Sacchetti, l’Inghilterra (di nuovo) contro il bando: qualcosa di personale? Intervista a David Newman, Assobioplastiche

L’ennesima pagina della saga dei sacchetti banditi l’ha scritta la Gran Bretagna, che per la seconda volta si è opposta al bando italiano, facendo slittare le decisioni di Bruxelles a settembre. Perché proprio loro ritengono così importante fermare il decreto? Possibile che ci riescano? Intervista a David Newman, Segretario generale di Assobioplastiche (e inglese…)

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E’ la seconda volta che il Regno Unito solleva obiezioni sui contenuti del decreto italiano che ha messo al bando i sacchetti usa e getta non compostabili. Era già successo a luglio 2011 ed è capitato di nuovo… Perché proprio la Gran Bretagna ritiene così importante fermare il decreto?

La Gran Bretagna interviene con un meccanismo di automatismo burocratico senza entrare nel merito della questione. Loro dicono “se i sacchetti non sono vietati in Europa non possono essere vietati in Italia”. E’ il principio del commercio libero a tutti i costi. Il loro parere però è paradossale: i sacchetti che si trovano in Gran Bretagna – gli stessi vietati in Italia – sono quasi esclusivamente prodotti in Cina, cioè fuori dalla UE! Né hanno esaminato le conseguenze in termini ambientali: maggiore produzione di rifiuti, inquinamento degli oceani, contaminazione della filiera dell’organico, maggiori emissioni di CO2 e altro ancora, tutte conseguenze che noi riteniamo giustifichino un divieto. Anzi, sarebbe auspicabile un tale divieto in tutt’Europa come dice il Ministro Orlando. Il pubblico Europeo è totalmente dalla nostra parte e come abbiamo visto ieri nel Daily Telegraph, anche la stampa britannica ha sollevato perplessità.
L’Ulster ha recentemente seguito la strada irlandese, imponendo una tassazione sui sacchetti usa e getta. La scorsa estate si parlava di una possibilità simile anche per l’Inghilterra e di una consultazione aperta in Scozia. Cosa dice l’opinione pubblica di queste possibilità?

Il pubblico Britannico ha più volte espresso, attraverso sondaggi, la volontà di vietare i sacchetti monouso in commercio. Il Daily Mail ha fatto per anni una campagna perché il Governo introducesse un divieto, ed è un giornale di destra. La Gran Bretagna è paladina della libertà commerciale, e privilegia accordi volontari. Come il Governo stesso ha ammesso recentemente, gli accordi volontari sono un fallimento totale e la diffusione dei sacchetti monouso in plastica aumenta anche se Tesco, grande catena di supermercati, ha abbandonato l’uso degli oxodegradabili e la stessa città di Londra, durante le Olimpiadi, ha usato stoviglie compostabili made in Italy. Ma nonostante ciò, penso che il Governo Britannico non modificherà il suo liberalismo facilmente.

La decisione di Bruxelles di rinnovare il periodo di sospensione di 90 giorni – che a questo punto scadranno il 13 settembre 2013 – è l’anticamera di un parere contrario sul decreto? Che cosa ritiene più probabile che succeda?
La discussione è aperta e non è per nulla certo che l’UE si esprime contrario al decreto. La Commissione ha annunciato un periodo ulteriore di tre mesi per le verifiche, annuncio obbligatorio quando qualsiasi paese presenta qualsiasi interrogazione. Molto dipende dalla forza del Governo Italiano nel sostenere il decreto in sede Europea. Gli altri 25 paesi Europei non hanno espresso pareri contrari e la Commissione dovrà tenerne conto, o no? Molti paesi seguono lo sviluppo della legge, come la Francia, che pubblicamente ha annunciato interesse a seguire la strada italiana, e la Spagna, che ha una simile legge che entra in vigore durante i prossimi anni. Ci auguriamo che il Governo continui, come ha sempre fatto, a sostenere il decreto anche per confermare gli investimenti nella chimica verde in corso nel Paese, che ammontano attualmente a oltre €500 milioni con 4000 nuovi posti di lavoro. Con il rischio della de-industrializzazione posto da situazioni come ALCOA e ILVA, l’Italia può permettersi di buttare via un’iniziativa industriale che viene considerata all’avanguardia, rivoluzionaria, un cambiamento del paradigma industriale in più parti del mondo? Il dibattito è accesso proprio perché la legge italiana è stata anticipatrice, innovativa, di rottura con le politiche del passato.

Fonte: eco dalle città

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