B.E.S.T., giovani fashion designers a Cittadellarte per il futuro della moda sostenibile

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Venerdì scorso i responsabili e lo staff di “Cittadellarte Fashion B.E.S.T.” hanno incontrato alcuni giovani fashion designers che operano nel campo della moda sostenibile. Un confronto sul tema che ha posto le basi per la nascita del nuovo progetto “Sustainable Fashion Best Platform”.

Tanti volti e brand uniti in una sola mission: la moda sostenibile. Il 9 novembre, si è tenuto un incontro organizzato da “Cittadellarte Fashion B.E.S.T.“, officina operativa di Cittadellarte che si dedica allo sviluppo della sostenibilità bio-etica nell’ambito del settore tessile. L’evento ha coinvolto giovani fashion designers oltre a figure istituzionali del settore per dare vita ad una piattaforma, costantemente aggiornata, che permetta di esplorare e conoscere il tema della sostenibilità nella moda, con una visione completa del tema attraverso esempi virtuosi. Queste sono le principali finalità del nuovo progetto che ha visto a Cittadellarte il coinvolgimento e la partecipazione ‘attiva’ di alcuni giovani fashion designers di caratura internazionale. Hanno preso parte all’iniziativa figure del calibro di Tiziano Guardini, Flavia La Rocca, Bav Tailor e Silvia Giovanardi, oltre a Maria Teresa Pisani (Economic Cooperation and Trade Division dell’United Nations Economic Commission for Europe) e ai rappresentanti del Milano Fashion Institute. Venerdì scorso, quindi, si è dato vita a un confronto costruttivo che ha posto le basi per lo sviluppo del progetto “Sustainable Fashion Best Platform”, di cui verranno svelati i dettagli in seguito. L’obiettivo di B.E.S.T., in merito all’iniziativa, è sostenere i giovani fashion designers che mirano a diventare sempre più concreti nell’applicazione della sostenibilità nell’ambito moda, ispirandosi ai principi del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto e lavorando in linea con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.best-giovani-fashion-designers-cittadellarte-futuro-moda-sostenibile-1542621200

 

L’impressione, quindi, è che l’appuntamento della scorsa settimana sia stato il primo capitolo di un nuovo percorso all’insegna della sostenibilità, come si evince dalle parole di Olga Pirazzi, responsabile Ufficio Moda di Cittadellarte: “I giovani fashion designers sono molto impegnati e fanno ben sperare ad una proiezione futura di moda sostenibile. Cittadellarte, in questo senso, può davvero diventare un polo di riferimento internazionale: il vero motore è proprio l’arte, come ‘mezzo’ potenziale di bellezza, etica e comunicazione. La credibilità del progetto si distinguerà per un collettivo che possa cambiare il modo di fare moda, un gruppo di individualità singole che, sinergicamente, lavorino insieme”.

Alle sue parole hanno fatto eco quelle di Silvia Giovanardi, co-fondatrice e direttore creativo di “WRÅD“: “Se dovessi definire la magia che si crea quando si è insieme, dal piccolo nucleo di due, a un gruppo cospicuo di persone che diventano unicum per perseguire un unico obiettivo, le parole non sarebbero sufficienti. Questo – argomenta – perché avrei bisogno di mettere in campo tutte le arti, come del resto magistralmente fa Michelangelo Pistoletto e come siamo chiamati a fare in quanto portatori di un manifesto che ci onora e riveste di grande responsabilità. Mi riferisco, nello specifico, a rendere questa moda un modus che ci aiuti ad uscire dall’empasse creato da noi stessi attraverso ‘lei’ e, così, proprio scardinando il sistema dal suo interno e oliando gli ingranaggi di questa macchina infernale con l’arte, la possiamo trasformare in una macchina dei sogni che diventano realtà. Per questo dico grazie a Cittadellarte che rende l’apparenza impossibile una sostanza possibile”.

Un feedback molto positivo anche da Maria Teresa Pisani, che si è così espressa sull’incontro: “È stato un brainstorming con i fashion designers dove si è discusso di come la sostenibilità possa essere bellezza e di come l’arte possa rivelarsi un driver importante. I designers hanno un ruolo di rilievo sul discorso della sostenibilità: la chiave per avanzare in questo settore è ingaggiarli e lavorare con loro e con tutti gli attori della filiera. È molto incoraggiante che, nonostante la giovane età, percepiscano la responsabilità del loro ruolo e siano così impegnati nella causa. Le idee emerse sono promettenti e noi, come Nazioni Unite, ci aspettiamo che il loro coinvolgimento sia serio e duraturo nel tempo. Speriamo quindi di ‘averli’ presto nei nostri progetti con un ruolo molto attivo”.

Foto copertina
Didascalia: B.E.S.T., giovani fashion designers a Cittadellarte
Autore: Cittadellarte

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Fashion Revolution, l’evento di moda etica e sostenibile a Torino

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Fashion Revolution è l’evento che ha avuto luogo lunedì 30 aprile a Torino presso il Palazzo della Luce di via Bertola, durante il quale è stato possibile conoscere ed interagire con diversi brand, progetti e start-up influenti in tema di moda sostenibile, avvicinandosi ad un nuovo modo di vedere e interpretare la moda. Sempre più spesso si parla di moda etica e sostenibile, ma cosa si intende esattamente con questo termine? Tale concetto si relaziona ad un nuovo modo di concepire l’industria dell’abbigliamento, in una visione che considera l’intero contesto, quale quello ambientale, sociale ed economico in cui il prodotto viene realizzato, con una particolare attenzione all’intero ciclo, dalla produzione allo smaltimento. Sono sempre più numerose le realtà che al giorno d’oggi si stanno attivando al fine di informare e far emergere nuove consapevolezze e abitudini che favoriscano nuovi stili di vita, più attenti e sensibili a questa tematica.

La città di Torino ha ospitato per la prima volta l’evento dal nome Fashion Revolution, aprendo le porte ad una nuova ed ormai necessaria visione del mondo della moda partendo proprio dall’ottica della sostenibilità. La giornata ha avuto luogo presso il Palazzo della Luce di via Bertola ed ha permesso di far incontrare e interagire le persone con diversi brand e laboratori artistici che hanno improntato il loro lavoro secondo i principi della sostenibilità. L’evento è stato organizzato da Francesca Mitolo che, con il suo brand di moda etica dal nome Teeshare, è attualmente presidente del collettivo Rén-Reinvent Educate Network, organizzazione che si occupa in maniera propositiva e concreta di moda etica e che mette in contatto imprenditori, produttori, fornitori, designer e stilisti col fine di creare uno spazio reale di incontro, di cultura e di riferimento che esplori i confini della moda etica e che formuli iniziative stimolanti tese a educare, ispirare e promuovere la conoscenza della moda etica e sostenibile. Il messaggio è semplice: “vogliamo incoraggiare un modus vivendi etico, basato sulla promozione della sostenibilità, salute, cura dell’ambiente a tutto tondo, nel profondo rispetto per gli esseri umani, perché al centro di questo flusso ci sono proprio le persone”.

In Italia la responsabile coordinatrice dell’evento è Marina Spadafora, designer e direttore creativo, particolarmente sensibile alle tematiche della moda etica e sostenibile.fashion-revolution-moda-etica-sostenibile-torino-1525253074

Il movimento Fashion Revolution è stato fondato nel 2013 a Londra successivamente al crollo dell’edificio Rana Plaza a Dacca, in Bangladesh avvenuto il 4 aprile 2013, che ha causato la morte di 1.129 lavoratori e che è considerato il più grave incidente mortale avvenuto in una fabbrica tessile nella storia. Il fatto che all’interno della fabbrica fossero prodotti abiti e capi di molte aziende note ha portato il sistema moda a porsi delle domande, tra cui “la moda deve essere il problema o la soluzione?” Ad oggi tanti designer ed il fast fashion in generale tendono ad essere sempre più trasparenti e sensibili in termini di sostenibilità, non solo dal punto di vista del prodotto, utilizzando quindi materiali naturali e riciclati, ma anche dal punto di vista etico, legato quindi alle tematiche ambientali ed alla retribuzione del lavoratore, ponendo sullo stesso piano prodotto, ambiente e persone. Durante la manifestazione si sono alternate esibizioni teatrali, musicali e artistiche, con il coinvolgimento di numerosi espositori attivi in quest’ambito. Tra questi ha partecipato “Repainted”, un marchio italiano di abbigliamento realizzato con un tecno tessuto eco-sostenibile, ottenuto con il 100% di materiali riciclati. Era poi presente “Teeshare”, connubio tra arte e moda sostenibile, le cui creazioni sono confezionate in laboratori italiani etico-sociali, in collaborazione con artisti internazionali e basate sul concetto di trasparenza produttiva. Altro espositore è stato “Aroma30”, marchio nato tra Roma e Londra, la cui manifattura dei capi è connotata da una forte spinta etica data dalla scelta di laboratori locali a conduzione familiare, realizzazione del capo solo su richiesta per evitare sovrapproduzione e design “no waste” con tessuti upcycled, impegnandosi a ridurre l’impatto della produzione tessile sull’ambiente.  Il termine upcycling supera in quest’ottica la tradizionale concezione di riciclo, pensando l’utilizzo di materiale di scarto che, avendo esaurito la funzione di partenza, torna in gioco con un nuovo aspetto.
Ha poi partecipato all’evento “Indetail”, brand indipendente realizzato in Italia che, a livello di processo, cerca di potenziare il valore umano all’interno della filiera in quanto, come afferma Lucia Sandrini, designer e mente creativa, “il fare bene concorre a creare bellezza. La bellezza non è solo l’estetica finale ma anche il procedimento, la passione con cui le persone donano se stesse. Molte volte si pensa alla moda sostenibile esclusivamente per una questione di tessuto, mentre la moda sostenibile sono soprattutto le persone che lo producono”.fashion-revolution-moda-etica-sostenibile-torino-1525253056

L’evento ha inoltre visto la partecipazione di Tiziano Guardini, ospite speciale in collaborazione con Isko, giovane e talentuoso eco-designer che idea nuovi modelli con l’utilizzo di materiali riciclati e naturali, in una visione secondo cui la sopravvivenza dell’uomo è legata al recupero del rapporto con la natura. Esempio virtuoso nell’ambito della moda sostenibile è infine “Dress the Change”, piattaforma dedicata alla moda etica che nasce da un crowdfunding organizzato da Banca Etica e che fornisce ai consumatori uno strumento per informarsi e poter conoscere le realtà virtuose del mondo della moda, partendo dalla convinzione che “noi consumatori siamo anche elettori e che con i nostri acquisti possiamo influire considerevolmente sulle politiche di mercato”.

Foto credits: Alessandro Bello.

Foto copertina
Didascalia: Fashion Revolution Torino 2018
Autore: Fashion Revolution

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Moda sostenibile, il primo corso alla Fondazione Ferrè a Milano

Un corso destinato a stilisti di moda ma anche a chi lavora per la moda per insegnare come sia possibile produrre e creare senza danneggiare l’ambiente

La moda è una industria pesante, ma è anche una industria pensante fatta di creativi e innovatori che hanno capito quanto sia importante rispettare le risorse del Pianeta. Nasce così il primo corso sulla moda sostenibile Out of Fashion, diviso in 6 moduli alla Fondazione Gianfranco Ferrè a Milano. Le sei master class sono declinate alla sostenibilità della produzione, distribuzione e comunicazione dei prodotti di mod e le lezioni si terranno una volta a settimana probabilmente nel week end. Possono iscriversi addetti ai lavori ma anche giovani che magari vogliono lanciare un nuovo marchio. La disciplina è giovane e manca l’approccio pratico che unica la formazione allo sviluppo della parte squisitamente imprenditoriale e nel merito Out of fashion si propone come piattaforma di supporto. Nell’ottica di questa struttura il corso aiuta i partecipanti a prendere contatti con aziende che già si sono dimostrate sensibili alla sostenibilità.moda-sostenibile-620x350

Uno spazio interessante è destinato alla responsabilità della moda con il modulo 3 Ethically made in cui saranno analizzate le case history di Cangiari e Brunello Cuccinelli. L’analisi parte dalla necessità di tracciabilità delle materie prime , fino alla certificazione che garantisce al consumatore la correttezza del brand in merito alla produzione etica e sostenibile. Veniamo ai docenti che sono esperti del calibro di Michelangelo Pistoletto e Lucy Orta, fashion designer come Nanni Strada, Giannino Malossi, Stefano Mirti, responsabile della comunicazione social di Expo 2015 e del padiglione della Biodiversità, Marco Ricchetti e guru della moda sostenibile come Kate Fletcher. Infine, perr scoprire cosa vuol dire moda sostenibile saranno analizzate le case histories di Gucci, Canepa azienda leader nella sostenibilità e Stella Jean.

Fonte:  Connecting Cultures
Foto | Connecting Cultures

Moda sostenibile, a Berlino due grandi eventi per un mercato in espansione

Dal 8 al 10 luglio si è tenuto a Berlino l’Ethical Fashion Show che ha visto sfilare outfit con capi sostenibili, ma tutti i partecipanti al Padiglione della Germania a Expo2015 vestiranno abiti ecologici. In poco più di una settimana Berlino ha ospitato due grandi eventi dedicati alla moda sostenibile:Green Showoom, agganciato alla Berlin Fashion Week e l’Ethical Fashion show mostra mercato dedicata al settore. Non deve oramai sorprendere: la richiesta di moda sostenibile è in forte aumento sopratutto in quei mercati dove i consumatori hanno maturato la necessità di scelte etiche verso le risorse del Pianeta. I mercati più sensibili sono nel nord Europa come conferma l’appuntamento giunto alla decima edizione del Green Showroom nell’ambito della Berlin Fashion Week, settimana della moda a Berlino, dove hanno sfilato le collezioni degli stilisti sostenibili, e qualche giorno dopo si è tenuto l’Ethical Fashion Show come evento di chiusura. Complessivamente sono state presentate 124 etichette di moda, con 33 nuovi espositori, provenienti da 16 paesi, che hanno mostrato ai visitatori professionisti l’alto profilo delle nuove collezioni per la Primavera / Estate 2015. La moda sostenibile è particolarmente apprezzata in Germania e infatti i padroni di casa del Padiglione Germania a Expo 2015 indosseranno abiti ecologici.

LEGGI: TESSUTI MADE IN ITALY E ECOLOGICI AL COPENHAGEN FASHION SUMMIT

La sfilata dell’Ethical Fashion Show si è svolta nella splendida sala da Ballo del Hotels Adlon Kempinski e ha visto le proposte uomo e donna per la P/E 2015 di 16 giovani stilisti che hanno utilizzato materiali ecosostenibili provenienti da industrie del tessile che lavorano in questa direzione. Ci riferiamo innanzitutto al cotone biologico, ma in genere a prodotti tessili che hanno ottenuto la certificazione GOTS- Global Organic Textile Standard.

Hanno sfilato per questa edizione: Alma + Lovis, Ben Weide, Deepmello, Elsien Gringhuis, Esmod & Hessnatur, Gotsutsumu, Inti Ferreira, Lifegist, Lillika Eden, Lionel Morin, Maria Seifert Collections, Edelziege, RoyalBlush by Jana Keller, Sey Jeans, Silke Handley, Skrabak, SomySo sowie Xess + Baba.

LEGGI: H&M E GUCCI PROGETTANO LA MODA SOSTENIBILE500500599-te-m-50-fe0e96bd597643ae14533770c46c521f

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I capi della moda sostenibile sono progettati dai designer tenendo conto non solo del disegno o del colore alla moda, ma dell’intera filiera produttiva che sia dunque etica e compatibile con l’impegno a rispettare le risorse del Pianeta. Ciò significa una moda meno democratica? ossia a prezzi meno accessibili a tutti? La sfida vira proprio questa direzione. Infatti durante la due giorni della’Ethical fashion Show si sono tenute tavole rotonde e conferenze proprio con esperti del settore che hanno presentato sia lo stato dell’Arte sia le prospettive del settore. Si è discusso, ad esempio se il fair trade sia etico o se la stosenibilità sia misurabile o ancora delle condizioni di lavoro degli operai nel tessile e come si possa migliorare la loro situazione.

LEGGI: L’ALTA MODA SOSTENIBILE E ITALIANA DI CANGIARI

Pioniere ben noto di questa nuova maniera di creare la moda è certamente Stella McCartneyche ha dimostrato come la corretta progettazione non si limiti all’uso della juta o della tela, ma può rivolgersi a materiali diversi sempre eleganti e indossabili. Per le loro collezioni gli stilisti green hanno rinunciato al cuoio e alle pellicce e hanno puntato sul cotone biologico e su materie riciclate prive di PVC. Gli stilisti per compensare a queste giuste rinunce però si sono dati da fare come nel caso di DeepMello che hanno progettato un cuoio con concia vegetale con radice di rabarbaro che viene riciclato. Deepmello ha così presentato una collezione molto sensuale e femminile con capi decorati con il cuoio vegetale. In Finladia, invece, Globe Hope ripensa la moda nella sostenibilità attraverso l’upcycling, ossia il riciclo creativo di vecchie divise militari o tessuti industriali; l’olandese Mud Jeans propone invece denim da affittare csoì da rendere circolare il prodotto.

Fonte: ecoblog.it

Gucci e H & M a Copenhagen per discutere di moda sostenibile

Si è tenuta la terza edizione del Copenhagen Fashion Summit 2014

Il 24 aprile si è tenuta la terza edizione Copenhagen Fashion Summit 2014 nella medesima giornata in cui si commemoravano le 1300 vittime del Rana Plaza, l’edificio di Dacca crollato e dentro cui erano alloggiate diverse fabbriche tessili che producevano abbigliamento per noti marchi della moda internazionale. A Copenhagen hanno partecipato anche Gucci e H & M due tra i brand che maggiormente si stanno impegnando per rendere sostenibili le loro produzioni, ossia per non sfruttare le risorse,contenere l’inquinamento e per rispettare i diritti dei lavoratori. Il summit è tra aziende e privati che hanno in autonomia deciso di auto-regolamentarsi in risposta alle richieste dei consumatori più attenti e più esigenti e anche per rifinire verso l’alto i profitti perché a risparmiare si guadagna. Infatti Marie – Claire Daveu direttore per la sostenibilità del Gruppo Kering proprietario dei marchi Stella McCartney, Gucci, Bottega Veneta e Saint Laurent ha spiegato che la loro aspirazione è di diventare il polo dei marchi del lusso più sostenibili al mondo. I marchi etici in genere non sono attualmente associati all’Alta Moda ma se Daveu ha ragione allora il mercato potrebbe effettivamente cambiare. Daveu, infatti ha annunciato che entro il 2016 Kering sarà pronta per usare pellame che proviene da fonti sostenibili. Altro impegno previsto riguarda la riqualificazione energetica degli edifici per cui Bottega veneta ha vinto il Green Building Council award grazie alla certificazione LEED Platinum. Altri impegni riguardano la produzione di packaging sostenibile.summit-620x350

Stella McCartney che già produce una linea di scarpe e borse vegane ossia da cui sono banditi tutti i derivati animali ha spiegato che intende intervenire sulle modalità di lavaggio dei capi e ha annunciato un accordo con GINETEX – la società che possiede i simboli di lavaggio per il progetto Clevercare ovvero un nuovo sistema di etichettatura che aiuterà a evitare gli sprechi dei lavaggi inutili e a conservare meglio gli indumenti. Insomma meno si lavano i vestiti e meglio è poiché meno lavaggi non usurano i tessuti e consentono di risparmiare acqua ed energia. Vanessa Friedman che a breve sarà il nuovo critico di moda per il New York Times spiega che l’industria della moda è basata sull’obsolescenza programmata ossia sul fatto che i prodotti, in questo caso i capi invecchiano precocemente e che i designer sono spremuti come limoni e costretti a sfornare 6-8 collezioni all’anno. La risposta dei consumatori è dunque la scelta di acquisto verso quei capi resistenti, durevoli e verso pochi pezzi base.

fonte: The Guardian
Foto | Copenhagen Fashion Summit @ Facebook

Igam Ussaro stilista di moda sostenibile con la collezione Eco Fast Dress

Igam Ussaro è un giovane stilista che lancia sul mercato la collezione Eco Fast Dress fatta di materiali recuperati e assemblati con la termosaldatura

La collezione di abbigliamento ecologico di Igam Ussaro per certi versi è sorprendete perché confezionata grazie alla termosaldatura. Insomma immaginate film plastici, articoli termoplastici post consumo, biopolimeri vergini biodegradabili al 100%, che diventano tulle, tessuto a rete, tessuto non tessuto lavorato e manipolato senza ago e filo fino a diventare abito. Igam Ussaro inizia il suo progetto nel 1995 e brevetta il sistema di trattamento termico dei materiali per la confezione di abbigliamento, indumenti e accessori. In sostanza usa la termoformatura per modellare gli abiti che così non richiedono neanche il taglio; procede poi con la termosaldatura che esclude l’ago e il filo. I vantaggi di questo nuovo sistema di lavoro sono molteplici: i modelli si sviluppano in maniera più fantasiosa; è più veloce fare un abito e i costi si riducono notevolmente lasciando più ampio spazio alla progettazione stilistica.

Igam Ussaro e la collezione eco fast dress 20001609942-10201890585442708-1083120290-n-620x350

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I materiali usati per lo sviluppo degli abiti e degli accessori sono di tipo termoplastico che derivano da beni post consumo, scarti per l’industria che consistono in films, reti, tulle, tessuto non tessuto: ci sono anche materiali vergini o bio plastiche. I materiali così ottenuti sono nobilitati, ossia subiscono una serie di processi come stampe, decorazioni vellutazioni o altro per renderli adeguati a un uso modaiolo. Un esempio circa l’economicità dei capi è dato dal costume da bagno due pezzi da donna, tascabile, in taglia unica ottenuto da un film polimero riciclato biodegradabile al 100% e saldato tra due strati igienici con certificazione alimentare che viene venduto a 10 euro da Mina Boutique.

Spiega Igam Ussaro:

Il metodo è pertanto particolarmente adatto per produrre abbigliamento ecologico ed economico su vasta scala e per un largo e generale consumo. Questi aspetti danno valore aggiunto al progetto nel suo insieme e conferiscono al prodotto finale un’identità eco amica e democratica, anticipando le tendenze emergenti di un mercato globale, sempre più sensibile alle tematiche ambientali.

Ed allora ecco che la collezione così progettata prende vita sotto forma di abiti da sera, abito da sposa, impermeabile o costume da bagno due pezzi. Gli accessori poi sono anche numerosi: cappelli, sciarpe, borse, cinture che declinano una moda etica e sostenibile. Gli articoli tecnico funzionali risultano essere antiventi e anti pioggia, resistenti anche agli agenti inquinanti e tossici e che dunque si prestano per essere usati anche in diversi ambiti.

Particolare attenzione è stata data da Ussaro al packaging:

Infine, ma non ultimo per importanza, anche il packaging del prodotto è coerente col progetto e aggiunge originalità allo stesso, perché prevede la confezione in formato tascabile, sotto vuoto degli articoli, per esaltarne le performance d’utilizzo da parte dei consumatori.

Fonte: ecoblog.it

Moda sostenibile, l’89% dei tedeschi compra abbigliamento certificato

I tedeschi acquistano abbigliamento certificato, l’89% sceglie prodotti tessili la cui etichetta indichi la tracciabilità13

L’abbigliamento certificato è un prodotto che interessa molto i consumatori tedeschi. Secondo un recente sondaggio l’89% dei consumatori in Germania sceglie di acquistare abbigliamento certificato. La ricerca è stata condotta all’interno del progetto TF- Traceability & Fashion ossia un marchio proposto e promosso da Unionfiliere nato per certificare il prodotto tessile. Ciò che conta per il cliente tedesco è apprezzato:

il rispetto dell’ambiente/responsabilità sociale d’impresa dal 91%
l’origine per l’83%
la salute del consumatore per il 64%

In generale ciò che interessa è la tracciabilità delle materie prime, il riconoscimenti di marchi relativi all’ecosostenibilità e i consumatori gradiscono che ciò avvenga attraverso internet e la trasparenza dei siti che producono abbigliamento. Percentuali decisamente elevate che evidenziano come la percezione della moda quale industria pesante sia valutata globalmente e non solo percepita. La Germania è terzo e quarto cliente dell’italia per il comparto femminile (per cui si registra una lieve flessione) e maschile (che tiene). La Germania è anche il terzo esportatore al mondo di abbigliamento dopo Cina e Italia e leader mondiale nei tessuti tecnici per cui detiene il 45% della quota di mercato.

Proprio lo scorso dicembre un gruppo di buyer tedeschi visitò 24 aziende certificate italiane perché anche se il Made in Italy resta apprezzato il mercato tedesco richiede che maturi in quanto a certificazioni e le riconosciute sono GOTS, Okotex, Ivn Best, Fair Trade, Trans Fair, Fair Wear, Blusign.

Fonte: | Italia Germania

H&M a Primavera presenta la collezione Conscious moda sostenibile

H&M ha scelto la primavera e Vanessa Paradis per presentare la Conscious Collection, collezione di moda sostenibile.

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E’ Vanessa Paradis la testimonial per H&M della Conscious Collection per la primavera estate 2013. I capi da oggi in vendita anche in Italia sono tutti in cotone biologico e dunque prodotto nel rispetto dell’ambiente e con un minore uso di pesticidi. Ma a essere sostenibile non solo il cotone ma l’intera filiera produttiva. Già da febbraio il colosso della moda svedese ha aperto all’iniziativa di raccolta globale di abiti usati e di qualunque marchio per riciclare i tessuti e i componenti che saranno raccolti. Vanessa Paradis testimonial per H&M della Conscious collection moda sostenibile primavera estate 2013

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Ha dichiarato Vanessa Paradis:

Mi piace molto ciò che H&M fa da un po’ di tempo, invitare una serie di stilisti e artisti a collaborare con loro, quindi quando mi hanno contattata mi sono sentita davvero lusingata. E poi si tratta di un marchio molto popolare, alla portata di tutti in tutto il mondo, quindi mi piaceva l’idea di far parte di un’iniziativa come la collezione Conscious.

Più glamour la collezione Conscious Exclusive che usa tra i tessuti anche il poliestere riciclato oppure il cotone biologico così come per tutta la componentistica e accessori, dalle zip ai bottini, ai foulard o alle borse che comunque tiene in conto l’intera filiera produttiva. L’impegno di H&M per una moda etica e meno inquinante arriva consistente dopo la campagna Detox lanciata da Greenpeace international in cui l’associazione ambientalista chiedeva impegni concreti alle grandi multinazionali del tessile di controllare i loro processi produttivi e l’intera filiera inclusi i diritti dei lavoratori per avere un impatto meno pesante sull’ambiente.

Fonte: ecoblog