Smog: dallo stop ai diesel più inquinanti ad una vera mobilità sostenibile

Lo smog rappresenta un’emergenza cronica in tutto il nord Italia, in Piemonte sono in atto misure di contrasto all’inquinamento atmosferico con alcune novità. Che cosa possiamo ancora fare per rispettare gli accordi internazionali, investire e migliorare la viabilità e mobilità sostenibile?misure-anti-smog-stop-diesel-inquinanti-verso-mobilita-sostenibile

La Giunta regionale ha adottato la delibera che approva l’ordinanza tipo con la quale i comuni dell’area metropolitana di Torino – nonché quelli piemontesi al di sopra dei 20mila abitanti e che negli ultimi 3 anni hanno registrato sforamenti di uno o più valori limite del PM10 e del biossido di azoto – attueranno le misure di contrasto all’inquinamento atmosferico, così come definito nell’accordo firmato nel giugno dello scorso anno dal Ministero dell’Ambiente e dalle Regioni del bacino padano. Come denunciato in un precedente articolo, lo smog rappresenta un’emergenza cronica in tutto il nord Italia ed il report di Legambiente Mal’Aria 2018 ha assegnato a Torino il triste primato di città più inquinata d’Italia e d’Europa. Al terzo posto Alessandria ma la situazione da tempo è critica in molti capoluoghi piemontesi.

“Con questo provvedimento la Regione dà un’indicazione omogenea di quelle che devono essere le misure di contrasto all’inquinamento atmosferico, in attuazione dell’accordo delle Regioni del bacino padano siglato nel giugno 2017 – ha spiegato l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia – Lo stato di infrazione per sforamenti dei limiti di gas inquinanti in atmosfera ha imposto alle Regioni del bacino padano di muoversi con azioni analoghe su tutta l’area interessata. Questa Regione ha previsto una serie di deroghe per alcune categorie di operatori, i quali, entro fine anno potranno rispondere a un bando regionale che metterà a disposizione 4 milioni di euro (2 messi a disposizioni dal precedente Governo e 2 da questa Regione) per la sostituzione dei veicoli commerciali”.

Le misure messe in campo interessano tre tipi di ambiti:

1) mobilità urbana, che interessano il divieto di circolazione dei veicoli maggiormente inquinanti

2) riscaldamento, legato all’utilizzo dei generatori di calore a biomassa

3) agricoltura e altro.

Sul fronte della mobilità urbana la principale novità riguarda lo stop alla circolazione dei diesel più inquinanti, come previsto dal pacchetto “anti-smog” firmato da quattro Regioni del Nord Italia che si affacciano sulla Pianura Padana: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Nel piano firmato nel giugno del 2017 è previsto lo stop, dal lunedì al venerdì e dalle 8.30 fino alle 18.30, per le auto e i veicoli commerciali diesel fino a Euro 3. Per una nuova proroga all’avvio dei divieti, in Piemonte i blocchi dei veicoli diesel scatteranno il 15 ottobre.misure-anti-smog-stop-diesel-inquinanti-verso-mobilita-sostenibile-1539244457

Le limitazioni alla circolazione sono state decise per tentare di controllare una situazione che è stata già sanzionata dalla Ue.

“L’Italia – spiegava Andrea Boraschi, responsabile della campagna Trasporti di Greenpeace Italia – è indietro su molti fronti, quanto a tutela della qualità dell’aria. Ma certamente quello dei trasporti mostra le maggiori criticità. Abbiamo un livello di motorizzazione significativamente più alto degli altri Paesi dell’Unione, mentre la mobilità sostenibile stenta a crescere”.

“Un sistema che si basa sul mezzo privato a benzina o gasolio – continua Boraschi – è un sistema patogeno, oltre che antitetico agli accordi sul clima”.

Un’analisi del Centro aerospaziale tedesco (Dlr) commissionata da Greenpeace sostiene che l’Europa deve fermare le vendite di auto diesel e a benzina entro il 2030 per poter raggiungere i suoi target climatici ed avere qualche possibilità di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Contenere il surriscaldamento del pianeta entro questa soglia potrà ridurre in maniera significativa i danni climatici che altrimenti potrebbero diventare devastanti, come emerso dal rapporto del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) appena diffuso. È dunque importante, per rispettare gli accordi internazionali, investire e migliorare la viabilità e mobilità sostenibile.

Come fare? Nel documento Visione 2040, contenuto nel libro “E ora si cambia curato da Italia che Cambia, sono contenute alcune proposte concrete e attuabili da subito per far sì che la mobilità nel nostro Paese segua la direzione della sostenibilità ambientale ed economica.

Secondo quanto emerso da questo documento condiviso occorre innanzitutto assumere alcuni principi di fondo:

– mobilità di persone prima di quella dei veicoli;
– mobilità dolce (bici, piedi) rispetto a motorizzata;
– trasporto pubblico rispetto a quello privato;
– mezzi a basso consumo e basso impatto ambientale
– trasporto meno oneroso ed invasivo;
– interventi diffusi sulle reti e sul territorio rispetto a grandi opere.

Come attuare questi principi nella pratica? Le proposte e gli esempi virtuosi non mancano.

 

Foto copertina
Didascalia: Torino

Fonte: http://piemonte.checambia.org/

Annunci

Mobilità, avanza il carpooling aziendale: nei primi sei mesi del 2018 raddoppiati i viaggi condivisi e risparmiate 189 tonnellate di CO2

Business people sharing car

1.454.382,50 i km risparmiati, oltre 50.000 passeggeri trasportati nelle auto in condivisione nella tratta casa-lavoro e oltre 180 tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera nel primo semestre del 2018: sono i numeri del carpooling aziendale di Jojob, il principale operatore del settore in Italia, che permette alle aziende di incentivare e premiare i dipendenti che scelgono la mobilità sostenibile. Da record il risparmio economico pari a 290.876,5 € (l’80% del dato annuale del 2017). Ad attivare il servizio anche aziende di trasporto pubblico: EAV e Aeroporto di Napoli, che ha appena lanciato il carpooling tra i dipendenti. Da marzo inoltre sono stati certificati 1.265 viaggi in bici e oltre 500 a piedi con la funzione Bici e Piedi.

Comoda, economica e attenta all’ambiente: la pratica del carpooling aziendale – che permette di condividere l’auto con i colleghi per raggiungere il posto di lavoro – piace agli italiani, sempre di più. A dimostrarlo dati sempre più positivi e in costante crescita: nei primi sei mesi del 2018 sono 1.454.382,50 i km risparmiati, cioè i km che i lavoratori hanno percorso in carpooling anziché con le auto proprie, aumentati del 90% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A comunicarlo è Jojob, l’operatore di carpooling aziendale leader in Italia che tramite piattaforma web e app su smartphone permette ai dipendenti della stessa azienda o di aziende limitrofe di condividere l’auto nel tragitto casa-lavoro.

Più che raddoppiato rispetto al semestre del 2017 è il numero di passeggeri – e quindi di auto in meno su strada – che ha raggiunto il posto di lavoro a bordo dell’auto di un collega, passato da 24.103 a 51.567: la condivisione ha portato anche al raddoppio dei viaggi certificati effettuati, saliti da 18.391 a 39.234, e al risparmio di 189 tonnellate di CO2, il doppio rispetto al 2017 quando erano 99 tonnellate. A questi si aggiungono i numeri di Bici e Piedi, la nuova funzione lanciata da Jojob a marzo 2018 che certifica le tratte casa-lavoro fatte a piedi o in bicicletta, permettendo alle aziende di incentivare anche i dipendenti che scelgono una mobilità 100% sostenibile. Jojob Bici e Piedi, grazie all’arrivo della bella stagione, ha già registrato 1.265 viaggi in bici certificati e 530 a piedi, permettendo di risparmiare in totale 1.035 kg di CO2.

Spese in carpooling: in 6 mesi risparmiato oltre 270.000 €

Il carpooling è diventata una routine per quasi la metà dei dipendenti, che afferma infatti di condividere il viaggio per 5 giorni alla settimana: mediamente, a salire a bordo della stessa auto sono 2,32 persone a tratta, mentre il tragitto medio è di 27,7 km. Più numerosi sono gli uomini (58,8%) che hanno generalmente 35 anni, mentre le donne (41,2%) sono più giovani, con una media di 30 anni. Da record il risparmio generato dalla condivisione dell’auto nel primo semestre 2018, pari a 290.876 €, ovvero l’85% del risparmio raggiunto in tutto il 2017 (339.383€). Ad aver risparmiato di più sono stati una jojobber di Lodi, che ha messo da parte  2.157€, e un carpooler romano che invece ha toccato quota 1.800€ condividendo con i colleghi il traffico della Capitale.

“È interessante notare che nel 70% dei casi i carpooler ammettano di non suddividere le spese, ma di alternare l’uso dell’auto con cui viaggiare”, spiega Gerard Albertengo, CEO e Founder di Jojob. “Il 20% dei dipendenti invece non si preoccupa dei costi e fa viaggiare i passeggeri gratis, mentre infine il restante 10% sceglie di suddividerli tra i componenti dell’equipaggio”. Per quantificare il rimborso, gli utenti utilizzano il Conto J di Jojob che permette di avere a portata di app l’esatta suddivisione delle spese: oltre il 40% degli intervistati ha stabilito un contributo forfettario per ogni singolo viaggio, il 30% mensile e il 30% settimanale. Al risparmio economico, si aggiungono poi altri benefit: i viaggi casa-lavoro percorsi in bici, a piedi o in carpooling consentono infatti ai dipendenti di maturare dei punti ed accedere a promozioni messe a disposizione da Jojob e incentivi offerti dalle aziende, come buoni Carburante, Buoni Amazon, parcheggi riservati, buoni per articoli sportivi.

Oltre 2.000 aziende “condividono” l’auto: tra i nuovi arrivi Aeroporto di Napoli

A viaggiare in carpooling per la tratta casa-lavoro sono i dipendenti di oltre 2.000 aziende, tra cui Mutti, BVLGARI, Ducati, Lavazza, Salvatore Ferragamo, OVS, Philip Morris, Saipem, Reale Group, Findomestic, Laika, Gruppo MutuiOnline, Ferrero, IBM, Johnson&Johnson, Philips. Oltre metà delle aziende è dislocata a Nord (55%); seguono quelle del Centro e chiudono il podio quelle del Sud e Isole (10%). La mobilità sostenibile fa breccia anche nelle aziende che si occupano di trasporto pubblico: nel 2018 ad esempio ha attivato il servizio l’Ente Autonomo Volturno (EAV), la più grande azienda di trasporto pubblico locale del Meridione controllata al 100% dalla Regione Campania, i cui dipendenti hanno effettuato 1.047 viaggi in carpooling, per 27.341 km percorsi in condivisione e con un risparmio stimato di 1.994 kg di CO2. A seguire l’esempio anche Aeroporto di Napoli, che ha appena attivato il carpooling aziendale per rendere i propri dipendenti partecipi a progetti di  responsabilità sociale e stimolarli a dare il loro contribuito alla mobilità sostenibile. La funzione Bici e Piedi al momento è stata attivata da Salvatore Ferragamo, che per primo ha aderito al nuovo servizio di Jojob, e da BVLGARI.

“Abbiamo non solo deciso di continuare la nostra collaborazione con Jojob ma di incentivare ancora di più il carpooling attraverso dei contest aziendali. Inoltre il nuovo progetto Bici e Piedi, con cui vogliamo premiare anche gli spostamenti casa lavoro tramite mobilità dolce, sta ottenendo un successo inaspettato e molto positivo”, spiega l’azienda Salvatore Ferragamo Spa.

Note per la stampa:

Ogni viaggio percorso in bicicletta o a piedi genera un risparmio in termini di CO2 pari a 130 g/km e contestualmente un risparmio economico per il dipendente pari a 0,20€* per ogni km percorso senza l’utilizzo dell’automobile. I dati del risparmio economico sono stati a partire dal costo medio per ogni km percorso senza carpooling che è pari a 0,20€ (costo scelto come standard, ricavato da tabelle ACI, che tiene conto del carburante e dell’usura del veicolo).1

Chi è Jojob

Il servizio JOJOB di Bringme è un innovativo servizio di car pooling aziendale, nato con l’obiettivo di agevolare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti di aziende limitrofe. JOJOB è costituito da una piattaforma web e da un’applicazione mobile. Ogni utente, dopo essersi registrato su www.jojob.it, potrà visualizzare su una mappa la posizione di partenza dei propri colleghi e dei dipendenti di aziende limitrofe alla propria, mettersi in contatto e condividere l’auto nel tragitto casa-lavoro. Con l’applicazione mobile, l’unica in grado di quantificare la reale CO2 risparmiata dopo ogni tragitto percorso in car pooling, ogni passeggero potrà certificare il tragitto effettuato, ottenendo punti trasformabili in sconti da utilizzare in locali, ristoranti, bar e palestre convenzionate, sia a livello nazionale che locale.

Fonte:  agenziapressplay.it

Con Helbiz un assaggio della mobilità del futuro

Helbiz è un nuovo sistema di car sharing tra privati basato su blockchain, per garantire sicurezza e semplicità.

Il futuro dell’automobile sembra sempre più simile a quello di un servizio digitale, piuttosto che la proprietà di un bene fisico. Se da anni esistono servizi come EnJoy, DriveNow e Car2Go che permettono agli utenti di sfruttare la flotta auto di un fornitore privato (rispettivamente ENI, BMW e Mercedes, negli esempi), nuove opportunità tecnologiche stanno aprendo la porta a piattaforme innovative che potrebbero influenzare positivamente il mercato. Helbiz è una piattaforma di car sharing  peer-to-peer che consente il noleggio d’auto fra privati. La soluzione si basa su un sofisticato hardware che viene installato (gratuitamente) a bordo auto, permettendo così ai noleggiatori di localizzare la vettura, sbloccarla e utilizzarla con le dovute garanzie (assicurazione compresa) senza bisogno di prenotazioni, scambi chiave e ulteriori interazioni.

Automatizziamo l’intero processo di noleggio, compresa la verifica, i contratti, le condizioni e i termini di servizio, i pagamenti, l’assicurazione personalizzata e la consegna delle chiavi“. A parlare a Ecoblog.it è Salvatore Palella, imprenditore e fondatore di Helbiz.

Helbiz sfrutta la forza della blockchain come sistema di tracciabilità per assicurare un pagamento granulare del servizio e soprattutto la sicurezza sia per l’utente che per il fornitore di auto. Helbiz si divide tra i servizi di Car Sharing (noleggio auto fra privati), Transportation Platform (piattaforma inclusa delle varie forme di trasporto pubblico) e Pay, un sistema di pagamento con portafoglio digitale. I servizi Pay e Transportation Transportation Platform verranno lanciati negli Stati Uniti a partire dalla prossima estate. Non è stata annunciata una data per la piattaforma di Car Sharing.

Fonte: ecoblog.it

Soluzioni concrete per non morire di inquinamento in città

Se c’è un terrorismo costante, una sciagura paragonabile alla peggior epidemia o guerra e che colpisce ogni anno, questa si chiama inquinamento. Possiamo attrezzarci per non morire?9679-10454

Essendo il prodotto di interessi economici vari, non è molto osteggiato; anzi, si fa poco e nulla per combatterlo, nelle città al massimo si aspetta il vento che porti lo smog altrove e si continua come se nulla fosse. Mica si vorranno intaccare i sacri e inviolabili interessi dei costruttori di automobili e degli spacciatori di energia fossile? I quali avendo in mano gran parte dei media, non solo minimizzano il problema ma ad esempio continuano a sfornare costantemente pubblicità di auto nonostante siamo già strapieni e non si capisce chi le deve comprare e dove le dobbiamo ancora mettere. Le soluzioni per evitare molte delle 70 mila morti premature in Italia sono assai facili da applicare ma non lo si vuole evidentemente fare. Si dovrebbe iniziare da subito, spiegando chiaramente con una diffusa e puntuale informazione e formazione, che il miglior modo per non morire nelle nostre camere a gas cittadine è usare il meno possibile l’automobile. Se c’è un mezzo inefficiente per spostarsi in città dove tutto è relativamente vicino è proprio l’auto. Anche perché se poi tutti si spostano con l’auto ovviamente si rimarrà perennemente imbottigliati, così come puntualmente succede. Proprio per come sono strutturate le città, è ottimale l’uso dei mezzi pubblici e della bicicletta nelle sue varie forme e declinazioni. Ad Hannover in Germania stanno addirittura studiando progetti di mobilità di carico con le biciclette per poterle utilizzare anche se si devono fare trasporti di oggetti. E’ evidente che per scoraggiare l’uso dell’automobile in città, i mezzi  pubblici devono essere potenziati e circolare in maniera capillare, efficace, coprire ogni fascia oraria ed essere molto frequenti. Inoltre devono avere tariffe agevolanti per chi li prende spesso. E per aumentarne decisamente l’uso bisogna  informare i cittadini sui benefici e chiudere al traffico di mezzi privati sempre più ampie zone del centro o di altre zone che verrebbero appunto massicciamente coperte dai mezzi pubblici. Il quartiere Vauban di Friburgo in Germania è un esempio efficacissimo, dove le automobili sono una percentuale estremamente bassa se rapportate a coloro che usano i mezzi pubblici e la bicicletta. Ricordiamo che non usare l’auto ha benefici non solo ambientali ma anche sanitari ed economici considerando i costi dei ricoveri, delle medicine e cure, dei carburanti, delle assicurazioni e della costante manutenzione dei mezzi. Altro elemento di emissione di inquinamento sono gli impianti di riscaldamento. Basterebbe un’azione di coibentazione di tutti gli edifici per dimezzare da subito i consumi e relative emissioni. Il Comune dovrebbe fare da regia per queste azioni e dare le linee guida e assieme alle associazione di categoria , le imprese e le banche fornire tutte le informazioni e agevolazioni possibili affinchè qualsiasi cittadino di qualsiasi reddito sia messo in grado di coibentare la sua casa. Con un’attenta opera di formazione bisognerebbe andare nelle case di tutti i cittadini, negozi e strutture di ogni tipo pubbliche e private e spiegare loro come diminuire i consumi di acqua, elettricità e riscaldamento. Agendo in questo modo si ridurrebbe l’inquinamento, i costi e si aumenterebbe l’occupazione. Tra le decine di esempi negativi in città, è un insulto allo spreco e un ode alla stupidità vedere costantemente negozi che hanno in estate il condizionamento a tutta forza e in inverno riscaldamento al massimo, il tutto sempre con le porte aperte. A livello energetico bisogna passare alle famose smart grid (sul serio non solo in teoria) e fare di ogni condominio, gruppo di case o  quartiere un produttore di energia, attraverso l’uso di fonti rinnovabile e sistemi di produzione energetica ad alta efficienza come la micro cogenerazione.  Occorre invertire totalmente la logica che bisogna pagare necessariamente la bolletta a qualcuno, meglio produrre e scambiare le eccedenze con la rete. Tutto ciò è tecnologicamente possibile già da tempo e sono pronte tutte le conoscenze e le applicazioni. Inoltre, per dare una reale ripulita all’aria e creare microclimi favorevoli, senza aspettare o sperare che arrivi il vento che porti l’inquinamento altrove, si devono piantare più alberi possibile. Alberi di non eccessive dimensioni  e soprattutto alberi da frutta di antiche cultivar locali e più resistenti delle varietà moderne che, non si sa mai, visto che in futuro andiamo verso la sempre maggiore autosufficienza, potranno sempre servire.

Ricapitolando, quindi le azioni da fare per ridurre realmente l’inquinamento in città sono tre e assai semplici:

1)     Puntare sui mezzi pubblici, sull’uso della bicicletta e sulla drastica riduzione dell’uso dell’auto privata

2)     Almeno dimezzare i consumi degli edifici pubblici e privati attraverso un’efficace opera di coibentazione e farli diventare dove possibile auto produttori di energia elettrica e termica

3)     Piantare alberi, produttori di ossigeno, di verde e di cibo.

Tutto ciò non va sognato e fatto forse nei prossimi decenni, perché nel frattempo saranno morte altre centinaia di migliaia di persone. Speriamo che prima di girare con le bombole di ossigeno, gentilmente offerteci dalle case automobilistiche come gadget, magari firmate da qualche stilista, ci si convinca che è la strada da seguire e si agisca. A meno che non si faccia nulla perché con l’inquinamento alle stelle anche solo le spese sanitarie sono così alte che danno una bella spinta al PIL e se non sia mai si dovesse ripulire l’aria, il PIL con meno ricoverati e malati ne risentirebbe.  Ma non sarà che i paladini della crescita siano i veri sponsorizzatori dell’inquinamento? Che poi questi significhi la morte di migliaia di persone, ai paladini interessa poco, trattandosi di un trascurabile effetto collaterale.

Fonte: ilcambiamento.it

Ecosistema Urbano 2016: la salute delle città lombarde, nel rapporto annuale di Legambiente

Aria, acque, rifiuti, mobilità ed energia, gli indicatori considerati per stilare la graduatoria nazionale delle performance ambientali. Milano, anche se la migliore tra le metropoli, slitta dal 51° al 73° posto. Tutti i dati386553_1

Aree urbane in situazioni di stallo, città che faticano a rinnovarsi in chiave sostenibile e promuovere interventi innovativi. È il quadro della regione Lombardia dipinto dalla XXIII edizione di Ecosistema Urbano, il dossier di Legambiente realizzato in collaborazione con l’istituto di ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, che mira a tracciare una fotografia delle performance ambientali del Paese attraverso un’analisi dei risultati ottenuti dalle principali città in diversi ambiti. Aria, acque, rifiuti, mobilità, energia: sono gli indicatori presi in considerazione per stilare la graduatoria nazionale, valutando tanto i fattori di pressione e la qualità delle componenti ambientali, quanto la capacità di risposta e di gestione ambientale. Nella top ten italiana si trova Mantova, al 3° posto, centrando buone performance nelle basse medie dell’NO2 con 23,6 μg/mc, nella dispersione della rete idrica (solo al 15,5%), nell’ottima percentuale di raccolta differenziata, che raggiunge il 77% e col secondo posto assoluto nell’indice dedicato alla ciclabilità, con 26,66 metri equivalenti ogni 100 abitanti. Lecco mantiene la 14^ posizione rispetto al 2015; Cremona sale di 4 gradini arrivando 20^; Bergamo scala la classifica dal 41° al 30° posto; Sondrio precipita dal 7° al 41°; Pavia guadagna 20 posizioni arrivando 43^; Lodi scende di 4 posizioni attestandosi alla 65^; Milano, pur passando dal 51° posto al 73° e registrando i peggiori dati per le medie di polveri sottili, resta tra le migliori grandi metropoli superando di diverse posizioni Roma, Torino, Palermo.  Tra gli indicatori della qualità dell’aria vengono presi in considerazione NO2, PM10 e Ozono, registrando una condizione generalmente stazionaria in negativo: Milano, insieme a Torino, si guadagna la maglia nera per la presenza di biossido di azoto (NO2), con valori medi superiori a 50μg/mc e per lo sforamento dei limiti di PM10 con 101 giorni; sono oltre 80 i giorni di superamento delle soglie di ozono a Bergamo, Brescia e Lecco. Dati che confermano come nei nostri centri urbani sia la mobilità privata motorizzata a farla ancora troppo da padrona.
“Mentre Milano si attesta come la città capoluogo più innovativa, le altre città fanno fatica a trovare una dimensione che le veda protagoniste in campo ambientale e per il benessere diffuso – ha detto Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – L’inquinamento atmosferico si riconferma il grande nemico della Pianura Padana ma, mentre Milano sta agendo con uno sforzo di promozione di iniziative come il car o bike sharing, altre città non ingranano la marcia giusta. Decongestionare le città dal traffico e attuare una riqualificazione energetica degli edifici aumenterebbero il benessere dei cittadini e ne tutelerebbero la salute. Purtroppo da questi obiettivi siamo ancora lontani. Serve un cambio di passo anche delle amministrazioni anche per intercettare nuove opportunità di finanziamento, al di là dei sempre più scarsi trasferimenti statali”.

Una nota positiva arriva dal dato sul trasporto pubblico: Milano, con 472 viaggi all’anno per abitante è in crescita rispetto ai 457 viaggi del 2014, anche grazie all’aumento dell’offerta del servizio, che passa da 83 a 92 Km-vetture/ab e si conferma al primo posto, seguita da Roma e Venezia. Tra le città di medie dimensioni, spicca Brescia con più di 150 viaggi/ab (+5% rispetto al 2014). Tra le città che non raggiungono la soglia dei 10 viaggi per abitante annui, invece, troviamo Sondrio. È opportuno, però, precisare che il valore dei passeggeri trasportati per abitante è influenzato da due fattori importanti che determinano notevoli variazioni: la presenza turistica e l’incidenza del pendolarismo.
Pessime performance sullo spreco di acqua potabile: Pavia è tra le peggiori per gli per elevati consumi idrici domestici: oltre 200 litri al giorno pro capite. Sempre in tema di acqua, sulla dispersione della rete (differenza percentuale tra l’acqua immessa e quella consumata per usi civili, industriali e agricoli (%) si registrano due città lombarde che rientrano nelle prime cinque virtuose d’Italia, in grado di contenere le perdite a meno del 15%, a fronte di un consistente aumento del fenomeno a livello nazionale: Monza e Lodi. In allegato il comunicato con le tabelle regionali.
Il dossier nazionale completo di tabelle è disponibile su: http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/ecosistema-urbano-2016 [1]

Fonte: ecodallecitta.it

Torino, pubblicata l’Indagine sulla Mobilità delle Persone e sulla Qualità dei Trasporti

Nella sintesi dell’IMQ 2013 (Indagine sulla Mobilità delle Persone e sulla Qualità dei Trasporti) in Provincia di Torino si registra una diminuzione complessiva della mobilità del 13,7%. I dati si riferiscono al 2013 e hanno coinvolto 52.119 individuitorino

Verrà presentato ufficialmente martedì 12 aprile, ma è già possibile visionare la sintesi dell’Indagine sulla Mobilità delle Persone e sulla Qualità dei Trasporti in Provincia di Torino (IMQ 2013). Un documento realizzato attraverso indagini campionarie telefoniche condotte ogni due/tre anni presso i residenti nell’area di studio su campioni rappresentativi della popolazione maggiore di 10 anni stratificati per classi di sesso e per età. L’edizione 2013 ha avuto come area di studio l’intera Regione Piemonte e il campione è stato di 52.119 individui mentre le interviste sono state effettuate nella primavera e nell’autunno del 2013. La sintesi del rapporto, visionabile al questo link, si focalizza sui residenti nell’area metropolitana torinese, nella quale il campione di intervistati nel 2013 è stato di 25.740 individui. Mentreri dati relativi ai 32 comuni sono consultabili qui.14

Quanto ci si sposta

I residenti dell’area metropolitana torinese hanno effettuato, nel giorno feriale medio del 2013, 2 milioni 962 mila spostamenti, dei quali un milione 962 mila motorizzati. La serie storica illustrata in figura comprende le ultime 5 indagini, tra cui le edizioni del 2004, del 2008 e del 2013 sono basate su un campione di grandi dimensioni (circa 25 mila intervistati), mentre quelle del 2006 e del 2010 sono basate su un campione di piccole dimensioni (6-7.000 intervistati).

Rispetto al 2010, si registra una diminuzione del 13,7% della mobilità complessiva, mentre rispetto al 2008 la diminuzione è un po’ più contenuta e si attesta sul 6,2%. La mobilità motorizzata diminuisce più sensibilmente (-20% rispetto al 2010) mentre aumenta la mobilità con uso degli altri mezzi (compresi i piedi).I residenti nell’area metropolitana effettuano mediamente 2,11 spostamenti pro capite nel giorno feriale, 1,40 di questi sono motorizzati.

15

Quali mezzi si usano

Rispetto al 2010 diminuisce nel 2013 la mobilità con uso del trasporto pubblico ed ancora di più quella con uso dell’auto, aumenta la mobilità con uso di altri mezzi e quella pedonale. Considerando tutti i modi nel 2013 il mezzo più usato continua ad essere l’auto con il 48% degli spostamenti ma, per la prima volta nell’ultimo decennio (in effetti dal 2000), la sua quota scende sotto il 50% (era il 53% nel 2010); l’uso del mezzo pubblico si attesta al 18%, in leggero calo rispetto al 19% del 2010. Cresce la quota di spostamenti effettuati solo a piedi che passa dal 24% del 2010 al 29% del 2013 e quella degli spostamenti effettuati con altri mezzi (bici, moto, taxi) che passa dal 3,9% al 4,4 %. Considerando solo gli spostamenti motorizzati (quelli effettuati con l’auto e con il trasporto pubblico) si evidenzia come, dopo una fase di contrazione nella quota di mercato del trasporto pubblico, culminata nel 2006 con il 23%, dal 2008 si assiste ad una ripresa. Nel 2013 detta quota di mercato si attesta sul 27% seppure in un contesto di diminuzione in termini assoluti della mobilità.

Perché ci si sposta?

Poco più della metà degli spostamenti è effettuata per compiere varie attività mentre la rimanente parte è effettuata per tornare a casa. Gli spostamenti effettuati per tornare a casa sono il 91% di quelli effettuati per compiere le varie attività.

Concentrandosi solo sugli spostamenti effettuati per compiere le attività, quasi il 37% degli spostamenti effettuati dai residenti nell’area metropolitana viene effettuato per motivi di lavoro o studio. Il primo scopo degli spostamenti è il lavoro, mentre il secondo scopo in ordine di volume di spostamenti è acquisti/commissioni. Seguono l’accompagnamento, lo studio e gli altri scopi che comprendono: sport/svago, cure/visite mediche, visite a parenti/amici, altro.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Convertire le nostre auto in elettriche: cosa prevede il decreto retrofit

E’ stato approvato il regolamento per convertire i veicoli tradizionali in auto elettriche, il cosiddetto retrofit. Per saperne di più sulla nuova norma e sull’impatto che questa potrebbe avere sulla mobilità nel nostro Paese abbiamo intervistato il deputato Ivan Catalano, membro della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, che ha seguito da vicino l’iter legislativo del provvedimento.
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 gennaio scorso il regolamento per convertire i veicoli tradizionali (in motore termico, benzina o diesel) in elettrici, il cosiddetto “retrofit”. A permettere la commutazione sarà il montaggio di un kit composto da motore elettrico, batterie e interfaccia di ricarica. Il regolamento “Sistema di riqualificazione elettrica, destinato ad equipaggiare veicoli delle categorie M ed N1” stabilisce “le procedure tecniche e amministrative che permetteranno di omologare la propria auto attraverso i cosiddetti ‘sistemi di riqualificazione elettrica’ e riguarda non solo le automobili ma anche autobus e autocarri sotto le 3,5 tonnellate in origine dotati di motore tradizionale.Nice-Light-City-Wallpaper-Desktop1

Per saperne di più del regolamento appena approvato e sull’impatto che questo potrebbe avere sulla mobilità nel nostro Paese abbiamo intervistato il deputato Ivan Catalano, membro della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, che ha seguito da vicino l’iter legislativo del provvedimento.

Cosa prevede il decreto e da quando sarà possibile avviare la riqualificazione elettrica dei veicoli?

Il decreto che prevede la possibilità di riqualificare un veicolo a motore endotermico in un veicolo a propulsore elettrico è già in vigore. Bisogna ancora attendere alcune circolari interne al Ministero e appena sarà tutto pronto si potrà partire. Sarà poi necessario un lavoro di coordinamento degli sforzi di tutte le divisioni coinvolte anche per installare le infrastrutture di ricarica dei veicoli nel modo più razionale possibile.

Nella stesura di questo regolamento si è fatto riferimento ad altri provvedimenti adottati all’estero?

Questo provvedimento è stato preso solo dall’Italia, non c’era nessuno schema di riferimento. Per redigere la norma abbiamo dunque fatto ricorso alle competenze degli ingegneri all’interno del Ministero e a quelle di chi si occupava già delle riqualificazione a veicolo unico, che è il tipo di riqualificazione che fanno negli altri Paesi ed è l’unico consentito al di fuori dell’Italia. Questo regolamento entra come norma tecnica a livello europeo ma applicabile solamente in Italia. Potrebbe rappresentare una sorta di catalizzatore anche per le aziende a livello europeo per produrre kit per la conversione.

In che modo, come lei ha affermato, questo decreto può rappresentare “un’ opportunità importante per il nostro Paese e la chiave di volta per la mobilità elettrica di merci e persone”?

Ritengo che questo provvedimento porterà ad uno sviluppo della mobilità elettrica, fino ad oggi principalmente ostacolato dal costo del veicolo. Con la possibilità di riqualificarlo, si abbasserà il costo di approvvigionamento dei veicolo, si recupererà un parco veicolare che altrimenti andrebbe rottamato, dal momento che il retrofit si farà in ambito privato e commerciale su quei veicoli giunti quasi a fine vita, ad esempio quelli che hanno tra i sette ed i dieci anni di vita. In questo modo si avrà uno sviluppo della domanda che consentirà di creare una rete di assistenza per i veicoli elettrici e permetterà di diffondere le infrastrutture di ricarica. Si avrà anche la possibilità di ricaricare a livello domestico con pannelli solari in autoconsumo e quindi con sistemi di accumulo solare e quant’altro di sostenibile si potrà realizzare. A mio avviso si può prevedere che il mercato si organizzerà per distribuire in modo cooperativo tutto ciò che serve per dotare il cittadino di tutto ciò che può renderlo energeticamente autonomo.ev-in-field1

La mobilità elettrica non risolve però, di per sé, il problema dell’approvvigionamento di energia dai combustibili fossili…
Affinché la mobilità elettrica sia davvero sostenibile, a questa va affiancato un utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia per ricaricare i veicoli. Dal punto di vista privato, con un veicolo riqualificato ed un impianto solare si raggiunge il costo di un veicolo elettrico nuovo. Un incentivo alla conversione è quindi la possibilità di dotarsi di un impianto solare che ti garantisce l’autonomia. Con un investimento solo dunque riesci a compiere due azioni virtuose: dotarti di un impianto solare per produrre energia e di un veicolo che non consuma combustibili fossili. Per quanto riguarda le ricariche, le centraline potrebbero essere installate in ambienti che mettono a disposizione grandi quantità di superficie non sfruttata, ad esempio centri commerciali, stazioni di servizio o complessi abitativi attivi, il famoso co-housing attivo. In questi luoghi si possono prevedere pannelli solari che consentono di accumulare una grande quantità di energia che poi si può usare per ricaricare in modo rapido i veicoli.

 

Quale risultato si vuole raggiungere con l’approvazione di questo decreto?

L’obiettivo finale al quale secondo me bisogna puntare è quello di una mobilità elettrica urbana, condivisa di persone e merci. Questa sino ad oggi ha avuto un costo molto alto, perché il prezzo all’origine del mezzo è molto elevato, dal momento che si tratta sempre di veicoli nuovi a cui va poi aggiunto il costo delle infrastrutture di ricarica. Con il retrofit si riesce invece ad offrire un servizio economico ed ecologico. Necessariamente una mobilità elettrica comporta anche una modifica del modo di concepire la mobilità, dal momento che non ci si potrà permettere lunghi viaggi con il mezzo privato ma bisognerà indirizzarsi verso una mobilità elettrica di corto raggio e per i viaggi lunghi l’ideale sarebbe il ricorso a mezzi pubblici o collettivi.traffico-roma1

In che modo un’auto elettrica può definirsi ecologica? Immaginiamo che da domani 25 milioni di automobili vengano convertite. Sarebbe impossibile, di fatto, produrre tutta l’energia “rinnovabile” necessaria, soprattutto considerando che ancora non copriamo il fabbisogno delle case. Non si rischia quindi di spostare il problema, rendendo le auto apparentemente ecologiche ma approvvigionandole, in realtà con energia prodotta?

L’auto elettrica può definirsi ecologica, anche da un punto di vista della riqualificazione elettrica, qualora si associ ad un impianto di produzione di energia di fonte rinnovabile per la ricarica dei veicoli. Se domani venissero immesse nel mercato 25 milioni di veicoli la rete elettrica nazionale non riuscirebbe a provvedere, considerando la possibilità del picco di assorbimento. Serve a mio avviso una rete off grid (ovvero staccata dalla rete elettrica nazionale e quindi il cosiddetto impianto “ad isola”) di backup di produzione di energia da fonte rinnovabile. Le auto sarebbero comunque più ecologiche perché il motore endotermico ha un rendimento del 30% rispetto all’energia potenziale immessa con il carburante, gran parte dell’energia si dissipa in calore. Però occorre incentivare la produzione non con incentivi speculativi, ma con incentivi che diffondano gli impianti, non giocando sul fattore speculativo, passato il quale la produzione di energia da fonte rinnovabile non è conveniente.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/02/convertire-nostre-elettriche-decreto-retrofit/

#Allarmenatura: le associazioni in Europa si mobilitano per difendere la biodiversità

Si è aperta la consultazione online cui possono partecipare tutti i cittadini europei: la natura sta morendo sotto i nostri occhi e così il pianeta, occorrono misure per fermare il disastro.naturadaproteggere

È stata attivata (e lo rimarrà fino al 24 luglio) sui siti di Lipu, Legambiente e Wwf la consultazione online aperta a tutti i cittadini europei. L’appello che viene lanciato alla Commissione europea è quello di «migliorare l’applicazione delle direttive e rinforzare la difesa di specie e habitat». In tutta Europa sono 100 le associazioni ambientaliste che si sono mobilitate. «Si tratta – dicono i promotori – di una grande campagna sul web per salvare la natura europea dai propositi di deregulation del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker». Protagonisti dell’iniziativa sono BirdLife Europa (Lipu in Italia), Wwf, EEB (European Environmental Bureau, di cui fanno parte Legambiente, Fai, Pronatura e Mamme antismog) e Friends of the earth Europa che in 28 Paesi offrono l’opportunità a centinaia di milioni di cittadini europei, in modo semplice e chiaro, di pronunciarsi contro le minacce che vengono portate alla protezione della natura e per ottenere dalla Commissione europea una migliore implementazione e rafforzamento delle leggi europee sulla biodiversità. Le firme di soci, sostenitori e semplici cittadini vengono raccolte in Italia grazie all’impegno di Lipu, Wwf e Legambiente che, con una campagna sui media, in particolare i social network, convoglieranno i consensi sulle pagine www.lipu.it/allarmenatura,http://www.wwf.it/keepnaturealive e  www.legambiente.eu. «La campagna fornisce le risposte ai quesiti posti dalla Commissione europea riguardo le direttive “Habitat” e “Uccelli” nel contesto della cosiddetta “Fitness Check” – aggiungono le associazioni coinvolte – il processo cioè tramite il quale la Commissione europea sta effettuando un’approfondita valutazione delle due direttive sulla natura per verificare se esse sono coerenti ed efficaci rispetto agli obiettivi di conservazione della biodiversità europea. Un processo che si tiene in un clima ostile alla conservazione della natura». Le direttive “Habitat” e “Uccelli” sono riconosciute come tra le più forti leggi al mondo per la difesa di animali selvatici, piante e habitat dall’estinzione. Grazie a queste normative, l’Europa ha il più grande network al mondo di aree protette, la rete Natura 2000, che copre circa il20% del territorio europeo e il 4% dei suoi siti marini. La campagna su Internet permette ai cittadini di prendere parte alla consultazione ed è l’unica opportunità per il pubblico di esprimere il proprio punto di vista durante questa fase di valutazione tecnica. «Abbiamo una grande mole di evidenze scientifiche che mostrano come queste direttive, quando implementate, funzionano – dichiara Angelo Caserta, direttore di BirdLife Europa – E anche numerosi esempi che dimostrano come queste normative non ostacolano lo sviluppo dell’economia». «Il Wwf sta combattendo da 30 anni affinché l’Europa avesse leggi per la protezione della natura che fungessero da modello per il mondo intero – afferma Tony Long, direttore dell’ufficio Policy del Wwf Europa – Nessuno può avere interesse a riportare le lancette dell’orologio, non la natura stessa e nemmeno noi umani che dipendiamo da essa per la nostra sopravvivenza». Per Jeremy Wates, segretario generale EEB (European Environmental Bureau), «invece di disfare le leggi europee, la Commissione europea e gli stati membri dovrebbero mettere più impegno nella loro implementazione, e assicurarsi che portino gli enormi benefici che possono portare alla natura così come a noi e alla nostra economia». Fino al 24 luglio Facebook e Twitter si arricchiranno di decine di contenuti che lanceranno l’ #allarmenatura e racconteranno le tante storie di successo sul salvataggio, grazie alle normative europee, di specie rare e di siti preziosi per la biodiversità; inoltre tante testimonianze di Vip e gente comune sulla natura da amare e salvare, veicolati sui social tramite l’hashtag #lamianatura.

Fonte: ilcambiamento.it

Come cambia la mobilità nelle città metropolitane: la nuova analisi di Isfort-Audimob

Nelle città metropolitane, in un giorno medio feriale, 6 spostamenti su 10 si compiono con il mezzo privato. Le quote percentuali maggiori per spostamenti con mezzi pubblici si registrano a Milano(22,1%) e Roma (22,2%). Le città in cui i cittadini sarebbero più propensi a un cambio modale dall’auto al TPL o alla mobilità dolce sarebbero Roma e Napoli381565

Potrebbe essere questo il momento giusto per proporre davvero un cambio modale nelle abitudini di spostamento degli Italiani, secondo l’Osservatorio Audimob di Isfort: nella fase pre-crisi economica – scrivono gli analisti – i cittadini non mostravano segnali particolarmente forti di propensione al cambio modale; solo il 22,9% si dichiarava pronto a una diminuzione dell’uso dell’auto privata e il 25,7% esprimeva il desiderio di voler aumentare l’uso del mezzo pubblico.
La disponibilità sarebbe però aumentata negli anni della recessione economica e, in particolare nell’ultimo periodo (2011-2013), separarsi dall’auto attraversa i pensieri del 38,4% dei residenti nelle città metropolitane e la scelta del trasporto pubblico diventa una possibile alternativa per il 44,4% di loro (46,1% nei capoluoghi).
In maniera abbastanza sorprendente, secondo i sondaggi di Isfort, Roma Napoli sarebbero le metropoli dove i cittadini interessati a un minor uso dell’auto superano il 40%, e quelli favorevoli a un maggior uso del mezzo pubblico si attestano intorno al 51%. (NdR: ricordiamo che le indagini Audimob sono effettuate con metodo CATI, sondaggi telefonici che vengono effettuati su un campione annuale di 7.500 persone tra i 14 e gli 80 anni stratificato per regione, per sesso e per classi di età). Forse però, l’apparente stranezza del dato si spiega con una considerazione: sono proprio le città più trafficate e relativamente meno servite dal TPL a far nascere il desiderio di sfuggire alle quattro ruote.
Concludono infatti gli analisti di Isfort: “Crisi economica, città caotiche immerse nello smog e invase dal traffico, segnali di apertura al cambiamento da parte dei cittadini e forse anche un po’ di coscienza ambientale portano a pensare che è il momento adatto per promuovere politiche di mobilità sostenibile“. “Un obiettivo a breve termine potrebbe essere modificare abitudini strutturate come quelle dell’uso dell’auto per brevi tragitti che, tra l’altro, non prevedono spostamenti successivi nell’arco della giornata Si parla di percorsi inferiori ai 3 km (3,7% degli spostamenti
totali) o di quelli fino a 5 km (6,4% degli spostamenti totali), poco più di 1 milione di viaggi giornalieri nel primo caso che arrivano a 2,2 milioni nel secondo esempio. Di questi spostamenti poco meno della metà sono ascrivibili ai residenti nei comuni capoluogo delle città metropolitane, sono quindi percorsi all’interno di grandi città che potrebbero essere facilitati da camminamenti pedonali, piste ciclabili e mezzi pubblici più frequenti.
Ipotizzando di spostare su qualsiasi mezzo alternativo gli spostamenti in auto fino 3 km dei residenti nei capoluoghi, il risultato porterebbe a circa 200 milioni di km-auto in meno per anno, con un risparmio di almeno 20 mila tonnellate di CO2.

I MEZZI UTILIZZATI PER GLI SPOSTAMENTI QUOTIDIANI

Nelle città metropolitane*, in un giorno medio feriale, 6 spostamenti su 10 si compiono con il mezzo privato, un dato per lo più stabile che non è variato significativamente dal 2004 ad oggi. La differenza sostanziale si ha con gli spostamenti dei residenti nei comuni capoluogo dove la quota percentuale di preferenza del mezzo privato scende di ben 8-9 punti percentuali rispetto al dato complessivo delle province.
Il maggior uso del mezzo privato nelle città metropolitane va a discapito delle quote percentuali sia degli spostamenti a piedi o in bici, sia di quelli con il mezzo pubblico, anche in questo caso i dati rilevati nei comuni capoluogo si discostano dai valori medi generali. Nel 2011-2013 il 46,5% degli spostamenti dei residenti nei comuni capoluogo avviene con un mezzo sostenibile (23% a piedi o in bici e il 23,5% con il mezzo pubblico), ma la quota percentuale cala al 37,8% quando il dato riguarda l’intera estensione amministrativa delle città metropolitane.
Nel triennio 2011-2013 la provincia più virtuosa per il minor uso dell’auto è, ovviamente,Venezia con il 52,3%, segue però Milano con il 56,9%. Se parliamo di quote percentuali maggiori per spostamenti con mezzi pubblici ai primi posti tra le città metropolitane si posizionano Milano (22,1%) e Roma(22,2%).  * La legge Delrio (Legge n.56 del 7 aprile 2014 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”) ridisegna confini e competenze delle amministrazioni locali e istituisce le Città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria e Roma Capitale). Il territorio della città metropolitana coincide con quello della omonima provincia. 

Per leggere il documento completo: Città metropolitane: mobilità, crisi e cambio modale

Fonte: ecodallecitta.it

Mobilità europea, auto ancora mezzo più utilizzato ma crescono bici e tpl | Il sondaggio Eurobarometro

Pubblicato dalla Commissione Europea il sondaggio Eurobarometro 2014 sulla mobilità. Secondo le risposte ricevute, anche in Italia come in Europa aumenta l’uso del trasporto pubblico e della bicicletta,tuttavia nel nostro paese il 64% delle persone dichiara di usare la macchina tutti i giorni381367

La Commissione Europea ha pubblicato lo Special Eurobarometer 2014, un sondaggio svolto dalla società belga TNS Opinion & Social per conto della Direzione Generale per la Mobilità e i Trasporti che analizza i comportamenti quotidiani dei cittadini europei in tema di mobilità. Il lavoro ha coinvolto 27 milioni di persone di 28 stati membri.
Secondo le risposte ottenute, l’automobile è ancora il mezzo di trasporto più utilizzato dagli europei, ma l’uso di mezzi più sostenibili come il trasporto pubblico e la bicicletta attira sempre più gli utenti della strada. Non a caso l’inquinamento(20%), la sicurezza (30%), il traffico (60%) e la manutenzione delle strade (59%) sono le principali preoccupazioni dei cittadini europei. L’8% degli intervistati dichiara di utilizzare la bicicletta tutti i giorni (per gli italiani il 6%, in aumento rispetto allo scorso anno) ma quello che balza agli occhi è l’uso della due ruote tra i giovani, che raggiunge una percentuale del 13%. Gli olandesi continuano a mantenere il primato, infatti il 36% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare la bicicletta tutti i giorni. Sul fronte della sicurezza stradale, le priorità per incrementarla sono state individuate nell’alcol (49%) e nella manutenzione stradale (56%). Le ragioni che spingono gli europei nella scelta del mezzo con il quale muoversi quotidianamente sono l’economicità (61%) e la velocità (31%).
Se si osservano i dati italiani la mobilità è indubbiamente ancora auto-centrica: il 64% degli intervistati dichiara di utilizzare l’automobile tutti i giorni, conto l’8% che dichiara di utilizzare i mezzi pubblici. La media europea è del 20% e non stupisce come solo 6% degli intervistati si preoccupa del prezzo del biglietto o di eventuali sconti e abbonamenti.

Per visionare tutto lo Special Eurobarometer clicca qui

Fonte: ecodallecitta.it