Tornare alla terra: si può vivere coltivando in modo naturale?

Complice la crisi economica, negli ultimi anni si è assistito ad un ‘ritorno alla terra’ da parte di molti giovani che hanno deciso di dedicarsi all’attività agricola. Roberta Perrone durante la stesura della sua tesi di laurea sull’ecologia e il sociale (nella quale approfondisce in particolare il tema della meccanizzazione in agricoltura e gli effetti sulle sementi) ha intervistato tra gli altri Antonio Cangialosi, agrumicoltore siciliano di ventotto anni che ha deciso di trasformare un hobby in un vero e proprio lavoro. Con lui ha parlato di agricoltura industriale e alternative naturali, tutela del suolo, OGM e dei problemi derivanti dall’uso dei pesticidi.

Ciao Antonio, raccontaci prima di tutto chi sei e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Antonio Cangialosi, ho ventotto anni e sono un agrumicoltore. Insieme a mio fratello gestisco un agrumeto di tre ettari e un uliveto altrettanto grande. L’azienda si trova in Sicilia a circa trenta chilometri da Palermo. Burocraticamente è nata 5 anni fa, ma in realtà calpestiamo quel suolo da sempre. Quella terra è un dono che ci è stato ereditato. Sin da piccoli alternavamo piacevoli ore di lavoro in campagna con impegni di studio. Ci siamo ritrovati grandi e col desiderio maturato negli anni di fare del nostro hobby un vero e proprio lavoro.

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Nel 2010 abbiamo cercato di mettere in piedi un’attività agricola di collina a conduzione familiare. Principalmente siamo io e mio fratello che ci lavoriamo, ma in alcuni momenti anche mio padre, parenti e amici. Loro ci danno una mano soprattutto nella fase della raccolta. Questa attività è nata pezzo dopo pezzo attraverso piccoli tentativi, esperimenti, grazie soprattutto alla curiosità di provare a capire come si può vivere coltivando la terra. Non nego che la prima fase ha riservato alcune difficoltà (passare dai libri alla terra, inghippi burocratici, difficoltà nell’avvicinare la gente al buon cibo). In questo momento, nonostante i problemi siano sempre presenti, possiamo dire che stiamo riuscendo nei nostri intenti ed è pure divertente. E’ un lavoro duro. Si torna a casa stanchi e si dedicano altre ore alla vendita a km0 nel nostro piccolo punto vendita in paese. Altre ore vengono destinate alla comunicazione (e-mail, social, pubblicità, etc). Altre vengono impiegate per la sistemazione dei pacchi da spedire, dando così la possibilità a chiunque di acquistare prodotti genuini – dall’albero alla tavola. Quindi il lavoro c’è ed è anche tanto, ma cerco di ridurre il più possibile il livello di alienazione. E posso dire che è una cosa che mi appaga. È un processo in continuo divenire.

Perché è importante tornare alla terra?

Noto che dalle nostre parti, da alcuni anni, c’è per fortuna una piccola realtà di giovani che vorrebbe impegnarsi in questo settore e che sembra voglia espandersi sempre più. Si sta riscoprendo il valore della terra. Di certo è una realtà che stenta a decollare, ma comunque è già importante che si stia facendo spazio nel sociale. Il ritorno alla terra non è da sottovalutare, anzi. L’attività agricola può rappresentare un modello alternativo. La terra è una risorsa importante perchè è lei che ricuce i rapporti tra territorio e comunità, le relazioni, le conoscenze, il recupero di saperi, le tradizioni. Oggi la gente inizia a pensare che la strada sia in progetti come il nostro. Ciò ci inorgoglisce.

Perché occuparsi della difesa del suolo è divenuta oggi una priorità?

Oggi le policolture tradizionali sono minacciate dalle monocolture industriali. Le colture intensive avvengono a ritmi spaventosi. La negatività delle colture intensive sta principalmente nel trarre profitto ad ogni costo. Non a caso, pur di lucrare, le grandi aziende tendono a sfruttare al massimo il suolo, i mezzi, il personale e tutto ciò di cui necessita una coltivazione intensiva. Le conseguenze sono: cattive paghe, usi sproporzionati di carburante, uso massivo di pesticidi, anticrittogamici, fitofarmaci, insetticidi. Purtroppo è la chimica che fa il gioco, col suo malefico ausilio si può annualmente ottenere una produzione standard. Ma sopperire le mancanze con la chimica porterà la natura a depauperarsi.

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Riproponendo questi metodi anno dopo anno il suolo, le piante e i prodotti stessi verranno denaturati. Perderanno le loro fisiologiche proprietà. ISDE Italia ha reso pubblica la sua posizione (vedi Position Paper) sui rischi ambientali e sanitari generati dall’uso di pesticidi. Nel documento vengono presentate numerose informazioni che evidenziano le criticità delle pratiche agroindustriali dannose per la salute dell’uomo, degli animali e degli ecosistemi. Mi riferisco alla contaminazione chimica del suolo, dell’acqua, dell’aria e degli alimenti. E’ un documento che a mio avviso dovrebbero leggere tutti. Essendo stato scout non posso dimenticare le parole di Baden-Powell: “Lascia il mondo un po’ migliore di come l’hai trovato”. La difesa del suolo è una priorità perchè se tratti bene la terra lei ricambierà nel migliore dei modi. Coltivare con metodi biologici, prendersi cura della salute del terreno è un po’ come difendere l’equilibrio del cosmo.

Come fate quindi a difendere i vostri raccolti da possibili attacchi?

Gli agrumi sono dei frutti resistenti. La buccia, spessa e grezza, consente di proteggere al meglio il frutto dagli attacchi. Di conseguenza il produttore, se vuole, non è costretto a far uso della chimica. Capita però che l’agrumeto venga infestato dalla presenza di un numero massiccio di afidi e cocciniglie, insetti visibili anche ad occhio nudo che si raggruppano solitamente sulla pagina inferiore delle giovani foglie. Succhiano la linfa delle piante provocandone un generale deperimento. Per affrontare questo problema utilizziamo l’olio extra vergine d’oliva (metodo naturale). L’olio, distribuito nelle foglie, riesce a soffocare gli insetti sopprimendoli. Per altri casi utilizziamo anche rame e zolfo (fungicidi naturali che, se utilizzati in giuste dosi, sono consentiti in agricoltura biologica).

Quale potrebbe essere a tuo avviso un sistema di produzione e di distribuzione ideale?

Mi piace pensare che un giorno si potrà tornare ad una produzione e ad una distribuzione locale, il famoso km0. E mi piace pensare che un giorno le produzioni industriali cesseranno di esistere. Una piccola azienda non ti obbliga ai ritmi frenetici di cui necessita una mega azienda. Si sa, le grandi aziende sono spesso strozzate dai costi e da un’organizzazione troppo macchinosa, con tempi e ritmi rigidissimi dettati dalle dure leggi di mercato, per non parlare dell’uso sproporzionato di concimi chimici e gli effetti sulla biodiversità. Invece, tante piccole aziende possono agire nel rispetto della terra e dell’uomo: giuste ore di lavoro, adeguate tecniche di potatura, di concimazione, di irrigazione e di raccolta.planta

Sarebbe bello vedere un giorno il contadino entrare nuovamente in città attraverso i mercati di vendita diretta, mettendo così in evidenza la trasparenza del prezzo, il valore del lavoro e la qualità del prodotto. Quella della vendita diretta (negli spacci, nei mercatini, attraverso i GAS) non è solo un’alternativa critica alla grande distribuzione, ma resta prima di tutto un modo diverso per creare e difendere le relazioni tra persone. Bisogna ripensare l’agricoltura e il nostro rapporto con il cibo. Le dinamiche commerciali odierne obbligano, in un certo senso, ad attivare anche dei metodi di distribuzione ad ampio raggio. Noi ad esempio diamo l’opportunità al consumatore di acquistare i nostri prodotti da ogni parte d’Italia e farseli recapitare a casa in breve tempo. Unici aspetti positivi di questo sistema di distribuzione: a. diamo la possibilità a chiunque di mangiare prodotti sani e sicuri; b. eliminiamo i vari passaggi degli intermediari, i quali non fanno altro che far lievitare i prezzi e la tempistica tra raccolta e consumazione.

È possibile secondo te un’agricoltura differente che preservi l’agricoltura tradizionale, l’uso delle sementi antiche e che rispetti i ritmi naturali considerando l’aumento della popolazione e, di conseguenza, l’aumento della richiesta di cibo?

Ecco. Per quanto riguarda la questione dei semi posso parlarti della mia esperienza. Parte dell’azienda è destinata ad un piccolo orto per il fabbisogno familiare. Grazie alla passione per la campagna di mio nonno e di mio padre, oggi, io e mio fratello, disponiamo di sementi antiche di varietà non più esistenti in commercio: pomodoro, zucchina siciliana, fava, cetriolo, cipolla, aglio. Ho ereditato una grande ricchezza. Purtroppo alcuni semi di altri ortaggi sono andati persi nel tempo. Ciò ci obbliga ad acquistare sementi o piantine direttamente dai vivaisti che, però, commercializzano semi ibridi.  Qui si apre un capitolo immenso sull’origine dei semi, le modifiche apportate, le certificazioni, i brevetti, le multinazionali. Argomenti che non possono essere riassunti o trattati superficialmente. Aggiungo solo che oggi i circuiti di scambio delle sementi hanno a mio avviso un’importanza fondamentale, perchè offrono l’opportunità di scambiare varietà di semi poco conosciute. I semi sono un patrimonio dell’umanità. Difendere i semi significa difendere la biodiversità, ecco perchè dobbiamo conservarli con cura e scambiarli. La libertà di scambiare le sementi antiche, cosa oggi minacciata dalla Comunità Europea, è un diritto naturale. La terra ci offre doni che dobbiamo condividere con gli altri.GMO-Corn

Ci era stato detto che gli OGM avrebbero salvato il mondo dalla fame facendo aumentare i raccolti, diminuendo l’uso dei pesticidi, mettendo in circolo piante in grado di resistere alle condizioni climatiche, e invece? Cosa ne pensi dell’inquinamento genetico che ne deriva?

Le promesse fatte sono inganni. Solo e semplicemente inganni. Interessi di multinazionali impavide pronte a tutto pur di lucrare. Quella degli OGM è una macchina formidabile e in continua espansione che promette di nutrire il pianeta mentre nella realtà riproduce una struttura di spreco e di ingiustizia. Si sa, le multinazionali sono divenute così potenti da condizionare persino le scelte istituzionali, a discapito di piccoli e medi agricoltori, dei consumatori e persino dell’ambiente. L’uomo è riuscito a brevettare il bene comune più prezioso, il seme. E’ riuscito a modificarne la genetica, a renderlo proprio al fine di commercializzarlo, mettendo a rischio la fertilità del suolo, della falde idriche, dell’atmosfera e della salute umana. Non si può pensare di modificare la terra all’infinito, scavare montagne in eterno, cementificare tutto. Sulla terra non si può lucrare per sempre. Tutto questo un giorno si rivolterà contro.

Io cosa posso fare, come posso contribuire per tutelare il futuro del suolo e per limitare il più possibile il collasso ambientale che si è già innescato?

Bisogna credere nella buona agricoltura e cercare di avvicinare quanta più gente possibile al rispetto dell’ambiente. Siete voi consumatori ad avere potere decisionale. Bisognerebbe ridurre o ancor meglio eliminare la cultura dell’usa e getta e del consumo senza qualità e consapevolezza. Quella del consumismo è una logica che si è imposta nel tempo e che ha influenzato negativamente la salute dei consumatori. Ricordiamo sempre che noi siamo quel che mangiamo.

Fonte : italiachecambia.org

Ma veramente chi rifiuta gli ogm condanna l’Africa alla fame?

Secondo l’ex ministro dell’ambiente britannico, Owen Paterson, chi si oppone alla diffusione degli ogm condanna l’Africa alla fame. E, parlando a Pretoria, ha definito le fondate e documentate critiche mosse da scienziati e capi di Stato «un fanatico antagonismo al progresso e alla scienza». Ma chi è il vero fanatico? E qual è la vera scienza?ogmmais

Le parole pronunciate a Pretoria, in Sud Africa, da Paterson sono destinate a sollevare polemiche, ma intanto è l’ennesima espressione di una lobby che preme su più fronti senza mollare mai. Secondo Paterson la “food revolution” africana deve essere basata sugli ogm, che nutriranno il continente e che ha addirittura definito protagonisti della green revolution. Scienziati e governi che cercano di mettere un freno all’imperversare degli ogm, i cui rischi per la salute e l’ambiente peraltro sono già documentati, vengono definiti dall’ex ministro britannico come coloro che «voltano la schiena al progresso» e che «con le loro politiche condannano miliardi di persone alla povertà, alla fame e al sottosviluppo». Quindi sarebbero contro il progresso le parole del primo ministro russo Dmitry Medvedev, secondo cui «possiamo nutrirci con prodotti normali, comuni, non geneticamente modificati»? Medvedev ha aggiunto: «Se gli americani vogliono mangiare quei prodotti, che facciano. Noi non ne abbiamo bisogno, abbiamo sufficiente spazio e opportunità per produrre cibo biologico». Paterson dovrebbe anche leggere il documento stilato da 24 delegati di 18 Stati africani inviato all’Onu nel 1998: «Ci opponiamo fermamente al fatto che l’immagine della povertà e della fame nei nostri paesi siano usate dalle grandi multinazionali per spingere tecnologie che non sono sicure, né compatibili con l’ambiente né economicamente vantaggiose per noi. Non crediamo che queste multinazionali o le tecnologie genetiche aiuteranno i nostri agricoltori a produrre il cibo necessario per il ventunesimo secolo. Al contrario, pensiamo che distruggeranno la biodiversità, le conoscenze locali e il sistema dell’agricoltura sostenibile che i nostri contadini hanno sviluppato in migliaia di anni; questo metterà a repentaglio la nostra capacità di nutrirci». Paterson dovrebbe anche informarsi su cosa ha dettoViva Kermani quando ha parlato della situazione dell’India: «E’ irresponsabile affermare che nel nostro paese migliaia di persone muoiono ogni giorno di fame e che gli ogm sono la soluzione. Quando la nostra gente ha fame o è malnutrita, non è per mancanza di cibo ma perché il loro diritto alla sicurezza e al cibo nutriente viene negato». L’ex ministro britannico, e tanti altri come lui, pare proprio bravo nell’utilizzare la retorica per smuovere sentimenti ed emozioni, ma questo non ha nulla a che fare col progresso e la scienza e non fa che sviare l’attenzione dalle vere cause della fame e della povertà. I sostenitori degli ogm ripetono costantemente che questa tecnologia risolverà il problema della fame e nutrirà la popolazione mondiale. Le lobby del biotech ci ripetono che gli ogm sono essenziali, che permettono ai contadini di affrontare meglio i cambiamenti climatici, che hanno più resa. Ma la falsità di tutto ciò è stato ormai ampiamente dimostrato. Prendiamo per esempio il rapporto che lo scorso anno è stato pubblicato dal Canadian Biotechnology Action Network (CBAN), secondo cui la fame è causata dalla povertà e dalla diseguaglianza e che già si produce abbastanza cibo per tutti ed era così anche nel 2008, ai tempi del picco della crisi alimentare mondiale. Secondo il rapporto, l’attuale produzione alimentare mondiale fornisce abbastanza cibo per nutrire dieci miliardi di persone e le crisi dei prezzi non dipendono dalla scarsità di alimenti. Inoltre, il CBAN fa notare come gli ogm oggi sul mercato non siano affatto finalizzati a risolvere il problema della fame nel mondo. Quattro cereali ogm coprono la quasi totalità dei terreni nel mondo coltivati con questi alimenti modificati e tutti e quattro sono stati sviluppati per l’agrindustria su larga scala, soprattutto utilizzati per produrre carburanti, per il cibo industriale e per i mangimi degli animali. Il rapporto canadese chiarisce anche che gli ogm non hanno aumentato i raccolti né gli introiti degli agricoltori, portano ad un aumento nell’uso di pesticidi e provocano danni all’ambiente. In India dove si coltiva il cotone Bt non è diminuito l’uso di pesticidi. Paterson parla di pratiche agricole anacronistiche e primitive che affamano milioni di persone e distruggono l’ecologia, ma ciò che dice non ha il minimo fondamento nella realtà, sta solo giocando con la paura e le emozioni. Moltissimi documenti ufficiali sostengono he per risolvere il problema della fame nelle regioni povere occorre supportare metodi agro-ecologici e sostenibili, rafforzando le economia alimentari locali. Si veda qui per il rapporto dell’Onu, qui per un altro documento ufficiale,qui per l’Onu Special Rapporteur sul diritto al cibo, qui per il documento di 400 esperti. Si veda anche questo documento che attesta come gli ogm non siano necessari per nutrire la popolazione mondiale. Quindi…Paterson da dove ha preso le informazioni sulle quali ha basato le sue dichiarazioni? Beh, si può intuire la risposta. L’esperienza con gli ogm dimostra che in questo modo la sicurezza alimentare è messa in pericolo e che si creano problemi ambientali, sociali ed economici (si veda questo rapporto di GRAIN e questo articolo di Helena Paul che documenta l’ecocidio e il genocidio in Sud America a causa dell’imposizione delle colture ogm). Ma tutto sommato non deve sorprendere che Paterson dica certe cose. Come ministro dell’ambiente ha favorito le partnership con enti pro-ogm, come l’Agricultural Biotechnology Council (ABC), che è sostenuta da multinazionali quali Monsanto, Syngenta and Bayer CropScience. E…secondo voi chi sostiene ciò che anche Paterson sostiene lo fa in buona fede? Senza conflitto di interesse? E la retorica dell’evidenza scientifica  che contraddice ciò che gli ogm in realtà hanno mostrato di causare? Leggete qui, quello che scrive Global Research. E anche in Italia non mancano certe uscite. In realtà sono la speculazione e il modello del business industriale a portare alla fame, alla povertà, al land grabbing, alla scomparsa delle aziende agricole familiari in nome degli interessi delle grandi multinazionali. Daniel Maingi lavora con i piccoli agricoltori in Kenya e appartiene all’organizzazione Growth Partners for Africa. Maingi è nato in una fattoria nel Kenya orientale e ha studiato agronomia. Si ricorda bene di quando la sua famiglia coltivava e mangiava una grande varietà di cereali, legumi e frutti. Dopo lo Structural Adjustment Programmes negli anni ’80 e ’90 e la cosiddetta green revolution, tutto è stato sostituito dal mais, solo e sempre mais. E la gente ha cominciato a mangiare solo mais, cereale peraltro che ha bisogno di acqua, cosa che in Africa rappresenta un problema, e ha portato a un uso massiccio di fertilizzanti che hanno ucciso l’importantissima flora batterica del terreno. Growth Partners Africa lavora con i contadini per nutrire il terreno con sostanze organiche naturali, per usare meno acqua e aumentare la varietà. Per Maingi la sovranità alimentare in Africa significa tornare all’agricoltura e all’alimentazione che c’erano prima dei massicci investimenti occidentali. Mariam Mayet dell’African Centre for Biosafety in Sud Africa spiega come molte nazioni stiano finanziando gli agricoltori affinchè comprino fertilizzanti, aderiscano al modello di agricoltura industriale e diventino dipendenti dalle multinazionali per le sementi. Elizabeth Mpofu, di Via Campesina, coltiva un’ampia varietà di cereali in Zimbabwe. Durante una recente siccità, i vicini che usavano fertilizzanti chimici hanno perso gran parte del raccolto. Lei invece ha raccolto sorgo, grano e miglio coltivati con i metodi agro-ecologici: controllo naturale dei parassiti, fertilizzanti organici e cereali adatti all’ambiente. Daniel Maingi accusa inoltre di condotte fuorvianti e sbagliate la Banca Mondiale, il fondo monetario internazionale e la Gates Foundation che ha rapporti strettissimi con l’Alliance for a Green Revolution in Africa (AGRA)  . Le multinazionali dell’agritech continuano a ripetere che hanno la risposta alla fame e alla povertà, in realtà hanno già fatto fin troppi danni.

Si ringrazia Colin Todhunter per Countercurrents

Fonte: ilcambiamento.it

 

Non c’è alcun consenso scientifico sulla sicurezza degli Ogm

I sostenitori degli organismi geneticamente modificati ripetono fino allo stordimento che «c’è un generale consenso della comunità scientifica sugli aspetti relativi alla sicurezza degli ogm». Un documento sottoscritto da oltre 300 scienziati ci dice che non è affatto così.ogm_mais_monsanto

Un quotidiano nazionale, noto per il fervore nell’etichettare come pericolosa ignoranza tutto ciò che mette in discussione i diktat della comunità medica più arroccata e arrogante ma maggioritaria, ha bollato come sciocchezze antiscientifiche e miserevole ignoranza tutte le critiche che in questi anni sono state mosse agli ogm e alla loro introduzione nell’ambiente e nella nostra alimentazione.  E ha sostenuto che la scienza si è schierata compatta a favore della sicurezza degli ogm, mancando però di sottolineare come la maggioranza degli studi che hanno acceso luce verde siano stati finanziati, direttamente o indirettamente, dalle multinazionali del biotech o condotti da ricercatori che hanno avuto o hanno legami, diretti o indiretti, con esse. Peraltro non c’è affatto tutta questa unanimità di visione e conclusioni. Un documento firmato da oltre 300 scienziati ed esperti legali lo dimostra, documento pubblicato su Environmental Sciences Europe che Il Cambiamento vi mette a disposizione, nella versione integrale, cliccando qui. La dottoressa Angelika Hilbeck, uno degli autori e responsabile dello European Network of Scientists for Social and Environmental Responsibility (ENSSER), ha dichiarato:

«Il documento è stato sottoposto a peer reviewe dalla rivista scientifica e da oltre 300 scienziati ed esperti in svariati campi di studio, inclusi biologi molecolari e biotecnologi».

Il documento è stato pubblicato in un primo tempo in risposta a dichiarazioni delle industrie Ogm e di alcuni scienziati e commentatori che affermavano come ci fosse un unanime consenso sulla sicurezza degli alimenti ogm e delle coltivazioni per l’uomo e l’ambiente. «Lo sbandierato consenso sugli ogm non esiste» dicono i sottoscrittori.

Nicolas Defarge, un altro co-autore del documento e membro dell’ENSSER, ha detto:

«Il progresso nella scienza si conquista attraverso dibattiti su argomenti scientifici. Il nostro documento vi contribuisce. Il dibattito sugli effetti a lungo termine sulla salute del consumo di ogm e dei residui di pesticidi che contengono è acceso e prosegue. Risposte potranno venire solo da ulteriori studi basati su solidi protocolli in grado di stabilire gli effetti a lungo termine. E tutto dovrà essere pubblicato, di libero accesso e con i dati originali disponibili e non tenuti segreti. Dobbiamo tenere a mente che gli studi condotti dalle industrie a sostegno della diffusione degli ogm sul mercato solitamente non sono sottoposti a peer review».

La dottoressa Belinda Martineau, che ha firmato il documento, membro del Michelmore Lab all’UC Davis Genome Center, Università della California, ha dichiarato:

«Do tutto il mio sostegno a questo documento che descrive bene la mancanza di consenso scientifico sulla sicurezza degli organismi geneticamente modificati». Un altro co-autore, Jack Heinemann, professore di genetica e biologia molecolare del Centre for Integrated Research in Biosafety, dell’Università di Canterbury, in Nuova Zelanda, ha detto:

«La fiducia negli ogm non cresce perché gli scienziati cercano di tenere lontane e ignorare le domande e i dubbi legittimi sulla sicurezza di questi organismi. Invece di continuare a gridare “Non guardate qui, non aveva ancora il permesso”, dovremmo cercare di capire la ragione della sfiducia. Sarebbe meglio permettere una discussione aperta sugli ogm, che comprendesse differenti punti di vista, approcci e opinioni».

  1. Ann Clark, co-autrice e professore associato in pensione della University of Guelph, Canada, ha detto:

«La verità è che non c’è alcun consenso sulla sicurezza degli ogm. E non ci potrà essere poiché mancano ricerche ben condotte».

Elena Alvarez-Buylla, professor di genetica molecolare alla Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM), ha dichiarato:

«Gli studi più documentati dimostrano che esiste evidenza sul legame tra rischi per la salute e consumo di ogm. Inoltre la diffusione degli ogm impedisce di poter optare per la produzione alimentare agroecologica e sostenibile. Le multinazionali del biotech, contaminando l’ambiente con coltivazioni ogm e sostanze chimiche uali il glifosato, minacciano la sovranità alimentare e la salute pubblica. C’è urgente bisogno di regole ispirate al principio di precauzione. Dovremmo evitare ulteriori rilasci di ogm e pesticidi ad essi associati nell’ambiente e negli alimenti». Chiediamoci come mai una fetta della comunità scientifica e una ampia fetta dei media si sono appiattite sulle stesse identiche posizioni delle multinazionali del biotech, al grido di «la scienza sostiene che gli ogm sono sicuri». Mentre il consenso non esiste.

Si ringrazia il giornalista Colin Todhunter, i suoi articoli sono apparsi sul Deccan Herald, New Indian Express e sul britannico Morning Star.

Fonte: ilcambiamento.it

OGM, dopo un dibattito pubblico salgono i consensi per le biotecnologie

E’ bastato un dibattito pubblico a far salire i consensi per gli OGM
http://bcove.me/fd5q6nu6

Lo scorso 3 dicembre si è tenuto al Kaufman Cente a New York un dibattito sui cibi OGM. Al pubblico era stato chiesto di esprimere le proprie preferenze (a favore o contro) prima e dopo l’intervento degli esperti. Ebbene, i consensi verso i cibi geneticamente modificati sono saliti vertiginosamente subito dopo il confronto tra sostenitori e avversari. Il dibattito si è svolto con la partecipazione attiva del pubblico che ha posto le sue domande agli esperti. L’obiettivo di questi dibattiti svolti secondo il metodo Oxford, è di aiutare le persone a riconsiderare la propria opinione dopo aver ascoltato i diversi punti di vista.OGM2-620x350

Intelligence Squared ha organizzato un dibattito moderato da John Donvan autore e corrispondente per ABC News a cui hanno preso parte per la tesi a favore degli OGM: Robert Fraley Executive VP & Chief Technology Officer, Monsanto con Alison Van EenennaamGenomics and Biotechnology Researcher, UC Davis; erano sostenitori della tesi opposta, ovvero contro gli OGM, Charles Benbrook, ricercatore e docente al Center for Sustaining Agriculture and Natural Resources e Margaret Mellon Science Policy Consultant & Fmr. Senior Scientist, Union of Concerned Scientists.GMFoodIQ2USR-620x350

Ebbene, se prima del dibattito il pubblico a favore degli OGM era appena il 32 per cento e il 30 per cento contrario e ben il 38 per cento di indecisi, a fine dibattito le percentuali si sono sbilanciate verso i favorevoli agli OGM passati al 60 per cento, mentre i contrari sono saliti dell’1 per cento passando al 31 per cento e si sono assottigliati notevolmente gli indecisi scendendo al 9 per cento. Ma quali sono stati gli argomenti portati a favore della tesi pro OGM capaci di far cambiare idea a un così vasto campione di partecipanti? Ad esempio, come ha potuto spiegare Robert Fraley:

L’insulina è il primo OGM. Oggi, nella sanità, solo per darvi il senso della trasformazione, sei dei farmaci più venduti negli Stati Uniti si basano sulla tecnologia OGM. Quanti di voi mangiano formaggio? Ebbene il primo prodotto OGM mai approvato è stato il caglio, ovvero l’enzima usato per fare il formaggio e oggi il 90 per cento dei nostri formaggi si basa sugli OGM.

Però Margaret Mellon mette sull’avviso il pubblico e spiega:

C’è molto revisionismo circa gli studi sugli OGM e sul fatto che non ci sono effetti acuti relativi al consumo. Potrebbero però esserci effetti a lungo termine che non abbiamo identificato. Quindi affermazioni che puntano alla totale sicurezza non sono scientificamente giustificate.

Sappiate che in Italia un dibattito del genere, ovvero puramente scientifico non è possibile.

Fonte:  IntelligenceSsquaredUs
Foto | IntelligentsquaredUs

Ogm, il più grande studio mai realizzato

La Global Gmo Free Coalition ha accolto con gioia la notizia dell’inizio del più grande studio mai realizzato su Ogm e pesticidi correlati. Studio che avrebbe dovuto essere realizzato da aziende e autorità prima di immettere gli organismi geneticamente modificati in commercio!ogm_pericoli

Si chiama Factor GMO e sarebbe dovuto essere realizzato molto tempo fa da aziende e istituzioni. Eppure oggi ci troviamo di fronte alla diffusione incontrollata degli ogm senza che in via preventiva siano stati condotti studi che ne attestassero la sicurezza. E ciò spiega gli enormi problemi che stanno emergendo a cose fatte. Factor GMO includerà tre campi di ricerca: carcinogenicità, tossicità e fertilità. L’auspicio è che si arrivi a saperne di più sull’impatto sulla salute del mais RoundUp Ready e del pesticida glifosato con il quale viene cresciuto. Gli erbicidi a base di glifosato sono tra I più diffusi nel mondo. Il RoundUp della Monsanto fa guadagnare alla multinazionale il 20% dei profitti netti. Lo studio fornirà dati sui livelli di pericolosità del glifosato e sui danni che causa alla salute umana. La Global GMO Free Coalition invoca da parte dei governi e delle autorità internazionali maggiore rigore nelle reglamentazioni e nelle autorizzazioni di ogm e pesticidi almeno fino a che lo studio non sarà terminato. Se ciò non avverrà, dicono i promotori della ricerca, le autorità regolatorie si esporranno al rischio di accuse, cause e richieste di risarcimenti. Lo studio Factor Gmo costerà 25 milioni di dollari e la grande alleanza di scienziati che lo promuove ha annunciato che accetterà donazioni e finanziamenti ma non dalle multinazionali del biotech. Prima dell’aprile 2015 servono intanto almeno tre milioni di dollari per verificare innanzi tutto se gli ogm possono provocare infertilità o difetti alla nascita. Poi si proseguirà. E a far parte del team scientifico che porterà avanti lo studio c’è anche la dottoressa Fiorella Belpoggi, direttore del Centro di Ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini. La dottoressa Belpoggi ha anche partecipato a Londra alla conferenza stampa di presentazione. insieme a Bruce Blumberg e Oxana O. Sinitsyna, valuterà il protocollo e l’esecuzione dell’intero esperimento. Lo studio internazionale “Factor GMO” è il più grande esperimento a lungo termine mai condotto di questo genere. Gli scienziati coinvolti nello studio sono esperti riconosciuti a livello internazionale nei rispettivi ambiti di ricerca, e provengono dall’America, dall’Italia e dalla Russia. Questo studio fornirà importantissime informazioni ai governi, alle agenzie di regolamentazione e ai cittadini di tutto il mondo

Fonte: ilcambiamento.it

OGM, l’ultima parola sulla loro autorizzazione spetterà agli Stati membri

L’ultima parola per quanto riguarda le autorizzazioni alla coltivazioni di sementi OGM spetterà agli Stati membri
http://europarltv.europa.eu/admin/plugins/MFEmbeded.aspx?id=b1605601-a762-413e-83fa-a3ca011fe45d&language=it&autosize=true

La relazione a lungo attesa per consentire agli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di specie geneticamente modificate sul proprio territorio, anche se autorizzati a livello europeo, è stata adottata oggi in Commissione ambiente. I parlamentari hanno votato con 53 voti favorevoli, 11 contrari e 2 astensioni, il che consente ai paesi dell’UE di vietare le colture geneticamente modificate sui loro territori per motivi ambientali.B2JgBbXIgAAGjbm

Ha a detto Frédérique Ries (ADLE, BE), che ha presentato questa legge in Parlamento europeo:

Questo voto dimostra che abbiamo raggiunto un ampio consenso tra i gruppi politici del Parlamento europeo su questa delicata questione. Le misure approvate oggi consentiranno agli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM, se lo desiderano. Nel frattempo, abbiamo stabilito un chiaro processo per OGM a livello europeo, con una migliore disposizione e un ruolo centrale per l’Autorità europea per la sicurezza alimentare – EFSA.

Il testo approvato permette agli Stati membri di adottare una normativa vincolante nel limitare o vietare la coltivazione di OGM dopo la loro autorizzazione a livello UE. E i singoli divieti potrebbero essere basati su particolari obiettivi della politica ambientale quali la pianificazione, l’utilizzo del territorio, la politica agricola, la politica pubblica e possibili impatti socio-economici. Altri motivi possibili possono riguardare la prevenzione della contaminazione di altre colture con OGM, l’incertezza scientifica, lo sviluppo di resistenza ai pesticidi nelle piante e parassiti, la proliferazione, la persistenza di una varietà geneticamente modificata nell’ambiente o la mancanza di dati sui potenziali effetti negativi di una varietà. Sarà valido anche il principio di precauzione.ogm-620x350

Dopo l’approvazione di questa relazione spetta ora a tutti i parlamentari votare la proposta nel corso di una sessione plenaria. Dunque, cade il principio del vietato vietare e viene riconosciuta la determinazione dei singoli Stati membri a decidere le politiche agricole per il proprio territorio. Prepariamoci a ricevere molti attacchi anche indorati dalle lobby del Biotech.

Fonte:  Parlamento europeo

© Foto Getty Images

Ogm. Prima la contaminazione, poi le regole: la strategia delle multinazionali dell’agritech

Dagli Stati Uniti all’India, l’industria agritech degli ogm pare proprio attuare la politica del “prima contaminiamo poi si penserà ad una regolamentazione delle autorizzazioni”. “E’ evidente dunque come la contaminazione del nostro cibo sia una strategia deliberata dell’industria” spiega Colin Todhunter (1), giornalista investigativo che ha scritto per il Deccan Herald, il New Indian Express e l’inglese Morning Star.ogm_pericolo

Malgrado la maggioranza dei cittadini europei abbia espresso chiaramente la propria contrarietà agli ogm, la discussione viene distorta e gli interessi commerciali vengono fatti passare come “bene comune”, spiega con chiarezza Todhunter. “Monsanto e le altre società dell’agritech stanno anche facendo pressioni perché passi il TTIP, il trattato transatlantico che aprirebbe tutte le porte al profitto delle multinazionali. Le stesse società vogliono indebolire il quadro regolatorio pan-europeo cercando di ottenere modalità per poter imporre gli ogm nazione per nazione (2,3)”. Peraltro la contaminazione sta già avvenendo attraverso le importazioni dagli Usa con cibi ogm che finiscono sugli scaffali dei supermercati senza dire nulla in etichetta. E non solo vegetali o lavorati industriali, ma anche carne e derivati di animali nutriti con mangimi ogm. Per non parlare degli enzimi ogm che favoriscono la lunga conservazione, degli esaltatori di sapidità, dei micro-organismi ogm che aiutano la fermentazione… L’Efsa, European Food Safety Authority, ha concluso che gli organismi geneticamente modificati sono sicuri, ma ormai la diffidenza nei confronti dei membri dell’Efsa è diffusissima a causa dei documentati conflitti di interesse (4); stessa cosa vale per le commissioni scientifiche della UE (5). Cosa fare dunque? Innanzi tutto, se avete la possibilità, coltivate voi ciò che mangiate; non acquistate in supermarket che non garantiscono l’assenza di ogm; partecipate alla mobilitazione contro il TTIP. E’ certamente meglio che sedersi e attendere che altri combattano per noi.

1]  http://www.globalresearch.ca/genetically-engineered-poison-first-regulate-later-the-criminality-of-the-gmo-biotech-industry/5412810

2]  http://www.gmfreeze.org/actions/42/

3]  http://corporateeurope.org/food-and-agriculture/2014/05/biotech-lobbys-fingerprints-over-new-eu-proposal-allow-national-gmo

4]  http://corporateeurope.org/efsa/2013/10/unhappy-meal-european-food-safety-authoritys-independence-problem

5]  http://corporateeurope.org/sites/default/files/attachments/ceo_-_sanco_sc_conflicts_of_interest.pdf

Fonte: ilcambiamento.it

Vota la peggior multinazionale del 2014

Monsanto, Koch Industries, Chevron, solo per fare qualche esempio. Queste multinazionali hanno provocato danni incalcolabili all’ambiente, come spiega bene la campagna dell’associazione Corporate Accountability International, che invita a votare la peggior multinazionale del 2014.chevron

«Queste multinazionali – spiega Patti Lynn, managing director di 
Corporate Accountability International (CAI) – mettono in pericolo la democrazia e hanno in comune il fatto di essere state inserite nella classifica della vergogna». Così il gruppo CAI ha lanciato l’edizione 2014 della Corporate Hall of Shame, la classifica delle peggiori multinazionali al mondo, quelle le cui scelte e azioni devastano l’ambiente e mettono a rischio la salute collettiva.

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«Ogni anno chiediamo di scegliere la peggiore multinazionale e cerchiamo di organizzare grandi mobilitazioni e pressioni affinché quella multinazionale modifichi le proprie pratiche». Il CAI quest’anno, per esempio, ha collaborato con Forecast the Facts e ha organizzato manifestazioni con decine di migliaia di persone perché fosse rimosso dai vertici della tv PBS un uomo di nome David Koch, convinto negazionista in fatto di cambiamenti climatici. Nella lista delle possibili “peggiori al mondo” c’è sicuramente Monsanto, cui si deve la produzione e la commercializzazione massiva di pesticidi e ogm che stanno mettendo fuori gioco i piccoli agricoltori. Poi troviamo la Bayer, dai cui stabilimenti escono, tra l’altro, i neonicotinoidi che stanno sterminando le api. Non manca la General Motors, che, per esempio, ha atteso decenni prima di richiamare oltre 2,6 milioni di veicoli malgrado almeno 13 morti conseguenza di un difetto di produzione. Sono dieci le nomination. Alle multinazionali già citate, vanno aggiunte Chevron, Mc Donald’s, Comcast, Philip Morris (che il premier Matteo Renzi ha invece appena ringraziato per l’apertura di uno stabilimento in Italia, inchinandosi alla magnificenza del soldo a prescindere), Credit Suisse, TransCanada e Veolia, con il suo corredo di inceneritori. A chi andrà la vergogna di essere il peggiore?

Fonte: ilcambiamento.it

Ecco perché gli ogm non sfameranno il mondo

La lobby del biotech ci ha provato fin dall’inizio con i ricatti emotivi: gli ogm risolveranno il problema della fame nel mondo, ci siamo sentiti ripetere per anni. Ma è quanto di più lontano dalla realtà ci possa essere. Ecco perché, nel rapporto del Canadian Biotechnology Action Network (CBAN).ogm_pannocchia

Ecco perché gli ogm non sfameranno il mondo.

La lobby del biotech ci ha provato fin dall’inizio con i ricatti emotivi: gli ogm risolveranno il problema della fame nel mondo, ci siamo sentiti ripetere per anni. Ma è quanto di più lontano dalla realtà ci possa essere. Ecco perché.

A Robert Fraley, vicepresidente di Monsanto, è stato consegnato nel 2013 (scatenando polemiche in tutto il mondo) il World Food Prize, un premio, dunque, per il cibo. Fraley è un uomo che dice queste cose: «Ci sono 7,2 miliardi di persone sul pianeta. Ce ne saranno 9,6 miliardi nel 2050. La richiesta di cibo raddoppierà…Solo usando il cibo geneticamente modificato e la scienza  saremo in grado di nutrire il pianeta…Tutto ciò rappresenta un’opportunità di business ed è certo importante da una punto di vita sociale»[1]. Le parole di Fraley fanno fremere di indignazione ma danno l’idea effettiva di ciò che gli ogm sono, nulla più di un’opportunità per fare affari, un modo per arricchire una manciata di individui travestiti da altruisti. [2]  «Nel breve termine può sembrare difficile pensare che io possa fare soldi con gente che i soldi non li ha. Ma nella pratica lo sviluppo dell’agricoltura a livello dei villaggi è qualcosa che può fruttare moltissimo nel tempo». E queste sono le parole di Robert Shapiro, già dirigente di Monsanto (citato nel rapporto del CBAN “Will GM Crops Feed The World”). «Con la parola sviluppo, Shapiro intende la possibilità per Monsanto di assumere il controllo delle politiche agricole e delle strategie, distruggendo i metodi, le conoscenze e le pratiche tradizionali per poterle sostituire con le politiche aziendali [3]» spiega Colin Todhunter, giornalista inglese da sempre impegnato sul fronte ambientale e dei diritti umani; ha vissuto molti anni in India scrivendo per il Deccan Herald, il New Indian Express e il Morning Star. Vogliamo un esempio delle strategie di comunicazione con cui Monsanto e le lobby del biotech tentano di ammantare le loro politiche di altruismo e buonismo, cercando di trasformare chi è critico verso gli ogm in un nemico dei poveri? Lo fornisce il senatore statunitense Charles Grassley: «E’ una vergogna che i leader sudafricani, così evidentemente ben nutriti, preferiscano vedere il loro popolo affamato piuttosto che fargli mangiare lo stesso cibo che noi consumiamo ogni giorno negli Stati Uniti». Ecco qui: i sostenitori degli ogm vogliono convincerci che abbiamo bisogno di questa tecnologia per vincere la fame e nutrire i popoli del mondo. Ci hanno detto che gli ogm sono essenziali, che vanno bene per l’ambiente e che forniranno ai contadini gli strumenti necessari per affrontare i cambiamenti climatici. Ci hanno detto che gli ogm daranno maggiori raccolti e maggiori guadagni agli agricoltori. Ebbene, il Canadian Biotechnology Action Network (CBAN) ha appena pubblicato un rapporto che smentisce, punto per punto, tutte queste affermazioni [4]. Non è certo il primo e non sarà neanche l’ultimo; è un altro tassello che si aggiunge all’enorme mole di evidenze che dimostrano come gli organismi geneticamente modificati siano la peggiore delle strade imboccate. «Innanzi tutto la fame è causata dalla povertà e dalle disuguaglianze – spiega Todhunter, commentando il rapporto – Le persone non sono affamate a causa della produzione agricola insufficiente ma perché non hanno denaro per comprare il cibo, non hanno accesso alla terra per coltivarselo, perché il territorio è stato depredato, perché il sistema di distribuzione alimentare non funziona, perché mancano l’acqua e le infrastrutture per irrigare, conservare, trasportare e finanziare gli agricoltori. Se questi problemi di fondo non saranno risolti e se la catena alimentare rimarrà inaccessibile a chi è affamato e povero, allora un aumento della produzione agricola non servirà». Noi già produciamo abbastanza cibo per nutrire l’intera popolazione mondiale ed era così anche durante il picco della crisi alimentare, nel 2008. L’attuale produzione alimentare è sufficiente per nutrire dieci miliardi di persone. Nel mondo si produce il 17% del cibo in più a persona rispetto a 30 anni fa eppure il numero degli affamati è ancora molto alto. La crisi dei prezzi alimentari del 2008 e del 2011 si è manifestata in anni di raccolti da record, dimostrando con chiarezza che tali crisi non sono il frutto della scarsità di cibo. I cereali ogm che oggi sono sul mercato non sono destinati a sfamare gli affamati. Quattro tipi di cereali ogm coprono all’incirca il 100% dei terreni destinati a questo tipo di coltivazione. E tutti e quattro sono stati sviluppati per un sistema agricolo industriale su larga scala, vengono utilizzati soprattutto per essere esportati, per produrre carburante o per confezionare cibi industriali e mangimi animali. Le coltivazioni ogm non hanno prodotto un aumento dei raccolti e tanto meno un aumento nei guadagni degli agricoltori. Le coltivazioni ogm portano ad un aumento nell’utilizzo di pesticidi e causano immensi danni all’ambiente. In India avevano promesso una diminuzione di pesticidi con il cotone Bt, ma ciò non è avvenuto. Le coltivazioni ogm sono coperte da brevetto, appartengono alle multinazionali e generano profitti per le multinazionali. I piccoli agricoltori hanno visto aumentare i loro costi perché devono sempre comprare i semi e soggiacciono ai rischi insiti nell’utilizzo degli ogm. Ne esce un messaggio chiaro: la fame, la sicurezza alimentare e il fatto di poter nutrire il pianeta sono un problema politico, sociale ed economico e come tale va affrontato[5]. La sicurezza, la democrazia e la sovranità alimentare non si ottengono rendendo i contadini dipendenti da un pugno di multinazionali il cui scopo è quello di sfruttare l’agricoltura per massimizzare i profitti. Come anche altri rapporti [6,7], quello del CBAN conclude che abbiamo bisogno di metodologie agroecologiche differenti e sostenibili, sviluppando le economie alimentari su basi locali. Anche perché sono proprio i piccoli agricoltori (che spesso servono comunità locali) ad essere più produttivi dei giganti industriali (che puntano all’export) [8].

1] http://www.globalresearch.ca/weaponization-of-the-food-system-genetically-engineered-maize-threatens-nepal-and-the-himalayan-region/30512

2] http://www.thetimes.co.uk/tto/business/industries/consumer/article4069203.ece

3] http://www.globalresearch.ca/independent-india-selling-out-to-monsanto-gmos-and-the-bigger-picture/5395187

4] http://www.cban.ca/Resources/Topics/Feeding-the-World

5] Glover, Dominic. 2010. Exploring the Resilience of Bt Cotton ‘s “Pro-Poor Success Story”. Development and Change, 41(6), pp.955-981.

6] http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/tdr2013_en.pdf

7]http://www.unep.org/dewa/agassessment/reports/IAASTD/EN/Agriculture%20at%20a%20Crossroads_Global%20Report%20(English).pdf

8] http://www.grain.org/article/entries/4929-hungry-for-land-small-farmers-feed-the-world-with-less-than-a-quarter-of-all-farmland

9]http://www.theecologist.org/News/news_analysis/2267255/gm_crops_are_driving_genocide_and_ecocide_keep_them_out_of_the_eu.html

Fonte: ilcambiamento.it

 

Sentenza rivoluzionaria in Costarica: l’ok agli ogm vìola i diritti delle persone

Sugli ogm il Costarica compie un enorme passo in avanti, che tanti auspicano possa costituire esempio per molti altre nazioni. La Sala Costituzionale della Corte Suprema di Giustizia ha deciso e le modalità con cui vengono accordati i permessi per autorizzare gli ogm è incostituzionale e vìola i diritti della collettività dei cittadini.costarica_attivisti_ogm

La decisione è arrivata in queste settimane dopo l’azione condotta da diversi gruppi ecologisti e di produttori che nel dicembre del 2012 avevano portato avanti un’azione di incostituzionalità (clicca qui per scaricare il documento) contro il Regolamento statale del Servizio Fitosanitario (qui il documento). I ricorrenti avevano già segnalato che le norme violavano i diritti dei cittadini costaricensi poiché non svelavano, anzi tenevano nascoste, le informazioni tecniche che venivano utilizzate per dare l’ok alla coltivazione di ogm sul suolo nazionale. L’organismo giudiziario ha accolto l’obiezione ritenendola fondata. In questo modo, la Sala Costituzionale ha garantito che i procedimenti per l’autorizzazione, d’ora in avanti, dovranno essere accessibili a tutti e questo permetterà ai cittadini e alle associazioni di presentare opposizione ai permessi, dal momento che mettono in grave rischio l’equilibrio degli ecosistemi e la salute della popolazione. Ma la lotta prosegue. La risoluzione 2014-15017 rappresenta la vittoria solo su uno dei fronti della guerra contro il transgenico, visto che la sentenza in sé non dà la possibilità al Costarica di liberarsi definitivamente dalle coltivazioni ogm benchè costituisca un precedente importante. I movimenti ecologisti costaricensi annunciano quindi che proseguiranno “con immutato impegno per l’eliminazione totale degli organismi geneticamente modificati”.

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Fonte: ilcambiamento.it

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