Tutto il mondo in marcia contro la Monsanto

Sabato 23 maggio è andata in scena la Marcia contro la Monsanto: dalla Francia alla Svezia, dagli Usa allo Sri Lanka, migliaia di cittadini in 6 continenti, 48 Paesi e 421 città hanno sfilato nelle piazze contro la multinazionale americana.marcia_monsanto_470

Migliaia di persone hanno manifestato nelle piazze di tutto il mondo per l’annuale Marcia Contro la Monsanto. Quest’anno, secondo i dati dell’organizzazione, le adesioni dovrebbero avere superato i numeri dei due anni precedenti. Sono infatti coinvolti nella protesta contro la multinazionale americana 6 continenti, 48 Paesi e 421 città, per dire no, l’ennesima, al regime del gigante americano, leader nella produzione di pesticidi e sementi ogm.
Ricordiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il glifosato, principio attivo dell’erbicida RoundUp (venduto in 180 paesi), sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo e sicuramente cancerogena per gli animali. Mentre, è di pochi giorni fa, la presa di posizione del cantante canadese Neil Young nel suo prossimo album, The Monsanto Years, in uscita il prossimo 16 giugno. Il successo della manifestazione ha condotto ad iniziative come “The Women’s and Children’s Bill of Rights to Ban Glyphosate”, con l’obiettivo di tutelare i soggetti maggiormente a rischio, come appunto donne e bambini, dall’esposizione alla tossicità del glifosato, nel caso diventasse legge il prossimo ottobre. Il principio attivo è stato rilevato nelle falde acquifere in quantità compresa tra il 60% e il 100% in varie parti del mondo, sollevando preoccupazione di massa riguardo l’inquinamento su scala globale.
Molti esperti in materia sanitaria, come medici e ricercatori, relazioneranno oggi in occasione della Marcia contro la Monsanto, tra i quali Jeffrey Smith, esperto di OGM per l’Institute for Responsible Technology, Anthony Gucciardi, e il Dr. Joseph Mercola,

Segui la diretta qui:https://www.facebook.com/MarchAgainstMonstanto

Fonte: ilcambiamento.it

Il glifosato provoca il cancro?

Durante una trasmissione di Canal +, il dottor Patrick Moore si è rifiutato di bere il glifosato, il principale ingrediente del diserbante Roundup.

mercoledì 6 maggio, ore 11.10 – Monsanto ha smentito quanto riferito dall’Huffington Post ovverosia che Patrick Moore sia un lobbista della corporation che produce il Roundup. Il dottor Moore, in passato membro di Greenpeace, è attualmente difensore delle società che utilizzano Ogm. martedì 5 maggio, ore 11.30 – Roundup è un diserbante estremamente efficace che viene utilizzato tanto nella manutenzione dei giardini domestici, quanto in agricoltura, per esempio per aumentare la produttività nei campi di soia. Ma Roundup è anche un probabile cancerogeno, anche se per Patrick Moore non è vero e si può bere un intero litro di glifosato (il suo principale componente) senza accusare alcun disturbo. Patrick Moore è uno scienziato indipendente e difensore degli Ogm. Intervistato di recente dall’emittente francese Canal + ha fermamente sostenuto la salubrità del glifosato che secondo un recente rapporto dell’OMS provocherebbe il cancro. Monsanto ha cercato di screditare il rapporto e ha chiesto all’OMS di ritrattare quanto detto nel rapporto e Moore si è detto d’accordo con quanto affermato da Monsanto e si è spinto fino a dire che avrebbe potuto persino berne. A quel punto il giornalista che stava intervistando Moore gli ha proposto di berne un bicchiere:“No, io no sono un idiota” ha detto rifiutandosi di bere e abbandonando la trasmissione. Nelle scorse settimane lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione che fa capo all’OMS, ha affermato che il glifosato e gli insetticidi malathion diazinon sono probabili cancerogeni, mentre gli insetticidi tetrachlorvinphos et parathion sono stati considerati solo “possibili cancerogeni”, praticamente un “gradino” al di sotto degli altri tre. Dei cinque prodotti indagati, quello con le vendite di gran lunga più importanti è proprio il glifosato che si trova in ben 750 prodotti per l’agricoltura e ha conosciuto un boom correlato alla diffusione delle piante ogm.

GMO,professional examining corn cob on field

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Fonte: ecoblog.it

© Foto Getty Images

L’erbicida glifosato è probabilmente cancerogeno

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È guerra tra la multinazionale Monsanto e l’Organizzazione mondiale della sanità, dopo l’annuncio dell’inclusione del glifosato, un diserbante di cui la società possedeva il brevetto fino al 2001, tra le sostanze classificate come probabilmente cancerogene. La decisione è arrivata negli scorsi giorni, con la pubblicazione di uno studio dell’International Agency for Research on Cancer (Iarc) (presente per ora anche su Scribd), un panel di esperti che valuta per conto dell’Oms le conoscenze scientifiche disponibili sui rischi che una determinata sostanza possa provocare l’insorgenza di tumori. Il glifosato è un cosiddetto erbicida totale, ovvero un diserbante non selettivo, sviluppato dalla Monsanto, che ne ha detenuto il brevetto fino al 2001. Oggi è commercializzato da diverse aziende, tra cui proprio la Monsanto, che continua a venderlo sotto il nome commerciale di Roundup. Secondo le stime dello Iarc, sarebbe contenuto in almeno 750 prodotti disponibili nel mondo, e la sua presenza nelle zone agricole è riscontrabile non solo nel suolo, ma anche nell’atmosfera, nell’acqua e nel cibo. Le vendite del glifosato (già estremamente alte) sarebbero inoltre in aumento negli ultimi anni grazie al diffuso utilizzo negli Stati Uniti di colture ogm resistenti a questa sostanza, e oggi rappresenta una buona fetta degli utili annuali della Monsanto. L’analisi dello Iarc ha valutato gli studi esistenti sull’associazione tra esposizione al glifosato e l’insorgenza di tumori nell’uomo, e quelli svolti su animali e cellule per verificarne la sicurezza. Le ricerche svolte sull’uomo non avrebbero prodotto risultati che confermino la presenza di rischi apprezzabili, se non in tre studi che avrebbe evidenziato un piccolo aumento di incidenza di linfomi non Hodgkin tra gli agricoltori statunitensi, canadesi e svedesi. Per questo, nello studio dello Iarc, le prove di carcinogenicità sull’uomo (così come quelle sugli animali) vengono definite limitate. Dati più preoccupanti arriverebbero però dagli studi di laboratorio, da cui emergerebbe che il glifosato induce nelle cellule danni a livello genetico e stress ossidativo, entrambi fattori di rischio importanti per lo sviluppo di tumori. Per questo, lo Iarc ha deciso di inserire il glifosato tra le sostanze classificate come 2A, ovvero probabilmente carcinogene. La risposta della Monsanto ovviamente non si è fatta attendere. In una dichiarazione, la società americana ha replicato assicurando che: “Tutti gli utilizzi indicati del glifosato sono sicuri per l’uomo e certificati dal più ampio database mai compilato per gli effetti di un prodotto agricolo sulla salute umana. In effetti, ogni diserbante contenente glifosato presente sul mercato aderisce i rigorosi standard decisi dalle agenzie regolatori e dalle autorità sanitarie per proteggere al salute umana”. A supporto della sicurezza del glifosatoMonsanto cita diversi studi (il più recente svolto in Germania) che non avrebbero evidenziato un collegamento tra la sostanza e lo sviluppo di patologie tumorali, e ricorda come nessuna agenzia regolatoria abbia stabilito la presenza di rischi per la salute. Entrando nel merito della decisione dello Iarc, l’azienda americana ricorda inoltre che la classificazione nel gruppo 2 non comporti la prova di un legame tra la sostanza e i tumori. Di questo gruppo farebbero infatti parte anche il caffè, le verdure sottaceto, l’aloe vera e i cellulari. In questo caso però va sottolineato che l’affermazione di Monstanto non è del tutto corretta, perché le sostanze citate nella risposta fanno parte della classificazione 2B, ovvero sostanze che “potrebbero” essere carcinogene, mentre il glifosato è stato inserito tra le 2A, cioè sostanza “probabilmente” carcinogene.

Fonte : Wired.it

Credits immagine: Chafer Machinery/Flickr CC

Il “regime” Monsanto: la multinazionale che si permette di dichiarare guerra a Iarc e Oms

Lo Iarc attesta che il glifosato è un probabile cancerogeno e la Monsanto, che il glifosato lo utilizza per produrre l’erbicida RoundUp, dichiara guerra a Iarc e Oms mettendo in dubbio il rapporto pubblicato dell’Agenzia per la ricerca sul cancro e lanciando un messaggio che suona minaccioso: «L’Oms ha qualcosa da spiegare».monsanto_glifosato_iarc

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, lo Iarc (agenzia dell’Oms), pubblica da anni periodicamente monografie con le revisioni e gli aggiornamenti sulle sostanze ritenute sicuramente cancerogene e probabilmente cancerogene per l’uomo. Tali monografie rappresentano l’analisi compiuta dell’evidenza scientifica esistente e sono redatte da quella che viene ritenuta una delle fonti più autorevoli al mondo. Nel rapporto reso pubblico lo scorso 20 marzo lo Iarc ha commesso il “reato di lesa maestà”, secondo la potentissima multinazionale Monsanto. Ha cioè inserito il glifosato tra le sostanze probabilmente cancerogene per l’uomo e sicuramente cancerogene per gli animali (leggi qui il comunicato stampa diffuso dallo Iarc).  Il glifosato è il principio attivo dell’erbicida RoundUp (venduto in 180 paesi) prodotto dalla Monsanto e di centinaia di altri prodotti per l’agricoltura in commercio. Allora Monsanto ha dichiarato guerra attaccando lo Iarc mettendo in discussione la sua autorevolezza. L’azienda statunitense, ha dichiarato il vicepresidente Philip Miller, chiederà all’Oms di far sedere propri esperti ad un tavolo con gli uomini e i consulenti della multinazionale e le agenzie regolatorie per rimettere tutto in discussione. Emerge chiaramente l’obiettivo: pretendere di affermare ed esigere che venga riconosciuto il fatto che consulenti pagati dalle aziende o esperti di parte siedano allo stesso tavolo con scienziati dello Iarc e dell’Oms, con pari autorevolezza e pari voce in capitolo. «Mettiamo in dubbio la qualità di questa classificazione – ha affermato Miller durante una conferenza stampa – l’Oms ha qualcosa da spiegare».  Secondo l’azienda, lo Iarc nella sua analisi ha ignorato gli studi che dimostravano la sicurezza del glifosato, concentrandosi su quelli che la mettevano in dubbio. Ora noi chiediamo: chi ha finanziato gli studi che ne attestano la sicurezza e chi ha finanziato gli studi che ne attestano la pericolosità? Ci sono conflitti di interesse in chi ha fatto parte di gruppi di studio o commissioni piuttosto che di altre? Sapere questo è importantissimo ai fini di un sano esercizio di senso critico.

Tra i primi a chiedere interventi c’è Aiab, Associazione italiana per l’agricoltura biologica.

«L’Italia e l’Unione Europea considerino immediatamente le misure necessarie per proteggere agricoltori e consumatori dal glifosato», ha chiesto Aiab. «Che il glifosato faccia male alla salute dell’uomo e dell’ambiente, che si accumuli nei cibi e nell’acqua, lo sappiamo da anni e da anni combattiamo contro questo e gli altri pesticidi, spacciati per innocui», dichiara il presidente di Aiab Vincenzo Vizioli. «Ora – aggiunge – anche le agenzie dell’Oms indicano vari principi attivi come potenzialmente lesivi della salute in forma grave. Lo studio dello Iarc non solo riporta la probabile cancerogenicità del glifosato, ma rileva la correlazione fortissima con danni riscontrabili sul Dna umano: molti lavoratori esposti hanno sviluppato una alta vulnerabilità al linfoma non Hodgkin».

«Il governo non può ignorare l’allarme lanciato dallo Iarc. Ho presentato un’interrogazione urgente al ministro della salute e a quello delle politiche agricole chiedendo che sia immediatamente recepito il parere dello Iarc e che sia avviata subito un’istruttoria per giungere alla sospensione della distribuzione del pesticida che risulta ampiamente utilizzato nella nostra agricoltura nazionale». Lo ha affermato, in una nota, Loredana De Petris, presidente del gruppo misto e capogruppo di Sel a palazzo Madama.«Questa è la conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno – conclude la senatrice – della necessità di non consentire l’utilizzo di sementi ogm nel nostro paese dato che le stesse sono commercializzate insieme al glifosato per l’impiego congiunto in agricoltura».

Intanto anche il rapporto Ispra fa riflettere e dà l’idea di quanto urgente sia intervenire sull’avvelenamento dell’ambiente a causa dei pesticidi. «Sono 175 le sostanze trovate nelle acque superficiali e sotterranee italiane nel 2012 – dice l’ultimo rapporto Ispra – in cima alla lista ci sono gli erbicidi: il loro utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con le intense precipitazioni meteoriche di inizio primavera, ne facilita la migrazione nei corpi idrici. Rispetto al passato è aumentata significativamente anche la presenza di fungicidi e insetticidi». Nel biennio 2011-2012 sono stati esaminati 27.995 campioni per un totale di 1.208.671 misure analitiche. Le informazioni provengono da 19 regioni e province autonome, con una copertura del territorio nazionale incompleta, soprattutto per quanto riguarda le regioni centro-meridionali e in maniera più accentuata per le acque sotterranee. Sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei 1.355 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 31% dei 2.145 punti di quelle sotterranee.

Fonte: ilcambiamento.it

L’erbicida glifosato è probabilmente cancerogeno

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È guerra tra la multinazionale Monsanto e l’Organizzazione mondiale della sanità, dopo l’annuncio dell’inclusione del glifosato, un diserbante di cui la società possedeva il brevetto fino al 2001, tra le sostanze classificate come probabilmente cancerogene. La decisione è arrivata negli scorsi giorni, con la pubblicazione di uno studio dell’International Agency for Research on Cancer (Iarc) (presente per ora anche su Scribd), un panel di esperti che valuta per conto dell’Oms le conoscenze scientifiche disponibili sui rischi che una determinata sostanza possa provocare l’insorgenza di tumori. Il glifosato è un cosiddetto erbicida totale, ovvero un diserbante non selettivo, sviluppato dalla Monsanto, che ne ha detenuto il brevetto fino al 2001. Oggi è commercializzato da diverse aziende, tra cui proprio la Monsanto, che continua a venderlo sotto il nome commerciale di Roundup. Secondo le stime dello Iarc, sarebbe contenuto in almeno 750 prodotti disponibili nel mondo, e la sua presenza nelle zone agricole è riscontrabile non solo nel suolo, ma anche nell’atmosfera, nell’acqua e nel cibo. Le vendite del glifosato (già estremamente alte) sarebbero inoltre in aumento negli ultimi anni grazie al diffuso utilizzo negli Stati Uniti di colture ogm resistenti a questa sostanza, e oggi rappresenta una buona fetta degli utili annuali della Monsanto. L’analisi dello Iarc ha valutato gli studi esistenti sull’associazione tra esposizione al glifosato e l’insorgenza di tumori nell’uomo, e quelli svolti su animali e cellule per verificarne la sicurezza. Le ricerche svolte sull’uomo non avrebbero prodotto risultati che confermino la presenza di rischi apprezzabili, se non in tre studi che avrebbe evidenziato un piccolo aumento di incidenza di linfomi non Hodgkin tra gli agricoltori statunitensi, canadesi e svedesi. Per questo, nello studio dello Iarc, le prove di carcinogenicità sull’uomo (così come quelle sugli animali) vengono definite limitate. Dati più preoccupanti arriverebbero però dagli studi di laboratorio, da cui emergerebbe che il glifosato induce nelle cellule danni alivello genetico e stress ossidativo, entrambi fattori di rischio importanti per lo sviluppo di tumori. Per questo, lo Iarc ha deciso di inserire il glifosato tra le sostanze classificate come 2A, ovvero probabilmente carcinogene. La risposta della Monsanto ovviamente non si è fatta attendere. In una dichiarazione, la società americana ha replicato assicurando che: “Tutti gli utilizzi indicati del glifosato sono sicuri per l’uomo e certificati dal più ampio database mai compilato per gli effetti di un prodotto agricolo sulla salute umana. In effetti, ogni diserbante contenente glifosato presente sul mercato aderisce i rigorosi standard decisi dalle agenzie regolatori e dalle autorità sanitarie per proteggere al salute umana”. A supporto della sicurezza del glifosatoMonsanto cita diversi studi (il più recente svolto in Germania) che non avrebbero evidenziato un collegamento tra la sostanza e lo sviluppo di patologie tumorali, e ricorda come nessuna agenzia regolatoria abbia stabilito la presenza di rischi per la salute. Entrando nel merito della decisione dello Iarc, l’azienda americana ricorda inoltre che la classificazione nel gruppo 2 non comporti la prova di un legame tra la sostanza e i tumori. Di questo gruppo farebbero infatti parte anche il caffè, le verdure sottaceto, l’aloe vera e i cellulari. In questo caso però va sottolineato che l’affermazione di Monstanto non è del tutto corretta, perché le sostanze citate nella risposta fanno parte della classificazione 2B, ovvero sostanze che “potrebbero” essere carcinogene, mentre il glifosato è stato inserito tra le 2A, cioè sostanza “probabilmente” carcinogene.

Fonte:  Wired.it

Credits immagine: Chafer Machinery/Flickr CC

Vota la peggior multinazionale del 2014

Monsanto, Koch Industries, Chevron, solo per fare qualche esempio. Queste multinazionali hanno provocato danni incalcolabili all’ambiente, come spiega bene la campagna dell’associazione Corporate Accountability International, che invita a votare la peggior multinazionale del 2014.chevron

«Queste multinazionali – spiega Patti Lynn, managing director di 
Corporate Accountability International (CAI) – mettono in pericolo la democrazia e hanno in comune il fatto di essere state inserite nella classifica della vergogna». Così il gruppo CAI ha lanciato l’edizione 2014 della Corporate Hall of Shame, la classifica delle peggiori multinazionali al mondo, quelle le cui scelte e azioni devastano l’ambiente e mettono a rischio la salute collettiva.

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«Ogni anno chiediamo di scegliere la peggiore multinazionale e cerchiamo di organizzare grandi mobilitazioni e pressioni affinché quella multinazionale modifichi le proprie pratiche». Il CAI quest’anno, per esempio, ha collaborato con Forecast the Facts e ha organizzato manifestazioni con decine di migliaia di persone perché fosse rimosso dai vertici della tv PBS un uomo di nome David Koch, convinto negazionista in fatto di cambiamenti climatici. Nella lista delle possibili “peggiori al mondo” c’è sicuramente Monsanto, cui si deve la produzione e la commercializzazione massiva di pesticidi e ogm che stanno mettendo fuori gioco i piccoli agricoltori. Poi troviamo la Bayer, dai cui stabilimenti escono, tra l’altro, i neonicotinoidi che stanno sterminando le api. Non manca la General Motors, che, per esempio, ha atteso decenni prima di richiamare oltre 2,6 milioni di veicoli malgrado almeno 13 morti conseguenza di un difetto di produzione. Sono dieci le nomination. Alle multinazionali già citate, vanno aggiunte Chevron, Mc Donald’s, Comcast, Philip Morris (che il premier Matteo Renzi ha invece appena ringraziato per l’apertura di uno stabilimento in Italia, inchinandosi alla magnificenza del soldo a prescindere), Credit Suisse, TransCanada e Veolia, con il suo corredo di inceneritori. A chi andrà la vergogna di essere il peggiore?

Fonte: ilcambiamento.it

Ecco perché gli ogm non sfameranno il mondo

La lobby del biotech ci ha provato fin dall’inizio con i ricatti emotivi: gli ogm risolveranno il problema della fame nel mondo, ci siamo sentiti ripetere per anni. Ma è quanto di più lontano dalla realtà ci possa essere. Ecco perché, nel rapporto del Canadian Biotechnology Action Network (CBAN).ogm_pannocchia

Ecco perché gli ogm non sfameranno il mondo.

La lobby del biotech ci ha provato fin dall’inizio con i ricatti emotivi: gli ogm risolveranno il problema della fame nel mondo, ci siamo sentiti ripetere per anni. Ma è quanto di più lontano dalla realtà ci possa essere. Ecco perché.

A Robert Fraley, vicepresidente di Monsanto, è stato consegnato nel 2013 (scatenando polemiche in tutto il mondo) il World Food Prize, un premio, dunque, per il cibo. Fraley è un uomo che dice queste cose: «Ci sono 7,2 miliardi di persone sul pianeta. Ce ne saranno 9,6 miliardi nel 2050. La richiesta di cibo raddoppierà…Solo usando il cibo geneticamente modificato e la scienza  saremo in grado di nutrire il pianeta…Tutto ciò rappresenta un’opportunità di business ed è certo importante da una punto di vita sociale»[1]. Le parole di Fraley fanno fremere di indignazione ma danno l’idea effettiva di ciò che gli ogm sono, nulla più di un’opportunità per fare affari, un modo per arricchire una manciata di individui travestiti da altruisti. [2]  «Nel breve termine può sembrare difficile pensare che io possa fare soldi con gente che i soldi non li ha. Ma nella pratica lo sviluppo dell’agricoltura a livello dei villaggi è qualcosa che può fruttare moltissimo nel tempo». E queste sono le parole di Robert Shapiro, già dirigente di Monsanto (citato nel rapporto del CBAN “Will GM Crops Feed The World”). «Con la parola sviluppo, Shapiro intende la possibilità per Monsanto di assumere il controllo delle politiche agricole e delle strategie, distruggendo i metodi, le conoscenze e le pratiche tradizionali per poterle sostituire con le politiche aziendali [3]» spiega Colin Todhunter, giornalista inglese da sempre impegnato sul fronte ambientale e dei diritti umani; ha vissuto molti anni in India scrivendo per il Deccan Herald, il New Indian Express e il Morning Star. Vogliamo un esempio delle strategie di comunicazione con cui Monsanto e le lobby del biotech tentano di ammantare le loro politiche di altruismo e buonismo, cercando di trasformare chi è critico verso gli ogm in un nemico dei poveri? Lo fornisce il senatore statunitense Charles Grassley: «E’ una vergogna che i leader sudafricani, così evidentemente ben nutriti, preferiscano vedere il loro popolo affamato piuttosto che fargli mangiare lo stesso cibo che noi consumiamo ogni giorno negli Stati Uniti». Ecco qui: i sostenitori degli ogm vogliono convincerci che abbiamo bisogno di questa tecnologia per vincere la fame e nutrire i popoli del mondo. Ci hanno detto che gli ogm sono essenziali, che vanno bene per l’ambiente e che forniranno ai contadini gli strumenti necessari per affrontare i cambiamenti climatici. Ci hanno detto che gli ogm daranno maggiori raccolti e maggiori guadagni agli agricoltori. Ebbene, il Canadian Biotechnology Action Network (CBAN) ha appena pubblicato un rapporto che smentisce, punto per punto, tutte queste affermazioni [4]. Non è certo il primo e non sarà neanche l’ultimo; è un altro tassello che si aggiunge all’enorme mole di evidenze che dimostrano come gli organismi geneticamente modificati siano la peggiore delle strade imboccate. «Innanzi tutto la fame è causata dalla povertà e dalle disuguaglianze – spiega Todhunter, commentando il rapporto – Le persone non sono affamate a causa della produzione agricola insufficiente ma perché non hanno denaro per comprare il cibo, non hanno accesso alla terra per coltivarselo, perché il territorio è stato depredato, perché il sistema di distribuzione alimentare non funziona, perché mancano l’acqua e le infrastrutture per irrigare, conservare, trasportare e finanziare gli agricoltori. Se questi problemi di fondo non saranno risolti e se la catena alimentare rimarrà inaccessibile a chi è affamato e povero, allora un aumento della produzione agricola non servirà». Noi già produciamo abbastanza cibo per nutrire l’intera popolazione mondiale ed era così anche durante il picco della crisi alimentare, nel 2008. L’attuale produzione alimentare è sufficiente per nutrire dieci miliardi di persone. Nel mondo si produce il 17% del cibo in più a persona rispetto a 30 anni fa eppure il numero degli affamati è ancora molto alto. La crisi dei prezzi alimentari del 2008 e del 2011 si è manifestata in anni di raccolti da record, dimostrando con chiarezza che tali crisi non sono il frutto della scarsità di cibo. I cereali ogm che oggi sono sul mercato non sono destinati a sfamare gli affamati. Quattro tipi di cereali ogm coprono all’incirca il 100% dei terreni destinati a questo tipo di coltivazione. E tutti e quattro sono stati sviluppati per un sistema agricolo industriale su larga scala, vengono utilizzati soprattutto per essere esportati, per produrre carburante o per confezionare cibi industriali e mangimi animali. Le coltivazioni ogm non hanno prodotto un aumento dei raccolti e tanto meno un aumento nei guadagni degli agricoltori. Le coltivazioni ogm portano ad un aumento nell’utilizzo di pesticidi e causano immensi danni all’ambiente. In India avevano promesso una diminuzione di pesticidi con il cotone Bt, ma ciò non è avvenuto. Le coltivazioni ogm sono coperte da brevetto, appartengono alle multinazionali e generano profitti per le multinazionali. I piccoli agricoltori hanno visto aumentare i loro costi perché devono sempre comprare i semi e soggiacciono ai rischi insiti nell’utilizzo degli ogm. Ne esce un messaggio chiaro: la fame, la sicurezza alimentare e il fatto di poter nutrire il pianeta sono un problema politico, sociale ed economico e come tale va affrontato[5]. La sicurezza, la democrazia e la sovranità alimentare non si ottengono rendendo i contadini dipendenti da un pugno di multinazionali il cui scopo è quello di sfruttare l’agricoltura per massimizzare i profitti. Come anche altri rapporti [6,7], quello del CBAN conclude che abbiamo bisogno di metodologie agroecologiche differenti e sostenibili, sviluppando le economie alimentari su basi locali. Anche perché sono proprio i piccoli agricoltori (che spesso servono comunità locali) ad essere più produttivi dei giganti industriali (che puntano all’export) [8].

1] http://www.globalresearch.ca/weaponization-of-the-food-system-genetically-engineered-maize-threatens-nepal-and-the-himalayan-region/30512

2] http://www.thetimes.co.uk/tto/business/industries/consumer/article4069203.ece

3] http://www.globalresearch.ca/independent-india-selling-out-to-monsanto-gmos-and-the-bigger-picture/5395187

4] http://www.cban.ca/Resources/Topics/Feeding-the-World

5] Glover, Dominic. 2010. Exploring the Resilience of Bt Cotton ‘s “Pro-Poor Success Story”. Development and Change, 41(6), pp.955-981.

6] http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/tdr2013_en.pdf

7]http://www.unep.org/dewa/agassessment/reports/IAASTD/EN/Agriculture%20at%20a%20Crossroads_Global%20Report%20(English).pdf

8] http://www.grain.org/article/entries/4929-hungry-for-land-small-farmers-feed-the-world-with-less-than-a-quarter-of-all-farmland

9]http://www.theecologist.org/News/news_analysis/2267255/gm_crops_are_driving_genocide_and_ecocide_keep_them_out_of_the_eu.html

Fonte: ilcambiamento.it

 

Vandana Shiva risponde al New Yorker: “L’industria biotech vuole screditarmi”

L’attivista indiana, leader della lotta globale contro gli Ogm, ribatte alle accuse mossegli dal giornalista Michael Specter su New Yorker.

Vandana Shiva, leader del movimento mondiale in difesa delle semenze e contro gli organismi modificati, è stata recentemente accusata di essere una ciarlatana, priva di basi scientifiche e abile manipolatrice delle paure della gente. A muovere queste accuse, con un ampio reportage intitolato Seeds of Doubt (Semi del dubbio) è il giornalista scientificoMichael Specter, firma del New Yorker, uno dei più autorevoli magazine statunitensi. Specter ha imbastito un attacco frontale, senza esclusione di colpi, alla 62enne indiana che guida da tempo la lotta globale contro la multinazionale Monsanto e lo ha fatto citando l’ampia fazione della comunità scientifica internazionale convinta che gli Ogm siano sicuri e siano l’unico futuro per l’agricoltura. Secondo la posizione espressa da una delle specialiste intervistate dal New Yorker, “la paura degli Ogm non è veramente motivata dal pericolo di queste biotecnologie, ma dalla diffidenza verso le multinazionali che dominano l’agroindustria”. Sulla questione Ogm la comunica scientifica non è compatta e, come accade con gli scettici riguardo ai cambiamenti climatici, non mancano scienziati compiacenti e prezzolati pronti a mettere la mano sul fuoco a difesa degli interessi del potere. Ma Vandana Shiva è abituata a intimidazioni e minacce di morte e, intervistata da Federico Rampini di Repubblica ha ribattuto a tutti i “dubbi” del New Yorker, in primis l’accusa di essere guidata da un approccio irrazionale alla realtà e di non avere un’adeguata preparazione scientifica:

Specter e l’industria biotecnologica vogliono screditarmi descrivendo me e i milioni di persone contrarie agli Ogm come anti-scientifici, romantici. I miei studi sono una spina nel fianco per loro. Ho preso un Ph. D. (dottorato di ricerca) in Canada, in Filosofia della scienza con una tesi sulla Teoria quantica; e un master in Fisica. La teoria quantica mi ha insegnato alcuni principi che ispirano il mio lavoro, ma mi sono spostata da un paradigma meccanicistico a uno ecologico. Potevo continuare i miei studi quantici alla fondazione Tata o proseguire studi interdisciplinari sulle politiche della ricerca scientifica al Politecnico di Bangalore. Ho scelto la seconda strada per approfondire le relazioni tra scienza e società. Ho studiato abbastanza la fisica per impadronirmi dei suoi concetti, ma non mi sono voluta trasformare in una macchina di calcolo.

A chi sostiene che le sementi Ogm ottimizzino i raccolti di cotone, Shiva oppone le storie dei contadini suicidi perché incapaci di pagare i loro debiti. Fra le battaglie della leder indiana c’è anche quella per la sovranità alimentare:

la Pepsi Cola sta penetrando nel business delle mense scolastiche in India. Altro che alimentazione equilibrata, chilometro zero. Un colosso americano del junk-food vuole decidere cosa mangiano i bambini indiani. È in pericolo la nostra sovranità alimentare. Dietro le campagne ideologiche come questo articolo del New Yorker s’intravede un altro obiettivo. Monsanto vuole conquistare l’Africa. Perciò devono diffondere il mito che i loro Ogm hanno reso ricchi i contadini indiani.

Shiva contesta la mancanza di trasparenza di Monsanto che negli States ha trascinato in tribunale lo Stato del Vermont che ha imposto l’obbligo delle etichette trasparenti. Un rischio che, ricorda Shiva, sta correndo anche il Vecchio Continente:

dentro il nuovo trattato di libero scambio che state negoziando con gli Usa ci sono attacchi al vostro principio di precauzione.vandana-shiva-speaker-nextgengallery-vandana-shiva-in-wheat-field-eviltwinbookingdotorg

Fonte:  Repubblica

Gli ogm distruggono il miele del Messico

Le coltivazioni geneticamente modificate hanno ormai colonizzato il Messico, divenuto porto franco delle multinazionali del biotech. E ora questa nazione sta pagando un prezzo sempre più alto. E mentre il governo continua a dare l’ok a sempre nuove coltivazioni, i giudici del distretto federale hanno detto no, bloccando l’autorizzazione per la soia Monsanto nello Yucatan.mappa_ogm_messico

Ad autorizzare la coltivazione della soia ogm erano state le autorità federali messicane. I giudici sono intervenuti sulla base delle evidenze scientifiche che dimostrano come le coltivazioni di soia ogm mettano a rischio la produzione di miele degli stati di Campeche, Quintana Roo e dello Yucatan. Su La Jornada la decisione è stata accolta con soddisfazione e con un commento che suggerisce come le agenzie federali coinvolte in questa disputa possano essere accusate di corruzione e collusione. Peraltro, l’autorizzazione federale era arrivata, malgrado le centinaia di voci contrarie provenienti dal mondo scientifico nazionale e internazionale. La parte più importante della decisione della corte riguarda la motivazione secondo cui la coesistenza è impossibile, ossia, in questo caso specifico come ormai nella generalità dei casi, la coltivazione ogm Monsanto e la produzione di miele sono incompatibili. Peraltro, l’85% del miele messicano viene esportato perché destinato al mercato europeo e la Corte di Giustizia Europea ha già proibito nel 2011 la vendita di miele che contenga polline da coltivazioni ogm. E pensare che il Messico è una delle nazioni che ha firmato la Convenzione sulla biodiversità e il protocollo di Cartagena sulla biosicurezza.
L’argomento merita un’altra riflessione: l’imposizione del modello ogm sta trasformando (e ha già trasformato) il diritto umano al cibo in business privato di poche grandi società. Un sistema alimentare non può essere democratico se permette alle multinazionali di controllare il cibo e l’agricoltura. La cosa è molto semplice, al di là anche di quanto la scienza può dirci: il cibo meglio prodotto e consumato viene dalla base, ancor meglio se a livello locale.

Fonte: ilcambiamento.it

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Mais OGM: distrutto un secondo campo, linea dura con scadenza

Con una operazione congiunta tra polizia, carabinieri e guardie forestali è stato distrutto il secondo campo di mais OGM coltivato da Giorgio Fidenato

Lo scorso anno, nell’incertezza legislativa, Giorgio Fidenato riuscì a portare a casa il raccolto di mais OGM della Monsanto, ma per il raccolto 2014 purtroppo per lui si prospetta una situazione ben diversa. A decretarlo la Procura della Repubblica di Udine che ha applicato la normativa nazionale che prevede il divieto di coltivare mais MON810. Dunque a porre prima sotto sequestro i campi di Colloredo, e prima ancora quello di Mereto di Tomba ci hanno pensato le guardie della Forestale in collaborazione con polizia e carabinieri, poi con i trattori hanno provveduto alla distruzione delle piante. All’operazione quasi militare si è giunti dopo un complesso iter legislativo che ha visto l’opposizione di Giorgio Fidenato, respinta però dal TAR di Trieste, sebbene la Corte di Giustizia Europea abbia riconosciuto il diritto (tale è) di coltivare organismi transgenici. Il divieto nasce per tutelare la biodiversità, poiché la preoccupazione principale riguarda la contaminazione tra colture OGM e colture classiche se non biologiche. Ma il pericolo contaminazione esiste? E’ una questione controversa ma sappiamo da un registro tenuto da Greenpeace che vi sono stati già diversi casi tra cui contaminazione da OGM registrata in Oregon.463291511-620x350

Lo scorso anno un agricoltore dell’Oregon ha notato alcune piante spontanee di grano sopravvissuto all’erbicida a base di glifosato. Insospettito ha inviato i campioni alla Oregon State University. Il mese dopo i ricercatori dell’Università hanno notificato all’USDA che i campioni vegetali sono risultati positivi a una proteina che li ha resi resistenti al glifosato, indicando che sono stati effettivamente modificati geneticamente. Ulteriori test hanno rivelato che si trattata del frumento MON71800 varietà sviluppata dalla Monsanto. Il più grande mistero di questa contaminazione resta nella provenienza dei semi, poiché il grano non è prodotto a livello commerciale in nessuna parte del mondo. Dal 1998 al 2005 Monsanto ha testato il frumento resistente al glifosato in 16 stati, tra cui l’ Oregon ma il prodotto non è stato mai commercializzato e il programma di test in Oregon si è concluso 12 anni fa. Né le ipotesi dei ricercatori né l’indagine interna della Monsanto hanno saputo dare una risposta. La USDA ha concluso che questo incidente equivale a più di un singolo episodio isolato in un unico campo su una singola azienda. Tutte le informazioni raccolte finora non hanno mostra alcuna indicazione della presenza di OGM nel grano in commercio. Gli investigatori hanno condotto indagini approfondite sull’intera filiera di produzione del grano senza riscontrare contaminazioni OGM. La questione dei campi OGM, nonostante la distruzione delle colture, non è affatto archiviata in Italia. Ricordiamo che il decreto anti OGM dura 18 mesi e che dovranno poi essere le Regioni che singolarmente si dovranno dotare di leggi contro le colture transgeniche.

Fonte:  Messaggero Veneto

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