Riciclo in sofferenza, Ronchi: ‘Serve decreto d’urgenza, poi contributi dalla grande distribuzione e nuovi impianti’

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L’ex ministro avanza diverse proposte per affrontare i problemi della filiera: “Serve un provvedimento d’urgenza perché vi sono tante nuove attività di riciclo che non possono partire, servono poi altre misure mirate alla crescita delle raccolte differenziate e dalla crescente Forsu”. Gli impianti di trattamento e i centri di stoccaggio sono ormai saturi. Non c’è più spazio dove collocare i rifiuti. Sulla situazione pesa anche la chiusura decisa dalla Cina che dall’inizio del 2018 ha stretto notevolmente i requisiti per i rifiuti provenienti dall’estero, in particolare la plastica. Un altro fattore che gli addetti ai lavori sottolineano è la preoccupazione per gli ostacoli normativi, rappresentati dalla mancanza dei decreti “End of Waste”. Un materiale ottenuto dal riciclo dei rifiuti perde la qualifica di rifiuto e viene classificato come materia prima secondaria da immettere nuovamente nel processo produttivo. Una sentenza del Consiglio ha aperto un vuoto normativo, stabilendo che spetta allo Stato (e non la Regione), attraverso il Ministero dell’Ambiente, valutare le diverse tipologie di materiale e rilasciare l’autorizzazione se la sostanza ottenuta dal trattamento e dal recupero del rifiuto soddisfa le condizioni stabilite dalla legge. A tutto ciò si aggiunge il problema degli incendi negli impianti, vera e propria emergenza nazionale, su cui il ministro Sergio Costa ha da poco dichiarato un maggiore impiego delle forze dell’ordine. Di tutti questo abbiamo parlato con Edo Ronchi, già ministro dell’Ambiente e una delle massime autorità in materia di rifiuti in Italia, che ci ha anticipato i messaggi di apertura che – in qualità di presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – condividerà a Ecomondo, a Rimini, durante gli “Stati generali della Green Economy”.

L’anno scorso l’avevamo intervistata a Rimini e ci aveva detto che “i decreti End of Waste in varie filiere tardavano ad arrivare” rischiando di lasciare i discorsi sull’economia circolare “solo chiacchiere”. Un anno dopo cos’è cambiato?

Il pacchetto di nuove Direttive europee sui rifiuti ed economia circolare non è più solo una proposta in discussione, ma si è tradotto in Direttive approvate e in fase di recepimento anche in Italia. L’IPCC ha pubblicato il Rapporto speciale sullo scenario di 1,5%  che sollecita impegni più stringenti di riduzione dei gas serra e che dovrebbe essere tenuto presente anche per il Piano energia e clima in fase di definizione in Italia. Si è svolta a settembre la 1° Conferenza nazionale delle green city a Bologna che ha proposto linee guida interessanti e innovative che potrebbero alimentare una maggiore spinta in direzione green anche delle città. A livello europeo, con nuovi limiti più stringenti alle emissioni delle autovetture, e nelle Regioni della pianura padana, con divieti di circolazione alle auto più inquinanti, si è data una  nuova spinta alle iniziative per la mobilità urbana  sostenibile, in particolare alla diffusione delle auto elettriche e dei biocarburanti. È in corso un dibattito per la ridefinizione, a livello europeo e nazionale, della nuova Politica Agricola Comune (PAC) con un rilevante rafforzamento degli indirizzi green. Direi quindi che le novità sono tante e molto importanti.

Nonostante tutte queste novità non ci sono abbastanza impianti di trattamento e le frazioni raccolte separatamente non riescono a trovare la giusta collocazione sul mercato. Può spiegare la sua proposta per superare l’evidente crisi nella gestione dei rifiuti? Esattamente che cosa dovrebbe prevedere il Decreto Legge di cui parla nel suo articolo pubblicato qualche settimana fa?

Serve un provvedimento d’urgenza, un decreto legge, perché vi sono, in diverse filiere di rifiuti, tante nuove attività di riciclo che non possono partire perché manca un’autorizzazione End of Waste che le Regioni, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, non possono più rilasciare. Mi pare che una bozza di tale decreto circolasse già al Ministero dell’ambiente: attribuiva alle Regione l’applicazione dei criteri End of Waste europei caso per caso, anche se non regolati da specifici decreti nazionali o da regolamenti europei. Servono poi altre misure mirate per affrontare alcuni problemi generati dalla crescita delle raccolte differenziate: un sistema di tariffe che premi quantità e qualità delle raccolte differenziate; un contributo a carico dell’industria alimentare e della grande distribuzione per alleggerire il peso sulle bollette della crescente quantità di Forsu raccolta e trattata, e per favorire investimenti in nuovi impianti o adeguamenti di quelli esistenti per la produzione di compost di qualità e di biometano, nonché per alimentare la filiera promettente della bioeconomia rigenerativa; servono autorizzazioni e investimenti per nuovi impianti che industrializzino nuove tecnologie già disponibili per il riciclo di alcune plastiche miste, difficili e costose da riciclare meccanicamente, con produzione di virgin nafta, di metanolo e di  idrogeno. Non basta contrastare l’usa e getta, occorre inoltre incentivare una maggiore riciclabilità e, ove possibile, anche la riutilizzabilità degli imballaggi e rendere meglio tracciata e garantita la raccolta e quindi la gestione legale dei Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) che in quantità elevate spariscono in gestioni non controllate. La sede propria per queste misure potrebbe essere il decreto legislativo di recepimento delle nuove direttive che potrebbe essere in Gazzetta entro il prossimo anno

Soluzioni le sue che sembrano in linea con le direttive europee sull’economia circolare, ma anche con la strategia sulla bioeconomia, da poco aggiornata dall’UE. Altri propongono invece soluzioni differenti, espresse a più riprese in alcuni articoli del Sole 24 ore, che sembrano spingere verso l’incenerimento dei rifiuti. Cosa ne pensa? 

Senza una gestione circolare dei rifiuti non si interrompe il modello lineare dell’economia e non si avvia un suo cambiamento. Se si continua a pensare alla discarica e agli inceneritori come soluzione della gestione dei rifiuti, il modello non cambia. Lo smaltimento in discarica invece può e deve essere quasi azzerato (come già avviene in Germania) e l’incenerimento dovrebbe essere fatto solo al servizio del riciclo, per quelle quote di rifiuti che residuano dai processi di riciclo e che non sono ulteriormente riciclabili. Ovviamente questo è il modello circolare di riferimento, per arrivarci c’è da gestire una fase transitoria. Ma mai questa fase transitoria dovrebbe essere invocata per tornare indietro, all’incenerimento di massa, a grandi quantità di rifiuti urbani inceneriti come soluzione finale, ma solo guardando avanti nell’attuazione delle priorità e degli obiettivi della gestione circolare dei rifiuti.

Ci può anticipare qualcosa sui messaggi con i quali aprirà i lavori degli Stati Generali della Green Economy ad Ecomondo?

Il primo messaggio, rivolto al nuovo Parlamento e al nuovo Governo, conterrà le sette proposte  prioritarie della green economy italiana, elaborate con un dibattito partecipato e approvate dal Consiglio nazionale della green economy formato da ben 66 organizzazioni di imprese. Il secondo è quello principale della Relazione sullo stato della green economy del 2018 che sarà presentata, anche quest’anno, agli Stati generali e focalizzerà l’attenzione a non sottovalutare i potenziali di nuovo sviluppo e di nuova occupazione delle green economy italiana, investendo in dieci misure fattibili, utili e ben individuate.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Smaltimento rifiuti due nuovi impianti per umido e plastica

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I progetti di A2a per il raddoppio del termovalorizzatore di Corteolona e per il potenziamento di Muggiano – da Repubblica Milano del 08.05.2017

Per smaltire tutto l’umido milanese un solo impianto di dimensioni medie, come quello previsto a Figino, vicino a Silla 2, non basta: ne serve (almeno) un altro, e l’intenzione è di puntare su Corteolona nel Pavese dove un termovalorizzatore già c’è ma si è deciso di raddoppiarlo. Non solo. Nel futuro milanese c’è anche una nuova struttura per trattare la plastica, pensata a Muggiano, dove oggi finiscono già alcuni rifiuti come gli ingombranti. Nei piani di A2a Ambiente l’obiettivo è chiaro: rendersi autosufficiente dal punto di vista del ciclo dello smaltimento dei rifiuti prodotti a Milano.
Oggi l’umido è dunque di gran lunga la frazione più consistente fra i rifiuti riciclabili raccolti in modo differenziato, rappresenta il 20 per cento dei rifiuti urbani raccolti in città. E viene trasportato tutto all’impianto di Montello, nella Bergamasca, dove si paga difatti per un servizio che da qualche tempo A2a Ambiente programma di organizzare “in casa”. Tanto che già tre anni fa A2a aveva deliberato l’investimento per la costruzione del nuovo impianto di smaltimento dell’umido milanese. La strada scelta è quella di impianti di medie dimensioni, anziché grandi, detti di “digestione anaerobica”, che trasformano l’umido principalmente in energia sotto forma di biogas. Con una media, stimata, di 90-100mila tonnellate prodotte all’anno, servono però almeno due strutture per smaltire tutto l’organico milanese. La procedura di autorizzazione è stata avviata per Figino, al confine con Pero. Una scelta che permetterebbe di risparmiare risorse e inquinare di meno: oggi gli avanzi di cibo prodotti in città vengono raccolti e trasportati già a Silla 2 assieme agli altri rifiuti indifferenziati. Ma se questi ultimi si fermano per essere bruciati nell’impianto, tremila bilici partono invece alla volta di Montello. Ecco, con il nuovo impianto che il quartiere mal digerisce, i camion si fermerebbe qui. Si avrebbe dunque meno congestione, la strada del rifiuto sarebbe più corta e si risparmierebbe dal punto di vista ambientale ed economico. Ma si sta andando avanti anche con il piano legato al raddoppio dell’impianto già esistente a Corteolona, l’ex Ecodeco nel Pavese, dove verrebbe conferito l’umido dell’Ovest della città. I progetti sullo smaltimento dei rifiuti milanesi sono in elaborazione. Se la carta viene già smaltita da impianti di proprietà, come per esempio quello di Cernusco, per la plastica ci sono nuovi orizzonti: oggi conferita in vari impianti nei dintorni di Milano, come Corsico, l’idea alla quale si lavora è quella di potenziare la struttura di Muggiano, dove c’è un’area molto vasta di proprietà di A2a Ambiente e dove già oggi si trattano alcuni rifiuti. Si considera il trattamento di circa 50mila tonnellate di bottiglie vuote e contenitori di cibo da riciclare.

«È positivo che Milano recuperi così tanto e ricicli così tanto — commenta il presidente della commissione Ambiente di Palazzo Marino, il Pd Carlo Monguzzi — il nuovo impianto pensato a Figino è supermoderno ma bisogna prima andare a parlare con i cittadini e mentre si fa l’impianto serve trovare l’accordo con gli agricoltori per utilizzare il compost nei campi milanesi e lombardi».

Fonte: ecodallecitta.it