A Torino una vecchia fabbrica si trasforma in orto urbano per le api

Nel quartiere di Mirafiori sud, a Torino, sorge un vecchio edificio industriale, da molti anni dismesso. Dal suo recupero sta nascendo il progetto Orto Wow, non un semplice orto urbano, bensì un’oasi naturale dove si coltivano piante mellifere capaci di attirare le api, che qui potranno contribuire a creare biodiversità in città e stimolare l’apicoltura urbana, coinvolgendo i residenti nella cura di questo splendido angolo di natura. Nel bel mezzo del quartiere di Mirafiori sud, circondata da palazzi ed edifici industriali sorgerà una nuova casa che, a differenza di quelle del circondario, avrà delle ospiti d’eccezione: le api. Ci troviamo in via Onorato Vigliani e proprio qua si trova un vecchio complesso abbandonato, precedentemente adibito alla meccanizzazione agricola e ora in fase di riconversione, che ci dimostra come anche le zone più industriali possono diventare un luogo dove la natura riconquista i suoi spazi. Tutto questo grazie al contributo di Elena Carmagnani ed Emanuela Saporito, fondatrici di Orti Alti, associazione che, come vi abbiamo raccontato in un precedente articolo, stanno diffondendo a Torino la cultura del verde, attraverso la realizzazione di orti urbani sui tetti di edifici e palazzi.

Qui sta nascendo Orto Wow, con uno speciale giardino in cassoni per piante impollinatrici, un tetto verde coltivato a prato naturale e un grande apiario, per diffondere l’apicoltura nelle nostre città. Il pezzo forte del progetto è il “pollinator garden”, un giardino formato da 16 cassoni in legno disposti a creare percorsi e zone di sosta. Come ci spiegano Elena ed Emanuela, «In questi cassoni è in corso la semina e la piantumazione di piante mellifere, ovvero piante che, insieme al tetto verde, costituiranno il “pascolo” delle api e di altri insetti impollinatori».

Le piante mellifere coltivate, definite in collaborazione con il dipartimento di agronomia dell’Università di Torino, prevedono la semina di molteplici varietà di piante molto apprezzate dalle api come salvia, calendula, tarassaco, borraggine, papavero, senape selvatica, giglio, fiordaliso e iperico, oltre che il trapianto di timo, erba cipollina e menta. «Al suo interno si sperimenta l’utilizzo del “new soil”, un nuovo suolo rigenerato e creato per inserire terreno fertile nei parchi urbani che sono nati dall’abbandono di aree industriali, spesso di scarsa qualità e inadatto a qualsiasi uso».

 La realizzazione di Orto Wow rientra nell’ambito di ProGiReg, un progetto europeo finalizzato a sperimentare soluzioni “nature based” per la rigenerazione urbana e sociale delle città. Questi primi interventi infatti vanno nella direzione di avviare la riqualificazione di un complesso abbandonato che può essere rigenerato a partire da una sua nuova vocazione green. L’apiario è poi parte integrante del progetto e sarà curato dall’associazione Parco del Nobile che da molti anni si occupa di apicoltura urbana.L’integrazione dell’allevamento di api per la produzione di miele urbano con la realizzazione di orti e giardini melliferi è fortemente perseguita da OrtiAlti in molte sue realizzazioni. Come ci viene spiegato da Elena ed Emanuela, «Le piante mellifere si combinano perfettamente con le piante orticole e nel caso dell’Orto Wow l’inserimento delle attività di apicoltura rientra anche in un programma di Science Education che riguarda tutto il progetto. Inoltre, la presenza del mercato dei produttori di Coldiretti che qui si svolge, può essere messa in relazione con la produzione del miele WOW per innescare micro-economie di quartiere».

La fabbrica dismessa diventerà in questo modo un vero e proprio corridoio ecologico per favorire nuove connessioni e contribuire a riequilibrare gli ecosistemi naturali. Come ci viene spiegato, «Un corridoio ecologico è un’area verde studiata per preservare specie di animali e di piante, permettendo il passaggio graduale di animali e semi da un habitat all’altro. La possibilità di realizzare queste infrastrutture verdi all’interno delle città è fondamentale poiché permette di ripristinare la biodiversità biologica, cioè la variabilità di tutti gli organismi viventi e degli ecosistemi di cui fanno parte».

E saranno proprio gli abitanti del quartiere a prendersi cura e a mantenere il pollinator garden, occupandosi dei cassoni e dell’area dedicata all’orto, utilizzando lo spazio verde per lo svolgimento di attività ludiche. Il tutto grazie alla Fondazione Mirafiori che a pochi passi gestisce la Casa nel Parco, casa del quartiere di Mirafiori sud.

«Purtroppo la situazione Covid ha impedito di partire con il calendario di attività programmate da questo giugno e le iniziative sono state rinviate alla prossima primavera. Intanto però è iniziato un lavoro per la proposta di un patto di collaborazione per la cura dell’area che mette insieme la Fondazione Mirafiori, l’associazione Parco del nobile (che si occupa delle api), Coldiretti e un gruppo informale di cittadini appassionati di api e biodiversità che si chiama Comunità degli Impollinatori Metropolitani».

 L’obiettivo è di arrivare nei prossimi mesi alla firma di un patto con la Città per la gestione del giardino in cassoni, avendo a disposizione anche dei locali dell’edificio dove svolgere attività formative intorno ai temi della biodiversità e dell’apicoltura urbana.

Fonte: italiachecambia.org

Greenfunding, il crowdfunding diventa green

Venerdì 10 ottobre è stata lanciata la prima piattaforma italiana per l’autofinanziamento dal basso esplicitamente green. Si chiama Greenfunding ed è la prima piattaforma di crowdfunding dedicata esclusivamente alle produzione dal basso e all’autofinanziamento di progetti green. Il lancio, da parte dell’associazione Greencommerce, è avvenuto venerdì 10 ottobre e l’obiettivo è quello di dare spazio a produttori, designer, imprenditori, inventori e autori che si confrontano con il mondo della green economy. La novità di questo progetto di crowdfunding è proprio il vincolo “tematico”: niente “trucchi” o forzature, verranno caricati sulla piattaforma solamente i progetti che dimostrino di essere adeguati. Non basterà, insomma, avere un pannello solare sul tetto per alimentare il proprio ufficio, ma occorrerà che l’anima “green” sia centrale e che il basso impatto ambientale sia (possibilmente) certificato. Prima di attivare le campagne di crowdfunding, i proponenti potranno usufruire della consulenza dello staff dell’associazione Greencommerce.

Greenfunding, come funziona la campagna di crowdfunding

Le tappe di una campagna di crowdfunding sono sei: 1) si crea un account su Greenfunding, 2) si carica e si racconta il progetto, 3) si definiscono il budget, il periodo di raccolta dei finanziamenti e le reward, ovverosia le ricompense da offrire ai sostenitori, 4) si invia il progetto a Greenfunding per la revisione, l’approvazione e la pubblicazione, 5) si inizia a condividere il progetto con i propri amici attraverso i social network, 6) si festeggia il raggiungimento dell’obiettivo, si incassa il finanziamento, si dà vita alla propria attività e si distribuiscono le reward. Non ci sono costi di attivazione delle campagne e Greenfunding trattiene una percentuale solamente nel caso in cui la campagna vada a buon fine. Ma c’è un’altra grande differenza rispetto ad altre piattaforme che intervengono solamente nella parte finale del progetto: Greefunding – consapevole delle difficoltà di chi vuole fare impresa rispettando l’ambiente – accompagna i proponenti sin nelle prime fasi. Fra i progetti già caricati vi è B.R.A. – Braccia Restituite all’Agricoltura, nato da un gruppo di giovani che vogliono far nascere un orto urbano nel quartiere di San Salvario (e offrono come reward la consulenza per realizzare orti sul balcone). Accanto alla piattaforma per la raccolta fondi, ci sarà una bacheca nella quale i proponenti potranno postare annunci nei quali si chiedono beni immateriali, materiali o la disponibilità di luoghi.Immagine-620x332

Fonte:  Greenfunding

Brooklyn Grange, il più grande orto urbano del mondo è a New York


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L’orto urbano è un modo per ritornare a coltivare in città. Si va dai vasi in balcone a pochi metri quadri dei terreni utilizzati nei quartieri fino a quello che attualmente è il più grande orto urbano del mondo: il Brooklyn Grange. Aperto nella primavera del 2010 su un tetto di un edificio del Queens a New York, è diventato in pochi anni un centro di richiamo per tutti i newyorchesi che cercano prodotti biologici e rifornisce vari mercati e ristoranti della città.

Tutto questo grazie all’iniziativa di Ben Flanners, un ingegnere industriale che, nel 2009, ha partecipato al primo orto urbano su un tetto di New York e che è riconosciuto come esperto di agricoltura urbana. La coltivazione avviene senza pesticidi e prodotti chimici secondo le regole del biologico, la terra è la rooflite, un mix di terriccio e e composto bio prodotto in Pennsylvania appositamente per la coltivazione su tetto, ma è stato scelto di non richiedere la certificazione biologica al Dipartimento agricoltura americano.

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La produzione attuale di Brooklyn Grange è sui 18.000 Kg e viene molto differenziata con la coltivazione di parecchie varietà di ortaggi: insalata, peperoni, cavoli, bietole, carote, ravanelli, fagioli e ben 40 varietà di pomodori. Vengono organizzate molte iniziative che coinvolgono le scuole, con lezioni sugli orti, e corsi di coltivazione aperti a tutti. Perché uno degli scopi di questo orto è fornire un’educazione ambientale e agricola alle persone che vivono in città, contribuendo allo stesso tempo a migliorare la qualità della vita permettendo l’accesso semplice a cibi sani e freschi. The Brooklyn Grange: NYC’s Biggest Rooftop Farm from SkeeterNYC on Vimeo. Che l’orto urbano sul tetto sia stata una scelta vincente lo dimostra il fatto che è stato impiantato un nuovo campo su un edificio storico, il Brooklyn Navy Yard, che ha permesso di aumentare di altri 13.000 mq la superficie di produzione. Brooklyn Grange è un’azienda agricola, finanziata mediante una combinazione di capitale privato, i prestiti, eventi di raccolta fondi di base e piattaforme di crowdfunding come kickstarter.com e ioby.com. Già dal secondo anno della sua attività Brooklyn Grange ha cominciato a essere in attivo, dimostrando che il modello adottato è vincente e può essere applicato anche da altri agricoltori in città, che la società vuole aiutare a diventare autonomi fornendo loro un salario di sussistenza e di sostentamento affidabile, in modo da creare un’agricoltura fiorente in un contesto urbano.

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Fonte:enelgreenpower