La Tela: da ristorante della ‘ndrangheta a osteria sociale

Da ristorante della ‘ndrangheta a osteria, centro di aggregazione e promozione culturale a Milano. Bene confiscato nel 2010, oggi La Tela è un’osteria sociale del Buon Essere che offre materie prime di alta qualità con una grande attenzione all’eticità dei prodotti. La Lombardia, secondo i dati forniti dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, è la sesta regione per numero di beni immobili definitivamente confiscati, dopo Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Lazio e quinta per numero di aziende.

Negli ultimi anni gli investimenti nelle attività legali da parte della ‘ndrangheta in Lombardia sembrano essere sempre più legati, oltre all’insieme di attività connesse con l’edilizia, anche all’universo di ristoranti e pizzerie, attività semplici particolarmente adatte al riciclaggio di denaro e utili alle organizzazioni per avere controllo del territorio, prestigio e consenso sociale, un luogo di incontro per gli esponenti dei clan, a volte ospitare merci proibite.

La Pizzeria Re Nove è stata sequestrata nel Comune di Rescaldina, nel milanese, nel 2006 ad un esponente legato alla locale di ‘ndrangheta di Mariano Comense. Nel 2010 il bene confiscato è stato definitivamente trasferito al Comune di Rescaldina, che quattro anni dopo ha emesso un bando per la gestione. A rispondere la Cooperativa Arcadia  insieme a una cordata di associazioni: Cooperativa Dire fare giocare, Ial Legnano, ENAIP Busto Arsizio, Associazione La Libreria Che Non C’e’, Rete Gas Gasabile, Slow Food Legnano, Team Down. Tutti insieme hanno dato nuova vita al locale, trasformandolo in un ristornate, ma anche in luogo di aggregazione e promozione culturale. Oggi si chiama La Tela, Osteria Sociale del Buon Essere. Con Giovanni Arzuffi, coordinatore della Cooperativa Arcadia, abbiamo ripercorso la storia dell’osteria La Tela e abbiamo tracciato un bilancio delle attività.VASSALLO1-1140x641

La Tela è il nome dell’osteria, ma rispecchia anche l’anima del progetto?

Il nome La Tela deriva da due motivazioni. La prima più semplice: Rescaldina è sede di industrie tessili dedicate in gran parte alla produzione di tele. Però la motivazione principale è che la tela è fatta da tanti fili, che presi singolarmente sono deboli e si rompono, ma una volta che si intrecciano fanno un tessuto resistente. La Tela, infatti, è fatta da varie associazioni che si sono messe insieme e hanno costruito questa esperienza. Il nome ha proprio questo significato: mettersi insieme per creare un elemento forte.

In che condizioni avete trovato il ristorante?

La procedura di assegnazione è stata abbastanza veloce al Comune di Rescaldina che poi ha curato un progetto di ristrutturazione e ha emesso un bando per la gestione. Quando abbiamo vinto il bando oltre alla messa a punto del riscaldamento, impianto elettrico e idraulico c’è stato un gran lavoro di pulizia di tutti gli ambienti e l’adeguamento dei lavori per le nostre esigenze.

Quali difficoltà iniziali avete incontrato e come le avete superate?

Difficoltà vere non ce ne sono state. Probabilmente perché avevamo programmato bene tutte le cose da fare e scelto le persone giuste con cui lavorare. Il capofila di questo progetto è la Cooperativa Arcadia, una cooperativa sociale, che ha 27 anni di vita e opera nel nostro territorio e principalmente fa manutenzione di spazi verdi e reinserimento di soggetti svantaggiati nel mondo del lavoro. Questo per noi è stato aprire un ramo di impresa. Per cui la scelta principale è stata quella di trovare persone che sapessero fare ristorazione. Una volta fatto questo è stato tutto semplice, perché c’erano le persone giuste che sapevano gestire un ristorante. C’è stata la fatica quotidiana di far funzionare questa esperienza.

Su cosa si basa la vostra cucina? Quali sono le vostra specialità?

La nostra cucina è buona. La Tela prima si chiamava Re 9, quando era di proprietà della famiglia legata alla ‘ndrangheta, era una pizzeria. Noi abbiamo deciso di non fare pizzeria perché in zona ce ne sono tante. Abbiamo puntato su una cucina che si basasse sulla qualità delle materie prime, contatti direttamente con i produttori che ci garantissero la qualità e anche l’eticità del loro prodotto. Ad esempio le mozzarelle di bufala arrivano dalla Campania, da una cooperativa di Libera, Le terre di don Peppe Diana a Castel Volturno. L’olio è della Casa dei Giovani, vicino Bagheria, in Sicilia. Poi ci affidiamo ad una filiera corta con il miele di un produttore di api della zona. Questo ci permette di offrire a chi viene qui prodotti buoni. Poi c’è il contributo del nostro chef.

Oggi quante persone lavorano al ristorante?

Dall’inizio sono dieci persone a tempo indeterminato di cui tre soggetti svantaggiati. Collaborano anche ragazzi delle scuole professionali con l’alternanza scuola lavoro. Complessivamente ci lavorano quindici persone.
E’ un progetto sostenibile?

Certamente. Abbiamo chiuso il bilancio 2016 in lieve perdita, ma era previsto perché ci sono stati una serie di investimenti per l’acquisto di attrezzature. Il 2017 così come sta andando il trend sarà in attivo. Per cui la cosa funziona. Economicamente è sostenibile. Bisogna prendere tutto molto sul serio se si deve fare un’impresa sociale e bisogna avere una visione precisa, sia dal punto di vista organizzativo che economico perché tutto deve funzionare e siccome si regge solo sugli incassi, deve funzionare come un’impresa, rispettando i lavoratori e pagando il giusto.

La tela è anche un centro di aggregazione e promozione culturale, che attività svolgete?

Durante l’anno si sono fatte molte iniziative e al piano superiore i locali sono destinati alle riunioni e agli incontri delle associazioni e sono gratuiti. Attualmente sono sei le associazioni che hanno sede da noi. Nel progetto oltre alla Coop Arcadia, hanno contribuito con idee anche gli altri partner. La Tela non è solo un posto dove si mangia, ma anche dove si può vedere un film, assistere alla presentazione di un libro, conferenze, concerti. L’attività è variegata. E questo è uno degli elementi che ci porta a funzionare, perché viene frequentato da persone con interessi diversi, che poi scoprono anche che è un posto dove si mangia bene. Infine, ci sono molte scuole che ci vengono a trovare. Alcuni hanno voluto lasciare un contributo realizzando un murales. C’è uno scambio continuo grazie anche alla rete di Libera. Inoltre, tutte le sala di ristorazione sono dedicate a una vittima innocente di mafia. Ci sono continui segnali di presa di posizione seminando pillole di antimafia. E quando riusciamo siamo contenti.

 Articolo tratto da CON_Magazine, giornale online realizzato da Fondazione CON IL SUD in collaborazione con Italia che Cambia

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/07/la-tela-ristorante-ndrangheta-osteria-sociale/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Milano, smaltimento illecito di rifiuti: arrestati 8 imprenditori legati alla ‘ndrangheta

Arrestati dai Carabinieri 8 imprenditori lombardi legati alla ‘ndrangheta: avrebbero smaltito tonnellate di rifiuti all’interno di cave tra Lodi e Novara.

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I Carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) e del Comando provinciale di Milano hanno arrestato 8 imprenditori che sarebbero legati alla ‘ndrangheta: operanti nel settore del movimento terra, con appalti tra Milano e l’hinterland (zona di cantieri Expo e di intensissima urbanizzazione), secondo quanto emerso dagli accertamenti avrebbero smaltito illecitamente tonnellate di rifiuti in due cave dislocate in provincia di Lodi e di Novara. Questi arresti scaturiscono da un costone dell’Operazione Infinito. Dell’Operazione Infinito vi avevamo parlato già qualche mese fa, quando la Procura di Milano rinviò a giudizio 22 persone (i titolari e ad alcuni autisti dell’azienda brianzola Perego Strade) accusati di aver effettuato oltre 6mila viaggi per trasportare rifiuti speciali al conferimento, salvo invece smaltire tutto nei numerosi cantieri sparpagliati per la Lombardia; 2,3 milioni di euro i proventi che l’azienda (infiltrata dalla malavita calabrese) avrebbe portato a profitto. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore distrettuale anti-mafia Alessandra Dolci, che hanno portato agli arresti di stamattina, sono durate due anni e coordinate dalla Procura della Repubblica e dalla Dda di Milano, hanno dimostrato agli inquirenti la fittissima rete costruita tra la Lombardia e le ‘ndrine calabresi, un vero e proprio filo di contiguità a tutela degli interessi della criminalità organizzata calabrese in Lombardia: i Carabinieri hanno sequestrato anche due impianti, due aziende di trasporti e ben 30 automezzi. Il sistema di smaltimento è quello consolidato nel tempo: grazie al cosiddetto“giro bolla”, sono riusciti a smaltire illecitamente tonnellate di rifiuti in due cave dislocate in provincia di Lodi e di Novara. Questa tecnica funziona grossomodo così: i camion carichi di rifiuti tossici che partivano da una qualche ditta lombarda transitano attraverso un’azienda intermedia, in cui vengono riscritte le bolle di accompagnamento dei rifiuti, declassando i materiali da tossico-nocivi ad innocui. Dopodichè è come se si trasportassero patatine e diventa un gioco da ragazzi aggirare i controlli ed introdurre i rifiuti, come in questo caso, nelle cave tra Lodi e Novara. Il blitz di questa mattina ha permesso alla Procura di deferire, seppur in stato di libertà, altri 20 individui, tra autisti e “padroncini”, la cui presenza all’interno delle aziende degli odierni arrestati veniva imposta dalle ‘ndrine. Effettuare operazioni di questo tipo è semplicissimo e la vita per le ecomafie italiane è ancora troppo facile: senza Sistri, una prima pietra della cui posa si parla ormai da anni e le cui proroghe all’avvio sono ormai diventate l’ennesima pantomina di Stato: forse questo spiega anche come mai molte aziende lombarde hanno sempre contestato la messa in esercizio di questo moderno sistema di tracciatura elettronica dei rifiuti.

 

Fonte:ecoblog