Traffico e mobilità urbana nelle città italiane nel 2016. Legambiente: ‘Nessuna luce all’orizzonte’

Secondo appuntamento con Pendolaria 2016, la campagna di Legambiente dedicata al trasporto pendolare, vuole fare il punto sulla mobilità urbana in Italia con un nuovo rapporto che mette a confronto le dotazioni infrastrutturali nelle città europee, determinanti per la qualità dell’aria ma anche per la qualità della vita dei cittadini.386785_1

Fine anno, tempo di bilanci ma anche di emergenza smog. Il secondo appuntamento con Pendolaria 2016, la campagna di Legambiente dedicata al trasporto pendolare, vuole fare il punto sulla mobilità urbana in Italia con un nuovo rapporto che mette a confronto le dotazioni infrastrutturali nelle città europee, determinanti per la qualità dell’aria ma anche per la qualità della vita dei cittadini. Il Belpaese infatti, risulta terribilmente arretrato in termini di infrastrutture di trasporto su ferro rispetto al resto d’Europa: siamo sotto del 50% rispetto alla media europea per metropolitane e tramvie, e al 51% per le ferrovie suburbane. Nel complesso, il 2016 si chiude con la realizzazione di 4,5 chilometri di linee metropolitane grazie a due prolungamenti a Milano e Catania (mentre nel 2015 sono stati inaugurati 6,9 km di metro a Roma e 7,4 a Milano) e di 17 chilometri di tramvie (tutti a Palermo). In totale, sono in esercizio in Italia 235,9 km di rete metropolitana, distribuite tra 14 aree urbane. La città con la rete più estesa è Milano, seguita da Roma, poi Napoli, Brescia, Torino, Genova e Catania. Niente a che vedere con i 291,5 km di Madrid, i 464,2 di Londra o i 219,5 di Parigi. Linee di tram sono invece presenti in 10 città italiane per un totale di 336,1 km, tra Milano, Torino, Roma, Venezia, Palermo, Bergamo, Napoli, Padova, Messina e Firenze. In 12 città troviamo invece le linee ferroviarie suburbane pendolari, con la rete più estesa a Roma, cui seguono Milano, Napoli, Torino, Bari, Palermo, Bologna, Genova, Cagliari, Salerno, Sassari e Catania. In totale si tratta di 679,3 km distribuiti su 14 lineeSono invece 2.038,2 i km di suburbane in Germania, 1.694,8 km nel Regno Unito e 1.432,2 in Spagna. Questo il contesto attuale. E le prospettive future? Anche qui, nessuna luce all’orizzonte. Pochi i progetti finanziati dal Governo e i cantieri aperti. Roma nel 2016 non ha visto inaugurare alcun tratto di metro o linee di tram e, al momento, l’unico progetto finanziato riguarda il prolungamento (3,6 km) della metro C fino a Colosseo. Peggiore è la situazione che riguarda i tram: nessun cantiere aperto e nessun progetto di prolungamento finanziato. Se si continuerà con questi ritmi nei cantieri delle metro impiegheremmo 80 anni per recuperare la distanza dalle altre città europee (in termini di km di metropolitane ogni 1.000 abitanti).Ovviamente senza considerare aumento  di popolazione e crescita delle infrastrutture in tutte le altre città. Migliore situazione a Milano, che vanta la più alta dotazione di metro in Italia e perché sono in costruzione altri 17 chilometri. Eppure anche qui per raggiungere la dotazione media di una città europea, con i ritmi previsti dai finanziamenti, occorreranno altri 15 anni, sempre a parità di popolazione ed infrastrutture nelle altre città europee. A Napoli sono in costruzione 6,9 km di nuove metropolitane, ma qui il tempo che ci vorrebbe per raggiungere la media europea, con questi ritmi, è di circa 70 anni. In positivo, però, vanno segnalate Firenze, dove si è deciso di puntare sui tram per cui ai 7,4 chilometri in esercizio se ne aggiungeranno nei prossimi anni altri 10,8 creando un servizio a rete utile a cambiare la mobilità nella città, e Palermo, che ha inaugurato 4 linee di tram per complessivi 17 chilometri e prevede di realizzarne altri 29, integrati con la realizzazione dell’anello e del passante ferroviario.

“Il ritardo infrastrutturale italiano rispetto agli altri Paesi europei è un tema che ha caratterizzato il dibattito politico degli ultimi venti anni – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini -. Ma nella spinta a rilanciare i cantieri che ha contraddistinto tutti i Governi, si è persa di vista una analisi seria che riguardasse le città, dove è più forte la domanda di mobilità e dove invece si evidenzia proprio il ritardo più forte in termini di dotazione di trasporto su ferro rispetto al resto d’Europa. Occorre dare una speranza a chi vive nelle città italiane, di non dover aspettare decenni prima di vedere un cambiamento nella mobilità e quindi nella qualità della vita”.

Per Legambiente la grande sfida infrastrutturale per il nostro Paese sta nel ridurre la distanza dall’Europa in termini di dotazioni infrastrutturali su ferro nel minor tempo possibile. Serve un progetto per realizzare nelle principali città almeno 25 km all’anno di linee metropolitane nei prossimi 10 anni, per raggiungere la media europea, e 25 di linee tramviarie. Una svolta che consenta in una città come Roma di realizzare almeno 9 km all’anno nei prossimi 10 anni, per raggiungere, ad esempio, la media di dotazione di metro ogni 1.000 abitanti di Berlino. Evidentemente le città continuano ad avere un ruolo marginale nella programmazione delle risorse per i prossimi anni. La parte del leone continuano a farla gli investimenti autostradali da parte dei concessionari, quelli stradali di Anas e i grandi progetti ferroviari (completamento dell’alta velocità e tunnel alpini). Nel piano delle 25 opere prioritarie del Governo, dal costo di 90,1 miliardi di euro, quelle per il potenziamento del trasporto ferroviario metropolitano nelle grandi città sono 8 per un costo complessivo di 14,9 miliardi di euro. Mentre per le opere stradali sono previsti 28,4 miliardi di euro, e per l’Alta velocità 41,4 miliardi di euro. Invece sono solo 1,3 i miliardi di euro per le nuove metropolitane, cioè per il completamento dei progetti in corso a Torino, Milano, Napoli, Catania, Palermo. Stessa impostazione nella delibera Cipe che a Dicembre ha distribuito 11,5 miliardi di fondi europei FSC 2014-2020. E anche nella Legge di stabilità, il nuovo Fondo investimenti infrastrutture, che prevede una dotazione di 1,9 miliardi nel 2017 e risorse fino al 2032 per complessivi 47,5 miliardi mette assieme investimenti di ogni tipo (trasporti e viabilità, infrastrutture idriche, edilizia pubblica, ecc.). Purtroppo continua a non esserci la consapevolezza di come gli investimenti nelle città debbano essere prioritari e non confondersi con gli altri cantieri. Altrimenti, come già avvenuto in questi anni, il ritardo rispetto al resto d’Europa non potrà che aumentare e a pagarne le conseguenze saranno i cittadini italiani. Negli altri Paesi europei esiste una programmazione pluriennale per le politiche di investimento nelle città, con una struttura di coordinamento statale che accompagna i Comuni nella definizione delle priorità di investimento e poi nella fase di cantiere per verificare l’attuazione. Eppure, nel bilancio dello Stato le risorse per realizzare un salto di qualità nell’offerta di trasporto pubblico nelle città italiane, ci sono. I trasporti e le infrastrutture sono una voce rilevante del bilancio dello Stato: oltre 800 miliardi di Euro all’anno che bisogna investire in maniera più intelligente,destinando il 50% degli investimenti infrastrutturali alle città; spostando gli investimenti dalla strada alle città e orientando quelli previsti da RFI prioritariamente nei nodi urbani.   “Le risorse ci sono – ha sottolineato ancora Edoardo Zanchini -, quello che manca è un progetto che punti a realizzare decine di chilometri ogni anno di metropolitane, tram, ferrovie suburbane. I vantaggi sarebbero evidenti in termini di riduzione dell’inquinamento ma anche di qualità della vita per milioni di persone che potrebbero lasciare a casa l’auto, con risparmio anche sulla spesa familiare, e di possibilità di riqualificazione intorno alle stazioni del trasporto su ferro”.

Nel dossier (http://www.pendolaria.it/2016/12/29/pendolaria-citta-europee-a-confronto/), anche le infrastrutture urbane ed i progetti finanziati in Italia e i confronti con le migliori esperienze europee.

Fonte: ecodallecitta.it

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Tecnologie per la Mobilità Urbana: Italia fanalino di coda

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Dei 25.000 parcometri presenti in Italia meno della metà è abilitato ai pagamenti elettronici e quindi a norma e da Gennaio 2017 il via alla trasmissione telematica dei corrispettivi

In Italia sono presenti circa 25.000 parcometri, di cui quelli abilitati ai pagamenti elettronici e quindi conformi alla Legge di Stabilità 2016 non superano le 12.000 unità. La Legge stabiliva che, entro il primo luglio 2016, tutti i Comuni abilitassero i parcometri installati ad accettare i pagamenti con bancomat e carte di credito/debito.  Molte Amministrazioni si sono, dunque, attivate per adeguarsi alla normativa, ma parecchie ancora o, appellandosi ad una “oggettiva impossibilità tecnica” che, tuttavia, si verifica esclusivamente in poche zone non raggiungibili dalle linee telefoniche su cui viaggiano le transazioni con le carte. Nonostante questa mancanza, i Comuni continuano a sanzionare. Da qui nasce l’incomprensione, che ha coinvolto Comuni, aziende ed utenti finali, sulla legittimità di non pagare la sosta se il parcometro non è dotato di bancomat – carte di credito/debito e la conseguente illegittimità di eventuali sanzioni per il mancato pagamento della sosta. L’opinione pubblica e le prime interpretazioni legali si sono divise in proposito, generando una gran confusione negli utenti. Tuttavia, essendo la problematica assai recente, bisognerà attendere l’esito delle prime sentenze sul punto per poter esprime una corretta interpretazione. A confermare l’importanza dell’adeguamento dei parcometri alle disposizioni di cui alla Legge di Stabilità 2016 ed in particolar modo per quanto ci interessa i commi 900 e 901, si riporta qui di seguito, quanto dichiarato da Gildo Campesato, Direttore Responsabile di CorCom, in apertura del convegno Digital Payment Revolution, tenutosi lo scorso settembre a Roma. “Siamo partiti in ritardo ma cresciamo a ritmi più alti dell’Europa. Nel 2018 è previsto un valore di 246 miliardi di euro per il digital payment: la forchetta con i pagamenti cash si riduce. Ciò non toglie che l’Italia resta il paese del contante, con tassi di utilizzo della moneta digitale inferiore a tutti i paesi Ue tranne la Grecia. È ora di colmare il ritardo perché anche la trasformazione nei pagamenti contribuisce alla trasformazione del Paese (Fonte)”.

Il tema dei pagamenti digitali introduce, inoltre, un’altra importante tematica, che è quella della trasparenza e della tracciabilità dei pagamenti. A partire dal primo gennaio 2017, per adeguarsi al provvedimento dell’Agenzia delle Entrate emanato in attuazione del Decreto Legislativo n. 127 del 5 agosto 2015, tutti i soggetti passivi Iva che erogano prodotti e servizi tramite distributori automatici su richiesta dell’utente, tra cui rientrano anche i parcometri, previo incasso di un corrispettivo, devono garantire la memorizzazione elettronica e il trasferimento telematico all’Agenzia delle Entrate dei corrispettivi giornalieri incassati in qualsiasi forma dalle singole periferiche di pagamento. In pratica tutte le macchinette di distribuzione automatica compresi i parcometri dovranno comunicare ogni giorno l’incasso percepito direttamente all’Agenzia delle Entrate territorialmente competente. Sarà pronta l’Italia ad affrontare i cambiamenti in atto, coordinando Amministrazioni Comunali, fornitori di parcometri e gestori della sosta, con l’obiettivo comune di fornire dei servizi aggiuntivi per il cittadino?

Fonte: ecodallecitta.it

Citytech, il mantra di mobilità e trasporti è “Innovazione, integrazione, sostenibilità”

Citytech-BUStech, l’evento sul mondo della “Mobilità urbana e del trasporto pubblico”, diventa sempre più importante a livello nazionale. Roma e Milano guidano le rivendicazioni “locali” e chiedono che le aree metropolitane possano interloquire direttamente con il Governo380787

L’incontro istituzionale di Citytech “Le sfide della mobilità urbana: progettare il futuro delle città per dare nuove risposte a nuovi bisogni”, moderato da Giampaolo Roidi, Direttore di Metro, ha avuto una larga partecipazione di addetti ai lavori e di pubblico ed è servito per inquadrare ancora una volta i problemi principali che l’Italia deve affrontare sui fronti della mobilità urbana sostenibile e dello sviluppo e potenziamento del trasporto pubblico.“Innovazione, integrazione e sostenibilità” riassumono bene gli obiettivi verso cui la mobilità deve puntare e sono stati concetti più volte ripetuti sia dagli amministratori locali presenti, che dai rappresentanti del settore produttivo dei trasporti pubblici.
Il confronto più importante è stato quello tra Regione Lombardia, con Alberto Cavalli, l’Assessore alle Infrastrutture e Mobilità, e il Comune di Milano, con Pierfrancesco Maran, delegato ANCI per la mobilità e Assessore alla Mobilità e Ambiente di Milano. Pur accomunati nella ben nota denuncia della drammaticità dei tagli annunciati dal Governo alle Regioni, che colpiranno anche i trasporti, con Expo dietro l’angolo, Comune e Regione hanno mostrato anche posizioni e numeri diversi. Maran si è fatto portavoce, insieme a Carlo Maria Medaglia, nuovo AD di Roma Servizi per la Mobilità, della rivendicazione delle città metropolitane: potere interloquire direttamente sulla mobilità, con il Governo, come fanno le Regioni. Qualche numero. Medaglia ha ricordato che nel Lazio ben l’88% degli spostamenti riguarda l’Area metropolitana di Roma. Maran ha ricordato come Milano sia riuscita a coprire il 50% dei costi del proprio trasporto pubblico con la tariffazione, ben oltre il 35% richiesto dalla legge nazionale, e ha chiesto ancora una volta che sia fatta chiarezza, a livello nazionale, su quelli che devono essere i costi standard dei trasporti. Alberto Cavalli, assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità di Regione Lombardia, ha criticato Comune e Provincia di Milano per non aver aderito al nuovo sistema di governance integrato predisposto dalla Regione, ma ha ammesso le critiche che piovono su Trenord: “È ormai noto ha tutti che non siamo assolutamente soddisfatti e che il servizio continua a peggiorare. Le penalità del contratto di servizio sono lì a dimostrarlo”. Anche la Lombardia, comunque, negli ultimi 10 anni “ha aumentato del 50% l’offerta dei mezzi di trasporto pubblico ed è arrivata a coprire il 46% dei costi con la tariffazione”.
Più un grido d’allarme quello giunto dai produttori del settore, rappresentati, tra gli altri, da Francesco Fontana Giusti, di Renault Italia, Giovanni Pontecorvo, Vicepresidente ANFIA e Presidente Sezione Costruttori, Gianni Scarfone, Presidente ASSTRA Lombardia. La crisi economica, i tagli del Governo e la mancanza di politiche di investimento degli enti locali stanno mettendo a dura prova il settore. Con l’eccezione naturalmente di chi si occupa di car sharing. Thomas Beermann, CEO car2go Europe, “ha consegnato a Milano” la Smart in condivisione numero 700. Davide Corritore, Presidente Metropolitana Milanese, ha fatto un discorso di sistema economico, legato alla mobilità urbana e al trasporto pubblico, ricordando come nel mondo vi sia in atto un “fermento impressionante” sul tema delle infrastrutture urbane dei trasporti e grandissimi investimenti, che spesso trovano forme di raccolta anche del risparmio famigliare. L’adeguamento a questa corsa, che in Italia ancora non avviene, sarebbe un’enorme leva sul tasso di crescita economica.  Successo di pubblico, comunque, per l’esposizione nei cortili del Castello Sforzesco di“Autobus del futuro, auto elettriche e scooter ecologici”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Bici senza raggi: un progetto tutto Italiano nato a Torino

A chi non piacerebbe avere una bicicletta così pratica da poter essere portata dentro lo zaino e tirata fuori all’occorrenza? Un sogno per molti ciclisti, soprattutto per quelli che vivono in una città frenetica! Ma da oggi è possibile. Infatti la prima bici senza raggi è italiana e ha un nome e una storia: si chiama Sada Bike ed è il prototipo realizzato dall’ingegnere 30enne Gianluca Sada, che ha fatto della sua invenzione una tesi di laurea, depositandone il brevetto ancor prima di laurearsi in Ingegneria dell’Autoveicolo al Politecnico di Torino.sadabike2-400x250

Il giovane inventore italiano ha realizzato una bicicletta che è essenziale quanto funzionale: ha le ruote prive di raggi e il suo telaio si può piegare, fino a diventare poco più ingombrante di un ombrello che entra in uno zaino o in un piccolo trolley.pic5

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Ma come ha fatto Sada a sostituire i classici raggi? Si tratta di uno degli aspetti tecnici più interessanti di questa invenzione e consiste nell’inserimento strutturale di piccole rotelle, che sono fissate al telaio per permettere alle ruote di girare e di mantenere una posizione corretta. Sebbene la sua idea di realizzare una bici senza raggi gli sia valsa soltanto 109 punti in sede di laurea (sic), Sada ha creduto così tanto nel suo progetto innovativo che per realizzarlo ha speso di tasca propria 4.000 euro, autofinanziandosi.sada-bike_258

E, in attesa che qualche azienda o finanziatore interessato si faccia avanti per produrre in serie la Sada Bike (rendendo possibile così la riduzione del peso del telaio e del prezzo), l’ingegnere Sada intanto può vantarsi dei vari riconoscimenti avuti per la sua idea, fra cui quello del Ministero della Gioventù che nel 2010 ha inserito il suo nome nell’elenco dei 200 giovani talenti d’Italia. La bici senza raggi ideata da Sada ha tutte le caratteristiche per diventare un bel prodotto made in Italy, che potrà incentivare l’uso del mezzo a due ruote nella mobilità urbana e agevolare gli spostamenti di coloro che devono alternare, nello stesso tragitto, la bici con la metropolitana.

Fonte: tuttogreen.it

Mobilità urbana, nuovo pacchetto della Commissione Ue

la Commissione Europea ha adottato un nuovo pacchetto di misure per favorire l’efficienza e la sostenibilità della mobilità urbana: finanziamenti mirati, ricerca e innovazione, condivisione di buone pratiche. Ecco il piano del Commissario ai trasporti Siim Kallas punto per punto377655

Il 70% della popolazione dell’Unione Europea vive in città, dove la maggior parte dei viaggi inizia e termina. In molte aree urbane, tuttavia, la crescente domanda di mobilità urbana ha creato una situazione che non è più sostenibile: grave congestione del trafficoscarsa qualità dell’aria, inquinamento acustico e livelli di emissioni di CO2 elevati.
La congestione del traffico urbano mette a repentaglio gli obiettivi di una politica dei trasporti dell’Ue competitiva ed efficiente sul piano delle risorse. Secondo una nuova indagine Eurobarometro (Attitudes of Europeans towards urban mobility) “i cittadini europei sono preoccupati per l’impatto negativo della mobilità urbana e molti di loro sono pessimisti sulle possibilità di miglioramento della mobilità nelle loro città”. Una grande maggioranza ritiene che la congestione del traffico (76%), la qualità dell’aria (81%) e gli incidenti (73%) siano un grave problema. Meno di un quarto di essi crede che la situazione migliorerà in futuro (24%), mentre molti ritengono che rimarrà invariata (35%) o che peggiorerà (37%). Con il pacchetto sulla mobilità urbana la Commissione mira a rafforzare le sue misure a sostegno dei seguenti settori:

Condividere le esperienze e mettere in rilievo le migliori pratiche: la Commissione istituirà nel 2014 una piattaforma europea per i piani di mobilità urbana sostenibile che aiuterà le città, gli esperti di pianificazione e le parti interessate a progettare una mobilità urbana più facile e più ecologica.

Garantire un sostegno finanziario mirato: con i fondi strutturali e di investimento europei l’UE continuerà a sostenere i progetti di trasporto urbano, in particolare nelle regioni meno sviluppate dell’Unione.

Ricerca e innovazione: l’iniziativa Civitas 2020 nel quadro di Orizzonte 2020 permetterà alle città, alle imprese, alle università e ad altri soggetti interessati di sviluppare e testare nuovi approcci ai problemi di mobilità urbana. Il primo invito a presentare proposte è stato pubblicato l’11 dicembre (MEMO/13/1131). Per il 2014 e il 2015 è previsto uno stanziamento di 106,5 milioni di euro. L’iniziativa Civitas 2020 è affiancata dal partenariato europeo per l’innovazione “Città e comunità intelligenti” (200 milioni di euro per il 2014 e il 2015) e dalle attività dell’iniziativa europea per i veicoli verdi (159 milioni di euro per il 2014 e il 2015).

Coinvolgere gli Stati membri: la Commissione invita gli Stati membri a creare le giuste condizioni affinché le città e le metropoli possano elaborare e attuare i loro piani di mobilità urbana sostenibile.

Lavorare insieme: la Commissione formula una serie di raccomandazioni specifiche per un’azione coordinata tra tutti i livelli di governo e tra il settore pubblico e quello privato su quattro aspetti: logistica urbana; accessi regolamentati; attuazione delle soluzioni basate sui sistemi di trasporto intelligenti (Its); sicurezza stradale nelle aree urbane.
Il commissario Ue alla mobilità e trasporti Siim Kallas conclude: “Affrontare i problemi di mobilità urbana rappresenta oggi una delle maggiori sfide del settore dei trasporti. Possiamo essere più efficaci solo con un’azione coordinata. Il potere decisionale è principalmente nelle mani delle autorità locali, che godono di una posizione privilegiata per adottare misure importanti a livello locale, con il dovuto sostegno a livello nazionale e dell’Ue”.

Fonte: ecodallecittà

Mobilità urbana, nuovo pacchetto della Commissione Ue

la Commissione Europea ha adottato un nuovo pacchetto di misure per favorire l’efficienza e la sostenibilità della mobilità urbana: finanziamenti mirati, ricerca e innovazione, condivisione di buone pratiche. Ecco il piano del Commissario ai trasporti Siim Kallas punto per punto377655

Il 70% della popolazione dell’Unione Europea vive in città, dove la maggior parte dei viaggi inizia e termina. In molte aree urbane, tuttavia, la crescente domanda di mobilità urbana ha creato una situazione che non è più sostenibile: grave congestione del trafficoscarsa qualità dell’aria, inquinamento acustico e livelli di emissioni di CO2 elevati.
La congestione del traffico urbano mette a repentaglio gli obiettivi di una politica dei trasporti dell’Ue competitiva ed efficiente sul piano delle risorse. Secondo una nuova indagine Eurobarometro (Attitudes of Europeans towards urban mobility) “i cittadini europei sono preoccupati per l’impatto negativo della mobilità urbana e molti di loro sono pessimisti sulle possibilità di miglioramento della mobilità nelle loro città”.  Una grande maggioranza ritiene che la congestione del traffico (76%), la qualità dell’aria (81%) e gli incidenti (73%) siano un grave problema. Meno di un quarto di essi crede che la situazione migliorerà in futuro (24%), mentre molti ritengono che rimarrà invariata (35%) o che peggiorerà (37%). Con il pacchetto sulla mobilità urbana la Commissione mira a rafforzare le sue misure a sostegno dei seguenti settori:

Condividere le esperienze e mettere in rilievo le migliori pratiche: la Commissione istituirà nel 2014 una piattaforma europea per i piani di mobilità urbana sostenibile che aiuterà le città, gli esperti di pianificazione e le parti interessate a progettare una mobilità urbana più facile e più ecologica.

Garantire un sostegno finanziario mirato: con i fondi strutturali e di investimento europei l’UE continuerà a sostenere i progetti di trasporto urbano, in particolare nelle regioni meno sviluppate dell’Unione.

Ricerca e innovazione: l’iniziativa Civitas 2020 nel quadro di Orizzonte 2020 permetterà alle città, alle imprese, alle università e ad altri soggetti interessati di sviluppare e testare nuovi approcci ai problemi di mobilità urbana. Il primo invito a presentare proposte è stato pubblicato l’11 dicembre (MEMO/13/1131). Per il 2014 e il 2015 è previsto uno stanziamento di 106,5 milioni di euro. L’iniziativa Civitas 2020 è affiancata dal partenariato europeo per l’innovazione “Città e comunità intelligenti” (200 milioni di euro per il 2014 e il 2015) e dalle attività dell’iniziativa europea per i veicoli verdi (159 milioni di euro per il 2014 e il 2015).

Coinvolgere gli Stati membri: la Commissione invita gli Stati membri a creare le giuste condizioni affinché le città e le metropoli possano elaborare e attuare i loro piani di mobilità urbana sostenibile. Lavorare insieme: la Commissione formula una serie di raccomandazioni specifiche per un’azione coordinata tra tutti i livelli di governo e tra il settore pubblico e quello privato su quattro aspetti: logistica urbana; accessi regolamentati; attuazione delle soluzioni basate sui sistemi di trasporto intelligenti (Its); sicurezza stradale nelle aree urbane. Il commissario Ue alla mobilità e trasporti Siim Kallas conclude: “Affrontare i problemi di mobilità urbana rappresenta oggi una delle maggiori sfide del settore dei trasporti. Possiamo essere più efficaci solo con un’azione coordinata. Il potere decisionale è principalmente nelle mani delle autorità locali, che godono di una posizione privilegiata per adottare misure importanti a livello locale, con il dovuto sostegno a livello nazionale e dell’Ue”.

Fonte: eco dalle città

Primo traghetto a idrogeno a Bristol Green Capital 2015

Bristol che si è aggiudicata recentemente il premio come Green Capital 2015 ha reso operativo il primo traghetto a idrogeno del Regno Unito, noto anche come Hydrogenesis. Il progetto è stato promosso dal Comune di Bristolphoto-5-620x350

Bristol inaugura il primo traghetto a idrogeno chiamato Hyrogenesis nel suo porto con un progetto promosso dal Comune che così mantiene fede agli impegni presi dopo essersi aggiudicato il premio Green capital 2015. Il traghetto che può trasportare 12 passeggeri più l’equipaggio è a emissioni zero e è alimentato da una cella a combustibile da 12kW che utilizza l’idrogeno ottenuto dai prodotti di scarto di una fabbrica di plastica con sede a Bristol e ha bisogno di soli 10 minuti per ricaricarsi. L’idrogeno è l’alternativa ai combustibili fossili e Hydrogenesis, questo il nome del traghetto propone di mostrare come i motori a idrogeno possano essere utilizzato come alternativa verde. Grazie al suo successo la città sta ora valutando di lanciare la prima linea di trasporto pubblico alimentata a idrogeno per collegare Bristol a Londra. Nel corso degli ultimi anni, Bristol ha chiaramente dimostrato il suo impegno all’avanguardia per affrontare il cambiamento climatico attraverso l’adozione di diverse misure e piani che vanno dalla nella mobilità urbana alla qualità dell’aria. La città ha messo a disposizione un budget di € 500 milioni di euro per il miglioramento dei trasporti entro il 2015 e di € 300 milioni di euro per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili entro il 2020. Le emissioni di CO2sono stati costantemente ridotte a Bristol dal 2005 mentre l’economia ha confermato la sua crescita il che ha portato Bristol a conquistare nel giugno di quest’anno il riconoscimento europeo di Green Capital 2015. Il premio Greeen Capital è stato vinto da Stoccolma nel 2010, da Amburgo nel 2011, Vitoria-Gasteiz nel 2012, Nantes nel 2013 e Copenhagen per il 2014. La Commissione Europea ha pubblicato il nuovo bando per il 2016 aperto a città con 100 mila abitanti e non più 200 mila.

Fonte:  Europa

 

Funivie Urbane: l’ultima tendenza della mobilità nuova al Citytech di Milano

Economiche, facili da progettare, scenografiche e a impatto zero: sono le funivie urbane. Steven Dale, urban planner canadese fondatore di CUP – Creative Urban Project, e massimo esperto al mondo sul tema, sarà ospite di Citytech (28 e 29 ottobre, Milano – Fabbrica del Vapore)375692

Steven Dale, urban planner canadese fondatore di CUP – Creative Urban Project, massimo esperto al mondo di funivie urbane, sarà ospite di Citytech (28 e 29 ottobre, Milano – Fabbrica del Vapore). Economiche, facili da progettare, scenografiche e a impatto zero: le funivie urbane sono una delle nuove tendenze della mobilità urbana, in grado di collegare punti distanti delle metropoli a costi contenuti e rispettando l’ambiente. Un’alternativa concreta e realistica ai sistemi di trasporto di terra, quando si pianifica la mobilità di una città. A Citytech, Steven Dale presenterà le principali applicazioni di funivie urbane nel mondo e, in partnership con Clickutility On Earth, gli scenari di possibile applicazione in alcune città italiane che potrebbero accogliere la funivia come sistema di trasporto urbano. L’Italia, infatti, che pure è ricca di funivie negli impianti sciistici alpini, non conosce applicazioni in ambito cittadino. Il Comune di Genova ha presentato, nell’ambito di un progetto europeo, una proposta per collegare tramite funivia l’aeroporto con la città. Clickutiliy On Earth, organizzatrice di Citytech, sta svolgendo una prima analisi per individuare altre aree “pilota”. In molte città estere, le funivie sono una realtà. A Londra è in funzione una funivia che attraversa la City da Nord a Sud sorvolando il Tamigi. Completamente elettrica, con impianti fotovoltaici nelle stazioni di arrivo, è stata inaugurata per le Olimpiadi del 2012, finanziata interamente dalle line aeree Emirates, e in poco più di un anno ha trasportato quasi due milioni di passeggeri. Molti gli esempi dall’America: dagli Stati Uniti e soprattutto dall’America del Sud. Di questo e di molto altro, si parlerà a Citytech. A Milano, Fabbrica del Vapore, 28 e 29 ottobre.

Citytech ha il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, della Provincia di Milano, della Regione Lombardia, di AMAT (Agenzia Mobilità Ambiente Territorio) e Aipark. L’evento è realizzato da Clickutility on Earth, in collaborazione con il Comune di Milano. Per informazioni: citytech.eu e per partecipare: info@citytech.eu. Seguiteci anche su Facebook e su Twitter!

Fonte: eco dalle città

Piste ciclabili in crescita, ma poco sicure

Nonostante lo sviluppo delle reti ciclabili, molto resta fare in termini di sicurezza e reale sostenibilità 103370482-586x390

La rete delle piste ciclabili si allarga, ma la cultura della mobilità sostenibile fa fatica ad affermarsi. Gli investimenti per una mobilità urbana ed extra-urbana che tenga nella giusta considerazione la bicicletta hanno subito una brusca contrazione. I problemi rimangono quelli di sempre. Anche dove le piste ciclabili sono presenti ed abbondanti mancano i collegamenti e sono proprio questi tratti di traffico promiscuo a presentare i maggiori politici. Altroconsumo ha testato quelle di Torino, Milano, Bologna, Ferrara, Roma e Napoli, rilevando come la mancanza di un’integrazione con la mobilità cittadina sia un dato piuttosto generalizzato. “Isole galleggianti in un mare di traffico motorizzato”, questa è la definizione delle piste ciclabili secondo l’associazione dei consumatori che ha valutato aspetti come la pavimentazione, la segnaletica, la geometria, gli incroci e gli ostacoli, compiendo rilevamenti fotografici o con l’ausilio di telecamere o Gps. A Ferrara, dove vi è una cultura della mobilità ciclistica fortemente radicata, le piste sono state realizzate coerentemente con lo sviluppo della viabilità cittadina, quindi i principali problemi sono legati alla vetustà della pavimentazione. Un discorso simile interessa anche Bologna. Nelle grandi metropoli i problemi sono legati ai conflitti che si creano quando le biciclette si immettono nel flusso veicolare promiscuo, vale a dire in uscita dalle piste ciclabili: è un problema che accomuna Napoli e Milano. A Roma l’incuranza delle amministrazioni comunali ha portato a un degrado della pavimentazione in cui buche e avvallamenti si alternano a radici sporgenti e a pericolosi sanpietrini dissestati. Migliore la situazione a Torino dove le piste sono più recenti ma manca un piano intermodale che permetta un’agevole scambio fra mobilità motorizzata e ciclistica.

Fonte:  Altroconsumo