Diritti degli animali e sostegno ai disabili. E se puntassimo sul… “pollaio sociale”?

Il “pollaio sociale” è un’idea realizzata dalla Cooperativa Sociale Seacoop, che gestisce il Centro occupazione “La tartaruga” a sostegno delle persone con disabilità cognitive. E il contatto con gli animali da cortile fa crescere le persone svantaggiate in qualità delle relazioni, competenze, socialità e consapevolezza.

Diritti degli animali e sostegno ai disabili. E se puntassimo sul...

Il “pollaio sociale” è un’idea realizzata dalla Cooperativa Sociale Seacoop, che gestisce il Centro occupazionale “La Tartaruga” a Toscanella di Dozza, nel Bolognese, che può accogliere persone con disabilità cognitive e relazionale e fisico-motorie, ma con residue potenzialità lavorative. E offre a queste persone l’occasione di partecipare attivamente a un percorso di consapevolezza sulle tematiche della salvaguardia dell’ambiente, del benessere degli animali da allevamento e dei vantaggi nutrizionali del consumo di uova fresche prodotte con metodi che privilegiano la natura ed il rispetto per la medesima. Grazie appunto all’originale progetto del “pollaio sociale”. In due strutture costruite in legno sono ospitate 75 galline ovaiole e livornesi. Circondate da un pascolo recintato, le galline sono libere di razzolare e cibarsi autonomamente come deciso da Madre natura; l’alimentazione è integrata con mangime bilanciato e verdure fresche di produzione locale. Il Centro occupazionale, che grazie agli ospiti e ai volontari si occupa degli animali, offre anche all’esterno l’opportunità di adottare un animale e chi contribuisce può poi ritirare anche le proprie uova fresche.

Possono aderire al progetto e “aprire” il proprio pollaio sociale tutte le cooperative e le associazioni interessate. Il Centro è a disposizione per fornire tutte le informazioni utili per creare una rete che condivida l’iniziativa. Potrà sembrare anche banale, ma, come spiegano i promotori, «il Pollaio Sociale è un servizio che si integra con le potenzialità del territorio in cui si trova, rendendo partecipe le persone che si occupano della gestione della galline e delle uova. Attraverso questa attività, si crea una rete sociale che si arricchisce di giorno in giorno mantenendo il canale della comunicazione aperto e riducendo la distanza fra le diversità».

Per informazioni: tel 0542-673630

Oppure pollaiosociale@seacoop.coop o tartaruga@seacoop.coop

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Fonte: ilcambiamento.it

Summit biogas e biometano: ‘Eccellenza italiana modello esportabile di sostenibilità, occupazione e sviluppo’

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Dall’evento Biogas Italy in corso a Roma, la filiera del biogas/biometano in agricoltura può contribuire a ridurre le emissioni in atmosfera­ (-197 mln ton/CO2 evitate al 2050), creando oltre 21mila posti di lavoro e 16 mld di € in gettito all’Erario al 2030, per un totale di 85,8 mld di € di ricadute economiche. La filiera italiana del biogas e del biometano in agricoltura, la seconda per grandezza in Europa e la quarta al mondo, si riunisce oggi a Roma al Nazionale Spazio Eventi – Rome Life Hotel per il secondo e ultimo giorno del summit annuale Biogas Italy. L’evento – patrocinato da Presidenza del Consiglio dei Ministri, MiSE, MiPAAF e MATTM – ha coinvolto i massimi esperti internazionali del settore per fare il punto sul ruolo del comparto del gas rinnovabile da agricoltura nelle pressanti sfide ambientali che attendono il nostro Paese. Le aziende agricole italiane produttrici di biogas sono tra le più avanzate al mondo nel settore. L’eccellenza del “modello italiano” è riconosciuta anche dal gruppo di ricerca internazionale coordinato dal professor Bruce Dale della Michigan University, già consulente del governo USA, e comprendente i professori Jorge Hilbert dell’INTA Argentina, Jeremy Woods dell’Imperial College London, Tom Richard della Penn State University e Kurt Thelen della Michigan State University. Il gruppo del prof. Dale ha decretato la possibilità e l’opportunità di “esportare” il modello italiano del Biogasfattobene® ad altre latitudiniper rispondere già oggi alle necessità pressanti di riduzione delle emissioni, di produzione energetica rinnovabile e di valorizzazione economica delle aziende agricole. Secondo le stime del gruppo di lavoro, l’Argentina potrebbe sostituire completamente le importazioni di gas naturale con biogas prodotto con il metodo Biogasfattobene®; negli USA le potenzialità del Biogasfattobene® potrebbero superare del 20% quelle del gas di origine fossile.

Il biogas non è una bioenergia come le altre – dichiara Piero Gattoni, Presidente del CIB – Consorzio Italiano Biogas – in quanto, se “fatto bene”, non solo produce energia rinnovabile e programmabile, ma diventa anche uno strumento essenziale per decarbonizzare le pratiche agricole correnti, rendendo concreta la prospettiva di un’agricolturacarbon negative. Tutto ciò è perseguibile grazie alla maggiore capacità produttiva del suolo e a pratiche agronomiche che favoriscono lo stoccaggio del carbonio nel terreno”.

Il gas rinnovabile può avere un ruolo fondamentale nel permettere al nostro Paese di raggiungere gli obiettivi imposti dagli Accordi di Parigi e di arrivare al traguardo di un’economia a emissioni zero entro il 2050. Secondo stime CIB, l’Italia sarebbe nelle condizioni di raggiungere una produzione di 10 miliardi di m3 di biometano al 2030, di cui almeno 8 da matrici agricole pari a circa il 15% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale e ai due terzi della potenzialità di stoccaggio della rete nazionale. Uno studio presentato oggi dalla società di consulenza ambientale Althesis parte da questa stima per definire uno scenario al 2050, dove un potenziamento della produzione di biometano potrebbe evitare emissioni di CO2 per 197 mln di tonnellate. Lo sviluppo della filiera consentirebbe, inoltre, già entro il 2030, di creare oltre 21mila posti di lavoro e di generare un gettito tributario di 16 mld di € tra imposte sulle imprese e fiscalità di salari e stipendi. Le ricadute economiche complessive al 2030 si misurerebbero in 85,8 mld di €, di cui 17,7 mld € nell’uso elettrico, 15 mld € nel settore dei trasporti e 53,1 mld € grazie all’immissione nella rete.

Uno studio commissionato da Gas for Climate  consorzio formato dalle principali aziende europee di trasporto di gas (Enagas, Fluxys, Gasunie, GRTgaz, Open Grid Europe, SNAM, TIGF­) e da CIB ed EBA – e presentato oggi da Ecofys, società di consulenza energetica e climatica leader a livello internazionale, riconosce il ruolo fondamentale del gas rinnovabile nel percorso di decarbonizzazione dell’economia europea.

Un impianto biogas – aggiunge Gattoni –, se connesso sia con la rete gas sia con la rete elettrica, diventa una piccola bioraffineria, flessibile e decentralizzata in grado di produrre biometano, elettricità, calore, fertilizzanti organici. Il greening della rete gas fa diventare la rete stessa un’infrastruttura che raccoglie energia rinnovabile dal territorio, la concentra, la accumula e la trasporta a costi competitivi. L’energia può essere usata dove e quando è più conveniente e nella forma più consona, come elettricità, carburante, combustibile per i fabbisogni di calore dell’industria.

“E’ evidente che il nostro Paese si trova ad avere una risorsa verde d’inestimabile valore – conclude il Presidente CIB Gattoni – per questo chiediamo che venga sostenuta in modo adeguatole nostre aziende hanno bisogno di un quadro normativo chiaro e definito per poter effettuare gli investimenti necessari a introdurre nelle loro attività le tecnologie più performanti e più sostenibili a disposizione sul mercato. Il varo del decreto biometano, ad oggi ancora in fase di valutazione da parte della Commissione UE, potrebbe gettare le basi per una forte crescita del nostro comparto e consentire alle nostre aziende di velocizzare il processo di decarbonizzazione dell’economia nazionale, nel rispetto degli impegni presi con gli Accordi di Parigi”.

PER APPROFONDIRE

Le potenzialità del biometano. Il biometano è il risultato di un processo di upgrading del biogas che a sua volta si ottiene dalla digestione anaerobica di biomasse agro-industriali, quali sottoprodotti agricoli, reflui zootecnici, colture di integrazione, dalla frazione organica dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata. In Italia sono operativi quasi 2000 impianti di biogas, dei quali l’80% in ambito agricolo, con una potenza elettrica installata di circa 1.400 MW, equivalente a una produzione di biometano pari a 2,8 miliardi di metri cubi l’anno. Potenzialmente il nostro Paese potrebbe produrre entro il 2030 fino a 10 miliardi di m3 di biometano al 2030, di cui almeno 8 da matrici agricole, pari a circa il 15% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale e ai due terzi della potenzialità di stoccaggio della rete nazionale. La filiera del biogas-biometano risulta inoltre il settore a maggiore intensità occupazionale tra le rinnovabili con 6,7 addetti per MW installato e ha già favorito la creazione di oltre 12 mila posti di lavoro stabili e specializzati.

Il quadro normativo. Il biometano è stato disciplinato per la prima volta con l’approvazione del decreto interministeriale 5 dicembre 2013, che ne ha autorizzato l’utilizzo nell’autotrasporto, nella rete nazionale del gas e nella cogenerazione ad alto rendimento. L’immissione nella rete nazionale del gas non è stata, tuttavia, pienamente regolamenta e ora si attende l’approvazione di un nuovo decreto (attualmente in fase di valutazione da parte della Commissione Europea) che dovrebbe prevedere la revisione dell’intervallo temporale per l’accesso agli incentivi; un target annuo minimo di immissione di biometano in rete; un sistema di contabilizzazione che valorizzi maggiormente i benefici ambientali prodotti dalla digestione anaerobica.

Il CIB è un consorzio nazionale che rappresenta tutta la filiera del biogas agricolo, dai produttori di biogas, ai produttori di impianti e servizi per la produzione di biogas e biometano. I suoi obiettivi sono la promozione, la diffusione e il coordinamento delle attività di tutto il settore del biogas in Italia. Il CIB promuove attivamente il modello del Biogasdoneright® o Biogasfattobene® come modello sostenibile e concreto per la produzione di alimenti, foraggi ed energia che nel contempo permette la decarbonizzazione del settore agricolo. Attualmente il CIB conta quasi 800 aziende associate e più di 440 MW di capacità installata. Per ulteriori informazioni: www.consorziobiogas.it

Fonte: ecodallecitta.it

 

ZeroPerCento: il negozio solidale a km 0 che assume i disoccupati

Un punto vendita di prodotti sfusi e a Km 0 gestito da cittadini disoccupati o inoccupati da almeno sei mesi. Sta per essere inaugurato a Milano il negozio solidale ZeroPerCento, un progetto promosso dalla cooperativa Namasté per aiutare le famiglie in difficoltà favorendo il re-integro lavorativo di soggetti in cerca di occupazione.

ZeroPerCento è un negozio solidale a km 0 che a breve aprirà i battenti a Milano e che darà lavoro esclusivamente a persone disoccupate o inoccupate da almeno sei mesi. Il negozio sarà aperto a tutti coloro che sono interessati all’acquisto di prodotti – alimentari e non – di qualità a km 0, sfusi e biologici provenienti da aziende agricole e cooperative sociali della Lombardia, selezionate in base a criteri etici ed ecologici. Il nome scelto, ZeroPerCento, è un gioco di parole che evidenzia il fatto che i prodotti sono tutti “a km 0 al 100%”.tomatoes-775x434

Il progetto – promosso da Namasté, cooperativa sociale di tipo B con sede a Milano e fondata a febbraio 2016 da tre giovani donne con esperienze lavorative nel mondo del sociale e della cooperazione – parte dalla constatazione che più è lungo il periodo di inattività lavorativa, più è difficile re-inserirsi nel mondo del lavoro. Per aiutare le famiglie di chi ha perso il lavoro ed evitare che restino troppo a lungo senza un reddito, Teresa Scorza e socie, hanno progettato un punto vendita a km 0 diverso dal solito: ZeroPerCento è un normale esercizio commerciale dove, però, il personale è costituito solo da cittadini milanesi disoccupati o inoccupati da almeno sei mesi. L’obiettivo principale del progetto è il re-integro lavorativo di soggetti in cerca di occupazione nel tessuto economico milanese. La particolarità del negozio è che sarà gestito interamente e direttamente dai suoi beneficiari, cittadini milanesi disoccupati da almeno sei mesi ai quali viene offerta una collaborazione lavorativa retribuita che va dai 9 ai 12 mesi. La cooperativa Namastè assume, da subito, almeno 5 persone con l’obiettivo di arrivare a 10 entro un anno e il 30% del personale appartiene a categorie svantaggiate. Ma non è tutto: chi fa acquisti da ZeroPerCento ed è disoccupato ha la possibilità di pagare solo il 10% della spesa in contanti e il resto attraverso un “sistema a punti” che vengono assegnati in base a criteri oggettivi, come il numero di mesi di disoccupazione, dichiarazione ISEE, reddito annuo, figli a carico, disabili, canone di affitto, ecc. Questo sistema di “pagamento a punti” vale per tutti i disoccupati, clienti o dipendenti del negozio, come ci spiega Teresa Scorza, una delle ideatrici del progetto: “ZeroPerCento è un normale esercizio commerciale aperto a tutti i cittadini milanesi interessati all’acquisto di prodotti genuini e km 0. Ma è un’attività profit che guarda al di là di se stessa e decide di re-investire nella comunità il ricavato delle vendite, cioè il margine di profitto (al netto di spese, retribuzioni e contributi), in particolare erogando la spesa settimanale a prezzo agevolato a cittadini e famiglie che non possono permettersi il prezzo pieno per cause oggettive, come la perdita del posto di lavoro. Facciamo un esempio concreto: ipotizziamo che, in un mese di attività, ZeroPerCento realizzi un utile netto di 2.000 euro. Possiamo trasformare questo valore economico in un pacchetto di 2000 punti da ripartire tra 10 famiglie di disoccupati milanesi. In tal caso, ogni famiglia in difficoltà dispone di 200 punti, del valore di 200 euro, da spendere in negozio nel mese successivo”.zeropercento

“L’aspetto innovativo di ZeroPerCento è che è gestito interamente dai suoi beneficiari, che diventano protagonisti del progetto: i lavoratori, gestendo direttamente il negozio in cui fanno la spesa, possono maturare esperienza e formazione indispensabili per ri-collocarsi nel mondo del lavoro. Il personale beneficiario dipendente è coordinato da tre figure professionali: il responsabile del progetto, il direttore del punto vendita e il responsabile degli inserimenti lavorativi esterni. Per quanto riguarda l’assunzione di 9-12 mesi”, chiarisce Teresa, “abbiamo scelto volutamente questa formula perché l’obiettivo principale del progetto ZeroPerCento è evitare che le persone restino inattive e senza reddito troppo a lungo, con tutte le conseguenze negative del caso. Vogliamo dare a chi è disoccupato da oltre sei mesi la possibilità di avere un reddito e non un sussidio, cioè di avere una sua dignità, sviluppare nuove competenze e, soprattutto, di poter inserire questa esperienza lavorativa nel curriculum evitando così i lunghi “buchi” di inattività (che non fanno mai una buona impressione…). La disoccupazione di lungo periodo sta diventando un fenomeno strutturale ma, in base alla nostra esperienza nel sociale, riteniamo che 9-12 mesi siano un tempo ragionevole – né troppo lungo, né troppo corto – per tornare a camminare con le proprie gambe e trovare lavoro in realtà esterne a ZeroPerCento lasciando il posto a chi, in quel momento, si troverà in un reale e contingente stato di necessità. Un altro importante obiettivo che ci siamo prefissate, infatti, è quello di superare il classico concetto di assistenzialismo, creando un punto di incontro tra i mondi profit e no profit, spesso così distanti tra loro”.

L’apertura di ZeroPerCento è prevista il prossimo mese di giugno e per poter coprire le spese iniziali è stata lanciata anche una campagna di raccolta fondi online. “L’obiettivo fissato è alto, 5.000 euro”, sottolinea Teresa, “e ad oggi abbiamo raccolto 1.800 euro, ma crediamo nelle potenzialità del progetto e vogliamo sognare in grande. I soldi raccolti con questa campagna serviranno per coprire le prime spese: arredamento e acquisto delle attrezzature, materie prime iniziali, prime assunzioni. Il tutto, però, in un’ottica di sostenibilità economica e finanziaria, perché il progetto è ideato e strutturato per auto-sostenersi grazie al fatturato generato dalla vendita dei prodotti a km 0.frutta_1

Inoltre, accanto allo spazio commerciale di ZeroPercento i clienti potranno trovare anche un centro di ascolto, sia per i beneficiari della spesa a punti che per i disoccupati che saranno accompagnati nella ricerca di un’occupazione, una “scuola dei mestieri” per corsi di formazione e per approfondire le competenze e professionalità di chi cerca lavoro e, infine, uno spazio per la somministrazione e degustazione dei prodotti (soprattutto centrifughe, spremute, succhi). Quest’ultimo sarà un piccolo angolo in cui i clienti potranno socializzare e conoscere in modo più dettagliato il progetto e anche questa attività verrà gestita dai beneficiari del progetto in modo da creare ulteriori posizioni lavorative”.

“Vogliamo rendere ZeroPerCento – conclude Teresa – una realtà innovativa ed efficiente che riesca a migliorare realmente la vita delle persone che incontriamo ogni giorno. Spesso è il settore no profit che si trasforma in un’attività profit che crea occupazione e reddito, mentre nel nostro caso accade il contrario: una normalissima attività commerciale e profit non rivolge lo sguardo verso se stessa e il proprio tornaconto, bensì guarda all’esterno, alla società e al mondo no profit, con lo scopo di aiutare concretamente chi vive un momento di difficoltà e con l’obiettivo più ampio di creare prosperità e benessere per la comunità. Ci piace sognare in grande. E a voi?”.

 

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2016/04/zeropercento-negozio-solidale-km-0-disoccupati/

 

L’Italia del Riciclo: aumentano imprese e occupazione, 34 miliardi di fatturato

L’Italia dei rifiuti genera più occupazione e aziende in crescita: negli ultimi 5 anni le imprese del settore della gestione della spazzatura sono aumentate del 10%, di queste il 94% fanno attività di recupero, ed i posti di lavoro registrano un incremento del 13%, mentre il fatturato del recupero dei rifiuti sfiora i 34 miliardi381264

Un’industria della green economy, quella della gestione dei rifiuti, è cresciuta negli ultimi 5 anni: sono aumentati il numero di addetti (+13%) e di aziende (+10%), il 94% delle quali svolge attività di recupero. E’ questa la fotografia scattata dal rapporto ‘L’Italia del riciclo’ 2014, promosso e realizzato da Fise Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
Secondo il report resta preponderante il numero delle piccole impreseaumentano le società di capitali e cala il peso delle ditte individuali. Nonostante “l’impatto della crisi dei mercati internazionali e dei consumi, l’incertezza del quadro normativo e l’inadeguatezza dei mercati di sbocco delle materie riciclate”, continua a crescere il riciclo degli imballaggi (più 1% nel 2013 rispetto all’anno precedente) che sostiene settori industriali (siderurgia, mobili, carta, vetro) strategici per il nostro Paese. Oltre il 68% dei nostri imballaggi viene avviato a riciclo, con un miglioramento delle performance delle filiere alluminio, carta, legno, plastica e vetro. E – spiega lo studio – sarebbero “notevoli i margini di ulteriore sviluppo con un quadro normativo più chiaro e omogeneo”. Secondo il rapporto “il valore aggiunto generato in totale ammonta a circa 8 miliardi di euro”, cioè “oltre mezzo punto di Pil”. Le imprese che in Italia fanno attività di recupero dei rifiuti sono in tutto oltre 9000, soprattutto micro-aziende con meno di 10 addetti. La crescita sia delle imprese che del numero di occupati – viene spiegato – “a fronte di un andamento generale negativo per il manifatturiero, si può considerare una manifestazione concreta del processo di transizione verso la green economy”. Il riciclo degli imballaggi cresce dell’1%: 7,6 milioni di tonnellate contro le 7,5 del 2012. L’incremento c’è in tutte le filiere con punte d’eccellenza nel tasso di riciclo, per esempio, di carta (86%), acciaio (74%) e vetro (65%).
Risultati altalenanti registrano le altre filiere. In particolare sono in calo i materiali ottenuti da bonifica e demolizione di veicoli fuori uso e la raccolta pro-capite media nazionale di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. C’è molto spazio di miglioramento per la raccolta dei tessili. “Proprio in considerazione delle dimensioni di queste imprese – evidenzia Anselmo Calò, presidente di Unire – le profonde carenze ed inefficienze che affliggono il settore, a livello soprattutto normativo ed amministrativo, sono ancora più difficili da sopportare”. Per Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, “il riciclo dei rifiuti in Italia potrebbe crescere con norme più chiare”, tra cui un decreto ministeriale per la classificazione dei rifiuti. Infine è “indispensabile scoraggiare il ricorso allo smaltimento in discarica”.

Corretta gestione rifiuti,risparmio 600 mld e meno gas serra 

Un ulteriore risparmio di 600 miliardi di euro e una riduzione delle emissioni di gas serra tra il 2 e il 4%. Questa la stima – riportata dal rapporto di Fise Unire e Fondazione per lo sviluppo sostenibile, ‘L’Italia del riciclo’ 2014 – che la ricetta sulla ‘prevenzione dei rifiuti’ potrebbe portare a livello nazionale ed europeo guardando alle prospettive di crescita per il settore del riciclaggio. Secondo il report “il conseguimento dei nuovi obiettivi in materia di rifiuti creerebbe circa 600.000 nuovi posti di lavoro, rendendo l’Europa più competitiva e riducendo la domanda di risorse scarse e costose”. Le misure proposte, che consentirebbero peraltro di ridurre l’impatto ambientale, prevedono “il riciclaggio del 70% dei rifiuti urbani e dell’80% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030 e, a partire dal 2025, il divieto di collocare in discarica i rifiuti riciclabili”.

Fonte: ecodallecitta.it

Conai, nuovo studio sul contributo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani alla crescita dell’occupazione

Lo studio sull’occupazione nel settore del riciclo realizzato da CONAI rileva che in uno scenario realistico di sviluppo della filiera del riciclo si potranno creare entro il 2020 circa 90.000 nuovi posti di lavoro380089

Presentato lo studio “Ricadute occupazionali ed economiche nello sviluppo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani”, realizzato da CONAI – Consorzio Nazionale Imballaggi – in collaborazione con Althesys. Il documento è stato illustrato nell’ambito del convegno “Creare Occupazione” alla presenza di Giuliano Poletti – Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Obiettivo dello studio, valutare quali ricadute occupazionali ed economiche per il nostro Paese si possano conseguire dal raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, che fissano al 50% il riciclo dei rifiuti urbani e domestici.

Fonte: ecodallecitta.it

La decrescita e l’occupazione. Un matrimonio che s’ha da fare

Ospiti da tutta Italia alla conferenza nazionale del Movimento per la Decrescita Felice. Il tema della giornata sono occupazione e lavoro, temi particolarmente cari al movimento; perché decrescita non vuol dire recessione379503

Il Movimento per la Decrescita Felice non ha propri parlamentari né tantomeno vuole proporsi come un partito politico, eppure crede profondamente nel ruolo delle istituzioni e la conferenza di oggi ha come target proprio la politica.
In Italia c’è una fortissima disoccupazione, ma anche tantissimi lavori che non si fanno. Chi ha il poter politico ha quindi il dovere di ascoltare le nostre proposte”, ha dichiarato in apertura Maurizio Pallante, presidente MDF. “Non è più possibile uscire dalla crisi aumentando la produttività come negli anni 30. All’epoca infatti non c’era una crisi ambientale da affiancare a quella economica”. Entrambe le crisi sono causate dall’aumento dei consumi e tutte le tensioni internazionali e le guerre sono scatenate dal bisogno di controllare i paesi in cui sono presenti le materie prima necessarie alla crescita e consumo. Fondamentale per uscire dalle crisi sarà iniziare ad investire nel lavoro “utile”, su nuove competenze e sulle piccole e medie imprese, fondamentale è capire che gli strumenti tradizionali della politica economica continuano a dimostrare di non essere in grado di risolvere il problema. Si dovrà quindi mirare ad un nuovo modello che punti all’efficentamento energetico e materiale piuttosto che sul rinnovo continuo poiché solo riducendo i consumi a parità di servizi, si può recuperare il denaro necessario a pagare l’occupazione in attività lavorative che attenuano la crisi energetica, climatica ed ambientale. L’efficentamento energetico degli edifici, ad esempio, crea tra i 13 ed i 15 nuovi posti di lavoro per ogni milione di euro investo, contro i 2/4 delle rinnovabili e gli 0,5 della costruzione di grandi opere infrastrutturali. Ristrutturando 15.000 scuole ed investendo 8,2 miliardi di euro si otterrebbe un risparmio energetico annuo di 420 milioni di euro dando lavoro a 150.000 persone.   La speranza del movimento è quella di spingere verso una Bioeconomia che riprenda in considerazione anche la vita delle persone. “Questo tipo di economia – racconta Giordano Mancini formatore industriale – viene considerata utile dalle persone, non crea probemi sociali e genera nuovi posti di lavoro, fa diminuire le emissioni di CO2 e la quantità di rifiuti prodotta, non genere altro debito pubblico e consuma meno energia e materie prime”. Parla invece di “dramma di una generazione” il Professor Luciano Monti dell’università LUISS di Roma che propone un nuovo paradigma economico fondato sulla sostenibilità integrata che mira a riequibrare il saldo negativo accumulato ai danni del Pianeta e delle giovani generazioni.
Ama le future generazioni come te stesso” era lo slogan di Nicolas Georgescu Roegen, padre della bioeconomia e della decrescita e per farlo sarà necessario abbandonare il mito della crescita del PIL che non registra realmente il benessere di una popolazione né tantomeno quello dell’ambiente che abitano.

Fonte: ecodallecittà.it

Occupazione e ambiente: l’esempio della Germania

In Italia non è stata adottata alcuna strategia in campo energetico/ambientale, malgrado le soluzioni siano praticabili e le potenzialità enormi. La Germania rappresenta un ottimo esempio di un Paese che ha puntato su questo settore e ha avuto risultati eccezionali. energia__rinnovabile_9

In Italia non è stata adottata alcuna strategia in campo energetico/ambientale, malgrado le soluzioni siano praticabili e le potenzialità enormi. In Italia abbiamo avuto un movimento ambientalista, poi abbiamo avuto i Verdi in parlamento, qualcuno di loro è anche riuscito ad essere ministro ma tutto ciò non è servito a dare un impulso decente al settore lavorativo ambientale che invece ha potenzialità enormi. D’altra parte le istituzioni, i governanti, il sindacato non hanno la più pallida idea e probabilmente anche nessuna seria intenzione di costruire una reale alternativa occupazionale e il tutto stride ancora di più quando vengono sfornati continui dati sull’aumento della disoccupazione. Le soluzioni sarebbero praticabili oggi stesso ma si preferisce piangere e continuare a fare le stesse cose di sempre anche se ormai non funzionano più. Un esempio che dimostra come in Italia non ci sia alcuna strategia in campo energetico/ambientale è stato il boom artificiale del fotovoltaico che ha drogato mercato e settore e senza alcuna proposta di sistema è esploso e poi imploso in breve tempo facendo guadagnare soprattutto i grandi speculatori. Non c’è pianificazione, progettualità, senso in queste (il)logiche anche perché quello che si aspetta sono i soliti contributi, agevolazioni e simili e senza quelli non si fa praticamente nulla. Non si fa cultura, non si fa formazione, non si lavora per creare una economia il più possibile indipendente da contributi, mazzette e mafie varie. È evidente che in questa situazione chi vuole lavorare nel settore ambientale deve darsi da fare direttamente e trovare delle soluzioni perché se si aspettano dall’alto, si può anche marcire a vita in un call center. La Germania è un ottimo esempio di paese che ha puntato su questo settore e ha avuto risultati eccezionali. Da una parte il movimento ambientalista e i Verdi hanno proposto soluzioni e le hanno praticate, dall’altra la formazione è stato il fondamento di una nuova concezione lavorativa. Il tutto ha reso successivamente possibile anche l’interessamento e l’intervento delle istituzioni. Sottolineo successivamente perché le istituzioni quasi sempre vengono dopo l’iniziativa dei cittadini, senza questa non succede pressoché nulla.certificazione_energetica_edifici

L’esempio della Germania dimostra come investire nel settore energetico/ambientale possa portare ottimi risultati. Senza una formazione adeguata non si va lontano e purtroppo in Italia la formazione è troppo spesso sinonimo di corruzione e sprechi. I soldi pubblici o comunitari per fare una formazione adeguata in Italia ci sarebbero e pure tanti ma non vengono utilizzati come si dovrebbe. E anche i soldi che i privati spendono per corsi, master e varia, troppo spesso hanno alti costi e bassi contenuti ma danno il famoso foglio di carta che attesta un sapere che non c’è o comunque non c’è nella misura in cui servirebbe effettivamente per un mondo del lavoro senza ciarlatani e venditori di fumo. Uno degli esempi più interessanti in ambito tedesco di formazione seria e qualificata è l’esperienza dell’Energie und Umweltzentrum (Centro per l’energia e l’ambiente) che da oltre trenta anni fa delle energie rinnovabili, la bioedilizia e l’efficienza energetica i pilastri del suo lavoro. Nato nel 1981 come associazione indipendente ed autogestita è diventato uno dei centri più importanti a livello europeo nel settore delle tecnologie alternative ed è stato fra i pionieri in Germania per quello che riguarda tutta la parte relativa al contenimento energetico degli edifici, aspetti poi ripresi successivamente anche dalla legislazione nazionale. Per dare la possibilità di venire a contatto con una realtà così importante, l’associazione Paea propone un corso di formazione residenziale presso il Centro stesso dal 2 all’11 agosto 2013. Il corso dal titolo “Energia – Ambiente –Lavoro”, giunto alla ventiquattresima edizione, è indirizzato esclusivamente ad italiani e vuole fare conoscere quanto di interessante e vincente anche dal punto di vista lavorativo, il Centro in particolare e la Germania in generale, ha sviluppato nel corso di questi anni. I temi affrontati nel corso sono molteplici: energia solare termica e fotovoltaica, risparmio energetico, case a basso consumo e passive, uso di materiali della bioedilizia, microcogenerazione, fitodepurazione, compost toilet, recupero acqua piovana, diagnosi energetiche nel settore privato e pubblico, centri europei per le tecnologie alternative ma anche permacultura, ecovillaggi, finanza ed imprenditoria etica, cibo biologico, cucina vegetariana, etc,. È un corso con un taglio tecnico ma non solo per tecnici e chiunque interessato a questi argomenti, che vuole trovare spunti per un nuovo eventuale lavoro e attività o per essere maggiormente informato, può trovare pane per i suoi denti. In tempi di crisi bisogna trovare delle soluzioni ed esempi che possano far diventare la crisi una opportunità. Di progetti e persone che hanno già percorso questa strada ce ne sono molti, importante è conoscerli e arricchirsi della loro preziosa esperienza.

Fonte. Il cambiamento

CONAI: “Nel 2012 riciclo e recupero in linea con l’anno precedente”

Il 23 aprile 2013 ha avuto luogo a Milano l’Assemblea Ordinaria CONAI. Comunicati i dati 2012: il recupero complessivo di imballaggi d’acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro si è mantenuto su livelli analoghi a quelli dell’anno precedente attestandosi a 73,8%. Il riciclo complessivo è stato invece del 63,9% dell’immesso al consumo (64,6% nel 2011). On line il comunicato stampa CONAI del 23.04.2013374709

Come testimonia la relazione sulla gestione e bilancio di CONAI – Consorzio Nazionale Imballaggi – nel 2012 il Sistema si è riconfermato, in presenza di un forte rallentamento dell’economia, un attore decisivo non solo nella salvaguardia dell’ambiente ma anche di una intera filiera industriale che va dalla raccolta al trattamento e alla valorizzazione dei rifiuti di imballaggio. A fronte di una situazione di crisi dell’economica nazionale che ha inciso sull’immesso al consumo riducendolo a 11,2 milioni di tonnellate (-3,4% rispetto al 2011), il recupero complessivo di imballaggi d’ acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro si è mantenuto su livelli analoghi a quelli dell’anno precedente attestandosi a 73,8%, equivalente a 8,27 milioni di tonnellate di imballaggi recuperate. Da sottolineare che il calo dell’immesso al consumo riguarda prevalentemente gli imballaggi commerciali e industriali che risentono maggiormente della perdurante contrazione degli scambi. Il riciclo complessivo, per circa la metà dovuto alla gestione diretta del Sistema Consortile, è stato invece del 63,9% dell’immesso al consumo, anch’esso in linea con il 2011 (64,6% nel 2011). Questo dato è prevalentemente legato al calo del riciclo degli imballaggi industriali e commerciali; a conferma sono tutti in leggero miglioramento i dati relativi ai diversi materiali ad esclusione del dato relativo al legno che determina il leggero calo complessivo. “Complessivamente il riciclo dei rifiuti di imballaggio urbani e assimilati, soprattutto gestito da parte del Sistema Consortile – commenta il Presidente Roberto De Santis – rispetto all’immesso al consumo cresce ulteriormente mentre il riciclo degli operatori indipendenti, soprattutto legato agli imballaggi industriali e commerciali, cala per effetti della crisi. I quantitativi di imballaggi da raccolta differenziata urbana conferiti ai Consorzi crescono per tutti i materiali ad esclusione della carta per effetto della scelta di alcuni Comuni di fuoriuscire dalle convenzioni ANCI-CONAI per gestire autonomamente i propri rifiuti, a conferma del ruolo di seconda istanza svolto dal sistema CONAI”.
Nel corso del 2012 CONAI ha deliberato, in linea con quanto già deciso nel 2011 per alluminio, carta e plastica, una nuova diminuzione del Contributo Ambientale carta e plastica ed aggiunto l’acciaio. A regime, le riduzioni del Contributo Ambientale deliberate porteranno a circa 130 milioni di euro il risparmio per le aziende produttrici ed utilizzatrici di imballaggio. Secondo Althesys, sono continuati a crescere i benefici economici netti derivanti dal riciclo dei materiali garantito da CONAI: 1.6 miliardi di euro che, sommati a quelli ottenuti dal 1998 al 2011, grazie alla progressiva diffusione della raccolta differenziata e alla crescita del riciclo, hanno raggiunto quota 12,7 miliardi di euro. Nel complesso, infine, si stima che il sistema di raccolta e riciclo abbia creato circa 16.000 occupati incrementali diretti in 15 anni. Allargando il computo agli addetti dell’industria del riciclo a valle delle attività del Sistema CONAI, la stima è di ulteriori 20.700 unità con un totale quindi di 36.700 posti di lavoro. In termini ambientali, in 15 anni, Il Sistema Conai ha permesso di evitare emissioni di CO2 per complessivi 82 milioni di tonnellate e di evitare la costruzione di 500 discariche. Secondo i dati relativi al periodo 1998 – 2012, si è infatti registrata una crescita notevole dei rifiuti avviati a recupero (da 33,2% a 73,8%), con una conseguente riduzione del 60% dei quantitativi di rifiuti di imballaggio destinati a smaltimento. Al 31 dicembre 2102 il numero di consorziati a CONAI è pari a 1.261.099. Sono 7.370 i Comuni serviti dai Consorzi di filiera a fronte dell’Accordo ANCI/CONAI, con un coinvolgimento di oltre 58 milioni di cittadini.

Fonte. Eco dalle città

Il governo francese punta sul riciclo per creare posti di lavoro

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Una migliore gestione dei rifiuti: un’opportunità per l’occupazione?

Nel 2016, saranno creati 100.000 posti di lavoro nelle attività della green economy. Questo è l’obiettivo recentemente istituito dal governo per assicurare una transizione ecologica: le energie rinnovabili, il risparmio energetico, la gestione delle acque … Tutte le eco-industrie sono tenuti a partecipare. Il settore dei rifiuti ha conosciuto negli ultimi 20 anni molti sviluppi in questa direzione. Potrebbe contribuire al corso fissato dal governo.

Al di là di questo, la questione dell’occupazione e degli affari viene ora affrontata attraverso una varietà di approcci: 
– Che lo sviluppo dell’occupazione in connessione con le priorità definite in termini di prevenzione e il riciclaggio?
– Che considerazione del ceppo al lavoro?
– Qual è l’impatto degli sviluppi tecnologici?
– Quali giocatori di ruolo dell’economia sociale?
– Quali sono le competenze attuali e future di impegnarsi in industria?

Fonte: ORDIF

Fiducia a un governo ambientalista. Firma

Una petizione lanciata da un gruppo di ambientalisti ed operatori economici verdi per mettere l’Italia sulla rotta giusta. Si invitano tutti i cittadini a sottoscrivere su Change.org in favore di una “soluzione verde” alla crisi politica italiana

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La crisi economica e la crisi politica dell’Italia richiedono e suggeriscono una soluzione nel segno dell’ecologia e dell’ambientalismo.

Per firmare la petizione clicca qui

Avevano detto le associazioni ambientaliste con l’ECOTELEGRAMMA che in un mese di campagna elettorale la parola ambiente è stata trascurata. (“Eppure la qualità dell’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo, il diritto a non essere sommersi dai rifiuti, la possibilità di scegliere un’energia pulita prodotta in Italia, la tutela del nostro territorio, del nostro patrimonio naturale e dei nostri beni culturali e colturali sono temi centrali della vita quotidiana. Assieme a quello, sempre più drammatico, del lavoro che in questi ultimi anni è cresciuto soltanto nei settori della green economy e dell’agricoltura di qualità”). Ora i risultati delle elezioni – con tutto il problema della mancanza di una maggioranza al Senato – creano un situazione nuova, difficile da un lato, ma anche carica di opportunità. Non c’ è dubbio che tra le motivazioni degli elettori, ma soprattutto nelle intenzioni programmatiche del Movimento5 stelle, i temi dell’ambiente, delle energia e di una nuova economia verde siano molto importanti. Senza entrare nel dettaglio di questioni come il voto di fiducia e le alleanze sistematiche o episodiche, ci troviamo di fronte a un’occasione da non perdere, a un bivio storico. I soggetti che si occupano di ambiente e risorse naturali, di produzione e consumo di cibo di qualità, di energie rinnovabili e sostenibilità, di beni culturali, identità territoriali e turismo, di legalità e giustizia, di lotta agli sprechi, nonché alcune sigle del mondo imprenditoriale che è riuscito a tradurre queste visioni in fatturato e nuovi posti di lavoro, insieme con i cittadini più attivi nelle battaglie per la difesa della salute e del territorio possono oggi unirsi e farsi sentire perché si avvii una legislatura finalmente attenta all’ambiente e affinché le forze di Italia Bene Comune e del Movimento 5 Stelle trovino il modo di avviarla. Ricordiamo alcuni impegni chiari contro lo spreco di ambiente, territorio, energia e futuro da prendere già nel primo anno di governo:

1) garantire la legalità e la giustizia, la trasparenza e l’equità nelle filiere agricole ed alimentari, ambientali ed energetiche, aumentando efficienza ed efficacia dei controlli con un’adeguata tutela penale dell’ambiente;
2) fissare l’obiettivo del 100% rinnovabili, procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, rinunciare al piano di sviluppo delle trivellazioni petrolifere in mare e definire una roadmap per la decarbonizzazione che sostenga la green economy, e per il risparmio energetico

3) spostare i fondi stanziati per strade e autostrade verso il trasporto sostenibile(ferrovia, nave, bici, mezzi elettrici e a basso impatto ambientale, car sharing) e il trasporto pendolare nelle aree urbane, definendo un piano nazionale della mobilità che superi definitivamente il programma delle infrastrutture strategiche;

4) rendere compatibili le scelte economiche e di gestione del territorio con la conservazione della biodiversità naturale attribuendo un ruolo centrale ai parchi, e varare un piano della qualità per il settore turistico per valorizzare i beni culturali e ambientali;

5) approvare un pacchetto di interventi per favorire l’occupazione – soprattutto giovanile – in agricoltura, sostenere le colture biologiche, biodinamiche e a basso impatto ambientale e promuovere modelli di consumo alimentare sostenibili;

6) approvare una legge che fermi il consumo di suolo e aumentare i vantaggi fiscali che derivano dalla scelta a favore del recupero e della ristrutturazione, dell’architettura bioclimatica e dell’urbanistica mirata all’abbattimento dell’inquinamento e alla riqualificazione energetica e ambientale del patrimonio edilizio;

7) incentivare non solo la raccolta differenziata, il riuso, il riciclo e il recupero dei materiali ma anche la lotta agli sprechi in ottica preventiva, cominciando a tagliare il sostegno agli inceneritori e alle discariche.


Andrea Bertaglio, giornalista ambientale

Tullio Berlenghi, esperto diritto ambientale

Paola Bolaffio, giornalista ambientale

Gian Maria Brega Promotore Labelab

Roberto Cavallo, Presidente ERICA e AICA

Alessio Ciacci, Assessore all’Ambiente di Capannori, Personaggio Ambiente 2012

Maurizio Cossa, Decrescita Felice Torino

Michele D’Amico, giornalista ambientale

Alessandro Fabrizi, comunicazione ambientale

Simona Falasca, Direttore Greenme

Alessandro Farulli, Direttore di Greenreport

Sergio Ferraris, Direttore responsabile ed editoriale QualEnergia

Marco Fratoddi, Direttore di La Nuova Ecologia

Marika Frontino, giornalisti ambientali

Giuseppe Gamba, presidente Azzero CO2

Paolo Hutter, Direttore Eco dalle Città

Lidia Ianuario, Direttrice Responsabile NeWage

Giuseppe Iasparra, giornalista ambientale e blogger

Bianca Laplaca, giornalista ambientale

Giuseppe Lanzi, AD Sisifo Italia (Green Economy)

Simonetta Lombardo, giornalista ambientalista

Paolo Piacentini , Presidente Federtrek

Letizia Palmisano, giornalista, vicepresidente di Econnection

Raphael Rossi, manager pubblico esperto rifiuti

Roberto Rizzo, giornalista ambientale e scientifico

Mauro Spagnolo, Direttore Responsabile Rinnovabili.it

Alessandro Tibaldeschi, ufficio stampa green Press Play

NOI ESTENSORI DI QUESTO APPELLO CHIEDIAMO il pronunciamento e l’appoggio DELLE PERSONE RICONOSCIUTE E IMPEGNATE NEL CAMBIAMENTO ECOLOGICO IN ITALIA, e più in generale la firma dei cittadini che condividono questa idea di “soluzione verde” alla crisi politica.

Fonte: eco dalle città