Damiano, il giovane contadino musicista

Un’agricoltura lenta e locale che pur mantenendo stretto il legame tra chi la pratica e la terra lascia all’agricoltore il tempo e lo spazio per altre passioni. È questa la strada seguita da Damiano, il giovanissimo contadino e musicista protagonista del primo documentario della serie “TERRE” che narra la vita ed il lavoro di alcuni piccoli produttori agricoli, partendo dalle zone piacentine. Damiano Sprega ha vent’anni ed è un agricoltore. Il primo cortometraggio della serie di documentari “TERRE” è incentrato su di lui e sull’azienda agricola Casa Della Memoria Casella (San Protaso di Firenzuola – Piacenza). È una storia semplice, nel senso più positivo del termine. Damiano è genuino e spontaneo, lo si percepisce vedendolo rispondere alle domande.

Il documentario non si apre però discutendo di agricoltura. Damiano parla della sua più grande passione: la musica. Racconta delle emozioni che gli dà, di come abbia intenzione di dedicare il suo tempo e le sue energie in una carriera da musicista. Ma, allora? Stiamo andando fuori tema? No, questo documentario ha un messaggio da estrapolare dalle sensazioni del giovane agricoltore-musicista. L’agricoltore è un mestiere totalizzante, per come lo intendiamo ai giorni nostri, l’imprenditore agricolo deve produrre e guadagnare il più possibile, questo è il dogma. L’agricoltura industriale spinge a produrre sempre più, così l’agricoltura è nelle mani di poche persone che devono lavorare tantissimo, a questo siamo abituati. Ma Damiano non vuole tutto ciò. Ama la sua terra, la stessa terra che suo nonno ha coltivato e coltiva ancora con cura e dedizione. Rispetta la natura e il lavoro con cui la sua famiglia può vivere dignitosamente e sostenere la sua grande passione musicale. Non ha intenzione di lasciare questa occupazione, gli piace. Dice che continuerà a prendersene cura, anche l’agriturismo dovesse chiudere, anche se il contadino non sarà il suo primo lavoro.

Damiano Sprega

Quando diciamo che nel futuro bisognerà tornare ad un’agricoltura più lenta e locale, legata al territorio, fatta dai contadini e non dai grandi imprenditori agricoli quello che m’immagino sono tanti ragazzi come Damiano che torneranno alla terra. Come molti giovani d’oggi avranno altre passioni, ma avranno anche l’esigenza di rimanere a contatto con la natura e col cibo, prendendosi cura di un campo, di un orto o un giardino. Sarà quell’attività quotidiana che ci manterrà sani fisicamente e mentalmente. In futuro l’agricoltura non sarà per forza un lavoro full-time? Potrà essere un lavoro che svolgeremo al di fuori dalle logiche di mercato, allo scopo di produrre cibo e curare l’ambiente? Queste sono le domande che sono sorte dalla visione del corto. In passato non è stato così per vari motivi. I giovani che si affacciano all’agricoltura adesso hanno davanti un nuovo mondo, hanno vecchi schemi da archiviare e nuovi metodi da inventare. Non sarà facile, questo anche Damiano lo sa, ma è una strada che vale la pena percorrere. Il progetto indipendente di documentari “TERRE”, prodotto e ideato dalla casa di produzione MaGestic Film, si propone di narrare la vita e il lavoro di alcuni piccoli produttori agricoli, partendo dalle zone piacentine, espandendosi poi su altri territori, coinvolgendo anche enti, associazioni e fondazioni locali. Qui in seguito il link al primo episodio, scritto e diretto da Silvia Onegli, disponibile gratuitamente anche su YouTube.

 Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/01/damiano-giovane-contadino-musicista/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Vittorio Cosma: la musica come progetto comune –

La musica come motore di un cambiamento personale e poi sociale, perché l’arte possiede una capacità di sintesi utilissima: è una sorta di metafora di ciò che sta succedendo, ti fa capire istintivamente, prima di elaborare con il ragionamento. Ecco la nostra intervista a Vittorio Cosma, musicista, produttore e compositore fortemente convinto dell’importanza di promuovere progetti condivisi e favorire la mescolanza di realtà e linguaggi. L’incontro con Vittorio Cosma, musicista, produttore, compositore, non poteva avvenire che all’interno di un festival come Naturalmente Pianoforte, kermesse pianistica biennale che trasforma il piccolo comune di Pratovecchio Stia, in provincia di Arezzo, in una invasione colorata di tasti e suoni. Un incontro in cui il pianoforte entra nel tessuto dei borghi, nelle foreste secolari della valle del Casentino, nelle piazze e nelle case; un festival che coinvolge tutta la popolazione, che mescola piani diversi, “alto” e “basso”, creando qualcosa di nuovo ed unico.

Cosma ha fatto di questa mescolanza una strada artistica cercando di creare progetti collettivi, “progetti in cui ci sia una coscienza comune, uno scopo”, perché forse “quello che manca in questo periodo di fortissima individualità, è proprio il condividere un progetto comune. Che significa avere lo stesso scopo, costruire qualcosa che è altro da noi, dall’individualità, dall’ego. E significa anche avere il senso del limite: dare peso alle cose che si hanno e dare spazio agli altri per esprimersi. Capire che io posso arrivare fino a qui e poi ci sei tu, andando oltre la soddisfazione del proprio microbisogno. Fare un festival, fare progetti condivisi, è un atto di amore, è come fare un figlio, si crea qualcosa di diverso da se stessi, che ci accomuna”. 

Una mescolanza che si manifesta anche nei contesti, cercando di far irrompere nella piazza l’arte contemporanea e negli spazi ad essa dedicati la cultura più popolare: “Vado alla biennale di Venezia e so già chi incontro. Poi vado al concerto in piazza e incontro un altro tipo di persone. Ho cercato sempre di fare progetti che mischiassero queste realtà, cioè portare l’arte contemporanea alle persone che non hanno un grado di istruzione così alto e vedere invece chi va a vedere le mostre di arte contemporanea commuoversi e piangere per una canzone”.

Il festival Microcosmi, arrivato alla sua sesta edizione nel 2018, è un esempio di questo impegno. Un festival fatto di microcosmi: artisti, musicisti, scrittori, fotografi, designer, artigiani, imprenditori e associazioni di ogni provenienza culturale, generazionale e geografica, che si incontrano. In cui la commistione di tante realtà, l’unione della diversità, di linguaggi diversi, costruisce qualcosa di più grande, arricchente. L’arte, la musica divengono così ancor di più motore di un cambiamento, “capace di generare un cambiamento personale e poi sociale. L’arte ha capacità di sintesi utilissima. È una sorta di metafora di ciò che sta succedendo, ti fa capire anche non razionalmente, ha questa capacità metaforica ed emotiva di farti capire istintivamente, poi lo elabori con il ragionamento. Dalla cultura nascono i grandi cambiamenti.” 

Mettersi in discussione, collaborare, è un atto sociale e politico, fonte di ricchezza umana, prima che artistica e culturale. Da questa consapevolezza sono nati tanti progetti che vedono oggi Vittorio Cosma impegnato. Tra i tanti quello di Deproducers, nato proprio da un’idea di Vittorio. Una sorta di collettivo che ha unito, oltre a Cosma, tre musicisti e produttori: Gianni Maroccolo, Max Casacci e Riccardo Sinigallia, in un progetto innovativo e coinvolgente, un connubio senza precedenti tra musica e scienza, intorno all’idea di musicare dal vivo conferenze scientifiche raccontate in maniera rigorosa ma accessibile.

Deproducers, una sorta di collettivo che ha unito, oltre a Cosma, tre musicisti e produttori: Gianni Maroccolo, Max Casacci e Riccardo Sinigallia

“Dopo anni di musica leggera, mi sono chiesto con chi volevo suonare, partendo da un’idea di condivisione, ed ho cercato persone che avessero inventato un suono e che fossero delle teste pensanti. Con Riccardo Sinigallia sono anni che collaboriamo, siamo amici e c’è stima. E poi ho cercato elementi che creassero distonia. Con questo quartetto ci siamo chiusi in sala prove come a 16 anni ed è venuta fuori una cosa interessante, anche attraverso cordiali litigi e saltando fuori dalle nostre abitudini, con rispetto. Mi sono poi chiesto di che cosa potessimo parlare ed ho pensato a qualcosa di esterno e oggettivo, inopinabile, da qui l’idea di parlare di scienza. “Abbiamo cercato scienziati che fossero interessanti, che avessero una capacità espositiva forte”.  

Dalla collaborazione con Fabio Peri, direttore del Planetario di Milano, “che racconta lo spazio come un Rodari dell’astrofisica”, è nato il primo capitolo: Planetario. Botanica, il secondo capitolo, vede la luce nel 2016 e crea una colonna sonora organica e ricca per le incredibili rivelazioni sulla vita segreta delle piante, narrate con rigore da Stefano Mancuso, uno dei massimi neurobiologi viventi.  

“Il legame tra la scienza e poesia è molto forte. Spesso tanti misteri della scienza, misteri o elementi scientifici, sono più efficaci di un accostamento poetico. La parte emotiva la diamo noi con la musica, e poi la scienza offre degli spunti incredibili”. Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/01/vittorio-cosma-musica-come-progetto-comune-meme-15/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Radici nel cielo: la riscoperta della terra tra musica e poesia

Tutto è cominciato con un mese on the road in furgone per incontrare nei loro luoghi contadini biologici, allevatori, artigiani, ricercatori scientifici, medici, professori universitari. È il progetto Radici nel cielo, ricerca e produzione artistica sul senso di appartenenza alla terra e alla comunità, realizzato a partire dagli incontri con chi fa agricoltura biologica.radicinelcielo

Tutto questo è stato ripreso per realizzare una web story che racconta ogni tappa compiuta, un film documentario e uno spettacolo teatrale. A realizzare tutto questo un gruppo di professionistiche ci crede profondamente. Un viaggio di oltre quattromila chilometri, ventisei tappe, più di settanta persone intervistate ma il progetto è molto di più ed è in continua evoluzione. Ce lo racconta Andrea Pierdicca, portavoce del gruppo.

Da dove nasce Radici nel Cielo?

Nel mio percorso di attore di teatro inizialmente ho fatto teatro di prosa. A un certo punto, però, ho iniziato a dedicarmi al teatro di narrazione. Con alcuni compagni di viaggio è iniziata un’amicizia e una collaborazione artistica. Sono uscito dai teatri ufficiali e ho iniziato a occuparmi di teatro civile. Abbiamo portato in giro per l’Italia spettacoli che narravano storie sull’inquinamento ambientale da parte di industrie chimiche, sull’agricoltura convenzionale, l’impiego di sostanze chimiche nelle coltivazioni, la scomparsa graduale della biodiversità, il ruolo in particolare delle api. Durante questo percorso abbiamo realizzato anche video, il primo è stato “Il viaggio del fiume rubato” (2013) e poi “La zappa sui piedi”(2014). Si tratta di fare il teatro fuori dai teatri come facevano gli antichi contastorie che giravano per le città e per i paesi raccontando le storie in modo libero e indipendente per far comprendere alla gente realtà che non conoscevano. Questo andare in giro per l’Italia ha creato negli anni una serie di reti e di conoscenze oltre alla scoperta di territori e realtà rurali. “Il viaggio del fiume rubato” nasce da un primo spettacolo itinerante (Il racconto del fiume rubato: la storia dell’ACNA di Cengio) proprio come video che racconta il teatro fuori dai teatri, poi con il secondo lavoro teatrale (Il cantico delle api) abbiamo iniziato anche ad incontrare e quindi intervistare i contadini. In questo modo è nato “La zappa sui piedi”, un video itinerante di narrazione e musica tra agricoltura, api e pesticidi. Ufficialmente Radici nel cielo è nata nel settembre 2015, quando siamo partiti con il tour per il nuovo film-documentario attraversando l’Italia in furgone e contemporaneamente abbiamo creato il sito wwwradicinelcielo.it. Da questo viaggio è nata una Web Story gia online e ora stiamo lavorando per il nuovo documentario e il nuovo spettacolo teatrale. Anche se il gruppo parte ufficialmente a settembre 2015 in realtà nasce da un cammino di circa 10 anni.

Eravate già una compagnia o hai iniziato da solo?

Ho iniziato da solo come attore di prosa nel 2003 poi è arrivato l’incontro e l’amicizia con Alessandro Hellmann ( autore), Federico Canibus ( tecnico-musicista), e da li cammin facendo, km dopo km, anno dopo anno, si è formato un vero e proprio gruppo di lavoro. All’oggi siamo: Antonio Tancredi (regista), Enzo Monteverde (musicista), Nicolò Vivarelli ( video maker), Valentina Gasperini ( comunicazione web), Andrea Lilli (consulente scientifico), Tina Belluscio (P.M.P.), Cristina Rodocanachi (medico ambientalista), Michele Marinangeli presidente della cooperativa che funge da campo base, ed infine io che coordino il progetto oltre a fare l’attore. Ciascuno di noi ha messo in gioco la propria professionalità e attraverso un intreccio di competenze diverse: teatro, musica, scrittura, video, comunicazione, scienza e altro ancora, pian piano si è formato il gruppo di Radici nel cielo.

Cosa fate?

Teatro civile e videomaking documentaristico. Elaboriamo percorsi di ricerca e spettacolo sull’etica e il senso di appartenenza alla terra e alla comunità umana. Facciamo narrazione orale e comunicazione multimediale accogliendo i saperi e le abilità di professionisti diversi, con un metodo di lavoro aperto alle collaborazioni. La nostra base operativa è la Tenuta di San Cassiano (Fabriano) ma, proprio Radici, i suoi membri vivono sparsi e lavorano uniti, disseminati tra monti appenninici e città.

Quali sono i vostri obiettivi?

La ricerca di umanità. Un gruppo che si spende con passione per realizzare un sentire comune. Si tratta di un percorso totalmente indipendente. Ciascuno di noi si mette in gioco in prima persona anche economicamente. Non abbiamo enti, associazioni, fondazioni o altro alle spalle. Il nostro gruppo per ora si autofinanzia. Amici che credono in questo viaggio indipendente ci sostengono e ora stiamo lavorando per attivare un crowdfunding, ovvero sostegni economici di chi condivide e crede in quello che facciamo. Alla base condividiamo un’idea di appartenenza alla natura e all’umanità. Questa idea, in realtà, ce l’hanno in molti e, se ci si mette insieme e si collabora, allora diventa una realtà. Un nostro obiettivo è ad esempio informare sulla realtà delle produzioni intensive, sull’uso indiscriminato di pesticidi e sulle conseguenze ambientali e sulla salute umana di queste sostanze, dimostrare che esistono realtà agricole alternative e possibili oltre a quelle dannose e contraddittorie appartenenti all’agroindustria. Esiste un altro modo di Essere-Umani.

Ci spieghi meglio questa idea?

L’idea è di stare insieme è di non competere l’uno con l’altro per fare carriera. L’idea è di collaborare e mettersi a disposizione per fare chiarezza, mettere a disposizione le nostre capacità tecniche, artistiche e culturali per informare su qualcosa che riguarda tutti come il rapporto tra l’uomo e la natura. L’idea è quella di unire e non dividere, di chiarire e non confondere. L’idea è mettere in discussione un sistema economico che ha portato non solo alla crisi economica e ambientale ma anche alla crisi e allo smarrimento individuale spirituale e morale, alla mancanza di relazioni e a profonde solitudini, un mondo virtuale che ha grandissime potenzialità ma che ha anche fatto grandi danni senza la libertà critica del pensiero. Abbiamo fatto migliaia di chilometri per andar a parlare con i contadini, con le persone che hanno conservato un contatto con la terra e con la natura, quelli che ancora sanno fare e poi anche con ricercatori e professori universitari, medici, nutrizionisti, per capire e per fare un incontro interdisciplinare con persone che hanno esperienza o una preparazione culturale nel loro campo. Attraverso questi incontri si prova a far chiarezza e a ricostruire i pezzi mancanti per meglio comprendere l’oggi. Abbiamo gli antenati, per esempio. Gli antenati sono quelle persone che hanno già parlato di queste cose in passato ma poi sono stati dimenticati: Lao Tse, Shakespeare, Seneca, Giono, Tolstoi e altri che sono andati in profondità e che hanno parlato di queste cose. Avevano parlato di appartenenza, appartenenza tra terra e cielo ma anche tra essere umano ed essere umano.

Come vi sostenete? Il pubblico paga un biglietto per vedere i vostri spettacoli?

Pratichiamo l’on e l’off come si direbbe oggi in un linguaggio di sintesi. Detto meglio significa che andiamo nei teatri dove la gente paga normalmente un biglietto per vedere i nostri spettacoli e contemporaneamente però, siamo usciti dai teatri e giriamo per campagne, aie, fienili, chiese, sinagoghe, paesi, attraversando tutta l’Italia. Ci rifacciamo, come dicevo, alla tradizione dei contastorie che girano e raccontano ovunque, che scendono dal palco per raccontare tra la gente (una vera e propria ricerca popolare), e alla fine col cappello accolgono una libera offerta dal pubblico presente. Da una parte collaboriamo con le strutture teatrali istituzionali e dall’altra usciamo all’aperto per incontrare le persone che a teatro magari non ci andrebbero. Cosi facendo si riesce meglio a ritrovare la spontaneità e condividere i saperi.

Riuscite a vivere di questo?

Riusciamo a vivere ognuno del nostro lavoro, ad esempio io come attore vivo di collaborazioni con teatri ufficiali, seminari di recitazione, letture recitate, eccetera, e nello stesso tempo metto a disposizione la mia arte e il mio sapere per il progetto collettivo di Radici nel cielo. Così fanno gli altri: Antonio è un regista di teatro che fa spettacoli e collabora con diverse realtà teatrali. E così fanno anche gli altri componenti del gruppo. Ognuno fa il suo percorso professionale in cui include anche questo progetto di viaggio in comune.

Come fare per conoscere le date dei vostri spettacoli in giro per l’Italia?

Sul nostro sito Radicinelcielo.it sono pubblicate tutte le date. Nei prossimi mesi saremo nelle Marche e, poi, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia ecc.. sia con i nostri spettacoli on-the-road come Il cantico delle api e le Letture Recitate in Musica, sia con la proiezione dei video come La zappa sui piedi sia con collaborazioni artistiche ufficiali come quella con gli Yoyo Mundi per lo spettacolo teatrale de La solitudine dell’ape (il 21 giugno saremo al Teatro Franco Parenti di Milano).

Qual è la reazione del pubblico ai vostri spettacoli?

Sia nei teatri convenzionali che nelle campagne o nei paesini (in cui magari la gente che viene ad ascoltarci non va normalmente a teatro) la reazione è sempre la stessa: si passa una o due ore insieme in cui attraverso il teatro si riflette, si collegano i fili, si comprendono cose che magari non si sapevano, oppure si sapevano in maniera confusa. Le persone poi vengono a parlarci alla fine dello spettacolo per condividere le loro esperienze, e la cosa più bella è che si riconoscono in ciò che vedono e ascoltano. Cerchiamo di dare strumenti per comprendere con semplicità ciò che sembra complicato e le persone son contente di questo. E’ un’occasione per dialogare con gli altri, di essere parte attiva della comunità. Nei nostri lavori c’è informazione, cultura, ironia, poesia, racconto, dramma, denuncia, ma soprattutto una ricerca profonda di appartenenza.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Creare nuove collaborazioni, conoscere e diffondere le nuove realtà che incontriamo lungo il percorso, e intanto stiamo montando il film documentario e scrivendo il nuovo spettacolo teatrale. Per il film stiamo cercando una casa di distribuzione mentre per lo spettacolo siamo già in collaborazione con un teatro. In entrambi i lavori cerchiamo di mettere insieme le voci di oggi e le voci del passato cercando di chiarire quali sono i meccanismi che stanno facendo fare corto circuito all”oggi su cose fondamentali e che riguardano tutti come ad esempio ciò che viene coltivato e quindi ciò che mangiamo. Il tema dell’agricoltura contadina (e non dell’agricoltura industriale) e della vita contadina è sempre stato considerato come qualcosa di cui non occuparsi, da tenere ai margini, da denigrare. Mentre invece il contadino è un portatore sano di valori, colui che ha conservato la relazione profonda tra l’uomo e la terra e la custodisce, conosce la natura e la rispetta. E’ necessario ridare valore e dignità alla campagna perché da questa parte la cultura, la salute, l’economia, le relazioni, la comunità, il concetto di appartenenza e, quindi, il benessere delle persone.

Fonte: ilcambiamento.it

 

L’orto-giardino biodinamico tra bellezza, musica e arte

Davide e Lorena hanno iniziato con pazienza a lavorarci, poi quell’orto-giardino che avevano in mente è diventato realtà: naturale, biodinamico, con quelle energie tutte particolari di una cosa a cui si vuole bene.orto01

Davide Rizzi e Lorena Turrini si sono lanciati nell’avventura di creare un modello ripetibile e diffondibile di orto-giardino naturale e biodinamico. Hanno raggiunto il loro obiettivo e hanno già dato vita a due di questi orti-giardini in Toscana.
«Ciò che desideriamo comunicare è l’idea di bellezza, di arte, musica ed armonia nell’orto» spiegano.
«Ciò che noi coltiviamo è un cibo per il corpo (quindi di altissimo valore nutrizionale utilizzando metodi naturali di coltivazione… specialmente il metodo biodinamico) e per l’anima (quindi  bellezza che nutre). Per  fare questo, creiamo un giardino di fiori, forme curve ed armoniche, una grande piramide con proporzioni auree per la meditazione, concerti di musica, installazioni di arte in orto. Vogliamo dare un’immagine, anche ai più giovani, dell’orto non solo come luogo di fatica ma anche come luogo di pace, serenità, riscoprendone in tal modo la  necessaria importanza  nella vita dell’uomo».
Davide proviene da studi musicali (conservatorio di musica per 10 anni, diplomato in chitarra classica e poi concertista per 15 anni), Lorena proviene da studi artistici (Accademia di Bellle Arti e attività di pittrice).
«Grazie  alla nostra formazione artistica riusciamo ad intravedere nella natura  l’armonia delle sue forme ed insinuarci in punta di piedi nei suoi misteri» dicono. orto02

La loro filosofia teorico-pratica.

ORTO E GIARDINO  BIODINAMICO

L’agricoltura biodinamica si propone di produrre alimenti non solo ottimi al gusto e belli a vedersi, ma anche e soprattutto con un alto contenuto di principi attivi benefici per la vita e la salute
dell’essere umano. Fare un orto biodinamico significa creare un’area dove manifestare l’armonia e la vitalità degli ecosistemi. Questo si esprime attraverso la considerazione delle colture come effetto di un’unicità di equilibri naturali. Dal seme al frutto, dalla preparazione alla cura, dal mantenimento alla conservazione. L’orto-giardino biodinamico nasce come luogo per ritrovare la salute e il benessere, interiore ed esteriore, attraverso il diretto contatto con la terra e la bellezza della natura. Avere un orto – giardino biodinamico significa oggi giorno dare un senso all’attività umana, attraverso l’attività lavorativa, nel rispetto della natura per godere infine dei frutti tanto attesi.

IL FRUTTETO

Uno degli aspetti più importanti per una moderna frutticoltura riguarda la conoscenza delle leggi che governano la vita degli alberi da frutto. I principi più importanti da tenere in considerazione sono:

• Rispetto delle leggi di crescita per una perfetta produzione della pianta
• Orientamento delle colture per ottenere il massimo valore nutrizionale
• Utilizzo di varietà rustiche(antiche) e produttive per ottenere frutta pregiata tutto l’anno
• Scelta di portainnesti vigorosi e puri per ottimizzare il valore nutrizionale e la resistenza
• Particolare cura della fertilità del terreno per la vigorosità delle piante
• Appropriata consociazione delle varietà per l’impollinazione incrociata e la raccolta scalare

FRUTTI DI BOSCO E FRAGOLE (IN VERTICALE)

Mirtilli, lamponi, more, ribes, uva spina e fragole sono alleati preziosi per la salute, per il benessere e per la bellezza. Oltre a contenere minerali e vitamine, in particolare la A e la C, questi piccoli frutti sono un concentrato di polifenoli, sostanze naturali capaci di proteggere dall’attacco dei radicali liberi, le molecole di “scarto” ritenute le principali responsabili dell’invecchiamento precoce delle cellule. Il nostro organismo è dotato di naturali meccanismi di difesa contro i radicali liberi, ma un’eccessiva esposizione al sole, l’abuso di farmaci, un’alimentazione povera di frutta e di verdura possono favorirne l’accumulo: ne deriva così uno stress ossidativo che il consumo di frutti rossi aiuta a contenere. Della “famiglia” dei frutti rossi i più famosi e coltivati sono: fragole, ciliegie e frutti di bosco (more, lamponi, mirtilli, ribes rosso e ribes nero)orto03

NURSERY – VIVAIO

E’ considerato il cuore dell’azienda: il vivaio è l’area di preparazione delle piantine che verranno poi trapiantate in campo e che genereranno i nostri prodotti. Nella sua realizzazione e gestione è quindi necessario avere cure molto particolari e delicate. L’importanza delle attività di vivaio risiede nell’utilizzo di sementi originali e della relativa autorigenerazione. Viene quindi a crearsi il ciclo chiuso, seme – pianta – seme. Nel seme abbiamo passato presente e futuro.

BANCA DATI SEMENTI E RIGENERAZIONE COL METODO BIO-DINAMICO

La nostra banca dati comprende circa 2000 varietà tra ortaggi, fiori e frutti. Piante da tutto il mondo, trovate attraverso viaggi e scambi con altri seed saver. I seed saver sono letteralmente salvatori di semi. Lavoriamo con volontà e responsabilità nel conservare il più alto numero di varietà di piante di alta qualità che altrimenti andrebbero abbandonate a causa dell’industrializzazione in agricoltura. Ogni anno vengono prelevati i semi dalle piante migliori in termini di vitalità e gusto seguendo un preciso programma di impulsi delle costellazioni planetarie. Sono gli impulsi dei pianeti che governano il mondo vegetale, il sole in primis e poi gli altri a seguire: se conosciuti possono essere utilizzati per migliorare i vegetali. Lo scopo è quello di rendere la pianta sempre più resistente agli agenti atmosferici, ai parassiti, virus e funghi e di migliorare sempre di più il gusto ed il valore nutrizionale. Attraverso l’utilizzo degli impulsi planetari in determinati periodi dell’anno è anche possibile creare nuove varietà inesistenti fino ad ora di ortaggi ed altre piante. La pratica richiede tempo e conoscenza ma il risultato è inaspettatamente affascinante.

LA MUSICA PER LE PIANTE –  ARTE IN ORTO

Da circa un secolo si sono riscoperti i benefici che la musica apporta alle piante. Attraverso numerosi esperimenti si sono riscontrati forti successi di aumento di qualità, di salute e di produzione. Questa metodologia ha inoltre una funzione armonizzatrice della natura e della psiche di chi lavora all’interno del giardino. Solitamente la scelta della musica comprende brani già esistenti. I miei studi in conservatorio uniti a quelli della natura e degli impulsi bio-dinamici, mi permettono oggi di realizzare composizioni musicali personali, realizzati ad hoc per le piante.
Noi realizziamo anche allestimenti di opere d’arte in orto, corsi di arte, concerti di musica in orto.

PERCORSI DI AGRICOLTURA  NATURALE – BIODINAMICA

Reputiamo importante creare un polo di conoscenza che, attraverso l’agricoltura biodinamica e altri metodi funzionali (permacultura, agricoltura sinergica, fukuoka, etc) riesca a trasferire conoscenze dalla realtà aziendale al territorio ed a persone interessate. Esistono molte possibilità di studio-lavoro realizzabili fin da subito in azienda, sia come corsi per studenti sia come periodi di ricerca per esperti di settore.orto4

I 12 SENSI

È bello anche pensare a percorsi didattici in orto per famigliarizzare con i lavori principali e sviluppare i 12 sensi.  Nell’insegnamento steineriano i sensi di cui l’essere umano è dotato sono 12 ed avendo accortezza nello stimolarli e svilupparli in tenera età questi potranno essere  trasformati in qualità morali. Con semplici esercizi in orto il bambino potrà così facilmente  e pienamente esprimere le sue intrinseche qualità psico-fisiche.

PIANTE ALIMENTARI ALTERNATIVE

Negli ultimi anni stiamo riscoprendo molte antiche piante alimentari. La rarità dei semi e delle
metodologie di coltivazione ne ha creato oggi un mercato di nicchia. Solo per citarne alcuni: bacche di goji, kiwi arguta, alchechengi, spirulina, zafferano, stevia, yam di luce, funghi solo per citarne alcune. Ci siamo specializzati in quella figura professionale che gli americani chiamano “culinary gardener”, gli ortolani della cucina che collaborano direttamente con gli chef. Per questo motivo abbiamo cercato e tuttora ricerchiamo varietà nuove  e preziose di verdure per favorire il meticoloso lavoro della “squadra” di cucina e rendere i piatti nuovi, accattivanti e ad alto valore nutrizionale.

Davide Rizzi 347-5601160

Lorena Turrini 347-7181251

e-mail darz2000@libero.it

 

Fonte: ilcambiamento.it

Scarti alimentari, con la “Disco Soupe” si recupera il cibo a ritmo di musica

Nata nel 2012 in Francia da un’idea proveniente dalla Germania, la Disco Soupe è il momento durante il quale l’educazione alimentare, l’attenzione allo spreco alimentare incontrano la musica e la convivialità

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Direttamente dai simposi dell’Antica Grecia, passando per i banchetti romani e arrivando fino a Parigi: la musica e il cibo hanno da sempre un legame molto stretto, ma quello che caratterizza un’iniziativa in atto nella capitale francese è davvero particolare, perché riguarda esclusivamente cibo di scarto. Si chiama movimento DiscoSoupe, ed è nato quasi tre anni fa, prendendo spunto dalla tedesca Shnippel Discopromossa da Slow Food, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei rifiuti alimentari. A fronte di un linguaggio spesso negativo, con la DiscoSoupe il messaggio di salvare dalla pattumiera quegli alimenti che ancora possono essere mangiati, viene riproposto con toni positivi e allegri, accompagnando il momento del “salvataggio” con la musica. Nel dettaglio, DiscoSoup, tradotto letteralmente una Disco – Zuppa, è un momento di incontro in cui scarti di frutta o verdura, cibo invenduto e simili, vengono cucinati all’aperto e ridistribuiti ai presenti gratuitamente o con offerta libera.
Per la sua particolarità la DiscoSoup ha oltrepassato i confini nazionali e raggiunto anche l’America, l’Africa e l’Asia, cambiando di volta in volta il nome (in Brasile Disco Xepa, a New York City Disco Soup, a Madrid Disco Sopa, a Namyangju in Corea del Sud (Yori Gamu), da Rotterdam (Disco Soep) e presentando il proprio Discommandement, un decalogo che indica le regole per la partecipazione alla festa e lasciando a tutti i consigli per organizzarne una:

“Cucina a base di frutta verdura e destinato ad essere gettato nella spazzatura”

“Un prezzo adatto a tutti, gratis o ad offerta libera”

“Un discorso positivo e non giudicante sul tema dei rifiuti alimentari”

“Il rifiuto di parti politiche, religiose o commerciale”

“Uno spazio che permetta di disporre di acqua ed elettricità e di accogliere almeno sei tavoli”
E infine la musica, meglio se live: elemento essenziale per la buona riuscita di una Disco Soupe.
Un’idea così originale, tuttavia, non poteva non alimentarne altre dello stesso livello, e così, nel febbraio dello scorso anno, la Disco Soupe ha dato vita alla Disco bôcô, ovvero dei laboratori in cui ad essere promossa non è solo l’attenzione per il cibo di scarto, ma l’ auto- produzione di cibi recuperati. I partecipanti, infatti, preparano e confezionano barattoli di frutta e verdura invenduta dai supermercati o dai mercati, che poi destinano, per esempio, a famiglie con difficoltà economiche o senzatetto. Un’iniziativa questa che risponde ancora di più alle esigenze iniziali della festa, affiancando all’educazione alimentare, alla sensibilizzazione per il tema degli sprechi in cucina e e alla convivialità, anche il contatto diretto tra produttore e consumatore, e tra quest’ultimo e la terra da cui i prodotti provengono.

Fonte:  ecodallecitta.it

Le api in musica e sul palco: anche così ci si salva la vita

Loro sono dei cantastorie, attori appassionati, impegnati in un lavoro di informazione dal basso, di grande impegno sociale. Andrea Pierdicca e Enzo Monteverde portano per tutta l’Italia due spettacoli teatrali e hanno anche diffuso un video per spiegare a tutti che salvando le api salviamo anche noi stessi.cantico_delle_api

«Attraverso gli spettacoli teatrali “La solitudine dell’ape” e “Il cantico delle api” e adesso anche con il video “La zappa sui piedi”, prossimamente con altre clip video, cerchiamo di dare alcuni strumenti alle persone in un modo diretto e fuori dai soliti schemi informativi». Andrea ed Enzo ce la mettono veramente tutta e sono bravi. “Il cantico delle api” è una narrazione musicale(orchestrata da Antonio Tancredi, luci di Federico Canibus) che attraversa piccoli spazi, piazze secondarie, cercando una rete alternativa ai teatri convenzionali, sulla via dei quasi estinti cantastorie, restituendo una storia in cui tutti siamo coinvolti. L’obiettivo di questo spettacolo è quello di sostenere le api e gli apicoltori nella lotta contro i pesticidi: nemici moderni e letali. Una voce, una fisarmonica e cinque faretti che ricreano le atmosfere della ribalta di un vecchio teatro e magari salgono a bordo dei treni regionali con una storia importante da raccontare. È un teatro “biologico” in cui le api, che «..trasportano parole d’amore da un fiore all’altro….», rappresentano i fili che legano insieme il passato con il presente indicandoci, con la loro esemplarità, la strada per l’avvenire. «La moria delle api è un problema che riguarda tutti – dicono Enzo e Andrea – Il loro declino ci avvisa che la vita su questo pianeta è in pericolo. Vita che dipende soprattutto da quel “proletariato invisibile” costituito da piante, insetti, vermi, funghi, muffe, microrganismi e api. È ormai accertato che i neonicotinoidi, nuove molecole sistemiche usate in agricoltura, sono la causa principale della morte delle api. L’uso di questi pesticidi rimanda ad un modo di coltivare che è cambiato, soprattutto negli ultimi trent’anni, e che si lega alle nostre scelte alimentari. Ecco perché la morte delle api ci riguarda. Le nostre scelte hanno la capacità di determinare il futuro delle generazioni a venire e della vita di questo pianeta. Questo viaggio prosegue grazie al calore e al sostegno di chi ci accoglie. La narrazione è stata ospitata in piazze, borghi, feste popolari, cascine, castelli, chiese sconsacrate, circoli culturali, sale conferenze».

Scarica la presentazione dello spettacolo e la locandina.

Tutti possono organizzare una rappresentazione sul proprio territorio. Scarica la scheda tecnica per sapere cosa serve.

Contatta:

Andrea Pierdicca: 3381045719

Enzo Monteverde: 3292318272

e-mail: canticodelleapi@gmail.com

 

fonte: ilcambiamento.it

PIMP MY BIKE

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presentano:

PIMP MY BIKE
Venerdì 9 agosto
CARPE DIEM
Via Po, 28
10123 Torino

a partire dalle 19.00

PIMPMYBIKE_Locandina

Nel mese più caldo dell’anno, sotto i portici di una delle vie più importanti di Torino, l’agenzia BeToBe propone un evento tutto dedicato agli amanti delle due ruote non a motore. L’idea è quella d’incrociare in una singola serata arte, sport, musica, passione e progettualità. Da ciò nasce Pimp My Bike evento al suo debutto venerdì 9 agosto a partire dalle 19.00 presso il Carpe Diem in via Po 28. I partecipanti avranno la possibilità di presentare progetti ideati da loro per allestire in modo artistico la propria bicicletta con il supporto e la collaborazione dell’officina del mostro, attività specializzata in: “scenografie, allestimenti biciclette, macchine, costumi e…un pò tutto ciò che riguarda l’essere Artista in genere…ricca di emozioni, inventiva, creatività, voglia di creare e fantasia”. A presenziare Emilia Cristina scenografa e responsabile dell’officina che dopo un’attenta analisi delle idee presentate deciderà il miglior progetto utilizzando criteri di fattibilità e originalità.

Il vincitore vedrà realizzato gratuitamente il proprio progetto, mentre a tutti gli altri partecipanti verrà rilasciato un buono sconto da usufruire per realizzare i propri allestimenti.

A sonorizzare la serata un duo acustico decisamente prorompente,  Pop &non Soul,  formati dal cantante torinese Samuele Spallitta e dal chitarrista romano Vincenzo Delli Carri. Il duo si forma nel Giugno del 2013 con il progetto comune di reinterpretare in chiave chitarra e voce e comunque originale i brani Pop del momento e i pezzi che hanno fatto la storia del R&B . A chiudere l’evento un dj set dalle sonorità imprecise, creato da Dj Ivan.D (storico dj resident di Alcatraz Club Murazzi, Acua Club Murazzi e di molti altri locali della città) & Dj Fabio C. (Dj e Speaker radiofonico di  SonicaWebRadio)

 

“Cogli l’attimo per pimpare la tua bici”
INGRESSO GRATUITO CON CONSUMAZIONE FACOLTATIVA

Ufficio Stampa BeToBe Agency Redattore: Ivan Demagistris +39.339.849.65.62 info@be2be-agency.com

fonte: BeToBe Agency