Napoli, matrimonio gratis con il baratto on line

Ci si può sposare anche senza spendere un centesimo ma barattando servizi e merci, così come hanno fatto due sposi di Napoli per le loro nozze lo scorso 1° Maggiosposi-620x350

Un vecchio adagio ci ricorda che la fame aguzza l’ingegno e mai proverbio fu più azzeccato per la storia che vi vado a a raccontare e che si è svolta in una Napoli ingegnosa e creativa grazie anche alla rete di conoscenze sviluppata attraverso facebook. Dunque, la storia inizia dal gruppo Facebook SOS amici…aiutiamoci tra di noi aperto dai coniugi Colella che conta oltre 20 mila iscritti. Da questa pagina si lanciano richieste e offerte di sostegno e aiuto. Maddalena lancia la sua proposta:

Baratto i servizi per il mio matrimonio e io sono tappezziera, cosa vi serve?

Le risposte che ricevono Maddalena e suo marito Vincenzo sono tantissime e tutte cariche di entusiasmo: c’è chi offre l’acconciatura, chi le bomboniere, chi il catering, le foto e l’auto per la sposa. Insomma tutti i servizi necessari al matrimonio inclusa la wedding planner Susanna Montesano, che ha coordinato e messo assieme il progetto nato spontaneamente. Maddalena dunque si è sposata nella splendida cornice di Palazzo Venezia a Napoli e tutti coloro che hanno preso parte al suo progetto sono intervenuti alla cerimonia. Dunque è stata una bellissima festa in cui il dono e lo scambio hanno trionfato con amicizia e solidarietà.matrimonio1

Racconta Viviana Hutter che ha offerto i suoi addobbi e le bomboniere per il matrimonio di Maddalena e Vincenzo:

Catering, addobbi, bomboniere, fotografie, vestiti, anelli: tutto barattato, tutto offerto comunque con il cuore. Non voglio dire, come stato detto e scritto, che solo qui a Napoli possono succedere cose del genere, sono certa che sarebbe possibile in qualsiasi luogo del mondo, ma è stato bello respirare un’aria che da tempo non c’è più ed è stato un onore far parte di questa grande festa Made in Naples”.

Ed ecco chi ha partecipato al baratto:

Catering di Bianca Ambrosi e Elvira Mignone
Piatti di Marcela Giacaman
Tovaglie di Pasquale Luongo
Decorazioni in frutta e verdura di Carmine Rega
Bomboniere ufficiali del matrimonio fatte da me per Officina 66
Bomboniere di benvenuto per il gruppo SOS di Daniela Sommella
Foto di Marianna Micciarelli e Maurizio Ciardiello
Dolci di Francesca Biondi
Torta e partecipazioni del fratello della sposa, Paolo Montano
Pulizia dei denti offerta da Miki Assumma
Abito regalato dalle ragazze del gruppo
Trucco di Romina di Gennaro
Acconciatura di Monica Conte
Impianto audio di Lello Rusciano
Intrattenimento musicale di Rosanna Rinaldi
Gioielli e sacchetti per il riso di Marilena Rizzo
Auto (e autista) di Alessandro Biondi
Abito per lo sposo di Pietro Bellotti
Allestimenti Paolo De Cicco

Fonte:  Retenews 24, Viviana Hutter
Foto | Viviana Hutter

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Mobilità sostenibile in Italia: gli Open data di Euromobility ora online

Incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio e a pagamento, flotte di veicoli comunali, zone a traffico limitato, aree pedonali e trasporto pubblico, car e bike sharing, parco automezzi circolanti, tutto quello che c’è da sapere sulla mobilità è ora a portata di clic grazie a Euromobility e al Ministero dell’Ambiente

Da oggi i dati e i numeri riguardanti la mobilità sostenibile nel nostro Paese non hanno più segreti: l’associazione Euromobility, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente ha infatti messo aa disposizione del pubblico i dati riguardanti la mobilità sostenibile in 50 città italiane: incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio e a pagamento, flotte di veicoli comunali, zone a traffico limitato, aree pedonali e trasporto pubblico, car e bike sharing e parco automezzi circolanti. La logica è quella degli Open Data e il sito ha preso in esame le città seguendo tre criteri: 1) capoluoghi di Regione, 2) capoluoghi delle Province Autonome, 3) Comuni con più di 100mila abitanti. Le fonti sono Istat, Aci e Arpa Regionali. Spulciando fra i dati si scopre, per esempio, come Aosta primeggi nell’indice di motorizzazionecon ben 250 veicoli ogni 10 abitanti, mentre al secondo posto con 117,2 si trova Trento. Al terzo posto è Bolzano con 898 vetture. Ben diversa, invece, è la densità di automobili con Napoli che primeggia con 4538,33 auto per kmq. Se trovare parcheggio a Napoli è una specie di miracolo non va meglio a Torino dove le auto per kmq sono ben 4166. D’altronde il capoluogo piemontese è o non è, da sempre, la città dell’auto? Aosta nel 2012 ha sorpassato Milano (3941) piazzandosi al terzo posto nella classifica della densità di auto. Queste quattro città staccano nettamente tutte le altre visto che la quinta, Palermo, ne conta “appena” 2399 per kmq. Per quanto riguarda le aree pedonali è impossibile battere Venezia che conta ben 4,87 mq per abitante. Segue Firenze con 1 mq per abitante e Cagliari con 96 cmq. Quanto all’inquinamento da Pm10 Torino batte tutti con 118 giorni di sforamento, mentre Parma e Vicenza sforano, rispettivamente, per 114 e 115 giorni l’anno. Nelle prossime settimane avremo modo di approfondire ulteriormente le questioni legate alla mobilità sostenibile con delle analisi ad hoc. Per chi voglia immergersi negli Open Data di Euromobility l’indirizzo di riferimento è www.uni.euromobility.org143519027-586x400

Fonte:  Euromobility

Foto © Getty Images

Euromobilty, è online il sito sulla Mobilità Sostenibile in Italia

Sul web tutti i dati delle principali 50 città italiane e gli strumenti per fare confronti e analisi personalizzate su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico, ma anche su dati relativi alla qualità dell’aria, sul car sharing e il bike sharing378952

Da lunedì 28 aprile è on line il sito web Open Data sulla Mobilità Sostenibile in Italia realizzato dalla Associazione Euromobility con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: www.uni.euromobility.org.
Grazie all’innovativa sezione Open Data, unica nel suo genere, l’utente può effettuare analisi personalizzate e confrontare i dati sulla mobilità delle principali 50 città italiane, creando in tempo reale grafici, mappe, tabelle e trend degli ultimi anni di tutte o soltanto di alcune delle principali 50 città italiane. È possibile fare analisi su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio, parcheggi a pagamento, flotte di veicoli comunali, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico Locale, ma anche su dati relativi al parco veicolare circolante, su dati di qualità dell’aria e sui veicoli Gpl e Metano a basso impatto ambientale. E ancora sul car sharing, sul bike sharing e sulle iniziative e gli eventi di promozione di una mobilità più amica del cittadino e dell’ambiente.
Il sito contiene i dati dell’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile che prende in esame i 50 Comuni italiani costituiti da tutti i capoluoghi di Regione e delle Province autonome e i Comuni con oltre 100.000 abitanti. I dati provengono da diverse fonti: ISTAT, ACI, ARPA Regionali, Comuni, Consorzio Ecogas, ICS, Bicincittà, BikeMi, FIT Consulting.
L’analisi commentata dei dati più aggiornati è stata pubblicata nel volume “La Mobilità sostenibile in Italia – Indagine sulle principali 50 città” edito da Maggioli e disponibile nelle principali librerie italiane.

Fonte:ecodallecitta.it

Prato, online bando per la riqualificazione energetica delle imprese

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Piede sull’acceleratore per l’efficienza energetica delle aziende del distretto. A spingere a fondo la leva dello sviluppo sostenibile nei processi produttivi sono la Provincia e la Camera di Commercio di Prato, che pubblicano due bandi strategicamente coordinati. La Provincia di Prato infatti mette a disposizione delle imprese 411 mila euro di contributi a fondo perduto per promuovere l’efficienza energetica e l’utilizzo razionale dell’energia e la Camera di Commercio sostiene le aziende che hanno bisogno del check-up energetico. Siccome la diagnosi del consumo e del fabbisogno di energia è necessaria per accedere al bando della Provincia, il 50% del budget del bando della Camera di Commercio, che complessivamente stanzia 130 mila euro di finanziamenti regionali, è riservato alle imprese che partecipano al bando provinciale. E’ convinzione della Provincia di Prato che il risparmio e l’efficienza energetica siano fondamentali in tutti i settori, proprio perché il consumo attuale è eccessivo. Prato in particolare, per il territorio piccolo e quindi con limitate risorse, per i grandi consumi dell’industria e il bisogno di abbattere la bolletta delle imprese in modo da accrescere la competitività e per l’occasione di produrre nuova impresa, è un candidato ideale per sperimentare il modello di sviluppo energetico. La bolletta che Prato paga ogni anno (al netto dei carburanti) vale 600 milioni di euro. Si tratta essenzialmente di energia da fonti fossili e quindi inquinante e di soldi che per il 99% se ne vanno da Prato e per gran parte anche dall’Italia. Quindi l’efficienza energetica ha buone ragioni per candidarsi a divenire elemento caratterizzante della nuova vocazione energetica di Prato. Il bando della Provincia mette a disposizione 411 mila euro contributi a fondo perduto per la riqualificazione energetica delle imprese produttive con strutture operative site sul territorio della provincia di Prato. Possono accedere alle agevolazioni del bando le micro, piccole, medie e grandi imprese appartenenti alla attività manifatturiere e che abbiano sede nel territorio della provincia di Prato. Sono ammissibili a contributo gli investimenti finalizzati a perseguire l’uso razionale dell’energia nei processi produttivi, attraverso la realizzazione, l’ammodernamento o sostituzione di impianti con il ricorso a sistemi, macchinari, componenti ed attrezzature in grado di generare una riduzione dei consumi di energia primaria dell’intero ciclo o di una sua parte. Le iniziative proposte ed i relativi vantaggi energetici devono essere individuati e giustificati attraverso una diagnosi energetica. Per tutte le tipologie di impresa il contributo concesso per ciascuna domanda non può superare la somma massima di 3.000 euro. Le domande di contributo dovranno pervenire alla Provincia di Prato entro 90 giorni (8 Aprile 2014). Il bando della Camera di Commercio di Prato, che destina il 50% del budget disponibile alle aziende che decideranno di partecipare anche al bando provinciale, offre l’opportunità di realizzare i check-up per la valutazione del consumo di energia e del risparmio energetico e la consulenza per check up diretti all’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il contributo della Camera di Commercio sarà pari al 50% delle spese fino ad un massimo di tremila euro. Ogni azienda potrà presentare domanda per un solo check up. Le imprese dovranno avere sede operativa nella provincia di Prato ed essere iscritte alla Camera di Commercio. Le domande di contributo potrano essere inviate alla Camera di Commercio a partire dall’8 gennaio 2014 ed entro il 30 maggio 2014.

Fonte: Provincia di Prato

 Provincia di Prato. Bando per la riqualificazione energetica delle imprese (300.61 kB)

 Cam.Com. di Prato. Contributi per check up energetici nelle imprese (119.03 kB)

Petizione on line per salvare l’IPLA: “E’ un Istituto strategico per lo sviluppo dell’economia verde in Piemonte”

E’ stata lanciata on line una petizione per salvare dalla chiusura l’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente con sede a Torino: “Non si tratta di salvare una sigla o una ragione sociale ma di individuare come valorizzare il lavoro ultratrentennale che l’Istituto ha svolto in ambito ambientale e sulla green economy”375819

“Noi sottoscritti rivolgiamo un pressante appello al Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, affinché le competenze di elevato valore scientifico, intellettuale e operativo, residenti oggi in IPLA SpA vengano mantenute al servizio della Regione e dei suoi cittadini”. E’ questo l’appello dei promotori di una petizione lanciata attraverso il sito Change.org per salvare l’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente con sede a Torino. “Non si tratta di salvare una sigla o una ragione sociale ma di individuare come valorizzare il lavoro ultratrentennale che l’Istituto ha svolto in ambito ambientale e sulla green economy. Il futuro dell’economia regionale, nazionale ed europea da più parti è individuata nella cosiddetta economia verde. L’IPLA in questi anni ha garantito il rilevamento e la gestione di una mole enorme di dati su foreste, biodiversità, rifiuti, suoli, patologie ambientali (lotta alle zanzare) e tartufi e gestisce le banche dati naturalistica e pedologica della Regione. La pianificazione in ambito agrario ed ambientale utilizza giornalmente le elaborazioni e i progetti che IPLA ha nel tempo realizzato”.

“Disperdere questo patrimonio di conoscenze -è il monito dei firmatari al presidente della Regione Piemonte Roberto Cota- riteniamo sia una scelta poco lungimirante. Per questo Le chiediamo un intervento che possa costruire un percorso verso il futuro anche in considerazione del fatto che la recente sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la parte della legge sulla Spending Review che imponeva l’alienazione e/o la liquidazione delle società partecipate regionali. L’IPLA del futuro potrà e dovrà supportare concretamente la realizzazione di adeguati investimenti sull’ambiente e sulle produzioni sostenibili e i possibili ritorni in termini di sviluppo economico del territorio rurale”.

Fonte: eco dalle città

Condividere il cibo: nasce in Italia “I food share”

Sulla scia di esperienze positive a livello internazionale, nasce in Italia “I food share”, un’iniziativa di condivisione del cibo o food-sharing. Condividere il cibo significa aiutare chi è in difficoltà, impedire alle eccedenze alimentari di diventare rifiuti e favorire comportamenti virtuosi di sostenibilità ambientale.

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Sull’esempio di numerose e positive esperienze, a livello internazionale, di condivisione del cibo con chi ne ha bisogno, nasce anche in Italia un’iniziativa di food-sharing. Il principio che sta alla base del food-sharing è spingere le persone a spartirsi gli alimenti in eccesso e ancora perfettamente commestibili, anziché gettarli nella spazzatura. Il cibo, come l’acqua, non è una merce al pari delle altre:condividere i nostri surplus alimentari significa aiutare chi ha bisogno, evitare lo spreco di risorse per produrre nuovo cibo e impedire l’accumulo di rifiuti nelle discariche. Un’idea semplice, ma di grande buon senso. L’esperienza italiana si chiama “I Food Share” e nasce in Sicilia, precisamente a Caltagirone (Catania). È un’associazione no profit, fondata da quatto giovani catanesi, che ha lanciato una piattaforma web sulla quale privati cittadini, ma anche a produttori e rivenditori, possono offrire – liberamente e gratuitamente – i prodotti alimentari eccedenti. È Daniele Scivoli, Presidente e ideatore di “I Share Food”, a raccontarci com’è nato il progetto: “Vista la mia vicinanza all’ambiente pastorale, quindi alle persone che soffrono e vivono in condizioni di disagio, l’idea è nata spontaneamente. Si è trattato, soprattutto, di coniugare la volontà di donare il cibo e fare del bene a chi ne ha bisogno, con l’aiuto che, invece, può offrire la tecnologia. Oltre a me, ci sono altri tre amici e soci fondatori, Francesco, Elisabetta e Daniela”. “I Food Share è un’associazione che ha come mission la condivisione online di cibo. Il progetto parte da uno studio della FAO pubblicato nel 2011 su perdite e sprechi di cibo a livello mondiale: circa un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano – grosso modo 1,3 miliardi di tonnellate – va perduto o sprecato”.

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“Il sito web””, continua Daniele, “è stato reso disponibile alla comunità virtuale il 26/02/2013. Anzitutto, ci si deve registrare gratuitamente come privato cittadino, poi si può iniziare a donare la cesta del prodotto. Ogni persona che si registra ha un suo profilo, con l’elenco dei prodotti che offre. Da qui, liberi cittadini oppure anche associazioni, come la Caritas, per esempio, possono richiedere il prodotto. Ogni volta che viene scelto un prodotto da chi ne ha bisogno, il prodotto si cancella automaticamente, così da evitare accavallamenti di prenotazioni”. La piattaforma è molto simile ad altre piattaforme straniere – ad esempio, quella tedesca . ”Sì”, ci conferma Daniele, “l’idea viene dalla Germania, ma solo come spunto iniziale. Il nostro sito vuole essere diverso rispetto a quello tedesco. Da esso trae solo ispirazione, infatti si sviluppa in modo autonomo”. E prosegue: “Il nostro è il primo sistema web in Italia di condivisione online di cibo a scopi umanitari. La piattaforma web può essere utilizzata da singoli donatori, cittadini, associazioni, ong, parrocchie ed enti sociali in genere che vogliono condividere o recuperare risorse alimentari per le fasce in difficoltà della popolazione. La novità è il web, la piattaforma permette, tramite registrazione degli utenti, la pubblicazione diretta del cibo offerto e la sua localizzazione a livello territoriale, qualsiasi donatore può offrire qualcosa inserendo la località di riferimento e l’ente/cittadino può prenotare e donare la cesta alimentare e gestire autonomamente la consegna/ritiro”.

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Obiettivi del progetto sono favorire la condivisione del surplus giornaliero di cibo prodotto, acquistato o invenduto e dei prodotti agroalimentari di produzione locale, nonché incentivare comportamenti virtuosi di sostenibilità ambientale e valorizzazione del cibo che, altrimenti, diventerebbe rifiuto urbano. Ma, soprattutto, a sviluppare la cultura della solidarietà, che si fonda sullo scambio di uno dei beni primari per lo sviluppo umano: il cibo. Come il diritto all’acqua, il diritto all’alimentazione è un diritto universale ed inviolabile di ogni essere umano. “I Food Share”, conclude Daniele, “è un’associazione non a scopo di lucro. Il sistema permette di coniugare la richiesta di prodotti agroalimentari per scopi umanitari, con il recupero e la messa a disposizione del cibo a partire dal comune cittadino fino alla grande e piccola distribuzione e alle aziende agricole che vorranno offrire il loro surplus a scopi solidali. I Food Share è condivisione, è partecipazione solidale nel settore dell’alimentazione umana”. Come si legge sul sito di I Food Share, solo in Italia “ogni anno vengono buttati via 12,3 miliardi di euro di cibo”, ma, grazie ad iniziative come questa, che ci auguriamo possa diffondersi in tutta Italia, ognuno di noi può fare qualcosa di utile e concreto per impedire lo perdita di alimenti commestibili, perché “condividere il cibo è un atto d’amore”.

Fonte: il cambiamento