Una studentessa lancia in Italia il motore di ricerca che finanzia progetti virtuosi

Federica Fusco, giovane studentessa di Roma, lancia Lilo, il primo motore di ricerca solidale italiano. L’obiettivo? Riversare i profitti del web per finanziare progetti culturali, sociali ed ecologici e ridare potere di scelta agli utenti. Nasce da un’idea della giovane studentessa romana Federica Fusco l’idea di lanciare in Italia il primo motore di ricerca solidale: Lilo. L’obiettivo è quello di riversare i profitti del web per finanziare delle associazioni italiane e ridonare potere di scelta agli utenti internet.22491699_10210261599728747_675312957670021733_n1

Federica Fusco

L’idea
“Le ricerche che ognuno di noi fa quotidianamente generano un guadagno pari a 30€ all’anno per i motori di ricerca e spesso le persone non ne sono a conoscenza. Partendo da questa consapevolezza, volevo impegnarmi in un’economia digitale che rimettesse parte dell’umano su internet. Mi piaceva l’idea che gli utenti potessero ‘riprendere potere’ e decidere a cosa destinare i soldi che creano con le loro ricerche; e Lilo di certo segue questa filosofia!”.

“30 Euro l’anno –  continua Federica – potrebbe sembrare modesta ma, se moltiplicata per il numero di utenti internet in Italia, diventa una cifra colossale. E se ognuno di noi potesse riversare questo denaro a progetti di propria scelta? Immaginate cosa accadrebbe se ogni mese milioni di utenti si unissero per permettere a dei giovani di trovare lavoro o per esaudire i sogni di bambini malati o ancora per rendere l’Italia più verde con programmi di riforestazione. Tutto questo è possibile sul motore di ricerca Lilo”.

Come funziona

Il motore di ricerca assicura la pertinenza dei risultati, avendo sviluppato una tecnologia di metamotore ed utilizzando gli algoritmi dei più grandi motori di ricerca. Lilo funziona come Google e si può usare quotidianamente per tutte le nostre ricerche. La differenza è che, ad ogni ricerca su Lilo, l’utente guadagna una simbolica goccia d’acqua, logo della piattaforma e simbolo del denaro generato. In seguito, potrà donare le proprie gocce ad uno o più progetti di sua scelta, classificati secondo quattro categorie: sociale, ambientale, sanità e cultura. È Lilo poi a trasformare queste gocce in denaro e a donarlo alle associazioni. Per ogni progetto, l’utente ha la possibilità di conoscere il numero dei sostenitori, il numero di gocce d’acqua donate e la somma raccolta a quella data.  Per una “navigazione solidale” e per partecipare al finanziamento gratuito di progetti sulla piattaforma associata al motore Lilo, l’utente è invitato a testare il motore di ricerca sul sito.

VUOI CAMBIARE LA FINANZA? PARTECIPA ALLA CAMPAGNA D’AZIONE!

Come finanziare un progetto su Lilo

Per proporre e finanziare il proprio progetto sulla piattaforma Lilo, i titolari di un progetto sono invitati a compilare direttamente un modulo online  sul sito. Saranno esaminati i progetti presenti da più di un anno nel dominio sociale, ambientale, sanitario o culturale, di cui sia chiaro l’effetto positivo e sia definito l’obiettivo. I depositari riceveranno una risposta entro 15 giorni.

“Lilo.org consente a tutti di comprendere l’impatto che ciascuno può avere nella società, sensibilizza le persone a problematiche che si conoscono ma davanti alle quali spesso ci si sente impotenti. Con Lilo ci avviciniamo a progetti che ci stanno a cuore attraverso un gesto semplice come navigare sul web. Parliamo di gocce d’acqua e sembra qualcosa di piccolo ma in realtà queste rappresentano molto di più per le associazioni. Lilo è un appoggio finanziario ma, al tempo stesso, un vero e proprio strumento di sensibilizzazione”.

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La sfida: reinventare il web e renderlo più solidale

È durante i suoi studi in Francia che Federica Fusco, studentessa romana, sente parlare del modello di navigazione responsabile “Lilo”. Decide di incontrare gli ideatori del modello fondato nel 2015 e di proporgli di svilupparlo insieme in Italia. Detto, fatto! Nell’estate del 2017, solo qualche mese più tardi, Federica lancia una fase pilota e coinvolge le prime 4 associazioni italiane, ancor prima di sviluppare Lilo in Italia. Ad oggi, Federica spera di accogliere un numero sempre maggiore di progetti locali ed impegnati nel campo sociale o ambientale per raggiungere un obiettivo semplice, quanto ambizioso: “rimettere dell’umano su internet”.

In Francia, il modello di Lilo ha già permesso di raccogliere più di 420 000 euro e di finanziare una cinquantina di progetti. Altre iniziative analoghe stanno crescendo in Europa, grazie all’intraprendenza di talenti locali come Federica.

“Aver contribuito allo sviluppo di Lilo nel mio Paese è qualcosa che mi riempie d’orgoglio. La presenza di iniziative come Lilo permette a tutti di sentirsi parte attiva del cambiamento, d’un cambiamento più etico. Mi entusiasma partecipare alla crescita di una soluzione efficace che ha aspirazioni sociali. È qualcosa di motivante, tanto più che non esiste un equivalente in Italia. Il concept è buono, è la promessa concreta di un’economia digitale responsabile”.

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2017/11/studentessa-lancia-primo-motore-di-ricerca-finanzia-progetti-virtuosi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Ecosia, il motore di ricerca che pianta alberi

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Ecosia è una bella novità nel mondo dei motori di ricerca. Si tratta, infatti, di un motore di ricerca che consente di piantare alberi con i suoi introiti pubblicitari. Farlo è molto semplice: basta scaricare l’estensione gratuita per il browser e usare Ecosia ogni volta che si compiono delle ricerche su internet.

Come funziona Ecosia? L’utente fa le sue ricerche in internet con Ecosia. Le pubblicità legate alla ricerca creano introiti per Ecosia. Ecosia utilizza gli introiti per piantare alberi. Ad oggi questo singolare progetto green ha già consentito di piantare oltre 6.718.000 alberi con un costo per albero di 28 centesimi di euro.

L’obiettivo di Ecosia è arrivare a piantare un miliardo di alberi.

I progetti di riforestazione già attivi sono quattro: 1) sulle coste del Madagascar; 2) nella regione di San Martin in Perù; 3) nel Borneo, in Indonesia; 4) in Burkina Faso.

Perché Ecosia ha scelto di concentrare il suo impegno sulla riforestazione? Innanzitutto perché gli alberi creano un clima più fresco, poi perché la maggiore biodiversità contribuisce a proteggere i suoli, fornisce una maggiore sicurezza idrica e rende le persone più felici. Senza dimenticare che le foreste rendono gli uomini più felici.

Per maggiori informazioni consultare Info Ecosia.

Fonte: ecoblog.it

Albergabici 2015, iscrizioni aperte fino al 24 febbraio

Il motore di ricerca creato e gestito da FIAB, attraverso il quale i turisti sulle due ruote possono individuare strutture che garantiscono un’accoglienza dedicata, rende noto che hotel e alloggi interessati a farsi conoscere dal popolo dei ciclo-viaggiatori hanno tempo fino al 24 febbraio per aderirvi. Da quest’anno eliminato dal sito l’inserimento gratuito381599

Sono molte le novità per le strutture ricettive italiane “amiche della bicicletta” che vogliono farsi conoscere attraverso Albergabici.it, il motore di ricerca in tre lingue – italiano, inglese e tedesco – creato e gestito da FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta, attraverso il quale i turisti sulle due ruote possono facilmente individuare hotel, pensioni, bed & breakfast, campeggi, ostelli, agriturismi, rifugi montani, residence e alberghi diffusi che garantiscono un’accoglienza dedicata ai clienti in bicicletta. Il cicloturismo è un fenomeno in forte espansione e rappresenta una vera opportunità per le strutture ricettive di ogni tipo. La sola FIAB, attraverso le oltre 140 associazioni presenti in tutto il territorio italiano, muove ogni anno oltre 130.000 persone in gite e vacanze sulle due ruote che prevedono almeno un pernottamento fuori casa. Per non parlare di chi parte individualmente e dei tanti cicloturisti stranieri che amano pedalare sugli itinerari di casa nostra in vacanze rigeneranti per il corpo e lo spirito. Chi decide di intraprendere una vacanza in bici valuta con grande attenzione la possibilità di alloggiare in strutture accoglienti, con un ricovero garantito per le biciclette e una serie di servizi accessori necessari a chi si muove senza un grande bagaglio al seguito. Hotel e alloggi interessati a farsi conoscere dal popolo dei ciclo-viaggiatori hanno tempo fino al 24 febbraio per aderire ad Albergabici.it, scegliendo una delle due formule previste per il 2015:

– iscrizione “base” al costo di 30 euro annuali che dà diritto alla presenza sul motore di ricerca Albergabici.it con una propria scheda informativa (completa di 10 immagini e mappa) e alll’abbonamento a BC, la rivista della FIAB;

– iscrizione come struttura ricettiva attestata “amica della bicicletta” (costo annuale di 60 euro + 1 euro per ogni camera) che prevede, oltre alla presenza su Albergabici.it e all’abbonamento alla rivista BC, anche l’inserimento nell’Annuario Albergabici 2015 stampato da FIAB in 30.000 copie e distribuito attraverso le associazioni locali, i soci, le fiere di settore e altre innumerevoli manifestazioni che hanno la bicicletta per protagonista.

Chi vuole essere presente in Albergabici come struttura ricettiva “amica della bicicletta” deve garantire ai clienti sulle due ruote alcuni “servizi di base” come: la possibilità di pernottare anche per una sola notte; un ricovero coperto e sicuro per le bici; un kit base per le riparazioni; un luogo adatto per lavare e asciugare gli indumenti e le attrezzature tecniche; mappe dei migliori itinerari ciclabili della zona; indicazioni dei negozi di bici e officine specializzate nelle vicinanze; e proporre una sostanziosa colazione con alimenti adatti all’attività fisica. Ogni hotel, b&b o agriturismo può, naturalmente, offrire altri servizi dedicati, che verranno segnalati nella scheda tecnica di riferimento sia sul sito sia sull’annuario. “Con il preciso obiettivo di mettere a disposizione degli utenti di Albergabici.it un ventaglio di strutture ricettive assolutamente motivate ad accogliere turisti che viaggiano in bicicletta, a partire da quest’anno abbiamo deciso di eliminare dal nostro motore di ricerca l’inserimento gratuito di hotel e altre strutture ricettive – spiega Michele Mutterle, responsabile per il servizio Albergabici di FIAB. – Nato del 2003 Albergabici si propone infatti di segnalare le strutture idonee ai ciclisti mettendo in rete informazioni (difficilmente reperibili in altro modo) utili per chi viaggia in bici o desidera effettuare escursioni nei dintorni del luogo di vacanza”. Un’altra novità di Albergabici è il nuovo spazio recensioni riservato ai ciclo-viaggiatori ospiti delle strutture “amiche della bicicletta” che, direttamente attraverso il sito, potranno inviare segnalazioni sui servizi ricevuti con commenti positivi o consigli per migliorare l’accoglienza, indicando, inoltre, se i “servizi di base” dichiarati nella scheda dell’hotel, del b&b o dell’agriturismo di riferimento erano presenti o meno. Le recensioni degli ospiti vengono messe on line da FIAB su Albergabici.it e rappresentano un ulteriore elemento di valutazione da parte di chi deve individuare un alloggio adatto alla sua prossima vacanza in bicicletta.
Per info: www.albergabici.it

Le strutture ricettive interessate ad iscriversi ad Albergabici possono contattare, entro il 24 febbraio, Michele Mutterle, responsabile servizio Albergabici di FIAB, scrivendo a info@albergabici.it o chiamando il 339 7007544 (dal lunedì al venerdì dalle 09:00 alle 16:00).

Fonte: ecodallecitta.it

Google Made in Italy: il nuovo portale delle eccellenze italiane

Per la prima volta, il principale motore di ricerca al mondo, inaugura un portale dedicato alle eccellenze agroalimentari e artigianali di un Paese. Una grande occasione per una visibilità globaleImmagine8-620x332

Il cibo e i marchi italiani continuano a essere il plusvalore del nostro Paese, nonostante la crisi che strozza le imprese. Visto che sull’argomento Governo e ministeri (quelli del Turismo e dell’Economia) sono fermi al palo, l’iniziativa la prende Google che ha in mano i flussi delle ricerche sul web e, quindi, le chiavi d’interpretazione del mondo.
E i dati dicono che nel 2013 le ricerche legate al made in Italysono aumentate del 12% rispetto al 2012. Per giapponesi, russi, americani e indiani il nostro paese continua a essere un Eldorado di qualità, soprattutto nel settore agroalimentare.

È sempre più evidente che new-technology e agroalimentare sono i settori che daranno più occupazione nel futuro. Perché non metterli insieme? Perché non fare un link tra la Silicon Valley e la nostra Food Valley?

ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, al convegno “Made in Italy: eccellenze in digitale”, nel corso del quale è stato lanciato il progetto del nuovo sito www.google.it/madeinitaly. Realizzato dal Google Cultural Institute, il portale ha ottenuto il sostegno del Ministero dell’Agricoltura, di UnioncamereSymbola e Università Ca’ Foscari. Si tratta del primo esperimento del più importante motore di ricerca al mondo nella promozione delle eccellenze di un Paese. Un progetto che, come ha ricordato la stessa De Girolamo, al Ministero non è costato un euro, ma potrebbe dare una visibilità globale ai 261 prodotti a denominazione (Dop, Igp e Stg) che rappresentano il fiore all’occhiello dell’export, l’unica voce che in questi anni di crisi ha fatto registrare risultati confortanti. Grande soddisfazione è stata manifestata anche da Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, che ha tenuto a ricordare come l’italian sounding, ovverosia il falso made in Italy, fatturi ogni anno 60 miliardi di euro, una cifra doppia rispetto al valore delle esportazioni agroalimentari. Pur lodando i potenziali benefici dell’iniziativa, la Cia, Conferenza Italiana Agricoltori, ha sottolineato il digital divide fra centri urbani (dove la connessione a Internet di qualità è ormai all’89%) e le aree rurali dove solo il 17% degli abitanti può contare su una connessione degna di questo nome. Ora tocca alla politica far fruttare il prezioso assist di Google e consentire ai produttori di entrare veramente nella Rete che conta.

Fonte: Help Consumatori