Protocollo di Kyoto: che cos’è

Sono passati diciassette anni dalla firma del protocollo di Kyoto, il principale strumento messo in atto dalle Nazioni Unite per limitare i cambiamenti climatici. Fra pochi giorni saranno trascorsi diciassette anni dall’11 dicembre 1997, il giorno in cui 180 Paesi, in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, firmarono il protocollo di Kyoto, il principale trattato internazionale in materia ambientale riguardante i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale. Ci vollero più di sette anni perché, in seguito alla ratifica da parte della Russia, il trattato entrasse in vigore il 16 febbraio 2005. Il trattato – il cui protocollo è stato prolungato sino al 2020, otto anni in più della scadenza fissata al 2012 – prevede l’obbligo di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti quali il biossido di carbonio, il metano, l’ossido di azoto, gli idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo in una misura non inferiore all’8% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 nel periodo 2008-2013. La condizione affinché il trattato potesse entrare in vigore era che le nazioni firmatarie fossero almeno 55 e che contribuissero al 55% delle emissioni inquinanti: come anticipato in precedenza solamente grazie alla firma della Russia nel novembre 2004 si è potuto far entrare in vigore il trattato. A oggi, a diciassette anni dalla stesura e a dieci dall’entrata in vigore sono 191 i Paesi che hanno ratificato il protocollo. Il protocollo prevede meccanismi flessibili con i quali i Paesi aderenti possono acquisire crediti: con il Clean Development Mechanism e il Joint Implementation i Paesi industrializzati possono realizzare progetti, nei Paesi in via di sviluppo o in altri Paesi aderenti, atti a produrre benefici ambientali in termini di riduzione dei gas-serra e a far acquisire crediti spendibili autonomamente o insieme ai Paesi partner. Con l’Emission Trading i Paesi industrializzati e quelli a economia in transizione possono scambiarsi i crediti. I Paesi in via di sviluppo non sono stati invitati a ridurre le loro emissioni. Fra i Paesi che avevano firmato il protocollo nel 1997 una delle ratifiche più tardive è stata quella dell’Australia avvenuta solamente il 2 dicembre 2007. Per quanto riguarda l’Italia, il 16 marzo 2012 il ministro dell’ambiente del Governo Monti,Corrado Clini, ha stanziato un Fondo rotativo per Kyoto da 600 milioni di euro per finanziare, attraverso tassi agevolati di interesse, le energie rinnovabili, gli interventi atti a potenziare l’efficienza energetica e le tecnologie di cogenerazione e trigenerazione. Gli Stati Uniti, responsabili del 36,2% delle emissioni mondiali di biossido di carbonio, non hanno mai firmato il Protocollo di Kyoto.Fracking In California Under Spotlight As Some Local Municipalities Issue Bans

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Fonte: ecoblog.it

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Schwarzenegger: “La mia lotta contro i cambiamenti climatici”

Nel suo discorso al Palais d’Iéna, l’attore e politico ha portato l’esempio della California, modello virtuoso di un’economia in crescita e attenta alla questione ambientale

Arnold Schwarzenegger ospite al Palais d’Iéna ha mostrato i muscoli dei sostenitori del riscaldamento globale, parlando al cospetto del ministro per gli Affari Esteri Laurent Fabius e dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per il clima Mary Robinson,

il film di cui sto per parlarvi oggi non è fantascienza il cambiamento climatico è una realtà che ha già incidenza sulle nostre vite,

ha detto l’attore che ha da poco concluso le riprese del quinto episodio di Terminator.

Dopo il fallimento della Conferenza sul clima di Copenaghen 2009, l’allora governatore della California decise di fondare l’R20, una coalizione di regioni impegnate nella lotta contro il riscaldamento globale: attualmente la coalizione raggruppa 500 città e regioni impegnate in prima linea nella ricerca di soluzioni pratiche riguardanti le questioni climatiche.

Schwarzy non ha usato perifrasi, andando al cuore del problema:

Sette milioni di morti sono causati, ogni anno, dall’esposizione all’inquinamento atmosferico, dalle siccità, dagli uragani fuori controllo. Gli scienziati prevedono una povertà crescente, la fame nel mondo se noi non faremo nulla: è uno scenario molto più inquietante di quello di qualsiasi film ed è per questo che mi sono impegnato in questa crociata, Bisogna invertire la tendenza e perciò bisogna pensare differentemente.

Schwarzenegger ha poi aggiunto ironicamente che amerebbe utilizzare i modi spicci di Terminator con i climatoscettici:

in questo modo mi sarebbero sufficienti cinque minuti per convincerli che i gas serra sono un inquinante.

Riguardo alle politiche della California – del quale è stato governatore dal 2003 al 2011 – Schwarzenegger ha sottolineato il ruolo pionieristico dello Stato che da sempre è in prima linea per quanto riguarda diritti civili ed ecologia:

Non abbiamo atteso nessuno: né il governo federale, né un accordo internazionale per agire. La California dispone di un’efficienza energetica del 40% superiore a quella degli Stati Uniti. Il che significa che se il apese avesse seguito iulo nostro cammino noi potremmo liberarci del 75% delle centrali a carbone. Non c’è un aria repubblicana o un’aria democratica, c’è l’aria che respiriamo tutti.

Nel discorso di Schwarzenegger non può mancare un riferimento ai benefici anche economici di politiche eco-friendly, perché molto spesso è proprio l’anti-economicità una delle principali confutazioni di chi vuole smontare i principi della green economy:

Ci hanno trattato come folli ci è stato detto che la nostra economia sarebbe deragliata. Le industrie dell’automobile ci hanno dichiarato guerra quando abbiamo voluto introdurre norme sui carburanti. Ma è successo il contrario. L’economia californiana cresce più di quella del Paese. Attiriamo più della metà di tutti gli investimenti “green” degli Stati Uniti. Non bisogna scegliere fra ambiente ed economia.

 

 

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Fonte:  Le Monde

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Clima: i cambiamenti climatici mettono in pericolo la salute umana

I cambiamenti climatici vanno contrastati a partire dall’inquinamento atmosferico che causa milioni di morti per smog all’anno

L’OMS aveva già avvertito: di smog si muore. Ma alla conferenza mondiale tenuta presso la sede dell’OMS a Ginevra sulla salute e il clima emergono sostanzialmente due messaggi degni della massima attenzione: L’inquinamento dell’aria uccide e i cambiamenti climatici mettono in pericolo la salute umana. Alla conferenza vi hanno preso parte 300 partecipanti, tra cui tra cui i ministri, funzionari delle varie agenzie delle Nazioni Unite, sindaci e esperti della salute, clima e sviluppo sostenibile.who-620x350

Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS, ha detto:

Il settore sanitario ha bisogno di agire rapidamente: la prova è schiacciante: il cambiamento climatico mette in pericolo la salute umana. Le soluzioni esistono e dobbiamo agire con decisione per cambiare questa traiettoria.

Le nuove misure di adattamento ai cambiamenti climatici potrebbero anche salvare vite umane in tutto il mondo, assicurando che le comunità siano meglio preparate ad affrontare l’impatto del calore, di condizioni meteorologiche estreme, di malattie infettive e dell’insicurezza alimentare. Le malattie che si sono dimostrate più sensibili ai cambiamenti climatici sono il colera, la malaria e la dengue e l’OMS sottolinea quanto sia importante agire ora per proteggere la salute nel presente e il futuro. La comunità impegnate nel settore della salute stanno lavorando duramente per migliorare la capacità di sorveglianza e controllo delle malattie infettive sensibili al tempo e al clima. Il cambiamento climatico sta già causando decine di migliaia di morti ogni anno a causa degli eventi meteorologici estremi, come ondate di calore e inondazioni, e dal degrado delle risorse idriche, dei servizi igienico-sanitari, e per l’impatto su agricoltura, secondo i più recenti dati dell’OMS.

Osserva Flavia Bustreo Assistant al Direzione generale dell’OMS per la salute della Famiglia, delle Donne e dei bambini:

Le popolazioni vulnerabili, i poveri, gli svantaggiati e i bambini sono tra coloro che soffrono maggiormente il peso degli impatti legati al clima e per le malattie conseguenti, come la malaria, la diarrea e la malnutrizione, che già uccidono milioni di persone ogni anno. Senza un’azione efficace per mitigare e adattarsi agli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulla salute, la società dovrà affrontare uno dei suoi più gravi problemi.

E positiva Maria Neira, Direttore OMS del Dipartimento di Sanità Pubblica che sostiene che se gli effetti dei cambiamenti climatici sono mitigati i benefici per la salute sono sostanziali e immediati:

L’esempio più potente è l’inquinamento atmosferico, che nel 2012 è stato responsabile di 7 milioni di morti – uno su otto di tutti i decessi a livello mondiale. Ora ci sono prove solide si può invertire questa tendenza.

La conferenza anticipa i temi relativi ai cambiamenti climatici e alle condizioni di salute del genere umano su scala planetaria che saranno discussi al prossimo vertice sul clima delle Nazioni Unite, organizzato dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon nel settembre 2014 a New York.

Fonte:  WHO
Foto | WHO@facebook

 

Sicurezza alimentare, abbassati i livelli massimi accettabili delle sostanze tossiche

La commissione del Codex Alimentarum abbassa i livelli massimi accettabili per piombo, arsenico, farmaci e pesticidi nei prodotti alimentari.

La Commissione del Codex Alimentarum si è riunita a Ginevra, in luglio, per adottare una serie di norme che hanno abbassato i livelli massimi accettabili di piombo nel latte artificiale e nell’arsenico nel riso. Questa commissione – nata nel 1963 per iniziativa dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – ha il compito di sviluppare standard alimentari uniformi, linee guida e codici, a livello globale, per la promozione di un cibo più sicuro e nutriente. Quattro sono gli ambiti principali delle decisioni prese alcune settimane fa. Innanzitutto il Codex Alimentarius ha raccomandato che il latte artificiale non abbia un contenuto di piombo superiore a 0,01 mg per kg, uno standard dimezzato rispetto al precedente di 0,02 mg per kg. Questo per tutelare i neonati dagli effetti negativi che il piombo può arrecare al cervello e al sistema nervoso. Viene introdotto, per la prima volta, un livello massimo di arsenico nel riso standardizzato in 0,2 mg per kg. L’esposizione prolungata a questa sostanza può provocare lesioni tumorali e alla pelle, nonché diabete, malattie cardiache e danni al sistema nervoso del cervello. L’arsenico è presente in quantità elevate in alcune regioni e il riso risulta particolarmente esposto poiché la sua coltivazione necessità di grandi quantità di acqua che rischia di essere contaminata. Divieto assoluto, invece, per alcuni farmaci veterinari che contengono sostanze vietate (cloramfenicolo, verde malachite, carbadox, furazolidone, Nitrofural, clorpromazina, stilbeni e olaquinadox) i cui residui possono finire nella catena alimentare, in carne, latte, uova e miele. Valori massimi sono stati ritoccati anche nell’impiego di pesticidi per l’agricoltura (con un limite massimo di 0,02 mg per kg per il diserbante diquat che si utilizza sulle banane o sui chicchi di caffè), mentre è stato adottato un nuovo codice d’igiene per minimizzare la contaminazione delle spezie nelle fasi di produzione.mais1-586x439

Fonte:  Food Safety News

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Clima, summit informale dei ministri per l’Ambiente a Milano: ma l’Italia che politica fa?

Una chiacchierata informale tra i ministri per l’Ambiente europei si svolge in queste ore a Milano per mettere a punto le strategie sul clima

I cambiamenti climatici sono al centro del summit che si sta tenendo in queste ore a Milano tra i ministri europei per l’Ambiente. La chiacchierata informale serve a mettere a punto gli obiettivi da presentare a Ban Ki Moon in vista del Vertice con Ban Ki Moon che si terrà alle Nazioni Unite il prossimo 23 settembre. In sostanza l’Europa prova a presentarsi con un fronte unico e allineato di proposte compatte per evitare i fallimenti dell’ultimo minuto. E’ dunque l’occasione per dare un nuovo impulso ai negoziati che si andranno a discutere nel 2014 a Lima e nel 2015 a Parigi. Il summit di oggi è informale e non porterà a un risultato negoziale ma si cera piuttosto quel fronte compatto che a Parigi alla COP 21 potrebbe fare la differenza proprio nelle negoziazioni con le altre Nazioni. Ciò che manca però ancora e che resta da definire prima ancora degli incontri di Lima COP20 che si terranno dall’1 al 12 dicembre prossimi e di Parigi nel 2015 sono le rassicurazioni sul finanziamento e capitalizzazione del Fondo Verde per il Clima (Green Climate Fund). Mancano ancora i partecipanti peraltro e la riunione di oggi servirà anche a capire chi vi parteciperà sebbene sia chiaro che l’Ue tenga alla visibilità dei suoi Stati Membri al Vertice. Il Segretario Generale Ban Ki Moon ha reso noto che la Sessione plenaria della mattina sarà limitata ai Capi di Stato e/o di Governo, con i Ministri che possono partecipare alle sessioni parallele pomeridiane sulle azioni per il clima e discussioni tematiche. Ciò che resta ancora da definire è l’ alto livello di partecipazione da parte dei Capi di Stato e/o di Governo dell’UE. Proprio sulla presenza, dicevamo, l’Europa punta a dimostrare il ruolo di forte sostenitore di un’azione globale per il clima. Al Vertice COP20 dovrebbe prendere parte oltre 100 capi di Stato inclusi i rappresentanti dei BRIC, Brasile, India e Cina e Messico. I messaggi comuni relativi ai cambiamenti climatici che l’Europa vuole far emergere al Vertice COP20 riguardano sia le azioni specifiche dei singoli Stati membri sia quelli complessivi e che consistono in azioni che evidenziano:

i vantaggi di una transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio ed il successo dell’Europa nel dissociare la crescita economica dalla crescita di emissioni; sottolineare la nostra disponibilità ad una azione ambiziosa nell’ambito del nuovo accordo sul clima; fornire rassicurazioni del nostro forte impegno per un costante sostegno agli sforzi dei nostri
partners internazionali.

Mi rendo conto che sono obiettivi condivisibili ma almeno nel caso dell’Italia sembra di assistere a una politica bipolare, ossia se in Europa durante il semestre della nostra Presidenza proponiamo interventi volti a migliorare l’approccio delle politiche ambientali in casa nostra ci muoviamo verso un sistema di politiche energetiche con elevate emissioni di CO2 che nel quadro idilliaco delle proposte appena fatte rischia di penalizzarci seriamente. Nel merito vi invito a leggere la Sessione Crescita verde: inverdimento del Semestre europeo e Strategia europea 2020 e Crescita Verde e occupazione e ditemi se vi sembrano coerenti con le politiche italiane in merito?BspQPAPIUAA_91O

Fonte:  Minambiente

2. Il cammino verso la sostenibilità globale

È stata la conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano, tenutasi a Stoccolma nel 1972, a fornire alla comunità internazionale la prima occasione di incontro, con l’obiettivo di considerare come un tutt’uno le esigenze globali in materia di ambiente e di sviluppo. Il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), che nel 2012 celebrerà il suo 40º anniversario, è stato istituito alla conclusione di tale conferenza, al cui termine sono stati introdotti per la prima volta anche i ministeri dell’Ambiente di molti paesi del mondo. Lo sviluppo sostenibile assume svariati significati per le diverse persone. Tuttavia, a segnare una svolta è una definizione del 1987, secondo cui lo sviluppo sostenibile è «uno sviluppo che risponde alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie» (relazione della commissione Brundtland intitolata «Il nostro futuro comune»). Tali «esigenze» non comprendono soltanto gli interessi economici, ma anche i fondamenti ambientali e sociali su cui poggia la prosperità globale. Nel giugno 1992, i responsabili politici di 172 paesi si sono riuniti a Rio de Janeiro in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo. Il loro messaggio era chiaro: «modificare i nostri atteggiamenti e i nostri comportamenti è l’unico modo per realizzare i cambiamenti necessari». Il vertice del 1992 è stato decisivo nel proiettare stabilmente sulla scena pubblica i problemi dell’ambiente e dello sviluppo. Il vertice della terra ha gettato le basi per numerosi e importanti accordi internazionali in materia di ambiente:

• l’Agenda 21, un piano d’azione per lo sviluppo sostenibile,

• la dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo,

• la dichiarazione sui principi concernenti le foreste,

• la convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico,

• la convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica,

• la convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione.

A vent’anni esatti dallo storico vertice di Rio, il mondo torna ancora una volta a confrontarsi e a decidere su come procedere. Quello del 2012 sarà il quarto vertice della terra e rappresenterà un’altra pietra miliare negli sforzi messi in campo dalla comunità internazionale per la realizzazione dello sviluppo sostenibile. L’economia verde e la governance globale in materia di ambiente sono in cima all’agenda.1

«Parlo per più della metà della popolazione mondiale. Siamo la maggioranza silenziosa. Ci avete dato un posto a sedere in questa sala, ma i nostri interessi non sono sul tavolo. Cosa si deve fare per poter partecipare a questo gioco? Bisogna appartenere a una lobby? Essere un’azienda potente? Avere denaro? È da quando sono nata che non fate altro che negoziare. Per tutto questo tempo, avete disatteso gli impegni, avete mancato gli obiettivi e avete infranto le vostre promesse».

Anjali Appadurai, studentessa presso il College of the Atlantic, parla a nome delle organizzazioni non governative giovanili il 9 dicembre 2011 a Durban (Sud Africa)

Giornata conclusiva della conferenza delle Nazioni Unite sul clima2

Non esiste una via facile e veloce per raggiungere la sostenibilità. La transizione richiede uno sforzo collettivo da parte dei responsabili politici, delle aziende e dei cittadini. In alcuni casi, i responsabili politici devono fornire incentivi per promuovere l’innovazione oppure offrire un sostegno alle aziende che rispettano l’ambiente. Altre volte, i consumatori possono essere chiamati a sostenere costi aggiuntivi derivanti da processi produttivi più sostenibili. Potrebbero persino dover diventare più esigenti nei confronti dei produttori dei loro marchi preferiti oppure scegliere prodotti più sostenibili. Le aziende potrebbero dover sviluppare processi produttivi puliti ed esportarli in tutto il mondo.

A problemi complessi, soluzioni complesse

La complessità delle nostre strutture decisionali globali rispecchia la complessità che si riscontra nell’ambiente. Trovare il

giusto equilibrio tra le leggi, le iniziative del settore privato e le scelte dei consumatori è un’impresa ardua. Altrettanto lo è

individuare il «giusto livello» su cui puntare, tra quello locale e quello globale. La politica ambientale diventa più efficace

se viene definita e attuata su diverse scale e il «giusto livello» varia a seconda del problema. Consideriamo la gestione

del patrimonio idrico. L’acqua dolce è una risorsa locale esposta a pressioni globali. Nei Paesi Bassi, ad esempio, la gestione delle risorse idriche è affidata agli enti locali ma è soggetta alla normativa nazionale ed europea. La gestione delle risorse idriche nei Paesi Bassi non deve solo affrontare le problematiche locali e guardare a quanto accade nei paesi a monte. Secondo le previsioni, il surriscaldamento del pianeta provocherà l’innalzamento del livello dei mari, il che

significa che gli enti responsabili della gestione delle risorse idriche nei Paesi Bassi devono iniziare a pianificare in base

ad esse. Le politiche e le istituzioni mondiali esistenti, incluso l’UNEP, sono nate, nella maggior parte dei casi, perché le soluzioni individuate a livello locale o nazionale non erano in grado di far fronte ai problemi e da un coordinamento globale o internazionale si attendevano risultati migliori. L’UNEP è stato istituito a seguito della conferenza di Stoccolma perché i partecipanti erano concordi nel ritenere che alcune tematiche ambientali avrebbero trovato una risposta migliore a livello globale. 3

Estratto della dichiarazione di Rio sull’Ambiente e lo Sviluppo

Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo, 3–14 giugno 1992, Rio de Janeiro, Brasile

Principio 1

Gli esseri umani sono al centro delle preoccupazioni relative allo sviluppo sostenibile. Essi hanno diritto a una vita sana e produttiva in armonia con la natura.

Principio 2

Conformemente alla Carta delle Nazioni Unite e ai principi del diritto internazionale, gli Stati hanno il diritto sovrano di sfruttare le proprie risorse secondo le loro politiche ambientali e di sviluppo e hanno il dovere di assicurare che le attività sottoposte alla loro giurisdizione o al loro controllo non causino danni all’ambiente di altri Stati o di zone situate oltre i limiti della giurisdizione nazionale.

Principio 3

Il diritto allo sviluppo deve essere realizzato in modo da soddisfare equamente le esigenze relative allo sviluppo e ambientali delle generazioni presenti e future.

Principio 4

Al fine di pervenire a uno sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente costituirà parte integrante del processo di sviluppo e non potrà essere considerata separatamente da questo.

Principio 5

Tutti gli Stati e le persone coopereranno al compito essenziale di eliminare la povertà, come requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile, al fine di ridurre le disparità tra i tenori di vita e soddisfare meglio i bisogni della maggioranza delle popolazioni del mondo.

 

Impegno rinnovato cercasi

Oggi il commercio globale fa sì che molti di noi possano mangiare pomodori e banane tutto l’anno e usufruire di prodotti che riuniscono insieme componenti provenienti da tutto il mondo. Una simile connettività offre numerosi vantaggi ma può comportare anche alcuni rischi. L’inquinamento provocato da un’altra persona può andare a finire nel giardino di casa nostra. Ciò significa che non possiamo ignorare le nostre responsabilità nella tutela di un ambiente globale. La convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC) rappresenta una delle conquiste del vertice della terra di Rio del 1992. Il suo obiettivo è stabilizzare le emissioni di gas a effetto serra, che contribuiscono al cambiamento climatico. Il successo di numerosi accordi internazionali, fra cui l’UNFCCC, dipende dalla partecipazione dei soggetti interessati. Purtroppo, se ad assumersi l’impegno sarà soltanto un numero ristretto di paesi, difficilmente ciò sarà sufficiente a proteggere l’ambiente, anche qualora i pochi aderenti rispondessero appieno ai principi dell’economia verde. Il vertice di quest’anno offre l’opportunità di rinnovare l’impegno globale per la sostenibilità. Come cittadini, consumatori, scienziati, imprenditori, responsabili politici, noi tutti dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni, e delle nostre inazioni.

Fonte: EEA (agenzia europea ambiente)

 

Carlin Petrini premiato dall’Onu: è campione della terra

Il fondatore di Slow Food riceverà il premio Unep come Campione della terra 20131045234321-586x367

Per Carlin Petrini arriva un premio delle Nazioni Unite, quello di “Campione della terra 2013”. Per il fondatore di Slow Food si tratta di una vera e propria consacrazione, una sorta di Nobel per la sostenibilità ambientale e la difesa della biodiversità. Secondo l’Unep (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) Petrini

è ricompensato per il suo lavoro pioneristico negli ultimi tre decenni per migliorare l’efficienza e la sostenibilità dell’agricoltura e dell’offerta di cibo.

Il premio Unep è destinato a leader di governi, della società civile e del settore privato per l’impatto ‘’significativo e positivo” sull’ambiente del loro operato. Slow Food conta attualmente 100mila membri e sostenitori in più di 150 Paesi e rappresenta il più importante network mondiale nella difesa delle tradizioni culinarie locali e nel sostegno della biodiversità, nella lotta contro lo spreco di cibo e nella promozione di prodotti alimentari artigianali di qualità .

Petrini si dice “commosso e onorato” per il premio ricevuto e aggiunge:

Questo riconoscimento dimostra che il cammino ideale percorso da Slow Food nel corso della sua storia più che ventennale ha cambiato profondamente il concetto di gastronomia, consolidandone il significato di scienza direttamente connessa alla conoscenza e alla protezione dell’ambiente. Oggi l’organizzazione di Slow Food è impegnata quotidianamente nel mondo per diffondere i valori di un’alimentazione buona, pulita e giusta. A tutti costoro io dedico questo prestigioso premio, e li ringrazio.

Tra gli altri premiati, figurano Google Earth, il commissario europeo per l’ambiente Janez Potocnik e il ministro brasiliano per l’ambiente Izabella Teixeira.

Fonte:  Ansa

Sicurezza stradale e Nazioni Unite: la norma ISO 39001 per ridurre i rischi

Oltre 1,3 milioni di morti sulle strade di tutto il mondo. Negli ultimi anni l’aumento di incidenti stradali mortali è stato del 65%; si stima che entro il 2030 questa sarà una delle prime 5 cause di morte a livello mondiale. Il 46% dei feriti e dei morti sulle strade sono pedoni, ciclisti e motociclisti. Cosa si può fare?375836

Esiste un programma delle Nazioni Unite studiato per ridurre gli incidenti gravi e mortali che avvengono sulla strada: “United Nations Decade of Action for Road Safety”. Il progetto si propone entro il 2020 di dare un taglio deciso ai tragici eventi e ai danni che questi provocano alla società attraverso una serie di misure internazionali rivolte a tutti gli operatori della strada spingendo ogni iniziativa utile a ridurre i fattori di rischio. Alla base del programma vi è la definizione della norma internazionale ISO 39001, uno standard che definisce i requisiti per la gestione della sicurezza stradale rivolto a tutti coloro che svolgono un ruolo di responsabilità nella gestione della sicurezza stradale. Trasportatori di beni e persone, progettisti, manutentori e gestori di strade, servizi pubblici, scuole e generatori di traffico possono definire i propri requisiti e attuare misure di miglioramento per rispettarli. Non solo quindi iniziative locali di sensibilizzazione verso la popolazione, ma azioni concrete e misurabili che riducano i rischi e le cause degli incidenti. Attraverso il rispetto dei requisiti della norma, infatti, le compagnie di trasporti, di autobus, i corrieri, le poste, la nettezza urbana possono ambire alla riduzione del numero dei potenziali incidenti e a quella delle assenze per malattia e dei costi per riparazione di autoveicoli oltre che ai rischi di citazione legale per negligenza. I dipartimenti locali per la pianificazione, i progettisti e le imprese di costruzione possono avere vantaggi nelle gare di appaltolimitare i costi di gestione e riparazione e aumentare la sicurezza dell’intero sistema. Anche i servizi pubblici, le scuole, gli ospedali, i parcheggi, i centri commerciali, con l’adozione della norma vedrebbero innanzi tutto vantaggi per la pianificazione e un forte miglioramento delle credenziali di responsabilità sociale. In Giappone e in UK sono diverse le compagnie che hanno già adottato la norma, migliorando le condizioni di sicurezza dei propri dipendenti e dell’intero contesto in cui operano. Anche in Italia, dove pure si sta facendo molta informazione sulla sicurezza, si sente l’esigenza di uno strumento che metta a confronto le diverse realtà operanti sulla strada. “C’è urgenza di intervenire in questo ambito – osserva Luigi Brusamolino, Amministratore Delegato BSI South Europe, l’ente di certificazione che ha ideato con ISO la norma con un approccio sistematico e coerente, che sia in grado di apportare benefici non solo a chi lo adotta ma alla società tutta”. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha registrato dati allarmanti: oltre 1,3 milioni di morti sulle strade di tutto il mondo e oltre 50 milioni di incidenti gravi ogni anno. Gli incidenti stradali sono la maggiore causa di morte tra i giovani in età compresa tra i 10 e i 24 anni. Negli ultimi anni l’aumento di incidenti stradali mortali è stato del 65%; si stima che entro il 2030 questa sarà una delle prime 5 cause di morte a livello mondiale. Senza interventi mirati si stima che nel 2020 le morti causate da incidenti stradali saranno circa 1,9 milioni all’anno. Il 90% degli incidenti stradali colpisce i Paesi in via di sviluppo nonostante questi abbiano meno della metà della media dei veicoli degli altri. Il 46% dei feriti e dei morti sulle strade sono pedoni, ciclisti e motociclisti. Solo il 15% degli stati ha una normativa relativa a questi fattori di rischio: limiti di velocità, guida in stato di ebbrezza, utilizzo di casco e cinture, seggiolini per bambini. Oltre alla perdita di vite umane e alla devastazione che causano in termini di danni alle attrezzature e alle strutture, gli incidenti stradali costano mediamente ogni anno ai vari Paesi tra l’1 e il 3% del PIL e nei Paesi in via di sviluppo si parla di 100 miliardi di Sterline (fonte Worldbank). Con l’adozione dell’approccio strutturato e olistico proposto dalla ISO 39001, le organizzazioni dovrebbero essere in grado di migliorare i loro risultati nella gestione del traffico, di adeguarsi alle leggi vigenti contribuendo nel contempo ad un alto obiettivo per la società tutta: un minor numero di incidenti stradali. ISO 39001 è il nuovo standard per tutte le organizzazioni che intendono partecipare attivamente alla sicurezza del traffico stradale (RTS). Fornisce un quadro comune di riferimento basato sulle migliori pratiche di gestione per affrontare i rischi per la sicurezza stradale, sia per le municipalità che per tutti gli altri operatori del traffico. Adottando le best practice di gestione definite dalla ISO 39001, le imprese e le aziende possono attivamente contribuire, compatibilmente con il loro ambito di influenza, a ridurre il rischio di morte e di gravi lesioni causate dal traffico stradale. Il nuovo standard è uno strumento prezioso per qualsiasi organizzazione che ne potrà apprezzare i vantaggi, per se stessa e i suoi stakeholder, derivanti da un sistema di gestione della sicurezza stradale; questi includono l’organizzazione e la tutela dei dipendenti, del management, degli investitori e dei clienti.

Fonte: eco dalle città

 

Le Nazioni Unite approvano la Carta contro la violenza sulle donne

Il 15 marzo scorso è stata firmata all’ONU la Carta per l’eliminazione e la prevenzione di ogni forma di violenza sulle donne e sulle bambine e per la salvaguardia dei loro diritti e delle loro libertà fondamentali.

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È stata una giornata storica quella dello scorso venerdì a New York durante la cinquantasettesima sessione della Commissione della condizione della donna che si è conclusa con un emozionate e lunghissimo applauso. La Carta contro la violenza viene infine approvata con il voto di 131 paesi su 198. Non può che commuovere fortemente il raggiungimento di questo primissimo traguardo storico e simbolico. Occorre avere la consapevolezza che l’emozione e la contentezza sono istantanee e momentanee perché, resta inteso, la Dichiarazione che condanna ogni forma di violenza alle donne, è solo un punto di partenza sul quale, si spera, potere costruire un nuovo mondo e una nuova maniera di intendere la vita e il vivere. Del resto, lo dimostra anche l’iter che ha portato a questo risultato; contrariamente a quanto si possa pensare non si è trattata di un’approvazione immediata né tanto meno semplice e scontata. Lo dimostra il numero di paesi favorevoli, di quelli sfavorevoli e di quelli che hanno opposto obiezioni o espresso contrarietà su vari punti della Carta, lo confermano le tensioni durante lo svolgimento dei lavori della Commissione e infine, più in generale, ne sono una prova sconfortante i decenni di disaccordi su una materia che è assolutamente legittima e indiscutibile. In altre occasioni, per esempio nel 2003 e poi nel 2012, gli Stati membri dell’ONU si erano riuniti per affrontare la problematica della violenza sulle donne senza mai arrivare ad un accordo. La violenza contro le donne è un tema universale e secolare che tocca e riguarda ogni paese del pianeta, nessuno escluso.

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L’accordo approvato qualche giorno fa ha un carattere esortativo e non è vincolante per gli Stati membri, ma è lo start di un processo che paradossalmente sarà lungo e difficoltoso che mira a scardinare quelle mentalità e quelle culture ancora molto radicate che discriminano le donne. La Carta esorta ogni paese ad agire per eliminare gli usi, i costumi, le tradizioni o le considerazioni religiose che portano alla violenza nei confronti delle donne e che divergono dagli intenti stabiliti dalla Dichiarazione dell’ONU e dalla Carta universale dei diritti umani. Il testo adottato si focalizza sulla prevenzione, attraverso l’istruzione e la sensibilizzazione, sulla lotta alle ineguaglianze sociali, politiche e economiche e pone l’accento su un maggiore impegno nell’assicurare l’accessibilità delle vittime alle vie della giustizia. Sottolinea inoltre l’importanza di creare dei servizi multi settoriali per le vittime di violenza in grado di offrire supporto medico, psicologico e sostegno sociale e incentiva a muoversi per sanzioni più dure per gli aggressori ma, ancor prima, a combattere la frequente impunità degli autori dei crimini. Nel documento, i paesi membri, che ribadiscono l’anacronismo della discriminazione e della violenza sulle donne e le bambine, assumono l’impegno e la responsabilità di dare vita ad azioni concrete per eliminarle. Occorrono azioni concrete ed esempi che possano sancire definitivamente la valenza e la validità della Carta delle Nazioni Unite e degli accordi presi dalla maggior parte dei paesi del mondo. Atti reali, cambi di atteggiamento e di comportamenti sia a livello istituzionale che individuale che possano tracciare adesso il cammino legislativo e sociale internazionale di condanna alla violenza contro le donne per non rischiare di assistere a dei pericolosi retromarcia per l’intera umanità.

Fonte: il cambiamento

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