Fiab e Rete Città Sane OMS firmano il protocollo Nazionale per promuovere l’uso della bici

La Rete Città Sane OSM, network di circa ottanta città italiane che lavora sui temi della salute e della prevenzione, e la Federazione Italiana Amici della Bicicletta si impegnano a lavorare insieme per promuovere la mobilità sostenibile386112_1

Muoversi in bici fa bene alla salute e all’ambiente. Si basa su questa premessa il Protocollo nazionale sottoscritto giovedì 1 settembre a Modena da Rete Città Sane OSM e da FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta che si impegnano a lavorare insieme per promuovere la mobilità sostenibile in connessione con la salute.
E il primo intervento congiunto per incentivare l’‘uso quotidiano della bicicletta è già stato programmato per il 16 settembre quando si svolgerà la 3^ Giornata Nazionale del BikeToWork promossa da FIAB, l’‘evento che propone a tutti i cittadini di percorrere in bici il tragitto casa-lavoro. Il protocollo fra la Rete Città Sane e FIAB si basa sulla consapevolezza, ormai diffusa e condivisa, che l’‘uso della bici contribuisce ad aumentare i livelli di attività nella popolazione, ridurre l’impatto delle malattie croniche, incentivare il benessere psicologico, ridurre i danni sull’uomo e sull’’ambiente dovuti all’inquinamento.

“La bicicletta è un mezzo concreto e quotidiano per combattere la sedentarietࠖ commenta Giulietta Pagliaccio, presidente nazionale FIAB  ed è un’attività adatta a persone di ogni età, dai bambini, nei quali favorisce lo sviluppo armonico, fino agli anziani, dei quali salvaguarda l’autonomia funzionale aiutando a prevenire le malattie dell’invecchiamento”.

Simona Arletti, presidente della Rete Città Sane, ha ricordato che già nel 2013 a Modena è stato sperimentato, per la prima volta in Italia, “Heat” (Health economic assessment tool for walking and cycling) il sistema sviluppato dall’Oms che permette di tradurre i benefici di un’aumentata ciclabilità, ottenuti ad esempio con la realizzazione di una nuova pista ciclabile, in risparmi economici sul sistema sanitario pubblico, “dimostrando che investire in mobilità sostenibile è sempre molto conveniente nel lungo periodo, in quando permette di guadagnare più di dieci volte quanto è stato speso” La Rete Città Sane OMS è un network di circa ottanta città italiane che lavora sui temi della salute e della prevenzione, seguendo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta, presente in tutta Italia con oltre 150 realtà locali e più di 20mila soci, è un’associazione senza fini di lucro che promuove la mobilità ciclistica e realizza interventi che incentivano stili di vita sani a favore della salute individuale e collettiva. Entrambe le associazioni seguono i dettami della Carta di Toronto per l’attività fisica.

Fonte: ecodallecitta.it

“Scomparsa” della bicicletta dal decreto di “Programma sperimentale per la mobilità sostenibile”

FIAB rileva che nello schema del decreto attuativo, in favore della mobilità sostenibile per il finanziamento di specifici progetti di bike2work e bike2school, la bicicletta sia praticamente sparita e presenta il testo con le modifichebici cletta

Vengono presentate oggi (giovedì 26 maggio) dal senatore Stefano Vaccari le osservazioni di FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta allo “Schema di decreto ministeriale concernente il programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro” (in breve “Programma sperimentale mobilità sostenibile”) del Ministero dell’Ambiente, in occasione del primo incontro di discussione congiunto delle commissioni preposte (8^ Lavori pubblici e 13^ Territorio e Ambiente). Con rammarico, infatti, FIAB rileva che nello schema del decreto attuativo, tanto atteso dopo gli stanziamenti previsti dal Collegato Ambientale a favore della mobilità sostenibile per il finanziamento di specifici progetti di bike2work e bike2school, la bicicletta sia praticamente sparita e quasi mai citata in modo esplicito.

Lo sviluppo della mobilità sostenibile, particolarmente in ambito urbano, può essere realizzato ponendo la bicicletta al centro di ogni progettualità, quale fulcro di un sistema integrato e intermodale di multi-mobilità – afferma Giulietta Pagliaccio, presidente FIAB – Le nostre città accusano problemi che vanno affrontati con urgenza: la crescente insicurezza sulle strade, la congestione dovuta al numero di auto private pro capite ormai insostenibile per mancanza di spazio e i dati allarmanti sull’inquinamento ambientale, che miete vittime nell’ordine di 1,4 milioni di persone nella sola Europa1”.

Sono temi che inevitabilmente portano con sé altri problemi con ripercussioni economiche: spese sanitarie per una popolazione che soffre di malattie causate dalla sedentarietà o spese esorbitanti da parte dei comuni sul fronte delle infrastrutture stradali e della loro manutenzione, tanto per fare qualche esempio.

Appare chiara l’urgenza di reimpostare il tema della mobilità delle persone e la prima vera risposta economicamente sostenibile per le città è attivare politiche per la mobilità ciclistica. La bicicletta è il mezzo di trasporto che può cambiare il volto delle città e dare contemporaneamente risposte adeguate alle necessità di spostamento delle persone” – dice ancora la Pagliaccio.

Un cambiamento culturale, per i cittadini e per il mondo tecnico e politico-amministrativo, che deve essere sostenuto da investimenti dedicati come quelli del Collegato Ambientale, che FIAB aveva accolto come uno strumento formidabile. “Nel leggere il testo del decreto – continua in merito Giulietta Pagliaccio –ci siamo però accorti che c’è ancora molta confusione nell’affrontare il tema: non cita mai (o quasi) la parola bicicletta e si usa un linguaggio sconosciuto ai più, come ad esempio parlare di attività di bike pooling, per riferirsi alla pratica del bicibus già diffusa in moltissimi comuni.

Un altro esempio? Si citano per il ‘bonus mobilità’ incentivi per ‘lavoratori e studenti che usano mezzi di trasporto a basse emissioni’, lasciando intendere tutto, dal bonus per il trasporto pubblico a quello per l’utilizzo dell’auto elettrica o ibrida, e senza mai citare la bicicletta.

Molte altre sono le nostre osservazioni, che abbiamo riepilogato nel testo* sottoposto oggi dal senatore Vaccari alla commissione, augurandoci che possano essere accolte come modifiche da apportare al decreto del Programma sperimentale di mobilità sostenibile”.

Non va dimenticato che le risorse previste del Collegato Ambientale sono minime, rispetto alle reali necessità, per promuovere la mobilità sostenibile in modo efficace in Italia: le osservazioni proposte da FIAB mirano a ottimizzare questi primi stanziamenti, per attivare un vero cambiamento nelle politiche per la mobilità. “Disperdere, infatti, queste poche risorse in mille rivoli che rischiano di non apportare nessun cambiamento significativo nelle nostre città, è un’occasione persa, anche politicamente”,conclude Giulietta Pagliaccio.

Al seguente link il testo del decreto: http://senato.it/leg/17/BGT/Schede/docnonleg/32447.htm

 

Fonte: FIAB

 

Le capitali europee e la mobilità sostenibile. A Londra debutta il primo bus elettrico a due piani

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double decker, i bus a due piani, sono uno degli elementi più caratterizzanti della mobilità pubblica londinese. Il vulcanico e controverso sindaco Boris Johnson nei suoi otto anni di doppio mandato ha lavorato sodo per implementare la mobilità sostenibile e l’ultima novità riguarda il lancio da parte di Transport for London del primo bus elettrico a due piani del mondo. Costruito in Cina, il bus ha un’autonomia di 180 miglia e può essere ricaricato in una notte. Londra non è la sola città europea che si sta impegnando per ridurre le emissioni attraverso una politica di mobilità sostenibile che va dall’implementazione delle piste ciclabili al rinnovo del parco taxi con vetture in grado di trasportare più persone. Amsterdam ha in progetto di convertire all’elettrico tutta la sua flotta di bus. La città olandese, già all’avanguardia in tema di mobilità sostenibile e celebre in tutto il mondo per l’utilizzo diffusissimo della bicicletta, studia di abbandonare totalmente gli autobus a benzina entro il 2025. Ma non solo: anche i battelli che percorrono i canali della città diventeranno “verdi”. La capitale finlandese, Helsinki, ha in progetto di arrivare a far circolare 400 bus elettrici nelle sue strade entro il 2025, una cifra che corrisponderebbe al 40% della sua flotta; un altro 20%, invece, dovrebbe essere ibrido. Una particolarità dei nuovi bus finlandesi è la rapidità di ricarica: le batterie possono essere ricaricate non solo nei depositi ma ad ogni fermata, mentre i passeggeri scendono e salgono. Va verso una mobilità urbana più sostenibile anche Budapest, dove da qualche giorno è attivo il bus più lungo del mondo: si chiama Urbos 3/9 CAF, è lungo quasi 56 metri e può trasportare 345 persone. Lubiana, capitale della Slovenia, ha ricevuto dalla Commissione Europea il titolo di Capitale Verde Europea 2016. La città ha avuto una profonda trasformazione negli ultimi anni, ed è stata premiata perché ha saputo rivitalizzare il trasporto pubblico e incentivare l’uso delle bici.

Fonte: Independent | Tree Huggher | Think railways

Collegato ambientale è legge: cosa prevede

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Con 169 sì, 32 no e 11 astenuti la Camera dei deputati ha votato in via definitiva il Collegato ambientale il cui iter parlamentare era cominciato due anni fa. Come sottolineato dal ministro Gian Luca Galletti si tratta di “un importante passo avanti nella direzione dell’accordo raggiunto a Parigi e dell’impegno europeo verso l’economia circolare”. È indubbio che l’accordo di Parigi sia stato determinante nell’accelerare il voto in via definitiva dei 79 articoli che prevedono misure riguardanti l’ambiente, l’energia, gli animali, la “manutenzione del territorio”, la bicicletta e le energie rinnovabili.

Una delle priorità del Collegato ambientale è l’economia circolare ovverosia il riciclo e il recupero dei rifiuti, ma altrettanto importanti sono la riduzione dei rifiuti stessi e le agevolazioni sulle tasse per i comuni più virtuosi. Gli investimenti sulla mobilità sostenibile sono nell’ordine dei 35 milioni di euro, mentre è previsto un fondo per la progettazione di opere contro il dissesto idrogeologico. Il Collegato ambientale prevede, inoltre, il credito d’imposta per le aziende che lavorano alla bonifica dell’amianto e un fondo di 11 milioni di euro per gli edifici abusivi che si trovano in zone a rischio di dissesto idrogeologico. Un fondo di 1,8 milioni di euro è stato pensato a sostegno delle Aree Marine Protette, gli acquisti “green” della Pubblica Amministrazione vengono normati, vengono introdotte misure per tutelare i ciclisti che subiscono un incidente nel percorso casa-lavoro, multe da 30 a 150 euro per tutti coloro che gettano a terra scontrini, fazzolettini o chewing gum (in Italia il costo di rimozione è di un euro a gomma), di 300 euro per chi si sbarazza dei mozziconi di sigaretta abbandonandoli sul marciapiede, ma anche norme come il divieto di pignoramento per gli animali d’affezione, da compagnia o quelli utilizzati a fini terapeutici e assistenziali. Altro punto fondamentale è la riforma dell’Enea che, dopo sei anni di commissariamento, punterà su risparmio ed efficienza energetica. Un’altra norma che avrà effetti sulle abitudini degli italiani è il ritorno del vuoto a rendere: bar, alberghi e ristoranti potranno decidere, su base volontaria, di applicare una cauzione che verrà restituita se l’acquirente porterà il contenitore vuoto. La responsabilità della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti resta ai comuni e le disposizioni del Collegato ambientale prevedono un premio per le città più virtuose e penalizzazioni per chi, per esempio, manca gli obiettivi minimi di raccolta differenziata. Decisamente irrisoria è la cifra stanziata per i progetti di mobilità sostenibile: con 35 milioni di euro si dovranno finanziare i progetti di car-pooling, car-sharing, bike-pooling, bike-sharing e piedibus. Lo stanziamento evidenzia quanto poco conti ancora le politiche di mobilità sostenibile per l’attuale Governo: con la cifra stanziata, tanto per fare un esempio, si paga poco più di mezzo chilometro di ferrovia ad Alta velocità… E nel Collegato ambientale è previsto anche un marchio volontario, Made Green in Italy, con il quale verranno identificati i prodotti nostrani. Tante, insomma, le novità che Ecoblog avrà modo di presentare in maniera più specifica nelle prossime settimane.

Fonte: ecoblog.it

La settimana Europea della Mobilità Sostenibile dal 16 al 22 settembre 2015

Quest’anno la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile si fonda con la campagna Do The Right Mix.settimana-europea-mobilita-sostenibile-2015

Il Ministero dell’Ambiente italiano ha annunciato anche per quest’anno l’adesione alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile fissata dal 16 al 22 settembre 2015. La caratteristica di questa edizione è che si fonde con un’altra iniziativa promessa della Commissione Europea: la campagna Do The Right Mix. Lo slogan scelto è quello delle “tre C”: “Choose. Change. Combine” (Scegli. Cambia. Combina) per incoraggiare i cittadini a scegliere il modo migliore per spostarsi anche cambiando le proprie abitudini e combinando tra loro diversi mezzi di trasporto, in modo da risparmiare tempo e denaro per gli spostamenti in citò. Il ministero svolge un ruolo di coordinamento nazionale e di supporto alle iniziative degli eventi promossi da Comuni e associazioni. Gli Enti Locali possono partecipare alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile attraverso proprie attività e iniziative che abbiano come scopo quello di sensibilizzare la cittadinanza a questo tema. Inoltre Amministrazioni Pubbliche, Autorità Locali, ONG, gruppi di cittadini, istituzioni pubbliche e private, operatori dei trasporti e aziende potranno iscriversi alla Europea Mobility Week per tutto l’anno concorrendo con le proprie iniziative ai premi ufficiali in palio. La Settimana Europea della Mobilità Sostenibile è sostenuta dalle Direzioni Generali Mobilità e Trasporti e Ambiente della Commissione Europea ed è gestita da un consorzio costituito da tre network di città europee, vale a dire Eurocities, Iclei e Polis, ma anche dall’agenzia di comunicazione ICF-MOSTRA e dal Centro Regionale per l’Ambiente.

Fonte: ecoblog.it

Il nuovo PUMS (Piano Urbano Mobilità Sostenibile) di Milano è on-line

Il nuovo PUMS di Milano (19 allegati) è ora “pubblico” per 60 giorni per le osservazioni di associazioni e cittadini. Passerà poi al voto del Consiglio Comunale. Secondo il Comune “porterà un aumento della popolazione con buona accessibilità al trasporto pubblico del 142%”. Ecco il modal split di auto, moto, mezzi e bici previsto tra 10 anni382070

Dopo il varo da parte della Giunta comunale, il Comune ha pubblicato il nuovo PUMS (Piano Urbano Mobilità Sostenibile) di Milano, il documento che dovrà guidare le politiche sulla mobilità urbana nei prossimi 10 anni.
On-line tutti possono accedere al PUMS, anche se sono parecchie le pagine da leggere e ben 19 gli allegati da consultare; il Piano può ancora essere integrato, grazie al contributo che le associazioni di categoria, comitati, cittadini e consiglieri comunali vorranno apportare, nei prossimi 60 giorni. Il PUMS è destinato a ridisegnare la mobilità di Milano nei prossimi 10 anni e ha dovuto tenere conto dei nuovi confini comunali della Città metropolitana che di fatto è il territorio della vecchia Provincia.   Consultando la ripartizione modale (modal split) degli spostamenti interni a Milano(vedi foto), si vede che il target del PUMS prevede che l’auto passi, come mezzo utilizzabile dai cittadini, dall’attuale 30,2 al 22,9%, anche la moto debba ridursi un pochino (dal 7,3 al 6,9%), il trasporto pubblico aumenti dal 56,7 al 63%, la bicicletta dall’attuale 5,7% al 7,1%.  Tra i grandi interventi sui mezzi pubblici previsti a lungo termine, il prolungamento di alcune linee metropolitane oltre i confini comunali, la modernizzazione della M2, l’allungamento di alcune linee tranviarie per trasformarle in “Linee T”, linee più veloci e complementari alla rete delle metropolitane.  Il Piano considera poi di istituire sistemi rapidi su gomma per collegare la città ad alcune direttrici ad oggi non ancora servite: Arese – Lainate, Vimercate, Segrate – Pioltello, Paullo, Binasco e del Cusago. Sui parcheggi, se ne prevede la realizzazione in funzione dei prolungamenti delle linee metropolitane.
Come già scritto, la decisione su AreaC, fino alla completa realizzazione della M4, è di mantenerla ai suoi attuali confini alla Cerchia dei Bastioni. Il Piano individua invece come azione prioritaria la realizzazione di una Low Emission Zone posta in prossimità del confine comunale ma all’interno della cerchia delle tangenziali.  La piena attuazione del PUMS – secondo il Comune – avrà come effetti positivi la riduzione del 25% del traffico nelle zone a velocità moderata, l’aumento della velocità del trasporto pubblico del 17%, il decremento della congestione da traffico dell’11%, la riduzione delle emissioni di gas climateranti del 27% e “un aumento della popolazione con buona accessibilità al trasporto pubblico del 142%”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Come cambia la mobilità nelle città metropolitane: la nuova analisi di Isfort-Audimob

Nelle città metropolitane, in un giorno medio feriale, 6 spostamenti su 10 si compiono con il mezzo privato. Le quote percentuali maggiori per spostamenti con mezzi pubblici si registrano a Milano(22,1%) e Roma (22,2%). Le città in cui i cittadini sarebbero più propensi a un cambio modale dall’auto al TPL o alla mobilità dolce sarebbero Roma e Napoli381565

Potrebbe essere questo il momento giusto per proporre davvero un cambio modale nelle abitudini di spostamento degli Italiani, secondo l’Osservatorio Audimob di Isfort: nella fase pre-crisi economica – scrivono gli analisti – i cittadini non mostravano segnali particolarmente forti di propensione al cambio modale; solo il 22,9% si dichiarava pronto a una diminuzione dell’uso dell’auto privata e il 25,7% esprimeva il desiderio di voler aumentare l’uso del mezzo pubblico.
La disponibilità sarebbe però aumentata negli anni della recessione economica e, in particolare nell’ultimo periodo (2011-2013), separarsi dall’auto attraversa i pensieri del 38,4% dei residenti nelle città metropolitane e la scelta del trasporto pubblico diventa una possibile alternativa per il 44,4% di loro (46,1% nei capoluoghi).
In maniera abbastanza sorprendente, secondo i sondaggi di Isfort, Roma Napoli sarebbero le metropoli dove i cittadini interessati a un minor uso dell’auto superano il 40%, e quelli favorevoli a un maggior uso del mezzo pubblico si attestano intorno al 51%. (NdR: ricordiamo che le indagini Audimob sono effettuate con metodo CATI, sondaggi telefonici che vengono effettuati su un campione annuale di 7.500 persone tra i 14 e gli 80 anni stratificato per regione, per sesso e per classi di età). Forse però, l’apparente stranezza del dato si spiega con una considerazione: sono proprio le città più trafficate e relativamente meno servite dal TPL a far nascere il desiderio di sfuggire alle quattro ruote.
Concludono infatti gli analisti di Isfort: “Crisi economica, città caotiche immerse nello smog e invase dal traffico, segnali di apertura al cambiamento da parte dei cittadini e forse anche un po’ di coscienza ambientale portano a pensare che è il momento adatto per promuovere politiche di mobilità sostenibile“. “Un obiettivo a breve termine potrebbe essere modificare abitudini strutturate come quelle dell’uso dell’auto per brevi tragitti che, tra l’altro, non prevedono spostamenti successivi nell’arco della giornata Si parla di percorsi inferiori ai 3 km (3,7% degli spostamenti
totali) o di quelli fino a 5 km (6,4% degli spostamenti totali), poco più di 1 milione di viaggi giornalieri nel primo caso che arrivano a 2,2 milioni nel secondo esempio. Di questi spostamenti poco meno della metà sono ascrivibili ai residenti nei comuni capoluogo delle città metropolitane, sono quindi percorsi all’interno di grandi città che potrebbero essere facilitati da camminamenti pedonali, piste ciclabili e mezzi pubblici più frequenti.
Ipotizzando di spostare su qualsiasi mezzo alternativo gli spostamenti in auto fino 3 km dei residenti nei capoluoghi, il risultato porterebbe a circa 200 milioni di km-auto in meno per anno, con un risparmio di almeno 20 mila tonnellate di CO2.

I MEZZI UTILIZZATI PER GLI SPOSTAMENTI QUOTIDIANI

Nelle città metropolitane*, in un giorno medio feriale, 6 spostamenti su 10 si compiono con il mezzo privato, un dato per lo più stabile che non è variato significativamente dal 2004 ad oggi. La differenza sostanziale si ha con gli spostamenti dei residenti nei comuni capoluogo dove la quota percentuale di preferenza del mezzo privato scende di ben 8-9 punti percentuali rispetto al dato complessivo delle province.
Il maggior uso del mezzo privato nelle città metropolitane va a discapito delle quote percentuali sia degli spostamenti a piedi o in bici, sia di quelli con il mezzo pubblico, anche in questo caso i dati rilevati nei comuni capoluogo si discostano dai valori medi generali. Nel 2011-2013 il 46,5% degli spostamenti dei residenti nei comuni capoluogo avviene con un mezzo sostenibile (23% a piedi o in bici e il 23,5% con il mezzo pubblico), ma la quota percentuale cala al 37,8% quando il dato riguarda l’intera estensione amministrativa delle città metropolitane.
Nel triennio 2011-2013 la provincia più virtuosa per il minor uso dell’auto è, ovviamente,Venezia con il 52,3%, segue però Milano con il 56,9%. Se parliamo di quote percentuali maggiori per spostamenti con mezzi pubblici ai primi posti tra le città metropolitane si posizionano Milano (22,1%) e Roma(22,2%).  * La legge Delrio (Legge n.56 del 7 aprile 2014 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”) ridisegna confini e competenze delle amministrazioni locali e istituisce le Città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria e Roma Capitale). Il territorio della città metropolitana coincide con quello della omonima provincia. 

Per leggere il documento completo: Città metropolitane: mobilità, crisi e cambio modale

Fonte: ecodallecitta.it

E’ Bologna la città più eco-mobile d’Italia

Nell’ottavo rapporto di Euromobility sulla mobilità sostenibile nelle principali 50 città italiane emerge un Paese diviso tra nord e sud. Ai primi 10 posti della classifica solo città del centro nord. La Capitale chiude al 24esimo posto.euromobility

Bologna conquista la prima posizione e si aggiudica il titolo di città più “eco-mobile” d’Italia. Vince non solo per una buona dotazione di parcheggi a pagamento e di scambio, per il basso indice di incidentalità sulle strade e la dotazione di corsie ciclabili, ma anche per una elevata domanda soddisfatta dal trasporto pubblico e per il servizio di car sharing, nonché per le attività del mobility manager di Area. Sul podio anche quest’anno tutte città del nord, con il secondo posto a Parma e il terzo a Milano; poco sotto, a seguire nelle prime dieci posizioni,Venezia, Brescia, Bergamo, Firenze, Padova,Torino e Genova. Roma chiude al ventiquattresimo posto, mentre chiudono la classifica Siracusa, Reggio Calabria e Potenza. La graduatoria delle città alla ricerca di una mobilità più sostenibile è contenuta nell’ottavo Rapporto “Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città”, elaborato da Euromobility, con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare. Sempre ricca di indicatori questa ottava edizione che tiene conto delle innovazioni introdotte (car sharing, bike sharing, mobility manager), della presenza di auto di nuova generazione o alimentate a combustibili a più basso impatto (gpl, metano, ibride, elettriche), dell’offerta e dell’uso del trasporto pubblico, delle corsie ciclabili, delle zone a traffico limitato e di quelle pedonali. Ma anche dei dati sui parcheggi di scambio e a pagamento, di quelli sulla sicurezza e sulle flotte di veicoli comunali, nonché delle iniziative di promozione e comunicazione a favore della mobilità sostenibile. Quest’anno per elaborare la classifica si è anche tenuto conto, oltre che dei valori assoluti degli indicatori, anche dei miglioramenti registrati nell’ultimo anno. Le 50 città monitorate sono tutti i capoluoghi di Regione, i due capoluoghi delle Province autonome e le città con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti. «Questo ottavo Rapporto – dichiara Lorenzo Bertuccio, Direttore scientifico di Euromobility – segnala la progressiva positiva riduzione del tasso di motorizzazione, complice anche la perdurante crisi economica, il continuo aumento dei veicoli a basso impatto come quelli a metano e gpl, ma anche a trazione ibrida ed elettrica,che complessivamente raggiungono l’8.0% del parco nazionale circolante. Ma occorre spingere di più sul pedale dei servizi innovativi: se il bike sharing vede crescere sia il numero di utenti (di circa il 37%) sia il numero di biciclette (+27% circa), come lo scorso anno, invece, ad un incremento del numero di iscritti al car sharing tradizionale (+7,8%) non corrisponde una analoga crescita delle automobili a disposizione dei cittadini, che invece diminuiscono del 4,5%». Nel dettaglio, analizzando voce per voce, sono sempre di più gli utenti del bike sharing in Italia, il servizio delle biciclette condivise: 16 in tutto le città dell’osservatorio nelle quali è presente il servizio, con passi da gigante fatti da Milano, Brescia e Torino. Difficoltà invece si riscontrano nel car sharing (ad un aumento degli utenti corrisponde una diminuzione di auto in flotta), nelle politiche infrastrutturali e negli spazi pedonali. Milano e Cagliari si confermano le città con la maggiore offerta di trasporto pubblico, anche se complessivamente si è registrata una riduzione su tutto il territorio nazionale. Le note positive sono da un lato la riduzione di quasi tre punti percentuali dell’indice di motorizzazione, l’indicatore che misura la consistenza del numero dei veicoli in rapporto alla popolazione residente; e dall’altro l’aumento delle auto a basso impatto. «Dopo 8 anni di studi, intreccio di dati e confronti – sottolinea Roberto Maldacea, neopresidente di Euromobility – si evidenzia sempre più la frattura tra nord e sud Italia, con le prime 10 città virtuose tutte al nord e una fotografia triste e impietosa del nostro stivale. Sappiamo bene che questa situazione è in maniera più ampia lo specchio dell’economia, del trasporto ferroviario, autostradale etc., ma l’inquinamento e la salute dei nostri figli non conoscono confini e la concentrazione di tali fenomeni negativi è anche il risultato della riduzione dei servizi di trasporto pubblico. Colpa la crisi, infatti, quasi ovunque in Italia si è registrato un taglio ai servizi di trasporto pubblico offerti ai cittadini. Il 2015 è un anno topico per l’eco mobilità in Italia: anzitutto per riuscire ad invertire la tendenza negativa del sud Italia, ma anche per iniziare a misurare l’indice di sostenibilità di alcune iniziative come il car & bike sharing, per le quali l’Italia in poco tempo si è aggiudicata una pole position addirittura europea (Milano migliore città europea per il car sharing free floating nel 2014).Come raccomandato dalla Comunità Europea, qualsiasi iniziativa sostenibile, quindi anche l’eco mobilità, deve essere oramai orientata e misurata in funzione dei reali benefici che riesce a generare. EUROMOBILITY, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, vuole introdurre innovativi strumenti e piattaforme utili a misurare, con il supporto delle tecnologie digitali, il cambiamento di mobilità dei privati e delle aziende, associandolo soprattutto alle nuove iniziative (car & bike sharing, mobilità intermodale, uso dei mezzi pubblici etc) per poter definire l’indice di sostenibilità dell’eco mobilità in Italia e delle singole iniziative ad essa associate».

Fonte: ilcambiamento.it

Mobilità scolastica sostenibile a Roma, lo studio dell’Agenzia dei Servizi Locali

Presentato dall’Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali uno studio sul tema Trasporto e mobilità scolastica sostenibile: pedibus, bike to school e carpooling. La ricerca ripercorre le principali esperienze romane in questo ambito a partire dal 2003, comparandole con quelle su scala nazionale ed europea380319

Pedibus, bike to school e carpooling: queste le principali esperienze romane analizzate nello studio “Trasporto e mobilità scolastica sostenibile” presentato nel corso della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile dall’Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali. Si tratta di esperienze nate con più di uno scopo: salvaguardia ambientale (diminuzione di smog e traffico) ma anche opportunità per i bambini e i ragazzi in termini di “crescita psicofisica, diritto alla costruzione di una propria autonomia, rapporto diretto con la città e il quartiere”.
La ricerca ripercorre le principali esperienze romane in questo ambito a partire dal 2003, comparandole con quelle su scala nazionale ed europea. Il primo progetto di mobilità scolastica cominciato nel 2003 è stato lo “scuolabus a piedi”, di cui si è fatta promotrice l’amministrazione comunale di Roma. Nato in Danimarca negli anni ‘70 e diffusosi rapidamente in tutta Europa, lo “Scuolabus a piedi” è un gruppo di alunni che va a scuola accompagnato da adulti e che, come un autobus, parte da un punto di raccolta – ‘capolinea’ – e segue un itinerario definito con fermate durante il percorso. L’iniziativa ha raggiunto nella Capitale la sua massima espansione durante l’anno scolastico 2009/2010 (40 plessi scolastici e 1.800 bambini coinvolti). Interrotto per mancanza di fondi nel febbraio 2011, oggi lo “Scuolabus a piedi” rimane in vita grazie alla buona volontà di alcuni gruppi di genitori e di alcune associazioni no profit che si sono attivati in tal senso in alcuni Municipi (VIII, X, e XII) di Roma Capitale.
Più recente (2013) il Bike to school, esperimento promosso da una scuola dell’Esquilino con l’associazione Salvaiciclisti che ha raccolto un successo crescente nella città e che ora viene organizzato regolarmente l’ultimo venerdì di ogni mese. Tutte le info su biketoschoolroma.it. Per quanto riguarda il carpooling, cioè genitori che in modo organizzato e a turno accompagnano con la propria auto vari bambini, costituisce una buona iniziativa nei casi in cui la lontananza dagli edifici scolatici non permetta la realizzazione di pedibus o bicibus. In alcune città italiane come Padova il servizio di carpooling, partito a titolo sperimentale in alcune scuole periferiche della città, è stato successivamente esteso nell’anno scolastico 2013/2014 a tutto il territorio cittadino.  Quello che si evince dallo studio, grazie anche ad un confronto con le esperienze di mobilità sostenibile rinvenute in Europa, è che in Italia queste iniziative risultano prive di una progettualità di ampio respiro e, quindi, anche di un coordinamento da parte delle istituzioni che, invece, potrebbero sicuramente contribuire all’efficacia delle stesse. Sulla base di quanto emerso dallo studio, l’Agenzia ha formulato alcune considerazioni e valutazioni al fine di promuovere la propensione dei cittadini verso una mobilità multimodale ed a basso impatto ambientale. Perché la mobilità scolastica sostenibile si affermi, sostiene l’Agenzia, occorrono “progettualità di ampio respiro”, “coordinamento da parte delle istituzioni”, “realizzazione di interventi infrastrutturali” soprattutto accanto alle scuole (marciapiedi protetti, divieti di sosta per le auto, rastrelliere…), “modifiche al trasporto pubblico e alla viabilità locale in determinati orari” e, ovviamente, “formazione all’educazione e sicurezza stradale con il coinvolgimento di scolari, genitori e residenti”.

Studio “Trasporto e mobilità scolastica sostenibile: pedibus, bike to school e carpooling” [0,46 MB]

Fonte: ecodallecitta.it

Bike Pride 2014, il 21 settembre a Torino si pedala “per una città a misura di persona”

Il 21 settembre a Torino, con partenza dal parco del Valentino, si svolgerà la tradizionale parata di biciclette organizzata dall’associazione Bike Pride. “Bikenomics” è il tema di quest’anno, ovvero l’economia della bicicletta e della mobilità sostenibile380105

Si avvicina il giorno dedicato alla mobilità su due ruote. Per la giornata di domenica 21 settembre, in concomitanza con la Settimana Europea della Mobilità, l’associazione Bike Pride ha organizzato la tradizionale parata biciclette per sensibilizzare i cittadini ad un alternativo modo di vivere la città, “una città che sia a misura di persona”.
La pedalata, che nel 2013 ha visto 30.000 ciclisti per le strade di Torino, parte dal parco del Valentino alla ore 15 e si concluderà intorno alle 17.30.  Tema scelto per quest’anno è il “Bikenomics”, ovvero l’economia della bicicletta e della mobilità nuova. Nella stessa giornata, inoltre, si terrà anche la terza edizione del Torino Vertical Bike, la gara cittadina promossa da VerticaIife aperta agli appassionati di mountain bike. La partenza è fissata dalle ore 9 con ritrovo in Piazza Castello, per poi unirsi alle ore 15 al Bike Pride. Come ricorda il Presidente di Verticalife Riccardo Cipullo, “l’idea è di creare una forte sinergia al fine di promuovere uno stile di vita sano, sport all’aria aperta e stare insieme”.
La manifestazione, aperta a tutti, si può seguire anche su twitter con l’hashtag#bikepride14 e commentare con #pedaremiarricchisce

Fonte: ecodallecitta.it