Onu: i pesticidi causano 200mila morti l’anno

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Pesticidi: causano 200 mila morti all’anno, la quasi totalità nei Paesi in Via di Sviluppo. Il rapporto dell’Onu che conferma gli effetti di queste sostanze sulla salute e sui diritti umani.

I pesticidi usati in agricoltura provocano 200mila morti l’anno. Quasi tutti nei Paesi in via di sviluppo: è questo il grido di allarme lanciato dall’Onu. La stima è contenuta in un rapporto realizzato dagli inviati speciali dell’Organizzazione per il Diritto al cibo, Hilal Elver, e per le Sostanze tossiche, Baskut Tuncak. Nei giorni scorsi, il report è presentato al Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra. C’è di più. Secondo i Relatori Speciali, non solo fanno male alla salute e all’ambiente. Non sono nemmeno necessari per garantire l’aumento della produzione agricola finalizzata al nutrimento della popolazione mondiale in crescita.

Pesticidi: dannosi e non necessari

Il rapporto è molto chiaro. Non solo i pesticidi sarebbero responsabili di un aumento stimato di 200mila decessi all’anno per avvelenamento acuto, ma non sono nemmeno necessari. Secondo gli inviati ONU, “nei 50 anni passati, la popolazione globale è più che raddoppiata, mentre la terra arabile disponibile è aumentata solo del 10%”.

Generalmente, affermano gli inviati, si ritiene che l’agricoltura intensiva industriale sia necessaria per aumentare i raccolti. E quindi per sfamare una popolazione mondiale in continua crescita. I dati confermano che, però, non è così. Anzi. È stato già ampiamente dimostrato, infatti, che i pesticidi causano danni ambientali, uccidono o fanno ammalare le persone, destabilizzano l’ecosistema e limitano la biodiversità. Altrettanto vero, inoltre, è che le aziende del settore hanno ormai adottato “una negazione sistematica della grandezza del danno portato da queste sostanze chimiche”. Hanno inoltre attuato “tecniche di marketing aggressive e non etiche” per promuovere i propri prodotti. Strategie che non sarebbero state contrastate a sufficienza. L’industria chimica, affermano gli inviati, tende infatti ad attribuire la colpa dei danni dei pesticidi all’uso improprio fatto dagli agricoltori. Spendono quindi enormi quantità di denaro per influenzare i decisori politici e contestare le prove scientifiche.

La risposta di Agrofarma al rapporto dell’Onu

Non si è fatta attendere la risposta di Agrofarma, l’Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica.

Secondo l’associazione, “gli agrofarmaci sono strumenti indispensabili per ottenere livelli di produttività delle coltivazioni sufficienti a sostenere la crescente popolazione mondiale; sforzi per una migliore distribuzione degli alimenti e per la riduzione degli sprechi sono doverosi, ma senza l’impiego degli agrofarmaci non si avrebbe abbastanza cibo per tutti. L’esempio virtuoso dell’agricoltura italiana ed europea conferma che l’agricoltura integrata, che prevede l’utilizzo della chimica, può essere pienamente sostenibile. Il problema non sono dunque i prodotti fitosanitari in sé stessi, ma il loro scorretto utilizzo”.

Affermazioni che cozzano con il rapporto che evidenzia come “alcuni pesticidi possano persistere nell’ambiente per decenni arrivando all’effetto controproducente di ridurre il valore nutrizionale degli alimenti oltre che a uccidere animali che non sono propriamente dei parassiti”.

Per l’Onu è necessario colmare il vuoto dell’assenza di un trattato generale che regoli i pesticidi altamente pericolosi. Produrre cibo nutriente, più sano e rispettoso dell’ambiente non solo è possibile: è necessario.

FOTO: Jenni Jones

Fonte: ambientebio.it

Inquinamento elettromagnetico, l’appello di 190 scienziati all’Onu

Nel testo si richiede l’adozione di linee guida più rigide sull’esposizione ai campi elettromagnetici, incoraggiando misure precauzionali, ed educando il pubblico riguardo ai rischi per la salute, in particolare dei bambini e delle donne incinte. L’analisi della Dottoressa Fiorella Belpoggi, Direttore Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, tra i firmatari dell’appello.appello190

Numerose pubblicazioni scientifiche recenti hanno dimostrato che i campi elettromagnetici non ionizzanti (EMF) influiscono sugli organismi viventi a livelli ben inferiori a molte linee guida sia nazionali che internazionali. Gli EMF includono le apparecchiature che emettono radiazione a radiofrequenza (RFR), quali i cellulari, i telefoni cordless e le loro stazioni base, il wi-fi, le antenne di trasmissione, gli smart-meter e i monitor per neonati, oltre alle apparecchiature elettriche e alle infrastrutture utilizzate nel trasporto e consegna di elettricità che generano un campo elettromagnetico a frequenza estremamente bassa (ELF EMF). Gli effetti aumentano il rischio di tumori, lo stress cellulare, i radicali liberi dannosi, e apportano modifiche strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, deficit di apprendimento e di memoria, disturbi neurologici, e impatti negativi sul generale benessere degli esseri umani. I danni non riguardano solamente la specie umana, ma anche quella animale e vegetale. Per questi motivi, 190 scienziati di 39 Paesi hanno inoltrato un appello all’Onu, fatto di 9 punti (leggi in basso), destinatari Ban Ki-moon, Segretario Generale, Margaret Chan, Direttore Generale, e tutti gli Stati membri, “per incoraggiare l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ad esercitare una forte leadership nella promozione dello sviluppo di linee guida più protettive nei confronti degli EMF, incoraggiando misure precauzionali, ed educando il pubblico riguardo ai rischi per la salute, in particolare per lo sviluppo dei bambini e del feto”. «Siamo seriamente preoccupati riguardo all’esposizione ubiquitaria e agli effetti, spesso negati o sottovalutati, dei campi elettromagnetici», spiega la Dottoressa Fiorella Belpoggi, Direttore Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, tra i firmatari dell’appello. In esso, infatti, si sottolinea che l’OMS viene a mancare all’adempimento del suo ruolo quale preminente ente internazionale di salute pubblica. Ragion per cui le linee guida per gli EMF sono al momento inadeguate. Ma facciamo un passo indietro. Nel 1998 la Commissione Internazionale sulla Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti (ICNIRP) stabilì le “Linee guida per limitare l’esposizione ai campi elettromagnetici, magnetici, elettrici variabili nel tempo (fino a 300 GHZ)”. Linee guida che furono accettate dall’OMS e da molti Paesi in tutto il mondo. Undici anni dopo, nel 2009, l’ICNIRP rilasciò una dichiarazione, che riaffermava le proprie linee guida del 1998, perché secondo la loro opinione, la letteratura scientifica pubblicata fino ad allora “non aveva fornito prova di alcun effetto negativo al di sotto dei limiti stabiliti e non si rendeva necessaria una revisione immediata della sua guida per la limitazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici ad alta frequenza”. Inoltre, l’OMS adottò la classificazione dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) del campo elettromagnetico a frequenza estremamente bassa (ELF EMF) e della radiazione a radiofrequenza (RFR), rispettivamente nel 2002 e nel 2011. Questa classificazione dichiara che l’EMF è un possibile cancerogeno umano. Nonostante entrambe le scoperte dello IARC, l’OMS continua a sostenere che non vi sono prove sufficienti per giustificare l’abbassamento di tali limiti quantitativi di esposizione. Nell’appello si parla anche di “polemica circa un fondamento logico per fissare norme per evitare gli effetti negativi per la salute, raccomandandosi che il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) convochi e finanzi un comitato multidisciplinare indipendente che esplori i pro e i contro di pratiche alternative a quelle correnti che possano abbassare sostanzialmente l’esposizione umana alle RF e ai campi ELF”. A cosa si riferisce? «La stessa Legge 81/2008 – afferma la Belpoggi – ha in realtà fissato limiti inferiori in Italia a quelli suggeriti dalla Commissione Internazionale sulla Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti (ICNIRP) e attualmente in vigore in molti altri paesi europei. La polemica nasce dalla mancanza di solide basi scientifiche per i limiti fissati dall’ICNIRP, per questo il legislatore italiano ha ritenuto di fissare limiti inferiori per maggiore precauzione».
Nell’elenco dei 9 punti, ce ne sono molti che si basano su una questione culturale, intesa come buon senso, volontà politica, educazione, formazione da parte dei “poteri forti”, affinché il cittadino possa essere consapevole dei rischi che corre quotidianamente: «Il sonno della ragione genera mostri –conclude Fiorella Belpoggi – Non c’è niente di più pericoloso di una società che recepisce passivamente quanto le viene imposto, che spegne la ragione per gettarsi nelle mani del progresso. Solo se i cittadini chiedono, gli sarà (spesso dopo molto tempo) risposto. Gli oltre 25.000 soci che sostengono l’Istituto Ramazzini hanno ad esempio ritenuto importante finanziare i nostri studi sui campi elettromagnetici. Non tutti dormono».

Ricordiamo che i 190 scienziati hanno firmato come individui. Questo significa che la loro posizione non necessariamente rappresenta la visione dei loro datori di lavoro.

I 9 punti dell’appello:

  1. Vengano protetti i bambini e le donne incinta;
  2. Si rinforzino le linee guida e gli standard regolamentari;
  3. I produttori vengano incoraggiati a sviluppare tecnologia più sicura;
  4. I servizi di utilità pubblica (società dell’energia elettrica, telefonia, etc.) responsabili della produzione, trasmissione, distribuzione, e monitoraggio del mantenimento dell’elettricità, mantengano di un’adeguata qualità della corrente elettrica e assicurino cavi elettrici appropriati per minimizzare i danni prodotti dalla corrente a terra;
  5. Il pubblico venga pienamente informato riguardo ai rischi potenziali per la salute derivanti dall’energia elettromagnetica e vengano loro insegnate le strategie per la riduzione del danno;
  6. Ai professionisti del campo medico si provveda un’educazione adeguata riguardo agli effetti biologici dell’energia elettromagnetica e sia provvista una formazione al trattamento di pazienti che soffrono di elettrosensibilità;
  7. I governi finanzino formazione e ricerca sui campi elettromagnetici e la salute che sia indipendente dall’industria e impongano la cooperazione tra industria e ricercatori;
  8. I mass media rivelino i rapporti tra gli esperti della finanza con l’industria quando citano le loro opinioni riguardo gli aspetti sulla salute e la sicurezza delle tecnologie di emissione di EMF; e
  9. Vengano stabilite delle zone-bianche (aree libere da radiazioni).

Fonte: ilcambiamento.it

Conferenza Onu sul Clima: a Lima approvato il documento finale

L’accordo sulla lotta al riscaldamento globale dovrà essere firmato a Parigi nel 2015. C’è voluta una nottata di negoziati, ma alla fine la conferenza Onu sul clima che si è tenuta a Lima, in Perù, ha portato a un documento finale che è stato approvato dalle 145 delegazioni di paesi presenti all’incontro. L’accordo è stato annunciato dal ministro dell’Ambiente del Perù, Manuel Pulgar Vidal, che era presidente della conferenza di turno. Il testo partorito dovrebbe chiamarsi “Appello di Lima per l’azione per il Clima”. Quali sono quindi gli impegni che i vari paesi si sono assunti per continuare (o iniziare) la lotta contro i cambiamenti climatici? I paesi dovranno presentare all’Onu entro il primo ottobre 2015 degli impegni quantificabili ed equi per la riduzione delle emissioni, assieme a una dettagliata informativa di quali saranno le azioni da seguire. Fondamentalmente, quindi, i paesi si impegnano a far sapere nell’ottobre dell’anno prossimo cosa intendono fare per mantenere gli impegni che sono stati precedentemente presi riguardo, soprattutto, l’abbassamento delle emissioni di gas serra. L’obiettivo ultimo è evitare che la temperatura media mondiale si alzi di altri due gradi centigradi, il che potrebbe provocare una vera e propria catastrofe. Ma la strada per far sì che la lotta inizi davvero a prendere quota è ancora parecchio lunga: la conferenza di ieri era di fatto solo propedeutica a quella che si terrà a Parigi l’anno prossimo, dalla quale uscirà un documento che dal 2020 andrà a sostituire il protocollo di Kyoto. Come sempre, in questi casi, non solo gli impegni che sono stati presi vengono giudicati da tutti insufficienti, ma si è registrata la solita spaccatura tra i paesi industrializzati e i paesi ancora considerati in via d’industrializzazione, capitanati dalla Cina. La spaccatura tra le due “correnti” è sempre la stessa, le nazioni in via di sviluppo non intendono sobbarcarsi gli stessi impegni dei paesi industrializzati, essendo stati questi ultimi a provocare, di fatto, l’inquinamento di cui oggi paghiamo le conseguenze. Quindi, secondo queste nazioni, sono Stati Uniti ed Europa, oggi, a dover fare fronte ai danni che hanno causato, dando la possibilità ai paesi in via di sviluppo di proseguire tranquillamente nella loro industrializzazione, così come hanno potuto fare per secoli i paesi del “primo mondo”.PERU-COP20-CMP10-KYOTO-PROTOCOL

Fonte: ecoblog.it

Ipcc, presentata la sintesi del rapporto sul clima dell’Onu

“La scienza ha parlato. Non c’è ambiguità nel messaggio”. I leader devono agire. Il tempo non è dalla nostra parte”. Queste le parole del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon dopo la pubblicazione della sintesi del rapporto sul clima380837

Le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto i più alti livelli “in 800 mila anni”, “resta poco tempo” per riuscire a mantenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi: è la sintesi del rapporto del Gruppo di esperti sul clima dell’Onu (Ipcc). “L’azione contro il cambiamento climatico può contribuire alla prosperità economica, ad un migliore stato di salute e a città più vivibili”: lo ha detto il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, dopo la pubblicazione a Copenaghen del nuovo rapporto Ipcc sui cambiamenti climatici. “Questa è la valutazione più completa del cambiamento climatico mai fatta. Dobbiamo agire ora per ridurre le emissioni di CO2 ed evitare un peggioramento del clima, che si riscalda a una velocità senza precedenti”, ha aggiunto.
“Il rapporto Ipcc sui gas serra è una chiamata alle responsabilità per il mondo. Europa guida verso Lima e Parigi2015, ma ora serve presa coscienza globale”: lo scrive il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti su Twitter. Galletti è in Cina dove solleciterà il suo omologo ad un impegno sui gas serra. “Quelli che decidono di ignorare o di contestare i dati chiaramente esposti in questo rapporto, mettono in pericolo noi, i nostri figli e i nostri nipoti”: questo il commento del segretario di Stato Usa, John Kerry, dopo la pubblicazione del rapporto Ipcc sul clima. “Più restiamo bloccati sui questioni ideologiche e politiche più i costi dell’inazione aumentano”, aggiunge.
IL RAPPORTO ONU – Le emissioni mondiali di gas serra devono essere ridotte dal 40 al 70% tra il 2010 e il 2050 e sparire dal 2100, ha spiegato il Gruppo intergovernativo di esperti sul clima (Ipcc) nella più completa valutazione del cambiamento climatico dal 2007 ad oggi. La temperatura media della superficie della Terra e degli Oceani ha acquistato 0,85°C tra il 1880 e il 2012, hanno aggiunto gli esperti dell’Ipcc riuniti a Copenaghen.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Nella Giornata Mondiale dell’acqua 2014 l’Onu punta al legame tra energia e acqua

Acqua ed energia sono strettamente interconnesse e interdipendenti, poiché la produzione di energia richiede l’utilizzo delle risorse idriche, in particolare per le fonti energetiche idroelettriche, nucleari e termiche

Le Nazioni Unite e la Banca mondiale nella Giornata Mondiale dell’acqua 2014 che cade il 22 marzo portano avanti una riflessione interessante che scardina un po’ la retorica intorno all’oro blu. Acqua e energia sono strettamente interconnesse e interdipendenti e in molti casi (energia idroelettrica, nucleare e termica) non c’è l’una senza l’altra. Anzi, aggiungono circa l’8% della produzione globale di energia è usata per il pompaggio, trattamento e trasporto dell’acqua ai vari consumatori.wwd14_bg800x600

Nel 2014 le Nazioni Unite – in stretta collaborazione con gli Stati membri e altre parti interessate ha posto l’attenzione all’acqua energetica, in particolare affrontando le disuguaglianze, soprattutto per l’ “ultimo miliardo” ovvero per quelle persone che vivono nelle baraccopoli e nelle aree rurali impoverite costrette a sopravvivere senza accesso all’ acqua potabile, ai servizi igienici adeguati, a cibo sufficiente e ai servizi energetici. Mira inoltre a facilitare lo sviluppo di politiche e strutture trasversali che i ministeri dei settori ponte, aprendo la strada alla sicurezza energetica all’uso sostenibile delle acque in un’economia sostenibile. Particolare attenzione sarà rivolta ad individuare le migliori pratiche che possono rendere realtà acqua a basso consumo energetico.

Dunque ecco che sono stati diffusi 5 messaggi chiave su acqua e energia che amministrazioni e governi potranno usare per strutturare le loro politiche in merito all’acqua e all’energia.

1. L’ acqua richiede energia e l’energia richiede acqua

L’acqua è necessaria per produrre quasi tutte le forme di energia. L’energia è necessaria in tutte le fasi di estrazione di acqua, trattamento e distribuzione.

2. Le forniture sono limitate e la domanda è in aumento

La domanda di acqua dolce ed energia continuerà ad aumentare in modo significativo nei prossimi decenni. Questo aumento presenterà grandi sfide in quasi tutte le regioni, soprattutto in via di sviluppo e nelle economie emergenti.

3. Risparmio energetico è risparmio di acqua Risparmiare acqua è il risparmio energetico

Scelte riguardanti la fornitura, la distribuzione, il prezzo ,e l’utilizzo di acqua ed energia impattano l’un l’altra.

4. L’ultimo miliardo ha bisogno urgentemente di accesso ai servizi sia idrici, sia igienico-sanitari e all’elettricità

In tutto il mondo 1,3 miliardi di persone non può accedere elettricità; 768 milioni di persone non hanno accesso a fonti idriche e 2,5 miliardi di persone non hanno servizi igienico-sanitari. Acqua ed energia hanno un impatto cruciale sulla riduzione della povertà.

5. Migliorare l’efficienza idrica ed energetica è indispensabile

Una migliore comprensione tra i due settori delle connessioni e gli effetti dell’uno sull’ altro migliorerà il coordinamento nel settore dell’energia e nella pianificazione idrica, con conseguente riduzione delle inefficienze. I politici, progettisti e professionisti possono adottare misure per superare le barriere che esistono tra i loro rispettivi domini. Politiche nazionali innovative e pragmatiche possono portare a una più efficiente e economica fornitura di servizi idrici ed energeticienergia-acqua

Fonte:  ecoblog.it

Tifone Haiyan, per l’Onu è effetto dei cambiamenti climatici

Alla conferenza sul clima di Varsavia la delegazione filippina chiede aiuti concreti187732024-586x390

È stato il tifone Haiyan l’argomento principale della Conferenza sul clima di Varsavia. Nella sessione inaugurale della diciannovesima edizione dell’evento sono state ricordate le vittime del tifone forza 5 e la segretaria generale della United Nations Framework Convention on Climate Change, Christiana Figueiras, ha parlato di legame evidente fra i cambiamenti climatici e ciò che è avvenuto nelle Filippine. Ci riuniamo con il peso di due tristi verità: siamo i primi umani a respirare 400 parti per milione di CO2 con ogni respiro, il secondo è il devastante impatto del tifone Haiyan. Yeb Sano, delegata filippina per il clima, ha chiesto aiuto alle popolazioni danneggiate:

Le Filippine sono il secondo paese più vulnerabile al riscaldamento globale, con 22 tifoni annuali in media, qualcosa di insostenibile che genera danni impossibili da limitare.

Uno degli obiettivi della conferenza sarà la definizione delle compensazioni, da parte dei paesi industrializzati, dei danni provocati ai paesi in via di sviluppo. L’emissione di diossido di carbonio è una delle principali cause di fenomeni di questo genere, ma non l’unico. La formazione di tifoni è, secondo il meteorologo Angel Rivera“un puzzle complicato”.

L’intensità dei cicloni tropicali dipende da due fattori: la temperatura superficiale dell’oceano e la differenza dell’intensità del vento fra i livelli alti e bassi della troposfera. Quanto maggiore è la prima e minore la seconda, più intensi sono,

ha spiegato nel dettaglio Manuel de Castro, docente di Fisica dell’Atmosfera all’Università della Castilla-La Mancha. Il riscaldamento delle acque è, dunque, un fattore determinante in fenomeni di questo genere.

I tifoni vengono generati quando l’acqua supera i 28 gradi centigradi e nei giorni precedenti al disastro le acque oceaniche hanno toccato addirittura i 31 gradi. Intanto Sano Naderev, un altro delegato filippino in Polonia, ha iniziato un digiuno che si protrarrà fino a quando non verranno prese decisioni significative:

La crisi climatica è una follia. E noi qui, a Varsavia, possiamo fermarla. Il mio Paese si rifiuta di accettare una 30esima e poi una 40esima conferenza per risolvere il problema dei cambiamenti climatici,

ha dichiarato. Gli ha fatto eco un’altra delegata filippina, Alicia Ilaga, che ha chiesto di trasformare i negoziati in azioni concrete per invertire la rotta ed evitare disastri simili a quello di Haiyan.

Fonte:  El Pais

 

Carlin Petrini premiato dall’Onu: è campione della terra

Il fondatore di Slow Food riceverà il premio Unep come Campione della terra 20131045234321-586x367

Per Carlin Petrini arriva un premio delle Nazioni Unite, quello di “Campione della terra 2013”. Per il fondatore di Slow Food si tratta di una vera e propria consacrazione, una sorta di Nobel per la sostenibilità ambientale e la difesa della biodiversità. Secondo l’Unep (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) Petrini

è ricompensato per il suo lavoro pioneristico negli ultimi tre decenni per migliorare l’efficienza e la sostenibilità dell’agricoltura e dell’offerta di cibo.

Il premio Unep è destinato a leader di governi, della società civile e del settore privato per l’impatto ‘’significativo e positivo” sull’ambiente del loro operato. Slow Food conta attualmente 100mila membri e sostenitori in più di 150 Paesi e rappresenta il più importante network mondiale nella difesa delle tradizioni culinarie locali e nel sostegno della biodiversità, nella lotta contro lo spreco di cibo e nella promozione di prodotti alimentari artigianali di qualità .

Petrini si dice “commosso e onorato” per il premio ricevuto e aggiunge:

Questo riconoscimento dimostra che il cammino ideale percorso da Slow Food nel corso della sua storia più che ventennale ha cambiato profondamente il concetto di gastronomia, consolidandone il significato di scienza direttamente connessa alla conoscenza e alla protezione dell’ambiente. Oggi l’organizzazione di Slow Food è impegnata quotidianamente nel mondo per diffondere i valori di un’alimentazione buona, pulita e giusta. A tutti costoro io dedico questo prestigioso premio, e li ringrazio.

Tra gli altri premiati, figurano Google Earth, il commissario europeo per l’ambiente Janez Potocnik e il ministro brasiliano per l’ambiente Izabella Teixeira.

Fonte:  Ansa

Torino, storia voci e bilancio del pranzone gratis di Piazza Vittorio

Secondo gli organizzatori sono stati distribuiti 2.800 pasti. Un record in Italia, nonostante non si sia registrato il tutto esaurito. Presente il Ministro dell’Ambiente, interventi di Don Ciotti e altre personalità coordinati da Patrizio Roversi. Da dove venivano e dove sono finiti i materiali “edibili”375142

video di Michele Dicanosa e Giuseppe Iasparra

articolo di Silvia Caprioglio:

Eating City, non c’è stato il caos che qualcuno paventava….non tutta la città si fa attirare dal pasto gratuito: e quindi “Eating City – La città che mangia”, grande pranzo collettivo gratuito in piazza Vittorio, realizzato con prodotti di scarto recuperati dalla grande distribuzione e destinato a 3000 persone, per sensibilizzare sulla lotta agli sprechi alimentari si è svolto senza concitazione. I pasti serviti, secondo gli organizzatori, sono stati 2800, solo 200 in meno di quelli preparati

 

 

Complice il tempo estivo, che a dispetto della crisi deve aver spinto più d’uno alla gita fuori porta, o una comunicazione meno capillare del necessario, o…chissà… abbiamo un sondaggio in proposito… alla fine si è persino avanzato qualcosa. La lusinga del pasto gratis ha attirato 2800 persone, a fronte dei 3000 pasti preparati, sufficienti, in caso di maxi affluenza, anche per 3700 persone. Sotto un solleone che ha sfiorato i 30 gradi, si è tenuto in piazza Vittorio “Eating City – La città che mangia”, un grande pranzo collettivo gratuito preparato con cibo di recupero dalle eccedenze della grande distribuzione della provincia di Torino. Un’iniziativa nell’ambito del programma degli Smart City Days organizzata da Risteco, azienda impegnata nella logistica della ristorazione, con il patrocinio di Fao Onu, per sensibilizzare sul tema della lotta agli sprechi alimentari. Una missione non così facile da conseguire. “Pur se con fatica – spiega Andrea Segrè, animatore dell’evento, professore ordinario di Politica agraria e presidente di Last Minute Market –, sta aumentando la sensibilità contro lo spreco, anche “grazie” alla crisi, che rende sempre più difficoltoso per le famiglie riuscire ad arrivare alla fine del mese”. Missione compiuta per Gaetano Capizzi, direttore artistico di Smart City Days. “È stato il più grande evento di questo tipo in Italia. L’obiettivo era proporre un’azione politica contro gli sprechi per mettere in evidenza un problema reale. La campagna di informazione mirava ad attirare circa 3000 persone, e la risposta della gente non si è fatta attendere. Era importante anche solo supportare l’idea alla base del progetto con la propria presenza, decidendo poi di pranzare altrove come molti hanno fatto”. Ecco dunque i numeri della manifestazione: il menù – caponata, tortino di verdure e una pesca – è stato realizzato con l’impiego di 2 tonnellate di materia prima, 1,5 tonnellate di verdure e mezza tonnellata di frutta. Sono stati 2800, secondo Maurizio Mariani, presidente di Risteco, i pasti serviti; 200 dunque quelli avanzati, destinati, secondo l’impegno dichiarato, alle associazioni di volontariato del territorio, contattate una volta che si è verificato che i pasti preparati non sono stati tutti distribuiti. La materia prima di recupero per più della metà era di “quarta gamma”, recuperata dalla produzione industriale, e per la restante parte – le verdure per la caponata – recuperando l’invenduto dei mercati generali, quindi dal circuito all’ingrosso. I rifiuti prodotti, compresi vassoi e posate biodegradabili, nelle intenzioni dovevano essere tutti di tipo organico; rifiuti urbani differenziabili, raccolti dall’Amiat. Dunque, a monte c’è stato un recupero iniziale di frutta e verdura destinate a diventare “rifiuti speciali” (i rifiuti dell’industria e della grande distribuzione), per i quali vige un sistema di smaltimento ad hoc, e diventati poi , alla fine, rifiuti urbani (tipicamente quelli domestici e della piccola distribuzione). Raccolti quasi tutti come Organico. “Per grandi eventi come Eating City – sostiene Mariani – è difficile andare a ridurre i rifiuti urbani raccogliendo la materia prima di scarto dai piccoli negozi. Il problema è logistico: si rischia che l’inquinamento prodotto per raccogliere gli scarti tra tanti piccoli commercianti sia maggiore del vantaggio riconducibile alla riduzione degli scarti stessi”. Alcune pecche sono inoltre da segnalare nella raccolta dei rifiuti prodotti in seguito all’evento: un bidone non aveva indicata la tipologia di rifiuti da conferire; cumuli di carta sporca sono stati gettati nel bidone della carta invece che in quello dell’organico; i bicchieri, apparentemente di plastica ma in realtà compostabili, sono stati in un paio di casi gettati nella plastica invece che nell’organico. Ma in generale tutto è filato liscio perché attorno ai tavoli dove si è mangiato c’era un solo tipo di contenitore. Le dichiarazioni del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando nel corso di Eating City: “L’articolo 9 della Costituzione parla di tutela del paesaggio – ai tempi non si parlava ancora di “ambiente” –; l’articolo 3 allude a una redistribuzione del reddito. Un evento come Eating City è un modo per raccogliere questi stimoli e sperimentare un modello alternativo di sviluppo. A lungo l’ambiente è stato visto come un vincolo e non come un’opportunità, anche economica, ad esempio di turismo. Occorrerebbe ripensare tutti i ministeri tenendo in considerazione le ripercussioni sull’ambiente. Porterò in Consiglio dei ministri una legge sul consumo del suolo; vorrei riuscire nel corso del mio mandato a far sì che sia introdotto nel Codice penale il reato di delitto ambientale, e che venisse approvata una legge sull’acqua come bene pubblico. Mi piacerebbe lasciare il ministero con meno procedure di infrazione a carico dell’Italia da parte dell’Europa: attualmente, su un centinaio di procedure, oltre 30 sono su questioni ambientali”. Come la sera precedente, anche in occasione del pranzo ci sono state delle proteste dal contenuto ambientalista (riportiamo in allegato il volantino). La sera precedente al Cinema Ambiente era soprattutto una protesta Notav. In questo caso il volantino contestava le aziende della distribuzione alimentare, accusandole di creare in settimana lo spreco che affermano di contrastare in questa estemporanea iniziativa domenicale.

Un aspetto importante: l’organizzazione dei rifiuti al pranzone

Rassegna stampa

Il “menù degli sprechi” è servito Tremila a pranzo in piazza Vittorio – da La Stampa del 03.06.2012

Tutti in coda per il pranzo degli avanzi – da La Repubblica del 03.06.2013

Fonte: ecodallecittà

 

Torino Smart City Days, dal 24 maggio al 9 giugno

A Torino una nuova occasione per avvicinarsi a un’idea di smart city orientata alla sostenibilità ambientale ed economica, idea che caratterizza la via torinese al modello di sviluppo adottato in tutto il mondo e basato sull’innovazione e sulla diffusione delle reti e delle nuove tecnologie Ict375007

Gli Smart City Days, insieme di eventi realizzati dalla Città di Torino e dalla Fondazione Torino Smart City, porteranno in piazza dal 24 maggio al 9 giugno le buone pratiche possibili per consumare meno risorse naturali, migliorando la qualità della vita. Con la direzione artistica di Gaetano Capizzi, si proporranno tre settimane animate da appuntamenti ed eventi nelle principali piazze cittadine, rivolti ad un pubblico vasto ed eterogeneo. Prima ancora di trasformare la città occorre, infatti, un cambiamento culturale che renda i cittadini “smart citizens”.  L’evento è realizzato con il sostegno di Compagnia di San Paolo e Iren. Le prime giornate saranno dedicate alla mobilità sostenibile e alla ricerca scientifica. La Settimana della Scienza dal 24 al 26 maggio porterà in piazza laboratori, conferenze e attività sul tema della sostenibilità energetica e ambientale.  Domenica 26 maggio avrà anche luogo il Bike Pride 2013, quarta edizione della parata festosa in bicicletta, che nella precedente edizione ha visto sfilare 15mila cittadini a sostegno dell’ambiente e della mobilità intelligente. Altro tema centrale sarà l’alimentazione: il 25 maggio si terrà lo Slow Food Day e il 2 giugno piazza Vittorio ospiterà Eating City – La città che mangia, iniziativa per la sensibilizzazione sul tema della lotta allo spreco alimentare che vedrà coinvolti, in un pranzo collettivo gratuito e in altre iniziative, 5000 cittadini. L’evento è organizzato da Risteco con il patrocinio di Fao Onu ed è stato già organizzato a Parigi e Londra, dove ha riscosso un grande successo. Negli stessi giorni si terrà la sedicesima edizione del Festival Cinemambiente, tradizionale appuntamento cittadino con il cinema a tema ambientale, in programma dal 31 maggio al 5 giugno. Smart City Days terminerà con Green Up, una serie di appuntamenti – mostre, spettacoli teatrali, convegni – dedicati al verde e alla vivibilità dello spazio pubblico: in particolare Flor 13, dal 7 al 9 giugno, in via Carlo Alberto – mostra florovivaistica open air nel centro di Torino – e il Park(ing) Day organizzato da Cinemambiente con la collaborazione di Ascom e Confesercenti che, in luoghi diversi della città, occuperà con un rettangolo di prato un pezzo di strada destinato, nella quotidianità, a parcheggio per le auto. “Una città smart è, soprattutto, una comunità dove tutti i cittadini hanno una vera opportunità per esprimere i propri bisogni e per partecipare alle politiche della città – spiega l’assessore all’Innovazione e all’Ambiente, Enzo Lavolta -. La Fondazione Torino Smart City, in collaborazione con Torino Wireless, sta lavorando a un piano strategico denominato SMILE, acronimo di Smart Mobility, Inclusion, Life&Health, Energy che vuole proprio assicurare questa piena partecipazione di tutti. Gli Smart City Days sono, dunque, un’occasione preziosa per entrare in contatto con un progetto declinato secondo queste quattro variabili, che è sempre più una sfida culturale per mettere insieme le diverse generazioni.  La sostenibilità è il motore dello sviluppo della Torino di domani. Innovazione, reti, comunicazione, mobilità sono strumenti del cambiamento e, insieme, un nuovo modo di fare economia, cultura e benessere diffuso”. “Smart City Days non è un nuovo festival – sottolinea il direttore Gaetano Capizzi – ma un insieme di circa cinquanta eventi culturali, sportivi, scientifici e artistici accomunati dalla volontà di proporre una visione di città meno alienata, più a misura d’uomo, attenta al benessere del singolo, alla sicurezza dei più deboli, all’inclusione sociale, alla mobilità dolce, al risparmio energetico. In altre parole una città in cui si viva meglio ma che sia ambientalmente sostenibile. Il fine non è certo quello di nascondere i tanti problemi che ci attanagliano o di proporre una realtà edulcorata, ma per una volta, è quello di cercare di pensare in positivo, mettendo in comune buone pratiche da cui tutti noi possiamo prendere esempio. Il complesso delle manifestazioni ha richiesto il lavoro di centinaia di persone, associazioni e aziende a cui va un ringraziamento pubblico per la capacità che hanno avuto di proporre un aspetto della nostra città che esiste, è vivo e che aspettava l’occasione per mostrarsi”. Il sindaco, Piero Fassino, afferma che “una città può dirsi smart quando parte dalle persone e pensa ad esse. Torino è smart anche in questo: per la capacità di far nascere idee nuove, per l’eccellenza e la cura posta nella formazione, per l’abitudine di condividere idee e strumenti al servizio del bene comune, adattando i servizi ai bisogni reali, utilizzando le soluzioni tecnologiche per migliorare la vita dei cittadini. Ma declinare un’idea di città smart nella vita quotidiana delle persone – prosegue il sindaco – vuol dire soprattutto dimostrare che cambiare abitudini conviene: gli Smart City Days sono un’opportunità per conoscere, attraverso piacevoli momenti di festa e di incontro, un altro modo di consumare energia, di muoversi, di fare acquisti, senza perdere qualità della vita, anzi contribuendo a rendere migliore l’ambiente in cui viviamo”.

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Fonte: eco dalle città

 

Sottraiamo e inquiniamo il 54% dell’acqua dolce per agroalimentare e tessile

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Di tutta l’acqua presente sul Pianeta poco meno dell’1% è potabile e solo il 2,5% è acqua dolce (fiumi, laghi, ghiacciai ecc.).Ne sottraiamo il 54% agli ecosistemi e dunque all’intero Pianeta per industria e agricoltura. Oggi è la giornata internazionale dell’acqua, ricorrenza voluta dall’ONU per ricordare quanto questa risorsa sia fondamentale per la vita sul Pianeta. Noi viviamo di acqua e gli ecosistemi che vivono di acqua dolce sono il 7% delle 1,8 milioni di specie conosciute, tra cui un quarto dei 60.000 vertebrati noti e si estinguono mediamente 5 volte in più rispetto alle specie terrestri. Infatti l’uomo si prende il 54% di tutta l’acqua dolce accessibile per usarne il 20% nell’industria e il restante in agricoltura. Secondo il rapporto WWF Living Planet Report 2012 la capacità di autorigenerarsi dell’acqua è diminuita del 37% e del 70% nelle zone tropicali. Ma nonostante la consistente diminuzione l’industria continua a prelevarne il 20%. L’unesco ha stimato che l’acqua che sarà usata per l’industria passerà dai 752 km3 l’anno del 1995 ai 1.170 km3 nel 2025 rappresentando così il 24% del prelievo totale di acqua dolce. E non restituirà solo merci ma anche acqua inquinata. Infatti nelle acque sono accumulate ogni anno dalle 300 alle 500 tonnellate tra metalli pesanti, solventi, fanghi tossici e di altri rifiuti. Le industrie che inquinano maggiormente sono quelle della trasformazione alimentare responsabile del 40% dell’inquinamento organico.  Ma anche l’industria tessile inquina e tanto. E’ Greenpeace international a portare avanti con la campagna Detox per avere industrie meno inquinanti e come ha spiegato l’attivista cinese Tianjie Ma a capo di Greenpeace East Asia’s Toxic Campaign: Lo scorso mese il governo cinese ha riconosciuto per la prima volta l’esistenza di” villaggi del cancro, legati all’inquinamento da sostanze chimiche pericolose e ha segnalato volontà di affrontare l’inquinamento delle acque in maniera aperta e trasparente. acqua in modo aperto e trasparente. D’altronde resta clamoroso il caso degli oltre 13 mila maiali trovati morti nel fiume Huangpu a Shanghai probabilmente per aver ingerito l’acqua inquinata. Per ora alla richiesta di disinquinare l’industria tessile, che ha le sue mille fabbrichette proprio in Cina e India, hanno risposto all’appello alcune tra le grandi multinazionali come Zara, H&M, Levi’s, Victoria’ Secret annunciando l’impegno di eliminare tutte le sostanze chimiche pericolose dalle loro catene di approvvigionamento e prodotti. In tutto il mondo un’ondata di modaioli, designer e attivisti si è unita insieme per chiedere vestiti la cui storia faccia sentire orgogliosi.

Fonte:  Comunicato stampa WWF, Comunicato stampa Greenpeace international