Juri Chiotti, lo chef stellato che ha cambiato vita per la montagna

Juri Chiotti è uno chef stellato che ha deciso di cambiare vita e tornare alle sue origini: le Alpi piemontesi. Tra questi monti, dopo anni di esperienze in Italia e nel mondo, ha ora dato vita al ristorante agriturismo “REIS Cibo Libero di Montagna”. Oggi Juri non vive solamente in cucina: si occupa anche dell’orto e degli animali perché, come ha scoperto, agricoltura, allevamento e cucina sono profondamente legati. Il suo nuovo sogno? il recupero del borgo di famiglia.

Uno chef stellato Michelin decide di cambiare vita e molla il suo lavoro per trasferirsi a duemila metri di altitudine, per gestire un rifugio tra le montagne in cui è nato. Dopodiché apre un agriturismo e un ristorante, REIS Cibo Libero di Montagna, con l’obiettivo di recuperare e rivalorizzare un borgo semi-abbandonato. Non è la trama di un romanzo d’avventura e nemmeno le gesta di un supereroe, ma parte della storia di Juri Chiotti, che incontriamo a Frassino in piena Valle Varaita in provincia di Cuneo, nel suo “REIS Cibo libero di Montagna”, un agriturismo e ristorante dove Juri sta cercando di portare avanti il suo percorso: avvicinare sempre di più la cucina all’agricoltura e all’allevamento per valorizzare le proprie origini e la montagna.

Al nostro arrivo a REIS ci colpisce una bandiera: “Ti posso chiedere un favore? Riprendila con la videocamera. Ne vado fiero”. Si tratta della bandiera dell’Occitania, un’area storico-geografica che comprende diverse vallate alpine piemontesi, liguri e francesi: una di queste è la Valle Varaita, dove ci troviamo. Juri ha quasi trentatré anni ed un percorso di vita già caratterizzato da traguardi importanti. Di professione nasce cuoco ed esercita in diversi ristoranti in giro per l’Italia e nel mondo, ed a venticinque anni raggiunge l’importante traguardo della Stella Michelin, per due anni di fila, mentre lavora in un ristorante di Cuneo. Ma non era quello il mondo dove Juri voleva vivere e lavorare: “Non posso essere ipocrita, per me è stato un traguardo importante e l’esperienza nei vari ristoranti mi ha formato tantissimo. Ma volevo qualcos’altro: già allora, nel ristorante, cominciavo a sperimentare e a proporre piatti tipici provenienti dalle mie montagne e il richiamo si faceva sempre più forte”. 

Da qui la decisionedi lasciare il lavoro come cuoco e accettare una sfida importante:gestire il rifugio Meira Garneri, nel comune di Sampeyre in provincia di Cuneo,a pochi passi da casa sua, accessibile nei mesi invernali solamente inmotoslitta. “Il rifugio si trova a milleottocentocinquanta metri e sono rimastolì quattro anni. Un’esperienza che mi ha donato tantissimo e che considero l’iniziodel mio percorso che mi ha condotto fino a qua. Innanzitutto tramite questaesperienza sono tornato a casa, e poi ho capito ciò che amavo veramente:mettere al servizio del territorio il mio lavoro e la mia esperienza,realizzare qui in montagna qualcosa di significativo. Non poteva esistere Reissenza questo passaggio”.

REIS: cibo libero di montagna

Nel novembre 2016 Juri ha lasciato il rifugio. Uno dei motivi è la nascita delle sue due figlie (“logisticamente si faceva davvero difficile…”), ma l’altro motivo era la voglia di ricominciare con un nuovo progetto personale legato alla sua professione di cuoco. Viene così a conoscenza di una baita di mezza montagna nel comune di Frassino e se ne innamora: “In più di un mese mi sono concentrato nella pulizia e nelle migliorie del luogo e nell’aprile del 2017 siamo partiti”. 

REIS Cibo Libero di Montagna è oggi un agriturismo con un ristorante di trenta posti, l’orto, un pollaio e un gregge di circa trenta ovini (capre e pecore), che si pone l’obiettivo di far avvicinare i mondi della cucina, dell’allevamento e dell’agricoltura, che secondo Juri si sono allontanati negli ultimi decenni: “Ho fatto in modo che si realizzasse l’ambizione di fare ciò che mi riusciva meglio, cioè cucinare, in un luogo che conoscevo come le mie tasche. Qui so dove andare a cogliere le erbe spontanee nei campi, i boschi dove raccogliere i funghi, i fornitori e i produttori affidabili. In questa maniera riesco a vivere direttamente tutto il processo legato al cibo, non a vivere la cucina come un ambiente distaccato dalle materie prime che utilizza”.

La paura di aprire un’attività in un posto più isolato rispetto alla città non gli ha impedito di tentare il rischio: “Sono soddisfatto: è logico che aprire un ristorante in una valle a novecento metri di altezza non è la stessa cosa che aprirlo nel centro di una città, per quanto riguarda il bacino d’utenza. Però sono sempre stato convinto della bontà delle mie idee, la mia cucina piace, le persone arrivano e soprattutto non vivo solamente in cucina ma sto riscoprendo l’esterno, il mondo che ruota attorno ad essa e che ne è parte integrante allo stesso tempo. La cucina non è solo il piatto che ti porto, esiste tutto il discorso della filiera che è fondamentale ed è necessario ed importante che le persone siano consapevoli: ogni giorno miliardi di persone fanno scelte sul cibo che sono fondamentali per il nostro presente e il nostro futuro. È per questo che REIS,in futuro, avrà un occhio di riguardo sempre maggiore per la cucina vegetale: serviremo anche prodotti di origine animale, come facciamo ora, ma saranno sempre più da contorno e ulteriormente selezionati in base all’etica con la quale vengono prodotti. Sto capendo poi che bisogna collaborare, bisogna essere più soggetti per poter creare un’azienda sana in montagna”.

Il borgo Chiot Martin

Il Borgo Chiot Martin

Chiot Martin è un borgo di montagna che si trova a circa quindici chilometri da Frassino, nel vallone di Valmala, ed è il luogo di nascita del papà di Juri. Il futuro di Reis si intreccia al progetto dello chef di recuperare questo luogo e rivalorizzare le abitazioni presenti. Con un nuovo spazio anche per Reis.. ed un nuovo socio: “Stiamo lavorando ad uno spazio nuovo per Reis, che si lega al recupero del borgo di Chiot Martin. Un mio amico allevatore, Gian Vittorio Porasso, si sta unendo al progetto per fare di Reis uno spazio sempre più connesso all’ecosistema che ha intorno”. Gian Vittorio è un allevatore, con un centinaio di capre tenute a pascolo, ed un produttore di formaggi realizzati solo con latte crudo. Trasferirà il suo pascolo e la produzione a Chiot Martin, che diventerà parte integrante di Reis e del progetto di ristorazione. 

“Per reperire il terreno necessario ad allevare le capre stiamo cercando di creare un’associazione fondiaria, con l’aiuto del Professor Cavallero. Ci siamo inoltre rivolti, per il recupero degli abitati e la creazione del nuovo ristorante, ad uno sportello a Torino che si chiama ‘Vado a vivere in montagna’ e che si occupa di rendere sostenibili delle idee di ritorno in montagna, con la possibilità di accedere a finanziamenti agevolati. Abbiamo presentato il progetto e cercheremo di reperire i fondi per fare tutto quello che è necessario per rendere reale il progetto, che ha come pilastro principale non solo il recupero di una borgata ma quello di un intero ecosistema, rivalorizzato grazie all’allevamento sostenibile e alla valorizzazione dei boschi. Un ritorno alla simbiosi tra natura e uomo, che un tempo qui in montagna si respirava a pieni polmoni”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/11/io-faccio-cosi-231-juri-chiotti-chef-stellato-ha-cambiato-vita-montagna/

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Paraloup: lo spirito della Resistenza in un rifugio di montagna

Borgata Paraloup è un rifugio di montagna nella Valle Stura, a Cuneo. Un luogo dove i partigiani di Giustizia e Libertà hanno fatto la Resistenza e che oggi è rinato grazie alla Fondazione Nuto Revelli Onlus. Oggi la borgata Paraloup è un vivace centro culturale di scambio e di crescita, un sistema integrato di attività turistico-artigianali, agro-pastorali e di proposte culturali-formative, per coinvolgere la comunità locale e creare una rete di condivisione e partecipazione con le altre realtà del territorio. Immaginate di vivere come i partigiani. In montagna, da sempre e ovunque luogo di resistenza e liberazione. Immaginate di poterlo fare in Italia, in un luogo in cui davvero i partigiani hanno vissuto e lottato. Poi prendete un biglietto per Cuneo, armatevi di cartina e andate a Rittana nella Valle Stura: lì troverete il Rifugio Paraloup, una borgata a 1.400 metri di altezza formata da una dozzina di baite dove i partigiani si sono riparati per combattere il nazifascismo.

Luoghi recuperati con innovazione ma anche con attenzione al territorio e al paesaggio, i ruderi della Borgata Paraloup (che significativamente in dialetto piemontese significa “al riparo dai lupi”) sono oggi un rifugio di montagna con tanto di sale per convegni, mostre e un ristorante. Un luogo dove passare uno o più giorni respirando la memoria partigiana di quella banda di Giustizia e Libertà che scelse questo posto come base. Quello della storia della Resistenza, però, non è un espediente di attrazione turistica né tanto meno una memoria sterile, ma è il cuore di questo progetto di recupero del territorio. Il progetto Paraloup, infatti, è nato nel 2006 insieme alla Fondazione Nuto Revelli Onlus, dedicata al partigiano cuneese “testimone del suo tempo e di queste valli”. Poco tempo dopo la nascita della fondazione accade infatti che il regista Teo De Luigi, impegnato a girare un documentario in quella valle, lanci la spinta per il recupero di quelle baite. Spinta che è stata accolta positivamente dai membri della fondazione e che ha trovato aiuto nell’impresario Aldo Barberis e in un gruppo di architetti del Politecnico di Torino.paraloup-1

“Volevamo recuperare il sito perché è un luogo meraviglioso e perché porta con sé la vocazione di ispirare un ritorno alla montagna che sia consapevole di democrazia e impegno civile”, spiega Beatrice Perri, direttrice della Fondazione Nuto Revelli Onlus. “L’idea è stata quella di non volerne fare un museo o un luogo di memoria vuoto, ma un luogo che potesse innescare un processo di ritorno vero e coniugare memoria e innovazione”.

Recuperato con un’architettura leggera e rispettosa del paesaggio, a chilometro zero ed ecosostenibile (ci sono pannelli solari e si è prestata attenzione alla coibentazione degli edifici), il luogo è riuscito così a preservare la sua “aurea magica”: “Grazie ad un’indagine filologica oggi possiamo dire che si mangia esattamente dove mangiavano i partigiani e si dorme dove dormivano i partigiani”.

Ma la forza di questo luogo non sta soltanto nella sua storia di Resistenza. Come racconta Beatrice, “questo luogo porta con sé una vocazione molto forte, che appartiene al suo DNA, quasi un genius loci: lo hanno sentito i partigiani quando lo hanno scelto come base per un’Italia libera, lo ha sentito la popolazione (nella memoria locale ci sono tante figure in riferimento al luogo), lo abbiamo sentito noi e lo sentono anche i visitatori quando vengono e spesso tornano nuovamente”.paraloup-

La borgata Paraloup è infatti immersa nella Valle Stura ed è anche uno di quei luoghi della memoria della civiltà contadina cuneese, che pure Nuto Revelli aveva documentato. Ed è anche al recupero di questi territori che la Fondazione Nuto Revelli si è dedicata organizzando nel 2011 il primo “Festival Internazionale del ritorno ai luoghi in abbandono”. Il Festival raccoglie varie realtà italiane (l’Unical con il professore Vito Teti, il Movimento di ricostruzione dell’Aquila, il Movimento delle cascine di Milano etc) e ha come tematica principale il riutilizzo dei luoghi abbandonati, che in Italia sono il 70% del territorio nazionale. “Questi luoghi hanno spazi pronti e una vocazione per ospitare dei ritorni, che a volte sono anche delle andate, come nel caso dei migranti che arrivano qui per la prima volta”. E proprio in occasione di questo festival si costituisce la “Rete del ritorno”.

Un ritorno che passa necessariamente attraverso la terra, fonte di vita e di lavoro. Non a caso, la Fondazione organizza nel 2017 il convegno internazionale “Facciamo agricoltura” e, nello stesso anno, promuove la scuola dei giovani agricoltori di montagna, portata avanti grazie ad un progetto europeo e alla collaborazione di altre realtà piemontesi: “Abbiamo formato cinque giovani aspiranti agricoltori, nell’ottica che se lo spopolamento è stato un fenomeno violento e incontrollato il ritorno debba essere accompagnato da strumenti utili e su misura del luogo”.37984134_1919184448144711_5202357443123740672_n

Un’operazione abbastanza riuscita, se si pensa che nel 2017 Paraloup ha visto “passare” 30.000 persone ed è un rifugio per molti: appassionati di sport invernali, studenti che vengono a visitare il luogo, ricercatori di storia e antropologia, amanti della montagna. E “tutti”, ci dice ancora Beatrice, “lasciano Paraloup con un senso di responsabilità sulle spalle: questa è una spinta in grado di innescare dei cambiamenti ed è la vocazione di questo luogo”.

Il progetto Paraloup è solo uno dei modi della Fondazione di volgere l’attenzione alla memoria storica e riattualizzarla. Sono anni, infatti, che lavora sull’archivio di Nuto Revelli, portandolo nelle scuole: “La nostra attenzione è molto forte nei confronti dei giovani, perché certi valori (memoria, relazioni, ascolto) vanno coltivati per creare un dialogo sempre vivo e attivo ed evitare derive, che sembravano remote ma non lo sono più. L’obiettivo, per ora, è continuare a riempire di vita questo posto e sperare che possa essere d’esempio per altri luoghi”.

 

Intervista: Daniel Tarozzi e Paolo Cignini
Riprese e Montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/10/io-faccio-cosi-227-paraloup-spirito-resistenza-rifugio-di-montagna/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Rebecco: ecco come rinasce un antico borgo

Nel cuore della Val Trompia si trova Rebecco. Questo piccolo borgo sta rinascendo grazie al progetto di un giovane agricoltore locale, uno dei partecipanti al programma ReStartAlp. Tutto questo è possibile grazie al sostegno di Fondazione Cariplo, che con AttivAree persegue proprio l’obiettivo di far rinascere le aree marginali. Rebecco è un piccolo borgo che si trova in Valle Trompia, nelle Prealpi Bresciane. Come molti altri luoghi, anche quest’area è oggi definita “marginale”: lontano dalle città, priva di molti servizi di base e di opportunità lavorative, vittima di un progressivo spopolamento.

Il borgo di Rebecco è un punto di raccordo tra i due progetti di Fondazione Cariplo dedicati alla rinascita della montagna e delle aree interne: il Programma intersettoriale AttivAree, dedicato alla rivitalizzazione di due aree lombarde – parte più alta della Valle Trompia e Val Sabbia e l’Oltrepò Pavese – e ReStartAlp, il campus per aspiranti imprenditori alpini promosso in collaborazione con Fondazione Edoardo Garrone giunto alla terza edizione. La rinascita del borgo rurale di Rebecco è uno degli obiettivi del Programma AttivAree, con interventi che non sono solo di tipo edilizio – ristrutturazioni, riconversioni, bonifiche ecc. –, ma anche di tipo sociale. Il ripopolamento, la riattivazione dei rapporti umani, la creazione di un nuovo tessuto socio-economico danno nuova linfa e sono il sangue che ricomincia a scorrere nelle vene di territori che si erano inariditi. Con il Programma AttivAree, a Rebecco, si punta infatti si, alla ricostruzione nell’ottica della valorizzazione delle caratteristiche costruttive del sito, ma anche alla nascita di un’attività imprenditoriale che possa presto divenire volano per l’economia del luogo e elemento di attrattività per nuovi abitanti.rebecco-1-1030x560

“Rebecco è un posto magico, conservato nei secoli, che in qualche modo racchiude la storia e la tradizione dei popoli che hanno vissuto in questa valle” sostiene Matteo, il giovane agricoltore valtrumplino che ha partecipato al campus ReStartAlp, con un’idea imprenditoriale pensata su misura per Rebecco: Rebecco Farm. Il borgo, nell’idea imprenditoriale che sta sviluppando Matteo Turrini, diverrà connettore delle realtà agricole locali, vetrina dei prodotti del territorio, luogo di sperimentazione agricola, luogo di incontro, scambio e contaminazione. Da un lato il Programma AttivAree che ricostruisce e valorizza il borgo, dall’altro l’esperienza formativa del campus ReStartAlp funzionale a creare imprese di successo. La scommessa è riuscire a fare ripartire il territorio, attraverso opportunità anche di coesione sociale, invertendo la tendenza dello spopolamento e spingendo soprattutto i giovani a riabitare queste aree creando opportunità di lavoro attraverso attività non convenzionali e strettamente legate alle caratteristiche del territorio, con l’obiettivo di valorizzarlo e non di drenarne la ricchezza.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/09/rebecco-rinasce-antico-borgo/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Paolo Cognetti: rendiamo viva la montagna facendo rete!

Fare rete. Questo il valore più grande di RestartAlp secondo Paolo Cognetti, vincitore del premio Strega con il libro “Le otto montagne”. Lo scrittore, tornato a vivere fra le vette per tutelare e dare nuova vita al territorio, ha incontrato i giovani aspiranti imprenditori che stanno partecipando al percorso di formazione proposto da Fondazione Garrone  e Fondazione Cariplo. A un certo punto della sua vita, quando ha cominciato a sentirsi a disagio e ad avvertire la necessità di staccare, ascoltare il silenzio e recuperare l’ispirazione, Paolo Cognetti ha deciso di tornare in Val d’Ayas, fra le “sue” montagne. Lo scrittore, vincitore del premio Strega con “Le otto montagne”, ha incontrato i ragazzi di ReStartAlp, giovani che vogliono andare a vivere e lavorare in montagna, cercando di rivitalizzare questi luoghi magici e spesso dimenticati con idee imprenditoriali fresche, innovative e connesse con il territorio.

Secondo Cognetti, il valore più grande del programma voluto da Fondazione Edoardo Garrone – in continuità con il progetto ReStartApp – e Fondazione Cariplo – nell’ambito del Programma AttivAree dedicato alle aree interne – è quello di “fare rete”: «Persone che cercano di fare quello che ho fatto sono completamente sole. Il valore di ReStartAlp è quello di far sentire che intorno a loro c’è una rete di persone simili. Sapere che intorno a te c’è qualcuno disposto ad ascoltarti e ad aiutarti ha un grandissimo valore».

Ancora prima del successo editoriale conosciuto grazie a “Le otto montagne”, Paolo Cognetti era un grande amante della solitudine e del silenzio che regnano fra le vette. Cresciuto qui, ha deciso di ritornarci e di attivarsi per tutelare e dare nuova vita al territorio, anche attraverso il suo progetto di animazione territoriale, che ha mostrato ai ragazzi di ReStartAlp.cognetti-restartalp

«Per me – racconta – la montagna è stato un luogo di grande riapertura, per cui mi sento un abitante di questo posto». Fra le righe si può leggere un altro consiglio che regala ai futuri imprenditori a cui le due fondazioni stanno fornendo gli strumenti per dare corpo alle loro idee: giungete in montagna in punta di piedi, imparate a conoscere e ad ascoltare la terra che vi accoglie, parlate con chi ci abita e sentitevi anche voi parte di questa comunità. È questa la filosofia di ReStartAlp, che trova riscontro anche nel programma formativo dal forte imprinting esperienziale, che ha portato i partecipanti a conoscere imprenditori montani, personalità del posto – fra cui Paolo Cognetti – operatori forestali, agricoltori e allevatori. Tutti attori e membri della comunità culturale, sociale e economica che saranno contenti di accogliere nuove forze, giovani che, forse un po’ stanchi della città, sognano di costruirsi una vita e un lavoro in montagna.

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Locana: così i piccoli centri di montagna combattono lo spopolamento

Da un bonus per le famiglie che decidono di vivere a Locana e iscrivere qui i propri figli a scuola sino ad un laboratorio d’impresa finalizzato a far nascere nuove attività in grado di valorizzare le risorse del territorio e offrire opportunità lavorative. Sono queste le iniziative messe in campo per combattere lo spopolamento e rivitalizzare questo piccolo centro montano del Canavese che rischia di sparire.locana-centri-di-montagna-combattono-spopolamento

Tutti a scuola a Locana”. È questo il nome dell’iniziativa lanciata contro lo spopolamento di Locana, piccolo centro del Canavese, nel territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il bonus proposto dall’amministrazione consiste in 3.000 euro, per un massimo di 3 anni, destinati a ogni nucleo familiare che, trasferendo la propria residenza a Locana, iscrive qui almeno un figlio alle scuole d’infanzia, primaria o secondaria di primo grado. Per accedere al bonus è necessario un reddito Isee pari o superiore a 7.000 euro e i componenti del nucleo familiare devono essere residenti in Italia da almeno cinque anni. Il finanziamento massimo previsto dall’amministrazione comunale è di 30.000 euro all’anno. Come spiega l’amministrazione comunale, “l’istituzione di un contributo economico per i nuclei familiari con figli minori che trasferiscono la residenza in Locana mira ad agevolare il rientro dei molti locanesi che hanno abbandonato la montagna e a favorire l’arrivo di nuovi nuclei familiari”.

“Nonostante le risorse e gli aspetti positivi del nostro territorio, anche da noi, come in altre realtà montane, la popolazione diminuisce – spiega in un’intervista il sindaco Giovanni Bruno Mattiet – Dai 1708 abitanti del 2007 siamo scesi ai 1450 abitanti del 2017. E pensare che all’inizio del Novecento erano ben seimila. In particolare, in questi anni, più che partenze abbiamo registrato una costante diminuzione delle nascite e questo determina una riduzione della popolazione scolastica: così corriamo il rischio di perdere il patrimonio socioculturale costituito dalla presenza delle scuole, con conseguente ulteriore spopolamento”.

Ma le iniziative per la rivitalizzazione di Locana non si fermano al bonus “Tutti a scuola a Locana”.
La Regione Piemonte ha infatti deciso di avviare nei prossimi mesi a Locana un’iniziativa per sostenere la piccola imprenditoria locale. Proprio qualche giorno fa, infatti, l’assessore regionale al turismo, Antonella Parigi, ha presentato in municipio, insieme al sindaco di Locana Giovanni Bruno Mattiet, un laboratorio sperimentale d’impresa finalizzato a far nascere nuove attività imprenditoriali in grado di valorizzare le risorse presenti sul territorio montano. Si tratta di una sorta di incubatore di start-up rivolto a imprenditori, o aspiranti tali, che verranno indirizzati dalla Regione verso la realizzazione di progetti concreti. Come ha spiegato l’assessore Parigi, il laboratorio servirà a fare scuola su come si fa impresa, affiancherà le attività nascenti e farà da catalizzatore per nuove idee utili a valorizzare il territorio. A Locana, come negli altri centri di montagna della zona, un focus particolare sarà dedicato alle idee in grado di promuovere lo sport all’aria aperta, considerata anche la vicinanza con il Parco nazionale del Gran Paradiso. Tra le possibilità vi è quella di creare un Parco Avventura in prossimità dell’area attrezzata delle Nusiglie.

“Siamo fortemente interessati a questo esperimento – ha dichiarato il sindaco Bruno Mattiet – le potenzialità sono tante, dal turismo fino alla ripresa di coltivazioni che, un tempo, erano il traino economico di queste vallate”.

Foto copertina
Didascalia: Veduta panoramica di Locana

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ReStartAlp 2018: le voci dei giovani aspiranti imprenditori di montagna

Abbiamo intervistato alcuni dei protagonisti della terza edizione di ReStartAlp, percorso formativo con un approccio teorico e pratico rivolto ai giovani aspiranti imprenditori di montagna. L’obiettivo è quello di facilitare la creazione di nuove imprese sulle Alpi, per valorizzare le aree montane e al contempo offrire ai ragazzi nuove opportunità lavorative nei principali settori dell’economia alpina. ReStartAlp è promosso e finanziato dalla Fondazione Garrone e la Fondazione Cariplo. Contribuire a trasformare un’idea o un sogno in un’attività imprenditoriale concreta e sostenibile che permetta ai giovani di costruire il proprio futuro in quelle zone di montagna piene di potenzialità ma spesso abbandonate e sottovalutate. Nasce con questo obiettivo il percorso formativo ReStartAlp, proposto da Fondazione Garrone  e Fondazione Cariplo. Per Fondazione Garrone l’esperienza di ReStartAlp nasce come naturale estensione dei Campus ReStartApp, avviati per la prima volta nel 2014 per sostenere il rilancio dell’economia appenninica. Fondazione Cariplo ha scelto invece ReStartAlp come iniziativa da inserire all’interno di AttivAree, un programma intersettoriale mirato alla rinascita di due aree interne lombarde – la parte dell’Appennino dell’Oltrepo’ Pavese e le Prealpi delle bresciane valli Trompia e Sabbia – mediante progetti di riattivazione territoriale.

Dall’agricoltura alla gestione forestale, dall’allevamento all’agroalimentare, dall’artigianato al turismo e alla cultura. All’edizione 2018 – che per il terzo anno consecutivo si svolge a Premia, nella provincia di Verbano Cusio Ossola – partecipano 14 giovani aspiranti imprenditori che hanno idee di impresa innovative e sostenibili nelle filiere tipiche della montagna. Il Campus residenziale gratuito ha una durata di 10 settimane, dal 18 giugno al 28 settembre 2018, (con una pausa intermedia dal 30 luglio al 2 settembre). Il programma prevede attività di didattica, laboratorio di creazione e sviluppo d’impresa, esperienze in azienda, testimonianze e casi di successo, visite a realtà produttive virtuose e destinazioni montane. Finalizzato a sviluppare idee di impresa e avviare una start up, il percorso formativo di ReStartAlp prevede un’esperienza di una settimana presso realtà imprenditoriali del territorio montano per dare ai partecipanti al campus la possibilità di confrontarsi con titolari d’azienda e professionisti e vivere da vicino e in prima persona il lavoro e la gestione quotidiana di un’impresa. L’esperienza deve essere di supporto allo sviluppo dei progetti, pertanto il partecipante viene orientato verso un’azienda affine alla realtà imprenditoriale che egli intende avviare.36661682_1040931136069158_2661765347010412544_n

ReStartAlp: dalla teoria all’esperienza in azienda. Le voci dei protagonisti

“La mia partecipazione a ReStartAlp si sta rivelando molto utile per capire come rendere economicamente sostenibile il mio progetto, individuare i possibili sbocchi della mia attività, ridefinire e focalizzare la mia idea iniziale. Sono sicuro che questa esperienza mi indirizzerà verso la via giusta”, racconta Lorenzo Galliano, 22enne di Cuneo e aspirante imprenditore agricolo (il nome della sua azienda è “Arpijése”, a Niella Tanaro in provincia di Cuneo) che, come previsto dal percorso formativo, sta svolgendo la sua esperienza aziendale presso l’Azienda agricola Marco Bozzolo a Viola (CN).

“L’esperienza in azienda sta andando benissimo: il titolare, Marco Bozzolo, mi sta aiutando a capire come fare le cose e anche a livello umano mi sta trasmettendo preziosi insegnamenti. Credo che anche in futuro manterrò i rapporti con Marco e con l’azienda”.

Da parte sua anche Marco si dichiara soddisfatto: “Credo che la divulgazione sia molto bella e per questo abbiamo deciso di ospitare in azienda Lorenzo, che ci sta aiutando moltissimo. Ritengo che l’esperienza in azienda di un ragazzo giovane sia molto utile e io stesso avrei voluto partecipare ad un percorso simile prima di cominciare la mia attività”.

Tra le partecipanti a questa edizione di ReStartAlp vi è anche Nora Piccini, giovane di Venezia che ha deciso di lasciare la città e trasferirsi tra le montagne friulane dove sta avviando un’azienda agricola improntata sull’allevamento di pecore da latte di una razza autoctona friulana in via d’estinzione. Il nome del suo progetto è “L’ama”, a Lama di Som, nel comune di Caneva.

“Porto avanti questo progetto da circa due anni e mezzo ma ho ancora bisogno di competenze soprattutto sul piano economico, organizzativo e di marketing. ReStartAlp riesce a fornire molto bene questo tipo di formazione, ti fa conoscere posti e persone che possono aiutarti nel cammino di progettazione e realizzazione della tua idea imprenditoriale. Credo poi che un grande punto di forza di questo progetto sia rappresentato dal fatto che il campus permette di creare una rete di imprenditori di zone diverse, favorendo uno scambio di idee e anche momenti piacevoli extra formazione”.restartalp-montagna

“Grazie all’esperienza presso la Cascina Finocchio Verde – aggiunge Nora – sto conoscendo da vicino il mondo delle pecore e ho imparato a preparare dei formaggi tipici di questo luogo. É bellissimo imparare a realizzare un prodotto di cui, se non fossi venuta qui, non avrei neanche scoperto l’esistenza. Inoltre, dopo l’esperienza qui ho rivalutato il modo in cui vorrei progettare il caseificio che ho in programma di avviare”.

E Cristian Lauer, titolare della Cascina, afferma: “E’ un piacere trasmettere quello so a Nora”.

Aprire un’Osteria artistica resiliente in Valtellina, ovvero un luogo di condivisione, buon cibo e tanta cultura. È questo invece il sogno di Simone Picco, 32 enne di Vimercate (MB). “Ho avuto questa idea e, stanco del mio lavoro in ufficio, ho deciso di mandare la mia richiesta a ReStartAlp… ed ora eccomi qui”, racconta Simone.

“Credo che questo campus possa dare un prezioso aiuto per realizzare un’idea che si ha in testa da un po’ ma che non si è ancora concretizzata per mancanza di risorse o esperienze. Durante questo percorso abbiamo la possibilità di conoscere i giovani che hanno partecipato alle edizioni precedenti, ma anche imprenditori affermati, agricoltori e ristoratori che riportano la loro testimonianza. Se qualcuno ce l’ha fatta vuol dire che è possibile farlo: ascoltare la loro storia rende più concreto il sogno di tutti”, conclude Simone che per la sua esperienza in azienda ha scelto la realtà “Reis cibo libero di montagna”.restartalp-1

Fare imprenditoria in montagna: un’opportunità per i giovani e il territorio

Nora era stanca della vita di città, Simone del suo lavoro in ufficio e del traffico. Tra i giovani partecipanti alla terza edizione di ReStartAlp c’è chi ha scelto di intraprendere questo percorso perché mosso dal desiderio di cambiare vita e di instaurare un rapporto più stretto con la montagna, la natura e le tradizioni autentiche.

“In questi territori – afferma Marco Bozzolo, titolare dell’azienda agricola che porta il suo nome – abbiamo un enorme bisogno di giovani che tornino all’agricoltura e al turismo ed è bello vedere che i giovani tornano qui perché credo che questi posti abbiano potenzialità enormi. Ritengo che oggi sia più semplice avviare un’attività in montagna rispetto ad altre zone perché ci sono molti aiuti ed essendoci stato prima un completo abbandono oggi c’è la possibilità di avere delle terre a buon prezzo. Con un approccio innovativo si possono fare moltissime cose”.

Un elemento è però essenziale: “Chi vuole vivere e lavorare in montagna – afferma Juri Chiotti, titolare di “Reis cibo libero di montagna” – deve aver ben chiaro che oggi è fondamentale avere un’attenzione particolare per il territorio e un profondo rispetto per l’ambiente. È necessario far vivere o rivivere un luogo nella maniera più sostenibile possibile. Per questo quando una persona decide di avviare un progetto è importante che scelga un luogo che le si addice: in tal modo sarà più propensa a prendersene cura”.

 

 Interviste, riprese e montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/08/restartalp-2018-voci-giovani-aspiranti-imprenditori-montagna/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

ReStartAlp, un bando per aiutare chi vuole tornare in montagna

Le fondazioni Garrone e Cariplo lanciano l’edizione 2018 di ReStartAlp, un bando rivolto ai giovani con idee imprenditoriali innovative capaci di riattivare il territorio alpino. Per presentare i progetti c’è tempo fino al 16 aprile. In palio un campus residenziale di formazione e premi per 60mila euro. Per il terzo anno consecutivo Fondazione Garrone e Fondazione Cariplo propongono ReStartAlp, un campus gratuito di incubazione e accelerazione di impresa del territorio alpino italiano rivolto agli aspiranti giovani imprenditori nelle filiere produttive tipiche della montagna: agricoltura, gestione forestale, allevamento e agroalimentare, artigianato, turismo e cultura.ReStartAlp_foto

La call, che sarà aperta fino al 16 aprile, fa parte del programma AttivAree, dedicato alla rinascita delle aree interne e – da parte di Fondazione Edoardo Garrone – in continuità strategica con i campus ReStartApp che promuovono impresa giovanile in ambito appenninico. Il progetto, giunto alla sua terza edizione, è dedicato a giovani under 35 che hanno un’idea imprenditoriale o una startup nelle filiere produttive delle Alpi, in particolare agricoltura, gestione forestale, allevamento e agroalimentare, artigianato, turismo e cultura. L’obiettivo è quello di promuovere una vera e propria cultura dello sviluppo delle terre alte italiane e una nuova “economia della montagna italiana”, offrendo un concreto sostegno alle giovani imprese montane del territorio nazionale e dando sempre maggiore impulso ai green jobs. Per farlo, verranno messi a disposizione 15 posti per ragazzi sotto i 35 anni con idee imprenditoriali innovative ed ecologiche, ma soprattutto in gradi di riattivare le connessioni vitali della montagna. I giovani imprenditori selezionati potranno partecipare a un campus residenziale gratuito che si svolgerà dal 18 giugno al 28 settembre 2018 a Premia, nella provincia del Verbano Cusio Ossola, sulle Alpi Nord-Occidentali. In 10 settimane si concentra un programma formativo estremamente concreto, ricco e articolato, tra didattica frontale, laboratorio di creazione d’impresa, testimonianze di casi di successo, esperienze sul campo e visite a realtà produttive e destinazioni montane di particolare interesse per i modelli imprenditoriali o di valorizzazione territoriale adottati. Nel percorso, i partecipanti saranno affiancati da un team qualificato di docenti, esperti e professionisti dei principali settori dell’economia alpina. Per agevolare l’avvio dei tre migliori progetti d’impresa elaborati nell’ambito del Campus, la Fondazione Edoardo Garrone metterà inoltre a disposizione premi per un totale di 60mila euro. Grazie al contributo dei partner, ulteriori incentivi sono previsti per favorire la realizzazione delle idee d’impresa. Ai più meritevoli inoltre, la Fondazione Garrone dedicherà un servizio di consulenza gratuito post Campus per un anno, in tema economia e finanza d’impresa, strategia e organizzazione aziendale, fiscalità e tributi, fundraising e partecipazione a bandi, marketing e comunicazione.ReStartAlp-2017

Se volete tastare con mano le potenzialità di questa iniziativa, siete invitati a partecipare alla premiazione dei tre migliori progetti selezionati durante l’edizione dello scorso anno di ReStartAlp. L’evento, moderato dal giornalista Luca Martinelli, si terrà giovedì 22 marzo a Milano a partire dalle ore 10.30 presso lo Spazio Open, in Via Monte Nero 6. Per approfondire i temi della rivitalizzazione e della riqualificazione delle terre alte italiane attraverso iniziative di sostegno alle progettualità dei giovani, porteranno la propria esperienza quattro imprenditori attivi nelle aree interne del nostro Paese: Bruno Bossini, fondatore de La malga va in città e manager di rete di AttivAree Valli Resilienti; Carlo Fenaroli, vice presidente del Consorzio Cascina Clarabella, partner del progetto AttivAree Valli Resilienti; Federico Rial, socio fondatore di Paysage à Manger e partecipante all’edizione 2016 di ReStartAlp; Enrico Togni Rebaioli, viticoltore di montagna. A conferma dello straordinario potenziale delle aree interne, vero e proprio laboratorio di innovazione sociale, interverrà infine Filippo Tantillo, coordinatore scientifico del team di supporto al Comitato Nazionale per le Aree Interne.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/03/restartalp-bando-aiutare-tornare-in-montagna/

L’Italia riscopre la vita in montagna

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Sono sempre di più gli italiani che scelgono di vivere in montagna. A dirlo sono i numeri del Censis che fotografano un aumento della popolazione sulle montagne italiane che rappresentano il 54,3% della superficie nazionale e contano attualmente sul 17,9% della popolazione complessiva. La montagna non subisce più l’impoverimento demografico degli scorsi decenni e, secondo i dati Censis, fra il 2004 e il 2014 ha visto crescere la propria popolazione dell’1,3%. Ci sono altri dati molto interessanti: una maggiore longevità, un livello di istruzione e un tasso di occupazione in media con quelli nazionali. In montagna si produce il 16,3% della ricchezza totale generata nel paese, inoltre il tasso di imprenditorialità risulta più alto nei comuni montani (86,7 imprese ogni 1000 abitanti) rispetto ai comuni non montani (84,7 imprese su 1000). I recenti dati Censis, quindi, fanno piazza pulita di molti luoghi comuni e sottolineano anche come il consumo del suolo (edificazione, infrastrutturazione e impermeabilizzazione) nei territori montani (2,7%) si sia verificato in una misura decisamente inferiore a quanto è avvenuto nei comuni non montani (9,7%). Questo anche grazie al fatto che il 33,3% dei comuni montani è collocato all’interno di un parco nazionale o regionale.

Fonte:  Vita

 

Marco e Gabriella scelgono la pace di un rifugio in montagna

Avevano lavori sicuri ma stressanti, mai abbastanza tempo per dedicarsi alla famiglia, per assaporare la vita nei suoi momenti, tutti importanti. Allora è arrivata la scelta: lasciarsi alle spalle la frenesia per scegliere la pace di un rifugio in montagna. Ecco la storia di Marco e Gabriella.marcogabriella02

Marco D’Aliesio, 39 anni, insieme alla moglie Gabriella e ai loro 2 figli, hanno deciso di lasciare due lavori sicuri ma stressanti, che non davano loro il tempo di dedicarsi alla famiglia, per prendere in gestione un rifugio tra i monti liguri, quello di Pratorotondo. La peculiarità di questo posto è la vista aperta a 360 gradi, infatti da lì è possibile non solo ammirare tutto l’arco alpino con le cime più importanti (Monviso, Monte Rosa..) fino all’Appennino Tosco-Emiliano, ma anche vedere il mare, il promontorio di Portofino, la Corsica, l’isola d’Elba e la Capraia, e sono stati proprio questi panorami mozzafiato che nel 2010 hanno portato Marco a dire basta.

Marco, di cosa ti occupavi prima di prendere il rifugio in gestione?

“Facevo l’agente di commercio nel settore dell’abbigliamento in Liguria e in Piemonte. Avevo l’ufficio a Genova e vivevo a Varazze, quindi tutti i giorni dovevo affrontare il traffico per arrivare a lavoro. Non avevo orari fissi, lavoravo in media 8-10 ore, mentre durante le campagne-vendita arrivavo addirittura a dormire in ufficio con il sacco a pelo per tutta la durata dell’evento. Gabriella invece lavorava in un autogrill e faceva i turni, quindi ci alternavamo il più possibile in modo da stare con i bambini senza dover fare troppo affidamento sui nonni e per questo motivo ci vedevamo pochissimo tra di noi. La pressione del lavoro, gli orari sbagliati, il cibo poco genuino consumato in fretta, mi hanno portato nel tempo problemi di iperacidità con gastroduodenite. Inoltre mi pesava moltissimo non riuscire a seguire i miei figli nelle loro attività quotidiane e vedere così poco mia moglie”.

Come hai conosciuto questo rifugio?

“Sono venuto qui per 2-3 anni nel periodo meno freddo, facevo lunghe camminate con i cani per abbassare lo stress del lavoro, stare a contatto con la natura mi rilassava e mi ricaricava le batterie. Poi un giorno sono venuto in pieno inverno, in una giornata splendida ma gelida, ero in mezzo alla neve con la vista mare davanti, sono rimasto senza fiato… In quel momento ho deciso che volevo cambiare lavoro e che volevo gestire il rifugio. Infatti ero venuto a sapere che il gestore voleva vendere e così sentii che quella doveva diventare la mia nuova vita”. E fu così che nel giro di 6 mesi di trattativa, in settembre Marco diventò il nuovo gestore del rifugio, inizialmente insieme ad un socio. Questo avvenne in un clima di pareri contrari dei parenti, ad esclusione della suocera che non solo ha sempre appoggiato il progetto, ma è diventata parte attiva dello staff del rifugio.marcogabriella01

Gabriella, eri contenta della decisione presa da tuo marito?“Macché, inizialmente io non ne volevo sapere, ero molto spaventata sia dall’idea degli inverni rigidi, sia dalle preoccupazioni economiche. Oltretutto, quando lui ha scoperto questo posto e mi invitava ad accompagnarlo, io non ci andavo per niente volentieri, non solo perché ero incinta, ma anche perché, le poche volte che lo assecondavo, il tempo era sempre umido e nebbioso! Ma alla fine vedevo mio marito troppo insoddisfatto del suo lavoro e di tutto il tempo che sprecava in macchina nel traffico, così mi sono fidata di lui  e ho acconsentito.”

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo nuovo lavoro, Marco?

“Quando sono entrato nel Rifugio per la prima volta, avevo 35€ in tasca e il conto in banca inesistente perché avevo investito tutto in questo progetto; ma non ero spaventato perché stavo realizzando un sogno e cambiando la mia vita in meglio, quindi ero pieno di entusiasmo e voglia di mettermi in gioco. Il primo anno e mezzo ho vissuto qua per capire meglio il funzionamento dell’attività, l’afflusso dei clienti e le spese necessarie. Eravamo io e il mio socio fissi mentre Gabriella e mia suocera venivano ad aiutare nel fine settimana. Successivamente però, il mio socio ha deciso di lasciare l’attività ed io ho convenuto di tenere chiuso nel periodo invernale per 2 giorni a settimana e garantire solo il minimo del servizio fino al giovedì, mentre dal venerdì alla domenica è aperta anche la cucina; questo perché le spese di riscaldamento erano troppo alte e non era fattibile tenere sempre aperto. In estate invece c’è il problema della siccità in quanto la nostra acqua di sorgente rischia di non essere sufficiente a coprire tutto il fabbisogno dovuto al maggior passaggio di gente ed inoltre, essendo il periodo in cui si lavora di più, teniamo il rifugio sempre aperto e viviamo qui tutti insieme.”marcogabriella03

Quali sono state invece le belle scoperte di questo posto?

“Qui la vita scorre più calma, non ci sono i ritmi imposti dalla società ma si scopre il tempo della natura, l’alternarsi delle stagioni, i cambiamenti della vegetazione e della fauna. Per esempio in questi anni ho stretto “rapporti” con diversi animali: per 3 anni ho avuto un tasso, un altro anno ho dato da mangiare tutte le sere ad un cucciolo di capriolo, inoltre ho familiarizzato con una coppia di fringuelli, tutti i pomeriggi dopo pranzo la femmina reclamava a gran voce le briciole che cadevano scrollando fuori le tovaglie. In questo posto il cellulare non prende, gli ospiti inizialmente si dispiacciono di questa mancanza, ma dopo pochi minuti parlano fra di loro! Di questi tempi è quasi una cosa strana da vedere… Io stesso amo stare qui perché non sono costantemente disturbato e distratto dal telefono, mentre mi accorgo quanto divento insofferente quando sono facilmente rintracciabile!”

Gabriella, cosa ne pensi alla fine di questo lavoro? Sono passate le paure?

“Sono assolutamente contenta di aver seguito Marco in questa attività: non mi piaceva lavorare in autogrill perché c’era un viavai frettoloso di persone che non consentiva di instaurare alcun tipo di rapporto. Inoltre gli orari cambiavano continuamente e organizzarmi con i bambini era un lavoro da equilibrista. Ora in inverno ho tutto il tempo per seguire i miei figli nella scuola e nelle varie attività; in estate invece stiamo tutti qui, i bambini trascorrono le loro giornate all’aria aperta e giocano con i bambini di passaggio, di qualsiasi nazionalità siano. Le difficoltà ci sono, ma non sono pesanti come credevo, tutto è affrontabile, la neve, il ghiaccio, gli imprevisti, sarebbe ben più pesante andare al lavoro in città tutti i giorni!! Io definisco questo “un lavoro a riposo”, nel senso che mi rilasso in cucina dalla frenesia di tutti i giorni. Adoro il contatto sorridente e disteso con le persone, questo è un posto magico che porta via tutte le tensioni.”marcogabriella05

Marco, ci sono altri progetti che hai potuto realizzare proprio grazie a questo posto?

“Certo, al rifugio ho avuto più tempo e più calma per osservare e per pensare: vedevo venire qui ogni genere di persone, dall’escursionista e dal ciclista in estate, all’amante delle ciaspole o snowkite in inverno. Questo mi ha fatto pensare a quante attività siano praticabili in un contesto come Varazze, dal mare alla montagna in soli 3/4 d’ora di macchina; credo che la Liguria sia unica nel suo genere per la velocità con cui si cambia scenario. Quindi dall’anno scorso, io e altri amici abbiamo fondato un’associazione chiamata “Vaze Free Time” con la finalità di realizzare progetti nel settore turistico e sviluppare una politica del turismo sostenibile che esalti le peculiarità e l’identità del nostro territorio. Un progetto che ha riscosso molto successo è il “Varazze Outdoor”, volto a promuovere il turismo sportivo nel parco del Beigua e a far conoscere le numerose possibilità che la nostra zona ci offre”.

L’ultima domanda, quella di rito: siete felici?

E la risposta di entrambi è “sì, non torneremmo mai indietro… Stiamo vincendo la nostra sfida, era tutto un’incognita ma le soddisfazioni stanno arrivando, sia nel lavoro che nella vita privata, finalmente facciamo un lavoro che ci piace e non dobbiamo sacrificare la nostra famiglia per farlo…!” Il rifugio di Pratorotondo è situato nel cuore del Parco naturale regionale del Beigua al confine tra i comuni di Sassello, Varazze e Cogoleto; si trova a un’altitudine di 1098 metri ed è il punto di arrivo della tappa numero 19 dell’Alta Via dei Monti Liguri. All’interno della struttura sono presenti la sala ristorante con forno a legna, la zona bar e 5 camere per accogliere i turisti.

fonte: ilcambiamento.it

Everest, nuove regole di scalata: si torna a valle con 8 kg di spazzatura

Oltre ai propri rifiuti, alpinisti e trekker dovranno contribuire alla pulizia della montagna. Se non lo faranno dovranno pagare una sanzione

Cambiano le regole per gli alpinisti che vogliono raggiungere gli 8848 metri del monte Everest. Alpinisti e trekker, sherpa e praticanti di sport estremi che vorranno raggiungere la vetta della montagna più alta del mondo lo potranno fare solamente se riporteranno a valle almeno 8 kg di spazzatura. È questa la principale norma del giro di vite che il Governo nepalese ha dato al turismo d’alta quota. Il provvedimenti interesserà tutti coloro che, a partire da aprile, andranno oltre il campo base dell’Everest.

Il governo ha deciso di voler ripulire l’Everest, ogni membro delle spedizioni dovrà riportare almeno otto chilogrammi di spazzatura oltre a quelli propri. Coloro che non rispetteranno la regola saranno multati e perseguiti penalmente,

ha spiegato un funzionario del ministero del turismo nepalese, Madhusudan Burlakoti. Le spedizioni avranno l’obbligo di depositare una cauzione di 4000 dollari all’arrivo al campo base all’Everest e questa somma verrà sostituita solamente dopo il controllo della spazzatura riconsegnata. Lo scorso mese il Nepal ha ridotto il costo dei permessi per le spedizioni individuali e di piccole dimensioni, per contrastare il dilagante fenomeno delle spedizioni commerciali. Sulle pendici dell’Everest si trova un po’ di tutto: dalle corde alle bombole a ossigeno, dalle cucine da campo ai cadaveri degli alpinisti morti i cui corpi non si sono decomposti a causa delle basse temperature. Nel 2012 a Kathmandu fu allestita una mostra per illustrare al mondo il disastro ambientale perpetrato sulla montagna più alta del mondo. Ora dalla capitale nepalese parte un giro di vite estremamente vincolante: potrà salire solamente chi darà un serio contributo a pulire la montagna. In caso contrario il conto sarà salatissimo.NEPAL-EVEREST

Fonte: TmNews