Terza condanna per la Bayer per i danni da RoundUp: il titolo crolla in Borsa

Il diserbante RoundUp, di cui quella che è oggi una “coppia” unita in matrimonio, Monsanto-Bayer, va così orgogliosa, ha portato alla multinazionale la terza condanna con risarcimenti a più zeri. E il titolo crolla in Borsa.

Tonfo di Bayer alla Borsa di Francoforte dopo che il colosso della chimica ha incassato una nuova sconfitta, la terza consecutiva, negli Stati Uniti, per il diserbante Roundup. Una giuria di Oakland, in California, ha condannato il gruppo tedesco a pagare oltre 2 miliardi di dollari a una coppia che ha usato Roundup per oltre 30 anni e ha contratto il cancro. I legali della coppia che ha sporto denuncia, Alva e Alberta Pilliod, avevano chiesto 55 milioni di dollari di risarcimenti (18 per Ava e 37 per Alberta) e un miliardo di dollari di ulteriori danni. La giuria, alla fine, si e’ spinta anche oltre: ha punito la società con una sanzione complessiva da 2,055 miliardi. Ha trovato che il Roundup e’ stato un “fattore significativo” nella malattia dei coniugi, un linfoma non-Hodgkin diagnosticato tra il 2011 e il 2015. E che il prodotto è “difettoso” e la societa’ non ha adeguatamente avvertito i consumatori dei rischi, agendo in modo negligente. I coniugi Pilliod, entrambi ultra-settantenni, avevano usato il Roundup per 35 anni nella loro proprieta’ nei pressi di San Francisco. Intanto il titolo di Bayer, che era arrivato a perdere fino al 7,4% in avvio di seduta, è affondato del 6,3% a 53,3 euro, il minimo da sette anni. Il segnale inviato dalla nuova condanna appare chiaro: la cifra scelta dai giurati (ma che la Corte potrebbe ridurre) è l’ottava di sempre nella classifica dell’esito di denunce simili contro prodotti ritenuti pericolosi. E i rischi per la casa farmaceutica aumentano caso dopo caso, con potenzialmente davanti altri 13.400 ricorsi legali in attesa di arrivare in aula da una costa all’altra degli Stat Uniti.

Bayer si è trovata alle prese con il Roundup dopo l’acquisizione da 63 miliardi di dollari del colosso agrochimico e biotech statunitense Monsanto avvenuta lo scorso giugno. Già due precedenti cause in California sono terminate con verdetti di responsabilità per danni rispettivamente da 78,5 milioni di dollari – lo scorso agosto, ridotto da un’iniziale condanna a pagare 289 milioni – e da 80 milioni in marzo. Il gruppo ha presentato appello in tutte le vicende.

La multinazionale, proprio in questo periodo, deve anche fare i conti con una rivolta interna degli azionisti per le ripercussioni della fusione con Monsanto. A fine aprile durante l’assemblea annuale sono fioccate critiche aperte ai vertici, con il 55% dei soci che ha rifiutato di approvare le azioni del management negli ultimi dodici mesi. Gli appelli a patteggiare per risolvere la rete di migliaia di ricorsi legali per danni si sono moltiplicati.

Il prossimo caso a finire in un’aula di tribunale sarà, in agosto, il primo fuori dalla California. Le udienza si terranno a St. Louis in Missouri, ex quartier generale di Monsanto e ora sede dell’attivita’ nelle sementi di Bayern. L’appello del primo caso perso da Bayer, portato da giardiniere Dewayne Johnson, dovrebbe inoltre cominciare entro fine anno.

Fonte: ilcambiamento.it

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Morto Fabian Tomasi, simbolo della lotta contro Monsanto e i pesticidi

È morto ieri in Argentina Fabian Tomasi, divenuto un simbolo della lotta contro il glifosato, pesticida con cui l’uomo, deceduto per una polineuropatia, era entrato a contatto durante il suo lavoro nell’agrochimica. Ammalatosi dieci anni fa, Fabian ha dedicato gli ultimi anni della sua vita alla lotta contro i pesticidi. Padre di una figlia, quest’uomo ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a mettere in guardia sul pericolo correlato all’uso di erbicidi e ha accettato di farsi fotografare, mostrando il suo corpo malato e scheletrico, ferita di guerra di questa battaglia. Fabian Tomasi, che lavorò per anni al rifornimento di erbicidi per gli aerei utilizzati per lo spargimento e poi si trasformò in un simbolo della lotta ai pesticidi in Argentina, è morto all’età di 53 anni per una polineuropatia. Tomasi era un grande oppositore della Monsanto, colosso della produzione di prodotti chimici per l’agricoltura.58b2faf016ea0

Foto tratta da 03442.com.ar

“Venerdì l’assassinio si è compiuto. Fabian si è ammalato 10 anni fa. Ha resistito tanto prima di morire per poter denunciare la politica agricola criminale che lo ha devastato”, ha dichiarato sabato all’AFP Medardo Avila, membro della Rete dei Medici delle Città Intossicate, che affiancò Fabian nella sua lotta.

“Siamo addolorati e indignati per la sua morte. Abbiamo un sistema produttivo che sta contaminando mezzo paese, ha sottolineato il medico-attivista. Nelle sue testimonianze, Tomasi aveva dichiarato di non aver mai usato protezioni durante il suo lavoro perché nessuno lo aveva avvertito di quanto fosse pericoloso maneggiare il glifosato, un erbicida che secondo l’OMS è “probabilmente cancerogeno” e che viene utilizzato sulle colture nate da semi OGM. Mesi prima di morire, in una intervista rilanciata alla AFP, Tomasi aveva dichiarato che il glifosato è qualcosa di “tremendamente ingannevole, una trappola che ha piazzato gente molto pericolosa. Adesso non ci rimane nulla. Tutta la terra che possediamo non è sufficiente per accogliere tutta questa morte”, ha detto in quel momento, quando a causa della malattia non poteva neanche più ingerire alimenti solidi, aveva perso massa muscolare e soffriva di dolori articolari che limitavano i suoi movimenti.agriculture-1359862_960_720

Tomasi aveva cominciato a lavorare nell’agrochimica nel 2005 per un’azienda che spruzzava pesticidi nella provincia di Entre Rios, nella città dove poi è morto. “I prodotti chimici hanno compromesso la sua salute, fino a ucciderlo. Se ne va un simbolo della lotta ai pesticidi, una persona che ha svolto un ruolo decisivo nel far capire che questo modello uccide”, ha scritto su Twitter Patricio Eleisegui, pubblicista e autore di “Avvelenati”, un libro che racconta la vita di Tomasi.  In Argentina la semina di soia OGM, che richiede l’utilizzo di milioni di litri di glifosato, ha cominciato a diffondersi alla fine degli anni ’90. Principale prodotto dell’export di questo paese, la soia ha gradualmente rimpiazzato l’allevamento e la coltivazione di alti prodotti meno remunerativi.

 

Fonte: AFP

Ludmila, la bambina con il glifosato nel sangue

La storia di Ludmila Terreno, una piccola di appena due anni che vive a Bernardo de Irigoyen, in Argentina. Da più di un mese la bambina lotta fra la vita e la morte: i medici hanno trovato tracce di glifosato nel suo sangue. Tutto il paese dove vive è avvelenato dai pesticidi di un’azienda che opera nella zona. Roberto Schiozzi, vicino e fondatore del Centro Ecologico del Paranà di Coronda, ha rilasciato delle dichiarazioni alla stazione radiofonica Aire de Santa Fe: Schiozzi ha accompagnato la famiglia Terreno a presentare la denuncia al Tribunale della zona.glifosato

Intervistato sul caso di Ludmilla, ha detto che “la famiglia della bambina mi ha chiesto una mano per avviare un’azione legale e cercare protezione. Non ci ho pensato un attimo e mi sono messo a disposizione non è possibile che per dimostrare che ci stanno uccidendo dobbiamo prima morire!”.

La modesta abitazione della famiglia Terreno confina con il deposito di pesticidi dell’azienda José Pagliaricci. Qui è immagazzinato del glifosato, come quello contenuto nel Round Up, proibito nelle aree urbane. A novembre dell’anno scorso, la bambina è stata ricoverata per trenta giorni a causa di perdita di peso e disidratazione, quando è stata vittima di gravi attacchi di vomito. Questo ha messo in allerta i suoi familiari che l’hanno subito fatta trasferire al SAMCO di Barrancas e poi all’ospedale pediatrico di Santa Fe. Qui le è stata diagnosticata la presenza di glifosato nel sangue.

Con l’elevata probabilità di contrarre la leucemia, cosa che gli specialisti ritengono possibile, la piccola Ludmila sta lottando per riprendersi. “Sono due anni che questo paesino è cambiato, oggi gli interessi economici decidono il suo destino. Fa male vedere come ci avvelenano ogni giorno sotto gli occhi delle autorità politiche, credo che la vita abbia perso valore”, ha detto Schiozzi.deposito

La reazione del Pubblico Ministero Jorge Nessier è stata confortante: “Per fortuna abbiamo avuto una risposta positiva da parte del giudice, che si è messo subito all’opera. Per prima cosa hanno provveduto alla raccolta di prove mediche e di campioni di terreno infetto, speriamo che nei prossimi giorni arrivino notizie positive”.

“Il deposito della Pagliaricci deve chiudere, c’è un quartiere confinante ad alto rischio, come tutti noi, è una pazzia che questa gente lavi le macchine per spruzzare i pesticidi qui. Questo problema non si risolve con delle multe, ma con dei divieti  e dei controlli seri”.

Tutti gli abitanti del paese sono vicini alla famiglia Terreno: Ludmila è diventata il simbolo della resistenza di Bernardo de Irigoyen, dove vogliono tornare a vivere senza essere avvelenati.

Qui l’articolo originale.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/02/ludmila-bambina-glifosato-sangue/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Monsanto è colpevole di crimini contro l’umanità e l’ambiente

Il “Tribunale Monsanto” ha emesso la sua sentenza contro la multinazionale americana che è stata dichiarata colpevole di crimini contro l’umanità e l’ambiente. Lo scorso 18 aprile il Tribunale Monsanto ha reso noto il suo parere legale nei confronti dell’azienda multinazionale più contestata al mondo, dopo aver analizzato per 6 mesi (1) le testimonianze di oltre 30 testimoni, tra esperti del settore agrario, avvocati e vittime dei danni causati dalle attività del colosso dell’agrochimica e della biotecnologia. Il Tribunale Internazionale Monsanto, tenuto da 5 giudici d’eccezione, è un “Tribunale d’Opinione”, fortemente voluto dalla società civile per chiarire una volta per tutte le obbligazioni legali di molte delle condotte dell’azienda multinazionale omonima.monsanto_tribunal_0_0

Le domande fondamentali che sono state poste e sulle quali la società civile ha chiesto il parere consultivo dei giudici del Tribunale erano sei. La prima domanda era legata al diritto ad un ambiente sano, in altre parole si è chiesto ai giudici se la Monsanto, attraverso le sue attività abbia agito in conformità con il diritto ad un ambiente sicuro, pulito, salutare e sostenibile; in seguito ci si è interrogati sul diritto al cibo, un diritto fondamentale che si realizza quando ogni uomo, donna e bambino ha fisicamente ed economicamente accesso a cibo adeguato al suo sostentamento; altra questione analizzata era il diritto alla salute, strettamente legato ai due diritti precedenti; altro tema sul quale il Tribunale ha espresso il suo parere era relativo alla libertà necessaria per la ricerca scientifica; in seguito si sono anche presi in considerazione eventuali complicità della Monsanto su crimini di guerra; ultimo aspetto, ma non certo meno importante dei precedenti: si è voluto indagare circa la possibilità che le attività della Multinazionale possano costituire un crimine di ecocidio.

Per ognuno dei capi d’imputazione l’Azienda Monsanto è stata giudicata colpevole.

Per quanto riguarda il diritto ad un ambiente sano, così come riconosciuto per la prima volta nel 1972 durante una conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente tenutasi a Stoccolma, le attività dell’azienda risultano aver pregiudicato la salute umana e animale, il suolo e le piante e la biodiversità. In particolare a seguito dell’esposizione dell’ambiente e degli esseri viventi al glifosato, ingrediente principale del suo erbicida più diffuso: il Roundup; ma anche con le sementi OGM brevettate dall’azienda e con i PCB. Per gli stessi motivi riportati qua sopra sono stati altresì violati il diritto al cibo e alla salute, entrambi riconosciuti dall’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Riguardo l’indispensabile necessità di garantire una ricerca scientifica libera, così come richiesto dall’articolo 15 della Convenzione internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e dall’articolo 19 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici delle Nazioni Unite, la Monsanto è stata giudicata colpevole di screditare le ricerche scientifiche indipendenti, diffondere false ricerche scientifiche, fare pressioni e persino corrompere governi e ufficiali pubblici, distribuire prodotti dannosi ancora prima di ottenere gli opportuni permessi, intimidire e minacciare di querelare le parti che cercano di informare i consumatori della presenza di prodotti Monsanto nel cibo che acquistano. Per quanto concerne invece la complicità nei crimini di guerra, come evidenziato nell’articolo 8 dello Statuto di Roma del 1998 della Corte Penale Internazionale, la multinazionale è da ritenersi responsabile in quanto tra il 1960 e il 1973 l’esercito americano utilizzò Agente Arancio per distruggere l’habitat dei Vietcong durante la Guerra del Vietnam.Monsanto_1

“I giudici concludono inoltre dichiarando che, nonostante lo sviluppo di molti strumenti per la protezione dell’ambiente, resta un divario tra gli impegni e la realtà della protezione ambientale. Il diritto internazionale sostengono che dovrebbe essere migliorato per una più efficace protezione dell’ambiente includendo il crimine di ecocidio, al quale le corti potrebbero far riferimento anche nel caso dei crimini di cui sopra commessi dalla Monsanto. Il Tribunale ribadisce che le imprese multinazionali dovrebbero essere riconosciute come attori responsabili e dovrebbero quindi essere sottoposte alla competenza della Corte penale internazionale in caso di violazione dei diritti fondamentali. Il Tribunale chiaramente identifica e denuncia una grave disparità tra i diritti delle multinazionali e dei loro obblighi. Pertanto, il parere consultivo incoraggia gli organi autorevoli a proteggere l’efficacia dei diritti umani internazionali e del diritto ambientale contro la condotta delle multinazionali. Le conclusioni molto chiare saranno di interesse sia per i critici di Monsanto e per l’agricoltura industriale, sia per gli azionisti delle società chimiche e soprattutto Bayer. La reputazione di Monsanto – e Bayer in caso di fusione – non migliorerà esattamente con queste conclusioni da parte dei giudici del Tribunale. Il parere consultivo è un segnale forte per coloro che sono coinvolti nel diritto internazionale, ma anche per le vittime di prodotti chimici tossici e della potenza delle grandi corporazioni. Il tribunale ha creato legami e condiviso informazioni importanti tra avvocati e organizzazioni che rappresentano le vittime. Pertanto è probabile che le conclusioni porteranno a più responsabilità nei confronti di Monsanto e simili. Questo rispecchierà il costo reale della produzione e influenzerà il valore delle quotazioni nel lungo periodo. Le aziende che causano danni alla salute, al cibo e all’ambiente dovrebbero e saranno ritenute responsabili delle loro azioni” (2).

Per una lettura completa dell’opinione consultiva del Tribunale Monsanto leggi qui 

  1. L’udienza si è tenuta a L’Aia, tra il 16 e il 18 ottobre dello scorso anno.
  2. http://www.monsanto-tribunal.org/main.php?obj_id=965946583: traduzione dall’inglese di Veronica Tarozzi

 

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2017/05/monsanto-colpevole-crimini-contro-umanita-ambiente/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

In marcia contro Monsanto: si scaldano i motori

E’ già stata fissata al 20 maggio 2017 la data della prossima March against Monsanto, la marcia contro la multinazionale Monsanto. Lo slogan: “Keep GMOs out of your genes”, tenete gli ogm fuori dai vostri geni.9418-10156

«Noi ci battiamo per non essere avvelenati» dicono gli organizzatori dell’edizione 2017 della marcia contro Monsanto che è stata fissata per il 20 maggio prossimo. La manifestazione, che vedrà mobilitate innumerevoli città americane, vedrà anche iniziative di protesta in tutto il mondo. Negli anni scorsi diverse manifestazioni si sono tenute anche in Italia e da qui al maggio 2017 saranno organizzati e divulgati tutti gli appuntamenti.

«Studi e ricerche hanno dimostrato che i cibi geneticamente modificati della Monsanto possono causare gravi problemi di salute, come lo sviluppo di tumori, infertilità e difetti alla nascita. Negl Stati Uniti, la FDA è guidata dagli ex vertici della multinazionale e noi sottolineiamo come si tratti di un pesante conflitto di interesse che spiega la ragione della manca di studi a lungo termine sugli effetti degli ogm. Di recente il Congresso americano in collaborazione con il presidente ha varato la legge che è stata chiamata “Monsanto Protection Act” che, tra le altre cose, vieta ai tribunali di bloccare la vendita delle sementi ogm Monsanto. Gli agricoltori piccoli e del biologico soffrono perdite sempre maggiori mentre la Monsanto continua ad avere il monopolio degli approvvigionamenti di cibo nel mondo, inclusi i brevetti sui semi. Le sementi ogm sono pericolose per l’ambiente e tra le cause della morìa delle api. Invitiamo tutti a boicottare la Monsanto e tutti i suoi prodotti. Rivendichiamo con forza l’etichettatura dei prodotti ogm, in modo che i consumatori possano scegliere di non acquistarli. Ci battiamo contro i veleni».

Tra l’altro nel settembre scorso la Bayer ha acquisito la Monsanto creando un impero che va dalle sementi ogm ai farmaci di sintesi chimica, mentre a ottobre un tribunale popolare ha condannato le azioni della multinazionale con una iniziativa che ha avuto risonanza internazionale.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Fusione Monsanto-Bayer: dichiarazione di guerra a persone e ambiente

Due Terminator (industria dei farmaci e agricoltura) si sposano; o meglio, la Bayer si mangia la Monsanto pagandola la “quisquilia” di 66 miliardi di dollari. Così nasce un altro colosso che sferra un attacco ancora più pesante ad ambiente e persone.

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La lista di nefandezze di questi soggetti è interminabile e, quando si accorpano, lo fanno perché è la conseguenza naturale del capitalismo che non conosce altro che lo schiacciamento della concorrenza con tutti i mezzi; e per farlo bisogna mangiarsi più marchi possibili e partire all’assalto degli altri concorrenti. Di fronte a forze così soverchianti che controllano tutto, politici, giornali, televisioni, ci si sente impotenti. Pensate che macchine da guerra sono con le migliaia di persone che lavorano quotidianamente per fare credere alla gente l’impossibile: che i diabolici OGM sono cosa buona e giusta, che produrre sementi morte che non si riproducono e lasciano strisce di contadini sucidi e nella miseria siano il progresso. Vogliono brevettare la vita e farne un marchio di loro proprietà, praticamente così da diventare i nuovi Dei della nostra era. Ci vogliono far credere che inondare la terra di pesticidi, che inquinano tutto e sono la causa della tragica morìa di api, sia un beneficio per tutti noi. Senza api ci spegneremo tutti lentamente, ma di questo ai padroni della chimica e della farmaceutica non importa nulla, loro devono guadagnare, devono presentare agli azionisti il segno più a fine anno. A loro della vita, della natura, non interessa nulla, ma ci regalano spot meravigliosi, idilliaci, in cui ci dicono quanto è bello e buono quello che fanno. Come fermare questi colossi apparentemente inarrestabili e dalle forze economiche stratosferiche? Le loro bugie hanno le gambe cortissime e senza il loro gigantesco apparato di convincimento non potrebbero prosperare, tanto è assurdo e falso ciò che dicono e fanno. C’è chi spera nella politica ma i suoi tempi sono biblici e troppo spesso la politica, soprattutto ad alti livelli, è direttamente pagata e manipolata da questi soggetti in modo che ad ognuno venga garantita una sostanziosa fetta di torta: ai venditori di armi, chimica e medicinali, ai petrolieri, agli asfaltatori, ai produttori di auto, tutti ottengono la loro parte e agiscono come lobby sulle varie marionette governative. Ma soluzioni per opporsi a tutto ciò ci sono e sono quelle che stanno percorrendo molte persone che agiscono direttamente, senza aspettare una politica che non arriverà probabilmente mai o comunque troppo tardi. Queste persone comprano biologico direttamente dai produttori e sempre più spesso si autoproducono il cibo e l’energia, scoprendo che la prima prevenzione dalla malattie è una vita sana, il più possibile a contatto con la natura, e una sana alimentazione che non è certo quella dei Frollini del Mulino Bianco. Persone che non comprano i prodotti dei Terminator, persone che fanno cultura e aggregazione, che costruiscono alternative reali dal basso perché sanno che rafforzando la comunità e il locale, i mostri non avranno vita facile. Laddove le comunità sono unite e perseguono modelli alternativi di vita e lavoro, per i Terminator la vita è più dura e le loro fandonie fanno fatica ad essere bevute. Bisogna quindi creare orti comunitari, piantare alberi, proteggere varietà antiche, salvaguardare e scambiare sementi come fanno già da anni alcune importanti organizzazioni.  Costruendo una fitta rete di comunità che si riappropriano della basi dell’esistenza, del controllo diretto di ciò che mangiano, dell’energia che gli serve, le persone saranno sempre meno ricattabili e sempre più forti. Sembra una strada lunga e difficile ma è invece quella più breve, fattibile e dai risultati più concreti e duraturi. Certo, bisogna rimboccarsi le maniche e fare, smettendo di lamentarsi o inveire contro questo o quel politico seduti sulla propria poltrona di fronte all’ultimo modello di televisore ultrapiatto di mille pollici e centomila canali. E se lavorate per i Terminator, iniziate a pensare di scollocarvi, l’intero pianeta e i vostri figli e nipoti ve ne saranno grati; e come primo atto per festeggiare il vostro licenziamento, piantate alberi e fatevi un orto biologico.

Fonte: ilcambiamento.it

Dentro al santuario degli attivisti pro-ogm

L’anno scorso su twitter il vicepresidente di Monsanto, Robert Fraley, postò il link a un articolo secondo cui coloro che mantengono diffidenze nei confronti degli ogm sarebbero confusi, spinti dall’ideologia o vittima di disinformazione conseguenza dell’accesso libero alla cosiddetta “università di Google”, o addirittura teorici della cospirazione. Non avvertite anche in Italia la tendenza a etichettare così chi è critico? L’invito è a leggere le acute riflessioni di Colin Todhunter, scrittore indipendente che pubblica su diverse testate, tra cui Countercurrents e Global Research.ogm_ricerca_scienza

Dall’articolo di Colin Todhunter: QUI.

QUI il link postato da Fraley.

Fraley si chiedeva perchè le persone dubitassero della scienza e dava l’idea che coloro che criticavano gli ogm fossero degli agitatori o degli adepti della pseudo-scienza, spiega Todhunter nel suo articolo.

«L’industria e la sua corte di attivisti pro-ogm nel mondo scientifico e nei media hanno una visione del mondo che esige che la popolazione si inchini a qualche sorta di sacerdote della scienza le cui conoscenze e opinioni non devono mai essere messe in discussione (ascoltate questa recente presentazione alla Oxford Real Farming Conference, dal minuto 17:00). Esigono che crediamo ciecamente nella capacità della scienza di risolvere i problemi dell’umanità. Deferenza e fede sono le chiavi della religione. Il problema è che ricche multinazionali e ricchi individui hanno manipolato l’idea di scienza e sono riusciti a distorcere la ricerca scientifica. Hanno trasformato la loro vasta influenza economica in influenza politica, in controllo della scienza e delle istituzioni scientifiche. Il risultato è che gli istituti scientifici, i programmi di ricerca e chi la ricerca la fa sono oggi troppo spesso servi compiacenti degli interessi delle multinazionali. Lungi dal rendere libera l’umanità, il controllo della scienza e della ricerca scientifica e il dibattito influenzato dai media sono diventati uno strumento di inganno».

«La ragione per la quale così tante persone dubitano della scienza sta nel fatto che vedono quanto sia corrotta e manipolata dalle multinazionali. Quindi ritengono tali multinazionali irresponsabili e le loro attività e prodotti non adeguatamente regolati dai governi». Il sociologo Robert Merton ha sottolineato  come il patto tacito su cui si dovrebbe fondare la scienza vorrebbe una ricerca non dedita ad interessi personali, la vorrebbe votata alla proprietà intellettuale condivisa e comune, alla collaborazione e impegnata ad assoggettare i risultati a scrutinio organizzato e rigoroso. Non dovrebbero esistere i segreti, i dogmi e gli interessi privati».

«La realtà – prosegue Todhunter – è che le carriere, le reputazioni, gli interessi commerciali e i finanziamenti, tutto va nella direzione di minare questi fondamenti».

Scienza distorta, verità alterata

«Nel 2014 il segretario Usa per l’agricoltura, Tom Vilsack,invocava dati scientifici solidi a sostegno degli scambi alimentari tra Usa ed Europa. Le associazioni dei consumatori in Usa stanno spingendo per l’etichettatura degli ogm, ma Vilsack ha detto che mettere un’etichetta sugli alimenti per dire che contengono ogm “rischia di dare l’errata impressione che ci siano problemi di sicurezza”. Malgrado quanto Vilsack vuole farci credere, molti studi scientifici dimostrano che gli ogm rappresentano realmente un grosso problema di sicurezza e hanno anche conseguenze pesanti a livello ambientale, sociale ed economico (per esempio QUI su ogm e pesticidi in Argentina , QUI su come l’agricoltura ogni rappresenti un ecocidio in Sud America e QUI sugli effetti e l’impatto degli ogm)».

Vilsack non vuole permettere che i consumatori, malgrado lo richiedano, sappiano cosa mangiano; sta cercando di chiudere un dibattito scomodo per le multinazionali, perchè l’etichettatura darebbe la possibilità alla gente di rifiutare gli ogm. Eliminando i confronti aperti sugli ogm si vuole naturalmente chiudere la bocca a tutti i critici ed eliminare la discussione scientifica, politica e pubblica.

«Il concetto di scienza solida è stato manipolato – continua Todhunter – per un obiettivo preciso: gli ogm sono una strategia portata avanti dall’agrobusiness mondiale per controllare la proprietà intellettuale e le catene di approvvigionamento alimentare a livello globale».

«L’industria conduce studi inadeguati, a breve termine e nasconde i dati prodotti dalle proprie ricerche adducendo il segreto commerciale, ma ci sono ormai numerose ricerche che evidenziano i pericoli e i potenziali effetti dannosi degli ogm (si veda QUI e QUI). È stata accusata di falsità in India, di corruzione in Indonesia e intimidazioni contro chi sfida gli interessi delle multinazionali, così come di distorsione e censura dei dati scientifici  (si veda QUI e QUI)».

«Con l’obiettivo di modificare gli organismi per creare brevetti che assicurino sempre maggiori controlli su sementi, mercati e catena alimentare, il settore degli ogm si preoccupa solo di un certo tipo di scienza, quella che sostiene gli obiettivi dell’industria. Se veramente la scienza è tenuta in così alta considerazione da queste multinazionali, allora perché negli Usa non si etichettano i cibi ogm e non si permette che gli studi delle industrie siano pienamente accessibili e sottoposti a pubblico controllo invece di tenerli segreti, limitare la ricerca indipendente o ricorrere a tattiche manipolatorie? Se la scienza è tenuta in così alta considerazione dal settore degli ogm, perché allora in Usa si è permesso che i cibi ogm arrivassero sul mercato senza adeguati test a lungo termine? L’argomento usato come giustificazione è che i cibi ogm sono sostanzialmente equivalenti al cibo convenzionale. Ciò è sbagliato (si veda anche QUI). La “sostanziale equivalenza” è una strategia di mercato che semplicemente sottrae gli ogm dal tipo di controllo solitamente applicato alle sostanze potenzialmente tossiche o pericolose».

«Le industrie degli ogm sanno di soccombere nel dibattito scientifico (malgrado i pr assoldati sostengano il contrario), quindi catturano l’attenzione del pubblico propagando menzogne. Parte di esse si fondano sull’emotività: il mondo ha bisogno degli ogm per sconfiggere la fame. Ormai questo mito è crollato (si veda QUI , QUI e QUI)».

«La fede della gente nella ricerca è stata scossa a più livelli, non ultimo perché le multinazionali hanno accesso garantito alle decisioni politiche e stanno finanziando sempre di più la ricerca. Dice Kamalakar Duvvuru: “Andrew Neigbour, ex amministratore della Washington University di St. Louis, che ha gestito il legame milionario con la Monsanto, ammette che il denaro dell’industria arriva a certe condizioni: limita ciò che si fa, quando lo si fa e chi deve approvarlo”. La realtà è che Monsanto sta finanziando la ricerca non a beneficio dei contadini o della gente, ma per i propri interessi commerciali». La gente non dubita della scienza in sé, ma della scienza assoggettata alle pressioni delle multinazionali che vogliono ottenere risultati compiacenti oppure bypassare certe procedure. Basti leggere il rapporto Seedy Business per capire come la scienza sia vittima dell’agrobusiness. Scrive Claire Robinson: «Non sorprende che molti scienziati di enti pubblici e organizzazioni si alleino con l’industria degli ogm, dal momento che dipendono pesantemente dai fondi che arrivano da lì. Le multinazionali degli ogm hanno rappresentanti nei comitati universitari e della ricerca così come tra i decisori politici. Monsanto ha donato almeno un milione di dollari alla University of Florida Foundation. Alcuni scienziati accademici sono titolari di brevetti e sono coinvolti in spin-off che sviluppano ogm».

Per non parlare della revisione degli articoli che approdano sulle riviste scientifiche.

Scienziati come preti: opinioni personali mascherate da fatti

«Gli scienziati non rendono giustizia nè a se stessi nè alla scienza quando smerciano retorica sugli ogm». Si pensi a chi ha dichiarato che Greenpeace dovrebbe essere accusata di crimini contro l’umanità per la sua ferma opposizione agli ogm».

«Oppure a chi sostiene che certi enti agiscono come regimi totalitari responsabili della morte di milioni di persone solo perché propongono argomenti credibili e scienza a supporto della critica agli ogm».

«La realtà è che la retorica è il tentativo di chiudere la bocca ai critici e di marginalizzare le analisi legittime sulle vere cause della povertà e della fame e le soluzioni vere per un’agricoltura sostenibile che può sfamare l’umanità».

 

Fonte: ilcambiamento.it

Vota la peggiore multinazionale del 2015

Trivelle nell’Artico; produzione massiva di sostanze chimiche tossiche; compravendita di voti. Ogni giorno le multinazionali fanno male all’ambiente, alla salute pubblica e alla democrazia. Vota la peggiore del 2015.multinazionali_votalapeggiore

Nel 2014 aveva “vinto” la Bayer, per la produzione massiccia di pesticidi in grado di uccidere le api e per i tentativi di negare sempre ogni responsabilità. Nel 2015 la rosa dei candidati è illuminante. L’iniziativa “Vote in the corporate hall of shame” è promossa da Corporate Accountability International, l’organizzazione americana che da 35 anni porta avanti campagne di sensibilizzazione contro gli abusi delle multinazionali nel mondo. E quest’anno ha scelto, grazie anche alle segnalazioni dei cittadini e consumatori, i candidati che si contenderanno il titolo di peggiore corporation del mondo. Shell. Segnalata per le perforazioni nell’Artico e in altre zone del mondo particolarmente a rischio e sensibili e per le continue pressioni per rallentare gli sforzi diretti a contrastare i cambiamenti climatici. McDonald’s. Segnalata per le discusse politiche alimentari che danneggiano la salute pubblica, per l’utilizzo di ingredienti dall’elevato tenore di pesticidi e altre sostanze non salubri e per il trattamento che riserva ai propri dipendenti. Monsanto. Segnalata per la produzione massiva di pesticidi tossici, per le politiche di impoverimento dei piccoli agricoltori e per le cause intentate a stati, gruppi e individui che tentano di esigere o imporre una regolamentazione sugli ogm. Koch Industries. Segnalata per avere influenzato con milioni di dollari le elezioni americane allo scopo di indebolire la legislazione a tutela dell’ambiente e per la politica di negazione dei cambiamenti climatici.

Nestlè. Per avere prelavato quantità enormi di acqua in California a permessi ormai scaduti, mentre la popolazione stava soffrendo le conseguenze di una delle più grosse siccità che si ricordi.

Chevron. Segnalata per le intimidazioni e le cause intentate contro chiunque sveli gli inquinamenti prodotti nell’Amazzonia ecuadoriana e per i soldi pagati per far eleggere in enti chiave personaggi compiacenti.

Halliburton. Per le manovre messe in atto per continuare a praticare il fracking, provocando inquinamento delle falde e nuovi terremoti.

Nike. Per il sostegno e la pressione esercitata affinché passi il TTIP per poter continuare a sfruttare i lavoratori nei paesi dove ha le produzioni.

Dow Chemical. Segnalata per le pressioni enormi esercitate affinché potessero continuare a essere commercializzati prodotti chimici tossici e per la guerra mossa alle leggi che aspirano a regolamentare gli ogm.

Citigroup. Segnalata per le operazioni finanziarie eccessivamente “disinibite” e poco trasparenti.

I cittadini possono proporre altri candidati ed è bene ricordare che è importante il voto di tutti per far sentire la voce della gente e per dimostrare che le popolazioni non accettano passivamente abusi e soprusi. Dopo avere votato, potete anche agire concretamente. Potete smettere di acquistare tutti i prodotti di una multinazionale, potete informare amici e conoscenti di quanto siete venuti a sapere, potete fare la differenza. E se tutti decidiamo di agire, la differenza sarà enorme. Ricordiamocelo: i piccoli da soli sono piccoli, ma uniti insieme sono la più grande forza che possa esistere.

QUI PUOI VOTARE

Fonti utili per informarsi:

http://www.desertsun.com/story/news/2015/03/05/bottling-water-california-drought/24389417/

http://www.huffingtonpost.com/andrew-kimbrell/dow-chemical-and-monsanto_b_6041802.html

http://www.greenpeace.org/usa/global-warming/climate-deniers/koch-industries

http://www.washingtonpost.com/news/wonkblog/wp/2014/03/20/the-biggest-land-owner-in-canadas-oil-sands-isnt-exxon-mobil-or-conoco-phillips-its-the-koch-brothers/

Fonte: ilcambiamento.it

Farfalla Monarca in estinzione, la Monsanto tra le cause

Secondo uno studio recente, il glifosato, principio attivo dell’erbicida RoundUp, prodotto dalla multinazionale americana, è la causa principale della riduzione di questa specie di farfalla, il cui numero è diminuito dell’80% rispetto agli anni novanta. Tra le altre cause, si annoverano il disboscamento illegale e i cambiamenti climatici.monarca_470

La monarca (Danaus plexippus) è una farfalla della famiglia Nymphalidae, nativa dell’America. E’ famosa per la straordinaria migrazione di massa che ogni inverno porta milioni di questi insetti in California e in Messico. Le monarca dell’America del Nord sono le uniche farfalle a compiere un viaggio così pesante: quasi 5 mila chilometri. Gli insetti devono mettersi in volo ogni autunno prima che arrivi il freddo, che può ucciderli se indugiano troppo a lungo.
Purtroppo un recente studio scientifico conferma che il numero di questa splendida specie si è ridotto dell’80%. La Xerces Society, un’organizzazione no profit che mira a preservare la fauna selvatica attraverso la conservazione degli invertebrati e dei loro habitat, osserva che “negli anni 90, le stime parlavano di più di un miliardo di questi esemplari che migravano ogni autunno dalle pianure settentrionali degli Stati Uniti alle foreste di abeti del Canada fino ad arrivare a nord di Città del Messico”. Ora, invece, la popolazione delle farfalle monarca si aggira attorno ai 56,5 milioni, con una riduzione appunto di più dell’80% rispetto a venti anni fa. E questa diminuzione è emersa soprattutto negli ultimi anni. Quali le cause di tutto questo?eastern_pop_graph_20151_470

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In cima alla lista ci sono gli erbicidi e i diserbanti, primo fra tutti il glifosato, il principio attivo del RoundUp della Monsanto, il cui impiego diffuso ha ucciso l’euforbia (Asclepias), pianta fondamentale per il sostentamento dei bruchi, il cui sviluppo, dall’uovo all’adulto, si completa in circa 30 giorni. Ricordiamo che la Monsanto è la multinazionale produttrice di biotecnologie agrarie al centro di molte critiche e cause legali per l’uso indiscriminato di sementi ogm e di pesticidi, e che il glifosato è stato inserito dallo Iarc dell’OMS, Agenzia Internazionale sul Cancro, tra le sostanze probabilmente cancerogene per l’uomo e sicuramente cancerogene per gli animali.
Pochi mesi fa, il Natural Resources Defense Council ha criticato fortemente l’EPA (Environmental Protection Agency) per non aver tenuto conto delle continue segnalazioni sulla pericolosità del glifosato nei confronti delle farfalle. La risposta dell’EPA non si è fatta attendere, affermando che stava “prendendo una serie di misure volte a tutelare la farfalla monarca e altri impollinatori. Per quanto riguarda l’esposizione ai pesticidi, l’EPA analizza con un approccio olistico tutti i diserbanti, non solo il glifosato, per determinare gli effetti sulle farfalle monarca”.
Di contro, la Xerces Society sostiene che, in particolare nel Midwest, la morte delle farfalle è dovuta principalmente al drammatico aumento dell’uso del Roundup della Monsanto, reso possibile dalle piantagioni di mais e soia geneticamente modificate. Sostanze chimiche simili sono anche la causa principale dell’estinzione delle api.
Oltre alla Monsanto, l’organizzazione cita tra le cause anche dei rischi ambientali, tra i quali il disboscamento illegale che ha distrutto intere regioni di svernamento delle farfalle, sostituendole con insediamenti residenziali, e i cambiamenti climatici, caratterizzati da eventi estremi. I parassiti, le malattie e i predatori hanno fatto il resto.
Nonostante tutto questo c’è un grande sforzo per salvare le farfalle monarca. Alla fine dello scorso anno, lo U.S. Fish and Wildlife Service ha destinato alla causa la cifra di 3.200.000 di dollari. L’estate scorsa, le organizzazioni ambientaliste hanno presentato una petizione per aggiungere le farfalle monarca alla lista delle specie in via di estinzione. Dal canto suo, la Xerces Society, in collaborazione con lo USDA (Natural Resources Conservation Service) del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, ha portato alla salvaguardia di più di 120.000 acri di terreno, piantando fiori ed erbe, tra cui l’euforbia, necessari all’impollinazione delle monarca e di altri insetti, compresi le api.

Fonte: ilcambiamento.it

Le zucche, le api e la nostra borsa della spesa

In questi giorni sono fiorite le piante di zucca, il profumo si sente da lontano. Ne seminiamo e piantiamo sempre tante, perché le zucche si conservano tutto l’inverno e sono una risorsa preziosa quando nell’orto rimangono solo cavoli. Così ora c’è questa grande parcella fiorita e rumorosa, anche il ronzio si sente da lontano: in ogni fiore aperto si affollano le api bottinatrici, e poi bombi di tutti i tipi. Ci sono interi alveari, si direbbe, che vanno e vengono dalle nostre zucche.apizucche

Anche a noi, come a tutti, piacciono i fiori di zucca fritti o in frittata o nelle crêpes… Ciononostante, ogni mattina mi limito a raccogliere quelli che stanno sfiorendo e che perciò si sono già richiusi. Lascio gli altri alle api. Perché? Non solo perché ci sono ben pochi fiori ormai, in questa stagione, nelle campagne riarse dal riscaldamento globale, ma anche perché questi fiori sono lontani dalle vigne. Da anni ogni primavera, quando cominciamo a tenere le finestre aperte, api confuse e stordite vengono a ronzare in casa, si aggirano senza scopo nelle stanze, finiscono per accasciarsi moribonde sul pavimento. Ogni mattina ne troviamo qualcuna morta e rattrappita. Ogni settimana sentiamo il rombo dei trattori che spargono veleni sulle vigne del Chianti. Cominciano coi diserbanti e i concimi chimici all’inizio della primavera, proseguono con gli insetticidi e gli anticrittogamici per tutta l’estate, finiscono con gli antimuffa in autunno. Una volta alla settimana almeno (quando piove anche più spesso) alle vigne e all’uva vengono elargiti i più progrediti ritrovati chimico-sintetici: da quando il progresso è arrivato nelle campagne, le campagne non vogliono essere da meno. Così noi vediamo le volpi con l’eczema, le api agonizzanti, i ricci che si trascinano barcollanti a morire sotto i cespugli, gli abitanti delle campagne col cancro. Quasi come quelli delle città, che oltre a respirarli, i veleni, se li mangiano assieme ai prodotti delle campagne. Per questo non colgo i fiori di zucca ancora aperti e freschi: cerco di dare alle api una possibilità in più di sopravvivenza. Quello che, nonostante l’età e l’esperienza, continua a stupirmi, è che invece la maggior parte degli esseri umani della società consumista globalizzata non la diano a sé stessi, quella possibilità in più. L’agricoltura chimico-industriale ha ridotto le campagne a distese tossiche; quando i cosiddetti “fitofarmaci” vengono irrorati, le ditte stesse che li producono raccomandano di non “entrare in campo”, cioè di non riprendere il lavoro prima di quarantotto ore. E’ una precauzione ridicola perché in quarantotto ore dei pesticidi “sistemici” (così li chiamano, e significa che si tratta di prodotti chimici che entrano nel metabolismo della pianta e s’insediano nei tessuti) non sono certo svaniti né si sono diluiti. Tuttavia, anche questa minima precauzione non vale per gli animali, gli escursionisti, le famiglie che fanno una passeggiata nei campi. La pioggia può cadere e portarsi in falda ciò che la pianta non ha già assorbito. Ma ciò che la pianta ha assorbito finirà invece nei nostri piatti. L’agricoltura industriale-intensiva è una creatura della grande industria ed è oggi il terreno di profitto di innumerevoli multinazionali: quelle della chimica sintetica, delle biotecnologie, dei grandi macchinari, del petrolio, delle sementi. Sono enormi e ramificate compagnie industriali e commerciali in grado di condizionare le leggi e le politiche degli stati a tutti i livelli. Sembrano invincibili, ci si sente impotenti di fronte al loro strapotere, ai loro mezzi evidenti e occulti, al loro dominio. Eppure quell’enorme potere glielo abbiamo dato noi. E noi ne siamo anche le vittime. Noi comperiamo cibi impestati e con i nostri soldi erigiamo e rafforziamo ogni giorno il potere della grande industria chimico-agro-alimentare. Noi ce li mangiamo e ne paghiamo le conseguenze.

Mangiare. Mangiare una volta era una cosa semplice. Non tanto tempo fa. Quando i campi di grano erano pieni di papaveri, nelle mele potevi trovare il verme e nell’insalata le lumache. Quando s’insegnava ai bambini a riporre la frutta con delicatezza, altrimenti si sarebbe ammaccata. Quando le sostanze chimiche sintetiche usate in Italia erano poche decine e nessuna di esse veniva sparsa sui campi e sul cibo. Adesso sono circa centomila, diecimila più diecimila meno, e centinaia di esse vengono irrorate sui campi e mischiate ai cibi, come se fossero ingredienti indispensabili di qualche stregonesca ricetta. Ecco, mangiare è diventata una faccenda complicata e anche pericolosa. Perché non abbiamo l’assaggiatore, come i signori e i sovrani rinascimentali. E anche se l’avessimo, la sua sorte servirebbe alla generazione seguente, perché gli “inventori” di sostanze sintetiche si sono fatti scaltri: aggiustano le dosi e le sostanze in modo che nuocciano poco alla volta, come hanno fatto coi veleni per i topi, che così non riescono a collegare causa ed effetto, e nemmeno noi ci riusciamo. Non ci riesce nemmeno il dottore che, quando gli portate vostro figlio (che mangia alla mensa scolastica dei cibi precotti o abita vicino a un campo di grano diserbato o va ai giardinetti disinfestati dalla ASL con parecchie sostanze chimiche di sintesi) con vomito e diarrea, vi dice che è un virus e vi ordina un antibiotico. Si sa che i virus neanche li vedono, gli antibiotici, proprio come se non ci fossero. Ma il medico vi dirà che è per “precauzione”. Per dare una bella disinfestatina all’organismo del meschino, che ogni giorno viene invaso dalle sostanze chimiche di sintesi, tutte anti-biotiche, cioè contrarie alla vita. Poi, quando la zecca lo punge, gli viene lo choc anafilattico e la colpa se la prende la zecca. Se lo choc anafilattico si manifesta dopo l’antibiotico, la colpa se la prende il bambino, che era “predisposto”. Mangiare. Mangiare deve essere pro-biotico. Ecco la Santa Trinità delle cose probiotiche: respirare, bere, mangiare. Mangiare biologico. Se non ce la facciamo a mangiare proprio tutto tutto biologico, facciamo in modo che siano biologiche le cose di tutti i giorni, quelle che consumiamo di più e che dovrebbero rinnovare ogni giorno la nostra vita, e non inquinarla e crearle nuove difficoltà ogni giorno. Costa di più. Il biologico costa di più. E’ vero ed è anch’esso un fatto logico: quando compriamo cibi bio paghiamo anche il lavoro del contadini, e quasi al suo giusto prezzo. Cosa che non succede quando compriamo frutta e verdura fatte dagli schiavi nei paesi schiavi, o fatte industrialmente da agricoltori che oramai subiscono la concorrenza involontaria di quegli schiavi e lo strozzinaggio dell’industria agroalimentare. Una patata bio può costare dieci, venti centesimi in più di una patata impestata. Però costerà molto meno di un pomodoro impestato fuori stagione. Una mela bio costa dieci, venti centesimi in più di una mela impestata, però costa meno di un’impestatissima banana. Si può mangiare biologico e spendere poco, proprio come si può mangiare impestato e spendere più del necessario a forza di merendine, caramelle, patatine artificiali, budini di plastica, bibite colorate artificiali, cappuccini e brioches surgelate al bar. E la carne! Quel lusso per i nostri nonni o genitori, riservato alla domenica o poco più, e che adesso nei supermercati ti “tirano dietro” con offerte da tre, quattro euri al chilo! Gli allevamenti intensivi sono una vergogna di questa epoca che, spero vivamente, farà un giorno inorridire i nostri discendenti. Come i campi di sterminio nazisti, le torture di Guantanamo, le bombe atomiche e quelle al fosforo, la vivisezione e il traffico di organi e molte altre nefandezze insite in una società basta sul dominio, che è la forma di follia più perniciosa. Ma, mentre della maggior parte di tali nefandezze non siamo complici e ci sentiamo impotenti a farle cessare, per quel che riguarda gli allevamenti intensivi i carnefici siamo noi: quelli che consumano allegramente bistecchine di vitello e petti di pollo. Settanta miliardi di animali sul nostro pianeta vivono segregati in condizioni di sofferenza inaudita, fisica e psichica, dal primo all’ultimo giorno di una vita innocente e martirizzata senza scopo, per soddisfare appetiti insani e altrettanto privi di scopo. Il cinquanta per cento dell’agricoltura mondiale serve a nutrire tali animali, compresi milioni di tonnellate di mais e soia transgenici,che in Europa sono proibiti per il consumo umano ma permessi e abbondantemente importati per nutrire gli animali d’allevamento. Per cui, se mangiate carne d’allevamento intensivo in abbondanza, fate anche il pieno di OGM e buon pro vi faccia. Le multinazionali di tutto il mondo hanno in mente un disegno davvero “globale”: impadronirsi della vita. Per questo non bastano le guerre, il petrolio, la chimica sintetica, gli OGM e i robot che sparano e bombardano, ci vuole anche il dominio sull’agricoltura: vogliono essere padroni del cibo. A tale scopo brevettano organismi viventi, fanno incetta di terre fertili, distruggono la piccola agricoltura e tutte le conoscenze agricole nate dall’esperienza umana di millenni. Nell’agricoltura industriale, che i suoi cultori pretendono essere l’unica in grado di nutrire il mondo, gli sprechi sono la regola e la necessità: essa si fonda sul consumismo e dunque lo spreco è benvenuto, che sia spreco di lavorazioni del terreno, di prodotti chimici, di frutta e verdura buttate al macero, di cereali usati per nutrire animali di cui poi si consumerà un terzo della carne o meno. E’ tanto vero lo spreco e l’inefficienza di tale agricoltura, che oggi l’energia consumata per produrre un qualsiasi frutto, ortaggio ecc. è molto maggiore dell’energia che tali prodotti hanno insita in sé. E, colmo del ridicolo, oggi si coltivano milioni di ettari di cereali o leguminose per farne carburante o combustibile per le centrali a biomasse, mentre non coltivandoli si risparmierebbe più energia di quella che si produce. Ma tutta questa follia fa girare soldi che vanno nelle tasche della grande industria. Ma chi ha dato alle multinazionali, Monsanto in testa, e ai loro accoliti, il potere con cui ora conducono la guerra di conquista? Gli stessi contadini, che si son fatti succubi di pesticidi e agricoltura industriale, e… noi, noi tutti, i consumatori di prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento industriale, che abbiamo riempito i loro forzieri e adesso…Adesso, se non li fermiamo, anche con i nostri consumi, con le scelte quotidiane, che hanno tanto peso sulla politica e sull’economia: un peso inimmaginabile, e lo dimostra il fatto che “essi” le temono più di ogni altra cosa, e cercano di condizionarle in tutti i modi… invece di impadronirsi della vita, finirebbero per impadronirsi soltanto della morte. Ogni zucca biologica, come le mie, avrà nutrito api e bombi; ogni zucca impestata le avrà uccise. E così è per i meli, i peri, i ciliegi, i legumi: i loro fiori e i loro frutti sono fonte di vita o dovrebbero esserlo. Nella nostra borsa della spesa sta la risposta.

Dorme nella corolla

l’ape spossata dal tardivo inverno,

l’accoglie la calendula

e se ne stanno immobili

dentro i loro colori

di sole.

L’ape è leggera

non inclina il fiore,

forse la calendula

sta medicandola

coi suoi poteri magici:

estratti di luce

misteri del sasso

e della terra.

Ambedue hanno

un secondo fine

ed è la vita.

Fonte: ilcambiamento.it