Opossum, mamme e papà ciclisti attrezzati contro il freddo

L’accessorio inventato dalla torinese Ilaria Berio consente di proteggere i piccoli passeggeri dal freddo dei mesi invernali con pochi e semplici gesti??????????????????????

Il grande freddo è arrivato e molti genitori, con l’arrivo dell’inverno, si arrendono al freddo e ripongono la bicicletta in cantina, pronti a rispolverarla in primavera. Ilaria Berio, una giovane mamma e antropologa torinese, nell’inverno 2012 ha realizzato una copertura a guscio,impermeabile e termica, per proteggere la figlia durante il tragitto fra la casa e l’asilo. Una specie di morbida e confortevole “conchiglia” che, nonostante la sua fattura artigianale, ha attirato l’attenzione di altri genitori:

La prima versione di Opossum era inevitabilmente più artigianale di quella ora in commercio, ma è risultata così efficace che la piccola Margherita vi si addormentava dentro ignara del freddo. Quello che mi ha sorpreso di più è stata la reazione degli amici e degli altri genitori dell’asilo nido, che mi hanno chiesto dove lo avessi comprato; finché una ciclista sconosciuta mi ha affiancato ad un semaforo per sapere come fare ad averne uno,

spiega Ilaria che, scoperte le necessità degli altri genitori, ha deciso di brevettare la sua “invenzione” pensata per i bambini di età compresa fra i 9 e i 36 mesi di età. Nel novembre 2013 il prodotto è stato testato per 3 settimane da 9 famiglie che con i loro consigli hanno contribuito a piccole modifiche al brevetto , attualmente valido sul territorio italiano, ma pronto all’estensione nel Vecchio Continente. A confezionare il prodotto per i ciclisti urbani con prole è la ditta Ferrino Spa che vanta una lunga tradizione negli accessori per l’outdoor. Per infilare il bambino nella protezione di Opossum sono sufficienti pochi secondi, così come per farlo uscire dal guscio. Niente vestizione “a cipolla” per questo accessorio che si caratterizza anche per il cappuccio-mantella estraibile, abbastanza ampio da permettere l’inserimento del casco, e l’anello antifurto per lasciare in tranquillità Opossum legato alla propria bici.

Il prodotto è acquistabile online sul sito di Opossum.CARTOLINA-fronte-RGB-620x415

Fonte:  Opossum

Foto | Opossum

Nuova Zelanda in timelapse: le meraviglie del Paese dei kiwi

In un magnifico timelapse di Bevan Percival, le straordinarie immagini dei panorami neozelandesi

Cieli stellati e placidi laghi, deserti e praterie, verdi colline e montagne innevate, torrenti di acqua cristallina e spiagge. Bevan Percival, uno dei maestri mondiali del timelapse ha ritratto le bellezze naturali e paesaggistiche della Nuova Zelanda in un emozionante timelapse di quattro minuti. Un filmato da assaporare fino in fondo che ci mostra le meraviglie di un territorio che si trova esattamente agli antipodi rispetto al nostro Vecchio Continente. Poco più piccola dell’Italia (267mila kmq contro i nostri 301mila), la Nuova Zelanda conta appena 4 milioni e mezzo di abitanti con una densità d 16 abitanti per chilometro quadrato. La natura regna sovrana e per proteggere il paese dalla fragilità del suo ecosistema i controlli doganali sono estremamente restrittivi. Nel corso degli anni sono state istituite zone a tutela di animali e vegetazione nelle quali non è possibile toccare nulla. Molto alto è anche il numero dei Parchi nazionali, istituiti a partire dal 1887. Circa il 30% del territorio neozelandese è protetto. La Nuova Zelanda possiede parchi forestali, riserve marine e parchi storici di conservazione che sono in grado di dare una visione a 360° delle attrazioni culturali e naturali del Paese. Si tratta di un Paese unico al mondo per quanto riguarda il rispetto e la coscienza ecologica. Forse la causa è proprio il disastro ecologico perpetrato dagli opossum introdotti dai coloni australiani che hanno causato l’estinzione di ben 1300 specie di uccelli. Lo stesso kiwi, animale simbolo del Paese, è a rischio e i neozelandesi sono costantemente “al lavoro” per cercare di ridurre gli oltre 70 milioni di esemplari di questo animale prima che comprometta ulteriormente gli equilibri ambientali della Nuova Zelanda.Leipzig Zoo

Fonte: ecoblog