessandro Cagnolati. Dal 22 al 24 maggio approderà a Rosignano, in provincia di Livorno, ma in questi anni ha permesso agli studenti di numerose scuole e al pubblico di tante fiere specializzate di conoscere a fondo «come funzionano le tecnologie e gli strumenti che ci portano verso l’utilizzo delle risorse energetiche rinnovabili» spiegano Paola e Alessandro. Ci sono anche modelli in scala e attrezzature “reali” grazie alle quali i ragazzi delle scuole e tutti i cittadini possono capire il funzionamento e l’utilizzo di queste apparecchiature. «La mostra è composta da cartelli che illustrano le tecnologie, le energie rinnovabili, i meccanismi e le modalità di utilizzo delle risorse naturali. Ci sono poi i modelli in scala dei pannelli solari termici per scaldare l’acqua. I pannelli fotovoltaici, con tutta una serie di strumenti per illustrare come avviene la trasformazione della luce solare in corrente elettrica, come si immagazzina e come si utilizza. Abbinato al fotovoltaico ci sono lampadine di diversa tipologia per dimostrare come si può avere la stessa luce sfruttando le diverse tecnologie. Si va da quella che consuma di più a quella che consuma pochissimo, i LED. Viene spiegato perchè la tecnologia a LED è più conveniente e più duratura, riducendo sia i consumi che l’inquinamento. Una lampadina a LED dura anche 20 anni mentre una comune lampadina a incandescenza non più di 2. Si capisce così che utilizzando i LED i rifiuti prodotti sono un decimo». «Ci sono poi i materiali da costruzione da utilizzare se si vuole rendere la propria casa molto efficiente dal punto di vista termico. Si va dai materiali naturali a quelli materiali derivanti da fonti fossili. C’è poi una serie di oggetti e componenti per rendere la casa “risparmiosa” dal punto di vista energetico o per far disperdere al minimo il calore immesso. Si può vedere un esempio di tetto ventilato che migliora la capacità di respingere il caldo estivo che provoca il surriscaldamento delle case, ci sono materiali informativi e didattici che vengono distribuiti gratuitamente  ai visitatori».
Ma come funziona “L’alternativa in pratica”? La mostra viene normalmente affittata dalle amministrazioni pubbliche o da associazioni di cittadini o ancora dalle singole scuole e allestita in spazi accessibili. L’incontro con gli operatori della mostra, sempre presenti, permette di approfondire le questioni di cui spesso si è solo sentito parlare. E capita che tanti trovino proprio lì le informazioni e le consulenze più utili. C’è chi ad esempio comprende come installare un impianto fotovoltaico, come può sfruttare il sottosuolo per produrre acqua calda, come ristrutturare la casa con il miglior risultato possibile in termini di efficienza energetica e con il minimo investimento. «E’ importante che su questi temi le persone siano informate da tecnici preparati e senza secondi fini – aggiungono Paola e Alessandro – Fare reale informazione serve ad avvicinare i cittadini a questioni ancora poco conosciute. Saper indirizzare le persone sulle giuste scelte serve a diffondere con entusiasmo le tecnologie che oggi ci permettono di risparmiare soldi e risorse».
Lo scorso anno la mostra ha toccato una serie di città del centro nord Italia con la mattina dedicata ai ragazzi delle scuole (elementari, medie e superiori) e il pomeriggio aperto ai cittadini. Ne sono nate negli anni esperienze anche originali e uniche. «A Pieve Fosciana il sindaco, maestro elementare, ci ha portato la sua terza classe, una nidiata di scolaretti  molto preparati sugli argomenti in questione, che hanno dimostrato di conoscere bene gli argomenti – spiegano ancora Paola e Alessandro – Spesso avvengono scambi di opinioni molto interessanti tra gli operatori e i ragazzi delle scuole. Alcuni studenti sono già maturi e preparati per diventare futuri ingegneri ambientali o operatori della Green Economy.  Ci sono argomenti come il fotovoltaico che i ragazzi conoscono bene, mentre tematiche come la geotermia a bassa entalpia o la ventilazione meccanica controllata sono ancora poco conosciute. Un argomento altrettanto sconosciuto è rappresentato dall’utilizzo dell’ acqua per gli usi domestici: igiene personale; lavaggio della biancheria; lavaggio delle stoviglie; recupero dell’acqua piovana e altro. Molti ragazzi restano sorpresi dal sapere quanti litri di acqua sprecano se si fanno la doccia senza chiudere il rubinetto mentre si insaponano oppure mentre ci si lava i denti e così via».  E ancora, a La Spezia per illustrare il funzionamento di una centrale termoelettrica «ogni ragazzo impersonava un componente della centrale. C’era chi faceva il combustibile, chi la turbina, chi i fili dell’alta tensione e chi le case in cui si accendeva la luce. Ognuno aveva il suo ruolo e la giusta sequenza delle singole azioni rendeva chiaro il funzionamento di tutta la centrale. I ragazzi si sono molto divertiti e di sicuro non dimenticheranno come si produce l’elettricità in una centrale termoelettrica».  Alla mostra è possibile abbinare laboratori didattici su risparmio energetico, energie rinnovabili e consumi sostenibili (i laboratori in piazza sono rivolti a una fascia d’età tra i 6 e i 14 anni
)

Fonte: il cambiamento

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Bioedilizia: cresce l’uso della canapa

Sta crescendo in maniera esponenziale l’utilizzo della canapa nella bioedilizia e anche in Italia sono già diversi gli esempi di costruzioni realizzate con questo materiale che si presta ad essere la risposta ideale soprattutto nelle zone mediterranee. Per esempio, l’associazione Paea, da anni impegnata sul fronte della progettazione e costruzione sostenibile, l’ha impiegata di recente con successo anche per un edificio nel sud dell’Italia.mattone_canapa

L’utilizzo della canapa nella bioedilizia sta crescendo a ritmi molto sostenuti anche in Italia, imponendosi sempre più come un materiale versatile e di ottima resa per costruzioni sostenibili in piena armonia con l’ambiente e con un occhio di riguardo alla salubrità. Per l’Italia più che di una scoperta, si tratta di una riscoperta, visto che fino ad alcuni decenni fa il nostro paese era il secondo produttore mondiale di canapa, ritenuta una risorsa sia nel settore tessile che in quello dell’edilizia. La coltivazione della canapa era fortemente radicata nella nostra tradizione tanto che tracce del suo utilizzo si ritrovano persino nelle parole di Leon Battista Alberti, nel “De Re Aedificatoria”, dove si sottolinea la sua utilità nell’edilizia poiché, aggiunta alle malte, ne migliorava le qualità. La coltivazione della canapa è però poi stata abbandonata fino a che, una decina d’anni fa, l’Unione Europea ha attivato finanziamenti destinati alla reintroduzione della canapa da fibra e alla costituzione di filiere di prodotti derivati, specialmente nel settore no food.
La Germania ha subito inserito la canapa nella sua filiera produttiva di punta, sviluppando materiali per il settore automobilistico, come fibroresine, plastiche e imbottiture, oggi utilizzati da tutte le sue maggiori case produttrici. La Francia, si è concentrata sulle malte fibrorinforzate, brevettando alcune tecniche: una per “mineralizzare” la canapa ricoprendola con silice al fine di renderla impermeabile all’umidità e poterla così utilizzare come isolante; un’altra per mescolare la canapa con calce naturale ed acqua per ottenere un composto simile al cemento, con una consistenza granulosa simile al sughero; un’altra ancora per utilizzare canapa non trattata assieme a calce per intonaci.
In Italia, recentemente la coltivazione della canapa è stata reintrodotta ritornando ad essere presente in due settori strategici: il tessile e la bioedilizia. Ed è proprio nella bioedilizia che l’associazione Paea, da anni all’avanguardia nella progettazione e realizzazione di edifici ecosostenibili, ha iniziato a reintrodurre l’utilizzo della canapa con ottimi risultati. Un esempio è un edificio residenziale nel sud dell’Italia. «Nella bioedilizia, la canapa  e il bio-composto di calce e canapa sono ritenuti estremamente interessanti in quanto risolvono molte problematiche legate alle costruzioni ecologiche e sostenibili in zone climatiche mediterranee» spiegano l’architetto Ilaria Cappelli e la biodesigner Marina Russo dell’Area Progetto di Paea. «A questo proposito Area Progetto dell’Associazione PAEA ha adottato per il progetto di un edificio residenziale in sud Italia la tecnologia del bio-composto di calce e canapa in quanto rispondente a varie esigenze come ad esempio l’ottenimento di requisiti di efficienza energetica, la regolazione dell’umidità e la salubrità del costruito, ottenuta con l’utilizzo di materiali atti al raggiungimento di tale obiettivo».
«Infatti – spiegano ancora Cappelli e Russo – costruire con fibre vegetali comporta vantaggi di carattere ambientale, ma anche etico, sociale ed economico. La canapa è uno dei materiali che offre i risultati migliori. Questo vegetale è di semplice coltivazione, poiché ha una rapida crescita, un basso consumo di acqua e rarissimi attacchi da parte dei parassiti. Una volta lavorata e separata dalla fibra per ottenere il canapulo, è ottima per sostituire gli inerti per la composizione di malte e calcestruzzi alleggeriti, poiché risulta refrattaria a muffe ed insetti e ricca di silice, ma soprattutto è un materiale carbon negative».  «Il biocomposto, ottenuto tramite la mescolanza di calce, canapa e acqua, viene lavorato in impastatrice e quindi applicato a mano o a macchina con tecnica a spruzzo, secondo gli impieghi. Dopo la messa in opera, il biocomposto indurisce per evaporazione dell’acqua e avviene un processo di carbonatazione e idratazione della calce. Il tipo di legante (calce aerea, calce idraulica ecc.), il tipo di truciolato di canapa (qualità e lunghezza del canapulo, ecc.) e le proporzioni della miscela dei due elementi, determinano materiali adatti a differenti impieghi in edilizia con caratteristiche distinte in funzione delle necessità da soddisfare. La tecnica dell’impasto in canapa e calce si può tradurre anche nella soluzione di blocchi prefabbricati di biocomposito in canapa e calce che, combinati con una struttura portante a telaio, sono atti alla realizzazione di muratura perimetrale, che assolve sia la funzione di tamponamento sia di isolamento».

Area Progetto di Paea segnala alcuni degli impieghi di questo materiale in edilizia:

-isolamento termico a cappotto esterno o interno delle pareti perimetrali di edifici esistenti

-Isolamento termico di coperture e sottotetti

-Isolamento e costruzione di  massetto sottopavimento

– Costruzione ex-novo di muratura isolante

– Realizzazione di divisori interni ad alto  isolamento acustico

– Vespaio areato

Le caratteristiche della canapa sono soprattutto:

Riciclabilità
Al termine della sua “vita utile” il biocomposto è totalmente riutilizzabile una volta frantumato e reimpastato con acqua e calce.
Biodegradabilità
Il materiale se smaltito si decompone naturalmente essendo privo di sostanze tossiche.

Ecocompatibilità
L’impasto è composto prevalentemente da truciolato vegetale mineralizzato con calce naturale, e quindi gode di elevati standard di eco-compatibilità: oltre ad essere riciclabile e biodegradabile, possiede un bassissimo livello di energia incorporata nel materiale (quantità di energia necessaria per la sua produzione, impiego e smaltimento).

Fonte: il cambiamento

Canapa Italiana - Ieri, Oggi e Domani
Muzi Santina

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