Quante cose hai che non ti servono più? Vai su Celocelo!

Vestiti e accessori per bambini, mobili, elettrodomestici. Sono questi alcuni dei beni di prima necessità che vengono donati a famiglie e persone svantaggiate tramite il portale online Celocelo che mette in contatto chi opera nel sociale con chi ha qualcosa da regalare.cose-che-non-ti-servono-piu-vai-su-celocelo

Presentato poco più di un anno fa, il progetto coinvolge oggi un grande numero di organizzazioni di Torino. Per saperne di più ne abbiamo parlato con Roberto Arnaudo, direttore dell’Associazione Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario onlusImmagine

Com’è nato questo progetto?

L’iniziativa è nata da un’idea dell’Associazione Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario onlus, nell’ambito dell’attività della Casa del Quartiere di San Salvario. Nasce dall’idea di dare una risposta concreta a bisogni materiali primari, a cui le istituzioni faticano nel dare risposta. Inizialmente il progetto ha coinvolto un gruppo di organizzazioni che si occupano di persone in difficoltà socio-economica a San Salvario. Successivamente ha coinvolto un grande numero di organizzazioni del privato sociale di tutta la città: cooperative sociali, associazioni di volontariato, servizi sociali, etc.

Nella fase di start up del servizio l’Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario onlus ha beneficiato di un contributo del bando “Fatto per Bene” della Compagnia di San Paolo, successivamente di un contributo economico del Comitato Territoriale di Torino di IREN. Il progetto ha avuto risultati conformi alle attese, permettendo di sollecitare e facilitare le donazioni di beni di prima necessità, in particolare oggetti per la casa (elettrodomestici, mobili) e per bambini (vestiti, carrozzine, etc.) a favore di persone in difficoltà.

Che prodotti/servizi vengono donati?

Il progetto prevede la realizzazione e sperimentazione di un sistema di reperimento e distribuzione di beni di prossimità di varia natura (prevalentemente oggetti per la casa e per bambini), basato su una rete locale di enti no profit e servizi di prossimità e su una piattaforma informatica che renda possibile l’incrocio della domanda/offerta di beni e servizi di prima necessità, riducendo al minimo l’impegno e i costi di natura logistica, in particolare per quanto concerne lo stoccaggio, l’immagazzinamento e la distribuzione centralizzata. I beneficiari diretti delle donazioni sono persone e famiglie svantaggiate, sia in condizione di marginalità cronica, sia in condizione di povertà grigia derivante da eventi traumatici anche recenti, come la perdita di lavoro, la separazione, la malattia.

Sulla piattaforma Celocelo i cittadini possono donare beni materiali o tempo e competenze. Gli operatori accreditati ad accedere alla piattaforma fanno parte di una rete di organizzazioni che operano a contatto con persone e famiglie in difficoltà. Si tratta sia di organizzazioni che gestiscono servizi e progetti in ambito socio assistenziale, sia organizzazioni che, pur non avendo una mission esplicitamente sociale, entrano spesso in contatto con persone e famiglie in difficoltà.  Sono accreditati all’uso della piattaforma anche operatori dei servizi sociali pubblici.

Qual è la zona di riferimento?

Celocelo riguarda tutto il territorio del comune di Torino. Aspetto importante, inizialmente non considerato, è stata la trasferibilità del progetto in altri contesti: recentemente infatti la piattaforma digitale è stata “sdoppiata” per permetterne l’utilizzo nell’area della Val Susa, da parte del locale Consorzio socio assistenziale. Ci auguriamo che in futuro la piattaforma possa essere adottata anche in altri luoghi.

Esistono progetti simili in Italia?

Per quanto ne sappiamo noi no. Esistono progetti simili che promuovono forme di scambio o di generica donazione, ma non di donazione esplicitamente rivolta al sostegno di persone in difficoltà economica.

Quali i prossimi obiettivi?

Ci piacerebbe che Celocelo si integrasse con le politiche sociali delle amministrazioni, come strumento utile a dare risposte concrete a bisogni per i quali le amministrazioni a disposizione pochissime risorse. A regime Celocelo presenta notevoli vantaggi in termini di rapporto tra costi e benefici. Però per esprimere al pieno le sue potenzialità ha bisogno di supporto in termini di comunicazione, di relazioni di cooperazione con partner anche pubblici, di mezzi per organizzare aspetti pratici fondamentali, come il trasporto dei beni. Oltre al mantenimento/sviluppo del servizio che Celocelo offre, stiamo cercando di estenderne il funzionamento anche all’ambito del cibo, rendendolo strumento di raccolta e redistribuzione di beni alimentari in eccedenza.

Foto copertina
Didascalia: Celocelo

Fonte: http://piemonte.checambia.org/

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Mi vesto di bamboo!

La fibra che si ricava dalla pianta infestante è biodegradabile e anallergica di Romina Rossi4

Negli ultimi anni si registra una crescita di richiesta di bamboo a livello mondiale. Il legno di questa pianta – famosa soprattutto per essere l’unico alimento di cui si ciba il panda – viene usato per molteplici scopi, tutti ecologicamente compatibili: per la fabbricazione di carta, mobili, parquet, oggettistica in legno, e persino per tessuti e filati!

Una pianta amica dell’ambiente

Il bamboo fa parte della famiglia delle Bambusa, con fusto tipico delle graminacee (grano, riso e mais), composto da nodi cilindrici e internodi cavi da cui nascono i germogli e le foglie. È una delle piante più diffuse – ne esistono circa 1300 specie – in Asia, ma oggi si trova anche in Europa, Nord e Sud America e in Africa, dato che si adatta a qualsiasi clima. Cresce spontaneamente e molto in fretta – circa 60 centimetri al giorno per arrivare alla propria grandezza massima in 4-5 anni – tanto da essere considerata una pianta infestante molto resistente. In Cina e in Asia, dov’è molto diffusa, l’uomo non la coltiva, ma si serve di quella che nasce naturalmente (si diffonde per radice). Si tratta quindi di una pianta naturale al 100%, che non ha bisogno di pesticidi o concimazione. Inoltre, il bamboo nutre il terreno su cui cresce, senza impoverirlo, ed è in grado anzi di ripulirlo di eventuali sostanze nocive. La sua capacità di assorbire grandi quantità di biossido di carbonio trasformandolo in ossigeno, ne fa una pianta in grado di combattere l’effetto serra. In estremo Oriente il bamboo è usato da sempre e nei secoli passati il legno veniva usato per realizzare ogni tipo di oggetto, comprese zattere in grado di navigare alla perfezione. Ancora oggi, con il bamboo si possono fabbricare biciclette, ponti, case e strumenti musicali.  In Cina, dov’è considerata la pianta della longevità, data la lunga vita che raggiunge la pianta, il bamboo viene usato per preparare birra, grappa e tè oltre a vari medicinali per disturbi vari.

Vestire naturale

Vista la crescente richiesta del mercato di avere capi d’abbigliamento in materiale ecologico e naturale, anche il settore tessile ha cominciato a interessarsi a questa pianta dalle ottime caratteristiche, raggiungendo risultati sorprendenti. La fibra ricavata dal bamboo è del tutto naturale e biodegradabile al 100%, perfetta quindi per confezionare capi d’abbigliamento. Diversi studi effettuati sulla fibra del bamboo hanno riscontrato che si tratta di materiale anallergico, non irritante, durevole, fresco e morbido sulla pelle e traspirante. È persino antibatterico: al contrario della fibra del cotone in cui proliferano i batteri, nella fibra di bamboo, dov’è presente un antibatterico naturale che si autoproduce naturalmente, i batteri non sopravvivono, per cui la fibra mantiene a lungo la propria azione deodorante senza provocare cattivi odori. Queste caratteristiche ne fanno un tessuto adatto anche all’abbigliamento dei bambini. Capi d’abbigliamento e tessuti in bamboo si possono trovare nei negozi specializzati in abbigliamento di fibre particolari: l’ultima apprezzata caratteristica è il prezzo più economico rispetto ad altri tessuti naturali!

Fonte: viviconsapevole

Mobili in cartone leggeri e sostenibili in tempo di crisi

E’ leggero, robusto e totalmente riciclabile: il cartone può essere una interessante alternativa al legno per i mobili di casa e d’ufficioLibreria-cartone1-586x418

E’ leggero, robusto (1) e totalmente riciclabile: è proprio il caso di dire che il cartone ha tutte le carte in regola per essere un buon materiale eco-sostenibile.

E’ un peccato usarlo solo per imballaggi usa e getta: per questo c’è chi ha avuto l’idea altamente innovativa di usarlo per fare mobili da casa e da ufficio. Librerie, tavolini, sedie, poltrone, scrivanie, espositori e persino giocattoli possono essere reinventati e ridisegnati con un cartone ondulato a triplo strato.

La libreria modulare nell’immagine qui sopra è ad esempio un omaggio a Tetris, il padre dei videogiochi; ci si può sbizzarrire a comporre gli elementi nelle forme più varie: una combinazione rettangolare da cinque cubi per sei (1,5x,18 m) può contenere fino a 300 kg di libri e pesa solo 19 kg, per la cui produzione occorrono circa 5 kg di legno. (2)

Un’analoga libreria di legno con lo stesso sviluppo di ripiani peserebbe circa 60 kg. Per produrre un mobile di cartone occorre quindi circa un decimo dell’energia necessaria per il legno (3), per cui è del tutto evidente la leggerezza ambientale del cartone, che tra l’altro può anche essere ottenuto dal riciclo di altra carta e cartone.

 (1) La robustezza del cartone è nota fin dai tempi di Jules Verne che immagina un elicottero realizzato cn questo materiale.

 (2) Secondo un’analisi del  ciclo di vita del cartone ondulato, per ottenere 1 kg di cartone occorrono 260 grammi di legno.

(3) Sulla base di diversi studi di LCA l’energia per la produzione di 1 kg di pannelli di legno è paragonabile a quella per 1 kg di cartone. Il risparmio energetico deriva dalla minore quantità di materiale utilizzato.

 

Fonte: ecoblog