Diesel: i morti per l’eccesso delle emissioni in Italia sono 1.250 all’anno. Dato più alto in Europa

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A quantificare le conseguenze del Dieselgate sono l’Istituto meteorologico norvegese e l’istituto internazionale Iiasa, in uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters. Il surplus di emissioni dei veicoli diesel, rispetto a quanto dichiarato dalle case automobilistiche, ha causato in Italia 1.250 morti all’anno. A quantificare le conseguenze del Dieselgate sono l’Istituto meteorologico norvegese e l’istituto internazionale Iiasa, in uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters da cui emerge che il nostro Paese è il più colpito di tutta l’Europa. Stando agli esperti, sono 425mila le morti annue riconducibili all’inquinamento dell’aria nei 28 Paesi dell’Unione europea più Norvegia e Svizzera. Poco meno di 10mila decessi sono attribuibili alle emissioni di ossidi di azoto dei motori diesel e, di questi, 4.560 sono collegabili alle emissioni in eccesso rispetto ai limiti dichiarati dai produttori di veicoli. In base allo studio, l’Italia è il Paese con il più alto numero di morti premature riconducibili alle polveri sottili generate dai veicoli diesel. Si tratta di 2.810 morti all’anno, di cui 1.250 legate al surplus di emissioni rispetto a quanto certificato dalle case automobilistiche nei test di laboratorio. Seguono la Germania, con 960 decessi annui correlati agli ossidi di azoto in eccesso, e la Francia con 680. Dal lato opposto della classifica ci sono Norvegia, Finlandia e Cipro.
Il triste primato della Penisola “riflette la situazione molto negativa dell’inquinamento specialmente nel Nord Italia, densamente popolato”, spiega l’autore della ricerca, Jan Eiof Jonson dell’Istituto norvegese di meteorologia.
Sempre secondo lo studio, se i veicoli diesel avessero avuto emissioni basse come quelli a benzina, si sarebbero potuti evitare i tre quarti dei decessi prematuri, pari a circa 7.500 all’anno in Europa e a 1.920 in Italia.

Fonte: ecodallecitta.it

 

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Livorno, morti da amianto tre volte superiori alla media nazionale

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A Livorno le morti da amianto sono state oltre 150 negli ultimi quindici anni, un dato che accende i riflettori su un numero di mesoteliomi pleurici tre volte superiore alla media nazionale: laddove la media nazionale è di 2 decessi ogni 100mila persone, a Livorno i malati sono 6 ogni 100mila abitanti. I dati (pubblicati sul Quaderno della salute del ministero del 2012) si riferiscono al periodo 1993-2008 ma negli ultimi otto anni la situazione non è migliorata.  Un’analisi condotta dall’Asl di Cecina dal 2008 in poi evidenzia un incremento a 7 casi ogni 100mila abitanti a fronte di una media regionale rimasta pressochè stabile (2,11 malati ogni 100mila abitanti).  In provincia di Livorno il comune maggiormente interessato dal fenomeno è Rosignano Marittimo con 25 morti da amianto su 30mila abitanti nel quindicennio 1993-2008.  Secondo il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Ezio Bonanni, Livorno e la sua provincia hanno pagato e stanno pagando “il prezzo di un inquinamento chimico prodotto dalle industrie, dalla produzione di energia e dal trattamento dei rifiuti”.

Fonte: ecoblog.it

Indonesia, 100mila morti a causa degli incendi per le deforestazioni

Gli incendi boschivi sono finalizzati alle coltivazioni di olio di palma452167606

Secondo uno studio condotto da esperti in salute pubblica e in modelli atmosferici delle Università di Harvard e Columbia, i morti legati agli incendi boschivi del 2015 connessi alle deforestazioni del Sudest asiatico sarebbero più di 100mila. La ricerca, pubblicata su Environmental Research Letters, mette sotto accusa l’industria dell’olio di palma: la deforestazione, infatti, veniva messa in atto per fare spazio alla coltivazione intensiva delle palme da olio, diventate, negli ultimi anni, un pilastro dell’economia indonesiana. Mentre da più parti l’industria alimentare rinuncia all’ingrediente per non perdere clienti e i sostenitori organizzano una controffensiva mediatica per sminuirne l’impatto ambientale, in Indonesia hanno già fatto un passo indietro decidendo che non verranno incrementate le aree coltivate.

I roghi del 2015 avevano fatto annullare centinaia di voli, obbligato alla chiusura le scuole indonesiane, ma anche quelle della Malesia e di Singapore. Gli incendi avevano causato 500mila casi di infezione alle vie respiratorie, esponendo 50 milioni di persone ai fumi tossici, 24 ore al giorno per settimane.  Secondo lo studio le morti premature causate dagli incendi sarebbero state 90mila in Indonesia, 6mila in Malesia e 2200 a Singapore. Nelle zone maggiormente colpite dalle emissioni – Sumatra e il Kalimantan – i livelli di inquinanti dell’indice standard (PSI) hanno toccato il tetto dei 3000, a fronte di una soglia di pericolo fissata a 300.

Fonte:  Environmental Research Letters

Morti in bicicletta: il weekend nero dei ciclisti in Italia

Il drammatico episodio di omicidio stradale a Lecce e i due morti in 24 ore a Torino riaccendono il dibattito sulla sicurezza stradale di chi pedala in biciclettabici

È stato un weekend da incubo per i ciclisti in Italia. In un periodo in cui il numero dei ciclisti è sensibilmente inferiore all’estate a causa del freddo ben tre ciclisti sono morti in tre diversi incidenti avvenuti in Puglia e il Piemonte. Franco Amati, 67 anni, ha perso la vita mentre si trovava in compagnia dell’amico Ugo Romano sulla strada fra Squinzano e Casalabate. Dopo un sorpasso pericoloso effettuato da Andrea Taurino a bordo di una Fiat 500 i due ciclisti avrebbero manifestato la propria ira all’automobilista che sarebbe tornato indietro e avrebbe travolto di proposito i due ciclisti. Nell’impatto con l’auto l’uomo sarebbe morto sul colpo. Ora il pregiudicato Taurino è stato arrestato e si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Due gli incidenti mortali avvenuti a Torino. Nel primo, avvenuto sabato 23 gennaio un ciclista di 55 anni, Paolo Lorenzati, ha perso la vita in corso Sacco e Vanzetti, mentre stava pedalando verso corso Francia. A investire l’uomo è stato un giovane automobilista a bordo di un’Alfa 147. Ieri sera, all’incrocio fra corso Dante e via Saluzzo a perdere la vita è stato Dai Shen Shu, un cinquantenne di origine cinese investito da un automobilista sessantenne alla guida di una Jeep Gran Cherokee. L’uomo era appena uscito di casa ed era diretto verso il quartiere Lingotto. Per l’associazione Bike Pride Fiab Torino i due incidenti non sono frutto della casualità, ma conseguenza di una politica locale che, da alcuni anni, è ferma sui temi della ciclabilità. In una nota della associazione si legge che

“il Biciplan è fermo, le pedonalizzazioni e le zone 30 sono rimaste solo promesse non mantenute. Ma la morte non aspetta. Muoversi in bicicletta o a piedi a Torino significa rischiare la vita ogni giorno, nella totale indifferenza delle istituzioni”.

Secondo Giuseppe Piras, presidente dell’associazione Bike Pride Fiab Torino.

“ci sono stati gravissimi errori del passato che hanno trasformato le strade di questa città in un luogo inospitale per le persone”, inoltre “gli stessi errori vengono perpetrati nei nuovi progetti. Il solo obiettivo nella pianificazione di Torino è -da sempre- fluidificare il traffico privato e aumentare la velocità delle auto, anche a costo di avere qualche ‘effetto collaterale’, ma questi ‘effetti collaterali’ hanno un nome e un cognome, sono uomini, padri, fratelli, figli e amici, come Paolo Lorenzati e Dai Shen Shu”.

Bike Pride chiede che siano messe in atto strategie per prevenire episodi come quelli del weekend e che il tema della sicurezza non venga sollevato solamente – come accade ogni cinque anni – nei mesi che precedono l’elezione del sindaco e degli altri amministratori comunali. Perché è chiaro che da oggi a maggio, nelle settimane della fabbrica del consenso, si tornerà a parlare dei ciclisti e ai ciclisti, per poi dimenticare tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Nei cinque anni da sindaco di Piero Fassino la rete ciclabile di Torino è rimasta ferma e lo sviluppo del bike sharing è stato notevolmente inferiore alle aspettative. Anche l’integrazione intermodale con la metropolitana è rimasta una promessa. Secondo i dati 2013 della Commissione Europea l’Italia è il terzo Paese in Europa per numero di morti in bicicletta: 249 in un anno rispetto ai 354 della Germania e ai 304 della Polonia. In Germania e Polonia, però, le percentuali di utenti in bicicletta sono del 12% e del 7%, mentre in Italia si muove in bici solamente il 6% della popolazione. In tal senso, quindi, la mortalità italiana è notevolmente superiore a quella dei principali Paesi europei.

Se in Germania sono stati fatti enormi progressi il merito è anche dei gruppi di pressioni che portano alla politica dei Lander le istanze di chi pedala: le due associazioni di ciclisti della Germania contano 200mila associati contro i 12mila della Fiab. Alcune settimane fa è stata inaugurata una superstrada per le biciclette che unisce alcune città del sud del Paese, un impegno più che concreto per andare verso la diminuzione della mortalità in bicicletta.

Fonte: ecoblog.it

Eternit: oltre 2000 morti ma il reato è prescritto

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Torino sulla strage dell’Eternit. Cancellata la condanna del magnate svizzero Stephan Schmidheiny.Immagine

Era stata una condanna storica quella in Appello.

Era stato condannato a18 anni di reclusione per disastro doloso l’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny, imputato a Torino nel processo EternitIn primo grado era stato condannato a 16 anni. La Corte d’Appello aveva ritenuto il miliardario svizzero responsabile di disastro anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera. Per quel che riguardava l’altro imputato, il barone belga Louis De Cartier, i giudici si erano pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, mentre hanno dichiarato il non luogo a procedere data la morte dell’imputato per gli altri. I giudici avevano disposto provvisionali per 20 milioni di euro alla Regione Piemonte e di oltre 30,9 milioni per il comune di Casale Monferrato. Nella città della provincia di Alessandria la multinazionale dell’amianto aveva il suo stabilimento italiano più importante e il numero delle vittime è più elevato che altrove. Ora tutto è stato cancellato perché, per la legge italiana, l’uccisione di tutte quelle persone che avevano respirato fibre di amianto è un reato prescritto. Pensiamo bene a cosa significa: che è passato troppo tempo dalla consumazione del reato alla condanna, quindi…abbiamo scherzato, potete andare tutti a casa a leccarvi le ferite. Tempi per la prescrizione troppo brevi, ma anche una nazione che dovrebbe vergognarsi perché accumula ritardi su ritardi permettendo a chi deve pagare di farla franca. La Corte di Cassazione ha deciso in due ore, accogliendo la richiesta del procuratore generale, Francesco Iacoviello. Quindi, non c’è nessun colpevole, non da un punto di vista giudiziario, per l’inquinamento di Eternit che ha fatto dai due ai tremila morti causando tumori ai polmoni nella popolazione di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli. E l’eternit ucciderà ancora. Il picco delle morti sarà nel 2020, per poi discendere nell’arco di 10-15 anni. Nonostante la Eternit a Casale Monferrato sia stata chiusa nel 1986, il mesotelioma pleurico è un male con tempo di latenza lunghissimi. Possono passare anche 50 anni prima che la malattia si manifesti con tutte le sue conseguenze e la sua sentenza di morte. L’Hospice Zaccheo, la “casa” dei malati terminali di Casale Monferrato, ha denunciato che ogni anno sono in media 60 le nuove diagnosi di mesotelioma. Dati che però non tengono conto dei malati e dei morti in altre strutture ospedaliere.

Fonte: ilcambiamento.it

OMS: “A causa dello smog 7 milioni di morti nel 2012” | La Conferenza Clima e Salute di Ginevra

 

L’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dalla Conferenza Salute e Clima di Ginevra: inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici provocano milioni di decessi l’anno, influendo negativamente anche sulla diffusione di malattie infettive mortali come il colera e la malaria380093

Ginevra, in chiusura la prima Conferenza mondiale sulla Salute e sul Clima, in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fatto il punto sulle gravissime conseguenze dell’inquinamento sulla popolazione mondiale. Inquinamento atmosferico prima di tutto: nonostante l’ingente mole di studi e documentazioni, e la crescita di consapevolezza fra i cittadini, lo smog resta il killer perfetto, la cui responsabilità nei decessi è tanto certa quanto invisibile. “L’inquinamento atmosferico nel 2012 è stato responsabile per 7 milioni di morti – ha denunciato la Direttrice del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Oms Maria Neira – 1 su 8 di tutti i decessi a livello mondiale”. E tuttavia, ancora si fatica ad attribuire alla questione smog l’urgenza e l’importanza che merita. Le soglie massime di concentrazione per gli inquinanti vengono superate incessantemente all’interno della sola Unione Europea senza che si riesca a mettere in atto misure di contenimento obbligatorie e condivise da tutti gli Stati membri. Una situazione che peggiora ancora volgendo lo sguardo al di fuori dell’UE, e in particolare ai giganti asiatici, India e Cina, dove l’industrializzazione pesante e il boom di motorizzazione hanno portato con sé concentrazioni di inquinanti in atmosfera assolutamente insostenibili per la salute umana. E non si tratta solo delle conseguenze dirette: come è noto, le emissioni inquinanti causate da industria e trasporti sono responsabili dei cambiamenti climatici, che a loro volta influiscono pesantemente sull’andamento di alcune delle più gravi malattie infettive al mondo. Il colera, la malaria e la dengue sono malattie infettive molto sensibili alle mutazioni del clima. Eventi come le ondate di calore e le inondazioni – in gran parte effetti delle trasformazioni dell’ambiente dovute all’impatto industriale – causano ogni anno decine di migliaia di morti”.  Secondo le stime diffuse dall’OMS le trasformazioni del clima stanno causando infatti oltre 60 mila morti ogni anno per via dei disastri naturali legati al clima, più che triplicati dal 1960. Come ha ricordato Flavia Bustreo, Direttrice generale del settore Famiglia dell’Oms “I poveri, le persone svantaggiate e i bambini sono tra coloro che soffrono il peso maggiore degli impatti legati al clima e le malattie conseguenti, come malaria, diarrea e malnutrizione”. Se non verranno messe in atto azioni concrete per limitare la produzione di emissioni inquinanti, avverte l’OMS, tra il 2030 e il 2050 il conto dei morti salirà di 250.000 vittime ogni anno.

I documenti della Conferenza: WHO Workplan on climate change and health

Climate change and health: key facts

Fonte: ecodallecitta.it

Siamo tutti pedoni | La campagna nazionale

Nelle città italiane si registra il 43% delle vittime della strada, contro una media europea del 34%, che in molti paesi scende anche sotto il 25%: il 42% dei morti in città è un pedone o un ciclista. 7.000 morti e oltre 200.000 feriti in dieci anni. Il 30% dei pedoni perde la vita mentre attraversa sulle strisce379273

Siamo tutti pedoni è una campagna nazionale che vuole richiamare l’attenzione sulle tragedie che coinvolgono il più debole utente della strada per far crescere la consapevolezza che questa strage può essere evitata. Facendo rispettare le regole, educando ad una nuova cultura, rendendo più sicure le strade, attuando un’azione repressiva più incisiva, suscitando un protagonismo diffuso a favore di questa impresa civile. La campagna vuole anche sottolineare il valore del camminare non solo per la mobilità ma anche per la salute e l’ambiente. Vuole sensibilizzare al rispetto del diritto alla mobilità di portatori di handicap, anziani, genitori con passeggino evitando il parcheggio selvaggio e l’occupazione degli spazi riservati.

I dati degli incidenti

Nelle città italiane si registra il 43% delle vittime della strada, contro una media europea del 34%, che in molti paesi scende anche sotto il 25%: Le città italiane sono più insicure. Il 42% dei morti in città è un pedone o un ciclista: per migliorare la sicurezza stradale occorre partire dai centri urbani e intervenire prima di tutto proteggendo l’utenza debole. 7.000 morti e oltre 200.000 feriti in dieci anni: sono i dati impietosi sulle tragedie che coinvolgono i pedoni. Il 30% dei pedoni perde la vita mentre attraversa sulle strisce e oltre il 50% delle vittime ha più di 65 anni. “Tragedie che pesano di più perché sarebbero in parte evitabili – sostiene Piero Angela dalle pagine del libretto distribuito in tutta Italia nell’ambito della campagna di sensibilizzazione “Siamo tutti Pedoni” – se venissero rispettate le regole e introdotti limiti di velocità compatibili con l’idea di mettere al centro delle città le persone e non i motori”.

Siamo tutti pedoni 2014

La nuova campagna 2014 partirà a fine maggio e coinvolge 300 soggetti coordinati del Centro Antartide di Bologna con il sostegno dell’Osservatorio per l’educazione stradale e la sicurezza dell’Emilia Romagna e dei sindacati pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, la campagna si pone l’obiettivo di cambiare la cultura di chi guida e per accrescere la sensibilità sociale ai problemi di chi si muove a piedi. La campagna si rivolge in primo luogo ai conducenti di auto e moto, principali responsabili delle tragedie stradali. Ma più in generale punta a parlare a tutti: per costruire una nuova cultura della strada serve l’aiuto di ciascuno e comportamenti corretti sia da parte di chi guida che da parte di chi cammina.
Per farlo, si avvale di materiali informativi e spazi comunicativi promossi da comuni e istituzioni, ma conta soprattutto su ciascuno di noi, che siamo tutti utenti della strada. Comportarci correttamente e sensibilizzare amici e conoscenti sul tema è un gesta che non costa nulla e può salvare tante vite. “Chi cammina lo fa anche per te – ricorda Milena Gabanelli sul libretto della campagna – guardalo con simpatia. Ti sarà più facile rispettarlo”.

L’adesione formale

Da quest’anno è possibile aderire alla campagna con 2 modalità: Adesione elettronica: non verranno forniti materiali stampati, ma verranno messi a disposizione i file per stampare in proprio i materiali occorrenti. Adesione con fornitura di materiali: verranno forniti i materiali stampati. In entrambi i casi è possibile chiedere la personalizzazione con il proprio logo. L’adesione elettronica senza personalizzazione è gratuita, negli altri casi è richiesto un contributo spese. Per aderire è necessario compilare la scheda di adesione ed inviarla entro l’11 aprile al numero di fax 051/260922. Per la fornitura gratuita dei materiali alle associazioni contattare il Centro Antartide al numero di telefono 051/260921 o scrivendo a info@centroantartide.it

Scarica i materiali comunicativi:

– Il libretto 2014

All’interno, oltre alle illustrazioni di Jezek Ricci e Tonioni, troviamo le vignette di VauroPillininiGomboli Mausoli. I testi di approfondimento sono quest’anno particolarmente qualificati: hanno collaborato Sergio Dondolini, Direttore Generale Sicurezza Stradale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; Marco Giustini, dell’Istituto Superiore di Sanità; Giulietta Pagliaccio, Presidente FIAB; Dario Manuetti, dell’associazione La Città Possibile di Torino, Giovanni Vassallo, http://www.piedibus. it, Mauro Palazzi, Medico Specialista in Sanità Pubblica e Medicina dello Sport oltre ai segretari nazionali dei sindacati pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil Carla Cantone,Gigi Bonfanti e Romano Bellissima. I testimonial di questa edizione sono invece, oltre agli ormai consueti Diabolik Dylan DogMassimo GramelliniMilena GabanelliVito e Lucio Allocca e Germano Bellavia di “Uno posto al sole”. Come ormai da tradizione anche quest’anno il “padre nobile” della campagna è Piero Angela.

– Il manifesto della campagna

Fonte: ecodallecittà.it

La mappa Nasa delle morti per inquinamento atmosferico

Un planisfero dei decessi dovuti all’inquinamento da polveri sottili. Con qualche sorpresapollution_excess_deaths_lrg-1-586x293

Milioni di persone, ogni anno, muoiono a causa di patologie scatenate dall’inquinamento atmosferico. Sulla base dei dati di uno studio sulle morti da inquinamento atmosferico, la Nasa ha compilato una mappa globale che evidenzia le nazioni nelle quali i tassi di mortalità prematura. Un planisfero che ricalca, come idea, ma non come sostanza, le mappe globali della luminosità che descrivono con grande immediatezza i processi di antropizzazione e di urbanizzazione in corso. La mappa abbraccia i dati sul numero medio di morti per 1000  chilometri quadrati nel periodo fra il 1° gennaio 1850 e il 1° gennaio 2000 a causa del particolato fine. Le aree marroni scure (soprattutto in India e Cina) hanno più morti premature rispetto alle aree marrone chiaro e alle aree gialle, mentre le zone in azzurro hanno addirittura migliorato la situazione rispetto al 1850, con un trend in diminuzione delle morti per inquinamento (alcune zone industriali della Gran Bretagna, del Sud  degli Stati Uniti, dell’India e del Brasile). La reversibilità di alcune situazioni è un dato molto interessante e rassicurante. La mappa è il risultato dello studio condotto da Jason West dell’Università del Nord Carolina. Nello studio –pubblicato su Environmental Research Letters – West stima che 2,1 milioni di morti, ogni anno, siano legati a questo tipo di inquinamento atmosferico. L’inquinamento da polveri sottili è composto da una miscela di ingredienti quali gli acidi e le particelle di polvere. Secondo la Us Environmental Protection Agency, la dimensione delle particelle inalate è direttamente legata alla loro capacità di provocare problemi di salute. Le particelle fini (quelle che misurano 2,5 micrometri di diametro o meno) sono le più pericolose perché hanno maggiori possibilità di raggiungere i polmoni attraverso la bocca e il naso.

Fonte:  Nasa

 

Due morti all’ora in Europa a causa delle centrali a carbone secondo Silent Killers di Greenpeace

Morire di inquinamento a causa delle centrali elettriche a carbone che con i loro fumo ammazzano in Europa 2 persone all’ora: questo il risultato esposto nello rapporto Silent Killers presentato da Greenpeace.silent-killers-620x350

Silent Killers è il dossier presentato da Greenpeace in merito alle morti in Europa causate dalla centrali elettriche a carbone. Riprende uno studio condotto dall’Università di Stoccarda in cui sono evidenziati gli impatti sanitari nei paesi europei circa le emissioni:22.300 morti premature all’anno pari a una perdita di 240.000 anni di vita e di 5 milioni di giornate lavorative. I dati analizzati si riferiscono al 2010 e solo in Italia le morti dovute alle emissioni velenose sono state 521 morti premature, equivalenti a 5.560 anni di vita e a 117.000 giornate di lavoro perse. In Europa lavorano circa 300 centrali elettriche a carbone e che coprono un quarto dell’energia elettrica a fronte della produzione del 70% degli ossidi di zolfo e del 40& degli ossidi di azoto, della metà di tutte le emissioni industriali di mercurio, un terzo dell’arsenico e un quarto del totale delle emissioni di CO2. I Paesi europei in cui si è verificato il più alto numero di morti premature è la Polonia (oltre 5.000 morti l’anno) seguita da Germania, Romania e Bulgaria, mentre le aziende maggiormente responsabili sono la PGE (polacca), RWE (tedesca), Vattenfall (svedese), PPC (greca) e Enel (italiana, compresa la controllata Slovenské Elektrárne). Sostanzialmente nello studio dell’Università di Stoccarda viene messo in discussione il carbone pulito che di fatto sembra, appunto non esistere. In effetti l’aria che respiriamo così inquinata si trasforma in agente patogeno e dunque Greenpeace chiede che sia messa fine all’era del carbone e avviata una vera rivoluzione energetica. Spiega GreenPeace che gli impianti in costruzione ossia quei 52 progetti per nuove centrali che sono o in fase di realizzazione o in fase di richiesta delle autorizzazioni, dovessero entrare in esercizio, porterebbero danni gravi alla salute collettiva, considerato che il ciclo di vita di una centrale è di circa 40 anni.

Greenpeace dunque chiede all’Unione europea di:

fissare nuovi obiettivi vincolanti di sviluppo delle rinnovabili (45%), di abbattimento dei gas serra (55%) e di efficienza energetica per il 2030; di arrivare a porre fine all’”età del carbone” al più tardi entro il 2040.

Fonte: Greenpeace