Una scuola a rischio chiusura rinasce e diventa Eco School

A rischio chiusura per mancanza di utenza, una scuola di una piccola frazione di Sondrio è rinata all’insegna dell’educazione ambientale e delle buone pratiche. Nell’Eco School di Triangia oggi i bambini trascorrono all’aperto la maggior parte del tempo, mangiano cibo sano, allenano la creatività e coltivano un orto dove imparano attraverso l’esperienza attiva anche i contenuti disciplinari. Affinché la società possa cambiare in meglio è cruciale porre la massima attenzione sulle nuove generazioni ed è per questo che Italia Che Cambia ha sempre cercato di intercettare e documentare il lento ma inesorabile cambiamento in atto anche in ambito scolastico. L’intervista all’Eco School Triangia nella piccola frazione della città di Sondrio, è stata una ventata d’aria fresca e non soltanto per il fatto che grazie all’ambiente naturale in cui è immersa ci fosse molto più fresco che in città, ma perché qui tutto è pensato per favorire un approccio più consapevole da parte dei bambini e del personale che lavora nella scuola verso l’ambiente circostante e più in generale, verso la natura.

Appena arrivata, sono stata accolta nel bel giardino alberato della scuola dal corpo insegnanti e dagli alunni che si trovavano a fare la ricreazione all’aperto, con tanto di enorme zuppiera piena di spicchi di arancia da cui i bambini attingevano per lo spuntino di metà mattina. Chiedo alla coordinatrice del progetto Eco-School, Meri Tognela, da cosa nasce il progetto: «Il progetto di Eco-School è nato nell’anno scolastico 2013-2014 quando la scuola di Triangia era considerata una scuola a rischio chiusura, come molte piccole scuole del nostro territorio che sono state chiuse per mancanza di utenza. Quindi nel 2013, in collaborazione con l’amministrazione comunale dell’epoca e con degli esperti che già collaboravano sulle tematiche dell’educazione ambientale, abbiamo cercato un modo per caratterizzare la scuola. La proposta del programma Eco-School ci è sembrata fatta ad-hoc per noi, considerato il tipo di ambiente nel quale siamo inseriti e così abbiamo implementato il protocollo che viene effettuato dalle scuole che sono interessate ad ottenere la certificazione di Eco-School. È una certificazione internazionale: nella rete ci sono tantissime scuole sparse in tutto il mondo e viene proposta alle scuole dall’associazione internazionale FEE (Foundation for Environmetal Education, ndr.) che lavora con il patrocinio dell’UE. Grazie al programma (non solo hanno salvato la scuola, ndr.) abbiamo sperimentato un modo di lavorare che ha permesso di portare dentro la scuola un’innovazione didattica attraverso metodologie che vanno oltre la lezione frontale, ma più laboratoriali, più cooperative e più significative per i bambini».

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In seguito mi mostrano la scuola al suo interno, tutta adornata con i bei lavori creativi dei bambini, e la loro aula in cui, come mi spiega la maestra di matematica e scienze, Alessia Schiappadini: «I banchi sono disposti a piccoli gruppi per favorire il lavoro cooperativo e di gruppo, perché lavorando insieme ai suoi pari il bambino è più motivato ad assumere un ruolo attivo in cui aiuterà o spiegherà lui stesso, rendendo la lezione molto proficua». 

Nel vedere i piccoli studenti così incuriositi dalla mia presenza, ne approfitto subito per coinvolgerli e chiedo loro di raccontarmi cosa fanno a scuola. Mi mostrano così alcuni dei loro lavori, come il “dìDiario dell’orto” o il “Taccuino della scoperta del mondo”, poi parlando uno alla volta, diligentemente e per alzata di mano, mi raccontano con grande entusiasmo del bosco che si trova dietro alla scuola, del loro giardino alberato, dell’orto (dove ci trasferiremo subito dopo) e in definitiva del fatto che adorano passare all’aria aperta buona parte del tempo e non dover stare sempre sui libri. Come non capirli! Le maestre mi raccontano anche di aver preso parte alle varie mobilitazioni dei Fridays For Future, come lo scorso 15 marzo e quella del 24 maggio in cui mi dicono di aver fatto un flash mob e aver scritto dei messaggi per poter coinvolgere ed ispirare la cittadinanza, disseminando il paese di Triangia e la città di Sondrio di messaggi ecologici. Ci spostiamo poi nuovamente fuori per raggiungere il piccolo orto che hanno allestito dentro il giardino, dietro l’edificio scolastico e la maestra Alessia mi spiega che il progetto è uno dei tanti rientra nella didattica esperienziale, perché i bambini in questo modo imparano meglio e l’esperienza attiva le competenze; la lezione del giorno ad esempio verterà sull’individuazione del perimetro e dell’aerea, ma nel concreto, ovvero sulle particelle ortive.

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L’orto ve lo faccio raccontare direttamente dalle parole di Meri: «Siamo nell’orto didattico dell’Eco School di Triangia, che è uno spazio molto frequentato dai bambini in tutte le stagioni e che viene utilizzato come strumento di apprendimento dei contenuti disciplinari. Quindi la finalità di questo progetto non è rappresentata esclusivamente dall’apprendere le modalità di coltivazione ma viene spalmata all’interno degli apprendimenti disciplinari. In questo momento i bambini stanno svolgendo un’attività di geometria, in altri momenti abbiamo utilizzato l’orto per esempio per scrivere un diario delle attività, per produrre dei testi descrittivi, narrativi o anche regolativi, proprio perché quello che ci interessa è di dare un senso all’apprendimento, quindi cerchiamo sempre di legarlo all’esperienza che poi viene ricostruita in classe. Viene rielaborata per arrivare poi alla sistematizzazione dei contenuti delle varie discipline e questo ovviamente ha un impatto molto forte sull’apprendimento dei nostri alunni, i quali apprendono attraverso una modalità molto significativa per loro e contribuisce ad attivare le competenze andando a superare il modello di apprendimento nozionistico e meccanico a memoria». 

«Il progetto orto – continua Meri – si chiama “Cresciamo nell’orto” e questo riassume nel titolo il valore aggiunto di questa attività ed è strettamente legato a un altro progetto che abbiamo che si chiama “Rifioriamo la terra” e che ci ha consentito di riportare nella frazione di Triangia la coltivazione del grano saraceno e della segale che, purtroppo in tutta la Valtellina, è stata abbandonata da qualche decennio, nonostante la gastronomia valtellinese, compresi i piatti principe come i pizzoccheri e gli shatt, siano fatti utilizzando farina di grano saraceno, nelle botteghe si venda il pane di segale etc.; per questo oggi tutta la materia prima viene importata dall’estero.

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Ecco perché ci interessa lavorare sul bagaglio delle memorie storiche e delle tradizioni: perché pensiamo che sia importante conoscere le radici del territorio in cui viviamo per costruire la nostra identità e quella dei nostri alunni. Abbiamo fatto anche il collegamento con il significato di filiera corta, di km 0, agricoltura biologica, sostenibilità del territorio e biodiversità. Per questo motivo coltiviamo ortaggi al di fuori dalle specie comuni e quest’anno siamo diventati anche “custodi di semi” e facciamo libero scambio di semi anche col resto della cittadinanza a Sondrio». 

«Come fine ultimo di questo tipo di educazione che stiamo portando avanti con loro, oltre ad augurarci che possa portare un cambiamento nell’immediato, cerchiamo di pensare anche al loro futuro; nell’immediato poiché essendo portatori di buone prassi dentro le loro famiglie e i loro contesti sociali, già contaminano molto il modo di pensare, ma pensiamo anche al domani e ai futuri cittadini che avranno una sensibilità e una consapevolezza più sviluppate. Loro sanno di essere bambini, ma sanno anche che sia oggi che in futuro possono contribuire anche loro al cambiamento». 

1. È stato in quest’ultima occasione infatti che ho potuto assistere di persona alla creazione dei messaggi e alla loro collocazione nella piazzetta principale della frazione di Triangia.

 Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/08/scuola-rischio-chiusura-rinasce-diventa-eco-school/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Orti didattici: l’amore per la natura e il cibo genuino si imparano a scuola

Realizzare l’orto a scuola è un modo efficace di insegnare ai bambini educazione ambientale e alimentare e, al tempo stesso, multidisciplinare. Insegnare loro a coltivare frutta e verdura significa non solo educarli alla tutela dell’ambiente, al rispetto della natura e dei suoi ritmi, ad un’alimentazione sana e genuina e alla stagionalità del cibo, ma anche insegnare loro materie scolastiche “classiche” come scienze, matematica, geografia, storia attraverso un approccio insolito e coinvolgente: all’aperto e a diretto contatto con la terra. Anche in Italia l’orto scolastico è ormai una realtà diffusa e sono decine e decine gli istituti comprensivi – dalle scuole dell’infanzia fino alle superiori e agli istituti tecnici – che stanno sperimentando con successo la coltivazione di ortofrutta come efficace strumento educativo. I ragazzi vivono la coltivazione dell’orto come un gioco, ma imparano valori importanti come il senso di responsabilità, il lavoro di gruppo e la collaborazione, la tutela dell’ambiente e il rispetto per la natura e i suoi ritmi.OrtoScuola2-1024x915

Tra i tanti progetti esistenti in Italia segnaliamo le esperienze di Lucca, Milano, Bergamo e del Cilento. A Lucca esiste l’iniziativa “Ortiscolastici.it”, nata dal progetto “L’Orto delle Meraviglie”, un’esperienza di orticoltura didattica iniziata nel 2008. A Bergamo è attivo il progetto educativo sviluppato dall’Orto Botanico “Lorenzo Rota” nel 2012 in collaborazione con l’Ufficio scolastico territoriale che oggi coinvolge una trentina di scuole, per un totale di 90 classi di vario ordine e grado. A Milano troviamo “MiColtivo, Orto a Scuola” – un programma di educazione alimentare ed ambientale dedicato ai bambini lanciato nel 2012 e patrocinato dal Comune di Milano – e gli “Orti didattici di Via Siderno” che organizzano percorsi didattici per le scuole materne ed elementari dal 2006. L’esperienza degli orti didattici e sinergici nel cuore del Cilento nasce nel 2007, dopo l’arrivo della preside Maria De Biase all’Istituto comprensivo Teodoro Gaza di San Giovanni a Piro (Salerno). Qui, oltre ai tanti progetti avviati e alle buone pratiche di sostenibilità, parte dei prodotti degli orti e del frutteto coltivati dai bambini costituiscono l’eco-merenda quotidiana di alunni. Anche la Regione Marche realizza un’offerta formativa destinata alle scuole con il progetto “Ortoincontro”. Inoltre, in molti casi il cibo prodotto dagli studenti viene servito direttamente alla mensa scolastica, come all’Istituto comprensivo statale “G. Binotti” di Pergola (in provincia di Pesaro Urbino) dove i ragazzi mangiano regolarmente i prodotti dell’orto, curato da una decina di classi di scuola primaria e una di secondaria. E non dimentichiamo Slow Food che, attraverso il progetto “Orto in Condotta” ha realizzato – dal 2004 ad oggi – oltre 500 orti didattici in tutta Italia, coinvolgendo un centinaio di Condotte (qui il video illustrativo).OrtoScuola8

Oltre alle iniziative di singoli Istituti e di privati, anche il MIFAAP-Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e il MIUR-Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca hanno deciso di lanciare a livello nazionale, per l’anno scolastico 2014-2015, il progetto “Orti nelle scuole”, destinato ai bambini delle scuole materne ed elementari. Il progetto, realizzato con la collaborazione delle associazioni agricole e dell’ANCI-Associazione Nazionale Comuni Italiani, è finalizzato ad “incoraggiare una corretta e sana alimentazione attraverso l’esperienza concreta degli orti didattici” e rientra in un percorso didattico ed educativo più ampio ideato ad hoc per Expo Milano 2015. Malgrado le discutibili scelte di sponsorizzazione dell’evento internazionale, nel progetto rientrano obiettivi apprezzabili, come sensibilizzare ed educare i giovani ai temi della nutrizione e degli sprechi alimentari e al valore delle produzioni agricole e delle eccellenze italiane.

Creare un orto a scuola – contrariamente a quanto si potrebbe pensare – non richiede molto spazio, né grandi risorse economiche: bastano una piccola area di 4-5 mq esposta al sole e un rubinetto. Si può togliere un po’ di spazio al giardino della scuola o realizzare semplici cassoni di legno di 1-2 mq e riempirli di terra, ma si possono coltivare erbe aromatiche e piccole piante da frutto anche in vaso. E questo ne spiega, in parte, la grande diffusione a livello nazionale.

Ma il vero successo dell’orto didattico sta nel fatto che è una vera e propria “aula a cielo aperto“, perché coltivare frutta e verdura è un’attività che implica non solo l’insegnamento di nozioni di matematica, chimica, fisica e biologia, ma anche italiano (si impara un linguaggio tecnico e termini che non sono di uso corrente), geografia (da dove vengono le piante? come sono arrivate in Italia?) e storia (le piante sono italiane/europee o provengono da altri paesi/continenti? in che epoca sono state introdotte in Europa? molte piante sono protagoniste di cambiamenti epocali, ad esempio pomodori, patate, cacao).

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L’orto didattico, inoltre, stimola il senso di responsabilità individuale (ogni alunno deve prendersi cura delle piantine affidate alle sue cure), responsabilità verso il prossimo (nell’orto si lavora insieme e ci si aiuta) e responsabilità verso l’ambiente. La coltivazione di ortofrutta favorisce nei bambini l’acquisizione di valori importanti come il rispetto delle regole, la capacità di relazionarsi con gli altri, il lavoro di gruppo e a facilitare la comprensione di concetti piuttosto complessi per i bambini, come la tutela ambientale, la biodiversità, gli ecosistemi. Il metodo utilizzato è, naturalmente, quello del gioco: se tutti i bambini si prendono cura delle piantine rispettando le regole e i tempi della natura, allora a fine anno tutti possono raccogliere e mangiare i frutti dell’orto. Ma, attraverso il gioco, si hanno ricadute positive sull’educazione alimentare e sull’abitudine a mangiare cibo sano e di stagione, perché i ragazzi imparano che per ottenere frutta e verdura ci vogliono tempo, pazienza, conoscenze e rispetto per i ritmi della natura. Una delle principali finalità dell’orto scolastico, infine, è quella di promuovere nei ragazzi una coscienza ambientale profonda. I bambini che vivono la coltivazione del cibo sviluppano, indirettamente, la consapevolezza che esiste una profonda interdipendenza tra uomo e natura. E ciò permetterà loro, un domani, di essere cittadini dotati di una forte sensibilità ambientale e, quindi, responsabili dell’ambiente in cui vivranno e cittadini attivi all’interno delle proprie comunità.

Fonte : italiachecambia.org

Agriscuole: gli orti didattici per i più piccoli

Tutti gli indirizzi delle agriscuole e degli agrinidi dove i bambini possono recuperare un rapporto diretto con la terra

Coltivare un orto, recuperare un rapporto diretto con la terra e con i suoi frutti, educare le nuove generazioni al cibo buono e sano e a un consumo critico, adatto alle nostre esigenze e non a quelle del mercato, sono questi gli obiettivi degli orti didattici che si stanno sviluppando in tutta Italia dando la possibilità ai bambini di seminare, curare, veder crescere, raccogliere e poi mangiare gli alimenti che hanno coltivato. Per i bambini dai 3 mesi ai 3 anni gli agrinido sono spazi nei quali prendere contatto con la natura, imparando a contemplare i frutti dell’orto e gli animali. Le agriscuole riservate ai bimbi fra i 3 e i 6 anni permettono di compiere i primi esperimenti: dalla semina alla cura, dal raccolto all’alimentazione degli animali che popolano l’agriscuola. Ai bimbi viene insegnato a riconoscere le piante e i fiori e a conservare frutta e verdura nel migliore dei modi.

Ecco alcune scuole in giro per l’Italia.

Lazio – Il girotondo a Fiumicino (Rm)

Lombardia – Piccoli Frutti a Cremona

Marche – Arca di Noè a Fermo e La Quercia della Memoria a San Ginesio (Mc)

Piemonte – Azienda Agricola La Piemontesina a Chivasso (To)

Toscana – Lo spaventapasseri a Castelnuovo Garfagnana (Lu)

Trentino – Il Cavallo a dondolo a Mezzocorona (Tn)

Veneto – Fattoria casa mia a Ospedaletto di Pescantina (Vr)4d1_ortocasalingo-586x392

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it