Imparare dall’orto: in Sicilia un’Aula Permanente di Ecologia

Promuovere l’ecologia ed il lavoro nell’orto come strumento per trasmettere l’educazione ambientale e molte altre competenze. È questa la finalità dell’associazione APE, Aula Permanente di Ecologia, che opera nella Sicilia orientale. Per saperne di più abbiamo intervistato Manuela Trovato, tra le fondatrici del progetto.

È partito nel 2012 in Sicilia, in collaborazione con la cooperativa Anima Mundi e con il comune di Savoca (in provincia di Messina), il progetto APE, Aula Permanente di Ecologia, un’aula all’aperto dedicata alla didattica in orto. Il focus principale dell’associazione che opera nella Sicilia orientale è quello di fornire servizi per la promozione di comportamenti e riflessioni sull’ecologia e la sostenibilità ambientale. In occasione dell’ultimo incontro degli Agenti del Cambiamento, abbiamo intervistato una delle quattro fondatrici di APE, Manuela Trovato che ci ha spiegato le finalità e attività portate avanti dall’associazione.

“Organizziamo corsi e laboratori di formazione per bambine e bambini presso la nostra aula didattica, che è un giardino all’aperto con un orto creato dai bambini  ed un grande orto condiviso. Inoltre organizziamo campagne di educazione ambientale nelle scuole, su temi differenti come l’educazione alimentare, l’economia circolare, l’energia ed il recupero dei materiali”.

Una peculiarità dell’Ape è quella di progettare tutte le attività portate avanti seguendo i principi della permacultura.580760_195426527308205_661790003_n

L’associazione si occupa della realizzazione di orti nelle scuole e offre supporto alle scuole nella creazione di orti scolastici sia dove ci sono dei giardini sia implementando sistemi orticoli in piccoli spazi o in cassette. “Noi – ci spiega Manuela – consideriamo l’orto uno strumento didattico trasversale. Tramite il lavoro pratico riusciamo infatti a trasmettere nozioni e concetti di matematica, scienze, biologia, storia e spesso anche inglese”.

“Preferiamo lavorare nell’orto soprattutto con le bambine ed i bambini della scuola primaria perché sono già consapevoli delle loro azioni e avvertiamo meno la paura che possano farsi male. Con le bambine ed i bambini della scuola materna in genere avviamo percorsi di avvicinamento e sensibilizzazione alle tematiche che poi permetteranno loro la creazione e la gestione di un orto. Le attività di Ape si rivolgono anche ai ragazzi della scuole superiori, in particolare con campagne di sensibilizzazione”.img_20150518_115843-1024x768

“Il nostro obiettivo – conclude Manuela – è far passare il concetto che l’orto è un luogo in cui possiamo insegnare non soltanto l’educazione ambientale ma molte competenze. Inoltre vorremmo trasmettere altri metodi di lavoro in classe come la facilitazione, la comunicazione non violenta, l’ascolto empatico e molte altre metodologie utili a trasmettere l’educazione ambientale”.

 

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Il sito di APE 

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2015/12/sicilia-aula-permanente-di-ecologia/

L’orto-giardino biodinamico tra bellezza, musica e arte

Davide e Lorena hanno iniziato con pazienza a lavorarci, poi quell’orto-giardino che avevano in mente è diventato realtà: naturale, biodinamico, con quelle energie tutte particolari di una cosa a cui si vuole bene.orto01

Davide Rizzi e Lorena Turrini si sono lanciati nell’avventura di creare un modello ripetibile e diffondibile di orto-giardino naturale e biodinamico. Hanno raggiunto il loro obiettivo e hanno già dato vita a due di questi orti-giardini in Toscana.
«Ciò che desideriamo comunicare è l’idea di bellezza, di arte, musica ed armonia nell’orto» spiegano.
«Ciò che noi coltiviamo è un cibo per il corpo (quindi di altissimo valore nutrizionale utilizzando metodi naturali di coltivazione… specialmente il metodo biodinamico) e per l’anima (quindi  bellezza che nutre). Per  fare questo, creiamo un giardino di fiori, forme curve ed armoniche, una grande piramide con proporzioni auree per la meditazione, concerti di musica, installazioni di arte in orto. Vogliamo dare un’immagine, anche ai più giovani, dell’orto non solo come luogo di fatica ma anche come luogo di pace, serenità, riscoprendone in tal modo la  necessaria importanza  nella vita dell’uomo».
Davide proviene da studi musicali (conservatorio di musica per 10 anni, diplomato in chitarra classica e poi concertista per 15 anni), Lorena proviene da studi artistici (Accademia di Bellle Arti e attività di pittrice).
«Grazie  alla nostra formazione artistica riusciamo ad intravedere nella natura  l’armonia delle sue forme ed insinuarci in punta di piedi nei suoi misteri» dicono. orto02

La loro filosofia teorico-pratica.

ORTO E GIARDINO  BIODINAMICO

L’agricoltura biodinamica si propone di produrre alimenti non solo ottimi al gusto e belli a vedersi, ma anche e soprattutto con un alto contenuto di principi attivi benefici per la vita e la salute
dell’essere umano. Fare un orto biodinamico significa creare un’area dove manifestare l’armonia e la vitalità degli ecosistemi. Questo si esprime attraverso la considerazione delle colture come effetto di un’unicità di equilibri naturali. Dal seme al frutto, dalla preparazione alla cura, dal mantenimento alla conservazione. L’orto-giardino biodinamico nasce come luogo per ritrovare la salute e il benessere, interiore ed esteriore, attraverso il diretto contatto con la terra e la bellezza della natura. Avere un orto – giardino biodinamico significa oggi giorno dare un senso all’attività umana, attraverso l’attività lavorativa, nel rispetto della natura per godere infine dei frutti tanto attesi.

IL FRUTTETO

Uno degli aspetti più importanti per una moderna frutticoltura riguarda la conoscenza delle leggi che governano la vita degli alberi da frutto. I principi più importanti da tenere in considerazione sono:

• Rispetto delle leggi di crescita per una perfetta produzione della pianta
• Orientamento delle colture per ottenere il massimo valore nutrizionale
• Utilizzo di varietà rustiche(antiche) e produttive per ottenere frutta pregiata tutto l’anno
• Scelta di portainnesti vigorosi e puri per ottimizzare il valore nutrizionale e la resistenza
• Particolare cura della fertilità del terreno per la vigorosità delle piante
• Appropriata consociazione delle varietà per l’impollinazione incrociata e la raccolta scalare

FRUTTI DI BOSCO E FRAGOLE (IN VERTICALE)

Mirtilli, lamponi, more, ribes, uva spina e fragole sono alleati preziosi per la salute, per il benessere e per la bellezza. Oltre a contenere minerali e vitamine, in particolare la A e la C, questi piccoli frutti sono un concentrato di polifenoli, sostanze naturali capaci di proteggere dall’attacco dei radicali liberi, le molecole di “scarto” ritenute le principali responsabili dell’invecchiamento precoce delle cellule. Il nostro organismo è dotato di naturali meccanismi di difesa contro i radicali liberi, ma un’eccessiva esposizione al sole, l’abuso di farmaci, un’alimentazione povera di frutta e di verdura possono favorirne l’accumulo: ne deriva così uno stress ossidativo che il consumo di frutti rossi aiuta a contenere. Della “famiglia” dei frutti rossi i più famosi e coltivati sono: fragole, ciliegie e frutti di bosco (more, lamponi, mirtilli, ribes rosso e ribes nero)orto03

NURSERY – VIVAIO

E’ considerato il cuore dell’azienda: il vivaio è l’area di preparazione delle piantine che verranno poi trapiantate in campo e che genereranno i nostri prodotti. Nella sua realizzazione e gestione è quindi necessario avere cure molto particolari e delicate. L’importanza delle attività di vivaio risiede nell’utilizzo di sementi originali e della relativa autorigenerazione. Viene quindi a crearsi il ciclo chiuso, seme – pianta – seme. Nel seme abbiamo passato presente e futuro.

BANCA DATI SEMENTI E RIGENERAZIONE COL METODO BIO-DINAMICO

La nostra banca dati comprende circa 2000 varietà tra ortaggi, fiori e frutti. Piante da tutto il mondo, trovate attraverso viaggi e scambi con altri seed saver. I seed saver sono letteralmente salvatori di semi. Lavoriamo con volontà e responsabilità nel conservare il più alto numero di varietà di piante di alta qualità che altrimenti andrebbero abbandonate a causa dell’industrializzazione in agricoltura. Ogni anno vengono prelevati i semi dalle piante migliori in termini di vitalità e gusto seguendo un preciso programma di impulsi delle costellazioni planetarie. Sono gli impulsi dei pianeti che governano il mondo vegetale, il sole in primis e poi gli altri a seguire: se conosciuti possono essere utilizzati per migliorare i vegetali. Lo scopo è quello di rendere la pianta sempre più resistente agli agenti atmosferici, ai parassiti, virus e funghi e di migliorare sempre di più il gusto ed il valore nutrizionale. Attraverso l’utilizzo degli impulsi planetari in determinati periodi dell’anno è anche possibile creare nuove varietà inesistenti fino ad ora di ortaggi ed altre piante. La pratica richiede tempo e conoscenza ma il risultato è inaspettatamente affascinante.

LA MUSICA PER LE PIANTE –  ARTE IN ORTO

Da circa un secolo si sono riscoperti i benefici che la musica apporta alle piante. Attraverso numerosi esperimenti si sono riscontrati forti successi di aumento di qualità, di salute e di produzione. Questa metodologia ha inoltre una funzione armonizzatrice della natura e della psiche di chi lavora all’interno del giardino. Solitamente la scelta della musica comprende brani già esistenti. I miei studi in conservatorio uniti a quelli della natura e degli impulsi bio-dinamici, mi permettono oggi di realizzare composizioni musicali personali, realizzati ad hoc per le piante.
Noi realizziamo anche allestimenti di opere d’arte in orto, corsi di arte, concerti di musica in orto.

PERCORSI DI AGRICOLTURA  NATURALE – BIODINAMICA

Reputiamo importante creare un polo di conoscenza che, attraverso l’agricoltura biodinamica e altri metodi funzionali (permacultura, agricoltura sinergica, fukuoka, etc) riesca a trasferire conoscenze dalla realtà aziendale al territorio ed a persone interessate. Esistono molte possibilità di studio-lavoro realizzabili fin da subito in azienda, sia come corsi per studenti sia come periodi di ricerca per esperti di settore.orto4

I 12 SENSI

È bello anche pensare a percorsi didattici in orto per famigliarizzare con i lavori principali e sviluppare i 12 sensi.  Nell’insegnamento steineriano i sensi di cui l’essere umano è dotato sono 12 ed avendo accortezza nello stimolarli e svilupparli in tenera età questi potranno essere  trasformati in qualità morali. Con semplici esercizi in orto il bambino potrà così facilmente  e pienamente esprimere le sue intrinseche qualità psico-fisiche.

PIANTE ALIMENTARI ALTERNATIVE

Negli ultimi anni stiamo riscoprendo molte antiche piante alimentari. La rarità dei semi e delle
metodologie di coltivazione ne ha creato oggi un mercato di nicchia. Solo per citarne alcuni: bacche di goji, kiwi arguta, alchechengi, spirulina, zafferano, stevia, yam di luce, funghi solo per citarne alcune. Ci siamo specializzati in quella figura professionale che gli americani chiamano “culinary gardener”, gli ortolani della cucina che collaborano direttamente con gli chef. Per questo motivo abbiamo cercato e tuttora ricerchiamo varietà nuove  e preziose di verdure per favorire il meticoloso lavoro della “squadra” di cucina e rendere i piatti nuovi, accattivanti e ad alto valore nutrizionale.

Davide Rizzi 347-5601160

Lorena Turrini 347-7181251

e-mail darz2000@libero.it

 

Fonte: ilcambiamento.it

La creatività fa scuola nella natura: La Terra di Bò

Un’aula ecologica all’aperto ed uno spazio di condivisione sostenibile pensato per stimolare la creatività e promuovere il rispetto della natura, sollecitando così un cambiamento etico della nostra società. Vi raccontiamo la storia della Terra di Bò, un progetto pedagogico portato avanti nel comune di Viagrande, in provincia di Catania.

Sollecitare un cambiamento etico attraverso idee ed iniziative basate su un approccio creativo, e non distruttivo, alle risorse naturali. È questo l’obiettivo del progetto pedagogico La Terra di Bò, che attualmente opera, attraverso il suo marchio, presso le tre aziende didattiche della famiglia Di Bella, nel comune di Viagrande, in provincia di Catania. Tutto è nato dall’incontro tra la pedagogista Milena Viani e la famiglia di Bella, capace di immaginare e investire in una terra meravigliosa e difficile come la Sicilia. “Tutto è nato dai miei studi in scienze pedagogiche – ci racconta Milena – Cercavo una realtà che potesse accogliere quelle che erano le mie idee di didattica e pedagogia. Facendo una ricerca su internet mi sono imbattuta nel sito www.lascuolacreativa.it. Ho contattati i referenti e ho chiesto se era possibile andare da loro a Cesena e preparare lì la mia tesi. Sono stati disponibilissimi. Sono stata lì un mese e mezzo, durante il quale ho scritto la mia tesi di laurea. Era il 2005. Il germe delle cose apprese durante quel periodo è rimasto dentro di me. Qualche tempo dopo, l’incontro con i proprietari della struttura Villa di Bella ha rappresentato l’inizio di questa avventura. Abbiamo parlato delle attività che avremmo potuto realizzare insieme ed io ho così ripensato alle mie idee, a quelli che erano sempre stati i miei sogni. Avevo in mente non solo una didattica per le scuole, ma un progetto che avvicinasse quanto più possibile le persone ai ritmi naturali. Da lì abbiamo iniziato prima con l’orto, poi con il giardino d’inverno. Da quel momento è partita quella che sarebbe divenuta La Terra di Bò, un progetto rivolto ai bambini, ma anche agli adulti e ai giovani”. Ma da dove nasce questo nome particolare? “La caratteristica principale della natura è il fatto che tutto è in continuo mutamento. Anche per noi è così, anche se non sempre siamo consapevoli della nostra trasformazione e della direzione verso cui ci stiamo muovendo. Per questo spesso ci troviamo in una situazione di ‘bò’, di non sapere. Da lì – ci spiega Milena – è nato il nome La Terra di Bò. Il simbolo del progetto è una carriola, ad indicare che La Terra di Bò è in continuo movimento, è sempre un cantiere”.485657_448505121855116_1382740492_n1

Le attività della Terra di Bò riguardano vari ambiti e contesti dove si intrecciano natura, benessere, cultura, didattica, formazione, sport, convivialità ed eventi. Il progetto, nato nel 2010, si è sviluppato in particolare nell’ambito della didattica, coinvolgendo negli anni migliaia di bambini, grazie all’entusiasmo e alla partecipazione delle scuole (dalla materna alle medie) della Sicilia orientale. Alcuni dei percorsi formativi proposti alle scuole riguardano la sfera dell’emotività, altri sono rivolti all’apprendimento di competenze pratiche, in particolar modo legate alla natura e alla terra.

Come si legge sul sito, “La Terra di Bò è un’Aula di Ecologia all’Aperto, che spezza i classici canoni di trasmissione delle conoscenze e si innesta sul filone dell’apprendimento partecipato ed esperienziale tipico delle Scuole Attive. Può essere considerata sicuramente un esempio concreto di metodologie d’insegnamento creative e ad approccio estetico. Le aule di ecologia e l’esperienza degli orti didattici, nascono con l’intento di conoscere, capire e accedere alla cultura anche attraverso la coltura”.12074786_965784270127196_5590837498162403664_n

La terra diviene così uno strumento educativo che facilita l’integrazione uomo-ambiente e uomo-città, aumentando la partecipazione alla gestione di un bene comune e acquisendo consapevolezza dell’influenza che i nostri piccoli gesti possono avere sui grandi problemi del Pianeta. La coltura della terra, poi, educa al “prendersi cura”, sviluppa il legame e l’appartenenza, divenendo così uno strumento utile per il raggiungimento di obiettivi educativi e civili. Dedicandosi all’orto, infine, bambini e i ragazzi mostrano sempre una profonda soddisfazione motivata dal fatto che, divertendosi, si possano apprendere conoscenze legate a scienze, biologia, storia, geografia, matematica e altre discipline in genere considerate troppo teoriche. Tra gli eventi organizzati negli anni, Milena ci segnala “Le domeniche di Bò”, organizzate per promuovere il cibo sano e offrire alle famiglie l’opportunità di trascorrere un fine settimana all’aperto e a contatto con la natura, piuttosto che chiusi al centro commerciale. Tra le proposte di queste giornate, anche laboratori per bambini e adulti e trattamenti di benessere. Negli ultimi tempi si è passati dalle Domeniche di Bò ad altri eventi chiamati “Cibamuni e contamuni” (Mangiamo e raccontiamoci), dove il cibo sano continua ad avere un ruolo cruciale.12105698_965784700127153_7761628619128174468_n

Tra i progetti in cantiere nella Terra di Bò anche un Orto Botanico che avrà al suo interno più di 2000 piante e racconterà così la diversità della Sicilia. Didattica ambientale, laboratori creativi, corsi di formazione, rassegne culturali… Con le sue tante attività, La Terra di Bò può essere definita un “opificio naturale”, un generatore di energia pulita e rinnovabile: l’energia creativa.

 

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Il sito La Terra di Bò 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2015/11/io-faccio-cosi-97-terra-di-bo-creativita-scuola-nella-natura/

A lezione nell’orto. Una guida pratica per adulti e piccini

“L’orto dei bimbi”, di Serena Bonura, è un manuale che fornisce con dovizia di dettagli tutta una serie di informazioni, consigli, schede di attività per vivere con i bambini l’esperienza dell’orto. Oltre 40 attività ludiche e didattiche per giocare, imparare e crescere con i semi, gli ortaggi, le erbe aromatiche e quant’altro la natura offre.ortodeibimbi

Sostenibilità, km0, orti sociali sono termini con i quali stiamo via via prendendo confidenza e che rappresentano modelli di vita alternativi a quelli dominanti, improntati a una nuova attenzione verso la natura e verso le esigenze più autentiche dell’essere umano. Essere guidati fin da bambini a ritrovare l’armonia con l’ambiente può rappresentare la chiave di volta, non solo per salvare il pianeta dagli scenari funesti di inquinamento e distruzione a cui le attuali politiche economiche sembrano averlo destinato, ma anche per recuperare uno stile di vita sicuramente più congeniale ai bisogni dell’individuo. A tal proposito è arrivata in libreria una bella guida pratica di un’esperta nel campo dell’ecologia applicata all’educazione e alla comunicazione, la sociologa e ortoterapeuta siciliana Serena Bonura. “L’orto dei bimbi” di Terra Nuova Edizioni è un manuale che fornisce con dovizia di dettagli tutta una serie di informazioni, consigli, schede di attività per vivere con i bambini l’esperienza dell’orto. Ha appena finito di attraversare la penisola, da sud a nord, il book tour in dieci tappe di presentazione del libro, in cui l’autrice ha convogliato la sua lunga esperienza di educatrice ambientale. Di questa esperienza fa parte il lavoro svolto con APE, Aula Permanente di Ecologia, una vera e propria aula didattica all’aperto realizzata nel borgo di Savoca, in provincia di Messina, in cui si coltiva un orto didattico insieme alle scuole del territorio. Innumerevoli gli spunti presenti nel libro, dai principi generali per progettare un orto a misura di bambino, in un giardino, su un terrazzo, ma anche su un davanzale o persino in una semplice bottiglia, alle attività ludiche per stimolare i sensi attraverso il contatto con la natura, sino alle ricette per cucinare con i bambini i prodotti dell’orto. Il tutto arricchito da coloratissime foto e illustrazioni, che rendono ancor più gradevole la lettura. L’idea di fondo è che l’orto sia il “microcosmo perfetto per la crescita di un bambino… una palestra vivace e colorata, piena di stimoli tattili, sonori e gustativi”, un’occasione unica per i bambini per scoprire il tempo ciclico, imparare a coordinare i movimenti, affinare le abilità tattili, sviluppare la capacità di lavorare in gruppo e, non ultimo, scoprire la dimensione spirituale. “L’orto per me è un po’ come il mondo. Ci trovi tutto quello che ti serve”, questa la definizione dell’orto data da un bambino di 10 anni durante un’attività didattica. Ed ecco così garantiti anche quei diritti naturali dei bambini, sintetizzati dal maestro ed ecologista Gianfranco Zavalloni e citati nel libro, come il diritto all’ozio, a sporcarsi, agli odori, all’uso delle mani, al selvaggio, al silenzio, così spesso negati nelle nostre città. I benefici del prendersi cura della natura non sono prerogativa solo dei più piccoli. Ormai numerosi sono gli studi scientifici che dimostrano come le attività legate all’orto e al giardinaggio abbiano un potente effetto terapeutico, nell’ambito psicofisico, comportamentale e relazionale, riducendo ad esempio disturbi oggi molto diffusi quali stress, aggressività, ansia e depressione. Non resta dunque che rimboccarsi le maniche, armarsi di paletta e toccare con mano la forza guaritrice di Madre Terra.

Fonte: ilcambiamento.it

L'Orto dei Bimbi

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Tempo di semine, raccolte e… divisioni!

Come praticare al meglio la divisione di cespi, rizomi o rami per talee per avere nuove piante per l’orto e il giardino 3

Ogni volta che qualcuno si avvicina alla coltivazione di un orto o di un giardino e mi scrive per sapere cosa è meglio seminare in un determinato periodo nel posto in cui vive, chiedo sempre: “Solo semine? Niente divisioni?”. La reazione, in genere, è di stupore. Divisioni?! La divisione, che sia di cespi, rizomi o rami per talee, è fondamentale per chi pratica l’orto e il giardino e chi si limita solo alla semina, sta perdendo molte occasioni. In questa primavera anticipata, che qui sull’Appennino sembra essere già cominciata in un gennaio soleggiato e in un febbraio tiepido, una delle mie divisioni abituali è quella del topinambur (Helianthus Tuberosus). I topinambur si trovano anche allo stato selvatico e sono facili da coltivare in un orto, basta contenerli per evitare che lo occupino completamente. Questo piccolo miracolo della natura, oltre a donarci deliziosi tuberi ricchissimi di inulina e a ridotto apporto calorico, svetta verso il cielo con i suoi alti fiori gialli, utili ad attirare insetti dai dintorni, specialmente coccinelle. I miei ultimi rizomi, lasciati appositamente nella terra perché formassero nuovi germogli, li estraggo in marzo e li divido in più parti: un germoglio per ogni parte. Li re-interro distanziandoli di una quindicina di centimetri uno dall’altro, così che un rizoma, una “patata” di topinambur darà vita a due, tre, quattro altre piante, altrettanto fruttuose. Ma in tema di divisioni c’è solo l’imbarazzo di scegliere con cosa arricchire il proprio orto in questi mesi: i carciofi (Cynara Cardunculus), separando i carducci giovani dalla pianta adulta e ottenendone altrettante nuove piante, piuttosto che nuove varietà di patate (Solanum Tuberosum) con lo stesso metodo utilizzato sopra per il topinambur.

Nuove piante per l’orto sul balcone

Per chi dispone di un orto sul balcone, la procedura è la stessa e non conterrà l’entusiasmo davanti ai primi carciofi autoprodotti o alla quantità di topinambur che si può coltivare in un vaso da fiori. Tornando alle mie divisioni, quest’anno mi tocca la divisione delle erbe perenni, cosa che faccio ad anni alterni per ottenere nuove piantine per sostituirne alcune o da regalare agli amici. Lavanda (non tutte le specie amano la talea, ma sicuramente le più diffuse Lavandula officinalis e Lavandula latifolia), salvia (Salvia officinalis, tutte le specie) e rosmarino (Rosmarinus officinalis, tutte le specie) amano essere moltiplicate per talea: si pratica ad inizio primavera o ad inizio autunno, quando i getti nuovi non sono ancora legnosi. Io di solito effettuo un taglio netto poco sotto un nodo fogliare e infilo questa talea di 10-15 cm massimo in un vasetto con terriccio ben bagnato. Non utilizzo ormoni radicanti, li trovo inutili per le aromatiche che sono già ben predisposte a replicarsi, basta solo un buon taglio e annaffiature parsimoniose con acqua piovana perché detestano i ristagni di acqua e il cloro. Ricovero il tutto davanti alla finestra della cantina, così da non soffrire eccessi di caldo o di freddo. Mettendo quattro talee per vasetto, mi assicuro di solito un’ottima riuscita di tutti i vasi e nuove piantine per l’anno successivo. … e per il giardino Ma le divisioni non mancano nemmeno in giardino: dalle talee di rosa, di cui ho già parlato in un numero precedente, alle divisioni ben più semplici degli arbusti. Questi crescendo producono più di un fusto e mentre sono ancora a riposo possiamo fare in tempo a sfoltire qualche cespo prelevandone una parte con la forca e riempiendo di terriccio nuovo e compost ben maturo il buco rimasto: l’arbusto ringrazierà per la maggiore aerazione e nutrimento, mentre il cespo prelevato, subito interrato, andrà a formare una nuova pianta. Tra questi, i più comuni nei nostri giardini e facili alla divisione dei cespi sono gli iperici, le peonie, le forsizie, le spiree, i lillà (vedi box) e i filadelfi.

La divisione è anche condivisione: un dono gentile a chi ammira le nostre piante, un gesto di amicizia verso un vicino di orto o all’amico che si appresta a cominciarne uno.

Lillà: non solo un arbusto ornamentale

Il lillà è una delle piante simbolo di aprile-maggio, quando con le sue pannocchie dense di fiori dal viola al rosa, profumatissimi, riempie i giardini e alcuni viottoli di campagna, in forme che vanno dal selvatico all’accuratamente selezionato. Ma il lillà non ha solo un uso ornamentale, è possibile ricavarne profumo, olio essenziale, tintura ed un ottimo oleolito, facile da realizzare anche per i meno esperti. L’oleolito di lillà si utilizza per massaggi, soprattutto in caso di gambe e piedi gonfi per il caldo estivo o sforzi sportivi. Un massaggio con oleolito di lillà allevia i dolori muscolari, reumatici e articolari. Utilizzato sul viso la sera, dopo la pulizia, è un ottimo astringente e antinfiammatorio in caso di eritemi (come tutti gli oleoliti non è adatto però a chi ha la pelle grassa o mista con zone acneiche). Svolge anche un’azione idratante e, se l’oleolito è ben eseguito, il profumo del lillà si manterrà intatto per mesi, svolgendo anche un’azione aromaterapica di rilassamento. Non a caso in molte regioni il lillà è conosciuto come “serenella”.2

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OLEOLITO DI LILLÀ O SERENELLA (SYRINGA VULGARIS)

La ricetta per 300 ml di oleolito di lillà

500 gr di fiori di lillà (pannocchie fiorite, la parte verde andrà rimossa) 350 ml di olio di semi di girasole spremuto a freddo, da agricoltura biologica 2 vasetti da 250 ml in vetro con tappo ermetico 1 casseruola che possa contenere i due vasetti coperti di acqua 1 pezzo di spugna o un canovaccio per la bollitura dei vasetti 1 colino a maglie molto fitte 1 ciotola da 500 ml 1 cucchiaio di legno.

Lavate bene con acqua fredda le pannocchie di fiori e lasciatele asciugare in penombra o al buio su un canovaccio pulito.

Una volta asciutti i fiori, sgranate dal basso all’alto con due dita chiuse: i fiori cadranno facilmente. Rimuovete il più possibile la parte verde. Riempite i vasetti con i fiori, premendo leggermente. Versate metà olio nel primo vasetto, deve arrivare a coprire gli ultimi fiori. Chiudete ben stretta la capsula e capovolgete per fare uscire l’aria. Procedete nello stesso modo per il secondo vasetto.

A questo punto comincia la fase detta della digestione, ovvero la cessione meccanica a freddo dei principi attivi dalla pianta all’olio. Una volta riempiti i vasetti, lasciateli al sole, capovolti, per una giornata. Trattandosi di fiori freschi, è più indicata questa digestione a caldo, che permette un’estrazione migliore da materia fresca organica e soprattutto evita la maggior parte dei problemi di irrancidimento dell’olio a cui si va incontro con una pianta fresca e il metodo tradizionale dei quindici giorni. Nel tardo pomeriggio, ancora tiepidi di sole, immergete i vasetti in una casseruola di acqua tiepida in cui avrete già posto un canovaccio in modo da evitare che i vasi sbattano tra loro durante il riscaldamento. Riscaldate, senza far mai bollire, sempre a fuoco lentissimo, per 3 ore. Se avete un cestino per la cottura al vapore abbastanza capiente, potete utilizzarlo per questo scopo facendo una digestione a vapore. In questo caso però, non coprite come per la normale cottura a vapore, altrimenti si raggiungono temperature troppo alte. Dopo la digestione a calore, fate riposare i vasetti, di nuovo capovolti, in un posto buio e asciutto, fino alla mattina successiva. Alla mattina filtrate il contenuto dei vasetti utilizzando un colino a maglie fitte posto sopra una ciotola. Fate colare tutto l’olio, premendo bene con un cucchiaio di legno. Il macerato di fiori va buttato, non è riutilizzabile. Lavate bene i vasetti e riempiteli di nuovo con l’olio estratto che sarà di un colore verde scuro, denso. Riponete i vasetti con l’oleolito in un luogo buio e asciutto per 48 ore, trascorse le quali controllate se ci siano depositi sul fondo. In questo caso, filtrate nuovamente l’olio utilizzando una garza a trama fitta o un filtro di carta. Ora è pronto per essere utilizzato!

Se desiderate una profumazione ancora più intensa, basta ripetere tutto il procedimento utilizzando, al posto dell’olio di girasole, l’oleolito ottenuto dalla prima digestione.4

Grazia Cacciola

È specializzata in tecniche agronomiche ecosostenibili e in scienze naturopatiche, con un lungo percorso di studi e ricerca sugli stili di vita etici che ha cominciato insieme alla scelta, molti anni fa, di vivere in modo più sostenibile. Da più di un decennio attua un percorso di autosufficienza e bio-regionalismo, documentando la possibilità concreta di un diverso modo di vivere alla portata di chiunque. Teorica della decrescita, nei suoi saggi sostiene l’urgenza di un’azione individuale diffusa e l’abbandono della grande distribuzione alimentare, insieme alla necessità di passare all’alimentazione naturale. È autrice di saggi professionali e manuali divulgativi sull’alimentazione consapevole e gli stili di vita etici, tra cui L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti (FAG), e Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita e autoproduzione (FAG). Ha collaborato a progetti dell’Unione Europea per l’incentivazione delle coltivazioni con metodo biologico e biodinamico ed è stata l’esperta di coltivazione naturale nella trasmissione Geo&Geo, Rai3. Collabora come consulente per la coltivazione e nutrizione sostenibile con diverse tv e radio. Pratica l’alimentazione vegetariana (vegan) da molti anni. Sta preparando per Macro Edizioni Il grande libro dei germogli. Per info e contatti: erbaviola.com.

Fonte: viviconsapevole.it

Agriscuole: gli orti didattici per i più piccoli

Tutti gli indirizzi delle agriscuole e degli agrinidi dove i bambini possono recuperare un rapporto diretto con la terra

Coltivare un orto, recuperare un rapporto diretto con la terra e con i suoi frutti, educare le nuove generazioni al cibo buono e sano e a un consumo critico, adatto alle nostre esigenze e non a quelle del mercato, sono questi gli obiettivi degli orti didattici che si stanno sviluppando in tutta Italia dando la possibilità ai bambini di seminare, curare, veder crescere, raccogliere e poi mangiare gli alimenti che hanno coltivato. Per i bambini dai 3 mesi ai 3 anni gli agrinido sono spazi nei quali prendere contatto con la natura, imparando a contemplare i frutti dell’orto e gli animali. Le agriscuole riservate ai bimbi fra i 3 e i 6 anni permettono di compiere i primi esperimenti: dalla semina alla cura, dal raccolto all’alimentazione degli animali che popolano l’agriscuola. Ai bimbi viene insegnato a riconoscere le piante e i fiori e a conservare frutta e verdura nel migliore dei modi.

Ecco alcune scuole in giro per l’Italia.

Lazio – Il girotondo a Fiumicino (Rm)

Lombardia – Piccoli Frutti a Cremona

Marche – Arca di Noè a Fermo e La Quercia della Memoria a San Ginesio (Mc)

Piemonte – Azienda Agricola La Piemontesina a Chivasso (To)

Toscana – Lo spaventapasseri a Castelnuovo Garfagnana (Lu)

Trentino – Il Cavallo a dondolo a Mezzocorona (Tn)

Veneto – Fattoria casa mia a Ospedaletto di Pescantina (Vr)4d1_ortocasalingo-586x392

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it

Oscar Green 2014, ecco i 7 vincitori del premio di Coldiretti

Coldiretti ha assegnato 7 Oscar Green a altrettanti giovani agricoltori che hanno sviluppato soluzioni intelligenti che puntano alla sostenibilità ambientale. Oscar Green 2014 quest’anno ha premiato 7 soluzioni intelligenti e rispettose dell’ambiente. Il consueto appuntamento di Coldiretti dunque è stata anche l’occasione per evidenziare, attraverso il Premio Oscar Green, come i giovani agricoltori italiani siano assolutamente al passo con i tempi rispetto all’innovazione e alle soluzioni smart. Ecco dunque premiate idee come le api sentinelle o le chips di pane, o ancora l’afrodisiaco dei Maya che si propongono già come prodotti innovatovi anti crisi.  Ma ecco nel dettaglio i vincitori degli Oscar Green 2014.coldiretti-oscar-green-620x350

Coltivare microalghe

Questo progetto si è aggiudicato l’Oscar Green 2014 nella categoria Ideando. Arriva dal Veneto e l’ideatore è Matteo Castioni che ha progettato la coltivazione di microalghe Spiruline e Haematococcus usate per la cosmetica, o come integratori e ricostituenti nelle diete ipocaloriche perché particolarmente ricche di proteine sali minerali e antiossidanti naturali. Le microalghe sono usate però anche in agricoltura grazie alla ottima resa come fertilizzanti naturali: con soli 5 grammi di microalghe si fertilizza un ettaro di terreno. Matteo ora progetterà impianti per la produzione casalinga di microalghe.

Le chips di pane ai mille sapori

Per la Categoria Esportare il territorio, ha conquistato l’Oscar Green 2014 l’idea di Domenico D’Ambrosio che ha proposto sottili sfoglie di pane, le chips appunto, aromatizzate ai mille sapori mediterranei: dall’olio d’oliva extravergine al formaggio. Queste panatine di grano, una sottilissima sfoglia di semola di grano duro, sono altamente digeribili. Queste chips saranno presto esportate negli Stati Uniti.

La canapa, stupefacente in cucina

Psquale Polosa si aggiudica l’Oscar Green 2014 nella categoria Stile e cultura d’impresa. Ebbene dai suoi 10 ettari di terreno coltivato a canapa da cui ricava olio, farina destinati all’alimentazione umana e ricchi di proprietà nutritive ma anche fibra che viene impiegata per produrre tessuti materiale per la bioedilizia.

Api sentinelle nella Terra dei fuochi

Sono le api, le sentinelle naturali, scelte da Salvatore Sorbo, giovane apicoltore campano a monitorare l’inquinamento nella Terra dei Fuochi. Infatti, le sue arnie partecipano al progetto Cara Terra, che prevede il biomonitoraggio dell’ambiente messo a punto dalle Università di Napoli e del Molise. Infatti ogni ape è in gradi controllare circa 7 chilometri quadrati di territorio e volando di fiore in fiore non catturano solo polline, ma anche PM10. Così sono poi analizzate dagli esperti che raccolgono così preziose informazioni sullo stato dell’inquinamento ambientale. Spiega Salvatore Sorbo:

Il loro lavoro è l’indagine più attendibile che possa esistere. Più di quanto gli strumenti classici di rilevamento possano raccontare.

Le api di salvatore sono sanissime e non hanno subito danni dall’inquinamento e i suoi prodotti sono tra i più apprezzato in Italia.

Fragole volanti con carta d’identità

E’Guglielmo Stagno D’alcontres a aggiudicarsi il premio Oscar Green 2014 per la categoria Campagna Amica grazie alla coltivazione di fragole in serre alimentate da pannelli fotovoltaici. Le piantine di fragola, poi sono coltivate grazie a orti sospesi e ogni pianta è certificata grazie anche a un QR code che ne ricostruisce la filiera produttiva.

Il pecorino che piace al cuore

Per la Categoria in filiera si aggiudica l’Oscar Green 2014, il pecorino anticolesterolo. L’idea è di Carlo Santarelli che nel suo caseificio e con la collaborazione delle Università di Pisa e Cagliari hanno realizzato la semplice rivoluzione che rende il pecorino un alimento anticolesterolo: è stata cambiata l’alimentazione delle pecore rendendola più sana. Le pecore brucano il lino e l’alimentazione è integrata con olio di soia: tutto qui. I risultati sono sorprendenti poiché le pecore sono più sane e il formaggio ha qualità migliori. Il consorzio ricerca allevatori che si convertano a questa nuova filosofia di produzione del formaggio. MENZIONE SPECIALE” PAESE AMICO”

La libertà dell’orto anche in carcere

Veniamo, infine alla menzione speciale che è stata assegnata al carcere di Capanne a Perugia. Qui c’è un orto di dodici ettari, il frutteto, l’oliveto, quattro serre e l’allevamento di polli con il macello aziendale. Qui alcuni ospiti scontata la pena hanno chiesto di rimanere a lavorare e per questo a Perugia questa struttura è motivo di orgoglio. Come ricordano gli organizzatori di questo progetto:

Se carcere vuol dire rieducazione, metti un orto nella cella e l’obiettivo è a portata di mano.oscargreen-620x350

Foto | Manuel Lombardi Le Campestre @ facbook

Fonte: ecoblog.it

AUTUNNO nell’orto e nel giardino

Le raccolte autunnali e i progetti per le nuove stagioni

Grazia Cacciola

Sebbene questi mesi (settembre, ottobre e novembre) siano più di raccolta che di semina, si possono prevedere e attuare nuove coltivazioni per il prossimo anno. Una pianta che secondo me non dovrebbe mai mancare in un orto-giardino è l’iperico. Sebbene si possa raccogliere facilmente allo stato selvatico, non è presente proprio ovunque e non sempre raggiungibile. Inoltre, disponendo ormai di una decina di varietà reperibili nei vivai, funziona bene anche come pianta ornamentale e come nutrimento per molti insetti impollinatori, grazie alla quantità notevole di pistilli. Mettendo a dimora ora una nuova pianta di iperico, saremo in grado di avere già in primavera-estate un buon raccolto per gli usi molteplici dei suoi fiori e frutti. Questo è anche il tempo in cui ritornano a essere particolarmente famelici alcuni aggressori delle nostre coltivazioni, complice la maggiore umidità. Sì, esatto, quelle ingorde “lumache”, termine con cui indichiamo dalle chiocciole alle limacce. Devo ammettere che in alcuni momenti mi sono trovata come molti a combattere una lotta impari e a vedere divorate le mie insalate, grazie anche a vicini poco amanti del biologico che sterminavano qualunque forma di vita entrasse nel loro orto. Ecco due modi con cui tengo a freno queste signore ingorde. Il primo potrà suscitare il riso di molti: gli do da mangiare. Qualunque specie è ghiotta di crusca: nei mesi di punta, come settembre, ne lascio dei mucchietti sul terreno sotto dei vasi capovolti. Alla mattina le trovo riunite sotto il vaso basta raccoglierle delicatamente con i guanti e traslocarle lontano dall’orto.

Iperico: le sommità

fiorite (foto G. Cacciola)

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IPERICO (Hypericum perforatum L.)

L’iperico è una pianta erbacea che cresce dalle zone marittime a quelle alpine più secche, soprattutto nelle radure dei boschi e ai bordi delle strade. Di facile coltivazione e propagazione, richiede un’esposizione in pieno sole o massimo a mezz’ombra. Si diffonde maggiormente grazie al rizoma sotterraneo. Ha foglie opposte sessili, di forma ovale allungata e fiori giallo intenso, raccolti in corimbi ramificati, che si distinguono per i gruppi folti, i cinque petali e un numero alto di stami che può arrivare fino a un centinaio nelle varietà più rigogliose. Il frutto, che segue la fioritura, è una capsula ovale rosso vivo che alla piena maturazione si apre lasciando cadere i semi neri. Dell’iperico si utilizzano sia le sommità fiorite che i frutti. Le sommità fiorite si raccolgono in giugno-luglio quando la maggior parte dei fiori è aperta, mentre i frutti vanno raccolti in luglio-agosto, quando sono pieni e turgidi, poco prima che si aprano per lasciar cadere i semi. Generalmente si raccoglie in mazzi, anche se i fusti sono inutili: è più semplice farlo seccare appeso che disporre a seccare tutti i fiori. Si può poi conservare in sacchetti di carta o di tela grezza: in ambienti areati, si conserva fino a due anni. Gli utilizzi sono dei più svariati. Sia con i fiori che con i frutti si possono fare liquori digestivi, qualità che l’iperico ha già come tisana, insieme a proprietà antispasmodiche e ipotensive. Per un infuso digestivo o coadiuvante per modesti problemi di pressione alta: 1 g delle sommità fiorite in 100 ml di acqua calda, una o due volte al giorno. L’utilizzo più diffuso resta comunque quello cosmetico, infatti già anticamente l’iperico veniva utilizzato per piaghe, ferite e scottature, sia in forma di decotto che in forma di oleolito (tintura oleosa). Sia il decotto di sommità fiorite di iperico che l’olio di iperico (vedi ricette) sono meravigliosi balsami per la pelle, soprattutto in caso di eritemi solari, ma anche come doposole ridonano alla pelle elasticità e prevengono gli arrossamenti. Il secondo metodo invece prevede la mia trasformazione in provetta albergatrice… di ricci! In un muretto dell’orto, con diversi buchi a livello del terreno che abbiamo coperto con erbacce e fogliame lasciati appositamente davanti, si è ricoverata spontaneamente una famigliola di ricci. Il primo, nella foto, aveva in realtà scelto la legnaia, gli altri invece hanno scelto le più comode suite nell’orto. Sono inquilini ideali: pagano l’alloggio puntualmente, tenendo l’orto sgombro da larve, lumache, piccoli roditori e piccoli rettili.tana

Una tana, con foglie secche e rovi di copertura, da riparo a una famiglia di ricci che collaborano nella lotta biologica dell’orto. (Foto G. Cacciola)

Le ricette con l’iperico

Ricetta per il decotto di iperico per uso esterno

15 g di sommità fiorite fresche

o 5 g di sommità fiorite secche

100 ml di acqua minerale o acqua naturale priva di cloro

Mettere in infusione i fiori nell’acqua calda. Lasciare intiepidire e fare impacchi e compresse lasciando i fiori in infusione fino al raffreddamento dell’acqua. Il decotto freddo rimasto può essere utilizzato per un pediluvio ammorbidente (insieme a 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio) oppure come acqua per innaffiare le piante.

Ricetta per la tintura oleosa di iperico

30 g di sommità fiorite fresche oppure di frutti maturi

100 ml di olio di semi di girasole biologico spremuto a freddo

5 g di alcol etilico 90°

La ricetta più tradizionale prevede l’olio di oliva, ma dato l’alto contenuto di vitamina F dell’olio di semi di girasole se spremuto a freddo, si può ottenere una funzione eudermica migliore sostituendolo all’olio di oliva. Invasare l’iperico con l’olio e lasciare al sole per 15 giorni, agitandolo quotidianamente. Trascorso questo tempo, filtrare e utilizzare fino a 6 mesi dall’apertura del barattolo. Si mantiene in barattolo chiuso, al buio, fino a 16 mesi.

 

Grazia Cacciola (www.erbaviola.com), è specializzata in tecniche agronomiche ecosostenibili e in scienze naturopatiche. È autrice di saggi professionali e manuali divulgativi sull’alimentazione consapevole e gli stili di vita etici, tra cui  L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti (FAG), e Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione (FAG). Ha collaborato a progetti dell’Unione Europea per l’incentivazione delle coltivazioni con metodo biologico e biodinamico ed è stata l’esperta di coltivazione naturale nella trasmissione Geo&Geo, Rai3. Collabora come consulente per la coltivazione e nutrizione sostenibile con diverse tv e radio. Pratica l’alimentazione vegetariana (vegan) da molti anni.

Fonte: www.viviconsapevole.it

Lunario agricolo per dummies: giugno

Come ormai da abitudine, torniamo a parlare di orto, giardino e agricoltura dando uno sguardo a quello che il calendario lunare ci suggerisce nel mese di giugno. Abbiamo già imparato, infatti, a fidarci delle fasi lunari per organizzare i lavori agricoli e condurli senza l’utilizzo di sostanze chimiche inquinanti, traendo il massimo risultato dalla semplice osservazione dei ritmi naturali della terra, del sole e della luna. E siccome giugno è un mese fondamentale per le nostre fioriture e colture, comprese quelle che verranno, vediamo insieme cosa ci aspetta.orto_lavori-400x250

Innanzitutto occorre sapere che a giugno 2013 la luna sarà calante dal 1° al 7 e dal 24 al 30, mentre tornerà a crescere dall’11 al 24. Nella prima settimana e nell’ultima, quindi, ci dedicheremo a controllare bene i parassiti presenti nel terreno, eliminare le foglie appassite o marce dalle nostre piante, così come dai bulbi e dai tuberi a fioritura primaverile. Nell’orto questo è il momento ideale per preparare in semenzaio i cavoli, sarchiare le melanzane, seminare il radicchio, il porro e il sedano. Procediamo con la cimatura di angurie e meloni e con il diradamento della vite dai grappoli in esubero, così da ottimizzarne la crescita e lo sviluppo degli altri acini. In questo periodo alcuni frutti ben maturi possono essere raccolti e conservati in gustose marmellate e confetture, mentre in giardino si potrà iniziare la potatura degli arbusti sfioriti e l’estirpamento dei bulbi. In fase di luna crescente, invece, il momento è propizio per raccogliere timo, maggiorana e melissa e cominciare l’essiccazione. Forse le anomale temperature di quest’anno non hanno ancora favorito ovunque la maturazione di ciliegie albicocche, ma ove possibile è consigliabile iniziarne la raccolta e la conservazione. Nell’orto possiamo seminare all’aperto cardi, fagiolini e fagioli rampicanti e iniziare la riproduzione della fragola per stoloni. Gran da fare, con la luna crescente, soprattutto in giardino dove potremo piantare le prime piante annuali come campanule, garofani, primule e viole. La messa a dimora delle specie a fioritura estiva riguarderà  gladioli, dalie e canna indica. Massima attenzione in cantina per chi si diletta anche nella produzione del vino: bisogna mantenerla sempre pulita e a temperatura costante!

Fonte: tuttogreen.it

I lavori dell’orto del mese di aprile

Quanta fatica coltivare l’orto. Ma volete mettere la soddisfazione di mangiare prodotti assolutamente naturali. Solo quella vale l’intero sacrificio. Nell’ultimo post ci siamo fermati alla vangatura e alla concimazione del terreno, adesso, se tutto è stato fatto a dovere, l’orto è pronto per la semina. Iniziamo col dire che il periodo ideale per seminare gli spicchi d’aglio è aprile; li raccoglieremo poi verso la fine dell’estate. Gli esperti raccomandano di fare una piantagione a filari, distanti tra loro, con gli spicchi d’aglio immersi a una profondità di 15 cm.orto-aprile-e1301588675514-400x250

Anche la bietola da coste può essere piantata in questo periodo, ideale sia lessa sia stufata. È coltivata soprattutto nel Lazio, Liguria, Toscana e Puglia. Ha un buon contenuto di sali minerali e di vitamine. Amata soprattutto da chi sta costantemente a dieta. Aprile è il tempo adatto per le carote. Chi non le ha piantate nel mese di marzo fa ancora in tempo. Massima attenzione va data al terreno: sabbioso e leggermente argilloso. Anche  la semina della varietà tardiva del cavolfiore, a dimora, è consigliata in questo mese; mentre per le varietà precoci avremmo dovuto farla già a febbraio, interrandole nei cassettoni a migliore protezione.

In Aprile è possibile seminare le piantine di timo. In questo caso occorre un terreno che sia asciutto e ben soleggiato. Questa pianta aromatica ha bisogno di poche annaffiature; si raccoglierà fra maggio e giugno recidendo i fusti fioriti. Il timo è usato per aromatizzare pietanze a base di carne. Possiede diverse proprietà, di sicuro la più conosciuta è quella antisettica. Ma ha anche proprietà digestive, depurative, carminative, balsamiche e tonico-stimolanti. In più, è usato per fare gargarismi nel caso di infezioni del cavo orale. Sempre in tema di piante aromatiche, ad Aprile, in una posizione soleggiata e su un terreno ricco e fresco, si pianta l’erba cipollina. A differenza del timo ha bisogno di molta acqua; per questo sono necessarie continue e ripetute annaffiature. Ottima è la frittata.

In semenzaio all’aperto, e nelle zone più calde, si coltiva basilicopomodoromelanzana e cetriolo. Là dove la temperatura è ancora troppo fredda meglio ricorrere alle serre per piantare anche anguria, melone, peperone, pomodoro, zucca e zucchina. Tra aprile e agosto su in terreno abbastanza soffice si coltivano i fagiolini. Si raccomanda di sostenere le delicate piantine durante la crescita con degli appositi bastoncini di legno. Abbondare con acqua. E aspettare che la natura faccia il suo corso.

È tempo anche per coltivare i pomodori. Le tecniche agronome più accreditate richiedono di disporre le piantine in filari a una certa distanza le une dalle altre, interrandole a circa 1,5 cm di profondità. Quando crescono, andranno sorrette con alcuni bastoncini di legno per evitare che si rompano. La pianta di pomodoro non richiede troppe annaffiature perché si corre il rischio di spaccare quelle deliziose prelibatezze rosse.

Fonte: tuttogreen.it