CLASSIFICAZIONE RADIAZIONI OTTICHE ARTIFICIALI (R.O.A.)

Tutte le fonti luminose compreso i led sono soggetti a due normative la prima R.O.A. (radiazioni ottiche artificiali) di solito questa certificazione la rilascia il costruttore (CREE – NICHIA-SEUL ecc, sicuramente non la rilascia un made in CHINA) importante perchè essa prende in esame la qualità e la quantità della luce in modo particolare la lunghezza d’onda <400 nM, ci sono 3 parametri di valutazione vedi led

l’ altra normativa e la EN 62471:2009 questa seconda normativa valuta il rischio fotobiologico se nella normativa precedente si è nella classe 0 bisogna far modo che la quantità di luce emessa non possa essere causa di danni fotobiologici, in questo caso subentra la progettazione del corpo illuminante, un esempio molto banale è quello che prima dell’entrata in vigore di detta normativa le classiche plafoniere a neon da soffitto erano munite di solo riflettore, invece per renderle a norma è si è dovuto inserire una griglia quadrettata per evitare l’abbagliamento diretto, prima erano in classe 2 adesso in classe uno, la classe uno indica che non c’è nessun rischio fotobiologico nelle normali condizioni d’impiego.

Fonte: 5MPA

Stop ai biocarburanti: Oxfam Italia e ActionAid lanciano una petizione

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Oxfam Italia e ActionAid lanciano una petizione suChange.org per chiedere agli europarlamentari italiani e ai ministri Andrea Orlando (Ambiente) e Flavio Zanonato (Sviluppo economico) di rivedere la normativa oggi in vigore sui biocarburanti. La richiesta è limitare la produzione di biocarburanti provenienti da materie prime alimentari o prodotti sfruttando ingenti quantità di terra e acqua, affinché non entrino in diretta competizione con la produzione di cibo. Proprio per evitare la competizione tra produzione di biocarburanti e produzione di cibo, la Commissione europea ha proposto, a ottobre 2012, di stabilire un tetto massimo di consumo del 5% (in relazione all’obiettivo del 10% di energia da fonti rinnovabili nel settore dei trasporti). Secondo Oxfam Italia e ActionAid, tale misura va sostenuta e ulteriormente rafforzata, prevedendone l’introduzione in entrambe le direttive che regolano la politica europea sui biocarburanti ed estendendone l’applicazione anche alle coltivazioni energetiche dedicate. “Ricavare benzina o diesel a partire da colture alimentari o da colture non alimentari dedicate a fini energetici significa sottrarre terra e acqua alla produzione di cibo. Questo non è sostenibile né eticamente accettabile, perché contribuisce ad alimentare la fame, gli accaparramenti di terra e i cambiamenti climatici”, ha spiegato Elisa Bacciotti, Direttrice Campagne di Oxfam Italia. “Oggi l’Europa, assetata di biocarburanti, crede di fare una politica verde mentre invece alimenta la fame nel mondo: è necessario cambiare rotta, promuovendo alternative realmente sostenibili nel settore dei trasporti, come ad esempio la mobilità elettrica, il trasporto pubblico e l’efficienza energetica. Chiediamo ai cittadini italiani di far sentire la propria voce per una politica davvero amica del pianeta e di chi ci vive”, conclude Bacciotti.

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“L’attuale normativa europea sui biocarburanti ha dei costi sociali ormai non più sostenibili. Basta pensare che i prodotti della terra utilizzati per produrre biocarburanti nel solo 2008 avrebbero potuto sfamare 127 milioni di persone, riducendo la fame nel mondo di quasi il 15%. O che tra il 2009 e il 2013 sei milioni di ettari di terreno, ovvero una superficie grande quanto tutto il centro Italia quasi, sono stati acquisiti da imprese europee in Africa sub sahariana a scapito dei bisogni alimentari delle comunità locali”, riferisce Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid. “Qualsiasi persona di buon senso sceglierebbe di poter sfamare la propria famiglia, invece che riempire il serbatoio della propria auto – per questo crediamo che i cittadini italiani possano sostenere le nostre richieste”, conclude De Ponte. Nella plenaria di settembre il Parlamento Europeo si esprimerà sulla proposta di una nuova direttiva che propone la riduzione del consumo di biocarburanti prodotti da materie prime alimentari. Anche i Governi stanno negoziando una posizione comune in seno al Consiglio Europeo. La lobby dell’industria di settore sta però ostacolando questa proposta, con l’obiettivo di difendere i propri interessi a discapito di quelli collettivi. Un’influenza che, fino ad oggi, si è fatta sentire: nel solo 2011 i Paesi dell’Unione europea, Italia compresa, hanno sostenuto la produzione di biocarburanti con ben 6 miliardi di euro – soldi dei contribuenti a sostegno di politiche “verdi” che di sostenibile finora non hanno niente. È possibile firmare e monitorare l’andamento della petizione suChange.org a questo indirizzo.

Per approfondimenti

Position paper Oxfam Italia – Action Aid

Documento di approfondimento con storie dal campo

Leggi la scheda di approfondimento sui biocarburanti.

Oxfam Italia è una organizzazione internazionale no profit specializzata in aiuto umanitario, progetti di sviluppo, campagne di opinione. Oxfam Italia è membro di Oxfam, un network globale di 17 organizzazioni che collaborano con 3.000 partner locali in oltre 90 paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all’ingiustizia.

ActionAid è un’organizzazione internazionale indipendente impegnata nella lotta alle cause della povertà e dell’esclusione sociale. Da oltre 40 anni è al fianco delle comunità del Sud del mondo per garantire loro migliori condizioni di vita e il rispetto dei diritti fondamentali, attraverso 800 progetti sviluppati in collaborazione con 2000 organizzazioni locali in quasi 50 paesi dell’Africa, Asia e America Latina.

Fonte: il cambiamento

Bioshopper, pubblicato il decreto con le caratteristiche delle buste

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È stato pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale il decreto interministeriale firmato dai ministri Corrado Passera e Corrado Clini contenente le specifiche tecniche e le caratteristiche dei sacchi per asporto merci. Il decreto, che verrà notificato alla Commissione europea, oltre a definire le caratteristiche tecniche dei nuovi sacchi, ne stabilisce specifiche categorie (sia per quelli destinati ad uso alimentare che non) e i criteri di commercializzazione. Come ha spiegato Corrado Clini il decreto fa chiarezza sulla normativa che regola i sacchetti di plastica, incrementando l’uso di quelli ecofriendly. “Il provvedimento – prosegue Clini – normalizza le incertezze che hanno ostacolato lo sviluppo della filiera produttiva, incentiva la chimica verde e mette l’Italia in linea con l’Ue, dando un segnale concreto alle sollecitazioni venute recentemente dalla Commissione sia con l’avvio della consultazione pubblica su come ridurre l’inquinamento generato dalla plastica sia dalla presentazione del ‘Libro verde’ per la promozione dei riciclo dei rifiuti plastici”. Tra i nuovi sacchetti rientrano quelli monouso biodegradabili e compostabili, conformi alla norma armonizzata Uni En 13432 del 2002, e quelli riutilizzabili in carta, in tessuti di fibre naturali, fibre di poliammide e materiale diversi dai polimeri. I consumatori devono essere informati sull’idoneità dei sacchi per l’asporto delle merci attraverso una dicitura, riportata sia nei monouso che nei riutilizzabili. Rimangono valide le sanzioni già previste dal decreto legge del gennaio 2012, convertito in legge il 24 marzo. Il ministro Clini ha spiegato che il decreto regolamenta l’uso delle buste degradabili e compostabili in base a quanto è previsto dalla normativa europea, e gli usi commerciali delle buste riciclabili di plastica tradizionale. “L’obiettivo è fare in modo che le buste biodegradabili e compostabili siano usate soprattutto nel settore alimentare, contribuendo così a ridurre la produzione dei rifiuti”.

Fonte: il cambiamento

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Rifiuto Riduco e Riciclo per Vivere Meglio

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Rifiuti zero, depositata la legge di iniziativa popolare

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Solo pochi giorni fa, l’Unione Europea ci ha bacchettato e deferito alla Corte di Giustizia per come stiamo gestendo l’emergenza rifiuti nel Lazio. Fortunatamente qualcosa e qualcuno, dopo questa “tirata d’orecchie” già si è mosso, visto che non solo il Lazio ha problemi seri in tema ambientale. Il 27 marzo è stata infatti depositata in Corte di Cassazione una proposta di Legge di Iniziativa Popolare Rifiuti Zero da 14 cittadini rappresentanti di realtà sociali promotrici e dai coordinatori regionali della Campagna di raccolta firme. La normativa in materia parla di 50 mila firme necessarie affinché la legge possa essere presentata ma i proponenti mirano a raccoglierne almeno il doppio, contando su una realtà associativa locale capillare, sparsa in tutta Italia (14 coordinamenti regionali già operativi e 6 quelli in via di costituzione). La legge che i promotori vogliono che passi mira ad una reale riforma di tutto il sistema della raccolta e smaltimento rifiuti e si basa su 5 parole d’ordine fondamentali: sostenibilità, ambiente, salute, partecipazione e lavoro. Quest’ultima parola il comitato non l’ha scelta a caso. La raccolta differenziata porta a porta sarebbe infatti secondo il loro punto di vista, l’unica opera utile per questo paese e che renderebbe disponibili posti di lavoro. La macchina per la raccolta firme si metterà in moto subito dopo Pasqua in tutta Italia e avrà molto seguito in quei territori dove già si sta lottando contro discariche, inceneritori e gestioni dei rifiuti sbagliate. La fine della raccolta firme e la presentazione poi della Proposta di legge è prevista prima della pausa parlamentare estiva. M.M.

Fonte: il cambiamento

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